Archivio per la categoria ‘Iran Società’

narges hosseini

Narges Hosseini, una delle ragazze di Teheran arrestate per aver deciso di togliersi pubblicamente il velo, ha scelto di non pentirsi e rischia dieci anni di carcere.

La protesta di Narges e’ arrivata dopo quella di Vida Mohaved, la prima ragazza che – il 27 dicembre scorso, all’inizio delle proteste popolari in Iran – si era recata in Via della Rivoluzione, nella capitale Teheran, si era tolta il velo e l’aveva attaccato ad un bastone come fosse una bandiera per la libertà.

Vida Mohaved venne immediatamente fermata dagli agenti della sicurezza e di lei, madre di un bimbo di 19 mesi, per settimane non si ebbero più notizie. Narges Hosseini, quindi, ha deciso di continuare la protesta di Vida.

Dopo l’arresto, Narges Hosseini non ha potuto pagare la condizionale per il suo rilascio, perche’ la somma richiesta era troppo alta. Qualche giorno dopo, Narges ha rifiutato di comparire davanti alla Corte e di esprimere pubblicamente pentimento per il suo gesto. Ora, in base al Codice Islamico – articoli 638 e 639 – Narges Hosseini potrebbe rischiare dieci anni di carcere e 74 frustate, per “istigazione a commettere atti immorali” e “atto haram (peccaminoso) in luogo pubblico.  La Hosseini ha anche rifiutato la tesi difensiva del suo legale che, per farla scarcerare, aveva provato a dire che Narges era sotto l’effetto di droghe.

Ricordiamo che, con Vida e Narges, decine di altre donne in questo ultimo mese hanno tolto pubblicamente il velo, per dire basta all’hijab obbligatorio. Ventinove di loro, solamente a Teheran, sono state arrestate. Della loro sorte, ad oggi, non si hanno notizie certe.

 

Annunci

123

Secondo quanto riporta il sito Iran Front Page, il Ministero dell’Interno iraniano ha consegnato al Presidente Rouhani un report sulle proteste scoppiate qualche settimana addietro. Proteste scoppiate in oltre 120 città iraniane e drammaticamente represse, con oltre 20 morti, 3700 arresti e almeno 2 (ma c’e’ chi dice 5), manifestanti arrestati morti in custodia.

A rivelare il contenuto del report ai media iraniani e’ stato direttamente il Vice Ministro dell’Interno Hossein Zolfaqari. Per il Ministero dell’Interno iraniano, le cause della protesta popolare in Iran sono state tre:

  • Insoddisfazione generale e diminuzione della fiducia popolare, causate dall’incompetenza e dai fallimenti dell’apparato statale, incapace di migliorare le condizioni di vita’ della società civile;
  • Errori di comunicazione verso la pubblica opinione, soprattutto durante le recenti campagne elettorali. Aspettative politico-economiche disattese, figlie di promesse elettorali fatte senza tenere in conto la reale condizione del Paese;
  • Attività di forze nemiche esterne, tra cui mercenari americani e membri del MeK.

Salta agli occhi che, per il Ministero dell’Interno iraniano, il ruolo degli agenti anti-regime nelle proteste, e’ solamente l’ultima ragione delle manifestazioni. Davvero anomalo per un regime che, almeno pubblicamente, ha fatto dell’accusa di “sedizione”, un mantra non solo delle proteste del 2009, ma anche di quelle recenti.

Ancora, il report del Ministero dell’Interno e’ costretto ad ammettere che, il livello di istruzione dei manifestanti era assai alto. Secondo Zolfaqari, infatti, “il 59% dei manifestanti avevano il diploma, il 14% la laurea, l’1% un livello di educazione più alto e di un 16% dei manifestanti non era noto il livello di educazione scolastica”. Ancora, l’84% dei manifestanti era giovanissimo: aveva un eta’ inferiore ai 35 anni ed era incensurata.

In poche parole, considerazioni che ribaltano completamente le analisi fatte dalla Direttrice dello IAI Nathalie Tocci, dopo essere tornata da un viaggio a Teheran per una Conferenza sulla sicurezza organizzata dal regime. Tornando dall’Iran, come ormai noto, la Tocci scrisse su Twitter che “Iran Protests” era tutta una esagerazione mediatica. In un video successivo, quindi, la Tocci accuso’ di sessismo chi l’aveva criticata e definì le proteste iraniane provocate dall’ex Presidente Ahmadinejad e dai suoi sostenitori.

Niente male come analisi…

 

 

La Corte Rivoluzionaria di Teheran ha condannato tre giovani Baha’i a cinque anni di carcere con l’accusa di aver “agito contro la sicurezza nazionale, in quanto membri della setta deviata Baha’i”.

I tre condannati sono giovanissimi e si chiamano Rouhieh Safajou, Tara Houshmand e Sarmad Shadabi. La loro colpa e’ quella di aver provato ad iscriversi all’università pubblica, da cui sono stati respinti nel 2015. Al regime, purtroppo, non e’ bastato negare a questi ragazzi il diritto all’educazione: nel marzo del 2016, infatti, i tre sono stati arrestati senza un motivo ufficiale.

Probabilmente la vera colpa dei ragazzi arrestati, e’ stata quella di non essersi arresi all’apartheid e al razzismo che il regime iraniano applica verso la fede Baha’i. I tre, infatti, hanno insistito per far valere i loro diritti: si sono recati presso il parlamentare Alireza Mahjoub che, nonostante sia considerato un riformista, li ha cacciati in malo modo dal suo ufficio, chiamandoli “terroristi”; hanno deciso di continuare i loro studi presso il Baha’i Institite for Higher Education (BIHE), un accademia creata nel 1987, per permettere a tutti i ragazzi Baha’i di continuare la loro formazione, purtroppo abbandonando l’Iran; hanno scritto direttamente a Mohammad Javad Larijani, Segretario dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran (sic), rivendicando il diritto all’istruzione per ogni iraniano che la stessa Costituzione iraniana riconosce.

Neanche a dirlo, a guidare il processo contro i tre giovani Baha’i e’ stato il giudice Moghiseh, da anni noto per avere un CV pieno zeppo di abusi dei diritti umani. Il giudice ha applicato contro i tre giovani l’articolo 499 del Codice Penale Islamico dell’Iran, ovvero quello che prevede la condanna per “gruppi che disturbano la sicurezza del Paese”.

Ricordiamo che in Iran vige un vero e proprio regime di apartheid contro i Baha’i, a cui non solo e’ negato il diritto all’educazione, ma sono anche proibiti una serie di lavori. La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ha qualche tempo fa emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” di avere contatti sociali con i Baha’i.

min iran

In queste ore il Parlamento iraniano sta discutendo la fiducia al nuovo Gabinetto di Governo proposto dal Presidente Rouhani. Tra i nomi discussi dai Parlamentari, c’e’ quello di Mohammad Javad Azari Jahromi, proposto come Ministro delle Telecomunicazioni al posto di Mahmoud Vaezi.

Purtroppo, si tratta dell’ennesima scelta infelice: Mohammad Javad Azari Jahromi, infatti, e’ stato uno dei Direttori dell’Intelligence iraniana tra il 2009 e il 2013, durante la presidenza dell’ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

In quella veste, Jahromi era incaricato di uno dei Dipartimenti di Sorveglianza e ha avuto un ruolo di primo piano nella repressione del movimento di protesta noto come Onda Verde, che ha visto migliaia di persone scendere in piazza tra il 2009 e il 2011, in protesta contro i brogli legati alla rielezione di Ahmadinejad.

Peggio: secondo quanto riporta il sito Kaleme, Jahromi e’ entrato nell’intelligence iraniana nel 2002 e nel 2009, una volta scoppiate le proteste di massa, e’ stato tra coloro che hanno maggiormente contribuito alle repressioni, attraverso la sorveglianza dei social network usati dai manifestanti (Kaleme).

Tutto questo accade proprio mentre uno dei leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi, e’ stato ricoverato in ospedale dopo aver dichiarato lo sciopero della fame. Karroubi, agli arresti domiciliari dal 2011, chiede il diritto di avere un processo pubblico e delle accuse chiare, sinora mai formalizzate dal regime.

hijab-iran-men

Anche oggi nella Repubblica Islamica, si celebra il “Mercoledì Bianco” – #WhiteWednesday – ovvero il giorno in cui le donne iraniane portano un velo bianco (o un indumento bianco), come segno di protesta non violenta contro l’hijab obbligatorio (No Pasdaran).

La novità e’ che, in questi ultimi giorni, diversi ragazzi e uomini iraniani, stanno mandando alla pagina Facebook My Stealthy Freedom – la Mia Libertà Rubata – foto e video di sostegno a questa campagna in favore delle donne iraniane. La pagina My Stealthy Freedom, creata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad, ha il merito di aver lanciato la campagna per i #WhiteWednesday.

Ricordiamo che non e’ la prima volta che i maschi iraniani esprimo il loro sostegno ai diritti delle donne: in una precedente campagna lanciata sempre da My Stealthy Freedom, tanti uomini iraniani avevano inviato le loro foto con il velo indosso, al fianco delle loro mogli, madri, sorelle o semplici amiche, senza velo (Indipendent).

Uno dei messaggi che più ha commosso i followers, e’ quello che vi riportiamo qua sotto: un giovane adolescente iraniano, vestendo una camicia bianca, con la telecamera del suo telefonino, si riprende mentre esprime il supporto alla campagna contro il velo obbligatorio. Un sostegno che decide di dare soprattutto per sua madre e per tutte le madri iraniane, capaci di decidere del loro destino in piena autonomia!

Nel secondo video che vi proponiamo, addirittura un soldato iraniano si riprende mentre – in servizio – si mette al collo una sciarpa bianca e mostra dei cartelli in favore del diritto delle donne iraniane a non essere obbligate a portare il velo! Secondo questo soldato, il suo dovere non e’ solo quello di difendere il Paese, ma anche quello difendere sua madre e sua sorella nel loro diritto di avere diritti!

 

Possiamo tranquillamente dire che, il 13 giugno del 2017, e’ stato un giorno davvero nero per i Baha’i iraniani. In poche ore, infatti, ben 11 iranaini di fede Baha’i sono stati arrestati.

I primi arresti sono avvenuti presso Shahin-Shahr, nella Provincia di Isfahan: qui, due donne Baha’i sono state fermate. I loro nomi sono Noushin Salekian e Farideh Abdi. Dopo due ore di interrogatorio, le ragazze sono state arrestate e trasferite nel carcere femminile di Dolatabad. Per loro l’accusa e’ di “propaganda contro il regime” e “minaccia alla sicurezza nazionale” (Iran Press Watch).

pic1

Noushin Salekian e Farideh Abdilia

Poche ore dopo gli arresti di Shahin-Shahr, almeno 9 cittadini iraniani di fede Baha’i sono stati arrestati nella Provincia del Golestan. In questo caso, i Baha’i fermati, sono stati arrestati per iniziare a scontare in carcere la condanna ricevuta nel 2015. In quell’anno, infatti, numerosi Baha’i vennero arrestati nel Golestan e condannati a diverse pene detentive. Pene a cui, ovviamente, gli imputati si sono opposti, presentato appelli. I nomi dei Baha’i arrestati nel Golestan sono: Maryam Dehghani Yazdeli, Mojdeh Zohouri (Fahandezh), Farah Tebyanian (Sana’i), Parisa Shahidi (Kashani), Mitra Nouri, Houshmand Dehghan Yazdel, Shayda Ghodousi, Pouneh Sana’i (Teimouri) e Nazi Tahghighi (Iran Press Watch).

pic2

Alcuni dei Baha’i fermati nel Golestan

Purtroppo non e’ finita qua: il 20 maggio scorso, lo studente Baha’i Farzad Safaei e’ stato espulso dall’università Islamica di Azad nella città d Ahvaz, provincia del Khuzestan. Farzad aveva celato la sua fede Baha’i, per poter accedere all’università: una scelta forzata, considerando che ai Baha’i e’ negato il diritto all’istruzione pubblica da parte del regime. Purtroppo, dopo ben quattro anni di studi, le forze di sicurezza hanno scoperto la religione di Farzad e lo hanno immediatamente espulso (CHRI).

pic3

mehdi R

Il 23 maggio scorso, il regime iraniano ha permesso ai due fratelli Mehdi Rajabian e Hossein Rajabian, di lasciare il carcere di Evin per alcuni giorni, per ragioni mediche.

Come vi abbiamo raccontato in articoli pubblicati nei mesi passati, Mehdi e Hossein sono due produttori e musicisti, arrestati dal regime nell’Ottobre del 2013 per aver creato una etichetta musicale – la Barg Music – rea di aver diffuso musica considerata peccaminosa dalla Repubblica Islamica e di aver permesso a delle donne di cantare. Nel maggio del 2015, in un processo durato 15 minuti, i due sono stati condannati dal giudice Mohammad Moghiseh a pene tra i 3 e i 6 anni di carcere (poi ridotta a 3 anni in appello). La loro detenzione presso il carcere di Evin e’ iniziata nel giugno del 2016 (la foto sotto ritrae i fratelli Rajabian mentre si dirigono ad Evin).

mehdi-rajabian-and-hossein-rajabian

Nonostante i due fratelli Rajabian fossero stati condannati per motivi politici, si sono ritrovati nella stessa cella dei criminali comuni e Mehdi e’ stato anche duramente picchiato da alcuni compagni di cella.

Nel febbraio 2017, quindi, una speciale Commissione della Magistratura iraniana, ha scritto nero su bianco che Mehdi Rajabian non poteva essere tenuto in cella, perché malato di sclerosi multipla. Nonostante la decisione della Commissione, le autorità carcerarie hanno negato la libertà a Mehdi. Ricordiamo che, dal suo ingresso in carcere, Mehdi Rajabian e’ già stato ricoverato due volte, proprio per il grave deterioramento del suo stato di salute.

In queste ore, gli attivisti per i diritti umani hanno riportato la notizia che i due fratelli Rajabian, hanno rifiutato il ritorno ad Evin, dopo la fine del rilascio temporaneo concesso dal regime. Il rifiuto del ritorno in carcere, sarebbe proprio dovuto alla necessita’ di Mehdi di essere ricoverato nuovamente, per l’aggravarsi della malattia che lo colpisce.