Archivio per la categoria ‘Iran rifugiati’

 

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Egregio Ministro Minniti, Egregio Ministro Orlando, Eregio Ministro Alfano,

Scriviamo a Voi per sottoporvi il caso di Aideen Strandsson, attrice iraniana che, dopo essersi convertita dall’Islam al Cristianesimo, ha deciso di abbandonare la Repubblica Islamica per cercare un rifugio sicuro in Europa. Precisamente in Svezia.

Come Voi saprete benissimo, in Iran la conversione ad una fede diversa dall’Islam, e’ considerata un reato gravissimo, definito come apostasia e per questo e’ prevista anche la pena capitale.

Purtroppo, per ben due volte, le autorità di Stoccolma hanno respinto la richiesta di Aideen di ricevere asilo politico, non riconoscendo all’attrice iraniana il rischio di essere arrestata e impiccata. Per questo, Aideen ha deciso di raccontare ai media la sua storia, sperando di riuscire a salvarsi da un rimpatrio estremamente pericoloso (Christian Post).

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In una intervista rilasciata alla CBN, Aideen ha raccontato di essersi convertita al cristianesimo in Iran e di aver lasciato il Paese, proprio per i rischi che correva. Ha denunciato di aver raccontato la sua storia ai responsabili del Dipartimento Immigrazione in Svezia che, come suddetto, le hanno negato la residenza permanente nel Paese.

Aggiungiamo che, secondo Open Doors, il regime iraniano si trova all’ottavo posto, tra i Paesi che nel mondo perseguono i cristiani, con un livello di persecuzione definito come “extreme”. Solamente nel 2016, 193 cristiani sono finiti delle prigioni iraniane.

Per le ragioni esposte sopra, Egregi Ministri, Vi chiediamo di verificare le notizie diffuse dalla stampa internazionale e – se confermate – di concedere l’asilo politico ad Aideen Strandsson, la cui vita non può essere messa a rischio nel 2017, per delle scelte relative alla libertà di fede.

Libertà che fa parte dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Repubblica Italiana.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

L’intervista di Aideen Strandsson alla CBN

 

Alcune copertine dei film fatti da Aideen in Iran

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In questi giorni un caso internazionale sta investendo l’Italia e l’Iran. Come noto, si tratta del caso di Mehdi Khosravi, attivista e blogger iraniano dissidente, arrestato a Lecco il 6 agosto scorso su richiesta (tramite Interpol) del regime iraniano. Contro di lui, Teheran ha pronta una accusa di corruzione, una mera scusa per riportarlo nella Repubblica Islamica e punirlo. Dopo l’arresto di Khosravi, anche il figlio dell’ultimo Shah iraniano Reza Pahlavi si è appellato a Matteo Renzi, denunciando che il ritorno del blogger iraniano a Teheran, significherebbe per lui finire in carcere ed essere torturato dal regime (testo della lettera). Ricordiamo che a Mehdi Khosravi era stato concesso asilo politico in Gran Bretagna nel 2009.

Il caso Mehdi Khosravi, si badi bene, non deve preoccupare solamente per la singola questione e per il destino di un dissidente democratico iraniano, ma anche e soprattutto per il suo significato. In questo senso, poco cambia se la decisione italiana di fermare Khosravi sia stata dettata dalla (ennesima) volontà di accondiscendere alle volontà di Teheran per interessi economici (dopo il caso delle statue coperte), o se si sia trattato meramente dell’applicazione di una richiesta burocratica proveniente dall’Interpol. Ovviamente, se la decisione fosse dettata dalla prima motivazione, sarebbe totalmente sconfortante e umiliante per la democrazia italiana. Se invece si trattasse di una mera applicazione di una pratica burocratica, la questione sarebbe altrattato triste, richiamando alla memoria i lavori di Hanna Arendt in merito a quella “dispotica burocrazia”, origine dei peggiori totalitarismi. Purtroppo, però, il dramma peggiore di questa storia, è il significato generale dell’arresto di Mehdi Khosravi. Un arresto che sconforta, sia per quanto concerne la gestione delle normative internazionali, sia per la loro applicazione da parte del mondo democratico.

Come fa rilevare lo stesso comunicato della Procura di Lecco, Mehdi Khosravi è stato arrestato non in base ad un giudizio emesso da un organo neutrale, ma da un Tribunale di Teheran, ovvero una corte di un regime in cui la magistratura è totalmente politicizzata e in cui l’imputato in questione, viene considerate un nemico dagli apparati del potere. Ora; che Mehdi Khosravi venga giudicato e condannato in Iran, considerato quanto suddetto, non deve stupire e soprendere. Al contrario, deve drammaticamente sorprendere e far rabbrividire, che una sentenza emessa a Teheran contro un oppositore politico venga non solo accettata passivamente dall’Interpol, ma anche applicata in un Paese democratico come l’Italia.

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Mehdi Khosvari

E’ questa la parte più drammatica della storia di Mehdi Khosravi. Perchè questo passaggio indica come, non solo il regime iraniano stia riuscendo a ribaltare la verità storica, ma anche ad inserire la sua narrazione all’interno della politica internazionale. La cosiddetta Onda Verde, è stata come si ricorderà un movimento di protesta popolare, sorto contro la rielezione falsata di un presidente negazionista e terrorista. Quella protesta popolare, in Iran viene chiamata dal regime la “fitna dell’88”, per marcare la protesta come un movimento di sedizione che intendeva dividere il popolo iraniano per conto delle potenze estere occidentale. Oggi, lo stesso Occidente che l’Iran accusa di aver creato l’Onda Verde, sembra quindi accettare la narrazione di Khamenei & Co., ammazzando ancora una volta – stavolta spiritualmente – quelle decine e decine di attivisti democratici uccisi dal regime dei Mullah tra il 2009 e il 2011.

Ricordiamo che, proprio in questi giorni, i leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, hanno “celebrato” i 2000 giorni di detenzione. Una detenzione illegale, imposta senza la formalizzazione di una accuasa contro gli imputati e senza neanche un processo. Anche in questo caso, l’Occidente ha scelto di tacere, preferendo un regime fondamentalista a chi ha provato a creare un Iran democratico (GaiaItalia.com).

Speriamo davvero che Renzi accolga l’appello per la liberazione di Mehdi Khosravi e che questo attivista non venga mandato a morire in una cella di isolamento in Iran. Speriamo davvero che Renzi ricordi nuovamente il periodo in cui era sindaco di Firenze, quando dichiarava appoggio e sostegno proprio al movimento dell’Onda Verde. Speriamo soprattutto, però, che si smetta di accettare la narrazione della storia che Teheran ci sta imponendo. Una narrazione falsa e artefatta. Ad essere arrestati in tutto il mondo per mandati di cattura dell’Interpol, semmai, dovrebbero essere proprio i membri del regime iraniano, responsabili quotidianamente dei peggiori abusi dei diritti umani e del peggior finanziamento del terrorismo internazionale.

Discorso di Renzi nel 2009, in supporto all’Onda Verde

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Come noto, il regime iraniano invia i rifugiati afghani (e anche quelli pakistani) a combattere la jihad in Siria nel nome di Bashar al Assad. Altrettanto noto e’ il fatto che questi questi rifugiati, sono inquadrati in una Divisione denominata Fatemiyoun, composta unicamente da afghani di etnia Hazara, ovviamente sciiti. Inizialmente il regime iraniano ha provato a nascondere il ruolo degli afghani in Siria, ma alla fine ha dovuto ammettere la loro presenza e il loro compito. Oggi si sa che Teheran paga mensilmente tra i 500 e i 700 dollari a questi mercenari, promettendo loro (e ai famigliari) un permesso di soggiorno al ritoirno dalla Siria.

Molti di questi afghani, chiaramente, muoiono durante la loro jihad e vengono segretamente seppelliti in un cimitero vicino Qom. Secondo una informazione recente, circa 14000 afghani sarebbero stati inviati sinora dall’Iran in Siria, alcune di questi minorenni (Good Morning Iran). Si tratta di una grave violazione non solo della Convenzione Internazionale per i diritti del Bambino, ma anche di quella in difesa dei Diritti del Rifugiato (UANI).

In questi giorni l’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, molto vicina ai Pasdaran, ha pubblicato un report in cui rivela che come Teheran abbia deciso di affidare ad Hezbollah il compito di addestrare una nuova unita’ speciale della Divisione Fatemiyoun. Tra le altre cose, proprio Hezbollah e’ responsabile dell’addestramento dei numerosi jihadisti sciiti che vengono costantemente inviati anche in Iraq. Dal 2012, lo ricordiamo, Hezbollah e’ direttamente coinvolto nel conflitto siriano, per mezzo di centianaia di suoi miliziani (Tasnim News).

Questa divisione speciale sarebbe gia’ stata schierata in varie parti della Siria, sotto lo stretto monitoraggio di cecchini di Hezbollah. A questa unita’ speciale gia’ attivata, ne verranno affiancate delle altre – sempre composte da rifugiati afghani – esperte in combattimenti avanzati, guerriglia, armamenti anti-carro e nel lancio di missili terra-aria spalleggiabili (Long War Journal).

Canzone in farsi in onore dei jihadisti afghani

 

 

foto copertina

Il 9 aprile scorso la Repubblica Islamica dell’Iran e’ stata scossa da una terrificante notizia: il ritrovamento del corpo di una piccola bimba , parzialmente bruciato con l’acido. Le indagini riveleranno quindi che la vittima si chiamava Setayesh Qoreishi, aveva sei anni ed era una rifugiata afghana. Secondo gli investigatori, ad ucciderla e’ stato un ragazzo iraniano che, dopo aver abusato sessualmente di lei, voleva eliminare le prove bruciando completamente il corpo (Rferl.mobi).

Alcuni media iraniani, neanche a dirlo, hanno usato questa terrificante occasione per attaccare le poche forme di libertà che il popolo riesce a trovare, nonostante la censura. Ecco allora che, il vero colpevole del delitto, non e’ più il ragazzino iraniano, ma Internet. Secondo quanto scrive Rajanews.ir, ad esempio, “quando ci sono siti pornografici e il libero accesso ad Internet, ogni minorenne può facilmente comprare una SIM Card e accedere a questo tipo di materiale. Il risultato di questo fenomeno e’ la tragedia a cui abbiamo assistito oggi“.

In particolare, Rajanews.ir – di proprietà di Fatemeh Rajabi, moglie dell’ultra-conservatore Gholam-Hossein Elham  e vicino al potente Consiglio dei Guardiani – ha puntato l’indice contro Telegram, il noto programma di messaggistica istantanea russo Telegram, recentemente, e’ stato anche al centro di una dura polemica in Iran, per non aver accettato le regole della censura, che il regime intende imporre (secondo una statistica, un quarto degli iraniani usa Telegram, ovvero quasi 20 milioni di utenti). Secondo Rajanews.ir, infatti, il giovane killer iraniano avrebbe usato Telegram per accedere a materiale pornografico.

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Come sempre, nonostante le follie del regime, la popolazione civile sta un passo avanti. Mentre i media iraniani faticavano a dare la notizia della morte della povera Setayesh, i giovani sui social network bypassavano la censura e denunciavano l’omicidio, lo stato drammatico dei minori e dei rifugiati in Iran. Tra le altre cose, sui muri di Teheran sono comparsi anche dei graffiti in onore della bimba orrendamente uccisa.

A dozzine, quindi, hanno aderito alla pacifica protesta dei rifugiati afghani, organizzata davanti all’Ambasciata dell’Afghanistan a Teheran, nonostante il divieto del regime. Neanche a dirlo, poco dopo l’inizio della protesta, la polizia e’ intervenuta disperdendo i manifestanti.

Secondo quanto riportano i media afghani, la famiglia di Setayesh avrebbe inviato un messaggio al Presidente afghano Ashraf Ghani, chiedendo di fare pressioni sulle autorità iraniane, affinché il responsabile dell’omicidio venga severamente punito.

La manifestazione dei rifugiati afghani bloccata dalla polizia

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Velatissima e sorridente: cosi si era presentata la cara Federica Mogherini in Iran, umiliando ancora una volta tutte le donne italiane e quelle iraniane. Non contenta di aver umiliato l’Europa intera, la Mogherini pubblicava un articolo sul Corriere della Sera intitolato “L’Unione Europea Apre all’Iran, l’inizio di una svolta“.

Eccitatissima, la Mogherini parlava di “dialogo costruttivo” – caso strano copiando e incollando l’hashtag di Rouhani #constructiveEngagement – descriveva l’Iran come un “attore centrale del Medioriente e Asia” e aggiungeva testualmente: “Ci sono milioni di rifugiati afghani in Iran: insieme possiamo migliorare le loro condizioni di vita e ridurre il numero troppo alto di morti sulla rotta verso l’Europa.“. 

In poche parole, Mrs Pesc indirettamente prendeva a modello la Repubblica Islamica per l’accoglienza dei rifugiati afghani, paragonandolo alla crisi dei rifugiati in Europa, al fine di avviare una cooperazione con Teheran per risolvere questa drammatica crisi (che colpisce l’Italia in prima battuta).

Cosi facendo, la Mogherini mistificava gravemente la realtà dei fatti. In primis per quanto concerne i rifugiati afghani in Iran: questi rifugiati sono volontariamente tenuti ai margini dal regime, grazie ad una politica sostenuta dai Pasdaran, che ne vuole fare carne da macello per la Siria. Esiste infatti da anni una brigata speciale di Pasdaran – la nota Brigata Fatemyun – composta solamente da rifugiati Afghani. Il loro coinvolgimento nella jihad del regime, e’ in piena violazione dei parametri stabiliti dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UANI).

Per la maggior parte, non si tratta di volontari ispirati da una fanatica visione del jihad khomeinista, ma dalla promessa di ottenere uno stipendio sicuro e, al loro ritorno, di poter avere un permesso di residenza in Iran. Non solo: il Parlamento iraniano sta da tempo discutendo una legge per concedere la cittadinanza ai rifugiati afghani che si arruoleranno per combattere in Siria (Good Morning Iran).

Secondo le informazioni raccolte in questi mesi, l’Iran offre un salario di che varia da 500 ai 700 dollari mensili ai circa 3000 combattenti afghani in Siria (Observer France 24). Non solo: come denunciato dal deputato afghani Qais Hassan, i Pasdaran hanno affittato degli aerei civili della compagnia afghani Ariana, per trasferire i combattenti afghani nei teatri di guerra in Siria e Iraq. Un accordo ottenuto con la collaborazione della compagnia aerea civile iranian Mahan Air: per 10,000 dollari a volo, la Ariana fa saliere a bordo dei suoi vettori Pasdaran Afghani vestiti da semplici civili (Pajhwork Afghan News).

Cosi facendo, il regime iraniano viola la stessa Convenzione Internazionale di Chicago – di cui e’ firmatario – che vieta espressamente di usare l’aviazione civile per scopi diversi da quelli previsti nella Convezione stessa (ergo per scopi militari). L’articolo 4 della convenzione di Chicago, infatti, testualmente afferma che: “Ogni Stato contraente si impegna a non adibire l’aviazione civile a scopi incompatibili con la presente Convenzione” (Testo). Questa violazione e’ stata totalmente ignorata dalla Comunità Internazionale.

Purtroppo c’e’ molto di peggio: l’Iran non solo manda i rifugiati Afghani a morire in Siria, ma tra loro invia anche numerosi minori. Quotidianamente, infatti, tornano in Iran nelle bare i corpi di giovanissimi afghani, uccisi per difendere il macellaio Bashar al Assad. Inviando minori in guerra, la Repubblica Islamica viola sia la Convenzione per i Diritti del Bambino del 1994, che il Protocollo aggiuntivo del 2010 contro il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (Good Morning Iran).

Vedere come l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE ignori tutte queste vergognose violazioni, rappresenta un fatto gravissimo. Nessun appeasement internazionale, infatti, può giustificare l’indifferenza e il totale silenzio europeo e Occidentale.

Minori Afghani arruolati dai Pasdaran e morti in Siria 

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