Archivio per la categoria ‘Iran Palestinesi’

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Il quotidiano israeliano Times of Israel, riporta l’ennesima notizia vergognosa relativa al regime iraniano: Teheran ha lanciato dei suoi missili balistici contro obiettivi che avevano la forma della Stella di David. Come noto, la Stella di David e’ non solo il simbolo impresso nella bandiera di Israele, ma anche il simbolo per eccellenza della religione e della cultura ebraica. 

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Immagini satellitari presentate al Consiglio di Sicurezza ONU, relativo al test missilistico iraniano contro obiettivi con la Stella di David

Quanto accaduto, non e’ che l‘ennesima dimostrazione delle vergognose minacce che, ormai quotidianamente, il regime iraniano fa contro lo Stato d’Israele e contro tutto il mondo ebraico che non si dichiara anti-sionista.

Basti qui ricordare che, solamente durante il Quds Day, Khamenei ha invitato il mondo mussulmano a dichiarare il jihad armato contro “l’entità sionista”, mentre Nasrallah ha affermato che, nella prossima guerra contro Israele, Hezbollah avrà il sostegno anche dei foreign fighters sciiti attualmente impegnati in Iraq e Siria (The Tower). Non solo: proprio durante quest’ultimo Quds Day, un mega-schermo e’ stato inaugurato, con il conto alla rovescia verso la data della “distruzione di Israele”. Un conto basato su quanto affermato nel 2015 dalla Guida Suprema iraniana Khamenei che, in un tweet, scrisse che Israele sarebbe sparito entro 25 anni.

Nuovamente, purtroppo, ci chiediamo come un regime che si contraddistingue per le sue venature negazioniste, antisemite e per la sua espressa volontà di distruggere un altro Stato membro delle Nazioni Unite, possa essere considerato un alleato dell’Occidente o, peggio, un partner per la pacificazione regionale!

Dal canale TV del regime iraniano Press TV

 

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Oggi in Iran e’ il “Quds Day”, la Giornata di Gerusalemme, ufficialmente un giorno di protesta in solidarietà al popolo palestinese. L’Ayatollah Khomeini decise di stabilire questa ricorrenza annualmente, in occasione dell’ultimo venerdì del mese sacro del Ramadan.

Il Quds Day, pero’, non e’ solo una generica giornata di protesta per i diritti del popolo palestinese. Al contrario, il Quds Day e’ una giornata in cui il regime iraniano – e i suoi sostenitori – dimostrano tutto il suo odio non solo verso Israele e il mondo ebraico non anti-sionista, ma anche verso tutto l’Occidente. 

Come spesso accade nelle nuove forme di antisemitismo, Israele – o meglio il “Piccolo Satana”, come lo definiscono i clerici iraniani – e’ solo l’ultimo anello di qualcosa di più importante e più pericoloso: con il Quds Day, infatti, il regime iraniano afferma in primis il suo odio verso i valori del “Grande Satana”, ovvero gli Stati Uniti. Quei valori liberali e democratici condivisi anche da buona parte dell’Occidente e considerati dall’establishment iraniano un cancro da estirpare.

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Al-Quds”, ovvero Gerusalemme, e’ diviene perciò solo il simbolo della “lotta al sionismo”. A riprova di quanto affermato, si tenga in considerazione che l’unita’ speciale adibita da sempre all’esportazione della Rivoluzione Khomeinista nel mondo, si chiama proprio Brigata al-Quds. E’ questa Brigata speciale dei Pasdaran che, da anni, finanzia il peggior terrorismo internazionale. E’ questa Brigata che ha contributi alla nascita di Hezbollah, che ha tessuto relazioni con al-Qaeda, che ha elargito armi e soldi al peggior terrorismo di matrice sunnita, quale quello di Hamas o della Jihad Islamica. E’ questa Brigata che controlla parte del narcotraffico in America Latina e che ha fatto saltare in aria l’associazione ebraica AMIA di Buenos Aires nel 1984. E’ questa Brigata che, in nome di Khomeini, ha sparso il seme del conflitto settario in Medioriente negli ultimi 15 anni…

Ecco che, coloro che nel mondo elogiano la Giornata di al-Quds, sono gli stessi che quotidianamente portano avanti le peggiori teorie complottiste. Quelli che contestano la partecipazione della Brigata Ebraica al 25 aprile, quelli che sostengono la Siria di Assad e il Libano controllato da Hezbollah o quelli che, proprio come fa il regime iraniano, danno la colpa agli Stati Uniti per qualsiasi cosa succede nel mondo. Non e’ nemmeno un caso che, tra gli amanti del Quds Day iraniano, ci sono gli esponenti della Fratellanza Islamica: gli eredi di Sayyd Qutb, colui che con Khomeini ha posto le basi del peggior terrorismo islamista, condividono con il regime iraniano gli stessi valori, pur non essendo sciiti. Per questo, anche qui non e’ un caso, proprio l’Ayatollah Khamenei e’ il traduttore dall’arabo al farsi, dei testi di Qutb…

Non condannare il Quds Day iraniano, quindi, significa condannare i valori democratici e antifascisti su cui la storia delle democrazie contemporanee e’ fondata. Significa permettere che le basi ideologiche del complottismo infettino l’Occidente stesso, erodendone lentamente le fondamenta e la memoria.

Il Quds Day iraniano non e’ un giorno per i diritti dei popoli: e’ un momento di odio puro, soprattutto verso l’Occidente. Condannarlo duramente e’ un dovere, perché significa proteggere i valori del pluralismo, il rifiuto dell’antisemitismo e l’affermazione dei diritti civili, di genere e umani. 

Quds Day 2017 a Teheran

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In una intervista concessa alla TV di Hezbollah, al Manar, l'”Ambasciatore” Palestinese in Iran Salah Zawawi, ha rilasciato delle dichiarazioni vergognose e sconvolgenti. Zawawi, infatti, ha chiaramente detto che la “guerra” dei palestinesi non è solamente contro “il nemico sionista”, ma contro “l’impresa Occidentaele”. Una impresa che, sempre secondo Zawawi, avrebbe come scopo la creazione di un grande Israele per disintegrare il mondo arabo e quello islamico. Proprio per sconfiggere questo complotto, il rappresentante palestinese in Iran dichiara di pregare Allah che l’Iran produca 1000 bombe atomiche, da usare per difendere i principi della Rivoluzione Khomeinista….

La scorsa settimana il regime iraniano ha organizzato una conferenza in sostegno alla Intifada ove, senza remore, Khamenei ha definito nuovamente Israele un tumore da eliminare e invocato la guerra santa. Il Presidente Rouhani, a sua volta, dopo aver elogiato la Guida Suprema, ha descritto lo Stato ebraico come un “fake regime” (Equality Italia).

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Si chiamava Chaya Zissel Braun, era nata in Israele, ma aveva anche la cittadinanza Americana (presa dai suoi genitori). Chaya è morta ad appena tre mesi, quando, nell’Ottobre del 2014, quando un terrorista palestinese di Hamas – tale Abd al-Rahman al-Shaloudi – l’ha investita con la sua macchina (ovviamente di proposito). Nell’attentato, restò ferito anche il padre della piccolo Chaya, Shmuel.

A distanza di due anni da quell’omicidio, la famiglia di Chaya ha ottenuto in parte giustizia, almeno sulla carta. Secondo quanto deciso da una Corte Americana del Distretto di Columbia, il regime iraniano e quello siriano dovranno pagare alla famiglia della piccola deceduta, la cifra di 178 milioni di dollari, per il drammatico lutto subito. Questo perchè, come noto e come riporta il testo che ha portato alla decisione della Corte, Teheran e Damasco finanziano economicamente e materialmente il gruppo terrorista di Hamas. Cosi facendo, quindi, sono direttamente responsabili degli attentati che Hamas compie e delle vittime innocenti che causano (The Tower).

Nel rispetto del ricordo della piccola Chaya, ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di un movimento che porti, anche legalmente, l’Iran e i suoi alleati a pagare per le loro azioni. Ricordiamo che, secondo il Dipartimento di Stato USA, l’Iran è il primo Paese sponsor del terrorismo internazionale.

Il video dell’attentato dell’Ottobre 2014 a Gerusalemme

Link:

Testo del dibattimento al processo: http://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdf

Decisione finale al processo, di condanna all’Iran e alla Siria: http://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdfhttp://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdf

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Era considerato il successore di Imad Mughniyeh, il comandate di Hezbollah che fungeva da intermediario tra il gruppo terrorista libanese e l’Iran ucciso nel 2008. Esattamente come Mughnyeh, Mustafa Badreddine e’ stato eliminato in Siria grazie ad una esplosione vicino all’aeroporto di Damasco (The Guardian).

L’eliminazione di Badreddine segna un nuovo colpo durissimo ad Hezbollah. Chiunque sia stato – alcuni media libanesi parlando i Israele, ma Hezbollah per ora non si esprime – ha colpito uno dei personaggi che maggiormente hanno contribuito a seminare terrore nel mondo. 

Mustafa Badreddine ha iniziato la sua “carriera” da terrorista nel movimento palestinese Fatah, come membro della Forza 17. Da qui, nel 1983, era transitato dentro Hezbollah, mettendosi al servizio di Khomeini e dei Pasdaran. Come primo atto da terrorista del Partito di Dio, Badreddine pianifico’ l’attentato contro i Marines USA a Beirut (oltre 80 morti). 

 

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Musfafa Badreddine era membro del Consiglio per la Jihad di Hezbollah  (Lebanon Wire)

Su di lui, sin dal 1983, pendeva una condanna a morte in Kuwait diversi attentati compiuti nel Paese, anche contro le ambasciate di USA e Francia (provo’ anche ad uccidere l’emiro del Kuwait). Scampato alla morte solo grazie all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, Badreddine e’ riuscito a tornare a Beirut passando da Teheran. Durante la prigionia di Badreddine in Kuwait, Hezbollah catturo’ diversi civili innocenti e prese in ostaggio anche degli aeroplani, per chiedere il suo rilascio. 

Ovviamente, ha continuato a seminare morte nel mondo. Nel 2011, il Tribunale Speciale per il Libano ha provato che Mustafa Badreddine, insieme ad altri tre terroristi di Hezbollah, ha messo in atto l’attentato che ha ucciso l’ex Premier libanese Rafiq Hariri (BBC). Per questo motivo, nel 2012, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali (US Department).

Dopo le accuse nei suoi confronti da parte del Tribunale Speciale per il Libano, era stato scritto che Badreddine aveva lasciato Beirut per riparare in Iran. Quello che e’ certo e’ che, dal 2012 in poi, Mustafa Badreddine ha visitato la Siria diverse volte, accompagnando anche Nasrallah, in appoggio alla repressione delle proteste popolari e in sostegno al dittatore Bashar al Assad. 

Si conclude oggi la carriera di uno dei massimi criminali che il mondo ha mai conosciuto. Speriamo che sia un altro importante passo verso la sparizione definitiva di Hezbollah. Ricordiamo che recentemente il Consiglio di Cooperazione del Golfo – GCC, ha inseerito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Per approfondire: “Hizaballah and the Qods Force in Iran’s Shadow War with the West“, Matthew Levitt

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Lui, Majd Oweida (profilo Facebook), ha solo 22 anni, ma e’ conosciuto a Gaza per le sue qualità di informatico. Majd aveva un grande obiettivo: mettere in piedi il primo “Palestinian got Talent”. Per questo, aveva approcciato le autorità israeliane, ottenendo un permesso per arrivare a Ramallah – in Cisgiordania – e organizzare i casting.

Peccato che, dietro quel simpatico e intraprendente ragazzo palestinese, si nascondeva una spia del movimento terrorista filo-iraniano Jihad Islamica Palestinese. Majd, infatti, dal 2011 lavorava per la Jihad Islamica, da quando era stato reclutato da Ismail Dahdouh, inizialmente come esperto del suono in una radio affiliata con il gruppo terrorista (New York Times).

Evidentemente il caro Majd aveva delle qualità e ha fatto carriera. Una carriera terminata il 23 febbraio scorso quando, arrivato al valico di Erez, Majd e’ stato fermato da due soldati israeliani. Interrogato, il ragazzo pare abbia confessato di aver messo su una infrastruttura di spionaggio, capace di monitorare non solo il traffico stradale e i movimenti dei soldati israeliani, ma anche il volo dei droni di Gerusalemme sopra la Striscia di Gaza. Non solo: usando dei codici identificativi di un cittadino americano, Majd era anche riuscito a tracciare i voli in ingresso e in uscita all’aeroporto internazionale di Tel Aviv (il Ben Gurion). Tra le altre cose, il sistema messo in piedi dal terrorista, riusciva ad ottenere anche la lista dei passeggeri presenti sui vari voli…

Gli strumenti per mettere in piedi questo sistema di spionaggio, erano stati ottenuti dalla Jihad Islamica, per mezzo di attrezzature comprate negli Stati Uniti – evidentemente da intermediari – e fatte entrare a Gaza per mezzo dei tunnel che collegano la Striscia alla Penisola del Sinai.

Per approfondire il tema il tema si legga il report “Iran and the Palestinians“.

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L’Iran combatte Isis? Hamas e l’Iran sono ai ferri corti? Isis e Hamas sono nemici? Tutte teorie che, come sempre accade, sono smentite dai fatti. Gia’, perché al di la delle diversità politiche e religiose, non c’e’ contrapposizione che tenga all’interno del mondo terrorista, quando si tratta di attaccare un nemico comune.

Ecco allora che – mentre l’Occidente si riempie la bocca di illusioni sull’Iran – Teheran non si fa alcune problema a cooperare con Hamas e Isis per contrabbandare armamenti nella Penisola egiziana del Sinai. Secondo informazioni di intelligence, Hamas da mesi coopera con l’ala di Daesh nel Sinai, anche nota come Ansar Bait al-Maqdis. L’uomo che farebbe da intermediario in questa cooperazione e’ il capo dell’ala militare di Isis nel Sinai, tale Shadi al-Menai (Washington Institute).

Menai – inserito dall’Egitto nella top list dei “most wanted” – ha visitato numerose volte la Striscia di Gaza segretamente, incontrando diversi esponenti dell’ala militare di Hamas, le Brigate Izz al-Din al-Qassam. Grazie a queste discussioni avrebbero permesso l’avvio di una cooperazione tra Isis e Hamas, per il contrabbando delle armi provenienti dall’Iran e dalla Libia. Come sempre, a sostegno di questo accordo ci sono le tribù Beduine della Penisola del Sinai, capaci di far entrare le armi nella Striscia di Gaza per mezzo di tunnel. In questi mesi, diversi tunnel scavati tra Gaza e il Sinai sono stati attaccati dall’esercito egiziano. Ancora, sempre secondo l’intelligence, l’uomo di Hamas responsabile di mantenere le relazioni con i Beduini del Sinai, sarebbe Ayman Nofal, già arrestato dal Cairo nel 2008 e riuscito a scappare dalle prigioni egiziane solamente grazie al caos generatosi in seguito alla Primavera Araba del 2011. Vogliamo ricordare che fu proprio Ayman Nofal uno dei capi di Hamas incaricati dall’Iran di destabilizzare la Penisola del Sinai, in seguito al colpo di Stato che porto’ al potere il Generale al Sisi (No Pasdaran).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima conferma della pericolosità del gruppo terrorista palestinese di Hamas. Una organizzazione che, proprio grazie al sostegno iraniano, contribuisce direttamente all’instabilità dell’Egitto e della Libia, Paesi chiave nell’ottica della sicurezza del Mediterraneo e dell’Italia stessa.


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