Archivio per la categoria ‘Iran sanzioni’

hariri iran

Il capo della Camera di Commercio iraniana-cinese, Majeed Reza Hariri, ha ammesso che sia la Cina che la Russia si stanno astenendo dal realizzare qualsiasi scambio bancario con Teheran, per via delle sanzioni internazionali.

Hariri, citato anche dall’agenzia di stampa iraniana ILNA, ha sottolineato che, se oggi una persona in possesso di passaporto iraniano richiede servizi bancari in Russia o in Cina, sicuramente verrà respinto. Questo perchè, citando Hariri, “nessuna banca è pronta a collaborare con noi perchè siamo accusati di riciclaggio di denaro”. Hariri, ha quindi rilevato che Teheran sia oggi sottoposta ad una doppia pressione: la prima legata alle sanzioni americane, la seconda alla mancata ratifica dell’accordo con il Financial Action Task Force (FATF/GAFI).

Ricordiamo che il Parlamento iraniano ha per ben due volte provato ad approvare une riforma del sistema bancario iraniano, dopo che Teheran aveva goduto di un periodo concesso dal FATF alla Repubblica Islamica per conformarsi alle normative internazionali sul riciclaggio di denaro. Tutte le riforme sono state però bocciate dal Consiglio dei Guardiani, che le ha considerate contro l’interesse nazionale, preferendo quindi la continuazione del finanziamento alle milizie armate sciite filo iraniane in giro per il Medioriente.

 

Risultati immagini per Diba Parcham flag factory

Qualche ora fa la Reuters ha pubblicato una notizia interessante: a produrre le bandiere di Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna che il regime iraniano fa bruciare in piazza durante le manifestazioni, e’ una fabbrica che si trova vicino Teheran, in una piccola cittadina che si chiama Khomein (la città che ha dato i natali all’Ayatollah Khomeini).

Secondo la Reuters, questa fabbrica produce almeno 2000 bandiere al mese dei Paesi considerati nemici del regime, per un totale annuale superiore a 1 milione e 500 bandiere da dare alle fiamme.

La fabbrica si chiama Diba Parcham e il proprietario, tale Ghasem Ghanjani sostiene di non avere alcun problema con i popoli dei Paesi le cui bandiere vengono bruciate, ma che si tratta di una protesta contro i governi, i loro presidenti e le loro politiche sbagliate.

Peccato che non sia proprio cosi che la pensano molti degli stessi iraniani, che proprio per protestare contro il regime, nelle ultime settimane, si sono rifiutati di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Peccato che, in un contesto internazionale sano, non puo’ piu’ essere considerato accettabile il comportamento di uno Stato che non solo brucia le bandiere di Paesi ONU in piazza, ma ne invoca direttamente la morte o la distruzione.

E’ tempo di reagire, e’ tempo di mettere l’Iran e i sostenitori del regime davanti alle loro responsabilità, perché vengano educati. E’ tempo di mettere anche questa vergognosa “fabbrica dell’odio” e tutti i suoi dipendenti sotto sanzioni internazionali!