Archivio per la categoria ‘Iran Rafsanjani’

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L’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi e’ stato nominato da Khamenei nuovo Presidente del Consiglio per il Discernimento, ereditando la posizione che era del defunto Ayatollah Rafsanjani. Il Consiglio per il Discernimento e’ un organo ufficialmente nato per dirimere le controversie tra il Parlamento iraniano e il Consiglio dei Guardiani, ma che oggi svolge principalmente un ruolo consultivo verso la Guida Suprema. I membri del Consiglio per il Discernimento sono nominati dalla Guida Suprema per cinque anni.

In questo senso, le posizioni politiche che prende il Presidente del Consiglio stesso devono essere prese in considerazione, soprattutto quando – raramente – dissentono con quelle della Guida Suprema (come accaduto negli ultimi anni tra Khamenei e Rafsanjani).

La nomina di Hashemi Shahroudi a Presidente del Consiglio del Discernimento, rappresenta un colpo per Rouhani e una nuova vittoria politica per la fazione più conservatrice, vicina sia alla Guida Suprema che ai Pasdaran.

L’Ayatollah Shahroudi, infatti, non solo e‘ stato per anni a capo del Supremo Consiglio Islamico iracheno – partito politico sciita filo iraniano, con tanto di milizia armata a seguito (l’Organizzazione Badr) – ma e’ stato anche dal 1999 al 2009 a capo della Magistratura iraniana. In questa posizione, Shahroudi ha dato il meglio di se: ha benedetto la repressione della protesta degli studenti iraniani, ha nominato il Procuratore Saeed Mortazavi (quello delle torture nel carcere di Kharizak e della morte della giornalista irano-canadese Zahara Khazemi), e ha contribuito alla prima repressione dell’Onda Verde (2009). 

La nomina di Shahroudi, quindi, manda dei segnali molto chiari relativamente al regime iraniano: il potere resta saldamente nelle mani della fazione più conservatrice e repressiva. Shahroudi, infatti, darà luce verde non solo alla stretta sui diritti civili, ma anche all’espansione del potere dei Pasdaran sia all’interno del Paese, che all’esterno (in Iraq in primis).

Ovviamente, in palio c’e’ qualcosa di più importante, ovvero la successione allo stesso Khamenei a cui, proprio l’Ayatollah Shahroudi, risulta essere tra i favoriti.

 

Cari imprenditori internazionali, se volete un bel consiglio, scappate dalla Repubblica Islamica dell’Iran, prima che sia troppo tardi. Da mesi, infatti, vi raccontiamo di una guerra fra frazioni politiche iraniane, che va avanti senza tregua alcuna. Una guerra, si badi bene, che poco riguarda il modello di Repubblica Islamica, ma molto gli interessi economici in gioco (No Pasdaran).

Da una parte, come noto, ci sono i Pasdaran, ormai da anni in pieno controllo con le loro compagnie, di buona parte dell’economia iraniana, visibile ed invisibile. Tra quello che viene controllato dai Pasdaran, anche il narcotraffico…Dall’altra i pragmatici di Rouhani, per nulla interessati a democrazia e diritti umani, ma assai interessati a ricevere fondi dall’estero per mantenere quel sistema di corruzione, ben noto alla famiglia del defunto ex Presidente iraniano, Ayatollah Rafsanjani (di cui Rouhani e’ praticamente il figlioccio politico). In mezzo, fino ad un certo punto, la Guida Suprema Khamenei, visto da tutti come un ago della bilancia, che ha benedetto a suo modo l’accordo nucleare, ma mettendo sempre dei paletti capaci di garantirgli di poter far liberamente virate di 360 gradi (EA WorldView).

Dopo la fine della Presidenza pro Iran di Obama, la Guida Suprema sta quindi sterzando di nuovo verso i Pasdaran, visti come la forza capace di garantirgli il potere e i suoi stessi interessi economici. Per questo, Khamenei ha rilanciato pesantemente il tema della “jihad economica” – ovvero la chiusura ad imprese estere – e la guerra contro le “infiltrazioni culturali” del nemico Occidentale (sotto la cui bandiera oggi, in Iran, vengono arrestati decine di attivisti, giornalisti, artisti, letterati e accademici). Per questo, anche, la Guida Suprema permette l’arresto di decine di iraniani con doppia cittadinanza, tra i quali anche il ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

In queste ore, quindi, lo scontro tra le fazioni politiche in Iran ha raggiunto un pericoloso apice: il capo dei Pasdaran Generale Mohammad Ali Jafari, parlando ad un evento dedicato ai martiri a Qom, ha accusato direttamente “molti dei membri del Governo attuale” – quello di Rouhani – di rappresentare un pericolo per il Paese, avendo ormai sposato idee Occidentali, liberali e contro rivoluzionarieCon imputazioni simili, si badi bene, in Iran si finisce tranquillamente in carcere per decine di anni, con l’accusa di rappresentare una “minaccia alla sicurezza dello Stato”. Chiudendo il suo discorso, come a lanciare un chiaro monito a Rouhani, Jafari ha quindi affermato che “il fronte della resistenza rivoluzionario, ha fatto crollare il potere il regime comunista dell’est. Con il volere di Dio, sta ora distruggendo il potere Occidentale” (Fars News).

Ergo, come suddetto, se il mondo imprenditoriale Occidentale vuole davvero un consiglio utile per proteggere i suoi investimenti, il solo buono e utile è quello di stare lontani dalla Repubblica Islamica dell’Iran. La guerra tra le fazioni in corso, soprattutto in vista delle prossime elezioni Presidenziali del Maggio 2017 (e della prossima necessità di nominare una nuova Guida Suprema), lascierà sulla sua strada, una scia di odio e attacchi politici molto pericolosa.

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Tre vice comandanti dell’unità di intelligence dei Pasdaran iraniani, sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, contrabbando, estorsione e riciclaggio di denaro. I tre, secondo le informazioni trapelate dal sito riformista “Amad News”, erano assistenti personali di Hossein Taeb, potente comandante dell’unità di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali, per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani, soprattutto durante la repressione del cosiddetto movimento dell’Onda Verde (Defend Democracy).

Dalle informazioni rilasciate in questi giorni da Amad News, si apprende che i tre Pasdaran sono stati arrestati ad Ottobre 2016: due di loro, “Atheem” e “Ifshari”, si troverebbero ancora in carcere, mentre il terzo fermato, indicato come tale “Mihrab”, sarebbe stato rilasciato su cauzione (Asharq al-Awsat).

La pubblicazione di queste informazioni sensibili avventa in questi giorni in Iran, deve essere inquadrata come parte della guerra intestina in corso all’interno del regime, tra la fazione di Hassan Rouhani, e quella legata alle Guardie Rivoluzionarie (alleati della magistratura). Una guerra che si gioca soprattutto sulla denuncia del drammatico livello di corruzione interna alla Repubblica Islamica, capace di coinvolgere i massimi livelli dell’establishment. In questi giorni, come noto, la fazione di Hassan Rouhani è rimasta orfana del suo rappresentante più potente, ovvero l’ex Presidente iraniano Hashemi Rafsanjani (No Pasdaran).

E’ chiaro che, nelle prossime settimane, assisteremo ad una crescita esponenziale della tensione tra le due fazioni in lotta, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali. In questo senso, sarà Khamenei a giocare il ruolo di ago della bilancia.

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Dall’Iran giungono notizie che destano preoccupazione. Secondo indiscrezioni, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sarebbe pronto a nominare un assassino, a capo del Consiglio del Discernimento, come successore del defunto Ayatollah Rafsanjani. Si tratta del clerico Ebrahim Raisi, 56 anni, poco noto fuori dai confini della Repubblica Islamica, ma tristemente famoso a tutti coloro che hanno lottato e lottano per un nuovo Iran (Al Arabiya).

Raisi, infatti, era uno dei membri della Commissione della Morte, ovvero il Tribunale special voluto direttamente da Khomeini con una apposita fatwa che, nel 1988, condannò a morte migliaia di prigionieri politici iraniani. Ad oggi, Ebrahim Raisi è il custode della Bonyad – una delle potenti fondazioni religiose – Astan Quds Razawi, sita in Mashhad.

Va ricordato che, nella Commissione della Morte del 1988, era presente anche Mostafa Pourmohammadi, attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani (No Pasdaran). Il solo che si oppose al massacro del 1988 fu l’Ayatollah Montazeri, sino ad allora ritenuto il naturale successore di Khomeini. Per questa sua opposizione, Montazeri fu ostracizzato dal regime e nuova Guida Suprema – grazie al sostegno di Rafsanjani – divenne Ali Khamenei (pur se privo dei necessary titoli religiosi). Recentemente, il figlio di Montazeri, Ahmad Montazeri, ha rilasciato un audio (link) in cui si sente il padre opporsi al massacro del 1988 e la derisione dei clerici che lo ascoltavano. Per aver rilasciato l’audio pubblicamente, Ahmad Montazeri è stato arrestato e condannato a sei anni di carcere (Middle East Institute).

Per approfondire sui massacre del 1988:

http://www.iranhrdc.org/english/publications/reports/3158-deadly-fatwa-iran-s-1988-prison-massacre.html

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Nel video che vi proponiamo in basso, risalente al 2007, si può ascoltare un terribile discorso dell’Ayatollah Rafsanjani, morto due giorni or sono e seppellito oggi in Iran. Nel suo discorso, Rafsanjani praticamente giustifica lo sterminio degli ebrei avvenuto durante il periodo nazifascista.

Parlando davanti ad una folla di fedeli, Rafsanajni affermò che l'”Europa risolse un grande problema, il problema della minaccia sionista”. Secondo l’Ayatollah, infatti, all’epoca nazifascista gli ebrei – nelle parole dell’Ayatollah “i sionisti” – causavano gravi problemi ai Governi con “le loro proprietà e la loro propaganda”. Per questo, “quanto Hitler e i Nazisti fecero agli ebrei era in buona parte causato” dagli stessi comportamenti degli stessi ebrei. Nel ragionamento malato di Rafsanjani, i Nazisti eliminarono e cacciarono gli ebrei “per salvare l’Europa”. Una espulsione che ha trasportato “questa calamità” (gli ebrei), sul mondo mussulmano (con la nascita dello Stato di Israele).

Un veemente discorso antisemita che, ancora una volta, mostra il vero volto di un personaggio tutt’altro che moderato, ma intriso di fondamentalismo e razzismo.

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E’ morto ieri in Iran l’Ayatollah Hashemi Rafsanjani, ex Presidente, nonchè uomo ombra dell’attuale Presidente Rouhani e colui che ha permesso ad Ali Khamenei di essere nominato Guida Suprema della Repubblica Islamica alla morte di Khomeini (nonostante la mancanza totale dei titoli religiosi richiesti).

La scomparsa di personalità politiche di primo livello del regime iraniano, rappresenta sempre una liberazione. Si tratta, infatti, di figure che hanno direttamente contribuito all’oppressione di un intero popolo e alla morte di innocenti civili. Nel caso di Rafsanjani, inoltre, la sua dipartita rappresenta anche la fine della vita terrena di un vero e proprio fiancheggiatore del terrorismo internazionale. Durante la Presidenza di Rafsanjani, considerato addirittura un ‘moderato’, il regime iraniano ha dato il meglio di sè nel sostegno a terribili azioni di terrorismo internazionale (Washington Institute). Con la benedizione di Rafsanjani, infatti, furono:

  • uccisi nel 1992 a Berlino, all’interno del ristorante Mykonos, importanti rappresentanti dell’opposizione curda iraniana in esilio. I loro nomi erano Sadegh Sharafkandi, Fattah Abdoli e Homayoun Ardalan, a cui va aggiunto il traduttore Nuri Dehkordi. I quattro, vennero crivellati di colpi in una esecuzione in pieno stile mafioso. L’intelligente tedesca accertò il coinvolgimento dell’allora Ambasciatore iraniano in Germania, Hossein Musavian – oggi ricercatore universitario negli Stati Uniti – e dei massimi vertici del regime iraniano (in primis Khamenei e Rafsanjani);
  • venne fatta saltare in aria l’Ambasciata israeliana a Buenos Aires (1992). Ventinove persone innocenti perirono nell’attentato e anche in questo caso, nonostante l’esecuzione materiale da parte di Hezbollah, venne provato il coinvolgimento diretto delle autorità iraniane, nella pianificazione e nel finanziamento dell’attentato;
  • un attentato suicida fece crollare l’intero edificio dell’AMIA, associazione ebraica a Buenos Aires (1994). Nell’attentato perirono oltre 80 civili innocenti. Anche in questo caso, nonostante materialente l’attentato venne compiuto da Hezbollah, l’INTERPOL provò il coinvolgimento delle massime cariche del regime di Teheran ed emise addirittura un mandato di cattura internazionale contro lo stesso Rafsanjani. Nella speciale commissione che diede luce verde a questo attentato, era presente anche l’attuale Presidente Rouhani. Le inchieste del Procuratore argentino Alberto Nisman, dimostrano l’esistenza di un accordo tra l’ex Presidentessa argentina Cristina Kirchner e l’Iran, per mettere a tacere il coinvolgimento della Repubblica Islamica nell’attentato. Nisman ha pagato con la vita le sue inchieste, ed è stato ucciso nel gennaio del 2015, il giorno prima della sua testimonianza davanti al Parlamento argentino sul segreto accordo Buenos Aires – Teheran (No Pasdaran);
  • furono attaccate le Khobar Towers in Arabia Saudita (1996). Perirono 20 persone, per la maggior parte americani in servizio in nel Golfo. L’attentato fu rivendicato da Hezbollah Arabia Saudita e le indagini americane dimostrarono, neanche a dirlo, il ruolo centrale del regime iraniano. Recentemente, i sauditi hanno arrestato la mente di quell’attentato, tale Ahmed al-Mughassil, che per anni ha vissuto nascosto a Beirut sotto protezione di Hezbollah (New York Times).

Al curriculum terrorista di Rafsanjani, va aggiunto il suo ruolo determinate nell’ingresso dei Pasdaran nell’economia iraniana. Con la scusa della ricostruzione post guerra Iran – Iraq, Rafsanjani premise alle compagnie delle Guardie Rivoluzionarie di ottenere contratti in ogni settore del sistema economico della Repubblica Islamica, con il risultato che oggi queste compagnie controllano oltre il 50% dell’economia visibile e tutta quella sommersa (compreso il traffico di droga dalla frontiera con l’Afghanistan).

Questa in breve quanto ha realizzato Rafsanjani per l’Iran e il mondo, nella sua lunga vita di uomo cardine di un regime fondamentalista e repressivo. Per tutte queste ragioni, vanno ritenute ipocrite le lacrime di chi lo piangerà e chi ne tesserà addirittura le lodi. Chi lo farà, infatti, dovrà rendersi conto di aver indirettamente espresso ammirazione per un uomo che, sulla sua strada, ha lasciato prevalentemente sangue e dolore!

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Per dimostrare che l’appeasement con l’Iran non funziona, sarebbe bastato analizzare l’esperienza delle presidenze di Rafsanjani e di Khatami. L’Occidente, però, ha avuto bisogno – per ragioni prevalentemente di ingenuità geopolitica – di una nuova esperienza, decidendo di cancellare anni di lavoro per isolare il regime iraniano, al fine di illudersi ancora di poterlo cambiare.

Come suddetto, si è trattato solamente di una grande illusione. Una illusione che, purtroppo, sta costando un prezzo altissimo, sia in termini di abuso silenzioso dei diritti umani, che in termini economici e geopolitici. Vogliamo dimostrarvi quanto suddetto, sperando che serva a chi di dovere per aprire gli occhi e mutare il passo, finchè è ancora possibile.

In primis parliamo del processo politico che ha portato all’accordo nucleare. Come ormai noto, quel processo politico ha origine in Oman sin dalla presidenza di Ahmadinejad. Un negoziato segreto che, come rivelato in questi giorni, ha volontariamente portato la Presidenza Obama ad abbandonare ogni ipotesi di sostegno agli attivisti del movimento riformista Onda Verde (Bloomberg). Il risultato è noto: l’Onda Verde fu repressa dal regime iraniano senza praticamente opposizione e i due leader di quel movimento – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – si trovano ancora agli arresti domiciliari.

Sempre in nome di un pezzo di carta (perchè questo è Iran Deal, niente di più), l’Occidente ha abiurato a tutte le redline che aveva imposto a gran voce negli anni precedenti al negoziato (Foreign Policy Intitiave). Il programma nucleare iraniano è rimasto praticamente intatto, cosi come quello missilistico. Di converso, gli Stati Uniti hanno permesso la fine di importanti sanzioni sul nucleare, andando praticamente a rimpolpare le casse di un regime fondamentalista e dei suoi pretoriani Pasdaran.

In seguito alla firma ufficiale dell’accordo nucleare a Vienna nel luglio del 2015, la diplomazia internazionale aveva provato a vendere l’Iran Deal come fosse oro, parlando degli effetti positivi che questo avrebbe avuto su tutta la regione mediorientale e sul popolo iraniano. A distanza di un anno, quindi, quali sono i risultati? A questa domanda si potrebbe rispondere con una sola parola: nulla. Peggio, si dovrebbe aggiungere che l’Iran Deal ha drammaticamente peggiorato sia la sicurezza della regione mediorientale, che la sicurezza stessa degli iraniani.

Medioriente: l’Iran Deal ha praticamente legittimato le decennali azioni illegali del regime iraniano e la sua interferenza negli affari interni di altri Paesi. Grazie a questo accordo, quindi, l’Iran ha percepito di avere mano libera per le sue azioni in Siria, Iraq, Yemen e Libano. L’effetto naturale di questo sbilanciamento dell’equilibrio regionale, è stata la reazione del mondo sunnita, prevalentemente a guida saudita. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: la crisi in Siria si è talmente acuita dal determinare l’intervento diretto della Russia nel conflitto. La Lega Araba ha dichiarato Hezbollah un gruppo terrorista e Riyad e Teheran sono quasi arrivati ad uno scontro frontale. Isis è ancora li e la regione sta praticamente scoppiando in preda a conflitti settari;

Diritti Umani: fare la lista degli abusi sui diritti umani compiuti in Iran, dopo l’accordo nucleare, richiederebbe ore e ore. Qui, basti rilevare che l’Iran ha avviato una vera e propria campagna maccartista contro il cosiddetto “nufuz“, ovvero la supposta guerra culturale dichiarata dall’Occidente all’Iran. In nome di questa guerra, i Pasdaran hanno arrestato decine di attivisti, intellettuali, oppositori politici, membri di minoranze religiose ed etniche e cittadini con doppia cittadinanza. A differenza del passato, però, tutto questo sta andando in onda senza neanche una singola parola di condanna da parte delle grandi diplomazie democratiche.

C’è quindi una seconda domanda, relativa al lato material dell’Iran Deal: quali vantaggi economici ha portato l’Iran Deal? Anche in questo caso, la risposta è secca: quasi nulla. Dopo la firma dell’accordo, infatti, una pletoria di delegazioni politico-commerciali ha raggiunto Teheran dall’Occidente. Tante parole, tante promesse, ma pochi fatti. L’Iran, fatica a rivedere il modello dei suoi contratti petroliferi. Con gli abusi sui cittadini con doppia cittadinanza, quindi, il regime fatica anche a dimostrare di essere in grado di garantire la sicurezza degli investitori (e dei loro intermediari). Khamenei, piuttosto che invogliare l’arrivo di tecnologia e capitali, passa le sue giornate ad attaccare l’Occidente, rimarcando come solo la “jihad” rappresenti la soluzione per l’economia iraniana.

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Perchè tutto questo? Quale logica razionale spiega quanto sta avvenendo? La risposta non deve essere trovata nella logica, ma nella natura del regime iraniano. Il famoso storico della Guerra Fredda Vladislav Zubok, parlando dell’URSS, scriveva:

Possiamo realmente separare la Guerra Fredda dalla stessa Unione Sovietica? Avrebbe mai una nazione del genere potuto funzionare in qualunque altro contesto? Vale la pena di ricordare che la Rivoluzione bolscevica fu essa stessa una dichiarazione di guerra contro gli Stati nel sistema internazionale dell’epoca…l’Unione Sovietica fu, perciò, uno Stato configurato unicamente per la Guerra Fredda...”

Ora, per capire perchè tutti gli appeasement verso l’Iran sono praticamente falliti e perchè fallirà anche quello verso Rouhani, basta traslare le parole di Zubok alla Rivoluzione Khomeninista del 1979. Come i rappresentanti stessi del regime iraniano dichiarano, quella Rivoluzione fu una dichiarazione di guerra alla Comunità Internazionale, non solo in opposizione a quello che era allora il sistema bipolare, ma anche ai valori e alla storia delle relazioni internazionali. Non a caso, cosi come dopo il 1917 i bolscevichi rivelarono il contenuto dei trattati internazionali firmati dallo Zar, cosi gli “studenti islamici” presero in ostaggi l’Ambasciata Americana a Teheran. Il senso era lo stesso: “viviamo nel conflitto e non seguiamo le regole di una storia in cui non ci riconosciamo”.

Anche verso l’Unione Sovietica fu applicato l’appeasement. Senza dubbio, anche in quel caso talvolta servi’ alla sicurezza internazionale, ma rappresentò solamente un modo per procastinare un problema. L’URSS fu sconfitta dalla superiorità economica, dei valori e degli armamenti da parte dell’Occidente. Una superiorità che, unita all’isolamento di Mosca, costrinse l’Unione Sovietica ad una corsa verso il baratro, schiacciata dalle sue stesse contraddizioni interne. In maniera non dissimile, il solo modo per cambiare l’Iran è costringerlo a fare i conti con le sue contraddizioni interne. Forzare i vertici fondamentalisti del regime, a fare i conti con una società vitale e con una popolazione giovanile altissima che, più che del Corano, ha bisogno del pane per mangiare e dell’aria per respirare. Ergo: non ci sarà alcun Gorbacev iraniano, pena la fine del regime stesso…

Il resto è solo una ingenua illusione…