Archivio per la categoria ‘Iran Sharia’

Mehdi-Bohlouli

Ci risiamo: secondo quanto denuncia Amnesty International, il regime iraniano ha deciso di impiccare oggi l’ennesimo detenuto arrestato in eta’ minorile. Si tratta di Mehdi Bohlouli, fermato quando aveva 17 anni e accusato della morte di un uomo, avvenuta involontariamente durante una rissa. La sentenza di morte contro Mehdi e’ stata emessa nel Novembre del 2001, da una Corte di Teheran (NBC News).

Se le informazioni di Amnesty si riveleranno esatte, si tratterà della seconda impiccagione di un ragazzo arrestato in eta’ minorile in pochi giorni. Solamente qualche giorno fa, infatti, Teheran ha impiccato Alireza Tajiki, fermato quando aveva appena 15 anni e accusato di sodomia e omicidio.

Va ricordato che, mentre la Mogherini si reca a Teheran per farsi immortalare dai deputati iraniani in numerosi selfie, il regime clericale islamista continua ad essere uno dei pochi che ancora manda al patibolo detenuti arrestati in eta’ minorile. Secondo quanto denunciato dalle Nazioni Unite lo scorso aprile, nelle carceri iraniane ci sarebbero almeno 90 detenuti condannati a morte per reati commessi sotto i 18 anni (UN News Center).

Possiamo tranquillamente dire che, il 13 giugno del 2017, e’ stato un giorno davvero nero per i Baha’i iraniani. In poche ore, infatti, ben 11 iranaini di fede Baha’i sono stati arrestati.

I primi arresti sono avvenuti presso Shahin-Shahr, nella Provincia di Isfahan: qui, due donne Baha’i sono state fermate. I loro nomi sono Noushin Salekian e Farideh Abdi. Dopo due ore di interrogatorio, le ragazze sono state arrestate e trasferite nel carcere femminile di Dolatabad. Per loro l’accusa e’ di “propaganda contro il regime” e “minaccia alla sicurezza nazionale” (Iran Press Watch).

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Noushin Salekian e Farideh Abdilia

Poche ore dopo gli arresti di Shahin-Shahr, almeno 9 cittadini iraniani di fede Baha’i sono stati arrestati nella Provincia del Golestan. In questo caso, i Baha’i fermati, sono stati arrestati per iniziare a scontare in carcere la condanna ricevuta nel 2015. In quell’anno, infatti, numerosi Baha’i vennero arrestati nel Golestan e condannati a diverse pene detentive. Pene a cui, ovviamente, gli imputati si sono opposti, presentato appelli. I nomi dei Baha’i arrestati nel Golestan sono: Maryam Dehghani Yazdeli, Mojdeh Zohouri (Fahandezh), Farah Tebyanian (Sana’i), Parisa Shahidi (Kashani), Mitra Nouri, Houshmand Dehghan Yazdel, Shayda Ghodousi, Pouneh Sana’i (Teimouri) e Nazi Tahghighi (Iran Press Watch).

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Alcuni dei Baha’i fermati nel Golestan

Purtroppo non e’ finita qua: il 20 maggio scorso, lo studente Baha’i Farzad Safaei e’ stato espulso dall’università Islamica di Azad nella città d Ahvaz, provincia del Khuzestan. Farzad aveva celato la sua fede Baha’i, per poter accedere all’università: una scelta forzata, considerando che ai Baha’i e’ negato il diritto all’istruzione pubblica da parte del regime. Purtroppo, dopo ben quattro anni di studi, le forze di sicurezza hanno scoperto la religione di Farzad e lo hanno immediatamente espulso (CHRI).

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Egregio Ministro Minniti, Egregio Ministro Orlando, Eregio Ministro Alfano,

Scriviamo a Voi per sottoporvi il caso di Aideen Strandsson, attrice iraniana che, dopo essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, ha deciso di abbandonare la Repubblica Islamica per cercare un rifugio sicuro in Europa. Precisamente in Svezia.

Come Voi saprete benissimo, in Iran la conversione ad una fede diversa dall’Islam, e’ considerata un reato gravissimo, definito come apostasia e per questo e’ prevista anche la pena capitale.

Purtroppo, per ben due volte, le autorità di Stoccolma hanno respinto la richiesta di Aideen di ricevere asilo politico, non riconoscendo all’attrice iraniana il rischio di essere arrestata e impiccata. Per questo, Aideen ha deciso di raccontare ai media la sua storia, sperando di riuscire a salvarsi da un rimpatrio estremamente pericoloso (Christian Post).

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In una intervista rilasciata alla CBN, Aideen ha raccontato di essersi convertita al cristianesimo in Iran e di aver lasciato il Paese, proprio per i rischi che correva. Ha denunciato di aver raccontato la sua storia ai responsabili del Dipartimento Immigrazione in Svezia che, come suddetto, le hanno negato la residenza permanente nel Paese.

Aggiungiamo che, secondo Open Doors, il regime iraniano si trova all’ottavo posto, tra i Paesi che nel mondo perseguono i cristiani, con un livello di persecuzione definito come “extreme”. Solamente nel 2016, 193 cristiani sono finiti delle prigioni iraniane.

Per le ragioni esposte sopra, Egregi Ministri, Vi chiediamo di verificare le notizie diffuse dalla stampa internazionale e – se confermate – di concedere l’asilo politico ad Aideen Strandsson, la cui vita non può essere messa a rischio nel 2017, per delle scelte relative alla libertà di fede.

Libertà che fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Repubblica Italiana.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

L’intervista di Aideen Strandsson alla CBN

 

Alcune copertine dei film fatti da Aideen in Iran

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Il 21 Maggio scorso, il Tribunale Rivoluzionario di Dezful ha condannato otto persone al carcere – sette maschi e una donna – con l’accusa di aver letto e diffuso testi che promuovono la “cultura del femminismo”.

Gli otto condannati – Ali Nejadi, Ezzatollah Jafari, Abdolreza Shakeri Roshan, Shapour Rashno, Ashraf Rahim-Khani, Ali Mohammad Jahangiri e Pejman Mirzavand – provengono da Andimeshk, nella Provincia del Khuzestan. Sono stati arrestati il 17 Settembre del 2015 da parte dei Pasdaran. Gli otto, erano tutti membri di un Club del Libro che, periodicamente, si riuniva per leggere dei testi inerenti alla vita in Iran, alle questioni sociali e anche a quelle di genere (IranHumanRights).

Nonostante tutti i testi letti fossero stati preventivamente approvati dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica del regime, il Club del Libro era sgradito ai Pasdaran. Per questo, nel 2015, fu deciso di trarre in arresto gli otto attivisti. Gli arrestati sono quindi stati rilasciati su cauzione qualche mese dopo, mentre il Club del Libro e’ stato definitivamente chiuso. Purtroppo, appena dopo il rilascio, i Pasdaran hanno deciso di arrestare  Zeinab Keshvari – moglie di Shapour Rashno – che in quel periodo era incinta: in seguito al fermo, la donna ha avuto un aborto spontaneo.

Dopo due anni senza alcun processo, gli otto attivisti iraniani sono stati richiamati in giudizio. Il loro diritto alla difesa si e’ limitato alla facoltà di poter scrivere delle lettere indirizzate al giudice, in cui tutti gli imputati si sono dichiarati innocenti. Il 21 maggio, infine, il giudice ha emesso la sentenza, condannando tutti gli imputati a pene che variano dai 29 giorni di carcere, ai quattro anni. 

E’ molto significativo che questa condanna arrivi a pochi giorni dalla rielezione di Hassan Rouhani: e’ chiaro che, la guerra tra fazioni in Iran avrà ancora una volta come principali vittime gli attivisti democratici, ormai abbandonati al loro destino da un Occidente distratto e indifferente ai diritti umani nella Repubblica Islamica.

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Da domani le donne iraniane inizieranno una nuova forma di protesta contro il velo obbligatorio, i cosiddetti #WhiteWednesdays, i Mercoledì Bianchi. Donne contrarie al velo obbligatorio, ma anche uomini contrario alla costrizione del velo contro le donne, indosseranno ogni mercoledì un velo bianco – o un accessorio bianco – come simbolo della loro protesta pacifica. 

In questi anni, anche grazie al sostegno dei social – in particolare della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà rubata) – le donne iraniane hanno fatto conoscere al mondo la loro resistenza contro le leggi islamiste imposte dal regime khomeinista. Su tutte, ovviamente, l’imposizione dell’hijab, ovvero il velo obbligatorio e gli abusi della Gasht-e-Ershad, la polizia morale.

Contro queste imposizioni, le donne iraniane hanno sviluppato diversi metodi di protesta pacifica. Dalla scelta di indossare veli colorati a quella di lasciare una ciocca di capelli scendere davanti alla loro fronte. Non solo: in diversi casi le donne iraniane si sono rasate a zero, riuscendo cosi ad evitare l’obbligo di indossare il velo.

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Fortunatamente, le donne iraniane hanno trovato una forte solidarietà anche da parte degli uomini. Un fatto non scontato, considerando il fatto che si tratta – in ogni caso – di società profondamente incentrate sulla figura maschile. I ragazzi iraniani sono scesi in piazza accanto alle ragazze non solo per protestare contro gli attacchi con l’acido – compiuti da uomini di Hezbollah contro le donne malvelate – ma si sono anche fatti fotografare con il velo e hanno postato le loro foto sui social (come mostra la foto in alto). 

Domani, quindi, le donne iraniane lanceranno il primo Mercoledì Bianco. L’ennesima protesta non violenta che, ci auguriamo, venga sostenuta e abbracciata anche da donne come la Mogherini, la Boldrini, la Serracchiani e la Bonino. Donne che si sono sempre riempite la bocca sulla parità di genere, ma non si sono mai fatte problemi a recarsi a Teheran velatissime e mostrare la loro reverenza agli Ayatollah.

Writer iraniana protesta contro il velo obbligatorio

اين فيلم را به #چهارشنبه_های_بدون_اجبار فرستاده؛ اينجا ديوار كسي است كه صاحب باغ اجازه داد روي آن به مدت كوتاهي شعار بنويسيم و بعد خودمان هم پاك كرديم. موقع شعار نوشتن مي خنديم ولي خب ترس هم هست. ولي چرا شعار نوشتيم و چرا پاك كرديم، ماجرا اينه. ما اهل شعار نيستيم ولي يك عمر روي ديوارهاي مدرسه و شهر نوشتند مرگ بر بي حجاب حالا ما فقط مي نويسم نه به اجبار، توي #چهارشنبه_های_سفید هم شعار مرگ بر سر نمي دم مي رم به خانم هاي چادري گل سفيد مي دم كه به ما بپيوندند.

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Nel video che vi mostriamo in basso, ripreso durante le elezioni presidenziali svoltesi in Iran, si vede una ragazza di Isfahan ballare sul tetto di una macchina. Questo video amatoriale e’ straordinario per almeno due motivi: il primo e’ che in Iran e’ vietato per le donne ballare in pubblico. Il secondo, che la ragazza non porta alcun velo, obbligatorio nella Repubblica Islamica.

Ora, qualunque sia l’analisi del voto presidenziale che si può scrivere, una cosa e’ certa: nonostante le speranze Occidentali e nonostante le speranze di questa stessa ragazza iraniana, nessun Presidente ne rappresenterà veramente le istanze di libertà a cui ella aspira. Cosi come nessun Presidente iraniano, rappresenterà la voce degli oltre 800 prigionieri politici presenti nelle carceri del regime, il cui grido viene totalmente ignorato da buona parte del mondo democratico.

Le ragioni sono semplici. Se il regime ascoltasse la voce di questa ragazza, dovrebbe abolire l’obbligatorietà del velo, approvare la parità di genere tra uomo e donna, permettere alle ragazze di cantare liberamente, di ballare in pubblico e di andare in bicicletta senza rischiare di essere accusate di “provocare la libido maschile”. Nessuno Rouhani ascolterà le parole dei prigionieri politici, perché se cosi fosse, egli stesso dovrebbe farsi da parte, avendo contribuito alle peggiori repressioni delle proteste popolari dal 1979 ad oggi (a cominciare dal massacro degli studenti dell’università di Teheran nel 1999 e dall’Onda Verde nel 2009).

Cio’ che serve al popolo iraniano e al mondo intero, non e’ un nuovo presidente, ma un nuovo Iran. Ovvero una vera Festa della Liberazione: la liberazione da un regime fondamentalista, teocratico e naturalmente portato alla repressione civile. Solo in questo giorno, allora, potremmo davvero festeggiare. 

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La storia che vi stiamo per raccontare e’ semplicemente folle. In Iran, un insegnante di arte e’ stato esiliato per un anno, per aver cantato – su richiesta degli studenti – una canzone popolare durante la sua lezione.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, il Dipartimento Educazione di Gilan ha ordinato al Maestro Aziz Ghasamzadeh di trasferirsi un anno da Roudbar ad Anzali. Un ordine d’esilio arrivato dopo la pubblicazione in Rete di un video che mostra il Maestro Ghasamzadeh, mentre canta ai suoi studenti una canzone popolare iraniana, una ballata intitolata “Chera Rafti” (Perché te ne vai), del cantante Homayoun Shajarian.

Nonostante non ci sia alcune regolamento che ufficialmente proibisce di cantare – esiste la proibizione per le donne, invece – il Dipartimento Educativo di Gilan ha considerato l’atto come una violazione delle norme religiose e ha scelto di punire il bravo Maestro.

Aziz Ghasamzadeh, oltre ad essere un insegnate di arte, e’ anche un musicista e un cantante in un gruppo che si chiama Sepehr. Come suddetto, la musica non e’ ufficialmente bandita nella Repubblica Islamica, ma i musicisti sono costantemente soggetti a restrizioni e pressioni da parte della frangia più estremista del regime, che intende applicare la Sharia rigorosamente.