Archivio per la categoria ‘Iran politica’

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L’elezione del capo dell’Assemblea degli Esperti era attesa da settimane in Iran. Da questa elezione, infatti, si sarebbe capito veramente dove pendeva l’ago della bilancia. La guerra intestina, come noto, era tra due fazioni: quella conservatrice-pragmatica di Hassan Rouhani e Hashemi Rafsanjani; e quella ultraconservatrice-rivoluzionaria-movimentista sostenuta neanche troppo segretamente da Ali Khamenei e soprattutto dai Pasdaran.

Candidati alla poltrona dell’Assemblea degli Esperti erano tre anziani clerici: l’ultraconservatore Ahmad Jannati, 90 candeline, Ebrahim Amini, 92 anni e considerati vicino a Rafsanjani e Mahmoud Hashemi Shahroudi, un giovanotto di 67 anni, ex capo della Giustizia iraniana e anche lui vicino a Rafsanjani. Ricordiamo che l’Assemblea degli Esperti elegge la Guida Suprema, ovvero eleggerà il successore di Khamenei.

Nonostante i due candidati di Rafsanjani – a sua volta ex Presidente dell’Assemblea degli Esperti – ad averla vinta e’ stato Ahmad Jannati, eletto nella capitale Teheran, insieme ad altri 15 rappresentanti dell’Assemblea degli Esperti. Jannati ha vinto senza troppi problemi, ottenendo il 60% dei voti.

Jannati e’ da sempre un insider dell’establishment iraniano. Ironicamente, pur essendo lui un estremista khomeinista, uno dei suoi figli, Hossein Jannati, venne ucciso dai Pasdaran nel 1981, perché membro dei Mojahedin del Popolo, gruppo di opposizione islamico-marxista, oggi considerato terrorista in Iran (ShamNews). L’altro figlio di Ahmad Jannati, Ali Jannati, e’ oggi Ministro della Cultura nel Governo Rouhani. Considerato un moderato, Ali Jannati non ha fatto nulla per confermare questa “fama”. Al contrario, sotto la sua guida, il Ministero della Cultura e della Guida Islamica non solo ha censurato numerosi intellettuali, giornalisti e artisti (e permesso il loro arresto), ma ha anche sostenuto la nuova “mostra” di vignette contro l’Olocausto, recentemente organizzata Teheran (Equality Italia).

Con la vittoria di Jannati, si apre un capitolo dai risvolti imprevedibili. In primis a livello interno e per lo stesso Rafsanjani, la cui famiglia e’ recentemente finita nell’occhio del ciclone, per un incontro avvenuto tra la figlia dell’ex Presidente iraniano Rafsanjani, Faezeh Hashemi, e una prigioniera politica Baha’i in permesso premio di cinque giorni (Iran Wire). Come noto i Baha’i sono considerati eretici in Iran e ultimamente e’ cominciata contro di loro una nuova campagna per additare i Baha’i come spie al servizio dell’MI6 britannico e del Mossad israeliano.

Nulla ci si deve aspettare, inoltre, per quanto concerne la promozione dei diritti civili del popolo iraniano. Al contrario, Jannati farà del suo scranno all’Assemblea degli Esperti, un trono per denunciare il “nofuz, ovvero il tentativo del nemico Occidentale di infiltrare la Repubblica Islamica dell’Iran. Come dimenticare quando, proprio Jannati, paragono’ le donne che non indossavano il velo opportunamente ai narcotrafficanti e ai terroristi (Los Angeles Times)

Secondariamente, l’elezione di Jannati avrà dei risvolti pesanti anche a livello internazionale. Fu proprio questo anziano clerico a negare pubblicamente che Ali Khamenei avesse mai approvato l’accordo nucleare, sottolineando che si trattava di una decisione del Parlamento.

Altro possibile risvolto negativo a livello internazionale, e’ quello legato al rapporto tra Teheran e Riyadh: mentre Rouhani segretamente sta cercando un nuovo dialogo con i sauditi, gli al-Saud non dimenticheranno che proprio Ahmad Jannati si era espressamente congratulato con il mondo islamico per la morte del monarca saudita Abdullah.

Infine, l’elezione di Jannati darà una spinta maggiore ai Pasdaran per intensificare la loro azione in Siria (e Iraq): Jannati, infatti, e’ da sempre un convinto sostenitore che le rivolte contro Assad non sono state altro che un complotto dell’Occidente contro il mondo islamico.

L’elezione di Jannati, in poche parole, renderà la Repubblica Islamica ancora più instabile e aumenterà la guerra intestina in corso all’interno dell’establishment politico. Una ottima ragione per gli investitori Occidentali, per tenere in tasca i loro soldi e pensarci dieci volte prima di investire in Iran.

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Condanna a morte per “corruzione in Terra”: questa la sentenza per il tycoon – ovvero l’oligarca – Babak Zanjani. Zanjani e’ accusato di aver sfruttato le sanzioni internazionali per arricchirsi personalmente, collaborando con parte del regime per aiutare Teheran. Grazie a questo ricco imprenditore iraniano – con un impero economico che va ben oltre la Repubblica Islamica, toccando la Malesia, Dubai, Tajikistan, Cina e Turchia – Teheran e’ riuscito ad evadere le sanzioni internazionali. Con Babak Zanjani – se la sentenza di morte verrà confermata – finiranno al patibolo anche altri due businessman iraniani Mahdi Shams e Iranian Hamid Fallah Heravi.

Ma chi e’ Babak Zanjani?

Ecco, qui inizia una storia alquanto torbida e difficile da comprendere. Babak infatti, prima di diventare un multimilionario, e’ stato un ragazzo scapestrato che ha iniziato la sua carriera come autista del Direttore della Banca centrale dell’Iran. Tra le altre cose, pochi lo sanno, e’ finito in carcere per ben due volte per bancarotta e una volta per aver tentato di lasciare l’Iran senza permesso.

Non e’ ben chiaro come, ma quello che e’ noto e’ che nel 2012-2013 gli USA e l’Unione Europea decidono di inserire Babak Zanjani nella lista delle persone sottoposte a sanzioni (Iran Wire). Per lui l’accusa, come suddetto, e’ quella di aver aiutato Teheran ad evadere le sanzioni internazionali. Pochi giorni dopo la decisione UE, un gruppo di parlamentari iraniani pubblica una lettera aperta all’allora Presidente iraniano Ahmadinejad, chiedendo che Zanjani venisse arrestato per corruzione. I Parlamentari si richiamano direttamente alla Guida Suprema Khamenei, accusando Zanjani di essersi appropriato dei proventi del petrolio iraniano (almeno 2,7 miliardi di dollari), venduto illegalmente sui mercati internazionali.

La lettera dei Parlamentari iraniani

Caso strano, la lettera dei Parlamentari iraniani coincide con l’apice del periodo in cui tra Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad e’ in corso una vera e propria guerra politica (Iran Wire). La Guida Suprema ha capito che l’Iran e’ sull’orlo del collasso economico e che Ahmadinejad ha intenzione di fare del nazionalismo iraniano una forza per abbattere il potere del Rahbar. Obiettivo di Ahmadinejad e’ di portare al potere come suo successore Rahim Mashaei, il suo Capo di Gabinetto. Per farlo, nel 2011, l’ex Presidente iraniano cerca anche di liberarsi del Ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi, considerato l’orecchio della Guida Suprema. Khamenei reagisce male ed ordina ad Ahmadinejad di revocare subito le dimissioni di Moslehi. Risultato: Ahmadinejad abbozza, ma per mesi non partecipa alle riunioni del Governo…

Il coinvolgimento della famiglia Larijani…

Si avvicinano le elezioni iraniane, svoltesi poi nel giugno del 2013. Khamenei ha bisogno di eliminare Ahmadinejad e la sua fazione una volta per tutte. Ecco allora che la discussione all’interno del regime iraniano comincia a focalizzarsi proprio su Babak Zanjani e il suo legame – indubbio – con il Governo Ahmadinejad. Il negazionista Ahmadinejad ovviamente reagisce, mostrando in Parlamento un video che mostra i legami tra Babak Zanjani e la potente famiglia Larijani, a cui appartiene anche Ali, speaker del Parlamento iraniano (Febbraio 2013, video alla fine dell’articolo). In particolare, Ahmadinejad denuncia soprattutto i contatti di Zanjani con Fazel Larijani, fratello di Ali e di Sadegh, capo della Magistratura Iraniana. Tra le altre cose, nel video si vede anche un certo Hassan Mir Kazemi, noto mafioso, fotografato nel 2009 con la pistola mentre saliva, durante le proteste popolari dell’Onda Verde (Iran Pulse). 

E lo scandalo si allarga fino ad Erdogan…

Nel 2013 scoppia anche il più grande scandalo per corruzione mai accaduto in Turchia. Uno scandalo che vede direttamente coinvolto il partito dell’attuale Presidente – allora Primo Ministro – Erdogan. Oltre 50 persone vengono arrestate e sotto indagine finisce anche lo stesso figlio di Erdogan, Bilal (oggi residente a Bologna e sotto inchiesta per riciclaggio di denaro). Tra gli arrestati di quella inchiesta c’era anche un iraniano di nome Reza Zarrab. Durante gli interrogatori, Zarrab accusa direttamente Babak Zanjani, sostenendo che era in accordo con lui che egli aveva lavorato per smerciare 1500 chilogrammi d’oro tra Ghana, Turchia, Dubai e Iran.

Si defilano tutti…

Alla chetichella, tutti i vecchi sostenitori di Ahmadinejad si defilano. Primo fra tutti Ali Larijani, oggi rieletto come candidato indipendente tra i conservatori e sostenitore di Hassan Rouhani. Si defila anche Ali Akbar Salehi, altro nome citato per i suoi contatti con Babak Zanjani, nominato da Rouhani alla guida dell’Agenzia Atomica dell’Iran. Si defila anche un altro nome da pesi massimi: Rostam Ghasemi, Pasdaran della prima ora, ex capo della potente holding Khatam al Anbia e soprattutto ex Ministro del Petrolio del Governo Ahmadinejad. Oggi il caro Rostam gira tra Siria e Iraq, gestendo il sostegno del regime iraniano a Bashar al Assad e al Governo filo Iraniano di Baghdad. Senza contare che, le indagini su Zanjani, hanno dimostrato i contatti dell’oligarca con Mohammad Yazdi – ex Vice Ministro dell’Intelligence con responsabilità per gli affari economici – e soprattutto Hossein Taeb, potentissimo capo dell’Unita’ di Intelligence dei Pasdaran…

Quale conclusioni

Hassan Rouhani vince le elezioni nel giugno del 2013, benedetto silenziosamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei e pubblicamente dall’ex Presidente Rafsanjani. Con Rouhani, in passato tra coloro che elogiarono Babak Zanjani, cambia il tono del regime iraniano, ma non la forma. Tra le altre cose, Rouhani non si fa problemi a nominare il Pasdaran Hossein Dehghan alla Difesa e il sanguinario Mostafa Pourmohammadi – responsabile delle repressioni contro i dissidenti degli anni ’80 – alla giustizia. Ali Akbar Salehi, come già detto, viene promosso a Vice Presidente e capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran.

Il 6 Marzo 2016 Babak Zanjani viene condannato a morte, il “caso” vuole a soli due giorni dalla visita ufficiale in Iran di Erdogan – ora Presidente della Turchia impegnato a reprimere i giornalisti. Non sappiamo dire se la pena capitale contro Zanjani verrà eseguita. Quello che possiamo dire con certezza e’ che, mentre Zanjani si avvia al patibolo e al silenzio, la maggior parte di coloro che con lui si sono arricchiti si salvano, proprio grazie a Khamenei e Rouhani… 

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva in Italia e in Francia (e presto in Austria e Belgio), accolto come un Papa e venerato come la voce di un nuovo Iran. Un nuovo Iran che, secondo chi se la canta e se la suona da solo, sarebbe moderato, aperto all’Occidente e pronto a rappresentare un fattore di stabilizzazione regionale.

Peccato che il tutto resta solamente una grandissima e pericolosa scommessa. Non solamente perché Hassan Rouhani, in due anni e mezzo di Presidenza, non ha impresso alcun nuovo corso al regime iraniano, ma anche perché all’interno della Repubblica Islamica e’ in corso una vera e propria “guerra” istituzionale. La “guerra”, si badi bene, non e’ fra attori democratici e attori teocratici, ma semplicemente fra interessi economici. Da un lato, infatti, la fazione di Hassan Rouhani – legata a doppio filo con il super corrotto ex Presidente Rafsanjani – e dall’altra la fazione dei Pasdaran e dei clerici di Qom, interessati a mantenere i privilegi ottenuti per mezzo delle sanzioni internazionali.

Prima di entrare nella questione ribadiamo un punto chiave: tutto ciò, purtroppo, non ha nulla a che vedere con i diritti umani e la libertà di espressione degli iraniani. Sotto Rouhani, oltre 2200 detenuti sono stati impiccati, nessuna apertura e’ stata per favorire una minima discussione sulla parità di genere, decine e decine di attivisti sono stati condannati al carcere e l’Iran continua ad essere una tomba per il giornalismo non inquadrato al regime.

Come suddetto, in gioco ci sono cose molto più’ materiali dei diritti umani: gli interessi economici e il potere di eleggere la prossima Guida Suprema (Rahbar), ovvero colui che succederà ad Ali Khamenei. Il 2016 in questo senso, rappresenta un anno chiave, perché sono previste ben due elezioni di rilievo: l’elezione per il rinnovo del Parlamento (Majlis, 290 seggi) e l’elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, ovvero l’organo a cui la Costituzione iraniana demanda il potere di eleggere il prossimo Rahbar. Le elezioni per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esperti si svolgeranno entrambe il 26 febbraio prossimo.

Ali Khamenei, teoricamente, ha pubblicamente affermato di sostenere una ampia partecipazione popolare alle elezioni, anche per coloro che non condividono “il sistema”. Ovviamente tutte chiacchiere: chi non “condivide il sistema” nella Repubblica Islamica finisce direttamente dietro le sbarre. La Guida Suprema ha semplicemente usato i media e i social network per dare una parvenza di democraticità alle prossime elezioni (Payvand). Peccato che, a togliere ogni illusione, ci ha pensato il Consiglio dei Guardiani, ovvero quell’istituzione che nel folle sistema politico iraniano decide chi ha la facoltà di essere inserito nella lista dei candidati. Il Consiglio dei Guardiani e’ composto da 12 membri, 6 nominati dal potere giudiziario e 6 direttamente da Ali Khamenei. Neanche a dirlo, in Iran il sistema giudiziario dipende direttamente dalla Guida Suprema. Ovviamente, le condizioni per esser parte delle liste dei candidati non sono date tanto dall’età e dalle capacita’ professionali, quanto dalla maggiore o minore fedelta’ che il candidato stesso ha dimostrato verso il regime khomeinista.

Il Consiglio dei Guardiani – su 12000 candidati registrati alle elezioni – ha squalificato oltre il 60% dei candidati legati alla fazione di Hassan Rouhani e Rafsanjani e quei pochi candidati riformisti che hanno azzardato una candidatura. Tra i grandi nomi squalificati, anche quello dell’Ḥojjatoleslām Hassan Khomeini, figlio di Ahmad Khomeini e nipote dei Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Se Rouhani e Rafsanjani hanno reagito con rabbia alle esclusioni dei loro candidati (EA WorldView), Khamenei ha indirettamente appoggiato il Consiglio dei Guardiani, affermando di aver detto che, chi non condivide il sistema, deve prendere parte al voto “non essere membro del Parlamento” (Twitter). In altre parole, chi ha delle critiche può recarsi al seggio, ma non può pensare di vedere il suo candidato eletto…(Iran Primer). Chissà cosa ne pensano i Cinque Stelle a tal proposito, tanto amanti dell’Iran…

Nel frattempo, in Iran Khamenei e i Pasdaran parlano costantemente di “nufuz“, ovvero il rischio di una possibile infiltrazione della cultura e delle cospirazioni nemiche (Occidentali), all’interno della Repubblica Islamica. Tutta questa situazione, deve preoccupare enormemente gli investitori Occidentali (tra cui gli Italiani), interessati ad entrare nel mercato iraniano. Non esiste, infatti, alcuna vera normativa che sia in grado di proteggere questi investitori dalle “atmosfere del sistema”, soprattutto quando a fare il buono e il cattivo tempo non e’ il sorridente Hassan Rouhani, ma i Pasdaran e Khamenei.

Ai loro occhi, infatti, in gioco c’e’ la sopravvivenza del sistema stesso iraniano e Teheran non ha alcuna voglia di fare la fine dell’Unione Sovietica sotto Gorbačëv. Perché la Velayat-e Faqih sopravviva, ovviamente, i miliziani iraniani sono ben disposti a passare sulla pelle di chiunque, all’interno e all’esterno della Repubblica Islamica. Soprattutto quando chi viene dall’esterno, prova a toccare delicati interessi economici.

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Ve li ricordate? Probabilmente si, perchè il loro arresto nel maggio scorso fece il giro del mondo. Si tratta dei sei ragazzi e una ragazza iraniani che girarono il video “Happy in Tehran”, un simpatico remake della canzone di Pharrell Williams “Happy”. Il loro video, chiaramente, non piacque al regime iraniano perchè considerato immorale e contro la legge islamica. A distanza di mesi dall’arresto, il regime ha emesso la sentenza contro questi “pericolosi criminali”, colpevoli solo di voler essere felici nel loro paese: Sassan Soleimani, Reyhaneh Taravati, Neda Motameni, Afshin Sohrabi, Bardia Moradi, Roham Shamekhi e un altro sospettato di nome Sapideh, sono stati tutti condannati a 91 frustate e sei mesi di carcere. La sentenza, secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, è stata emessa il 9 settembre scorso, dal giudice Heydari. Ancora una volta, quindi, tutte le speranze di libertà e gioia all’interno della Repubblica Islamica, oggi governata dal duo Khameni-Rouhani, vengono represse senza alcuna pietà. Vi preghiamo di diffondere questa notizia, chiedendo una condanna ufficiale del regime dei Mullah.

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Lo ricorderete, perchè ne abbiamo già parlato: il 17 agosto scorso, nella prigione di Ghezel Hesar (Karaj) dei carcerati si erano ribellati al regime, denunciando il sistematico uso della pena di morte. Tra coloro che avevano protestato, per la cronaca, c’erano anche molti detenuti non condannati alla pena capitale, ma semplicemente solidali con i loro compagni. Di quella protesta, tra le altre cose, fu mostrato un video esclusivo diffuso dall’agenzia HRANA, specializzata nei diritti umani in Iran.

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Orbene, anzi, “ormale”: il regime iraniano non ha scordato quell’affronto, capace di mostrare la vera faccia dei Mullah davanti a tutto il mondo. Per questo, secondo quanto reso noto da Fars News, una dura punizione aspetta coloro che hanno preso parte alla dimostrazione. Parlando con l’agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, Asghar Jahangiri – Responsabile delle Prigioni di Stato e delle Misure Correttive – ha affermato che la polizia ha già identificato i nomi dei dimostranti dalle immagini girate durante la protesta e una dura reazione arriverà delle autorità iraniane. Cosa si intenda per dura reazione, quando riguarda la Velayat-e Faqih, è ben noto. Secondo le informazioni giunte agli attivisti, l’intelligence del regime sta fermando, con la scusa, numerosi detenuti, trasferendoli coattivamente in isolamento nelle Unita 1 e 2 del carcere di Ghezel Hesar. L’Unità 2 del carcere, è quella ove vengono trasferiti i prigionieri prima di essere impiccati.

L’obiettivo, secondo gli attvisti e quello di generare il panico tra i prigionieri. Per questo, tra i trasferiti in isolamento, ci sono anche diversi detenuti che si trovavano fuori dal carcere con un permesso delle autorità e non direttamente ricollegati alla protesta del 26 agosto. Per ora, sempre secondo quanto reso noto dalla HRANA, tra i 20 e i 32 prigionieri sono stati trasferiti in isolamento. Nell’intervista rilasciata a Fars News, Asghar Jahangiri, ha anche dichiarato che, già nei giorni successivi alla protesta, almeno 14 detenuti sono stati impiccati: questi prigionieri sono, probabilmente, quelli trasferiti il 17 agosto scorso nell’Unità 2 del carcere di Ghezel Hesar. Proprio il loro trasferimento, aveva scatenato la protesta generale degli altri detenuti.

Con l’occasione vogliamo ricordare che, anche dopo la protesta nel carcre di Evin nel scorso, ben 11 detenuti furono impiccati – tra l’indifferenza internazionali – come punizione per aver alzato la testa.

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Il 4 settembre scorso, parlando davanti alla potente Assemblea degli Esperti, Ali Khamenei ha sviluppato il suo personale ragionamento geopolitico. Teorizzando un nuovo ordine internazionale, la Guida Suprema iraniana ha descritto le ragioni per le quali l’Occidente, a suo parere, è destinato a decadere. E’ bene che queste ragioni se le ricordino coloro che, in tutta Europa e oltre, promuovono oggi un accordo con la Repubblica Islamica. Ricordare le parole di Khamenei, infatti, serve a capire bene per quale motivo le democrazie mondiali non possono convivere con il regime dei Mullah. Orbene, prevedendo un nuovo ordine mondiale dominato dalle religioni, prima fra tutti l’Islam, il Rahbar ha affermato che la cultura occidentale è in via di estinzione perchè troppo incentrata slogan quali “diritti umani” e “democrazia”. Non solo: a detta di Khamenei, l’Occidente è anche colpevole di aver snaturato il ruolo della donna, sostenendo movimenti come quello femminista che hanno rovinato il genere femminile. Dulcis in fundo, dopo aver ricordato che ormai il Corano ha sempre piu’ successo in Europa, Khamenei ha attaccato la concenzione del sesso occidentale, in particolare l’aver trasformato l’omosessualità in un valore….Per Khamenei, infine, la decandenza delle democrazie non si fermerà qui, ma “continuerà verso condizioni peggiori e piu’ brutte”.

Come suddetto, questo articolo lo dedichiamo a tutti coloro che oggi, putroppo, applicano ragionamenti di diplomazia Occidentale verso la Repubblica Islamica. Il nostro consiglio è di non farsi troppe illusioni: la Repubblica Islamica non cambierà mai e con lei neanche il fondamentalismo che domina la sua leadeship religiosa, militare e politica.

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