Archivio per la categoria ‘Iran Politica Estera’

645x344-1487500691799

Lo scorso 19 febbraio, parlando alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu ha accusato l’Iran di favorire il conflitto settario in Medioriente e di voler trasformare la Siria e l’Iraq in due Paesi totalmente sciiti.

Le parole del Ministro turco, hanno provocato la rabbia di Teheran: il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghassemi ha reagito accusando nuovamente Ankara di sostenere gruppi terroristici (Good Morning Iran), e ha annunciato la convocazione dell’Ambasciatore turco in Iran, Hakan Tekin. Il Portavoce Ghassemi ha anche aggiunto alle sue dichiarazioni una velata minaccia, affermando che “la pazienza iraniana ha un limite” (Reuters).

Neanche a dirlo, anche la Turchia ha risposto alle scelte iraniane. Il Ministero degli Esteri di Ankara ha rilasciato un comunicato ufficiale, invitando il regime iraniano ad avere un “atteggiamento costruttivo” e sottolineando che la pretesa iraniana di avere un comportamento “positivo e onesto” è assai contraddittoria (Ministero degli Esteri Turchia).

L’escalation della crisi diplomatica tra Turchia e Iran, deve assolutamente preoccupare la Comunità Internazionale. Non solo coinvolge un Paese Nato, ma soprattutto due visioni opposte di intendere le crisi mediorientali e lo stesso Islam. In questo contesto, davanti ad una Turchia che si riavvicina sempre di più alla Russia e alle monarchie sunnite del Golfo, continuare a legittimare la Repubblica Islamica rischia di provocare nuove crisi difficilmente sanabili pacificamente.

michael-flynn-iranedited

Finalmente! Se sul bando di Trump all’immigrazione di cittadini da sette Paesi del mondo mussulmano si può ampiamente discutere, sulla reazione della neo Amministrazione americana alle nuove minacce iraniane, si deve solo applaudire. Dopo anni di debolezza e vergognoso lassismo da parte dell’ex Presidente Obama, la Casa Bianca ha mandato a Teheran un messaggio chiaro: state giocando con il fuoco!.

In sintesi, queste le parole dette da Michale Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, in seguito al nuovo test missilistico iraniano – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – e dell’attacco ad una nave della marina saudita, da parte dei ribelli Houthi in Yemen, ormai praticamente totalmente asserviti ai Pasdaran e ad Hezbollah (testo ufficiale della Casa Bianca).

Nel comunicato rilasciato davanti alle telecamere, Flynn ha condannato le azioni del regime iraniano e dei suoi proxy e non ha mancato di annunciare che, con l’arrivo di Trump, è terminata la fine della passività dell’esperienza Obama. Flynn, quindi, ha aggiunto che – quanto da lui affermato – doveva essere inteso come un “avviso ufficiale” alla Repubblica Islamica!

Alle parole di Flynn hanno fatto da sponda quelle del Congresso USA che, in seguito al test missilistico iraniano, ha chiesto alla Casa Bianca di aumentare la pressione contro il regime islamista e, se necessario, di approvare nuove sanzioni (ì).

untitled

Nonostante i divieti imposti dal regime, migliaia di persone si sono radunate il 27 ottobre scorso, presso Pasargade – la città fondata da Ciro II, noto come Ciro il Grande – ove sepolti lo stesso Ciro II e suo figlio Cambise II. Il 27 ottobre (il 7 di Aban, secondo il calendario persiano), si celebrava la cosiddetta “Giornata di Ciro”, un giorno dedicato al grande imperatore persiano nell’anniversario della sua entrata in Babilonia. Si tratta di una ricorrenza che i Mullah vietano assolutamente, considerandola non conforme ai pricipi della Repubblica Islamica. Come suddetto, però, le proibizioni dei clerici servono a poco e nulla davanti alla rabbia del popolo.

Qui di seguito vi mostriamo alcuni video della protesta di massa. Come vedrete, i giovani iraniani cantano slogan in memoria della monarchia deposta dei Pahlavi (video 1), contro il regime e contro la sua politica estera. In uno dei video, infatti, la folla canta “il regime dei mullah è solo oppressione e Guerra” (Video 2), mentre in un altro si sente forte il grido “No al sostegno del regime al Libano. Noi sosteniamo solo l’Iran” (Video 3). Nell’ultimo video, il numero 4, si sentono i manifestanti gridare “Ciro è il nostro padre, l’Iran la nostra madrepatria“.

Si tratta, probabilmente, della protesta anti-regime più significativa dopo la repressione del movimento dell’Onda Verde. Ennesima riprova non solo della tenacia del popolo iraniano e del peso ormai insopportabile del regime fondamentalista dei Mullah, ma anche del completo fallimento della Presidenza Rouhani.

Video 1: Slogan in onore della deposta monarchia Pahlavi

Video 2: Slogan anti-regime (il regime dei Mullah è solo oppressione e Guerra)

Video 3: Slogan contro il sostegno del regime iraniano al Libano (si intende Hezbollah e di riflesso Assad)

Video 4: “Ciro è il nostro Padre, l’Iran la nostra madrepatria”

71f5ee6b-f14d-418c-be5f-612c53aeec26_16x9_600x338

Ahmed Galambur, già colonnello dei Pasdaran e oggi professore all’università di Teheran, ha affermato che la Guerra Iraq – Iran non fu, come racconta la stessa storiografia iraniana, una “guerra imposta”, ma fu il preciso volere dell’Imam Khomeini per espandere il potere della Repubblica Islamica fuori dall’Iran. Questo, ha continuato Galambur, perchè la “Repubblica Islamica non conosce limiti geografici” (al Arabiya).

Aggiornando il suo discorso ai fatti attuali, Ahmed Galambur ha dichiarato che gli attuali interventi militari di Teheran in diversi Paesi della Regione, inclusi Yemen e Siria, fa parte della strategia militare basata sul principio che “la migliore difesa è l’attaco”. Ergo, il regime iraniano ha consapevolvemte deciso di attaccare “il nemico” in Siria, Libano, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. Ovviamente, su preciso ordine dell’Imam Khamenei, attuale Guida Suprema iraniana.

Infine, Galambur ha attaccato coloro che non hanno la sua stessa visione della politica estera iraniana. “Alcuni in Iran” – ha detto Galambur – non riconoscono il concetto puro della rivoluzione e insistono nell’agire solamente all’interno dei confini iraniani. Queste persone, non sono consapevoli dei veri obiettivi della rivoluzione e del suo slogan ‘guerra fino alla vittoria‘”

Purtroppo, le parole di Galambur non vanno prese come mera propaganda. Non solo perchè il regime iraniano ha sempre agito per espandere la rivoluzione khomeinista, ma anche perchè lo stesso Khomeini rifiutò nel 1982 di mettere fine alla guerra contro l’Iraq, proprio al fine di fare di Baghdad un nuovo avamposto iraniano.

Un obiettivo che, per via dell’Iran Deal, delle milizie paramilitari sciite e di puppet come al-Maliki, Teheran sta ottenendo in questo periodo. Un “successo” realizzato per mezzo di massacri di popolazione sunnita che nulla hanno da invidiare a quelli compiuti dai jihadisti del Califfato contro gli sciiti.

ep-307209781

Il due ottobre scorso, una importante delegazione tedesca è giunta in Iran. La delegazione era guidata dal Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel e con lui c’erano ben 120 imprenditori (tra loro i rappresentanti di importanti compagnie come la Siemens, la SMS metallurgy group, la Keller HCW e la Mitsubishi Germania). Teoricamente, per Teheran, si doveva trattare di un enorme successo, sia in termini di visibilità che di accordi, considerano che Gabriel aveva firmato con il suo omologo iraniano Ali Tayyebnia ben 10 accordi preliminari, tra cui un accordo fondamentale tra la Banca Federale tedesca e la Banca Centrale iraniana. Un patto necessario per Teheran, soprattutto perchè quasi nessuna banca al mondo vuole – ancora oggi – lavorare con la Repubblica Islamica.

Qualcosa però è andato drammaticamente storto e questo qualcosa dimostra quanto, nella testa del regime iraniano, il fanatismo ideologico superi qualsiasi tipo di pragmatismo politico. Al contrario degli altri politici Occidentali giunti a Teheran, il Ministro dell’Economia tedesco Gabriel si è azzardato a fare due cose che non avrebbe dovuto neanche immaginiare: parlando al Der Spiegel, il rappresentante di Berlino ha pubblicamente invitato il regime ad attuare riforme e ha posto il riconoscimento diplomatico di Israele da parte dell’Iran, come precondizione per i nuovi rapporti tra Berlino e Teheran (EA World View).

Apriti cielo: una volta diffuse dai media iraniani le parole di Gabriel, il regime si è immediatamente chiuso a riccio. Il Ministro degli Esteri Zarif e lo speaker del Parlamento Larijani hanno entrambi cancellato il loro incontro con Sigmar Gabriel. Il capo della Magistratura iraniana, Sadeq Amoli Larijani – fratello di Javan Larijani, recentemente passato per Roma… – ha pubblicamente detto che l’Iran avrebbe dovuto negare l’ingresso a Gabriel. Chi ha incontrato il Ministro tedesco, come il portavoce del Governo iraniano Mohammad Bagher Nobakht, ha dovuto tutelarsi inventando che Gabriel gli avrebbe privatamente detto che le sue parole erano state “traviate” dal Der Spiegel (Tasnim News, Mehr News, Fars News, Mehr News).

Purtroppo per Teheran, c’è ben poco da inventare per il regime iraniano: nell’intervista del 30 settembre scorso, infatti, il Ministro Gabriel dice esplicitamente che “Ein normales, freundschaftliches Verhältnis zu Deutschland wird erst dann möglich sein, wenn Iran das Existenzrecht Israels akzeptiert“, ovvero che ogni relazione amichevole tra la Germania e l’Iran passa necessariamente per il riconoscimento (da parte di Teheran), del diritto di Israele ad esistere (Der Spiegel). Tra le altre cose, una precondizione già dichiarata esplicitamente dalla Cancelliera Angela Merkel nel febbraio del 2016 (Indipendent).

Quanto successo al Ministro tedesco, rappresenta l’ennesima dimostrazione che la sola modalità in cui i rappresentanti di Teheran sanno trattare con il mondo, è quella che non prevede alcun tipo di critica. D’altronde, recentemente proprio l’Italia ha sperimentato sulla sua pelle quanto suddetto: le critiche sull’uso della pena di morte espresse da Gentiloni al Segretario del Consiglio per i Diritti Umani iraniano, Javan Larijani durante la sua visita in Italia, sono state totalmente censurate dai media iraniani (No Pasdaran).

Purtroppo, la Farnesina non ha in alcun modo reagito a questa ignobile censura, dimostrando solamente la debolezza della sua diplomazia.

1

Mentre l’Occidente dipinge il regime iraniano come un “attore di stabilizzazione” del Medioriente e un “partner per la pace”, a Teheran da anni si lavora per definire il dominio di parte della Siria e dell’Iraq. Ovviamente, un dominio da realizzare con la forza, con il solo metodo che la Repubblica Islamica conosce: il dominio dei pretoriani.

Per questo, l’Iran da tempo sta lavorando alla creazione di nuove forze paramilitari, totalmente fedeli a Teheran, che ricalchino lo stile dei Pasdaran e di Hezbollah. Soprattutto, e’ centrale per gli iraniani riuscire a creare le nuove Guardie Rivoluzionarie in Iraq, nell’area a maggioranza sciita, ovvero nell’unica area (pianeggiante) in cui geopoliticamente l’Iran può allargare il suo potere. Il resto dell’Iran, infatti, e’ circondato da montagne: un dato che permette alla Repubblica Islamica di potersi difendere facilmente da invasioni di terra, ma anche un limite per le espansioni verso l’esterno.

Parlano gli iraniani

I progetti del regime iraniano non sono neanche troppo un mistero. Basta leggere le dichiarazioni di importanti rappresentanti di Teheran, le agenzie di stampa iraniane e qualche analisi che non sia asservita al buonismo del mainstream. Ecco allora che escono fuori le parole di Mohsen Rafighdoost, potente fondantore dei Pasdaran ed ex boss della Fondazione degli Oppressi. Parlando al club dei giornalisti il 7 giugno scorso, Rafighdoost ha dichiarato che “delle forze d’elite’ possono difendere l’Iraq dalle tensioni e l’instabilità”. Per questo, come modello da imitare, Rafighdoost ha indicato proprio le Guardie Rivoluzionarie iraniane. 

Per la cronaca, Teheran sta già da tempo lavorando con i fatti ai suoi progetti. Recentemente un clerico iraniano ha dichiarato che e’ intenzione dell’Iran costruire delle basi militari in Iraq, non lontane dai confini con l’Arabia Saudita. A queste dichiarazioni, si sono aggiunte quelle del Generale Ali Fadavi, potente capo della Marina iraniana. Fadavi ha rivelato che, ormai da mesi, l’Iran sta addestrando delle truppe di volontari nelle isole Faror, territori occupati dall’Iran e contesi con gli Emirati Arabi Uniti. Tra le altre cose, anche Mahdi Taeb, responsabile della Base Strategica di Ammar (un think tank per combattere la cosiddetta “soft war”), ha dichiarato che l’Iran e’ pronto a ricreare i Pasdaran in Iraq (Asharq al Awsat).

Non e’ un caso che, dopo le dichiarazioni iraniane, l’Arabia Saudita ha deciso di nominare un nuovo attache’ militare proprio in Iraq. Annuncio dato dopo l’incontro tra l’Ambasciatore saudita a Baghdad Thamer Al-Sabhan e il Ministro della Difesa iracheno Khaled Al-Obaidi (Middle East Monitor). Khaled al-Obaidi e’ praticamente il solo sunnita che occupa una carica di rilievo nella sicurezza a Baghdad. La sua nomina, ha permesso agli sciiti filo-iraniani dell’Organizzazione Badr, di prendere il controllo del Ministero dell’Interno iracheno con Mohammed al-Ghabban (al-Jazeera).

Parlano i numeri

Secondo le stime degli esperti, ci sarebbero già almeno 30000/40000 membri delle sciite fedeli all’Iran in Siria e circa 100000 in Iraq.Senza dimenticare, pero’, le dichiarazioni del capo dei Pasdaran Ali Jafari. Jafari, senza girarci intorno, ha detto di avere già pronti almeno 200000 giovani addestrati alle armi, in cinque diversi Paesi.

A Baghdad, in particolare, l’Iran può contare su milizie quali l’Organizzazione Badr, Kata’ib Hezbollah e la stessa Forza di Mobilitazione Popolare, in teoria una unione di forze creata per vincere Isis contro il settarismo, ma divenuta praticamente l’ennesimo strumento nelle mani dei Pasdaran.

In questo momento, pero’, la parte parte di rilievo nella campagna di Fallujah, la sta avendo il Battaglione al-Khorosani, comandato da Ali al-Yasiri (Jihadintel). Dietro la scusa di combattere Daesh, questo battaglione sta compiendo dei massacri nei confronti dei sunniti dell’area dell’Anbar. 

229

Lo stemma del Battaglione al-Khorosani

Il massacro della scuola Zo al-Nourin

Un caso concreto e’ quanto accaduto ad un gruppo di sfollati sunniti iracheni, in fuga dalla zona di conflitto. Intercettati dal Battaglione al-Khorosani, i profughi sono stati arrestati. Gli uomini sono stati divisi dalle donne e circa 1000 persone di eta’ compresa tra i 12 e i 50 anni, sono stati portati in una scuola chiamata Zo al-Nourin, sulla strada tra Boukash e al-Saqlawiyah. Ovviamente, quasi tutti i fermati erano maschi.

Nella scuola, quindi, i detenuti sono stati accusati – senza alcuna prova – di essere responsabili del massacro di Camp Speicher, quando il 12 giugno del 2014 Isis ha attaccato una base aerea del Governo di Baghdad, uccidendo 1700 cadetti, tutti Sciiti. Dei testimoni sopravvissuti hanno riportato che i miliziani sciiti della al-Khorosani hanno ucciso almeno 300 prigionieri sunniti nella scuola e altri ancora in un hangar presso al-Saqlwiyah.

Il massacro della scuola Zo al-Nourin ha determinato la protesta di alcuni membri del Parlamento iracheno. Una delegazione di parlamentari, guidata da Ghazi al-Muhammadi, ha quindi visitato il resto dei prigionieri, trasferiti nel frattempo presso il campo di al-Mazra. Qui, la delegazione ha trovato solamente 605 maschi, sui 1000 iniziali che erano stati fermati dalla milizia sciita.

Risultato? La tribù di al-Mahamda, a cui la maggior parte dei prigionieri sunniti apparteneva, ha giurato fedelta’ ad Isis, rivoltandosi contro il Governo di al-Abadi (Middle East Briefing).

La stessa Forza di Mobilitazione Popolare, guidata da Abu Mahdi al-Muhandis (inserito nella lista dei terroristi dagli Stati Uniti), ha commesso numerose atrocità nei confronti dei civili sunniti nelle aree “liberate” di Saqlawiyah e al-Karmah, a pochi chilometri da Fallujah. Massacri provati e denunciati direttamente dalle Nazioni Unite (Middle East Briefing).

Gli obiettivi sono chiari

Il regime iraniano ha in Mediorinte degli obiettivi molto chiari. Eccoli sintetizzati:

  • Approfondire il conflitto settario e dividere all’interno diversi Paesi Arabi, proprio sul modello di Hezbollah in Libano (un Paese che da due anni non elegge un Presidente…). Per questo l’Iran ha usato al-Maliki in Iraq per escludere i sunniti dal potere, un fatto che ha posto le premesse per la rinascita di al-Qaeda in Iraq, ovvero della base di Isis;
  • Creare i Pasdaran in Siria e Iraq, allo scopo di assicurare la proiezione strategica del regime iraniano verso il Mediterraneo. Un ponte che, passando per Baghdad e Damasco, arriva appunto a Beirut. Qui, Hezbollah svolge la parte chiave, perché rappresenta anche la via iraniana per attaccare Israele e trasportare verso l’esterno le tensioni che l’Iran rischia di avere al suo interno;
  • La missione dei “nuovi Pasdaran” e’ precisamente quella di incutere terrore nella popolazione sunnita che non si sottomette e di avviare una vera e propria pulizia etnica (dai sunniti), nelle aree che Teheran ritiene strategiche ai suoi interessi. Questo progetto, deve anche riuscire ad evitare che i sunniti creino delle loro forze paramilitari, per combattere la supremazia sciita filo-iraniana.

In Iraq, Al-Abadi e’ ormai troppo debole

Va detto, in conclusione, che il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi – anche lui sciita – sta cercando di porre un argine all’espansione incontrollata dell’Iran. Lo sta facendo avviando indagini sui massacri delle milizie paramilitari sciite intorno a Fallujah e lo sta facendo dando il comando delle operazioni anti-Isis al Generale Abdul-Wahab al-Saadi, non gradito a Teheran (No Pasdaran).

Purtroppo non sembra bastare, anche perché le milizie paramilitari sciite in Iraq, ormai non rispondono più ai comandi del Governo centrale. Le Forze di Mobilitazione Popolare, ad esempio, hanno esplicitamente rifiutato il comando di ritirarsi dalle aree intorno a Fallujah. Ormai, il solo uomo che comanda queste milizie paramilitari, sembra essere Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods. Un uomo che entra e esce dall’Iraq a suo piacimento…

L’Iraq – come al Siria – ormai sembrano esistere solamente sulle mappe…di alcuni anni fa…

Per approfondire, invitiamo a leggere: L’Iran e la funzione geopolitica provvidenziale del Califfato

 

1745301_b44b44_768x459

All’ipocrisia, come noto, non c’e’ mai fine. Un altro esempio di questa verità, lo ha dato in questi giorni il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Dopo l’attentato al Pulse di Orlando , infatti, Emiliano ha testualmente dichiarato: “Questa strage terribile, un atto terroristico che ha preso come bersaglio la comunità LGBTQI, mi ha colpito profondamente. Vorrei dedicare questa giornata di lavoro ai diritti degli uomini e delle donne della Puglia come del resto del mondo, per la libertà, senza la quale niente di tutto ciò che facciamo avrebbe senso”.

Un messaggio  da applausi, se non fosse per il fatto che, come spesso capita, chi predica bene razzola male. Il Presidente Emiliano, rientra esattamente in questa categoria.

Come dimenticare che, solamente poche ore prima della strage del Pulse, Emiliano ha ricevuto in pompa magna l’Ambasciatore Mozzaffari, rappresentante del regime di Teheran in Italia. Durante l’incontro con Mozzaffari, Emiliano ha benedetto ogni tipo di rapporto con la Repubblica Islamica, approvando anche un gemellaggio tra la Regione Puglia e la Regione di Hormuz Gan in Iran (Borderline24.com).

Peccato che, se veramente Emiliano crede in quello che dice, non dovrebbe neanche aprire la porta al rappresentante in Italia di Khamenei. L’Iran, come stranoto in tutto il mondo, condanna a morte gli omosessuali, secondo delle leggi ben chiare del codice penale. Non solo: quando non li manda al patiboli, li costringe indirettamente ad operarsi per cambiare sesso. Una operazione parzialmente sostenuta anche dallo Stato, che pero’ non vede alcun processo di inclusione nella società di coloro che decidono di fare questo passaggio. Al contrario, queste persone vengono lasciate ai margini e sono spesso costrette a prostituirsi. Una prostituzione legalizzata in Iran, grazie al cosiddetto “matrimonio temporaneo”, una bella trovata dei clerici khomeinisti per andare a “mignotte” salvandosi dal peccato…

Non e’ tutto: il massimo rappresentante del regime iraniano, tale Ali Khamenei, ha spesso insultato pubblicamente gli omosessuali, definendoli la causa della decadenza Occidentale e responsabili di un “grave peccato”. Tutto questo evitando di ricordare ad Emiliano come l’Iran umilia le donne e quella stessa libertà di cui il Presidente della Puglia parla nel suo messaggio.

Se davvero ad Emiliano interessano i diritti LGBTI, se davvero ha a cuore i diritti delle donne e la libertà, gli suggeriamo vivamente di rispedire al mittente le offerte del regime iraniano, e di abbracciare la campagna per la libertà di attiviste come Narges Mohammadi, da mesi incarcerate per aver detto no alla pena di morte e no al fondamentalismo islamico. 

La differenza tra chi veramente crede in quello che dice e chi semplicemente vuole farsi pubblicità, sta tutta qui…