Archivio per la categoria ‘Iran Parlamento’

Il Parlamento di Teheran ha protestato “duramente” contro Roma, dopo che l’Ambasciata italiana ha chiesto a due parlamentari iraniani le impronte digitali per ottenere i visti per partire. I due parlamentari, Abolfazl Hassan Beigi e Mohammad Javad Jamali, dovevano venire in Italia come parte di una missione della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera, al fine di ispezionare il lavoro dell’Ambasciata iraniana a Roma.
Per il deputato Hassan Biegi, la richiesta delle impronte digitali da parte del personale del consolato italiano a Teheran, rappresenta “un insulto alla Repubblica Islamica” e il Parlamento non “permettera’ all’Ambasciata di continuare” con questi comportamenti offensivi (notoriamente, lo stile del regime iraniano e’ la minaccia…).
Secondo quanto riportato dai media iraniano, pare anche che il Presidente della Commissione parlamentare Sicurezza Nazionale e Politica Estera, Alaeddin Boroujerdi, ha “persino suggerito che l’Ambasciata prendesse le impronte digitali all’interno del Parlamento, ma loro (i diplomatici italiani, NdA), hanno rifiutato dietro vari pretesti”.
La visita dei due parlamentari iraniani e’ stata quindi rinviata di un mese, ma i deputati hanno chiarito che non partiranno se l’Ambasciata italiana a Teheran continuera’ a chiedere le impronte digitali.
Sotto una immagine del bellissimo giardino persiano oggi parte dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia a Teheran

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alimotahari

Nella guerra tra le fazioni politiche in Iran, anche la questione dell’indipendenza del Kurdistan diventa materia di scontro.

Come noto, il regime iraniano non ha riconosciuto il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e il terrorista Qassem Soleimani, a capo della Forza Quds dei Pasdaran, ha più volte complottato contro il leader curdo Barzani.

In questa diatriba, e’ intervenuto ieri anche il Vice Presidente del Parlamento iraniano Ali Motahari, un conservatore noto per le sue posizioni non radicali. Motahari ha criticato la linea dura di Soleimani, affermando che minacciare Barzani non rappresenta una mossa corretta.

Ali Motahari ha invece invitato il suo Paese a rassicurare i curdi presenti in Iran – che già sono scesi in strada in solidarietà ai loro fratelli iracheni – al fine di non aumentare ancora di più il malcontento nel Kurdistan iraniano. Per quanto concerne l’Iraq, Motahari ritiene che la tattica giusta sia quella di convincere i curdi che l’indipendenza non e’ nel loro interesse (una posizione assurda, ma certamente non militare).

Ad ogni modo, la linea di Motahari e’ destinata a restare un caso isolato. Il regime iraniano ha messo un muro davanti alla questione curda, sia non riconoscendo il referendum del Kurdistan iracheno, sia inviando tank e Pasdaran nel Kurdistan iraniano.

Ali Shamkhani, Segretario del potente Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha già affermato che Teheran continuerà a lavorare contro l’indipendenza del Kurdistan iracheno sia in accordo con la Turchia, sia promuovendo azioni internazionali in accordo con il Governo centrale iracheno a Baghdad.

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Il 5 agosto scorso, la Mogherini si e’ recata a Teheran per assistere alla cerimonia del nuovo insediamento del Presidente Hassan Rouhani, in seguito alla sua rielezione. A quella visita, sono seguite una infinita’ di polemiche, su cui non intendiamo tornare.

Cio’ che vogliamo sottolineare e’ che, mentre la Mogherini applaudiva Rouhani, il Presidente iraniano sceglieva tra i nuovi Ministri del suo Governo, personalità considerate criminali dalla stessa Unione Europea. 

Uno di questi e’ Seyyed Alireza Avaee, scelto da Rouhani come nuovo ministro della Giustizia al posto di Mostafa Pour-Mohammadi. Piccolo inciso: lo stesso Pour-Mohammadi era un criminale, avendo contribuito al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988.

Tornando ad Alireza Avaee, si tratta di un personaggio inserito sin dal 2011 nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea per “violazione dei diritti umani”. In qualità di Presidente della Magistratura di Teheran, infatti, Avaee ha contribuito all’arresto arbitrario e alla negazione dei diritti civili nei confronti di decine e decine di oppositori politici. Non solo: per colpa sua, anche il numero di esecuzioni capitali e’ aumentato drammaticamente (EUR-lex).

Infine, lo stesso Alireza Avaee e’ responsabile della morte dei 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988: in quel periodo, va ricordato, egli era Capo Procuratore presso il carcere di Dezful, ove vennero mandati al patibolo centinaia di detenuti, anche minorenni.

E’ triste e vergognoso, vedere i massimi rappresentanti dell’UE, applaudire leader che scelgono come Ministri delle figure che, la stessa UE, considera dei massacratori…

 

mek1988

Il sito della resistenza iraniana del MeK, i Mojahedin del Popolo Iraniano, riporta una notizia davvero importante: la maggior parte dei parlamentari italiani ha firmato un documento che chiede la condanna del regime iraniano per il Massacro del 1988 (NCR-Iran.org).

Il Massacro del 1988, si riferisce all’eliminazione di oltre 33,000 oppositori politici da parte dei sostenitori di Khomeini, la maggior parte dei quali parte del MeK. Un massacro restato impunito e tutt’ora rivendicato con orgoglio da buona parte dell’establishment clericale iraniano, Ali Khamenei in testa.

Non solo: quel massacro fu perpetrato da una “Commissione della Morte”. Due dei giudici di quella Commissione, sono ancora parte attiva della politica iraniana: il primo, Ebrahim Raisi, e’ stato uno dei candidati alle recenti elezioni Presidenziali. Il secondo, Mostafa Pourmohammadi, e’ il Ministro della Giustizia del Governo di Hassan Rouhani.

Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, un audio venne pubblicato dal figlio del defunto Ayatollah Montazeri, per anni considerato il naturale successore di Khomeini. In quell’audio, Montazeri – parlando davanti ai giudici della Commissione della Morte – condannava il massacro di oppositori politici in atto in Iran. Per aver pubblicato quell’audio, il figlio di Montazeri e’ stato arrestato e condannato al carcere.

Dell’appello pubblicato dal MeK vogliamo sottolineare due cose: la prima e’, come suddetto, la richiesta al Governo Italiano di condannare il regime iraniano per il Massacro del 1988. La seconda, altrettanto importante, e’ la richiesta di condizionare le relazioni tra Italia e Iran, alla fine delle esecuzioni capitali nella Repubblica Islamica.

Tra i firmatari di questo appello, anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio. Chissà cosa ne penserà il suo collega di partito Manlio di Stefano, notoriamente un sostenitore del regime iraniano, ammiratore di Ali Khamenei e ospite fisso del canale in inglese del regime khomeinista, Press TV.

Il Massacro del 1988

Audio Ayatollah Montazeri

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“Mi chiedo se queste azioni in stile Isis, sono compiute deliberatamente, o frutto dell’ignoranza?”. A porre questa domanda, non è un oppositore al regime khomeinista, ma un deputato della Repubblica Islamica, per la precision Ali Motahari, Vice Speaker del Parlamento iraniano. Motahari, figlio di un Ayatollah e conservatore, ha da sempre una posizione di sostegno alla Velayat-e Faqih, pur avendo spesso chiesto a gran voce un processo equo per i leader dell’Onda Verde – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – da anni agli arresti dominciliari senza neanche una accusa formale o il diritto di difesa.

Per queste sue posizioni “garantiste”, Motahari è inviso al clero ultraconservatore. La scorsa settimana, il Vice Speaker del Majles doveva recarsi a Mashhad per tenere un discorso. Improvvisamente, però, l’evento è stato cancellato dal Procuratore Gholamali Sadeghi, senza chiare spiegazioni.

Per questo motivo, Ali Motahari ha  deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente Hassan Rouhani. Una missiva in cui Motahari si chiede chi abbia veramente il potere nella Provincia iraniana Khorasan-Razavi. Se il potere sia del Governatorato locale, o del responsabile della Preghiera del Venerdì Santo ed emissario di Khamenei, Ayatollah Ahmad Alamolholda. Nella parte finale della lettera, come suddetto, Motahhari compara queste azioni a quelle dell’Isis, lanciando una accusa durissima al regime.

D’altronde, lo stesso stupore di Motahari è ipocrita: il Vice speaker, infatti, dimentica che il regime che egli serve, si chiama “Repubblica Islamica”, da decenni prima della nascita di Daesh. Purtroppo, proprio gli scagnozzi di Khomeini, hanno insegnato a quelli di al Baghdadi a compiere i peggiori crimini umani e politici, in nome del Corano

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La battaglia istituzionale in Iran passa anche, e soprattutto, dai diritti delle donne. Del caso di Minoo Khaleghi vi avevamo già parlato: parlamentare donna, e’ stata eletta alle recenti elezioni nella città di Isfahan. Purtroppo per lei, la sua elezione e’ stata immediatamente sospesa dal Consiglio dei Guardiani (No Pasdaran).

La decisione della Corte e’ arrivata dopo la pubblicazione di una fotografia che mostra Minoo, senza velo durante un viaggio all’estero (in Cina).Non solo: la stessa fotografia la mostrava stringere la mano ad un uomo che non aveva con lei un rapporto “legittimo” (ovvero non era il padre, il fratello o il marito). In Iran questo significa avere un comportamento non islamico ed essere responsabili di una “relazione illecita” (The Guardian).

A distanza di un mese dalla decisione del Consiglio dei Guardiani, Minoo Khaleghi e’ stata convocata dal Procuratore Generale di Teheran,  Abbas Jafari Dowlatabadi, per rendere conto del suo comportamento immorale. Minoo, da parte sua, ha già reagito negando di essere lei la persona fotografata senza velo in Cina. A quanto pare, pero’, i Savonarola iraniani non sembrano intenzionati a crederle (Tehran Times).

Non basta: anche se i Mullah intendono punire Minoo Khaleghi, non hanno alcuna intenzione di perdonare il giornalista che ha messo in imbarazzo il Parlamento. Ecco allora che anche il fotoreporter che ha scattato e mostrato la fotografia, tale Hamed Talebi, e’ stato arrestato dalle forze di sicurezza iraniane. Per Talebi, ex giornalista della Fars News, l’accusa e’ quella di aver pubblicato la foto di una donna senza velo, dichiarando appunto che si trattava di Minoo Khaleghi (Trend).

La questione e’ assolutamente tutta politica e mette in luce il gravissimo scontro al vertice nell’establishment politico iraniano. Mentre da un lato Rouhani ha elogiato l’elezione delle donne in Parlamento – anche allo scopo di diminuire il potere del Consiglio dei Guardiani – la Corte non sembra avere alcuna intenzione di lasciarsi indebolire dell’esecutivo. Lo scontro al vertice del regime, deve essere tenuto in altissima considerazione da chi intende investire in Iran, perché e’ proprio per mezzo della legge -e per scopi politici – che le forze di sicurezza iraniane hanno recentemente arrestato diversi imprenditori stranieri (accusati poi di spionaggio). La questione e’ anche legata agli importanti interessi economici dei Pasdaran, non intenzionati a cedere alcuna quota di mercato agli Occidentali. 

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Minoo Khaleghi non ha avuto nemmeno il tempo di godere della sua elezione in Parlamento. La neoparlamentare “riformista” – ammesso che in Iran esistano ancora riformisti veri – e’ stata immediatamente cacciata dal Majlis dal Consiglio del Guardiani. La sua colpa? Quella di aver stretto la mano ad un uomo (che non suo marito o suo padre) mentre si trovava in un viaggio all’estero, in Cina (The Guardian).

La povera Minoo, accusata quindi di relazione illecita, si e’ immediatamente difesa. Non lo ha fatto come la sua dignità avrebbe richiesto, ovvero affermando il suo diritto di stringere la mani di chi vuole liberamente. No: Minoo ha dovuto negare tutto, alla ricerca di un perdono che potesse essere accettabile per il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. 

Come non ricordare, quindi, il caso dell’altra neoparlamentare “riformista” Parveneh Salahshuri. Appena eletta, in una intervista rilasciata a Viviana Mazza, la Salahshuri aveva dichiarato che “un giorno in Iran il velo non sara’ più obbligatorio”. Accusata di tradire i valori della rivoluzione, la neoparlamentare e’ stata costretta a fare pubblica penitenza (No Pasdaran).

Per ora non e’ dato sapere se Minoo otterrà o no il “perdono divino” o se un giorno l’Iran supererà il velo obbligatorio. Quello che possiamosapere invece e’ che certamentele donne iraniane non otterranno il sostegno delle loro “sorelle” Occidentali. Basta vedere come si sono vestite le rappresentati italiane arrivare in Iran con Matteo Renzi, per capire quanto poco interessi all’Occidente la libertà delle donne iraniane…

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