Archivio per la categoria ‘Iran Scienza’

foto 1

Ormai circa una settimana fa, il regime iraniano dava la notizia di un drone abbattuto sui cieli dell’Iran. Secondo i Pasdran, che della storia hanno fatto una questione di orgoglio nazionale, il drone era di fabbricazione israeliana ed era diretto sull’impianto nucleare di Natanz, ove avviene l’arricchimento dell’uranio da parte della Repubblica Islamica. In merito al luogo da dove questo drone sarebbe partito, Teheran ha dato versioni contrastanti: su Twitter i Pasdaran hanno accusato i Paesi arabi sunniti del Golfo di aver fatto da base per gli israeliani, mentre successivamente il regime ha accusato un ex Paese del blocco comunista (l’Azerbaijan). I giornali di tutto il mondo, come spesso accade, si sono quindi affrettati a dare la notizia dell’abbattimento, senza mettere in dubbio la versione iraniana.

Con il passare dei giorni, però, la situazione è cambiata e gli esperti militari hanno iniziato ad analizzare meglio le immagini diffuse da Teheran. Patrick Megahan, esperto militare del think tank americano Foundation for Defense Democracies, ha completamente capovolto la versione fornita dai Pasdaran. Secondo Patricl Megahan, infatti, quello che Teheran ha mostrato al pubblico non sarebbe il drone israeliano Hermes 450, ma si tratterebbe del drone iraniano Shahed 129. In poche parole, quello che l’Iran ha esibito con vanto, non sarebbe il grande successo della difesa del regime, ma un triste e poco dignitoso fallimento militare.

foto 3

Nel settembre del 2013, il regime iraniano ha messo a disposizione dei Pasdaran il drone Shahed 129. Il drone Shahed 129, per la cronaca, è assai simile proprio al drone israeliano Elbit Hermes 450, entrato in azione per la prima volta diversi anni prima, nel 1998. Tra i due droni, però, oltre alle differenze tecnologiche, esisteno due fondamentali differenza estetiche: 1) la prima riguarda il muso: mentre il drone israeliano Hermes 450 ha il muso completamente curvo, lo Shahed 129 ha una antenna davanti; 2) la seconda riguarda il numero dei componenti: mentre il drone iraniano è assemblato con due componenti separati (superiore e inferiore), quello israeliano è un pezzo unico, con una apertura superiore.

foto 2

Come evidenzia Patrick Megahan, i resti del drone esibito alle telecamere dai Pasdaran mostrano chiaramente un rottame di un drone composto da due pezzi distinti e, soprattutto, un grande buco davanti al muso, proprio dove è posizionata l’antenna del drone Shahed 129. Non solo: Megahan evidenzia anche un altra ragione per cui il drone abbattuto dai Pasdaran non è l’Hermes 450. L’Hermes 450 ha un range di 300 chilometri, una capacità troppo ridotta per raggiungere Natanz da un Paese come l’Azerbaijan. Tanto piu’ che, incredibilmente, il regime iraniano ha pretesto di affermare che il drone avrebbe avuto la capacità di comprire un range di 800 chilometri…. In pratica, come suddetto, per non ammettere la perdita di un drone iraniano proprio sui cieli nazionali, i Pasdaran avrebbero inventato una grande storia – come spesso fanno – allo scopo di dimostrare di dare un senso diverso alla loro esistenza, rispetto alle mere repressioni contro il popolo iraniano che, quotidianamente, mettono in atto.

Piuttosto è ben piu’ rilevante ricordare che, proprio lo Shahed 129, è il drone fornito dall’Iran ad Assad in Siria per monitoriare i movimenti dei ribelli siriani per bombardarli successivamente dal cielo con i barili bomba

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=fBCuH48udAY%5D

untitled

Il popolo iraniano è vivo e vuole la libertà. A dimostrarlo è quanto accaduto qualche giorno fa presso il Politecnico di Teheran (Università Amirkabir). La scorsa settimana, infatti, l’Università della capitale aveva organizzato un evento dedicato al nucleare, in cui gli oratori erano l’ex negoziatore e candidato presidenziale Said Jalili e l’ex Capo dell’Agenzia Atomica iraniana, Fereydun Abbasi. Si tratta di due membri dell’establishment del regime di primo piano, molto vicini alla Guida Suprema Ali Khamenei.

Particolare della protesta a Teheran: Jalili e Abbasi guardano sconsolati il pubblico. Notare, sulla destra, la bandiera del movimento terrorista Hezbollah

Particolare della protesta a Teheran: Jalili e Abbasi guardano sconsolati il pubblico. Notare, sulla destra, la bandiera del movimento terrorista Hezbollah, tenuta dai cani Basij

Nella prima fila dell’aula che ha ospitato la conferenza si erano, come sempre, posizionati i fedeli Basij, i cani del regime pronti ad urlare contro il mondo il loro odio verso la democrazia, i diritti umani e ogni tipo di negoziato possibile con l’Occidente. Si tratta di sgherri comandati direttamente da Ali Khamenei e diretti operativamente dai Pasdaran. Questa volta, però, i loro piani sono falliti, grazie al coraggio dei veri studenti iraniani, i giovani vogliosi di scoprire il mondo e stanchi di un regime corrotto, militarista e dispotico.

Studenti iraniani protestano contro la demagogia del regime sul nucleare

Studenti iraniani protestano contro la demagogia del regime sul nucleare

Ecco allora che, proprio mentre il conservatore Jalili parte con il suo discorso, una folla di universitari presenti nelle ultime file dell’aula comincia a protestare contro gli oratori, invocando maggiore apertura interna ed esterna e chiedendo l’immediato rilascio dei leader dell’opposzione Mir Hussan Mousavi e Mehdi Karroubi (agli arresti dal 2011). Tra gli altri slogan intonati dai coraggiosi ragazzi, anche la richiesta di libertà per tutti i prigionieri politici. Said Jalili, invano, ha provato a placare la folla arrabbiata, ma ci sono voluti ben 45 minuti per riuscire ad andare avanti con il previsto programma della conferenza.

Barg Bar Diktator!

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=qRdQNjiNU5M%5D

 

[youtube:http://youtu.be/r_XSiTH2vWg%5D

 

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=gZATTyLsmN0%5D

In Iran tutto, ma proprio tutto, è al servizio del regime e della sua ideologia, caratterizzata dal fanatismo religioso. Così, anche a costo di apparire ridicoli, i Mullah inventano storie per convincere il popolo della superiorità del pensiero islamico sciita, sia in termini di ultraterreni che terreni. Ecco allora l’Aytollah Mahadavi Kani – capo della potente Assemblea degli Esperti – dichiarare senza vergogna che Albert Einstein era un mussulmano sciita, seguace di Ja’afar al-Sadigh, il sesto Imam nella tradizione duodecimana.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=epLd9EE8B-g%5D

Secondo l’Ayatollah Khani, infatti, Einstein avrebbe studiato l’ascesa del Profeta Maometti verso il Cielo e avrebbe rilevato che questa sarebbe avvenuta ad una velocità superiore a quella della luce. La velocità elevata con cui il Profeta è asceso ai Cielo, quindi, avrebbe permesso ad Estein di comprendere ad il principio della relatività, teoria che – sempre secondo il religioso iraniano – prima di lui aveva già compreso e rivelato il Mullah Sadra, filosofo e religioso sciita nato a Shiraz nel XVI secolo d.C.

Purtroppo non basta: come suddetto nella Repubblica Islamica la scienza ha senso solo se legata alle esigenze del regime. Ecco allora che un insegnate iraniano, di nome Akbar Rezaie, ha inventato un robot che ha come unica finalità quella di insegnare ai bambini iraniano a pregare nella maniera giusta. Rezaie è professore di Corano presso la scuola elementare di Varamin (vicino Teheran). Come si vede dalle immagini, ampiamente diffuse dal regime sulle televisioni nazionali, il robot si piega lentamente, facendo vedere esattamente ai bambini come esprimere correttamente la loro professione di fede.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=Kolc1TAN_Hk%5D

Come si vede, il solo obiettivo che il regime degli Ayatollah ha, è quello di manipolare la mente del popolo, soprattutto quella delle classi sociali più povere e meno istruite con un solo fine: mantenere il potere nelle mani dei religiosi, assicurando in questo modo la sopravvivenza del loro corrotto e dispotico regime.