Archivio per la categoria ‘Iran Proteste’

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L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha annunciato l’avvenuto arresto del giovane manifestante che, durante le proteste dello scorso 12 gennaio, si e’ arrampicato per colpire e staccare un manifesto celebrativo del Generale Qassem Soleimani.

Come il video diffuso in rete dimostra, il giovane manifestante ha espresso la sua rabbia verso l’immagine dell’ex comandante della Forza Qods, mentre la folla intorno non solo lo esaltava, ma gridava a gran voce “Marg Bar Diktator“, ovvero “Morte al Dittatore”. Un video fortissimo che dimostrava tutta le bugie della propaganda iraniana e che ha fatto il giro del mondo.

Ieri, quindi, il capo della Polizia di Teheran Hossein Rahimi, ha annunciato l’arresto di questo ragazzo che, sempre secondo le informazioni delle autorita’, risulta essere minorenne. Davanti alla polizia, sotto pressione e minacce, il ragazzo pare essere stato costretto a chiedere scusa e per ora rilasciato su cauzione in vista del processo.

Nel frattempo, mentre il regime continua ad arrestare coloro che hanno manifestato la loro rabbia in seguito alla notizia dell’abbattimento dell’aereo ucraino, il Governo iraniano continua a rifiutare di inviare le scatole nere a Kiev.

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Come noto e come riportato da tutti i giornali, l’Ambasciata americana in Iraq e’ stata presa d’assalto da “manifestanti iracheni”, in risposta ad un raid aereo statunitense che ha colpito il gruppo terroristico Kataib Hezbollah, finanziato e armato dal regime iraniano.

Come suddetto, da molti media le manifestazioni che hanno preso d’assalto l’Ambasciata USA e costretto Trump ad inviare altri 750 marines a Baghdad, sono meramente la risposta all’azione militare americana. Si tratta di una lettura parziale, perché dietro questo assalto c’e’ molto di più. C’e’ una vera e propria guerra – neanche troppo tiepida – tra Stati Uniti e Iran, per il futuro dell’Iraq stesso e probabilmente dell’intera regione mediorientale.

Come e’ stato fatto notare più volte, l’Iraq e’ il vero terreno di espansione imperialista del regime iraniano. Lo e’ geograficamente – perché territorio pianeggiante – e lo e’ anche religiosamente, in buona parte sciita. Per questo, dal ritiro americano voluto da Obama nel 2011, l’Iran ha deciso di penetrare in Iraq, per farne praticamente una sua provincia. Teheran ha infiltrato le Unita’ di Mobilitazione Popolare – invocate dal Grande Ayatollah al-Sistani per eliminare Isis – e ha corrotto i politici chiave iracheni, per assicurarsi fedeltà e libertà d’azione.

Peccato che, come spesso accade, i soldi e le armi da soli non bastano a garantire fedeltà generale alla causa, se intorno si diffonde unicamente corruzione e miseria. Da questa corruzione e miseria, infatti, nascono le recenti manifestazioni anti-iraniane, promosse per la prima volta non dai sunniti iracheni, ma proprio dagli sciiti. Migliaia di manifestanti che, al grido di “Stop all’interferenza iraniana”, hanno resistito alla repressione delle milizie paramilitari sciite (ovvero in primis di Kataib Hezbollah) e hanno persino assaltato i consolati iraniani di Najaf e Kerbala (città sante sciite).

Per l’Iran pero’ perdere l’Iraq non e’ neanche pensabile e per questo Teheran e’ disposto a tutto per mantenere il potere. Un progetto che non nasce ora, ma che va avanti da mesi. Politicamente parlando, oltre alla mano dura, l’Iran non ha accettato di piegare la testa davanti alle proteste degli sciiti iracheni: se, per un verso, queste proteste hanno costretto il premier iracheno al-Mahdi a rassegnare le dimissioni, l’Iran sta provando a imporre come nuovo premier Asaad al-Eidani, Governatore della Provincia di Basra. Una nomina che e’ stata rigettata dal Presidente Barham Salih, che ha minacciato di dimettersi.

Il secondo step e’ stato quello di alzare la tensione con gli Stati Uniti, non soltanto per reagire agli attacchi contro Kataib Hezbollah, ma anche per tenere in scacco tutta la zona Verde di Baghdad (dove sono gli uffici Governativi e le Ambasciate). Secondo alcuni, come riporta anche il Foglio oggi, il neo responsabile della Zona Verde a Baghdad, il Generale Tahseen al-Aboudi, e’ stato nominato direttamente su ordine di Qassem Soleimani, comandante della Forza Qods.

Tenere sotto scacco il perimetro delle Ambasciate straniere, e’ fondamentale per Teheran. Non e’ un caso che, nell’ottobre del 2019, il quotidiano ultra-conservatore iraniano Kahyan – sotto diretta influenza della Guida Suprema Khamenei – invitava gli iracheni ad imitare quanto fatto dai “rivoluzionari” iraniani, ovvero prendere d’assalto l’Ambasciata americana e cacciarne tutti i diplomatici.

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Ovviamente, e’ una strategia totalmente opposta a quella promossa dall’ex Presidente americano Barack Obama, colui che con il JCPOA ha legittimato l’illegale programma nucleare iraniano e che nel 2011 ha addirittura ricevuto alla Casa Bianca una delegazione irachena, guidata dall’allora Premier filo-iraniano al-Maliki, nella quale era persino incluso Hadi al-Ameri, comandante dell’Organizzazione Badr, tra coloro che in questi giorni hanno preso d’assalto l’Ambasciata americana in Iraq…

Come si evince quindi, la partita per l’Iraq e’ una partita chiave per fermare le ambizioni imperialiste del regime iraniano. Per l’Occidente, infatti, vincere questa partita non significherebbe solamente fermare l’imperialismo iraniano in Iraq, ma avrebbe anche un effetto positivo sul Libano, altro Paese dove i manifestanti (in primis sciiti), stanno cercando di liberarsi dalla morsa del regime iraniano, che da trent’anni ha creato nel Paese un vero e proprio Stato nello Stato. Non solo: avrebbe un effetto positivo sullo stesso Iran, dove nelle ultime settimane migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro la corruzione e contro l’aumento del prezzo della benzina, gridando a gran voce “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”!

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Due accademiche iraniane imprigionate nella Repubblica Islamica con l’accusa di spionaggio – Kylie Moore-Gilbert e Fariba Adelkhah – hanno lanciato uno sciopero della fame e della sete in occasione del Natale, sperando di catturare cosi l’attenzione e la solidarietà internazionale.

Nella lettera aperta che hanno rilasciato in occasione di questo gesto estremo di protesta, le due accademiche hanno denunciato l’ingiustizia della loro detenzione e di essere totalmente isolate nel braccio 2-A del carcere di Evin. Le due accademiche hanno sottolineato di aver deciso di smettere di alimentarsi, anche in solidarieta’ con gli altri accademici rinchiusi in questo periodo nelle carceri iraniane.

Ricordiamo che Kylie Moore-Gilbert e’ una accademica britannica incarcerata in Iran ormai da 15 mesi, mentre Fariba Adelkhah, accademica franco-iraniana, e’ invece incarcerata da 7 mesi. Insieme a loro, sono almeno altri 9 gli stranieri rinchiusi oggi nelle prigioni iraniane – quasi tutti iraniani con doppia cittadinanza – accusati tutti di spionaggio, ovviamente senza prove reali.

Tra coloro che sono da anni incarcerati in Iran c’e’ Ahmadreza Djalali, accademico iraniano-svedese, arrestato nel 2016 e in condizioni di salute davvero precarie. Come noto, il caso Ahmadreza riguarda anche l’Italia, perché il ricercatore ha lavorato per anni all’università del Piemonte Orientale.

 

 

 

 

 

University of Tehran student activist Saha Mortezaei’s sign reads, “I have been blacklisted by the university’s security office and the Intelligence Ministry.”

Saha Mortezaei immortalata mentre protesta contro la decisione di impedirle di frequentare il Ph.D. per ragioni politiche (foto IRNA)

Una drammatica notizia ci giunge dall’Iran: non si hanno più notizie di Saha Mortezaei, studentessa dell’università di Teheran, sparita da oltre un mese dopo essere stata arrestata nel dormitorio dell’ateneo, il 17 novembre scorso.

La famiglia di Saha e’ estremamente preoccupata perché, nonostante i loro appelli, le autorità di sicurezza del regime si rifiutano di rilasciare informazione sullo stato detentivo della giovane ragazza. Soprattutto, i famigliari temono che – dopo le minacce ricevute – Saha sia stata realmente sottoposta alla “terapia degli elettro-shock” in alcune cliniche psichiatriche conniventi con l’intelligence, dopo che la ragazza aveva rifiutato di interrompere il suo attivismo politico universitario.

Saha Mortazei e’ l’ex Segretaria del Consiglio dei Sindacati delle Università (UTUCI), formalmente vietato nella Repubblica Islamica. Per il suo attivismo, Saha e’ stata inserita in una lista nera da parte dell’intelligence e, nonostante gli ottimi risultati, le e’ stato negato il diritto di accedere al Ph.D. Nonostante il diniego ricevuto, Saha non si e’ arresa e ha cominciato un sit-in di protesta denunciando la sua esclusione per ragioni politiche.

Per queste ragioni, purtroppo, e’ stata arrestata e condannata dalla Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran – presieduta dal giudice Mashallah Ahmadzadeh – a sei anni di carcere. Il 4 dicembre scorso, quindi, incontrando la famiglia di Saha, il responsabile della sicurezza dell’Universita’ di Teheran, Esmail Soleimani, ha minacciato di sottoporla all’elettro-shock, nel caso in cui Saha non avesse fermato il suo attivismo politico. Peggio, alcuni giorni dopo incontrando degli studenti, il Vice Rettore dell’università Majid Sarsangi, ha minacciato di far spedire Saha in un ospedale per malati mentali, se necessario. Ad oggi, il regime non ha ancora autorizzato l’avvocato della famiglia Mostafa Nili ad incontrare la sua assistita e ha svolto tutte le sedute processuali contro Saha, in assenza del suo difensore legale.

Ricordiamo che, sin dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979, e’ stato vietato agli studenti di praticare qualsiasi forma di attivismo politico. Divieto a cui gli studenti si sono opposti, fino a subire il terribile massacro nel dormitorio di Teheran, del 1999. Durante la Presidenza di Ahmadinejad, e’ stato ordinato ai rettori di marchiare con una stella gialla i curricula universitari di tutti gli studenti che praticavano attività politica (diversi dei quali, come Arash Sadeghi, sono stati arrestati durante le proteste dell’Onda Verde e languono ancora in carcere).

Quando venne eletto Presidente nel 2013, Hassan Rouhani promise di abolire la terribile pratica della stella gialla e di rendere libero il diritto di fare politica negli atenei. Ad oggi, quella promessa di Rouhani (come molte altre da lui fatte per essere eletto e rieletto), sono rimaste lettera morta…

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Cinque anni e sei mesi di carcere: e’ questa la pena a cui la Sezione 28 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran – presieduta dal giudice Mohammad Moghiseh, noto per i suoi abusi costanti dei diritti umani – ha condannato l’attivista (e attrice) Neda Njai.

Neda e’ stata arrestata il primo maggio del 2019, insieme ad altre 15 persone, per aver manifestato in una dimostrazione non autorizzata, in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori. Si tratta di una ricorrenza ufficialmente vietata in Iran, Paese che non permette la costituzione di sindacati autonomi.

Rilasciata su cauzione poco dopo il fermo, Neda e’ stata successivamente fermata nuovamente e trasferita nel carcere di Evin nel giugno del 2019. Accusata di “propaganda contro lo Stato”, “disturbo dell’ordine pubblico” e “disobbedienza civile”, Neda e’ stata quindi condannata, come suddetto, a cinque anni e sei medi di detenzione.

Lo scorso luglio, sul suo profilo twitter, il marito di Neda, Jamal Ameli, aveva denunciato che la moglie era stata picchiata due volte in carcere, venendo quindi trasferita nella sezione medica del centro di detenzione. Nel 2018, Neda aveva partecipato come attrice alla realizzazione di un documentario sulla vita dell’anarchica Emma Goldman (sotto il video).

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Come avrebbero detto Ale e Franz in un loro programma TV famoso “buona la prima”. Ieri il sostituto della Mogherini, il neo Mr. PESC Josep Borrell, ha rilasciato una durissima condanna del regime iraniano, per le repressioni delle manifestazioni popolari avvenute in questa settimana.

Nel comunicato, riportato anche dal sito della Farnesina, Borrell ha condannato gli omicidi e i numerosi feriti, ha parlato di uso sproporzionato della forza, ha denunciato il blocco totale di Internet nel Paese e ha chiesto a Teheran di permettere l’accesso alle carceri per visitare i detenuti arrestati in questi giorni e di condannare i responsabili delle violenze.

Le parole di Borrell, notoriamente non anti-iraniano (anzi), vanno accolte con soddisfazione e con la speranza che la posizione europea resti, nel merito, sempre la stessa. Una posizione molto dura, che speriamo segni un cambio di passo radicale rispetto alla pessima gestione precedente di Federica Mogherini, quasi sempre silente sugli abusi del regime iraniano e praticamente prona ai desideri di Zarif.

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In un messaggio rilasciato dalla sua prigionia e pubblicato dal sito Kalame, il leader del movimento di protesta Onda Verde Mir Hossein Mousavi, ha reso pubblico il suo sostegno alle proteste popolari in corso in Iran in questi giorni.

Mousavi ha affermato che la decisione del Governo di aumentare il costo della benzina e’ totalmente irragionevole e che, le repressioni delle manifestazioni di piazza, sono assolutamente inaccettabili.

Per questa ragione, Mousavi ha paragonato la Guida Suprema Ali Khamenei allo Shah quando, nel 1978, egli diede l’ordine di reprimere le manifestazioni in Piazza Jadeh a Teheran (in Iran e’ noto come il Venerdì Nero). Mousavi ha esteso le sue condoglianze a tutte le famiglie delle vittime della repressione del regime iraniano.

Una posizione simile a quella di Mousavi e’ stata presa dall’altro leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi che, sempre dalla sua prigionia, ha dichiarato che i manifestanti non sono nemici al servizio degli Occidentali, ma disperati che protestano contro la corruzione, le diseguaglianze e le umiliazioni che gli infligge il regime. Karroubi ha aggiunto che le dichiarazioni sulla “guerra economica” dei leader dell’Iran, sono solo una scusa per non affrontare i veri problemi del Paese.

Ricordiamo, come suddetto, che Mir Hossein Mousavi, sua moglie Zahra Rahnavard e Mehdi Karroubi si trovano agli arresti domiciliari dal febbraio del 2011, per aver guidato il movimento di protesta Onda Verde, nato dopo la rielezione farsa di Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran.

 

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