Archivio per la categoria ‘Iran Religione’

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Il 25 ottobre scorso il giornalista iraniano Pouyan Khoshhal è stato arrestato all’aeroporto di Teheran, con l’accusa di aver “insultato il Profeta Maometto”. Ricordiamo che, secondo la legge iraniana – articolo 262 del Codice Penale – chiunque insulta il Grande Profeta (Maometto) o qualunque altro profeta dell’Islam, è passibile della pena di morte.

Ma quale sarà stato questo gravissimo insulto di cui è accusato Khoshhal? In un articolo in cui il giornalista del quotidiano Ebtekar parlava delle necessità mediche dei pellegrini iraniani che si recavano al Santuario dell’Imam Hossein a Karbala (Iraq), Khoshhal ha scritto “ogni anno, i pellegrini si recano presso la città di Karbala per celebrare il 40° giorno dell’anniversario del decesso dell’Imam Hossein” (ovvero l’Ashura).

Apriti cielo: siccome il povero Khoshhal ha usato il termine “decesso” e non “martirio” riferito all’Imam Hossein, si è scatenata la tempesato. Il quotidiano Ebtekar ha corretto l’articolo, pubblicato le scuse e licenziato il giornalista. Il regime, come suddetto, lo ha arrestato e ora potrebbe anche condannarlo a morte. Le distanze dal povero giornalista le ha prese anche Mohammad Ali Vakili, parlamentare iraniano e editore del quotidiano Ebtekar.

Questo è il regime iraniano, non crediamo serva aggiungere altro. Serve solo vergognarsi per il silenzio Occidentale davanti a tutto questo, serve solo vergognarsi per il silenzio della Signora Mogherini…

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Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif gestures as he talks with journalist from a balcony of the Palais Coburg hotel where the Iran nuclear talks meetings are being held in Vienna,

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e’ stato ospite di un programma della TV di Stato, ove ha risposto sulla situazione economica nel Paese, sulle nuove sanzioni americane e sulla Repubblica Islamica. Ad un certo punto, fiero di se, il Ministro ha affermato: “noi (iraniani), abbiamo scelto da soli il nostro percorso!”.

Immediatamente, l’affermazione di Zarif e’ diventata oggetto di critica e scherno da parte di molti iraniani attivi su Twitter. Con l’hashtag “Io non ho scelto”, giovani iraniani – soprattutto le ragazze iraniane – hanno attaccato Zarif, denunciando che no, al contrario di quanto affermato da Zarif, il sistema in cui vivono non e’ quello che hanno scelto, ma quello che e’ stato loro imposto.

Banafsheh Jamali, ad esempio, ha scritto un tweet in cui ha attaccato Zarif, ribadito di non aver avuto il diritto di scegliere e che, a suo parere, il 97% degli iraniani non hanno scelto: non hanno scelto la religione, il tipo di vestiario, lo stile di vita e numerose altre cose. Banafsheh chiudeva il suo tweet affermando “io odio veramente questo tipo di vita”.

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Shima Tadrisi, una ragazza di Teheran, ha scritto invece un tweet in cui ha denunciato che, come donna, lei non ha scelto di essere coinvolta solamente per il 16% nella vita economica del Paese. di essere considerata parte di un genere di secondo livello, di portare l’hijab, di non poter essere candidata alle elezioni presidenziali e di non poter entrare allo stadio.

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Le proteste pero’ non sono arrivate solo da donne. Shahin Milani, ad esempio, ha scritto un tweet: “Signor Zarif, noi non abbiamo diritto di scegliere come vestirci. Un mese all’anno, non abbiamo diritto a bere acqua in pubblico. Di quale scelta parla?”. Milani fa riferimento al duro codice, anche nell’abbigliamento, previsto durante il mese di Ramadan.

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Masoud Kazemi ha invece scritto: “Signor Repubblica Islamica, l’attuale situazione economica che voi avete creato alla popolazione per mezzo delle vostre scelte, e’ deplorevole. Questa condizione economica ha messo la mia vita praticamente al collasso. Grazie per i risultati di questi 40 anni. La vergogna e’ una virtu'”.

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Il ricercatore Hassan Assadi Zeidabadi invece ha scritto: “Mi creda, io non ho scelto l’isolamento internazionale e l’umiliazione dei miei connazionali, in fila davanti alle ambasciate” (per ottenere il visto per lasciare il Paese). Hassan ha passato diversi anni incarcere in Iran, per la sua attivita’ in favore dei diritti umani.

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Dure reazioni sono arrivate anche da utenti iraniani di fede Baha’i. Come noto i Baha’i iraniani sono soggetti ad un duro regime di discriminazioni e considerati una setta peccaminosa. Atish ha scritto: “Io non ho scelto le pressioni che subisco dal nostro establishment. Non ho scelto di essere espulso dall’universita’, di essere privato dei miei diritti fondamentali, ne lo ha scelto mio padre o i miei amici. Questa vita ci e’ stata imposta da voi e dall’establishment islamico”.

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Infine alcuni utenti, come Mori, hanno sfidato Zarif, invitandolo – se e’ davvero sicuro delle sue affermazioni – ad organizzare un referendum, per dare il diritto agli iraniani di scegliere se davvero vogliono ancora vivere in una Repubblica Islamica.

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Ancora brutalita’ in Iran: un uomo di 47 anni, Mohammad Hossein Maleki, e’ stato condannato alla pena capitale dal Giudice Pour-Rezaei, della Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Isfahan.

Il giudice ha condannato Maleki a morte accusandolo di “corruzione in Terra”, per aver venduto delle schede che permettevano “anche l’accesso a canali TV pornografici”. Maleki ha rigettato questa accusa, sostenendo di essere da anni l’amministratore di un sito chiamato Asre Javan, che vende schede digitali che permettono l’accesso ad oltre 6000 canali TV satellitari per circa 10 euro al mese.

Maleki si e’ assunto la sua parte di responsabilita’ in merito alla vendita delle schede che permettono l’accesso alla TV satellitare. Un business che in Iran e’ vietato, ma che e’ portato avanti da centinaia di persone. Nella Repubblica Islamica, infatti, quasi tutti hanno una parabola satellitare, nonostante il regime non lo permetta, perche’ garantisce l’accesso a mezzi di informazione diversi da quelli ufficiali. Periodicamente le forze di sicurezza sequestrano e distruggono le parabole satellitari, ma non sono mai riuscite a bloccare la vendita delle parabole stesse.

Maleki – noto online come “Arian” – ha rigettato ogni accusa di promozione della pornografia e denunciato che la sua condanna a morte, apre la strada a quella di centinaia di altre persone, impegnate nello stesso business. Maleki e’ stato arrestato nel Marzo 2017 ma – sbagliando – la sua famiglia ha deciso di non diffondere ai media la notizia del fermo. Mohammad Hossein Maleki e’ sposato e ha due figli. Attualmente e’ detenuto nel carcere di Daestger presso Isfahan.

Ricordiamo che nel 2010, per accuse simili, fu condannato a morte Saeed Malekpour, cittadino iraniano con passaporto canadese. La sua condanna a morte e’ stata commutata in carcere a vita nel 2013.

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Il regime iraniano ha arrestato l’Ayatollah Sayyid Hussein al-Shirazi, con l’accusa di “propaganda contro il regime”.

L’Ayatollah Sayyd Hussein al-Shirazi, figlio del noto Grande Ayatollah Sayyid al-Husseini al-Shirazi di Qom, durante una sua lezione, ha paragonato il potere della Guida Suprema Ali Khamenei, a quella dei faraoni egiziani.

L’Ayatollah Sayyid Hussein al-Shirazi, in passato, e’ stato diverse convocato diverse volte dall’intelligence iraniana (MOIS), per la sua indipendenza verso il potere. L’Ayatollah al-Shirazi, in particolare, ha diverse volte accusato il sistema della Velatay-e Faqih di essere un illegittimo, affermando che il solo scopo di questo regime politico e’ quello di opprimere la popolazione.

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La foto che vedete in alto e’ stata pubblicata dal sito della FIGC e mostra la nazionale italiana di calcio femminile, durante un incontro amichevole in Iran. L’incontro e’ terminato con la vittoria della nazionale iraniana per 3 a 1.

Peccato che questa foto rappresenti solamente una parziale verità o, peggio, celi una vera e propria censura. Il sito della FGCI, infatti, non racconta alcune importanti notizie e soprattutto non mostra la foto delle atlete italiane in compagnia con quelle iraniane. Perché? E’ presto detto: perché se lo avesse fatto, avrebbe dovuto mostrare anche la natura oppressiva del regime iraniano.

Secondo quanto denuncia la pagina Facebook My Stealthy Freedom, infatti, durante la partita Iran-Italia non sono stati ammessi i giornalisti allo stadio. Questo perché le ragazze italiane hanno giocato senza il velo, quindi – secondo la mentalità malata del regime – avrebbero potuto provocare una erezione ai maschi in sala.

Peggio, alla fine della partita, le atlete iraniane e italiane si sono riunite per scattare la solita foto di rito tutte insieme. Qui, arriva la vera e propria censura: il sito della FIGC non mostra la fotografia, che ritrae sia le calciatrici iraniane che quelle italiane con il velo. Il volto poco sorridente delle ragazze italiane, vale più di mille parole.

Ci chiediamo se sia possibile, da parte dei rappresentanti dello sport italiano, in primis da parte del Ministro Lotti, accettare passivamente queste imposizioni, figlie della peggiore lettura della Sharia, la legge islamica. Ci chiediamo se sia possibile farlo proprio mentre le donne iraniane lottano contro il velo obbligatorio e mentre il mondo – Italia in testa – celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne!

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La Corte Rivoluzionaria di Teheran ha condannato tre giovani Baha’i a cinque anni di carcere con l’accusa di aver “agito contro la sicurezza nazionale, in quanto membri della setta deviata Baha’i”.

I tre condannati sono giovanissimi e si chiamano Rouhieh Safajou, Tara Houshmand e Sarmad Shadabi. La loro colpa e’ quella di aver provato ad iscriversi all’università pubblica, da cui sono stati respinti nel 2015. Al regime, purtroppo, non e’ bastato negare a questi ragazzi il diritto all’educazione: nel marzo del 2016, infatti, i tre sono stati arrestati senza un motivo ufficiale.

Probabilmente la vera colpa dei ragazzi arrestati, e’ stata quella di non essersi arresi all’apartheid e al razzismo che il regime iraniano applica verso la fede Baha’i. I tre, infatti, hanno insistito per far valere i loro diritti: si sono recati presso il parlamentare Alireza Mahjoub che, nonostante sia considerato un riformista, li ha cacciati in malo modo dal suo ufficio, chiamandoli “terroristi”; hanno deciso di continuare i loro studi presso il Baha’i Institite for Higher Education (BIHE), un accademia creata nel 1987, per permettere a tutti i ragazzi Baha’i di continuare la loro formazione, purtroppo abbandonando l’Iran; hanno scritto direttamente a Mohammad Javad Larijani, Segretario dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran (sic), rivendicando il diritto all’istruzione per ogni iraniano che la stessa Costituzione iraniana riconosce.

Neanche a dirlo, a guidare il processo contro i tre giovani Baha’i e’ stato il giudice Moghiseh, da anni noto per avere un CV pieno zeppo di abusi dei diritti umani. Il giudice ha applicato contro i tre giovani l’articolo 499 del Codice Penale Islamico dell’Iran, ovvero quello che prevede la condanna per “gruppi che disturbano la sicurezza del Paese”.

Ricordiamo che in Iran vige un vero e proprio regime di apartheid contro i Baha’i, a cui non solo e’ negato il diritto all’educazione, ma sono anche proibiti una serie di lavori. La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ha qualche tempo fa emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” di avere contatti sociali con i Baha’i.

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L’intelligence iraniana ha arrestato Raheleh Rahemipour, coraggiosa donna iraniana che da anni chiede di avere notizie sul fratello e sul nipote, neonato, uccisi dal regime anni fa e i cui corpi sono stati fatti sparire!

Dei suoi famigliari Raheleh ha perso le tracce da quando, nel 1984, il fratello Hossein – fu arrestato con la moglie e rinchiuso nel carcere di Evin. Sia Hossein che la moglie erano accusati di essere membri del partito Rah-e Karegar – partito dei Lavoratori – un gruppo vicino ideologicamente al maoismo. La storia di Hossein, dopo l’arresto, diventa quindi inquietante.

Non solo Hossein viene impiccato nel 1984 e il corpo non verrà mai restituito alla famiglie, ma i parenti non avranno neanche mai più notizie della piccola Golrou, la figlia di Hossein, nata proprio durante la detenzione della coppia. La famiglia sa solamente che Golrou e’ nata due giorni dopo l’arresto di Hossein e la moglie ed e’ stata immediatamente separata dalla madre. Una settimana dopo, quindi, il regime ha comunicato la morte della neonata, ma anche in questo caso il corpo della piccola e’ sparito. La madre di Golrou, ovviamente, e’ stata colpita da una fortissima depressione.

Raheleh Rahemipour non si e’ mai arresta e ha sempre cercato giustizia sia per i famigliari uccisi dal regime, sia per le miglia di prigionieri politici iraniani, massacrati nel 1988 (oltre 30,000), su ordine di Khomeini. Purtroppo, la caparbieta’ di Raheleh le e’ costata l’arresto e il carcere.

I massacratori di allora, siedono oggi nel Governo di Rouhani nonostante gli abusi che hanno commesso! Tra loro ricordiamo il precedente Ministro della Giustizia di Rouhani, Mostafa Pourmohammadi, e quello attuale, Alireza Avayi, sono entrambi implicati in terribili abusi dei diritti umani!