Archivio per la categoria ‘Iran Proteste’

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Reza Khandan e Farhad Meysami, sono stati condannati entrambi a sei anni di carcere – e al divieto di lasciare il Paese – per aver supportato sui social, in maniera pacifica, le campagne delle donne iraniane contro il velo obbligatorio.

Come denunciato da Reza Khandan – marito della nota avvocatessa per i diritti umani iranian Nasrin Sotoudeh, anche lei in carcere ora – il verdetto era gia’ scritto. La condanna e’ arrivata ufficialmente con le solite motivazioni: “assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Ad emettere le condanne e’ stato il giudice Abolqasem Salavati, Presidente della Senzione 15 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, noto da anni per i suoi abusi dei diritti umani.

Parlando con gli attivisti per i diritti umani, Reza Khandan ha denunciato non solo l’ingiustizia della condanna, ma anche il mancato rispetto delle stesse normative iraniane. Secondo l’articolo 168 della Costituzione iraniana, infatti, processi in corso per questioni politiche o mediatiche, devono essere trattati apertamente, in presenza di giurie e davanti alle Corti di Giustizia. Al contrario, adducendo motivi di sicurezza nazionale, il regime continua a condannare gli attivisti e i giornalisti dissidenti al carcere, per mezzo di processi chiusi e lasciati nelle mani dei Tribunali Rivoluzionari.

Farhad Meysami e’ in carcere dalla fine di luglio 2018. Gli agenti che lo hanno arrestato nella sua casa, hanno trovato dei banner con la scritta “io sono contro l’hijab obbligatorio”. Durante la sua detenzione, ha anche iniziato un drammatico sciopero della fame che e’ durato oltre cinquanta giorni, mettendo a repentaglio la sua vita.

Per quanto concerne Reza Khandan, considerando che anche la moglie Naserin Sotoudeh si trova in carcere, si apre ora la questione di dove finiranno i due figli della coppia.

Nel frattempo, davanti a tutta questa bestialita’ del regime, continua l’assordante silenzio di Federica Mogherini…

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Con 84 voti a favore, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna il regime iraniano, per gli abusi dei diritti umani. La risoluzione, in particolare, condanna Teheran per le discriminazioni di genere e contro le minoranze etniche e religiose e chiede immediatamente al regime iraniano di smettere gli abusi contro i prigionieri politici.

La risoluzione e’ stata proposta nell’ottobre scorso da vari Paesi, tra cui anche l’Italia che, durante la votazione, ha confermato il suo parere positivo. Come il grafico mostra, a fianco di Teheran si sono schierati diversi Paesi, la maggior parte dei quali ben lontani da ogni standard minimo di rispetto della democrazia e dello Stato di Diritto.

La condanna dell’UNGA si aggiunge a quella approvata due giorni fa dal Parlamento europeo. In quel caso, i Parlamentari europei hanno chiesto a Teheran l’immediata scarcerazione dell’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, hanno espresso la loro simpatia verso la lotta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio e hanno impegnato la Mogherini a farsi carico non soltanto della richiesta di scarcerazione della Sotoudeh, ma anche della necessita’ che la Repubblica Islamica rispetti i diritti umani.

Un impegno che, dubitiamo, la Mogherini rispettera’…

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L’avvocato Mohammad Najafi cercava giustizia: cercava giustizia per Vahid Heydari, 22 anni, un suo cliente deceduto in custodia dopo essere stato arrestato ad Arak ed essere deceduto alla locale stazione di polizia, tra la fine del 2017 e il gennaio del 2018. Heydari era un giovane venditore ambulante di Arak che, una volta scoppiate le proteste popolare nella sua citta’, aveva coraggiosamente deciso di prenderene parte. Quando mori’, le autorita’ iraniane dissero che Vahid  era drogato e aveva commesso un suicidio.

L’avvocato Najafi non aveva accettato la versione del regime e aveva diffuso la notizia di numerosi report che dimostravano come, prima di morire, Vahid Heydari era stato picchiato dalle forze di sicurezza del regime. Segni di percosse e bruciature, infatti, erano presenti sul corpo del giovane, visionato dai famigliari dopo il decesso.

Peggio: l’avvocato Najafi si era permesso non solo di denunciare come falsa la versione ufficialmente diffusa sul decesso di Heydary, ma anche di mettere in dubbio i decessi in custodia di Sina Ghanbari e Kavous Seyed-Emami, due ambientalisti in possesso di passaporto canadese, arrestati sempre in quel periodo. Anche per loro, il regime parlo’ di suicidio…

Il coraggio e’ costato caro all’avvocato Najafi: Mohammad e’ stato arrestato a fine gennaio 2018 e trasferito poco dopo nel carcere di Arak. Dopo il suo arresto, persino un deputato iraniano – Mahmoud Sadeghi – pubblico’ un tweet denunciato l’arresto e parlando di fabbricazione a scopo politico.

A pochi mesi dall’arresto, e’ arrivata la sentenza: il Tribunale Rivoluzionario iraniano ha condannato Mohammad Najafi a tre anni di carcere e 74 frustate! In un processo che ha coinvolte anche altri 9 attivisti, Najafi e’ stato condannato per “aver diffuso informazioni false” e “disturbo allo Stato”. La notizia e’ stata diffusa dallo stesso Najafi, in un post pubblicato il 18 ottobre scorso. Nel post Najafi mostra le motivazioni della sua condanna.

mohammad najafi post

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L’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, ormai detenuta da mesi, ha deciso di rinunciare alle visite famigliari, come forma di protesta contro la richiesta del Procuratore di indossare l’hijab durante gli incontri in carcere.

La notizia e’ stata data dalla figlia di Nasrin, Mehraveh Khandan, che ha dichiarato di aver ricevuto una lettera direttamente dal Procuratore, dopo aver incontrato la madre nel carcere di Evin a Teheran, il 16 settembre scorso.

Non solo: oltre ad aver rifiutato l’hijab, Nasrin ha anche rifiutato di firmare un impegno scritto, impegnandosi ad indossare lo chador, il velo islamico che lascia in mostra il volto e le mani.

Ricordiamo che Nasrin e’ stata arrestata nuovamente il 3 giugno 2018, per aver preso parte a proteste pacifiche contro il regime. Una volta arrestata, Nasrin ha dichiarato uno sciopero della fame di tre settimane, in protesta contro le persecuzioni del regime alla sua famiglia e ai suoi amici. Il 4 settembre scorso, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato anche Reza Khandan, il marito di Nasrin. Reza e’ stato arrestato da agenti del MOIS, ovvero del Ministero dell’intelligence iraniano, alle dirette dipendenze del Presidente Rouhani.

student

Almeno 17 studenti dell’Universita’ di Teheran e due dell’Universita’ di Tabriz, sono stati condannati a pene detentive che vanno da un anno a dodici anni di carcere (alcuni sono stati condannati anche a ricevere delle frustate e all’esilio!). Tutti loro sono accusati di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale e di aver preso parte a “assemblee illegali”, per aver partecipato alle proteste – scoppiate a fine 2017 e ancora in corso – per la situazione economica all’interno della Repubblica Islamica.

Di seguito la lista dei condannati e alcune informazioni su di loro:

  1. Zanyar Ahmadiniaz, Universita’ Azad di Teheran: otto anni di carcere;
  2. Sima Entasari: cinque anni di carcere;
  3. Shima Entasari, studente di economia, Universita’ di Teheran: cinque anni di carcere;
  4. Mehdi Eskandari, studente di Giurisprudenza, Universita’ Payame Noor di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  5. Reza Bavi, Universita’ Azad di Teheran: sette anni di carcere;
  6. Padram Pazireh, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere e 74 frustate;
  7. Leila Hosseinzadeh, studentessa di antropologia, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  8. Mohsen Haghshenas, studente di design, Universita’ di Teheran: due anni di carcere;
  9. Khashayar Dejghan, studente di ingegneria, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Borazjan, Provincia di Bushehr;
  10. Sina Darvish Omran, studente di tedesco all’Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di praticare attivita’ politiche e sociali;
  11. Sina Rabiei, universita’ di sociologia, Universita’ di Teheran: un anno di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  12. Roya Saghiri, Universita’ di Tabriz: 23 mesi di carcere;
  13. Fereshteh Tousi, studente di sociologia, Universita’ Allameh Tabataba’i di Teheran: un anno e mezzo di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali;
  14. Sadegh Gheusari, giornalista e studente dell’Universita’ Shahid Beheshti di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di bando dall’attivita’ di giornalista, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  15. Ali Kamrani, studente di inglese, Universita’ Shahid Madani di Tabriz: tre mesi di carcere;
  16. Rouhollah Mardani, insegnante e studente di letteratura persiana, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  17. Zafarali Moghimi, studente di metallurgica, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere;
  18. Ali Mozaffari, studente di antropologia, Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di proibizione di partecipare ad attivita’ politiche e sociali;
  19. Kasra Nouri, studente di diritti umani, Universita’ di Teheran: dodici anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Salas Babajani nella provincia di Kermanshah, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di prendere parte ad attivita’ politiche e sociali.

Non serve aggiungere altro…

Uprising-in-Isfahan-Shiraz-Mashhad-Shahin-Shahr-and-Najaf-Abad

Centinaia di iraniani hanno inviaso le strade in una decina di citta’ iraniane, tra cui Teheran, Isfahan, Mashhad, Shiraz, Ahvaz e Karaj. Le nuove proteste, come le precedenti, sono scoppiate per manifestare contro la situazione economica della Repubblica Islamica e la corruzione imperante ai massimi livelle delle gerarchie del Paese.

Nonostante lo schieramento delle forze di sicurezza del regime e a dispetto delle parole del Portavoce della Magistratura – che ormai minaccia la pena di morte per i manifestanti quotidianamente – i dimonstranti sono scesi in piazza gridando slogan contro il carovita, contro la disocupazione, ma anche contro i rappresentanti del regime (in primis la Guida Suprema Khamenei). A Teheran, la capitale, la folla ha gridato ancora “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”.

I Pasdaran e la polizia iraniana hanno provato a disperdere le folle lanciando gas lacrimogeni e attaccando i manifestanti inermi. Tentantivi che, davanti alla disperazione degli iraniani in piazza, non sono serviti a nulla.

Maryam_Faraji

Da giorni non si hanno piu’ notizie di Maryam Faraji, 33 anni, una studentessa nota per le sue coraggiose posizioni contro il regime. Maryam aveva preso parte alle proteste popolari organizzate in diverse citta’ iraniane tra la fine di dicembre 2017 e gennaio 2018.

Secondo il legale di Maryam, l’avvocato Mohamad Aghasi, la ragazza potrebbe essere stata rapita e uccisa dopo aver lasciato la sua casa di Teheran qualche giorno fa. L’avvocato Aghasi ha denunciato la sparizione di Maryam anche sul suo account twitter e immediatamente sono arrivate le accuse di numerosi attivisi alle forze di sicurezza del regime.

Maryam Faraji e’ una studentessa di Management e lavora nel campo finanziario per una compagnia privata. E’ stata arrestata nel gennaio del 2018 – come suddetto – per aver preso parte alle proteste anti-regime nella capitale. Condannata a tre anni di carcere e al divieto di lasciare il Paese, e’ stata successivamente rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che durante le proteste popolari di fine 2017, almeno 3,700 persone sono state arrestate e almeno 22 sono stati i decessi.

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