Archivio per la categoria ‘Iran Parlamento Europeo’

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Dopo anni di lotte, denunce, oppressioni e arresti assurdi e ingiustificati (vedi caso Ghoncheh Ghavami), il regime iraniano e’ stato costretto ad aprire un dibattito in merito ai diritti delle donne iraniane, considerate legalmente meta’ degli uomini. Nel merito, il dibattito odierno nella Repubblica Islamica verte su due principali argomenti: 1- il velo obbligatorio; 2- la presenta delle donne all’interno degli stadi (durante eventi sportivi maschili). Per quanto concerne il velo, nonostante il dibattito in corso, poco o nulla e’ stato realizzato. Vogliamo ricordare che, sin dalla decisione di Khomeini di imporre l’hijab obbligatorio, molte donne iraniane – da anni emancipate – si sono ribellate, iniziando a vestire il copricapo islamico in maniera alternativa, lasciando scoperta una parte dei capelli sopra la fronte. Nonostante le reazioni rabbiose dei Mullah, l’establishment religioso ha potuto poco o nulla in aree metropolitano come Teheran, dove la voglia di libertà e’ sempre stata più marcata. Oggi nella Repubblica Islamica il dibattito sul velo e’ stato rilanciato con forza, grazie alle pressioni internazionali, cresciute soprattutto dopo la creazione della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (la Mia Liberta’ Rubata), in prima fila nella lotta al velo obbligatorio (una dimostrazione del valore dell’attivismo internazionale).

Per quanto concerne la presenza delle donne negli stadi, invece, sono cominciate delle parziali aperture (dopo decenni di repressione). Queste aperture, purtroppo, sono limitate e non riguardano sport amati in Iran come il calcio. Proprio l’esclusione delle donne dalla possibilità di vedere partire di calcio maschili, fu il tema del film Offside del regista Jafar Panahi, oggi costretto agli arresti e impedito della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro. Nonostante tutto, consapevoli di avere a che fare con un regime fondamentalista, e’ sempre meglio ottenere queste piccole aperture che nulla.

Queste piccole finestre di libertà nella Repubblica Islamica, purtroppo, stanno scatenando le ire funeste degli ambienti ultra-religiosi, disposti a tutto pur di evitare ogni sorta di apertura che metta a rischio il loro potere sulla società. Va rilevato, dato importante, non si tratta di fazioni minoritarie, ma di organizzazioni addestrate e armate come i Basij (milizia controllata dai Pasdaran) e gli Hezbollah, gli stessi responsabili degli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Attacchi per cui, ancora oggi, nessuno ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, le proteste di piazza scaturite per quegli attacchi, sono state duramente represse e una importante attivista per i diritti delle donne, Narges Mohammadi, si trova oggi in carcere. Dopo l’annuncio delle parziali aperture da parte del regime, infatti, questi gruppi paramilitari si sono scatenate, minacciando durissime ritorsioni in caso di apertura degli stadi alle donne. 

Qui di seguito vi riportiamo due reazioni, entrambe pericolose e vergognose. La prima, denunciata da My Stealthy Freedom e altri media in Farsi, mostra un cartellone apparso all’interno della Repubblica Islamica. Dopo l’annuncio da parte del regime delle parziali aperture degli stadi alle donne, i Basij e gli Hezbollah hanno affisso un cartellone in cui si dicono disposti a  “versare il loro sangue, per vietare alle donne l’ingresso negli stadi”. Considerando gli attacchi con l’acido avvenuti ad Isfahan e altre citta’ iraniane (e l’assenza di punizioni per gli autori), la minaccia va presa molto sul serio.

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La seconda immagine, invece, arriva addirittura da Qalamoun, in Siria. Qui Hezbollah – sotto gli ordini di Teheran – e’ impegnato nella guerra al fianco del macellaio Bashar al Assad. Nonostante i combattimenti nell’area, questo jihadista sciita trova il tempo per scattarsi una foto con un messaggio indirizzato alle donne mussulmane: “il vostro hijab, vale più del mi sangue”. Considerando la centralità della cultura del martirio propria del Khomeinismo, un messaggio simile fa ben capire fino a dove siano disposti ad arrivare i Pasdaran, per bloccare i cambiamenti culturali richiesti dalla popolazione iraniana (foto sotto).

Riportiamo infine le polemiche di questi giorni contro la eurodeputata Marietje Schaake: unica donna di una delegazione del Parlamento Europeo che ha visitato l’Iran il 6 e il 7 giugno, la Schaake si e’ presentata nella Repubblica Islamica vestendo il velo in maniera “alternativa” (qui le foto). Questa scelta ha provocato le proteste di numerosi parlamentari iraniani e hanno costretto la stessa eurodeputata olandese a scrivere sul suo blog che “la strada per l’uguaglianza delle donne in Iran e’ ancora lunga”. Per la cronaca, il sito del Ministro degli Esteri iraniano, riportando l’incontro tra la delegazione UE e il Ministro Zarif, ha puntualmente tagliato Marietje Schaake dalla foto…

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Egregia Mrs. Pesc Federica Mogherini,

Le scriviamo questa lettera aperta per chiedere un Suo immediato intervento per salvare l’attivista iraniana Narges Mohammadi, impegnata nella difesa dei diritti civili e dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Nonostante il suo impegno pacifico per il popolo iraniano, Narges e’ stata recentemente convocata da una Corte Rivoluzionaria di Teheran e accusata di “crimini contro la sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo Stato”. Dietro a queste accuse, ovviamente, non si nasconde alcuna attività violenta da parte di Narges Mohammadi, ma semplicemente un forte impegno di una donna coraggiosa contro gli abusi di un regime brutale e dispotico.

Narges Mohammadi e’ stata gia’ arrestata nel 2009 e condannata ad 11 anni di carcere per la sua partecipazione alle proteste in seguito alla rielezione illegale del negazionista Ahmadinejad e per essere una attivista per i diritti umani. Il suo rilascio e’ avvenuto unicamente nel 2013, con la condizionale, in considerazione delle gravi condizioni di salute di Narges.

Come ha raccontato la stessa Narges Mohammadi agli attivisti dell’International Campaign for Human Rights in Iran, la sua convocazione davanti al tribunale di Teheran e’ stata decisa dal giudice Salavati, responsabile della sezione 15. Narges, quindi, e’ comparsa davanti alla corte il 3 maggio ed e’ stata informata dei crimini che le sono attribuiti. Secondo quando dichiarato dal rappresentante del regime, tra le accuse contro Narges Mohammadi c’e’:

1 – l’attività in favore delle donne, particolarmente la protesta davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido di cui decine di donne iraniane sono state vittime. Per quegli attacchi, vogliamo ricordarlo, ancora nessun criminale ha pagato, mentre le proteste di massa in favore dei diritti delle donne, sono state represse dalle forze di sicurezza del regime;

2- la creazione di una gruppo denominato “Step by Step to Stop the Death Penalty“, una rete di attivisti che si battono contro la pena di morte nella Repubblica Islamica. Il regime considera questo movimento illegale e pericoloso contro la sicurezza nazionale. A tal proposito, Onorevole Mogherini, vogliamo ricordare l’impegno dell’Unione Europea – e dell’Italia in particolare – in favore della Moratoria Universale contro la Pena di Morte;

3- l’incontro avvenuto nel Marzo del 2014 tra Narges Mohammadi e Lady Catherine Ashton, ai tempi in cui la Ashton occupava la poltrona di Lady Pesc (la stessa Lei oggi occupata oggi). Durante quell’incontro, vogliamo ricordarlo, Narges chiese alla Ashton di impegnarsi per il rilascio dei prigionieri politici, per la fine degli arresti domiciliari contro i leader dell’Onda Verde (Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard) e la promozione dei diritti civili per tutto il popolo iraniano;

Inoltre, Le riportiamo che tra le accuse assurde contro Narges figurano anche quella di aver organizzato un seminario dedicato all’inquinamento atmosferico in Iran e un evento dedicato alla Giornata Internazionale della Donna nel 2013. Vogliamo sottolineare, Egregia On. Mogherini, che Narges Mohammadi rischia di essere condannata al carcere, soprattutto perché il suo impegno contro la Pena di Morte e’ stato considerata dal giudice “una attivita’ contro le leggi dell’Islam”. In un Paese dove la Sharia e’ legge di Stato, riteniamo Lei possa capire da sola quanto grave viene considerato questo “crimine”.

Riteniamo, Onorevole Mogherini, che sia un dovere preciso dell’Unione Europea – e Suo in particolare – quello di intervenire per proteggere Narges Mohammadi, una attivista che dovrebbe essere considerata un diamante da tutto l’Occidente. Per il ruolo che Lei ricopre e per i Suoi costanti contatti con il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, Le chiediamo di intervenire personalmente per assicurarsi che tutte le accuse contro Narges decadano e che il regime le garantisca il diritto inalienabile di vivere in sicurezza e libertà, portando avanti le sue legittime campagne per i diritti umani e civili di tutto il popolo iraniano.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Informazione urgente: Comunichiamo che in data 05-05-2015 l’attivista iraniana Narges Mohammad e’ stata arrestata dalle autorità del regime. Secondo le informazioni che apprendiamo da Twitter, Narges sarebbe detenuta ad Evin. 

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[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=Vc8eonJ1OOg%5D

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

L’Associazione Mondiale dei Medici, al contrario della diplomazia occidentale, ha condannato duramente la detenzione dell’Ayatollah Hossein Boroujerdi, noto come il “Mandela iraniano”. L’Ayatollah Boroujerdi è in prima fila nella lotta dello sciismo tradizionale contro le falsificazioni del khomeinismo. Dalla sua casa di Qom, con un coraggio unico, l’Ayatollah Boroujerdi ha sempre condannato l’abuso dei diritti umani in Iran, richiesto la fine del sostegno al terrorismo e invocato la nascita di un nuovo regime in pace con tutti i vicini della Regione.

La sua libertà di pensiero, purtroppo, gli è costata molto cara: arrestato nel 2006, l’Ayatollah è stato condannato a 11 anni di carcere. Dalla sua detenzione, questo simbolo di libertà per tutto l’Iran, ha scritto delle lettere al Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e al precedente pontefice Benedetto XVI. In tutte le sue missive, l’Ayatollah ha condannato gli abusi del regime iraniano, sottolineando l’importanza delle fedi monoteiste nella lotta al khomeinismo. Recentemente, come abbiamo scritto, l’Ayatollah Boroujerdi è stato minacciato di essere condannato a morte se non avesse chiesto pubblicamente scusa. Ovviamente, il Mandela iraniano non si è piegato davanti a nessuna minaccia e ha dichiarato lo sciopero della fame.

L’Associazione Mondiale dei Medici (AMM) ha scritto una lettera direttamente all’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema e dittatore della Repubblica Islamica. Nella lettera, il Presidente dell’AMM, Xavier Deau, ha chiesto il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi in considerazione delle sue pessime condizioni di salute e della necessità di ricevere in tempi brevissimi cure mediche. Come sottolineato anche da Amnesty International, l’Ayatollah Boroujerdi è un prigioniero di coscienza che ha sempre invocato la separazione tra fede e Stato, pagando duramente questo coraggio.

Considerando la personalità unica dell’Ayatollah Boroujerdi, la rilevanza delle fedi nell’attuale panorama delle Relazioni Internazionali, la necessità di combattere il settarismo all’interno dell’Islam, l’attualità della lotta contro il jihadismo e l’importanza per l’Occidente di tutelare i diritti umani, chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni di agire immeditamente per ottenere la liberazione del “Mandela Iraniano”.

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In queste ore la Farnesina ha dato la notizia di un incontro tra il Ministro degli Esteri Mogherini e i rappresentati di tre importanti organizzazioni quali Amnesty, Nessuno Tocchi Caino e la Comunità di Sant’Egidio. Al centro dell’incontro la voglia dell’Italia di sfruttare il semestre di presidenza dell’Unione Europea per spingere le Nazioni Unite ad approvare la moratoria contro la pena di morte. L’Assemblea Generale dell’Onu voterà nel merito nel dicembre prossimo e Roma intende lavorare per accrescere il consenso in questo senso.

Peccato che, buona parte dell’Occidente, sta parlando bene in merito alla necessità di abolire la pena di morte, ma razzolando male. Uno dei casi piu’ eclatanti in questo senso è proprio quello dell’Iran. Teheran, da sempre, fa un uso sconsiderato della pena di morte, non soltanto contro i trafficanti di droga, ma anche contro coloro che si oppongono alle politiche dei Mullah o come strumento di repressione contro le minoranze etniche (caso eclatante quello degli Arabi Ahwazi nel Khuzestan). Pensare di promuovere una moratoria contro la pena di morte, giustissima, mantenendo nel contempo le relazioni diplomatiche con uno Stato repressivo come l’Iran, rappresenta davvero un controsenso. Perlomeno, rappresenta un drammatico sviamento della realtà quello di voler ampliare i rapporti con la Repubblica Islamica, in seguito al supposto “nuovo corso” impresso da Rouhani.

Da quando Rouhani è stato eletto, infatti, l’Iran ha dato lavoro al boia come mai capitato negli ultimi anni. In un solo anno di Presidenza Rouhani, infatti, Teheran ha contato oltre 700 condanne a morte. Un caso record, che non ha uguali in nessun altro Paese del mondo (fonte UANI).

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Sul sito dell’organizzazione Iran Human Rights Documentation Center, quindi, è possibile seguire una lista costantemente aggiornata delle condanne a morte messe in atto in Iran. L’ultima condanna riportata dal centro, per la cronaca, rislae al 16 giugno scorso. Con questa condanna, il numero di persone messe a morte nel 2014 ha raggiunto i 342 esseri umani. Di queste condanne, solamente  125 sono state ufficialmente rese note dal Governo. Per il resto, purtroppo, si tratta di impiccagioni avvenute in segreto e rese note al mondo solo grazie al coraggio degli attivisti internazionali.

La messa in atto di una politica seria e coerente per quanto concerne la pena di morte, quindi, non può non passare attraverso una totale ridefinizione dei rapporti diplomatici con l’Iran, un regime sanguinario, che della pena di morte ha fatto uno strumento quotidiano di oppressione e repressione. 

 

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Correva l’anno 2012 e al Governo in Iran c’era ancora il Presidente Ahmadinejad. Si tratta di un spazio temporale di analisi, teoricamente, assai breve ma – considerando i cambiamenti che l’Occidente ha compiuto verso Teheran dopo l’elezione di Rohani – sembra di parlare ormai di decenni addietro. Eppure, le personalità al potere nella Repubblica Islamica sono sempre le stesse e, con loro, anche il pensiero e l’ideologia del regime rimane invariata. E’ importante allora ricordare ciò che, sino a pochi mesi fa, i rappresentanti degli Ayatollah dicevano in merito al mondo esterno. Si tratta di un esercizio fondamentale, per capire la vera essenza di quelli che alcuni politici e diplomatici, in tutto il mondo e in Italia in particolare, intendono avere come partner per il futuro.

Era il luglio del 2012 quando Ali Larijani, parlando in una conferenza in onore dell’12 Imam (l’Imam Mahdi), disse testualmente cheoggi, il tempo è arrivato per la sparizione dell’Occidente e del regime sionista (Israele) – due macchie nere della nostra epoca – dalla faccia dell’universo“. Le affermazioni di Ali Larijani, molto solertemente, vennero quindi riportate dal canale iraniano in lingua inglese Press TV.

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Ci chiediamo allora come sia possibile che, dopo l’incontro con l’Ambasciatore iraniano, il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini abbia invitato in Italia un personaggio che, indirettamente, si augura anche la sparizione dalla terra dello Stato che la stessa Boldrini rappresenta. Senza contare, quindi, che proprio Ali Larijani è colui che – dopo la decisione dell’Unione Europea di inserire l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste – ha espresso incondizionato sostegno ad Hassan Nasrallah e ai suoi terroristi, responsabili in questo periodo dei peggiori crimini contro il popolo siriano (video sotto).

Per approfondire in merito alla famiglia Larijani in Iran e al loro nepotismo, si legga questo articolo di Tehran Bureau risalente all’agosto del 2009.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=TAEKJJ70Ieg%5D

Mentre Rohani, Larijani e Zarif si apprestano a ricevere il Ministro degli Essteri italiano Emma Bonino (in arrivo Sabato a Teheran), il regime iraniano prosegue senza sosta le sue azioni contrarie al diritto internazionale. Per quanto concerne il nucleare, il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana-AEOI, Ali Akbar Salehi, ha candidamente dichiarato che ad Arak tutto va avanti regolarmente e che il regime non ha alcune intenazione, nel prossimo futuro, di chiudere questo impianto. Ad Arak, lo ricordiamo, Teheran sta sviluppando un reattore nucleare ad acqua pesante, ove poter riprocessare l’uranio per costruire una bomba al Plutonio. Nel frattempo, anche il °moderato° Zarif ha chiarito che, se la Repubblica Islamica non otterrà a Ginevra quello che vuole, in sole 24 ore riprenderà l’arricchimento dell’uranio al 20%…Insomma, praticamente gli Ayatollah stanno negoziando da soli…

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Se il programma nucleare procede spedito, anche il programma di morte del regime iraniano va avanti senza tregua. Solamente ieri, grazie al lavoro degli attivisti per i diritti umani, si è scoperto che la scorsa settimana sono stati impiccate quattro persone nel carcere di Uremia. Nello stesso carcere, denunciano gli attivisti, ci sono altri 170 detenuti che sono vicini all’impiccagione. Nel pieno silenzio/assenso dei media internazionali – ormai focalizzati sulle ricchezze economiche della Repubblica Islamica – il regime di Khamenei e Rohani sta continuando a perseguitare senza tregua la popolazione iraniana. Solamente dall’elezione di Rohani, per la cronaca, oltre 300 persone sono state condannate a morte…Dall’inzio del 2013, purtroppo, le persone uccise sul patibilo sono oltre 500…

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Il 17 dicembre, sulle colonne del New York Times, è uscito un articolo scritto dal Principe Mohammed Bin Nawaf Bin Abudlaziz al Saud, Ambasciatore dell’Arabia Saudita in Gran Bretagna. Già dal titolo, “L’Arabia Saudita agirà da sola“, era possibile capire che si trattava di un pezzo tutt’altro che moderato improntato, a dispetto dell’incarico diplomatico del Principe. Nel suo scritto il principe saudita lancia una j’accuse contro l’Occidente, colpevole di aver tradito Riyadh sulla crisi siriana e sul programma nucleare dell’Iran. Abbiamo voluto riportarvi i pezzi salienti dello scritto perchè, senza ombra di dubbio, riteniamo che questo sia la migliore forma per capire l’immagine di debolezza che l’Occidente ha trasmesso a paesi amici negli ultimi anni. La sopravvivenza del regime di Bashar al Assad e l’accordo di Ginevra sul nucleare iraniano, hanno fornito la riprova che i Governi – e le diplomazie occidentali – non hanno alcuna intenzione di eliminare alla base i problemi che minacciano la sicurezza mondiale ma, al contrario, si limitano ad accondiscendere alle azioni violente di Paesi che sostengono apertamente la violenza e il terrorismo. 

Il Principe Mohammed Bin Nawaf comincia il suo articolo rimarcando la tradizionale amicizia e alleanza strategica tra il suo Paese e l’Occidente. Proprio per questo, recentemente, questa relazione è stata negativamente testata dalle difference per quanto concerne l’Iran e la Siria.  Vogliamo ricordare che, solamente qualche mese fa, la Repubblica Islamica tentò di uccidere l’Ambasciatore saudita a Washington.

parte 1

L’Arabia Saudita, rimarca il rappresentante saudita, ritiene che le scelte che l’Occidente ha preso su Teheran e Damasco mettano a rischio la stabilità e la sicurezza dell’intero medioriente. Esattamente il contrario di quanto sostenuto da molti rappresentanti diplomatici – anche italiani – che hanno cercato di spiegare l’appeasement verso la Repubblica Islamica come il miglior modo per favorire la pace regionale. Per questo motivo, continua Mohammed Bin Nawaf, Riyadh ha scelto di non rimanere in silenzio e di reagire.

parte 2

La parte più interessante, però, arriva quando Mohammed Bin Nawaf parla del coinvolgimento iraniano in Siria. Per l’Ambasciatore arabo, infatti, i soldati iraniani non sono entrati in Siria per sostenere un Paese occupato dall’esterno, ma per dare appoggio ad un regime diabolico che, senza pietà, colpisce civili innocenti. D’altronde, afferma senza troppi giri di parole Mohammad Bin Nawaf, l’Iran ha piena famigliarità con azioni del genere, considerando che finanzia attivamente organizzazioni criminali come Hezbollah e militanti secessionisti in Yemen, Iraq e Bahrain. Pericolosi terroristi, aggiungiamo noi, che fomentano lo scontro settario in Medioriente.

parte 3

Ed ora arriva il pesante j’accuse del rappresentante saudita: l’Occidente, attraverso una grave inazione contro Assad e firmando l’accordo di Ginevra, ha permesso al regime siriano di sopravvivere e alla Repubblica Islamica di veder riconosciuto il suo programma nucleare, chiaramente orientato alla costruzione della bomba nucleare. Indirettamente, fa capire Mohammed Bin Nawaf, il riconoscimento del diritto iraniano ad arricchire l’uranio determinerà una corsa al nucleare in tutta la regione mediorientale. 

parte 4

L’Arabia Saudita, conclude l’Ambasciatore a Londra, ritiene di avere enormi responsabilità per quanto concerne la salvaguardia della stabilità della regione mediorientale. Per questo, con o senza l’appoggio Occidentale, Riyadh agirà autonomamente per contrastare coloro che minacciano direttamente la pace. Senza mezzi termini, quindi, Mohammed Bin Nawaf sottolinea che la monarchia saudita continuerà ad appoggiare l’Esercito Libero Siriano e l’opposizione siriana in generale. Al Qaeda e i suoi terroristi, rimarca il principe, rappresentano unicamente la riprova del fallimento occidentale nella crisi siriana e la necessità – sempre più forte – di sostenere coloro che aspirano ad una Siria ed un Medioriente libero dalla minaccia di regimi eversivi come quello di Assad e dell’Iran.

parte 5

parte 6

Coraggioso documentario sul regime di Assad girato da comici siriani. Si tratta di un progetto del regista Tamer Al Awam, ucciso ad Aleppo nel settembre 2012.  

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