Archivio per la categoria ‘Iran Sharia’

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Al procuratore generale iraniano Mohammad Jafar Montazeri, spiace non poter amputare ancora di piu’ di quanto il regime clericale riesca a fare oggi. Parlando all’agenzia di stampa Fars News, infatti, Montazeri ha espresso il dispiacere che – per andare incontro alla propaganda dei diritti umani e alle condanne delle Nazioni Unite – il regime abbia abbandonato alcune “punizioni Divine”, come quella di amputare le mani di coloro che sono accusati di furto.

Nella stessa intervista, Montazeri ha anche ammesso che i furti in Iran sono notevolmente aumentati dallo scorso anno e che questo aumento e’ direttamente connesso con la situazione economica drammatica del Paese. Secondo il comandante Pasdaran Ayoub Soleimani, ci sarebbero oggi in Iran almeno 200.000 ladri e svaliggiatori professionisti, responsabili di oltre il 60% dei furti nel Paese.

Come denunciato dalle Nazioni Unite e da ONG come Amnesty International, le amputazioni sono delle pene crudeli e medievali, che mostrano il lato piu’ inumano del regime iraniano.

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Almeno 114 cristiani arrestati nella Repubblica Islamica dell’Iran, in meno di un mese. E’ questo il dato terribile che e’ stato denunciato da Open Doors UK, sottolineando che si tratta di fedeli che hanno scelto di lasciare l’Islam, per abbracciare il cristianesimo.

Purtroppo, mentre nei Paesi ove viene rispettato lo Stato di Diritto la conversione e’ una cosa privata, parte del diritto del singolo a seguire la propria coscienza, in Iran e’ un peccato che puo’ – nei casi piu’ gravi – anche costare la pena capitale. L’abbandono dell’Islam, noto come apostasia, e’ considerato un peccato imperdonabile.

Secondo il Telepraph, gli arrestati sono stati accusati tutti di “proselitismo”, costretti a raccontare la loro attivita’ di fedeli cristiani e intimati ad abbandonare immediatamente la loro nuova fede per ritornare all’Islam.

Non solo: coloro che, dopo l’arresto sono stati rilasciati, sono stati informati che presto riceveranno una chiamata dal Ministero dell’Intelligence. Un Ministero che, per la cronaca, dipende direttamente dal Presidente iraniano Hassan Rouhani…

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Un ennesimo atto di barbarie potrebbe essere compiuto a breve in Iran: il regime, infatti, ha comunicato al detenuto Morteza Esmaelian – 71 anni, sposato e padre di due figli – che e’ pronto ad eseguire la condanna a lui inflitta.

Esmaelian, originario di Urmia, e’ stato arrestato nel 2013 per un furto con scasso. Nel 2015, il Corte Generale di Urmia (sezione 112), lo ha condannato a 15 anni di carcere e all’amputazione delle dita della sua mano destra. Purtroppo, nel 2016, la Corte Suprema iraniana ha confermato la sentenza. Una richiesta di riprocessamento, e’ stata quindi negata nell’estate del 2017.

Secondo le informazioni ottenute dall’agenzia HRANA, un agente di sicurezza avrebbe informato Esmailian della imminente esecuzione dell’amputazione delle dita della sua mano destra. Tra le altre cose, sempre secondo la HRANA, nella prigione centrale di Urmia, un altro detenuto rischia la stessa prossima condanna: si tratta di Kasra Karami, arrestato quando ancora era minorenne e condannato all’amputazione dalla Corte minorile.

Ricordiamo che le amputazioni sono pene severamente vietate secondo l’articolo 7 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che proibisce assolutamente ogni atto di tortura, crudelta’ inumana e altri trattamenti e punizioni degradanti, nei confronti dei detenuti. Tale Convenzione e’ stata sottoscritta volontariamente dall’Iran nel 1968 e ratificata ufficialmente nel 1975! Nonostante il cambio di regime nel 1979, la Repubblica Islamica non ha mai ricusato la Convenzione!

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Il 25 ottobre scorso il giornalista iraniano Pouyan Khoshhal è stato arrestato all’aeroporto di Teheran, con l’accusa di aver “insultato il Profeta Maometto”. Ricordiamo che, secondo la legge iraniana – articolo 262 del Codice Penale – chiunque insulta il Grande Profeta (Maometto) o qualunque altro profeta dell’Islam, è passibile della pena di morte.

Ma quale sarà stato questo gravissimo insulto di cui è accusato Khoshhal? In un articolo in cui il giornalista del quotidiano Ebtekar parlava delle necessità mediche dei pellegrini iraniani che si recavano al Santuario dell’Imam Hossein a Karbala (Iraq), Khoshhal ha scritto “ogni anno, i pellegrini si recano presso la città di Karbala per celebrare il 40° giorno dell’anniversario del decesso dell’Imam Hossein” (ovvero l’Ashura).

Apriti cielo: siccome il povero Khoshhal ha usato il termine “decesso” e non “martirio” riferito all’Imam Hossein, si è scatenata la tempesato. Il quotidiano Ebtekar ha corretto l’articolo, pubblicato le scuse e licenziato il giornalista. Il regime, come suddetto, lo ha arrestato e ora potrebbe anche condannarlo a morte. Le distanze dal povero giornalista le ha prese anche Mohammad Ali Vakili, parlamentare iraniano e editore del quotidiano Ebtekar.

Questo è il regime iraniano, non crediamo serva aggiungere altro. Serve solo vergognarsi per il silenzio Occidentale davanti a tutto questo, serve solo vergognarsi per il silenzio della Signora Mogherini…

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri l’approvazione di una serie di sanzioni contro il network finanziario dei Basij. La decisione americana ha lo scopo di colpire i Basij – milizia paramilitare controllata dai Pasdaran – in quanto organizzazione reclutatrice di minori e rifugiati afghani, inviati a combattere la jihad in Siria.

Al fine di colpire i Basij, gli Stati Uniti hanno sanzionato la Bonyad Taavon Basij – ovvero la Fondazione Cooperativa dei Basij – e le oltre 20 corporazioni e istituzioni finanziarie che controlla. Compagnie attive non solo in Medioriente, ma anche in Europa, responsabili di un business multimilionario che finanzia ovviamente il terrorismo intenazionale e la jihad khomeinista nel mondo, in primis in Siria.

Tra le istituzioni finanziarie colpite dalle sanzioni, c’e’ anche la Banca Mellat, una banca privata iraniana, accusata di sostenere finanziariamente, materialmente e tecnologicamente la Banca Mehr Eqtasad (banca di proprieta’ diretta della Bonyad Taavon Basij).

Secondo quanto riportato dalla stampa iraniana nel 2017, la Banca Mellat collabora in Iran con una banca italiana, il Banco Popolare di Sondrio. In quel periodo, una delegazione della Banca Popolare di Sondrio guidata dal Vice Direttore Mario Erba, visito’ la Repubblica Islamica affermando che la banca di Sondrio era rimasta in Iran per aiutare i suoi clienti, anche durante il periodo delle sanzioni. Una affermazione che fu ripresa dalla stampa e interpretata come una indiretta ammissione della violazione delle sanzioni contro Teheran.

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La Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna a morte per Hedayat Abdollahpour, 25enne curdo, accusato di aver preso parte ad uno scontro a fuoco tra i Pasdaran, e il movimento separatista curdo DPIK, di stanza nel nord dell’Iraq.

La follia di questa condanna e’ che, secondo quanto dichiarato dall’avvocato del condannato, Hossein Amadiniaz, un giudice della Corte Suprema iraniana ha esplicitamente ammesso che Hedayat e’ innocente e che non ha avuto nulla a che vedere con lo scontro a fuoco. Nonostante cio’, la conferma della pena capitale e’ frutto – avremme ammesso lo stesso giudice – delle pressioni delle forze militari e di sicurezza iraniane.

Inizialmente, infatti, la Corte Suprema aveva cancellato la condanna a morte per Hedayat Abdollahpour. Il 18 gennaio scorso, pero’, Abdollahpour e’ stato nuovamente condannato a morte dalla Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Oroumiyeh. Per lui, l’accusa era sempre quella di “cooperazione con un gruppo di opposizione curdo”. La Corte Suprema, stavolta, ha confermato la condanna alla pena capitale con una sentenza emessa il 7 ottobre scorso.

Per la cronaca, Hedayat e’ un meccanico ed e’ stato chiamato dalle parti del villaggio di Oshnavieh, per riparare una automobile. Arrivato li, si e’ trovato nel mezzo di uno scontro a fuoco, in cui non ha in alcun modo preso parte.

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif gestures as he talks with journalist from a balcony of the Palais Coburg hotel where the Iran nuclear talks meetings are being held in Vienna,

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e’ stato ospite di un programma della TV di Stato, ove ha risposto sulla situazione economica nel Paese, sulle nuove sanzioni americane e sulla Repubblica Islamica. Ad un certo punto, fiero di se, il Ministro ha affermato: “noi (iraniani), abbiamo scelto da soli il nostro percorso!”.

Immediatamente, l’affermazione di Zarif e’ diventata oggetto di critica e scherno da parte di molti iraniani attivi su Twitter. Con l’hashtag “Io non ho scelto”, giovani iraniani – soprattutto le ragazze iraniane – hanno attaccato Zarif, denunciando che no, al contrario di quanto affermato da Zarif, il sistema in cui vivono non e’ quello che hanno scelto, ma quello che e’ stato loro imposto.

Banafsheh Jamali, ad esempio, ha scritto un tweet in cui ha attaccato Zarif, ribadito di non aver avuto il diritto di scegliere e che, a suo parere, il 97% degli iraniani non hanno scelto: non hanno scelto la religione, il tipo di vestiario, lo stile di vita e numerose altre cose. Banafsheh chiudeva il suo tweet affermando “io odio veramente questo tipo di vita”.

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Shima Tadrisi, una ragazza di Teheran, ha scritto invece un tweet in cui ha denunciato che, come donna, lei non ha scelto di essere coinvolta solamente per il 16% nella vita economica del Paese. di essere considerata parte di un genere di secondo livello, di portare l’hijab, di non poter essere candidata alle elezioni presidenziali e di non poter entrare allo stadio.

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Le proteste pero’ non sono arrivate solo da donne. Shahin Milani, ad esempio, ha scritto un tweet: “Signor Zarif, noi non abbiamo diritto di scegliere come vestirci. Un mese all’anno, non abbiamo diritto a bere acqua in pubblico. Di quale scelta parla?”. Milani fa riferimento al duro codice, anche nell’abbigliamento, previsto durante il mese di Ramadan.

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Masoud Kazemi ha invece scritto: “Signor Repubblica Islamica, l’attuale situazione economica che voi avete creato alla popolazione per mezzo delle vostre scelte, e’ deplorevole. Questa condizione economica ha messo la mia vita praticamente al collasso. Grazie per i risultati di questi 40 anni. La vergogna e’ una virtu'”.

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Il ricercatore Hassan Assadi Zeidabadi invece ha scritto: “Mi creda, io non ho scelto l’isolamento internazionale e l’umiliazione dei miei connazionali, in fila davanti alle ambasciate” (per ottenere il visto per lasciare il Paese). Hassan ha passato diversi anni incarcere in Iran, per la sua attivita’ in favore dei diritti umani.

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Dure reazioni sono arrivate anche da utenti iraniani di fede Baha’i. Come noto i Baha’i iraniani sono soggetti ad un duro regime di discriminazioni e considerati una setta peccaminosa. Atish ha scritto: “Io non ho scelto le pressioni che subisco dal nostro establishment. Non ho scelto di essere espulso dall’universita’, di essere privato dei miei diritti fondamentali, ne lo ha scelto mio padre o i miei amici. Questa vita ci e’ stata imposta da voi e dall’establishment islamico”.

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Infine alcuni utenti, come Mori, hanno sfidato Zarif, invitandolo – se e’ davvero sicuro delle sue affermazioni – ad organizzare un referendum, per dare il diritto agli iraniani di scegliere se davvero vogliono ancora vivere in una Repubblica Islamica.

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