Archivio per la categoria ‘Iran Palestinesi’

hadas-e1414087676420

Si chiamava Chaya Zissel Braun, era nata in Israele, ma aveva anche la cittadinanza Americana (presa dai suoi genitori). Chaya è morta ad appena tre mesi, quando, nell’Ottobre del 2014, quando un terrorista palestinese di Hamas – tale Abd al-Rahman al-Shaloudi – l’ha investita con la sua macchina (ovviamente di proposito). Nell’attentato, restò ferito anche il padre della piccolo Chaya, Shmuel.

A distanza di due anni da quell’omicidio, la famiglia di Chaya ha ottenuto in parte giustizia, almeno sulla carta. Secondo quanto deciso da una Corte Americana del Distretto di Columbia, il regime iraniano e quello siriano dovranno pagare alla famiglia della piccola deceduta, la cifra di 178 milioni di dollari, per il drammatico lutto subito. Questo perchè, come noto e come riporta il testo che ha portato alla decisione della Corte, Teheran e Damasco finanziano economicamente e materialmente il gruppo terrorista di Hamas. Cosi facendo, quindi, sono direttamente responsabili degli attentati che Hamas compie e delle vittime innocenti che causano (The Tower).

Nel rispetto del ricordo della piccola Chaya, ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di un movimento che porti, anche legalmente, l’Iran e i suoi alleati a pagare per le loro azioni. Ricordiamo che, secondo il Dipartimento di Stato USA, l’Iran è il primo Paese sponsor del terrorismo internazionale.

Il video dell’attentato dell’Ottobre 2014 a Gerusalemme

Link:

Testo del dibattimento al processo: http://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdf

Decisione finale al processo, di condanna all’Iran e alla Siria: http://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdfhttp://israellawcenter.org/wp-content/uploads/2017/01/DE-36-Memorandum-Opinion.pdf

images

Era considerato il successore di Imad Mughniyeh, il comandate di Hezbollah che fungeva da intermediario tra il gruppo terrorista libanese e l’Iran ucciso nel 2008. Esattamente come Mughnyeh, Mustafa Badreddine e’ stato eliminato in Siria grazie ad una esplosione vicino all’aeroporto di Damasco (The Guardian).

L’eliminazione di Badreddine segna un nuovo colpo durissimo ad Hezbollah. Chiunque sia stato – alcuni media libanesi parlando i Israele, ma Hezbollah per ora non si esprime – ha colpito uno dei personaggi che maggiormente hanno contribuito a seminare terrore nel mondo. 

Mustafa Badreddine ha iniziato la sua “carriera” da terrorista nel movimento palestinese Fatah, come membro della Forza 17. Da qui, nel 1983, era transitato dentro Hezbollah, mettendosi al servizio di Khomeini e dei Pasdaran. Come primo atto da terrorista del Partito di Dio, Badreddine pianifico’ l’attentato contro i Marines USA a Beirut (oltre 80 morti). 

 

hezbollah_org_chart2

Musfafa Badreddine era membro del Consiglio per la Jihad di Hezbollah  (Lebanon Wire)

Su di lui, sin dal 1983, pendeva una condanna a morte in Kuwait diversi attentati compiuti nel Paese, anche contro le ambasciate di USA e Francia (provo’ anche ad uccidere l’emiro del Kuwait). Scampato alla morte solo grazie all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, Badreddine e’ riuscito a tornare a Beirut passando da Teheran. Durante la prigionia di Badreddine in Kuwait, Hezbollah catturo’ diversi civili innocenti e prese in ostaggio anche degli aeroplani, per chiedere il suo rilascio. 

Ovviamente, ha continuato a seminare morte nel mondo. Nel 2011, il Tribunale Speciale per il Libano ha provato che Mustafa Badreddine, insieme ad altri tre terroristi di Hezbollah, ha messo in atto l’attentato che ha ucciso l’ex Premier libanese Rafiq Hariri (BBC). Per questo motivo, nel 2012, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali (US Department).

Dopo le accuse nei suoi confronti da parte del Tribunale Speciale per il Libano, era stato scritto che Badreddine aveva lasciato Beirut per riparare in Iran. Quello che e’ certo e’ che, dal 2012 in poi, Mustafa Badreddine ha visitato la Siria diverse volte, accompagnando anche Nasrallah, in appoggio alla repressione delle proteste popolari e in sostegno al dittatore Bashar al Assad. 

Si conclude oggi la carriera di uno dei massimi criminali che il mondo ha mai conosciuto. Speriamo che sia un altro importante passo verso la sparizione definitiva di Hezbollah. Ricordiamo che recentemente il Consiglio di Cooperazione del Golfo – GCC, ha inseerito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Per approfondire: “Hizaballah and the Qods Force in Iran’s Shadow War with the West“, Matthew Levitt

12647462_10205914376168605_4255160536453038835_n

Lui, Majd Oweida (profilo Facebook), ha solo 22 anni, ma e’ conosciuto a Gaza per le sue qualità di informatico. Majd aveva un grande obiettivo: mettere in piedi il primo “Palestinian got Talent”. Per questo, aveva approcciato le autorità israeliane, ottenendo un permesso per arrivare a Ramallah – in Cisgiordania – e organizzare i casting.

Peccato che, dietro quel simpatico e intraprendente ragazzo palestinese, si nascondeva una spia del movimento terrorista filo-iraniano Jihad Islamica Palestinese. Majd, infatti, dal 2011 lavorava per la Jihad Islamica, da quando era stato reclutato da Ismail Dahdouh, inizialmente come esperto del suono in una radio affiliata con il gruppo terrorista (New York Times).

Evidentemente il caro Majd aveva delle qualità e ha fatto carriera. Una carriera terminata il 23 febbraio scorso quando, arrivato al valico di Erez, Majd e’ stato fermato da due soldati israeliani. Interrogato, il ragazzo pare abbia confessato di aver messo su una infrastruttura di spionaggio, capace di monitorare non solo il traffico stradale e i movimenti dei soldati israeliani, ma anche il volo dei droni di Gerusalemme sopra la Striscia di Gaza. Non solo: usando dei codici identificativi di un cittadino americano, Majd era anche riuscito a tracciare i voli in ingresso e in uscita all’aeroporto internazionale di Tel Aviv (il Ben Gurion). Tra le altre cose, il sistema messo in piedi dal terrorista, riusciva ad ottenere anche la lista dei passeggeri presenti sui vari voli…

Gli strumenti per mettere in piedi questo sistema di spionaggio, erano stati ottenuti dalla Jihad Islamica, per mezzo di attrezzature comprate negli Stati Uniti – evidentemente da intermediari – e fatte entrare a Gaza per mezzo dei tunnel che collegano la Striscia alla Penisola del Sinai.

Per approfondire il tema il tema si legga il report “Iran and the Palestinians“.

Mideast-Israel-Egypt_Horo

L’Iran combatte Isis? Hamas e l’Iran sono ai ferri corti? Isis e Hamas sono nemici? Tutte teorie che, come sempre accade, sono smentite dai fatti. Gia’, perché al di la delle diversità politiche e religiose, non c’e’ contrapposizione che tenga all’interno del mondo terrorista, quando si tratta di attaccare un nemico comune.

Ecco allora che – mentre l’Occidente si riempie la bocca di illusioni sull’Iran – Teheran non si fa alcune problema a cooperare con Hamas e Isis per contrabbandare armamenti nella Penisola egiziana del Sinai. Secondo informazioni di intelligence, Hamas da mesi coopera con l’ala di Daesh nel Sinai, anche nota come Ansar Bait al-Maqdis. L’uomo che farebbe da intermediario in questa cooperazione e’ il capo dell’ala militare di Isis nel Sinai, tale Shadi al-Menai (Washington Institute).

Menai – inserito dall’Egitto nella top list dei “most wanted” – ha visitato numerose volte la Striscia di Gaza segretamente, incontrando diversi esponenti dell’ala militare di Hamas, le Brigate Izz al-Din al-Qassam. Grazie a queste discussioni avrebbero permesso l’avvio di una cooperazione tra Isis e Hamas, per il contrabbando delle armi provenienti dall’Iran e dalla Libia. Come sempre, a sostegno di questo accordo ci sono le tribù Beduine della Penisola del Sinai, capaci di far entrare le armi nella Striscia di Gaza per mezzo di tunnel. In questi mesi, diversi tunnel scavati tra Gaza e il Sinai sono stati attaccati dall’esercito egiziano. Ancora, sempre secondo l’intelligence, l’uomo di Hamas responsabile di mantenere le relazioni con i Beduini del Sinai, sarebbe Ayman Nofal, già arrestato dal Cairo nel 2008 e riuscito a scappare dalle prigioni egiziane solamente grazie al caos generatosi in seguito alla Primavera Araba del 2011. Vogliamo ricordare che fu proprio Ayman Nofal uno dei capi di Hamas incaricati dall’Iran di destabilizzare la Penisola del Sinai, in seguito al colpo di Stato che porto’ al potere il Generale al Sisi (No Pasdaran).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima conferma della pericolosità del gruppo terrorista palestinese di Hamas. Una organizzazione che, proprio grazie al sostegno iraniano, contribuisce direttamente all’instabilità dell’Egitto e della Libia, Paesi chiave nell’ottica della sicurezza del Mediterraneo e dell’Italia stessa.


123

foto grande

Il ruolo dell’Iran nel contesto palestinese e’ assai noto. E’ noto il supporto di Teheran ad Hamas e alla Jihad Islamica ed e’ noto anche l’avvicinamento tra la Repubblica Islamica e il partito di Abu Mazen, al Fatah. Cosi come, anche se sfugge ai più, e’ noto il ruolo del jihadismo palestinese nella crisi siriana, talvolta a supporto del regime di Bashar al Assad (al Fatah e Fronte Popolare) e talvolta a sostegno dei ribelli jihadisti sunniti, coloro che materialmente hanno rovinato la credibilità dell’opposizione siriana (Hamas).

Negli ultimi mesi, prima dello scoppio della nuova crisi tra israeliani e palestinesi, avevamo riportato il nuovo avvicinamento tra il Presidente dell’ANP Abu Mazen e l’Iran. Un riavvicinamento sia indiretto – Abu Mazen ha riaperto l’ufficio di Fatah a Damasco – sia diretto, attraverso rappresentanti palestinesi in Iran e il tentativo di organizzare un viaggio dello stesso Abbas a Teheran (No Pasdaran). Ovviamente, lo scoppio della nuova crisi in Medioriente, ha dato al regime iraniano una nuova grande opportunità. L’occasione per divergere l’attenzione internazionale verso il “nemico sionista” e per “sequestrare” ancora una volta la causa palestinese. 

Pochi giorni dopo lo scoppio di quella che i media definiscono l’ “Intifada dei Coltelli” – in realtà una nuova jihad palestinese, la cui deriva drammatica e’ già segnata – a Teheran e’ stata organizzata una conferenza tra i rappresentanti di Hamas e della Jihad Islamica in Iran (Khaled Ghadoumi e Nasser Abu Shairf) e Hossein Sheikholeslam, ex Ambasciatore iraniano a Damasco e attualmente Segretario della Commissione per il Supporto all’Intifada (Good Morning Iran).

In questi giorni, quindi, e’ arrivata una conferma diretta del coinvolgimento iraniano nella jihad palestinese. Questa conferma ha un nome e un cognome: Ahmad al-Sarhi. Ahmad e’ stato ucciso dall’esercito israeliano il 20 Ottobre scorso, presso Al Bureij, nella Striscia di Gaza (Ynet). Chi era Ahmad al-Sarhi? In tre parole: un uomo dell’Iran. Gia’, perche’ Ahmad era un comandante del Movimento al-Sabreen, un gruppo armato creato dai Pasdaran, dopo le diatribe con Hamas sorte in seguito allo scoppio della guerra siriana. Al Sabreen, per la cronaca, e’ guidato da un ex membro della Jihad Islamica Palestinese, tale Hisham Salem (al Monitor), e ha uno stemma praticamente identico a quello delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (The Washington Institute). Tra le altre cose, come riporta Khaled Abu Toameh, anche Hisham Salem e’ rimasto vittima degli accoltellamenti: colpito da ignoti assalitori si trova oggi in gravi condizioni in ospedale (Twitter). Ad ogni modo – dopo il tentativo di ristabilimento di buone relazioni tra Hamas e l’Iran – Hamas ha concesso al movimento al-Sabreen di operare a Gaza, con l’obiettivo di creare un contatto con Hezbollah in Libano (The Algemeiner).

Il coinvolgimento del regime iraniano nella jihad palestinese, deve preoccupare l’intera Comunità Internazionale. Se l’ottica e’ quella della fine della violenza e del ristabilimento dei negoziati tra le parti, permettere a Teheran di soffiare sul fuoco, agirà esattamente in senso contrario. Un ‘soffio’ mortale che, senza dubbio, va bloccato prima dello sblocco dei fondi iraniani sequestrati per mezzo delle sanzioni. Parte di questi soldi, come noto, verra’ girata da Rouhani ai Pasdaran, per continuare a finanziare la jihad persiano-sciita nel mondo.

Alcune foto del terrorista palestinese Ahmad al-Sarhi (Fonte: al Watan Voice)

foto 2

foto 1

242157_390

Mentre in Israele imperversa il terrorismo, in Iran arrivano di corsa i rappresentanti delle organizzazioni jihadiste palestinesi. Ovviamente, sono alla ricerca di sostegno materiale ed economico per la loro nuova jihad. Un sostegno che, indubbiamente, verrà presto favorito dal miliardi che la Repubblica Islamica incamererà dall’alleggerimento di parte delle sanzioni internazionali. Per la cronaca, parlando di fatti concreti, ieri a Teheran i rappresentati di Hamas e della Jihad Islamica – Khaled Ghadoumi  e Nasser Abu Sharif – si sono incontrati con un certo Hossein Sheikholaeslam, un personaggino assai poco raccomandabile. Il caro Hossein, infatti, non e’ solo il Segretario Generale della Commissione di Supporto all’Intifada, ma anche l’ex Ambasciatore iraniano in Siria. Per chi non lo sapesse, l’Ambasciatore iraniano in Siria e’ quello che, direttamente, gestisce il movimento terrorista libanese Hezbollah (Good Morning Iran).

Dall’incontro, neanche a dirlo, e’ arrivato un sostegno incondizionato del regime iraniano alla nuova jihad palestinese. Hossein Sheikholaeslam ha colto l’occasione per rimarcare come, la cosiddetta nuova Intifada, sara’ l’occasione per rimettere la questione palestinese al centro dell’agenda islamica (Fars News). Neanche a dirlo, una nuova crisi che cade a pennello per gli interessi del regime iraniano: quale migliore occasione, infatti, per spostare l’attenzione dalla Siria, dai fallimenti nella difesa del macellaio Assad e dalle sconfitte in Yemen? E quale migliore occasione per Hamas, per rifarsi un look? Dopo la vittoria di Morsi in Egitto, Hamas decise di sfidare l’Iran sulla questione siriana. Purgato Morsi, sopravvissuto Assad, entrato in crisi il padrino Erdogan e con Putin ormai in guerra contro la Fratellanza Mussulmana, Hamas ha compreso di essere vicino ad una crisi esistenziale. Senza dimenticare, infine, che Hamas si sta dimostrando incapace anche di controllare la stessa Striscia di Gaza, considerando le recenti infiltrazioni di Isis…

13940721000544_PhotoA

Ecco allora che, tra terrorismo palestinese e Iran, rinasce la collaborazione stretta, sull’onda della necessita’ reciproca. Durante la conferenza tenutasi a Teheran, per la cronaca, i leader di Hamas e della Jihad Islamica hanno denunciato entrambi gli accordi di Oslo, gli stessi che l’intera Comunità Internazionale sostiene con fermezza (Palestine-Persian). Assai interessante, tra le altre cose, e’ stata la dichiarazione del rappresentante di Hamas Khaled Ghadoumi, in merito al futuro di Israele. Ghadoumi – parlando di una previsione fatta dallo Sciecco Yassin in base ad una interpretazione del Corano – ha affermato che “Israele non esisterà più entro il 2027” (Palestine-Persian). Guarda caso, un’affermazione che va sulla stessa linea delle recenti affermazioni della Guida Suprema Ali Khamenei (“Israele sparira’ entro i prossimi 25 anni”).

Infine, un ultimo appunto che lascia pensare: dopo aver elogiato l’Imam Khomeini, il rappresentante iraniano Hossein Sheikholaeslam ha voluto ricordare come la Prima Intifada del 1987 e’ scoppiata dopo i tragici fatti della Mecca e questa “nuova Intifada” scoppia dopo i tragici fatti di Mina. Per chi non lo sapesse, nel 1987, durante il pellegrinaggio sacro alla Mecca, un gruppo di pellegrini sciiti – fomentato dall’Iran – si scontro’ con le forze saudite, lasciando sul terreno 400 morti. Anche nel caso dell’incidente di Mina, avvenuto nel pellegrinaggio alla Mecca di quest’anno, alcuni commentatori hanno parlato di infiltrazioni di agenti iraniani, allo scopo di destabilizzare il regime saudita (al Monitor).

Al di la’ delle tesi del complotto, ben piu’ importante e’ il significato politico della comparazione fatta da Hossein Sheikholaeslam. L’ennesima implicita minaccia iraniana di usare le crisi del Medioriente per espandere la rivoluzione khomeinista…

[youtube:https://youtu.be/9VnsIu3co9U%5D

6a00d83451bc4a69e200e54fa596aa8833-640wi

L’ultima notizia in ordine di tempo e’ l’arresto in Egitto di quattro esponenti di Hamas, comandanti dell’ala navale del gruppo terrorista, mentre tentavano di raggiungere Teheran con un volo dal Cairo. Ovviamente, il viaggio nella Repubblica Islamica non era finalizzato ad una “vacanza di piacere”, ma a scopi militari. I quattro, infatti, avrebbero dovuto ricevere un addestramento militare da parte dei Pasdaran, per poter compiere attentati in Israele (Arutz Sheva). L’arresto dei quattro esponenti di Hamas, pero’, e’ solo l’ultima di una serie di notizie a raffica che coinvolge il rapporto tra la galassia palestinese e l’Iran. Sempre per quanto concerne Hamas, infatti, solamente la scorsa settimana il servizio segreto interno di Gerusalemme – lo Shin Beth – aveva rivelato i dettagli dell’arresto di Ibrahim Adel Shehadeh Shaer, responsabile della costruzione di alcuni tunnel tra Gaza e il confine con Israele. Durante l’interrogatorio, Ibrahim Shaer aveva ammesso che l’Iran (nonostante la questione siriana) ha inviato nella Striscia di Gaza soldi, armi ed equipaggiamento elettronico, per organizzare attentati. Non solo: Teheran ha anche addestrato diversi terroristi di Hamas per azioni di infiltrazione all’interno di Israele (Ynet). Tutto questo, nello stesso momento in cui – sui media – viene riportata la crisi dei rapporti politici tra Hamas e l’Iran, derivata dal riavvicinamento tra il movimento terrorista palestinese e l’Arabia Saudita (Huffington Post Arabi).

La vera novità pero’ e’ il corteggiamento che Fatah – il partito di Abu Mazen – sta facendo in queste settimane all’Iran. Dopo la firma dell’Iran Deal, infatti, Abu Mazen ha sguinzagliato i suoi fedelissimi, per riuscire a raccogliere qualche spicciolo dal regime iraniano. Ecco allora che e’ sceso in campo un tale Ahmed Majdalani, membro dell’esecutivo dell’OLP, che ha immediatamente consegnato una lettera di congratulazioni a Rouhani, firmata dal Presidente dell’ANP (Before it’s News). Non solo: poco dopo la consegna della lettera, si e’ iniziato a parlare di un viaggio di Abu Mazen nella Repubblica Islamica e della nomina di un ambasciatore iraniano nei Territori Palestinesi (Fars News). Non e’ dato sapere, ad oggi, se il viaggio di Abu Mazen in Iran avverrà veramente. Per un verso, infatti, i palestinesi hanno già inviato a Teheran Abbas Zaki proprio per organizzare la visita (PMW); per un altro verso, pero’, dall’Iran arrivano reazioni negative all’arrivo del Presidente dell’ANP. Hussein SheikhoIeslam, consigliere dello speaker del Parlamento Larijani, ha dichiarato Abbas “persona non grata in Iran”, rimarcando la volontà della Repubblica Islamica di voler ristabilire le relazioni con Hamas, a dispetto delle differenze sulla Siria (Times of Israel).

a

A dispetto della trombata ricevuta, Abu Mazen e il suo movimento, continuano ad avvicinarsi al cosiddetto “asse della resistenza”: a riprova di quanto affermato, va riportata la notizia della riapertura dell’ufficio di Fatah a Damasco, dopo ben 33 anni di assenza. La riapertura, decisa proprio nel periodo in cui la Siria e’ occupata dal regime iraniano, e’ un dettaglio di assoluta importanza (Middle East Monitor). Infine, sempre per quanto riguarda il partito di Abbas, riportiamo un video trasmesso da Al Alam, canale in arabo del regime iraniano. Nel video, girato a Gaza, un comandante dell’ala militare di Fatah – le Brigate dei Martiri di al Aqsa – prega il regime iraniano di dar loro soldi per costruire altri tunnel per compiere attentanti contro Israele (PMW).

Comunque vada a finire la strategia di Abu Mazen e comunque la si pensi sul conflitto, la deriva filo-Teheran della galassia palestinese, dovrebbe preoccupare tutta la diplomazia internazionale. In un Medioriente ormai privo di una guida forte e sempre più in balia delle alleanze di convenienza (spesso economiche), un nuovo prepotente ingresso del regime iraniano nel conflitto israelo – palestinese, avrà come solamente una drammatica conseguenza: aumento della violenza e delle sofferenze. 

[youtube:https://youtu.be/1RJleSVTKHU%5D