Archivio per la categoria ‘Iran Onu’

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L’ONU e l’UE hanno avviato una campagna contro le nuove sanzioni americane contro l’Iran. L’Unione Europea – prima sostenitrice Mogherini – ha avviato la creazione di un vero e proprio meccanismo legale, con lo scopo dichiarato di violare le sanzioni americane, garantendo il business delle compagnie europee intenzionate a fare affari in Iran. La Corte Internazionale di Giustizia, a sua volta, ha dichiarato illegali le sanzioni americane per quanto concerne i beni umanitari e l’aviazione civile.

Tutto questo, ufficialmente, ha uno scopo nobile: tutelare la popolazione civile iraniana. Peccato che, oltre al nobile scopo, non ci sia molto di piu’, se non il solo interesse di continuare a fare affari con la Repubblica Islamca. Un caso su tutti dimostra la totale indifferenza di coloro che si schierano contro le nuove sanzioni americane: i prodotti farmaceutici in Iran.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi rappresentanti del regim iraniano, c’e’ oggi nella Repubblica Islamica una mancanza di farmaci importante. Peccato che, questa mancanza, ha poco o nulla a che fare con le sanzioni americane. Questa mancanza riguarda quasi per intero due aspetti:

  1. le decisioni della Banca Centrale iraniana: come sottolineato da Nasser Riahi, Presidente dell’Unione Farmaceutica iraniana, la mancanza di farmaci avuta in Iran di recente, e’ causa non delle sanzioni, ma del divieto della Banca Centrale iraniana di stanziare valuta estera per tempo. Il governo offriva trasanzioni non in euro (ma in Yuan), ma le transazioni per l’import erano previste proprio in euro;
  2.  il sistema economico iraniano vede presenti in tutti i settori le Fondazioni religiose (Bonyad) e i Pasdaran. Un esempio su tutti e’ la Bonyad Nur, fondazione religiosa creata nel 1999 e direttamente coinvolta nell’import di zucchero, materiale da costruzione e prodotti farmaceutici. Questa Bonyad e’ direttamente controllata dalla potentissima Bonyad-e Mostazafan va Janbazan, la Fondazione dei Martiri e dei Disabili. Fondazione che, fino a poco tempo fa, era presieduta da Mohsen Rafighdoost, fondatore dei Pasdaran. Solo per il settore farmaceutico la Fondazione Nur – di cui Rafighdoost e’ stato anche direttore – si garantiva un business di almeno 200 milioni di dollari! Senza contare che – secondo la Rand Corporation – questa Fondazione aveva un ufficio a Teheran, direttamente implicato nel programma nucleare del regime!

Discorso simile per l’aviazione civile. Facile e giusto parlare della sicurezza dei voli civili e la sicurezza di coloro che viaggiano sui voli iraniani. Tutto bello e apparentemente perfetto. Peccato che, ne l’Unione Europea, ne tantomeno la Corte Internazionale di Giustizia, abbiamo mai toccato il fatto che il regime iraniano usa i vettori civili per trasportare armamenti per le organizzazioni terroristiche – in primis Hezbollah – e soprattutto per inviare jihadisti sciiti in Siria e in Iraq. Cio’, in piena violazione delle normative internazionali riguardanti l’aviazione civile che, per l’appunto, non puo’ essere usata a fini militari.

Ecco dimostrato come, dietro tanto umanitarismo, ci sia tanta, troppa ipocrisia. Alla fine, senza controlli e senza garanzie, questi metodi per bypassare le sanzioni iraniane, non faranno altro che favorire il business delle Fondazioni religiose e dei Pasdaran. Soldi che, indirettamente, saranno usati poi per finanziare il terrorismo internazionale!

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JO iran

Mohammad Kalhor aveva quindici anni quando e’ stato arrestato nel novembre del 2014. Mohammad e’ stato fermato per omicidio, per aver accoltellato il suo insegnante di fisica.

La prima condanna per Mohammad, infatti, e’ stata a tre anni di carcere e al pagamento del cosiddetto “Diyeh“, ovvero di una cifra alla famiglia commisurata al reato commesso. In quella occasione, un controllo medico ad hoc aveva anche dichiarato Mohammed non mentalmente maturo per comprendere la gravita’ del suo gesto.

Nonostante tutto, a dispetto della prima sentenza, un’altra Corte ha deciso di riaprire il caso e ha condannato a morte Mohammad Kalhor. La condanna e’ stata quindi confermata dalla Corte Suprema. Secondo quando denunciato da Sara Najimi e Hassan Aghakhani, i legali di Kalhor, all’origine della decisione di riaprire il caso, ci sarebbero le pressioni del Vice Ministro della Cultura iraniana e Alaeddin Boroujerdi, importante deputato iraniano a capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Majlis.

Come noto, secondo le normative internazionali – sottoscritte volontariamente dallo stesso Iran – un detenuto arrestato in eta’ minorile, non può essere condannato alla pena capitale. Tra le altre cose, lo stesso articolo 91 del codice penale islamico in vigore in Iran, vieta la condanna a morte di una persona sotto i 18 anni, se quest’ultima non realizza la natura del reato commesso o se vengono riscontrati dei problemi mentali.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, solamente nel gennaio 2018, Teheran ha impiccato tre detenuti – due maschi e una donna – per dei reati commessi in eta’ minorile.

 

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Con 80 voti a favore, 70 astenuti e 30 voti contrari, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione A/C.3/72/L.41 di condanna all’Iran, per gli abusi che il regime commette relativamente al rispetto dei diritti umani.

La Risoluzione, sponsorizzata dal Canada, ha ottenuto anche il sostegno di molte diplomazie Occidentali tra cui, per fortuna, quella dell’Italia. Nella risoluzione, a dispetto delle costanti promesse del regime, l’Iran viene condannato per l’elevato numero di condanne a morte; le detenzioni arbitrarie; lo stato pessimo delle condizioni dei prigionieri, in particolare di quelli politici; la mancanza di libertà di espressione e la persecuzione di attivisti e intellettuali dissidenti; le discriminazioni di genere e quelle contro le minoranze etniche e religiose; la legalizzazione dei matrimoni tra minori (permessi sin dall’età di 9 anni per le bambine); il mancato rispetto dei trattati internazionali sui diritti umani e civili, firmati volontariamente dall’Iran e il diniego all’accesso nel Paese che il regime non concede all’inviata speciale per i diritti umani in Iran delle Nazioni Unite, Asma Jahangir.

Con questa nuova risoluzione, sono 64 in totale le Risoluzioni che le Nazioni Unite hanno preso contro l’Iran, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Neanche a dirlo, il regime iraniano ha reagito con sdegno, rigettando ogni accusa di violazioni.

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E’ stata approvata con 83 voti favorevoli, la risoluzione ONU di condanna degli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41, proposta dal Canada e approvata dalla Terza Commissione delle Nazioni Unite, nonostante riconosca qualche passo avanti da parte di Teheran nella disponibilità a dialogare, ammette che la situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e’ pessima. 

Per queste ragioni, la Risoluzione chiede al regime iraniano si terminare la persecuzione contro giornalisti, attivisti, artisti, intellettuali e minoranze etniche e religiose e di smettere di negare l’accesso alle cure mediche ai prigionieri politici. Inoltre, la risoluzione condanna il regime iraniano per l’alto numero di pene capitali, anche nei confronti di detenuti arrestati in eta’ minorile.

Con soddisfazione, riportiamo che anche l’Italia ha espresso il proprio parere favorevole a questa Risoluzione ONU. Un piccolo passo avanti, che speriamo venga seguito anche dalle parole dei rappresentanti politici italiani, attualmente quasi tutti silenti in merito.

Soprattutto speriamo che serva a smuovere le coscienze di personalità come Emma Bonino, molto impegnate nella critica del Ministro Minniti, ma assai meno nell’autocritica dei propri vergognosi silenzi in merito agli abusi dei diritti umani di regimi ormai considerati “partner”…

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Trentaquattro ONG internazionali hanno firmato un appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo l’approvazione della Risoluzione A/C.3/72/L.41, dedicata all’abuso dei diritti umani in Iran e in votazione la prossima settimana all’UNGA.

Nella missiva pubblica inviata dalle ONG, viene sottolineato come per garantire il rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica, sia fondamentale che venga mantenuta alta l’attenzione della Comunità Internazionale. Un voto in favore della Risoluzione A/C.3/72/L.41, quindi, “manderà un forte segnale alle autorità iraniane” al fine di obbligare Teheran a rispettare gli obblighi internazionali a cui, tra le altre cose, si e’ volontariamente sottoposto.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41 – firmata tra le altre cose anche dall’Italia – pur iniziando riconoscendo al Governo iraniano di aver fatto dei passi avanti nelle intenzioni, e’ praticamente totalmente dedicata alle preoccupazioni relative ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. In particolare, la Risoluzione fa riferimento all’alto numero di condanne a morte – anche di minori – allo stato detentivo dei prigionieri politici (a cui vengono negate le cure mediche), alle discriminazioni del sistema legale iraniano contro le donne e contro le minoranze etniche e religiose e alle persecuzioni contro giornalisti, attivisti, blogger, artisti, intellettuali, studenti e giornalisti.

Tra le altre cose, la Risoluzione invita caldamente il regime iraniano di collaborare pienamente con l’inviate Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir. Parlando alle Nazioni Unite recentemente, la Jahangir ha condannato la non collaborazione di Teheran e sottolineato il deterioramento dello stato dei diritti umani in Iran.

Va aggiunto infine che, la stessa Jahangir, si sta battendo per una Commissione di Inchiesta internazionale relativa al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988, per ordine di Khomeini. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

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La BBC ha deciso di denunciare il regime iraniano alle Nazioni Unite, per la continua persecuzione dei suoi giornalisti – e delle loro famiglie – impiegati nella Repubblica Islamica per il canale BBC Persian.

Teheran ha da anni preso di mira il canale in farsi della BBC, accusandolo di essere al servizio “di agenti esterni” e di lavorare contro l’Iran. Neanche a dirlo, la reale ragione dietro questa accusa e’ legata al fatto che BBC Persian – al contrario della maggioranza dei media iraniani – pubblica notizie non gradite al regime, anche legate al drammatico status dei diritti umani nel Paese.

La protesta della BBC, in particolare, e’ stata indirizzata a David Kaye, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libertà di Opinione e di Espressione. Kaye, per la cronaca, ha appena presentato un report al Segretario ONU, denunciando le persecuzioni che il regime iraniano porta avanti contro giornalisti, bloggers, attivisti e artisti, incarcerati unicamente per aver criticato le politiche governative.

Rispondendo ad una domanda precisa concernente l’Iran, David Kaye ha rivelato di aver già protestato formalmente contro le politiche del regime islamista, chiedendo che Teheran fermi immediatamente le persecuzioni e le repressioni nei confronti dei giornalisti di BBC Persian e dei loro famigliari.

Ricordiamo che, come l’immagine sotto dimostra, recentemente la magistratura iraniana ha addirittura disposto il congelamento dei beni di 150 collaboratori di BBC Persian in Iran, accusandoli di “cospirazione contro la sicurezza nazionale”.

 bbc persian

 

khamenei unesco

Ieri l’Ayatollah Khamenei – parlando davanti ad una rappresentanza di professori – ha trovato il tempo di riparlare della cosiddetta Agenda Unesco 2030: si tratta di un documento dell’Unesco, purtroppo non obbligatorio, che intende promuovere l’educazione nei vari Paesi del mondo.

Il documento e’ stato firmato dallo stesso Iran nel 2016, ma con l’approssimarsi della campagna presidenziale – che poi ha visto la nuova vittoria di Rouhani – e’ diventato oggetto di scontro interno. Khamenei ha rimesso al suo posto il Presidente, affermano che la Repubblica Islamica non implementerà tale documento, perché contrario all’Islam.

In realtà, come abbiamo già scritto, l’Agenda Unesco 2030, se applicata in Iran, metterebbe a rischio il regime razzista e misogino in vigore nella Repubblica Islamica. L’agenda, infatti, richiede una eguaglianza tra i generi e la fine delle discriminazioni contro alcune categorie. Come noto, in Iran le donne valgono legalmente meta’ degli uomini e diverse minoranze, in primis i Baha’i, non hanno diritto all’accesso all’istruzione pubblica.

Parlando ieri, Khamenei ha addirittura affermato che l’Agenda Unesco 2030 e’ un complotto “delle potenze arroganti”, per controllare “le nazioni”. Non casualmente, la Guida Suprema iraniana ha voluto riprendere il discorso Unesco, alla vigilia della “Giornata di Gerusalemme”, prevista domani in Iran. La “Qods Day”. come noto, e’ una manifestazione in cui il regime iraniano esprime il suo odio verso Israele, gli Stati Uniti e buona parte dell’Occidente.

Collegando il documento Unesco con la questione di Gerusalemme, Khamenei ha voluto rimarcare come l’opposizione all’Agenda2030, sia una vera e propria jihad, non inferiore a quella contro gli odiati nemici israeliani e americani. Una riprova della follia fondamentalista dei leader della Repubblica Islamica. 

unesco2030