Archivio per la categoria ‘Iran Petrolio’

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Il regime iraniano ha da poco annunciato l’approvazione dei nuovi contratti petroliferi (IPC). Per mezzo di questi contratti, Teheran intende attirare le grandi compagnie del settore, in primis quelle Occidentali. I nuovi IPC, quindi, sono stati approvati dal Parlamento iraniano nel mese di settembre (Iran Project). Tutto questo, in teoria.

In teoria per due motivi: in primis i contratti non sembrano cosi appetibili per le grandi compagnie Occidentali. Nonostante si tratti di contratti estendibili a 20 anni e con maggiori incentive, per ora la Repubblica Islamica mantiene piu’ interrogativi che certezze. Nonostante la propaganda, infatti, gli investitori sono ben consapevoli dell’altissimo livello di corruzione all’interno del regime, del riciclaggio di denaro volto al finanziamento del terrorismo e del rischio arresto per i cittadini con doppia cittadinanza (attivi nel nuovo business con Teheran).

Poco importa a Rouhani perche’, almeno nel breve termine, il suo piano e’ diverso. Cio’ a cui punta ora il Presidente iraniano non e’ l’efficienza del sistema economico e finanziario iraniano, ma la sua rielezione. Le prossime elezioni saranno nel Maggio del 2017 e Rouhani sa bene che, per ottenere un altro mandato, ha bisogno di corrompere Khamenei e i Pasdaran. A questo scopo, non c’e’ di meglio del petrolio per ottenere successo.

Ecco allora che, poco dopo aver approvato i nuovi IPC, la compagnia di Stato NIOC ha chiuso un accordo con la Persia Oil and Gas Industry Development Company. Secondo l’accordo, la Persia Oil sviluppera’ quattro siti petroliferi (e le reserve) nel Sud dell’Iran. Un accordo da almeno 2,2 miliardi di dollari (Reuters).

Cosa c’e’ di strano? Semplice: la Persia Oil and Gas Industry Development Company è di proprietà della cosiddetta SETAD, o meglio in farsi “Setad Ejraiye Farmane Hazrate Emam”, Si tratta di una holding nata per gestire i beni dismessi dello Stato e che fa capo direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei. Una holding dal valore di quasi 100 miliardi di dollari…ovviamente dentenuti dal cerchio di Khamenei in segreti conti esteri (Reuters). Per questa ragione, la SETAD e tutte le sue controllate, sono state inserite nella lista delle sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro Americano. Tra le controllate, appunto, la Persia Oil and Gas Industry Development Company (link).

In altri termini, ciò che Rouhani sta facendo, non è nient’altro che assicurare a Khamenei e ai Pasdaran i loro interessi economici, sperando di appianare parte del loro malcontento, in vista del 2017. Peggio, sfruttando i nuovi contratti e il silenzio della diplomazia Occidentale, Rouhani sta aumentando il potere del cerchio intorno alla Guida Suprema, allo scopo chiaramente di ottenere la benedizione per un altro mandato (Middle East Brieafing).

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Il regime iraniano sta proponendo alle compagnie petrolifere Occidentali i nuovi modelli contrattuali, al fine di attrarre maggiori investimenti. I nuovi contratti, secondo quanto dichiarato dal Ministro del Petrolio Bijan Namdar Zangeneh saranno denominati Iran Petroleum Contract (IPC) e verranno annunciati questa estate.

Secondo quanto previsto da questa nuova forma contrattuale, gli IPC sostituiranno gli accordi sul modello buyback iraniano, ovvero il modello in cui l’investitore straniero sostiene tutte le spese dell’investimento iniziale per poi ricevere una remunerazione con le quote fisse della produzione. Un contratto che oggi non attrae nessuno, considerando le alte spese iniziali e l’incertezza del guadagno finale (soprattutto senza beneficiare degli aumenti della produzione).

La nuova forma contrattuale IPC, quindi, prevede che la National Iranian Oil Company (NIOC), creera’ delle joint-venture con le compagnie internazionali, remunerata con le quote della produzione. A differenza del modello buyback, questa volta ogni fase ad esplorazione di un oleodotto e di un gasdotto (e di sviluppo e produzione), corrispondera’ un nuovo contratto e nuovi incentivi.

Per l’Iran, la centralita’ dell’accordo sta proprio nella costruzione di joint-venture, ovvero l’unione di diverse imprese che costruiscono un nuovo soggetto giuridico, indipendente dalle imprese che l’hanno costituito. Come ammesso dagli stessi media iraniani, lo scopo di questo modello e’ quello non permettere alle compagnie occidentali di ritirarsi dall’investimento, nel caso in cui nuove sanzioni venissero imposte contro l’Iran (Iran Business News).

In poche parole, se l’Iran viola l’accordo nucleare o lo considera nullo per qualsiasi ragione, anche compagnie come ENI rischierebbero di trovarsi complici di un regime assai pericoloso. Ricordiamo anche che la stessa NIOC, e’ praticamente una controllata dei Pasdaran, ovvero di coloro che controllano il programma nucleare e missilistico del regime  (UANI). Ricordiamo che, in Italia ad esempio, la Saipem ha gia’ firmato MoU con l’Iran nel settore del gas.

Infine, ricordiamo che l’Iran non riconosce l’intera risoluzione ONU 2231, soprattutto rigetta l’allegato B relativo alla fine dei test missilistici capaci di trasportare una ogiva nucleare (tutti i missili balistici iraniani). Khamenei ha esplicitamente detto che qualsiasi altra sanzione imposta contro l’Iran, anche nel settore dei diritti umani e del terrorismo, equivale alla fine dell’accordo nucleare (Memri).