Archivio per la categoria ‘Iran Sharia’

diritti umani iran

Sembra una barzelletta, eppure non lo e’: il Ministero degli Esteri iraniano ha convocato tutti gli Ambasciatore esteri accreditati a Teheran, per spiegare loro i “risultati conseguiti sui diritti umani da parte dell’Iran”.

All’incontro erano presenti i massimi vertici del regime iraniano, tra cui la Vice Presidente Masoumeh Ebtakar, l’inviata speciale di Rouhani per i Diritti Civili Shahindokht Molaverdi, il Ministro della Giustizia Alireza Avaei, il Vice Capo del Consiglio per i diritti umani della Magistratura iraniana Kazem Gharibabadi e alcuni parlamentari iraniani.

Secondo quanto riportato dai media iraniani, il Vice Responsabile per gli Affari Legali e Internazionali del Ministero degli Esteri, Gholam Hossein Dehqani, l’incontro si e’ svolto in due sessioni, di cui la prima dedicata, ai risultati raggiunti dal regime per quanto concerne i diritti delle donne. Successivamente, i rappresentanti del regime si sono anche lamentati del trattamento dell’Iran sul tema dei diritti umani, da parte dei media internazionali.

Chissà quale sara’ stato il commento da parte degli Ambasciatori internazionali, soprattutto da parte di quelli Occidentali. Chissà se agli Ambasciatori sara’ stata data la possibilità di fare domande, e di chiedere ai rappresentanti del regime questioni come:

  • la legalizzazione in Iran del matrimonio minorile e della pedofilia (in Iran le bambine possono essere date in sposa sin dall’età di 13 anni, e spesso a 9…);
  • l’imposizione alle donne del velo obbligatorio, sin dall’età di sette anni…;
  • le leggi contro le donne, che trattano le persone di sesso femminile come esseri umani di serie B. Donne che per lavorare, per uscire dal Paese o per ottenere l’affidamento dei figli, devono avere il permesso degli uomini. Non solo, davanti alle Corti, la testimonianza e la vita della donna valgono meta’ dell’uomo. Oppure il divieto imposto alle donne iraniane di entrare negli stadi o – recente fatwa di Khamenei – di pedalare in pubblico…
  • la detenzione di diverse prigioniere politiche iraniane, tra cui Narges Mohammadi e Atena Daemi…
  • il recente arresto di oltre 3700 manifestanti, di cui ancora centinaia restano in carcere e tra loro numerosi studenti dell’Università di Teheran;
  • l’uso indiscriminato della pena di morte, particolarmente verso detenuti arrestati in eta’ minorile, in piena violazione di ogni trattato internazionale;
  • l’arresto di numerosi cittadini iraniani con doppia cittadinanza, accusati di spionaggio senza alcuna prova e condannati alla pena capitale. Tra loro, ci chiediamo se l’Ambasciatore italiano – nel caso fosse stato presente all’incontro (dato interessante da conoscere…) – abbia sollevato la questione drammatica di Ahmadreza Djalali;
  • le discriminazioni etniche e religiose contro minoranze quali i Baha’i, i cristiani evangelici, i sunniti o gli Arabi dell’Ahwaz;
  • l’invio da parte di Teheran di foreign fighters sciiti a combattere in Siria e in Iraq, spesso minori afghani di etnia Hazara, giunti in Iran per disperazione e finiti a fare i mercenari per ottenere un permesso di soggiorno…

Potremmo continuare ancora molto, ma già sapere di avere una qualche minima risposta seria su questi temi, sarebbe un successo. Peccato che, non serve neanche dirlo, il regime non avrà’ fornito alcuna spiegazione, ma continuato a predicare la sua falsa narrativa. Come quando ha portato gli Ambasciatori internazionali in visita la carcere di Evin, ove sono detenuti decine e decine di prigionieri politici. Peccato che di Evin, i diplomatici ospitati, abbiano visto solo una (piccola) parte…

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piedi donna iran tv stato

Qualche giorno addietro, la TV di Stato iraniana ha trasmesso un programma sul matrimonio, in cui veniva intervista una supposta “esperta” del tema. Senza alcuna vergogna, la donna ha consigliato alle donne di “massaggiare e baciare” i piedi del marito, anche se quest’ultimo e’ un drogato e abusa fisicamente di loro. Sempre a detta dell’esperta, seguendo questo consiglio, si possono ottenere dei “miracoli”.

Come suddetto, il programma e’ andato in onda su un canale TV dello Stato, trasmesso nella Provincia di Yazd. A denunciare quanto accaduto e’ stato il giornalista dissidente iraniano Isa Saharkhiz che, per le sue coraggiose posizioni politiche, ha passato diversi anni in prigione.

Si tratta dell’ennesima prova di come il regime iraniano veda la donna come un essere di serie B. Ricordiamo che nella Repubblica Islamica, una donna ha bisogno del permesso dell’uomo per lavorare, per lasciare il Paese, per divorziare, per vedere i figli in caso di fallimento matrimoniale, non può accedere agli stadi e – da ultima fatwa di Khamenei – non puo’ pedalare in pubblico. Senza contare che, oltre la velo obbligatorio dall’età di sette anni, in Iran e’ legale la pedofilia, essendo consentiti i matrimoni con bimbe di tredici anni! A questo si aggiunga che, in caso di processo, la testimonianza della donna (e la sua vita), valgono la meta’ di quella dell’uomo!

Di seguito il tweet di Saharkhiz, con il video incriminato. Per la cronaca, nonostante la propaganda del regime, il programma ha generato cosi tante proteste, che gli stessi dirigenti della TV pubblica hanno dovuto pubblicare un messaggio di scuse…

 

 

women iran

Mentre in Italia le femministe italiane restano vergognosamente silenti sugli abusi dei diritti umani in Iran, le donne iraniane continuano a lottare senza paura per i loro diritti.

In questi giorni, ben 300 attiviste iraniane per di diritti delle donne, hanno diffuso una lettera aperta, chiedendo l’uguaglianza di genere con gli uomini. Le attiviste, non solo ricordano le discriminazioni a cui sono sottoposte nella Repubblica Islamica, ma denunciano anche come – negli ultimi dieci anni – ben 100,000 donne hanno perso il loro posto di lavoro! Tra le attiviste che hanno firmato la nuova lettera aperta, ci sono anche Shirin Ebadi – Premio Nobel – e l’artista Parastou Forouhar.

 

Intanto, in Iran non si ferma la protesta delle donne contro il velo obbligatorio. Dopo il coraggioso gesto della giovane Vida Movahed, diverse altre ragazze hanno deciso di seguire il suo esempio e togliere il velo, sbandierandolo pubblicamente come fosse una bandiera di protesta. Una ragazza, addirittura, ha deciso di imitare il gesto della Movahed, nel luogo esatto in cui Vida e’ stata arrestata.

La vera novità, come dei video provenienti dall’Iran dimostrano, e’ che anche degli uomini si stanno unendo alla battaglia delle donne contro il velo obbligatorio. La solidarietà degli uomini alla battaglia per l’uguaglianza di genere, e’ un passo fondamentale per cambiare veramente la natura fondamentalista e misogina del regime iraniano! Il video in basso, e’ stato registrato a Mashhad.

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Raccontarlo non sembra credibile, ma in Iran ad una donna non e’ solo obbligato di portare il velo, ma anche negato il diritto di entrare in uno stadio, di pedalare in strada e di cantare e ballare in pubblico. Tutte restrizioni che, a detta del regime, vengono prese per evitare che gli uomini siano “eccitati e provocati” dall’altro sesso.

Da mesi ormai, come noto, le donne iraniane stanno protestando contro il velo obbligatorio. Decine e decine di donne, ma anche diversi uomini, hanno lanciato i cosiddetti White Wednesday – i mercoledì bianchi – in cui indossano un velo o un accessorio di colore bianco, per dire basta all’hijab obbligatorio.

Ora, diverse ragazze iraniane non si accontentano più di sfidare l’imposizione del velo, ma vogliono altri diritti elementari che il regime iraniano ha tolto loro: in primis, vogliono il diritto di tornare a cantare e ballare ovunque vogliono. Un diritto considerato assolutamente normale in Occidente, ma negato dalla Repubblica Islamica.

Per raggiungere il loro scopo, le ragazze iraniane stanno postando in Rete filmati fatti col telefonino, mentre cantano o ballano in pubblico. Qui sotto due esempi di questa nuova campagna per i diritti civili in Iran.

Una campagna che deve assolutamente trovare il sostegno della Comunità Internazionale, per liberare finalmente tutte le donne iraniane dall’oppressione di un regime misogino, razzista e fondamentalista!

 

Ieri, 10 ottobre, era la Giornata Mondiale contro la Pena di Morte. Secondo quanto riportato dalla ONG Iran Human Rights, dal gennaio 2017 ad oggi, sono 435 i detenuti iraniani messi a morte dal regime, tra cui cinque condannati alla pena capitale quando erano minorenni. Meta’ delle condanne a morte messe in atto dal regime iraniano, sono state eseguite contro detenuti condannati per reati legati al traffico di droga. Detenuti che provengono da aree dell’Iran estremamente povere, spesso parte di minoranze etniche lasciate ai margini dal regime islamista.
In occasione della Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, anche il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un tweet a sostegno della campagna, scrivendo che “l’Italia riafferma il proprio impegno convinto contro la pena di morte, che non è giustificabile in nessuna circostanza”. Un sostegno sicuramente apprezzabile, cosi come e’ apprezzabile la campagna italiana in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte.
Eppure, purtroppo, va rilevato che – a dispetto delle parole – la diplomazia italiana resta muta rispetto agli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano e rispetto all’uso spasmodico ed incontrollato della pena di morte come strumento repressione dei crimini, anche quelli di opinione.
Un silenzio che, a dispetto delle nuove relazioni tra Roma e Teheran, non puo’ essere ne giustificato, ne accettato.

Iran Death Penalty For Juvenile Offenders

Si chiama Yahya Firouzi ed e’ stato condannato nel 2006 prima a 15 anni di carcere e poi a morte, per essere stato coinvolto in un assassinio insieme al fratello (all’epoca ventisettenne).

Nato nel 1998, quando Yahya e’ stato arrestato e condannato a morte aveva ancora 17 anni. Era quindi minorenne. Dopo oltre 10 anni di detenzione, oggi Yahya si trova nel carcere di Raaei Shahr, presso Karaj (Hrana).

Nonostante la condanna a morte decisa, la sua sorte resta ancora sospesa, con una flebile speranza che possa essere tramutata in altra sentenza da parte della Corte Suprema. Speranza ribadiamo estremamente flebile, soprattutto considerando che il regime nega a Yahya l’accesso ad un legale per la sua difesa.

Secondo quanto denunciato da Nessuno Tocchi Caino, ad oggi, ci sono nelle carceri iraniane almeno 90 “juvenile offenders” condannati al patibolo, ovvero detenuti arrestati in eta’ minorile e condannati a morte,  nonostante le normative internazionali lo vietino.

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Riprendiamo un articolo pubblicato dal sito di Avvenire il 19 agosto scorso. Un pezzo che, colpevolmente, ci era sfuggito, intitolato “Iran, avamposto cristiano“. L’articolo, scritto da Anna Pozzi, intende promuovere l’uscita del testo “Iran. Guida storico-archeologica” delle edizioni Terrasanta, a firma di Elena Asero.

Con l’obiettivo di incoraggiare il lettore a comprare il testo – obiettivo legittimo – l’autrice dell’articolo inizia a descrivere un Iran inesistente: una specie di culla del cristianesimo in Medioriente ove, quotiamo il pezzo, “secondo fonti di Chiese evangeliche, il cristianesimo sarebbe la religione in più rapida crescita in Iran, con un ritmo del 19 per cento annuo e i cristiani sarebbero tra i 500 mila e il milione, in gran parte armeni, caldei e protestanti. “

Affermazione veritiera, peccato che non collegata alla parte più importante del discorso: le persecuzioni del regime iraniano contro i cristiani, particolarmente gli evangelici e primariamente contro i mussulmani che scelgono di abbandonare la loro fede per convertirsi al cristianesimo. Di tutto questo, drammaticamente e colpevolmente, nel pezzo non c’e’ minimamente traccia.

Sarebbe bastato alla Anna Pozzi, andarsi a fare una breve e facile ricerca su Google, per scoprire la verità in merito. Avrebbe scoperto che OpenDoors, classifica il livello di persecuzione dei cristiani in Iran come “extreme”, o che nelle carceri iraniane, in questo momento, ci sono almeno 90 cristiani detenuti per ragioni di fede (numero denunciato sia dalle Nazioni Unite, che dalla United States Commission on International Religious Freedom). Avrebbe scoperto la storia di Maryam Naghash Zargaran, detenuta iraniana arrestata per essersi convertita al cristianesimo, e che in nome della sua fede ha fatto giorni e giorni di sciopero della fame in carcere (No Pasdaran). Oppure avrebbe scoperto che, solamente qualche mese fa, Khamenei in persona ha accusato i cristiani evangelici di Karaj di lavorare per la CIA, allo scopo di sequestrargli le proprietà (No Pasdaran). Infine, avrebbe scoperto la figura del Pastore Ebrahim Firuzi, arrestato nel 2015 per motivi religiosi e condannato a cinque anni di carcere (Farsi Christian News Network). Potremmo andare avanti ancora molto, ma preferiamo fermarci per non annoiare i lettori.

Purtroppo, sia la Pozzi che Avvenire non hanno scelto di usare la Rete o altre fonti di informazione – ad esempio le Nazioni Unite – per scoprire lo stato dei cristiani nella Repubblica Islamica. Hanno preferito non sapere – o far finta di non sapere (che e’ peggio) – per poter vendere un libro in più. L’ennesimo silenzio assordante, sulle spalle di chi veramente in Iran porta la Croce…

P.S.: ultimo appunto per la Pozzi…l’Iran e’ un “monolite di fanatismo religioso e di politiche interne e internazionali oscurantiste e minacciose“. Non e’ solo descritto cosi troppo spesso…