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Iran Death Penalty

La Repubblica Islamica, conferma drammaticamente la sua intolleranza verso la libertà di opinione e di coscienza e la sua crudeltà. Tre detenuti, sono stati condannati a morte, decisa sulla base delle loro opinioni personali, in materia religiosa. I tre sono: Sina Dehghan, Mohammad Nouri e Marjan Davari (Death Penalty News).

I primi due, Sina Dehghan e Mohammad Nouri, sono stati arrestati nell’ottobre del 2015, con l’accusa di aver espresso delle considerazioni offensive verso l’Islam, parlando in una chat privata aperta con l’applicazione mobile “Line”. Con  loro e’ stato arrestato anche Sahar Elyasi, rilasciato su cazione perché minorenne e poi condannato al processo a sette anni di detenzione. All’epoca dell’arresto, Sina Dehghan aveva appena finito il suo servizio militare presso una base di Teheran, gestita direttamente dai Pasdaran. Poco dopo l’arresto, Sina Dehghan e’ stato selvaggiamente picchiato durante la detenzione presso il palazzo dell’intelligence di Arak. 

La pena di morte contro Sina Dehghan e Mohammad Nouri e’ stata decisa dalla Sezione 1 della Corte criminale della Provincia di Markazi, presieduta dal giudice Mohamad Reza Rahmati. La condanna, quindi, e’ stata confermata nel febbraio del 2017 dalla Corte Suprema iraniana che, non contenta, ha aggiunto 16 mesi di carcere ulteriore, accusando gli imputati di insulto alla Guida Suprema Khamenei. 

Nel Settembre del 2016, Iran Human Rights aveva riportato che Sina Dehghan, appena ventenne, aveva firmato una confessione di colpevolezza, dopo aver ricevuto la promessa della  prossima liberazione. 

La terza condanna a morte e’ stata decisa contro una donna, Marjan Davari, arrestata nel settembre del 2015. Anche in questo caso, le ragioni sono di coscienza: la Davari e’ accusata di aver tradotto un libro sull’Eckankar, movimento religioso induista, molto popolare negli Stati Uniti. La prigioniera, quindi, e’ stata accusata dal regime di “diffondere corruzione sulla Terra”. A condannarla a morte e’ stato il giudice Salavati della Sezione 15 della Corte Rivoluzionaria di Teheran (Hrana).

Durante la detenzione nel carcere di Evin, il regime iraniano ha negato a Marjan Davari ogni contatto con la famiglia e con il suo legale. 

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Sina Dehghan

marian davari

Marjan Davari

Il Ministero dell’Intelligence iraniano, ha rifiutato la richiesta di trasferire in ospedale il detenuto Jamaloddin Khanjani, 83 anni, arrestato nove anni fa insieme ad altri sei rappresentanti della Comunità Baha’i iraniana. Khanjani ha bisogno di una operazione urgente alla prostata e, ovviamente, le strutture mediche del carcere dove è rinchiuso non sono assolutamente adatte. Non solo: come denuncia Siavash Khanjani, nipote del prigioniero politico, a Jamoladdin Khanjani viene anche negata la libertà su cauzione, nonostante la stessa legge iraniana lo consenta (MEI).

Ricordiamo, come suddetto, che nel 2008, sette leader della Comunità Baha’i iraniana sono stati arrestati dal regime iraniano per motivi religiosi. I loro nomi sono Jamaloddin Khanjani, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Afif Naeimi, e Mahvash Sabet. Tutti sono stati inizialmente condannati a 20 anni di carcere, con l’accusa di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. La pena, in seguito, è stata ridotta a 10 anni di detenzione.

Sempre per quanto concerne i Baha’i, in carcere è finito nel 2012 anche un nipote di Jamaloddin Khanjani. Si tratta di Navid Khanjani, condannato a 12 anni di carcere per aver “diffuso il falso” e “disturbato l’opinione pubblica”. La sua colpa, oltre al fatto di essere Baha’i, è stata quella di aver fondato una Associazione contro le discriminazioni e l’educazione per i membri della minoranza Baha’i, a cui è negato persino l’accesso all’istruzione pubblica. Navid, per la cronaca, è stato arrestato mentre si trovava come volontario nella provincia dell’Azerbaijan Orientale, in seguito al devastante terremoto del 2012 (Iran Human Rights).

Nella Repubblica Islamica i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, da estromettere completamente dalla società civile. A loro non solo è negato l’accesso all’educazione pubblica e il diritto di celebrare le loro festività, ma anche la possibilità di svolgere numerosi lavoro (No Pasdaran). Contro di loro, lo stesso Ayatollah Khamenei ha emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” il contatto con i Baha’i (No Pasdaran).

Purtroppo, nel 2011, la moglie di Jamaloddin Khanjani, la Signora Ashraf, è deceduta. Al suo funerale, erano presenti oltre 5000 persone (Iran Press Watch). In quella terribile occasione, il regime iraniano – spietatamente – negò ad Jamaloddin Khanjani di lasciare il carcere per partecipare al funerale dell’amata moglie. La coppia è stata sposata per oltre 50 anni…(Baha’i World News Service).

E’ successo ancora, purtroppo: una studentessa iraniana di fede Baha’i, Sogol Kazemi Bahnamiri, è stata espulsa dall’Università di Mashhad, dove studiava Ingegneria urbana. La studentessa, è stata espulsa mentre frequentava il quinto semestre del corso di studi, senza alcuna spiegazione o comunicazione preventiva.

La povera Sogol, ha scoperto da sola di non essere più considerata una studentessa dell’Università di Mashhad, dove aver tentato di accedere al portale dell’Ateneo, in occasione degli esami finali del semestre, il 23 gennaio del 2017. Quando Sogol ha provato ad avere delle spiegazioni sulla decisione, ha incontrato davanti a sè solamente dei muri. L’Amministrazione dell’Università di Mashhad non ha saputo darle delle motivazioni, affermando di non essere a conoscenza dell’accadimento. La studentessa Baha’i ha provato quindi ad approcciare direttamente il Ministero della Scienza, ma anche in questo caso, nessun impiegato si è preso la responsabilità dell’espulsione (Hrana).

Purtroppo, come confermato dalla famiglia di Sogol Kazemi Bahnamiri, le autorità erano tutte consapevoli della decisione. La scelta, come hanno spiegato, è parte del regime di oppressione dell’Iran verso la minoranza Baha’i, privata di ogni diritto all’educazione pubblica. D’altronde, come noto, Khamenei in persona ha approvato una fatwa che vieta agli “iraniani puri” ogni forma di contatto con “questa setta peccaminosa” (No Pasdaran). La polizia iraniana, quindi, ha addirittura stilato una lista di lavori vietati ai Baha’i, ordinando anche che, nel caso dei lavori permessi, il salario di un Baha’i debba essere inferiore a quello di altri impiegati (No Pasdaran).

Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Una mamma e suo figlio, sono stati arrestati dal regime di Teheran presso Urmia, nella Provincia iraniana dell’Azerbaijan Occidentale. I loro nomi sono Anousheh Reza-bakhsh e Soheil Zagarzadeh Sani e la loro colpa è una sola: aver deciso di abbandonare l’Islam per abbracciare il cristianesimo, più precisamente il cattolicesimo (Mohabat News).

I due, arrestati il 20 febbraio scorso, sono stati trasportati in una località sinora sconosciuta e della loro attuale situazione non abbiamo notizie. Possiamo dire che, una volta convertiti, la amma ha preso il nome di Veronika e il figlio Augustine. La polizia è arrivata improvvisamente nella loro abitazione e, dopo averli arrestati, ha anche requesito delle Bibbie e dei libri di teologia cristiana, presenti nell’abitazione.

Gli ultimi arresti relaviti a motivi di appartenenza religiosa ad Urmia, risalgono al Settembre 2008, quando i Pasdaran arrestarono un Pastore della Chiesa Evangelica Assira. Con lui venne arrestato anche un altro uomo, che era venuto a visitarlo da Teheran. Entrambi furono accusati di spionaggio e contatti con Paesi stranieri. Due giorni dopo il loro arresto, quindi, un altro cristiano venne fermato, anche lui per aver abbandonato l’Islam per il cristianesimo.

Gli arresti del 20 febbraio, purtroppo, segnano un nuovo step verso la persecuzione delle minoranze presenti in Iran e verso il restringimento delle poche libertà ammesse dal regime. Una tendenza che aumenterà, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali del Maggio 2017.

Nel rumore delle guerre intestine e settarie, drammatiche, che si stanno combattendo in Siria e Iraq, non si odono (per ora) le voci di dissenso interno ai vari schieramenti. Queste voci, però, esistono e, quando raccontate, offrono uno spaccato drammatico della situazione.

In un report speciale pubblicato dal think tant Washington Institute for Near East Policy, vengono riportate le voci di dissenso dei miliziani jihadisti di Hezbollah, nei confronti del regime iraniano. In particolare, grazie alla condizione di anonimato offerta, i miliziani di Hezbollah lamentano il fatto di essere considerate vite di serie B. Secondo quanto denunciano, infatti, il comandante iraniano Qassem Soleimani – a capo della Forza Quds dei Pasdaran – intepreta la sua missione principale come quella di salvare gli iraniani. A tale scopo, egli considera gli arabi sciiti impegnati in Siria e Iraq, come sacrificabili.

I vecchi combattenti di Hezbollah, consapevoli di questa situazione, si sono costantemente allontanati dal Partito di Dio, Questi combattenti, quindi, sono stati sostituiti da giovani ragazzi disoccupati a cui, più che l’ideologia, interessa un salario sicuro (almeno fino alla morte). La guerra in Siria, sta isolando le Comunità sciite del Libano e le sta allontanando anche dal regime iraniano. Un allotanamento che ha un effetto sugli stessi reduci sciiti della jihad siriana: una volta tornati nelle loro Comunità, dopo le cerimonie di facciata, questi miliziani restano spesso ai margini della società e diventano tossicodipendenti.

A quanto sembra, Qassem Soleimani non è molto disponibile al dialogo e alle critiche. Quando la leadership di Hezbollah non ha risposto alla richiesta di Soleimani di inviare nuovi jihadisti ad Aleppo, il comandante Pasdaran ha tagliato i salari per tre mesi, sino a quando Hezbollah non si è piegato. Insomma: una vera e propria relazione tra padrone e sottomesso che, ovviamente, ha creato una generale disilussione, soprattutto sul mito della possibile creazione di una “identità unita degli sciiti”.

Di seguito il link per leggere il report completo, in inglese:

http://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/view/hezbollah-losing-its-luster-under-soleimani

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Dorsa Derakhshani, giocatrice di scacchi iraniana, è stata espulsa dalla nazionale femminile di scacchi della Repubblica Islamica per non essersi messa il velo durante un torneo estero, a cui partecipava a titolo individuale. In particolare, Dorsa è stata cacciata per aver violato la Sharia, durante il Festival di Scacchi, che si svolge annualmente a Gibilterra.

Non solo: il capo della Federazione di Scacchi iraniana, Mehrdad Pahlevanzadeh, ha affermato che il problema non è stato solamente posto da Dorsa Derakhshani, che non ha indossato il velo, ma anche da un giocatore iraniano che ha accettato di giocare contro uno israeliano. Come noto, il regime iraniano non solo non ricosce Israele, ma vieta ogni forma di contatto – anche sportive – tra rappresentanti iraniani e israeliani, considerando questo contatto come un vero e proprio “pericolo alla sicurezza nazionale” (per cui si può anche essere accusati di tradimento). Per quanto concerne i contatti con Israele, Mehrdad Pahlavanzadeh faceva riferimento a Borna Derakshani, fratello 15enne di Forsa che, durante il Festival di Gibilterra, ha accettato di giocare contro l’israeliano Alexander Huzman (My Stealthy Freedom).

Fortunatamente per la loro sicurezza personale, sia Dorsa che il fratello Borna studiano attualmente in Spagna, al riparo anche dalle possibili vendette del regime iraniano contro la loro persona.

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