Archivio per la categoria ‘Iran Onu’

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E’ stata approvata con 83 voti favorevoli, la risoluzione ONU di condanna degli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41, proposta dal Canada e approvata dalla Terza Commissione delle Nazioni Unite, nonostante riconosca qualche passo avanti da parte di Teheran nella disponibilità a dialogare, ammette che la situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e’ pessima. 

Per queste ragioni, la Risoluzione chiede al regime iraniano si terminare la persecuzione contro giornalisti, attivisti, artisti, intellettuali e minoranze etniche e religiose e di smettere di negare l’accesso alle cure mediche ai prigionieri politici. Inoltre, la risoluzione condanna il regime iraniano per l’alto numero di pene capitali, anche nei confronti di detenuti arrestati in eta’ minorile.

Con soddisfazione, riportiamo che anche l’Italia ha espresso il proprio parere favorevole a questa Risoluzione ONU. Un piccolo passo avanti, che speriamo venga seguito anche dalle parole dei rappresentanti politici italiani, attualmente quasi tutti silenti in merito.

Soprattutto speriamo che serva a smuovere le coscienze di personalità come Emma Bonino, molto impegnate nella critica del Ministro Minniti, ma assai meno nell’autocritica dei propri vergognosi silenzi in merito agli abusi dei diritti umani di regimi ormai considerati “partner”…

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Trentaquattro ONG internazionali hanno firmato un appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo l’approvazione della Risoluzione A/C.3/72/L.41, dedicata all’abuso dei diritti umani in Iran e in votazione la prossima settimana all’UNGA.

Nella missiva pubblica inviata dalle ONG, viene sottolineato come per garantire il rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica, sia fondamentale che venga mantenuta alta l’attenzione della Comunità Internazionale. Un voto in favore della Risoluzione A/C.3/72/L.41, quindi, “manderà un forte segnale alle autorità iraniane” al fine di obbligare Teheran a rispettare gli obblighi internazionali a cui, tra le altre cose, si e’ volontariamente sottoposto.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41 – firmata tra le altre cose anche dall’Italia – pur iniziando riconoscendo al Governo iraniano di aver fatto dei passi avanti nelle intenzioni, e’ praticamente totalmente dedicata alle preoccupazioni relative ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. In particolare, la Risoluzione fa riferimento all’alto numero di condanne a morte – anche di minori – allo stato detentivo dei prigionieri politici (a cui vengono negate le cure mediche), alle discriminazioni del sistema legale iraniano contro le donne e contro le minoranze etniche e religiose e alle persecuzioni contro giornalisti, attivisti, blogger, artisti, intellettuali, studenti e giornalisti.

Tra le altre cose, la Risoluzione invita caldamente il regime iraniano di collaborare pienamente con l’inviate Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir. Parlando alle Nazioni Unite recentemente, la Jahangir ha condannato la non collaborazione di Teheran e sottolineato il deterioramento dello stato dei diritti umani in Iran.

Va aggiunto infine che, la stessa Jahangir, si sta battendo per una Commissione di Inchiesta internazionale relativa al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988, per ordine di Khomeini. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

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La BBC ha deciso di denunciare il regime iraniano alle Nazioni Unite, per la continua persecuzione dei suoi giornalisti – e delle loro famiglie – impiegati nella Repubblica Islamica per il canale BBC Persian.

Teheran ha da anni preso di mira il canale in farsi della BBC, accusandolo di essere al servizio “di agenti esterni” e di lavorare contro l’Iran. Neanche a dirlo, la reale ragione dietro questa accusa e’ legata al fatto che BBC Persian – al contrario della maggioranza dei media iraniani – pubblica notizie non gradite al regime, anche legate al drammatico status dei diritti umani nel Paese.

La protesta della BBC, in particolare, e’ stata indirizzata a David Kaye, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libertà di Opinione e di Espressione. Kaye, per la cronaca, ha appena presentato un report al Segretario ONU, denunciando le persecuzioni che il regime iraniano porta avanti contro giornalisti, bloggers, attivisti e artisti, incarcerati unicamente per aver criticato le politiche governative.

Rispondendo ad una domanda precisa concernente l’Iran, David Kaye ha rivelato di aver già protestato formalmente contro le politiche del regime islamista, chiedendo che Teheran fermi immediatamente le persecuzioni e le repressioni nei confronti dei giornalisti di BBC Persian e dei loro famigliari.

Ricordiamo che, come l’immagine sotto dimostra, recentemente la magistratura iraniana ha addirittura disposto il congelamento dei beni di 150 collaboratori di BBC Persian in Iran, accusandoli di “cospirazione contro la sicurezza nazionale”.

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Ieri l’Ayatollah Khamenei – parlando davanti ad una rappresentanza di professori – ha trovato il tempo di riparlare della cosiddetta Agenda Unesco 2030: si tratta di un documento dell’Unesco, purtroppo non obbligatorio, che intende promuovere l’educazione nei vari Paesi del mondo.

Il documento e’ stato firmato dallo stesso Iran nel 2016, ma con l’approssimarsi della campagna presidenziale – che poi ha visto la nuova vittoria di Rouhani – e’ diventato oggetto di scontro interno. Khamenei ha rimesso al suo posto il Presidente, affermano che la Repubblica Islamica non implementerà tale documento, perché contrario all’Islam.

In realtà, come abbiamo già scritto, l’Agenda Unesco 2030, se applicata in Iran, metterebbe a rischio il regime razzista e misogino in vigore nella Repubblica Islamica. L’agenda, infatti, richiede una eguaglianza tra i generi e la fine delle discriminazioni contro alcune categorie. Come noto, in Iran le donne valgono legalmente meta’ degli uomini e diverse minoranze, in primis i Baha’i, non hanno diritto all’accesso all’istruzione pubblica.

Parlando ieri, Khamenei ha addirittura affermato che l’Agenda Unesco 2030 e’ un complotto “delle potenze arroganti”, per controllare “le nazioni”. Non casualmente, la Guida Suprema iraniana ha voluto riprendere il discorso Unesco, alla vigilia della “Giornata di Gerusalemme”, prevista domani in Iran. La “Qods Day”. come noto, e’ una manifestazione in cui il regime iraniano esprime il suo odio verso Israele, gli Stati Uniti e buona parte dell’Occidente.

Collegando il documento Unesco con la questione di Gerusalemme, Khamenei ha voluto rimarcare come l’opposizione all’Agenda2030, sia una vera e propria jihad, non inferiore a quella contro gli odiati nemici israeliani e americani. Una riprova della follia fondamentalista dei leader della Repubblica Islamica. 

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Lo scorso mese di maggio, poco dopo essere stato rieletto, il Presidente iraniano Hassan Rouhani aveva dato mandato al Ministero dell’Educazione e della Guida Islamica, di lavorare per integrare l’Agenda 2030 sull’Educazione approvata dall’Unesco, con il sistema in vigore nella Repubblica Islamica.

Considerando le polemiche da tempo in corso in Iran sul tema, Rouhani aveva sostenuto che Ali Khamenei, la Guida Suprema, fosse stata male informata in merito al contenuto dell’Agenda 2030 Unesco, da alcuni membri della fazione conservatrice, contrari al testo stesso (Payvand).

Il tema dell’Agenda Unesco 2030 – firmata dal regime iraniano nel 2016 – era diventato anche un tema di scontro durante la campagna elettorale e, già nel maggio 2017, Khamenei ne aveva vietato l’implementazione (Fars News).

Purtroppo per Rouhani, a smentirlo ci ha pensato direttamente Khamenei che, ancora una volta, ha dimostrato come in Iran il vero potere non sia nelle mani del Presidente. Parlando davanti all’Unione degli Studenti islamici lo scorso 8 giugno, Khamenei ha negato che qualcuno avesse mal riportato il contenuto del documento Unesco e ha ribadito che, “la grande Repubblica Islamica”, non si farà dettare la politica nazionale sull’educazione dall’estero. Infine, chiudendo la questione, Khamenei ha aggiunto: “Perché poche persone all’Unesco o alle Nazioni Unite devono scrivere la nostra politica sull’educazione? Questo colpisce la nostra indipendenza” (Tasnim News).

La domanda e’ ora una sola: perché Khamenei & Co., si oppongono con estrema tenacia all’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione? Perché tanto clamore in Iran, anche se questa agenda Unesco che, tra le altre cose, non e’ considerata vincolante? Le ragioni sono almeno due.

La prima riguarda la lotta interna fra fazioni in Iran: Rouhani punta a sfruttare l’Agenda Unesco, come tema per colpire la fazione conservatrice. Lo stesso identico ragionamento, quindi, va fatto per la fazione contraria al Presidente, che preme sulla questione dell’educazione, al fine di bloccare ogni tentativo di cambiare le regole del gioco in Iran.

Purtroppo, pero’, c’e’ qualcosa di peggio: l’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione, infatti, ha tra i suoi obiettivi il diritto all’accesso all’educazione senza discriminazioni e la parità di genere. Due temi che, nella Repubblica Islamica, sono praticamente un tabù. Il sistema iraniano, ad esempio, discrimina l’accesso all’istruzione ad alcune minoranze, primi fra tutti i Baha’i, considerati dal regime una setta peccaminosa. Praticamente su base settimanale, dei Baha’i vengono esclusi dal sistema educativo nazionale. Secondariamente, come noto, nel sistema iraniano le donne valgono legalmente la meta’ dell’uomo e a loro e’ negato l’accesso agli stadi pubblici e persino il diritto di pedalare in pubblico. Divieti a cui le donne iraniane si ribellano costantemente, ma che formalmente restano costantemente in vigore.

L’Agenda Unesco 2030 sull’Educazione, in poche parole, tocca le basi discriminatorie su cui il sistema della Repubblica Islamica e’ fondato. Non a caso, il sociologo dell’Unesco Said Peyvandi, ha espressamente sottolineato che “il documento Unesco e’ diametralmente opposto al pensiero dell’Ayatollah Khamenei” (CHRI).

Ecco perché, se davvero si vuole parlare di “nuovo Iran” e avere con questo Paese delle relazioni fondate sullo Stato di Diritto, e’ assolutamente centrale che documenti Unesco come l’Agenda 2030 sull’Educazione, siano considerati una condizione fondamentale dei rapporti tra Occidente e Iran. Di converso, prendere una posizione diversa, significherà permettere a Teheran di perpetuare il suo sistema fondamentalista e razzista.

Servizio del canale del regime iraniano in inglese, Press TV

 

 

Lo scorso 24 febbraio, l’Agenzia per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite – nota con la sigla AIEA – ha rilasciato l’ultimo report relativo al rispetto dell’accordo nucleare da parte dei contraenti. Nel report, nero su bianco, viene dimostrato non solo che Teheran sta violando l’Iran Deal, ma anche che non possiamo avere alcuna certezza in merito alla militarizzazione del programma nucleare della Repubblica Islamica.

Come denunciato dall’esperto americano David Albright, il report AIEA denuncia come l’Iran abbia ecceduto nella produzione di acqua pesante; rispetto al limite di 130 tonnellate metriche di acqua pesante, limite imposto dall’accordo, la Repubblica Islamica ne possiede oggi 135.2 (in parte presenti in Iran, in parte all’estero). Peggio: il regime iraniano potrebbe anche aver violato il limite di produzione di uranio a basso arricchimento. Secondo l’accordo nucleare, va ricordato, l’Iran non può produrre oltre 300 chilogrammi di uranio arricchito al 3,67%. Il report AIEA non denuncia una violazione in questo senso,  ma gli esperti ritengono che, il valore di uranio arricchito al 3,67% riportato dall’AIEA non rappresenta il totale della produzione iraniana. Se sommato tutto l’uranio al 3,67% prodotto da Teheran, quindi, il limite dei 300 chilogrammi potrebbe essere stato superato (ISIS). Infine la questione della militarizzazione del programma nucleare. Purtroppo, ad oggi, non sembra che gli esperti AIEA siano riusciti a visitare centri militari iraniani come Parchin, ove l’Iran non solo porta avanti il programma missilistico, ma ha anche simulato gli effetti di una esplosione nucleare (No Pasdaran).

Ricordiamo che, già nel novembre del 2016, l’AIEA aveva denunciato come l’Iran stesse violando l’accordo, producendo un eccesso di acqua pesante (da cui, attraverso un riprocessamento dell’uranio, è possibile ottenere una bomba al plutionio).

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Neanche un mese dopo la vergognosa passeggiata delle “femministe” del Governo svedese in Iran, è già crisi diplomatica tra Stoccolma e Teheran. Appena l’11 febbraio scorso, infatti, il Primo Ministro svedese Stefan Lofved si era recato a Teheran con una importante delegazione, principalmente composta da donne (11 donne su 15 membri totali della delegazione). Nella delegazione, anche il Ministro del Commercio svedese Ann Linde. Lofved era stato anche ricevuto da Ali Khamenei e la Guida Suprema gli aveva dedicato un tweet ad hoc, rimarcando come in Iran la Svezia fosse vista positivamente (Twitter).

La delegazione svedese, però, era stata oggetto di importanti critiche a livello internazionale perchè, a dispetto del femminismo di cui si fa vanto il Governo di Stoccolma (si autodefinisce il “primo Governo femminista del mondo”), le delegate svedesi giunte a Teheran si erano mostrate tutte velate e con il capo chino, davanti ai clerici iraniani. Tra le critiche più dure giunte in quel periodo, segnaliamo quella della giornalista iraniana Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, contro il velo obbligatorio in Iran. Masih Alinejad aveva descritto le scelte della delegazione svedese, come uno schiaffo in faccia ai diritti delle donne iraniane (Facebook).

Come suddetto, appena pochi giorni dopo questi incontri in Iran, si è aperta una crisi diplomatica tra Svezia e Iran. La crisi è stata determinata scelta del Governo svedese avviare le preocedure per persentare alle Nazioni Unite una risoluzione di condanna dell’Iran, per gli abusi sui diritti umani (dovrebbe essere presentata il prossimo 10 Marzo). In reazione alla mossa svedese, il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, ha accusato Stoccolma di agire per contro “del regime Americano e di Tel Aviv”. con lo scopo di “creare una ondata di Irano-fobia” (Press TV).

Nuovamente, il regime iraniano non riesce a mantenere sino alla fine relazioni positive con un potenziale partner. Cosi come per la crisi diplomatica in corso con la Turchia, la Repubblica Islamica non riesce a nascondere la sua natura intollerante e fondamentalista.