Archivio per la categoria ‘Iran Regime’

La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, ha diffuso ieri un video di risposta a chi si e’ permesso di attaccare i suoi recenti tweet sull’Iran.

Ripercorriamo brevemente la vicenda: qualche giorno fa, insieme a D’Alema, anche la Tocci si reca in Iran per la Conferenza sulla Sicurezza di Teheran. Lo fa mentre, da giorni, il regime iraniano e’ sui giornali per le proteste popolari in tutto il Paese. Tornata dall’Iran, la Tocci fa un paio di tweet in cui dichiara – in soldoni – che Iran Protests e’ tutta una esagerazione mediatica e che, se gli stessi fatti fossero accaduti altrove, non avrebbero ricevuto le stesse attenzioni internazionali.

Il tweet scatena un putiferio mediatico. Per quanto ci riguarda, pubblicammo un articolo ad hoc, ricordando non solo che nelle proteste iraniane erano state uccise 24 persone e arrestate 3700, ma anche che la Tocci nel recente passato, si era espressa alle agenzie iraniane, contro l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle sanzioni internazionali. Pasdaran che, come noto, sono la prima fonte di finanziamento e addestramento dei terroristi nel mondo.

Ieri, quindi, la Tocci ha rilasciato un video (lo trovate in alto), accusando chi l’ha criticata non solo di avere “agende nascoste contro l’Iran”, ma anche di essere un sessista, ormai a quanto pare un aggettivo facile da usare, per evitare di rispondere alle critiche con sostanza e soprattutto con argomenti.

Ora, siccome siamo stati tra coloro che l’hanno criticata con dei dati e non permettiamo a nessuno di darci dei sessisti per chiuderci la bocca, rispondiamo ancora con i contenuti, alle affermazioni della Tocci sulle proteste in Iran. Lo facciamo per punti, per essere chiari e concisi:

  1. Da mesi in Iran erano in corso proteste contro il regime per la sua corruzione e per il fallimento di diversi istituti finanziari legati ai Pasdaran. Di questo e su questo, la Tocci e lo IAI non hanno mai parlato, evidentemente troppo impegnati non ad analizzare, ma a raccontare la narrativa della Mogherini sulla Repubblica Islamica;
  2. Le proteste recenti, scoppiate in oltre 120 citta’ – compresa la capitale Teheran – sono state indubbiamente anche aizzate dalle frange filo-Ahmadinejad, come tra le altre cose scritto da questo sito ben prima del tweet della Tocci. Questo accadimento, pero’, dimostra non l’inconsistenza delle proteste iraniane, ma quanto il regime sia lacerato al suo interno;
  3. Esiste una “agenda internazionale contro l’Iran” ? Se permette la Tocci, vantiamo il fatto che esiste una agenda pubblica contro il regime iraniano. Nel senso che esistono fortunatamente ancora delle voci che si ribellano e non piegano la testa davanti ad un regime fondamentalista, islamista, sessista, misogino e finanziatore del terrorismo internazionale. Informare il mondo sulle malefatte di questo regime con lo scopo di farlo cadere, se permette, e’ un vanto!

Si domandi a questo punto chi e’ più sessista fra chi si e’ permesso di aver criticato – con dei contenuti – il suo tweet, e chi in Italia – IAI in testa – da anni chiude gli occhi davanti alle violazioni dei diritti umani del regime iraniano, davanti alle decine e decine di nuove leggi che in questi anni Teheran ha approvato, proprio contro le donne (compresa la fatwa di Khamenei che vieta alle donne di pedalare in pubblico…).

Il problema su cui la Tocci dovrebbe riflettere, non e’ l’attenzione mediatica che le proteste iraniane hanno trovato in questi giorni nei media italiani e internazionali. Il problema e’ l’indifferenza di anni che, gli stessi media e i think tank come quello che la Tocci dirige, hanno avuto dall’elezione di Rouhani verso i crimini della Repubblica Islamica. Crimini interni, contro il popolo iraniano, e crimini esterni, contro i civili siriani ad esempio.

Probabilmente, pero’, tutto questo alla Tocci interessa relativamente. Troppo impegnata a sostenere le tesi della Mogherini e a parlare con Zarif, per poter guardare fuori dalla finestra della sua camera d’albergo di Teheran…

 

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Ieri, l’ufficio del Procuratore Federale della Germania ha dato la notizia di un raid in corso delle forze dell’anti-terrorismo della polizia, contro una cellula di spionaggio iraniana, composta da dieci persone.

Secondo quanto affermato dal portavoce del Procuratore Generale, Stefan Biehl, il controspionaggio tedesco avrebbe ha scoperto una cellula della Forza Quds – unita’ speciale dei Pasdaran – attiva in diverse regioni della Germania.

Lo scopo di questa cellula era quello di raccogliere informazioni sui cittadini israeliani in Germania e su diverse istituzioni tedesche. Il fine ultimo, quindi, era quello di essere pronti ad attivarsi al momento giusto – ovvero quando l’Iran lo avrebbe ordinato – per colpire i soggetti interessati.

A tal proposito, vogliamo ricordare che il regime iraniano nel 1992 ha ucciso quattro curdi-iraniani, sgraditi al regime, trivellandoli di colpi all’interno del ristorante Mykonos di Berlino.

Ricordiamo che, nell’ottobre del 2017, un report dell’intelligence tedesca ha denunciato il tentativo di Hezbollah di infiltrarsi tra i rifugiati sciiti che arrivano in Germania. Il report, esplicitamente, parla del rischio che questi “agenti” possano essere impiegati come sicari dal regime iraniano.

 

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Non c’e’ limite alla vergogna, non c’e’ un limite che blocca gli “interessi” materiali, davanti ai valori umani. Affermazioni che valgono oggi particolarmente, se si parla dei rapporti tra Italia e Iran.

Nel recente passato, solo per citare alcune scelte degli esecutivi Renzi – Gentiloni, la Ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, scelse di non sospendere la cooperazione scientifica con l’Iran, nonostante la questione del ricercatore medico Ahmadreza Djalali, incarcerato dall’aprile 2016 dai Pasdaran e recentemente condannato ufficialmente a morte.

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Pochi giorni fa, quindi, il Governo Gentiloni ha deciso di firmare la linea di credito di 5 miliardi di euro con l’Iran, nonostante il regime avesse appena ucciso 24 manifestanti e arrestato oltre 3700 civili.

In queste ore, quindi, dall’Iran rendono noto che l’università di Cagliari ha firmato un accordo nel settore scientifico con Iranian Biological Research Center. Ora, non entriamo nel merito tecnico dell’accordo, sicuramente valido e interessante.

Ci interroghiamo, piuttosto, sull’opportunità di continuare a stringere una cooperazione scientifica con un Paese che, nonostante le richieste internazionali (compresa quella dell’ONU), non ha ancora liberato Ahmadreza Djalali. Proprio mentre dall’Iran arrivano fotografie di Ahmadreza Djalali pesantemente dimagrito…

Qui sotto la confessione forzata rilasciata da Ahmadreza Djalali alla TV iraniana. Una confessione, si scopre in questi giorni, registrata oltre un anno fa, ma resa pubblica solamente qualche settimana addietro. In pieno stile mafioso e criminale del regime iraniano…

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Tanto per cominciare bene il 2018, il regime iraniano ha impiccato l’ennesimo detenuto in pubblico. Questa volta, l’esecuzione in stile medievale e’ avvenuta presso Salmas e il detenuto, tale Hossein Eskandarzadeh – riconosciuto infermo mentalmente – e’ stato condannato per aver ucciso diversi sembri della famiglia della moglie (video dell’esecuzione).

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno deciso di inserire Sadeq Larijani – potente capo della Magistratura iraniana e fratello di Ali Larijani, Speaker del parlamento iraniano – nella lista delle sanzioni. Sadeq Larijani non e’ solamente accusato di abusi dei diritti umani, ma anche di sostegno al programma missilistico e nucleare del regime. Il Dipartimento di inserito nella lista delle sanzioni, tra gli altri, anche l’unita’ dei Pasdaran responsabile della guerra elettronica e della difesa cibernetica.

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Fonte: Foundation Defense Democracies

Il think tank americano Foundation for Defense Democracies (FDD), ha pubblicato un interessante articolo di David Adesnik, sul dove, come e quanto il regime iraniano spende, per finanziare l’espansione del khomeinismo a livello internazionale, ovvero per finanziare il terrorismo internazionale.

Secondo quanto riporta l’FDD, il regime iraniano spende:

  • tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno per sostenere il regime di Assad in Siria. A questa spesa va aggiunta una linea di credito di 1 miliardo di dollari concessa nel 2017, da sommarsi a ai 5,6 miliardi di dollari di linee di credito concesse da Teheran negli anni precedenti. Il costo maggiore, ovviamente, e’ quello relativo al mantenimento delle milizie sciite in Siria (almeno 20,000 uomini). A questi costi, va aggiunto, non sono inclusi i rifornimenti concessi, praticamente gratis, da Teheran per petrolio e gas;
  • almeno 1 miliardo di dollari e’ stato speso ogni anno, sin dal 2014, per mantenere le milizie sciite in Iraq. Dopo la fine del controllo territoriale di Isis, sembra che Teheran ridurrà il sostegno, riducendo anche il numero di miliziani sciiti nel Paese (molti si tramuteranno in forze di riserva), portando il finanziamento annuale a circa 150 milioni di dollari l’anno;
  • circa 700-800 milioni di dollari l’anno per sostenere Hezbollah in Libano;
  • 100 milioni di dollari per finanziare i gruppi terroristi palestinesi di Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Va anche detto che, una fonte diplomatica, ha parlato alla Reuters di un sostegno di 250 milioni di dollari annui da parte di Teheran a Hamas;
  • alcuni milioni di dollari, decine sembra, vengono dirottati dall’Iran per sostenere i ribelli Houthi in Yemen. Un sostegno che include anche il trasferimento di missili balistici, per colpire le città saudite.

A questi miliardi, vanno aggiunti i soldi che il Governo iraniano fornisce annualmente ai Pasdaran, ovvero a coloro che materialmente, controllano, ideologizzano e addestrano, le milizie sciite nel mondo. Sotto questo profilo, la trasparenza e’ relativa: ufficialmente, infatti, le Guardie Rivoluzionarie hanno un budget annuo di 8,2 miliardi di dollari.

E’ pero’ una stima relativa, non solo perché lo stesso Governo concede più fondi ai Pasdaran, ma anche perché le Guardie Rivoluzionarie controllano buona parte dell’economia iraniana, compresa quella sommersa. Miliardi di dollari che, ovviamente, non e’ possibile quantificare precisamente.

In poche parole, secondo le stime dell’FDD, il regime iraniano spende 16 miliardi di dollari, solamente per sostenere l’espansione del khomeinismo a livello internazionale. Soldi tolti alla popolazione iraniana, che in buona parte vive nell’indigenza e sotto la sogna della povertà. Ecco spiegate molte delle ragioni di Iran Protests e soprattutto dello slogan “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”.

 

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L’Hojatoleslam Hamid Shahriari, parlando all’agenzia di stampa ISNA, e’ stato chiaro: “l’Iran ha individuato tutti i capi della ‘sedizione’ (cosi il regime definisce le recenti proteste), che dovranno aspettarsi di ricevere la massima punizione”.

In Iran, come noto, vige la pena di morte che e’ la massima punizione che i giudici iraniani possono emettere. In altre parole, quindi, Shahriari ha affermato che molti di coloro che sono scesi in piazza contro il regime, saranno condannati alla pena capitale.

Neanche a dirlo, Shahriari ha ribadito che quanto accaduto nelle ultime due settimane in Iran e’ meramente frutto della propaganda – rea di aver corrotto i giovani – e ha annunciato che ci sara’ un incontro ad hoc per quanto concerne i social network, al fine di garantire che “vengano usati nel modo corretto”. Praticamente l’annuncio di una nuova forte censura di programmi come Telegram e Twitter.

Nel frattempo, dall’Iran arriva la notizia della morte in carcere di un secondo manifestante arrestato durante le proteste. Dopo il decesso dello studente Sina Qanbari nel carcere di Evin, adesso viene annunciata la morte di  Vahid Heidari, venditore di Arak, fermato durante le proteste il 31 dicembre scorso. Per il regime, sia Qanbari che Heidari si sarebbero suicidati.

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La Direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), Nathalie Tocci, non smette mai di stupire. Qualche mese addietro, intervistata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, vicina ai Pasdaran, la Tocci si disse contraria all’idea di inserire le Guardi Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo, nonostante il fatto che sia cosa stranota che, proprio i Pasdaran, finanziano e addestrano decine di gruppi armati, molti dei quali inseriti nelle blacklist non solo degli Stati Uniti, ma anche dell’Unione Europea.

In queste ore, quindi, la Tocci ha pubblicato un tweet di ritorno da un viaggio in Iran – forse lo stesso per cui e’ andato Massimo D’Alema… – in cui ha testualmente scritto “Just returned from trip to Iran. Disturbing mismatch btw internat media coverage & situation on ground over past weeks on “. In poche parole, secondo la Tocci, le proteste in Iran sono state esagerate, perche’ la realta’ sul terreno e’ ben diversa.

Ora, non sappiamo che realtà sul terreno abbia visto Nathalie Tocci, ma abbiamo alcuni numeri: proteste in oltre 100 città iraniane, milizie sciite richiamate dall’estero per essere schierate nelle piazze, oltre 20 morti (ma c’e’ anche chi parla di 50 manifestanti uccisi) e – secondo le parole di un parlamentare riformista – oltre 3700 arresti. Di questi, purtroppo, già due sono deceduti nelle carceri iraniane.

Secondo la Tocci, come spiegato in un altro tweet, se queste proteste fossero avvenute altrove, non avrebbero ricevuto la stessa attenzione mediatica. E’ abbastanza evidente che, per l'”esperta” dello IAI, per meritare l’attenzione internazionale, il popolo iraniano debba soffrire ancora di piu’ e magari essere represso in maniera ancora più brutale.

Che dire? Una parola sola: Vergogna!!!

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