Archivio per la categoria ‘Iran Rouhani’

Il 10 aprile scorso, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato nuovamente Yasaman Aryani, attivista per i diritti civili e per i diritti delle donne. Ufficialmente, non sono note le ragioni del nuovo arresto.

A denunciare il fatto e’ stata Mnireh Arabshahi, la madre di Yasaman che, in un video postato sui social (vedere sotto), ha denunciato come le forze di sicurezza iraniane sono entrate nella loro casa, e hanno portato via la figlia. Nel raid, come sempre avviene, sono stati anche requisiti gli effetti personali della ragazza, tra cui il computer e il cellulare.

La stessa Mnireh Arabshahi, l’11 aprile scorso, e’ stata a sua volta fermata lei perche’ si e’ recata presso il centro detentivo di Vozara, per denunciare la detenzione illegale dalla figlia. E’ possibile che l’arresto della Arabshahi sia connesso a quanto accaduto in queste settimane in Iran, dopo i disastri causati dalle alluvioni.

Come denunciato, il regime sta arrestando tutti coloro che hanno denunciato il ritardo o l’assenza dei soccorsi e che hanno autonomamente portato conforto (cibo e coperte), alle vittime delle alluvioni. La donna si erano recate della Provincia del Lorestan – precisamente nella citta’ di Mamulan – per aiutare i sopravvissuti delle alluvioni.

Ricordiamo infine che Yasaman Aryani e’ stata arrestata la prima volta dal regime nel dicembre del 2018 e condannata ad un anno di carcere per essersi tolta il velo in pubblico, per protestare contro l’hijab obbligatorio.

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Il Presidente americano Trump ha deciso di inserire tutta l’unita’ dei Pasdaran iraniani – ovvero le Guardie della Rivoluzione – nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una decisione che ha gia’ causato la reazione del regime iraniano che, a sua volta, ha deciso di inserire le forze armate americane nell'”Asia Occidentale”, nella lista delle organizzazioni terroristiche. In poche parole, il centro dello scontro tra Stati Uniti ed Iran, ieri come domani, sara’ ancora principalmente l’Iraq.

Preparatevi alla reazione di diversi rappresentanti politici e soprattutto intellettuali progressisti che, in nome della “pace” e del “multilateralismo”, diranno che la mossa di Trump e’ sbagliata, che la decisione avra’ ripercussioni negative e che i Pasdaran non possono essere comparati ad una organizzazione terroristica. In primis, preparatevi a frasi del genere da “espertoni” come la Direttrice dello IAI Nathalie Tocci che, gia’ qualche tempo addietro intervista da Tasnim News – agenzia iraniana vicina ai Pasdaran – si disse contraria ad una simile mossa.

Peccato che, nonostante i voli pindarici del pensiero, e’ impossibile paragonare le Guardie Rivoluzionarie ad un esercito regolare. In primis per il nome stesso: “sepāh-e pāsdārān-e enghelāb-e eslāmi”, ovvero “Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica”. Nella denominazione ufficiale dei Pasdaran, non esiste neanche la parola “Iran”. Perche’ l’obiettivo primario dei Pasdaran, infatti, non e’ quello di difendere l’Iran, ma la Velayat e-Faqi, ovvero il sistema di potere imposto dall’Ayatollah Khomeini dopo il 1981. In Iran, infatti, un esercito regolare esiste e si chiama “Artesh”. Ma proprio perche’ i clerici non si fidavano dell’esercito regolare – in pieno stile sovietico – decidero di creare una milizia pretoriana, il cui compito ufficiale era quello di difendere la Rivoluzione, come scritto nero su bianco nell’articolo 150 della Costituzione iraniana (“II Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, fondato nei primi giorni della vittoria di questa Rivoluzione, continua a svolgere le proprie funzioni di difesa della Rivoluzione stessa e delle sue conquiste. Le prerogative e i doveri di tale Corpo, in rapporto alle prerogative e ai doveri delle altre forze armate, saranno regolamentati dalla legge, che promuoverà la cooperazione fraterna ed il coordinamento di tutte le forze in questione“).

Non e’ un caso che, la nomina del Capo dei Pasdaran, spetta direttamente alla Guida Suprema, senza alcun ruolo svolto da parte del Presidente iraniano. Fino a qualche anno addietro, addirittura, per i Pasdaran esisteva un Ministero ad hoc, fino a quando si e’ deciso di unire anche la gestione del Corpo dei Pasdaran al Ministero della Difesa. Con il risultato che, praticamente, i Pasdaran hanno preso il controllo direttamente di ogni settore militare del Paese, nominando anche loro uomini a capo di Stato Maggiore e Ministro della Difesa. Non e’ un caso che, l’intero programma nucleare e missilistico del regime, non dipendono in alcun modo dall’Artesh – ovvero dall’esercito regolare – ma sono sotto il diretto controllo dei Pasdaran.

Ai Pasdaran, infine, e’ demandata la repressione delle proteste interne – svolta principalmente per mezzo della milizia volontaria dei Basij e degli Hezbollah iraniani – e la proiezione militare esterna del regime, ovvero l’esportazione della Rivoluzione islamica fuori dai confini iraniani, attuata per mezzo del finanziamento a gruppi terroristici sciiti (in primis Hezbollah), ma anche sunniti (come Hamas, la Jihad Islamica, ma se necessario anche al Qaeda e i Talebani). Questa “proiezione esterna”, e’ quindi affidata principalmente alla Forza Qods, diretta dal Generale Soleimani, con agenti dislocati in tutte le ambasciate iraniane nel mondo e spesso con Ambasciatori nominati direttamente dal comandante della Forza Qods (come gli Ambasciatori iraniani in Iraq e Siria).

Tutto questo senza contare il ruolo svolto dai Pasdaran nell’economia nazionale del Paese, di cui controllano oltre la meta’ delle attivita’, nei piu’ disparati settori, soprattutto per mezzo della holding principale (Khatam al-Anbiya, con oltre 40000 dipendenti). Grazie alle attivita’ economiche legali e illegali – anche nel settore del narcotraffico, soprattutto verso l’America Latina e l’Europa – i Pasdaran integrano il budget ufficiale concesso dal Governo, guardagnado una indipendenza economica che, ancora una volta, non ha alcun controllo da parte del potere esecutivo e legislativo del Paese.

Perche’ alla base dell’attivita’ dei Pasdaran non c’e’ affatto l’interesse nazionale iraniano, in quanto “Stato normale” inserito nel mondo delle relazioni internazionali. Alla base delle attivita’ Pasdaran, infatti, c’e’ solo la massima di Khomeini: “noi dobbiamo esportare la nostra rivoluzione nel mondo. Sino a quando il pianto “non c’e’ altro Dio di Dio”, risuonera’ in tutto il mondo“.

 

zarif instagram

Zarif si dimette…anzi no…anzi Rouhani respinge le dimissioni…Poco importa come finira’ questa storia, altra dimostrazione delle follie che arrivano da Teheran, cio’ che conta e’ rilevare l’ipocrisia del regime iraniano.

Zarif, come tutti i media hanno riportato, si e’ dimesso su Instagram…lo stesso social network che, almeno ufficialmente, e’ vietato ai cittadini iraniani. Ma si sa, nella Repubblica Islamica, cio’ che vale per l’iraniano medio, non vale per i leader politici che, liberamente, possono avere i loro profili social senza timore che vengano chiusi dalla censura o che, alla peggio, possano finire in carcere per un post sgradito…

Per il cittadino medio iraniano, come noto, non e’ cosi: se un iraniano vuole navigare su Internet liberamente, deve comprarsi illegalmente i codici per superare la censura (spesso venduti dagli stessi che censurano…). Oppure, se un iraniano vuole avere un profilo social, deve sfidare il regime, evitando di scrivere post o tweet che facciano trapelare un suo pensiero critico verso chi detiene il potere.

Peccato che gli iraniani sono un popolo forte che, molto spesso, non accetta le limitazioni, anche a costo di pagare un prezzo salato. Purtroppo, ancora oggi sono diversi gli attivisti che vengono condannati al carcere per un post sgradito, accusati di offendere la Guida Suprema, di offendere la religione o di rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale.

La verita’ e’ quindi molto piu’ semplice di come la si dipinge: Zarif e’ un ipocrita e con lui tutto il regime iraniano…

 

lisa

Per la prima volta dalla nascita della Repubblica Islamica, una Corte iraniana ha deciso che “fare proselitismo in favore della fede Baha’i non rappresenta, di per se’, propaganda contro il regime”. La decisione e’ stata presa dal giudice Ali Badri, della Corte d’Appello della Provincia di Alboz. Il caso aperto era contro la giovane iraniana Lisa Tibanian, accusata di propaganda contro il regime, per aver fatto proselitismo religioso.

Leggere queste poche righe, per un Occidentale, non dice praticamente nulla. Fortunatamente, nei Paesi democratici e’ ovvio poter professare liberamente la propria fede e poterne discutere pubblicamente, non rappresenta un crimine. In Iran, purtroppo, la situzione e’ molto differente.

In Iran, sfruttando l’articolo 500 del Codice Penale Islamico, il regime arresta costantemente gli appartenenti alle minoranze religiose, accusandoli di propaganda contro il regime. Le prime vittime di questa persecuzione sono proprio i Baha’i, fede non riconosciuta dal regime, accusati di essere una setta deviata. Contro di loro, la Guida Suprema ha addirittura emesso una fatwa. Ai Baha’i e’ vietato l’accesso all’istruzione pubblica e a numerose professioni permettese agli “iraniani puri”. Ovviamente, nessuna festivita’ Baha’i e’ riconosciuta dal regime.

Ecco perche’ il verdetto della Corte d’Appello di Alboz e’ un verdetto storico. Un verdetto che arriva proprio mentre gli agenti del Ministero dell’Intelligence (MOIS) – sotto il diretto controllo del Presidente Rouhani – continuano ad arrestare in massa i Baha’i iraniani. Negli ultimi mesi, almeno 60 Baha’i sono stati arrestati, tutti per motivi religiosi.

document

danimarca

Secondo quanto annunciato dal Ministro degli Esteri della Danimarca, Andres Samuelsen, l’Unione Europea avrebbe accettato di mettere una unita’ dell’intelligence iraniana (e due membri di questa unita’), nella lista delle sanzioni.

Copenaghen ha anche fatto i nomi dei due membri dell’Unita’ che verranno sanzionati: si tratta di Saeid Hashemi Moghadam e Assadollah Asadi, ufficialmente “diplomatici” iraniani accreditati a Vienna, ma in realta’ agenti dell’intelligence.

Si tratta di una reazione alle azioni del regime iraniano che, negli ultimi mesi, ha intensificato la sua attivita’ in Europa, cercando soprattutto di colpire rappresentanti dell’opposizione al regime.

I due “diplomatici iraniani” sanzionati dall’UE, sono direttamente coinvolti nel tentativo iraniano di colpire in Francia durante l’annuale meeting del MeK – Mojahedin del Popolo – un evento a cui era presente anche una delegazione di parlamentari italiani, che ha rischiato di perdere la vita.

In queste ore, quindi, il Ministro degli Esteri oldandese Stef Blok ha mandato una lettera al Parlamento, affermando di avere le prove che, dietro la morte di due dissidenti iraniani con passaporto olandese, ci sono proprio i servizi segreti della Repubblica Islamica. Il primo dissidente fu ucciso ad Almere nel 2015, mentre il secondo fu ucciso all’Aja.

Infine, ricordiamo che qualche settimana fa l’Albania ha espulso l’Ambasciatore iraniano a Tirana e un alto diplomato iraniano di stanza nella stessa Ambasciata: i due sono accusati di essere membri dell’intelligence iraniana e di aver complotatto contro la sicurezza nazionale albanese. In particolare, sono accusati di aver provato ad organizzare un attentato durante la partita di calcio Albania – Israele nel 2016.

Questa decisione UE rappresenta un passo importante, ma e’ solo un piccolo passo. Senza inserire nella lista delle sanzioni i Pasdaran, la Forza Quds e tutto il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS) – che e’ sotto il diretto comando di Rouhani – non si riuscira’ veramente a fermare l’attivita’ eversiva di Teheran in Europa e nel mondo intero!

bolton

IRAN-VOTE

Io avviso coloro che stanno imponendo sanzioni che, nel caso in cui le capacita’ dell’Iran di combattere il narcotraffico e il terrorismo verranno toccate…voi non sarete al sicuro da un diluvio di droga, rifugiati, bombe e terrorismo

Sono queste le parole usate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani in un discorso alla TV nazionale, nella stessa settimana del nuovo – terribile – attentato di ISIS nella citta’ francese di Strasburgo.

Apparentemente si tratta di un duro avvertimento, legato al fatto che – secondo la vulgata generale – il regime iraniano e’ impegnato nella lotta al narcotraffico al confine con l’Afghanista e nella lotta al terrorismo, con le milizie sciite che combattono in Siria e in Iraq.

Peccato che, dietro queste affermazioni di retorica, c’e’ parecchia narrazione: come provato da anni, e’ noto che i Pasdaran stessi – in particolare gli uomini della Forza Qods – sono direttamente implicati nel narcotraffico (e per questo sanzionati anche dall’Amministrazione americana). Peggio: nel narcotraffico e’ implicato fino al collo il gruppo terrorista libanese Hezbollah, al servizio del regime iraniano, che in America Latina ha i suoi uomini, impegnati a vendere cocaina direttamente ai gruppi criminali e mafiosi in Europa.

Per quanto riguarda il terrorismo, il regime iraniano si occupa di combattere il jihadismo sunnita, solo quando questo minaccia direttamente i suoi interessi territoriali. Per il resto, come anche in questo caso provato da anni, Teheran mantiene forti relazioni con gruppi terroristi dell’ala sunnita. Non solo con quelli della galassia palestinese (Hamas e Jihad Islamica), ma anche direttamente con al-Qaeda, ai cui jihadisti e’ stato sempre concesso di usare liberamente il territorio nazionale iraniano. Anche per quanto riguarda Isis, in tutti questi anni di guerra in Siria, le milizie sciite al servizio di Teheran hanno attaccato i terroristi del Califfato pochissime volte (cosi come sono noti gli affari che il regime di Assad ha sempre fatto con i terroristi di Isis).

Ergo, le parole di Rouhani non vanno intese come una mera previsione figlia delle problematiche economiche dell’Iran, ma come un vero e proprio avvertimento. Peggio, una minaccia. Quello che Rouhani ventila, e’ un indiretto sostegno iraniano all’arrivo in Europa di droga, rifugiati e soprattutto terrorismo, con una nuova saldatura fra Teheran e il peggior jihadismo sunnita. Ancora una volta, l’Iran mostra il suo vero volto: quello di regime fondamentalista e mafioso!

 

abc

Almeno 114 cristiani arrestati nella Repubblica Islamica dell’Iran, in meno di un mese. E’ questo il dato terribile che e’ stato denunciato da Open Doors UK, sottolineando che si tratta di fedeli che hanno scelto di lasciare l’Islam, per abbracciare il cristianesimo.

Purtroppo, mentre nei Paesi ove viene rispettato lo Stato di Diritto la conversione e’ una cosa privata, parte del diritto del singolo a seguire la propria coscienza, in Iran e’ un peccato che puo’ – nei casi piu’ gravi – anche costare la pena capitale. L’abbandono dell’Islam, noto come apostasia, e’ considerato un peccato imperdonabile.

Secondo il Telepraph, gli arrestati sono stati accusati tutti di “proselitismo”, costretti a raccontare la loro attivita’ di fedeli cristiani e intimati ad abbandonare immediatamente la loro nuova fede per ritornare all’Islam.

Non solo: coloro che, dopo l’arresto sono stati rilasciati, sono stati informati che presto riceveranno una chiamata dal Ministero dell’Intelligence. Un Ministero che, per la cronaca, dipende direttamente dal Presidente iraniano Hassan Rouhani…