Archivio per la categoria ‘Iran Pena di Morte’

ahmadreza djalali family

Il 17 febbraio scorso, la Svezia ha confermato di aver ufficialmente concesso la cittadinanza ad Ahmadreza Djalali, ricercatore medico iraniano, condannato a morte in Iran con l’accusa di spionaggio (condanna a morte confermata dalla Corte Suprema nel dicembre scorso). Djalali, come provato, e’ stato costretto ad una confessione forzata: in seguito, si e’ scoperto che – anni addietro – egli aveva rifiutato di lavorare per l’intelligence iraniana.

Una portavoce del Ministero degli Esteri di Stoccolma, ha confermato che Djalali ha ufficialmente ottenuto la cittadinanza svedese e per questo, l’esecutivo nazionale, e’ “direttamente impegnato a salvare la vita ad un suo cittadino”.

La scelta del Governo svedese di confermare la cittadinanza di Ahmadreza Djalali, ha un valore non solo simbolico, ma anche pratico: in questo modo, come suddetto, Stoccolma si impegna ufficialmente per la vita di Djalali, non solo per ragioni umanitarie, ma anche legali. Il che, in caso di esecuzione della condanna a morte, permetterà alla Svezia anche di prendere (potenzialmente) delle importanti decisioni legali.

Sarebbe opportuno che, anche il Governo italiano, considerasse l’opportunità di concedere ad Ahmadreza Djalali la cittadinanza, per ragioni politiche. Djalali ha lavorato per anni in Italia, all’Università del Piemonte Orientale, contribuendo direttamente alla ricerca accademica nazionale. Un gesto importante da parte dell’Italia, unito a quello della Svezia, potrebbero davvero riuscire ad influenzare il regime iraniano, per lo meno facendo comprendere a Teheran le drammatiche conseguenze dei suoi abusi!

 

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ahmadreza djalali family

La radio svedese ha riferito che la Ministra degli Esteri Margot Wallström, ha convocato l’Ambasciatore iraniano a Stoccolma, per protestare contro la conferma della condanna a morte del ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

Ahmadreza, come noto, e’ in possesso anche della cittadinanza svedese e per anni ha lavorato presso il Medical Institute “Karolinska” di Stoccolma, come esperto della medicina di emergenza, nei casi di disastri ambientali. Proprio grazie alle sue conoscenze, Ahmadreza e’ stato diverse volte invitato in Iran durante delle conferenze accademiche. Anche quando e’ stato arrestato, nell’aprile del 2016, si trovava nella Repubblica Islamica per ragioni professionali.

Accusato di essere una spia, Ahmadreza Djalali e’ stato condannato a morte senza un regolare processo e costretto a firmare una dichiarazione video di colpevolezza. Successivamente, in una lettera inviata alla moglie, Ahmadreza ha rigettato tutte le accuse e denunciato i maltrattamenti subiti in carcere. Secondo quanto reso noto ultimamente, le condizioni di salute del ricercatore iraniano sono pessime e pare abbia anche un tumore.

Il dramma di Ahmadreza Djalali riguarda anche l’Italia: per anni, infatti, Ahmadreza Djalali ha lavorato presso l’università del Piemonte Orientale. Proprio da qui, dopo l’arresto, e’ partita la campagna per la sua liberazione. Nonostante gli impegni verbali, ad oggi il Governo italiano non ha fatto nulla di concreto per salvare la vita di Ahmadreza Djalali: al contrario, tutti gli accordi – anche quelli scientifici – firmati tra Roma e Teheran, restano in piedi senza alcun riguardo verso il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto.

Concludiamo sottolineando come la vera ragione dell’arresto di Djalali e’ ormai nota: anni addietro, infatti, Ahmadreza ha rifiutato le avancese del MOIS – l’intelligence iraniana – che voleva fare di lui un agente di Teheran in Europa.

ahmadreza djalali

La Sezione 33 della Corte Suprema iraniana sta ristudiando il caso Ahmadreza Djalali e la condanna a morte nei suoi confronti, con l’accusa di spionaggio. Secondo quanto affermato da Zeinab Taheri, legale di Djalali, al giudice della Corte Suprema e’ stato chiesto di dare un parere entro il febbraio 2018.

Dopo tante pressioni internazionali e denunce mediatiche, si apre quindi una flebile speranza per la vita del ricercatore medico iraniano, costretto dal regime a confessare – anche in TV – di essere al servizio di un “paese nemico”.

Mentre questo spiraglio si apre, la salute di Ahmadreza Djalali sta drammaticamente peggiorando in carcere. Sempre secondo Taheri, le condizioni mediche di Ahmadreza sono drammatiche e necessiterebbe di essere immediatamente scarcerato ed essere trasferito in ospedale. L’avvocato, ha anche parlato di un “possibile tumore” all’apparato digestivo (Ahmadreza ormai mangia sempre meno).

Purtroppo, nonostante le richieste – anche di medici – il giudice responsabile del caso Djalali, ovvero Abolqasem Salavati, ha continuamente negato la richiesta di ospedalizzazione per il detenuto.

Ricordiamo che, come suddetto, Ahmadreza Djalali e’ stato costretto – sotto tortura – non solo a firmare una confessione forzata, ma anche a registrare un video in cui ammette le sue responsabilità. Video poi trasmesso dalla TV di Stato IRIB, contro tutte le normative internazionali.

In una lettera resa nota dalla moglie di Ahmadreza, Vida Mehran-Nia, Ahmadreza ha denunciato la confessione forzata e ribadito che non ha mai lavorato per un servizio segreto estero e mai confermato le accuse mosse nei suoi confronti. E’ stato anche reso noto che, la probabile decisione del regime iraniano di arrestare Ahmadreza, risale al rifiuto del ricercatore medico iraniano di cooperare con il servizio segreto iraniano.

La confessione forzata di Ahmadreza Djalali trasmessa da IRIB

 

ahmadreza djalali

Non c’e’ limite alla vergogna, non c’e’ un limite che blocca gli “interessi” materiali, davanti ai valori umani. Affermazioni che valgono oggi particolarmente, se si parla dei rapporti tra Italia e Iran.

Nel recente passato, solo per citare alcune scelte degli esecutivi Renzi – Gentiloni, la Ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, scelse di non sospendere la cooperazione scientifica con l’Iran, nonostante la questione del ricercatore medico Ahmadreza Djalali, incarcerato dall’aprile 2016 dai Pasdaran e recentemente condannato ufficialmente a morte.

valeria fedeli iran

Pochi giorni fa, quindi, il Governo Gentiloni ha deciso di firmare la linea di credito di 5 miliardi di euro con l’Iran, nonostante il regime avesse appena ucciso 24 manifestanti e arrestato oltre 3700 civili.

In queste ore, quindi, dall’Iran rendono noto che l’università di Cagliari ha firmato un accordo nel settore scientifico con Iranian Biological Research Center. Ora, non entriamo nel merito tecnico dell’accordo, sicuramente valido e interessante.

Ci interroghiamo, piuttosto, sull’opportunità di continuare a stringere una cooperazione scientifica con un Paese che, nonostante le richieste internazionali (compresa quella dell’ONU), non ha ancora liberato Ahmadreza Djalali. Proprio mentre dall’Iran arrivano fotografie di Ahmadreza Djalali pesantemente dimagrito…

Qui sotto la confessione forzata rilasciata da Ahmadreza Djalali alla TV iraniana. Una confessione, si scopre in questi giorni, registrata oltre un anno fa, ma resa pubblica solamente qualche settimana addietro. In pieno stile mafioso e criminale del regime iraniano…

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Tanto per cominciare bene il 2018, il regime iraniano ha impiccato l’ennesimo detenuto in pubblico. Questa volta, l’esecuzione in stile medievale e’ avvenuta presso Salmas e il detenuto, tale Hossein Eskandarzadeh – riconosciuto infermo mentalmente – e’ stato condannato per aver ucciso diversi sembri della famiglia della moglie (video dell’esecuzione).

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno deciso di inserire Sadeq Larijani – potente capo della Magistratura iraniana e fratello di Ali Larijani, Speaker del parlamento iraniano – nella lista delle sanzioni. Sadeq Larijani non e’ solamente accusato di abusi dei diritti umani, ma anche di sostegno al programma missilistico e nucleare del regime. Il Dipartimento di inserito nella lista delle sanzioni, tra gli altri, anche l’unita’ dei Pasdaran responsabile della guerra elettronica e della difesa cibernetica.

vice head iran judiciary

L’Hojatoleslam Hamid Shahriari, parlando all’agenzia di stampa ISNA, e’ stato chiaro: “l’Iran ha individuato tutti i capi della ‘sedizione’ (cosi il regime definisce le recenti proteste), che dovranno aspettarsi di ricevere la massima punizione”.

In Iran, come noto, vige la pena di morte che e’ la massima punizione che i giudici iraniani possono emettere. In altre parole, quindi, Shahriari ha affermato che molti di coloro che sono scesi in piazza contro il regime, saranno condannati alla pena capitale.

Neanche a dirlo, Shahriari ha ribadito che quanto accaduto nelle ultime due settimane in Iran e’ meramente frutto della propaganda – rea di aver corrotto i giovani – e ha annunciato che ci sara’ un incontro ad hoc per quanto concerne i social network, al fine di garantire che “vengano usati nel modo corretto”. Praticamente l’annuncio di una nuova forte censura di programmi come Telegram e Twitter.

Nel frattempo, dall’Iran arriva la notizia della morte in carcere di un secondo manifestante arrestato durante le proteste. Dopo il decesso dello studente Sina Qanbari nel carcere di Evin, adesso viene annunciata la morte di  Vahid Heidari, venditore di Arak, fermato durante le proteste il 31 dicembre scorso. Per il regime, sia Qanbari che Heidari si sarebbero suicidati.

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Secondo quanto riporta l’agenzia iraniana Jam News, mercoledì 13 dicembre, due detenuti iraniani sono stati impiccati in pubblico, nella città di Isfahan. I due erano stati arrestati nel 2016, accusati di omicidio e condannati a morte. Uno dei due detenuti impiccati si chiamava Abdolmajid Hassanzehi, mentre del secondo e’ ignota l’identità.

Adolmajid Hassanzehi, sempre secondo quanto le stesse fonti iraniane dicono, e’ stato arrestato nel corso di un’azione delle forze di sicurezza contro il narcotraffico. Durante lo scontro, ci fu una sparatoria e un ufficiale iraniano ucciso. Adolmajid Hassanzehi, pero’, non era armato e non fu lui a colpire l’agente. Nonostante tutto, la Corte scelse di condannarlo a morte lo stesso.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, nel report annuale, 33 detenuti iraniani sono stati impiccati in pubblico lo scorso anno, di fronte a centinaia di persone, tra cui numerosi bambini.

Ennesima dimostrazione della barbarie del regime iraniano!