Archivio per la categoria ‘Iran Onu’

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Il regime iraniano ha deciso di sospendere il calciatore Mehdi Rahmati, portiere della nazionale e della squadra di Teheran, lo Esteghlal. La ragione è la diffusione di una foto che lo ritrae in Armenia, accanto ad una giovane ragazza senza velo ed in minigonna (Khabar One).

Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: nel gennaio del 2016, il portiere del Persepolis Sosha Makani fu addirittura incarcerato con una motivazione simile, ovvero per la pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano mentre ballava e abbracciava una ragazza senza velo (No Pasdaran).

A quanto pare, però, le regole sono diverse per i leader iraniani. Questi, infatti, non solo possono avere account social senza paura della censura, ma anche farsi fotografare con leader politici donne occidental, senza il velo. Un esempio è la foto scattata a New York, durante l’assemblea ONU, tra il Premier britannico Theresa May e Hassan Rouhani. Neanche a dirlo, al Presidente iraniano nessuno ha chiesto conto di questo “scatto haram”.

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Il 9 Novembre scorso, l’AIEA, ha rilasciato il nuovo report relativo al programma nucleare iraniano. Nel report, è scritto nero su bianco, l’agenzia ONU ha riportato come Teheran non abbia rispettato quanto previsto dall’accordo firmato con il P5+1, nel luglio del 2015. In particolare, il regime iraniano ha ecceduto il numero di tonnellate metriche di acqua pesante, presso il reattore di Arak (una violanzione di 0,10 tonnellate metriche). Secondo l’accordo nucleare, va ricordato, l’Iran si è impegnato addirittura a smantellare il reattore nucleare di Arak, ridisegnandone la struttura, al fine di garantire che non venga usato per produrre una bomba al plutonio. Purtroppo, sempre in violazione dell’accordo, l’Iran non ha smantellato il nucleo del rettore – come promesso – ma ha anche superato il limite di tonnellate metriche di acqua pesante prodotta per il reattore stesso.

Non solo: in nessuna parte del report AIEA, viene scritto chiaro e tondo che la Repubblica Islamica ha dato accesso agli ispettori ai siti militari ove, come noto da anni, i Pasdaran hanno realizzato test relativi all’esplosione di un ordigno atomico (in primis la base di Parchin).

Ancora: anche se il report AIEA scrive che l’Iran non ha ecceduto la percentuale di uranio a basso arricchimento in suo possesso, il prestigioso think tank americano ISIS, ha appreso che Teheran in realtà ha prodotto oltre 300 kg di uranio arricchito al 3,67%. In particolare, nel settembre del 2016, il rappresentante permanente russo a Vienna, Vladimir Voronkov, ha chiaramente detto che è molto difficile calcolare la quantità di uranio arricchito al 3%, attualmente posseduto dall’Iran e prodotto in condutture e altri dispositivi (riportato anche dalla TASS).

Infine, l’ISIS ha anche denunciato come il regime iraniano ha iniziato a caricare uranio all’interno delle centrifughe avanzate IR-6, per la precisione in 10 di queste centrifughe installate a cascata. Secondo l’Iran Deal, Teheran si è impegnato a non arricchire uranio – oltre il 3,67% – all’interno di centrifughe diverse dal modello IR-1. Nonostante la denuncia del think tank Isis, il recente report AIEA ha fallito nel dare assicurazioni in merito a questa violazione.

Purtroppo, come ampiamente previsto, nessun membro del P5+1 e della Comunità Internazionale, ha denunciato le violazioni iraniane, preferendo tacere per mere ragioni di interesse politico ed economico. Vi riportiamo qui, ancora una volta, il video in cui Rouhani – durante la campagna elettorale del 2013 – ammette candidamente di aver ingannato l’Occidente quando – da negoziatore nucleare l’Accordo di Teheran nel 2003 – promettendo di sospendere l’arricchimento dell’uranio. Come vedrete, Rouhani ammette di aver firmato quell patto, solamente per completare il programma nucleare iraniano, senza il rischio di subire pressioni da parte della Comunità Internazionale.

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Quello che vedete nel video qua sotto e’ Sadegh Zibakalam, professore di Scienze Politiche all’Università di Teheran. Il professor Zibakalam è la dimostrazione concreta che, con tutte le avversità e davanti a tutte le repressioni, un Iran diverso può esistere.

Nel video che potrete vedere di seguito, si vede il Professor Zibakalam entrare nell’Università di Mashhad per un dibattito con un clerico conservatore. Come vedrete, superato l’ingresso, il professore fa qualcosa di rivoluzionario per la Repubblica Islamica dell’Iran: nonostante le difficoltà pratiche, il Professore riesce a non calpestare le bandiere di Israele e degli Stati Uniti, appositamente poste a terra da alcuni studenti fondamentalisti.

Il Professor Zibakalam non è nuovo ad azioni controcorrente: riformista, da sempre sostiene che l’Iran non debba invocare la distruzione di Israele e gridare “morte all’America”. Non solo: nel 2014, davanti al mancato rispetto delle promesse elettorali, il Professore ha inviato una lettera al Presidente Rouhani, chiedendo la liberazione dei leader dell’Onda Verde Mehdi Karroubi, Mir Hossein Mousavi e Zahra Rahnavard (tutti agli arresti domiciliari dal 2011, senza alcun processo e accusa formale). Sempre nel 2014, il Professor Zibakalam venne condannato a 18 mesi di carcere per aver criticato il programma nucleare (al Monitor). Il carcere non ha messo a tacere il professore che, nel 2015, ha criticato pubblicamente il regime per non aver accettato il report sullo stato dei diritti umani in Iran, dell’inviato speciale ONU Ahmad Shaheed (Iran Human Rights).

Per queste sue posizioni coraggiose, il Professore è stato, ovviamente, ostracizzato politicamente dal regime e nel 2000 il Consiglio dei Guardiani ha bocciato la sua candidatura al Parlamento.

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Come noto, il regime iraniano invia i rifugiati afghani (e anche quelli pakistani) a combattere la jihad in Siria nel nome di Bashar al Assad. Altrettanto noto e’ il fatto che questi questi rifugiati, sono inquadrati in una Divisione denominata Fatemiyoun, composta unicamente da afghani di etnia Hazara, ovviamente sciiti. Inizialmente il regime iraniano ha provato a nascondere il ruolo degli afghani in Siria, ma alla fine ha dovuto ammettere la loro presenza e il loro compito. Oggi si sa che Teheran paga mensilmente tra i 500 e i 700 dollari a questi mercenari, promettendo loro (e ai famigliari) un permesso di soggiorno al ritoirno dalla Siria.

Molti di questi afghani, chiaramente, muoiono durante la loro jihad e vengono segretamente seppelliti in un cimitero vicino Qom. Secondo una informazione recente, circa 14000 afghani sarebbero stati inviati sinora dall’Iran in Siria, alcune di questi minorenni (Good Morning Iran). Si tratta di una grave violazione non solo della Convenzione Internazionale per i diritti del Bambino, ma anche di quella in difesa dei Diritti del Rifugiato (UANI).

In questi giorni l’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, molto vicina ai Pasdaran, ha pubblicato un report in cui rivela che come Teheran abbia deciso di affidare ad Hezbollah il compito di addestrare una nuova unita’ speciale della Divisione Fatemiyoun. Tra le altre cose, proprio Hezbollah e’ responsabile dell’addestramento dei numerosi jihadisti sciiti che vengono costantemente inviati anche in Iraq. Dal 2012, lo ricordiamo, Hezbollah e’ direttamente coinvolto nel conflitto siriano, per mezzo di centianaia di suoi miliziani (Tasnim News).

Questa divisione speciale sarebbe gia’ stata schierata in varie parti della Siria, sotto lo stretto monitoraggio di cecchini di Hezbollah. A questa unita’ speciale gia’ attivata, ne verranno affiancate delle altre – sempre composte da rifugiati afghani – esperte in combattimenti avanzati, guerriglia, armamenti anti-carro e nel lancio di missili terra-aria spalleggiabili (Long War Journal).

Canzone in farsi in onore dei jihadisti afghani

 

 

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Velatissima e sorridente: cosi si era presentata la cara Federica Mogherini in Iran, umiliando ancora una volta tutte le donne italiane e quelle iraniane. Non contenta di aver umiliato l’Europa intera, la Mogherini pubblicava un articolo sul Corriere della Sera intitolato “L’Unione Europea Apre all’Iran, l’inizio di una svolta“.

Eccitatissima, la Mogherini parlava di “dialogo costruttivo” – caso strano copiando e incollando l’hashtag di Rouhani #constructiveEngagement – descriveva l’Iran come un “attore centrale del Medioriente e Asia” e aggiungeva testualmente: “Ci sono milioni di rifugiati afghani in Iran: insieme possiamo migliorare le loro condizioni di vita e ridurre il numero troppo alto di morti sulla rotta verso l’Europa.“. 

In poche parole, Mrs Pesc indirettamente prendeva a modello la Repubblica Islamica per l’accoglienza dei rifugiati afghani, paragonandolo alla crisi dei rifugiati in Europa, al fine di avviare una cooperazione con Teheran per risolvere questa drammatica crisi (che colpisce l’Italia in prima battuta).

Cosi facendo, la Mogherini mistificava gravemente la realtà dei fatti. In primis per quanto concerne i rifugiati afghani in Iran: questi rifugiati sono volontariamente tenuti ai margini dal regime, grazie ad una politica sostenuta dai Pasdaran, che ne vuole fare carne da macello per la Siria. Esiste infatti da anni una brigata speciale di Pasdaran – la nota Brigata Fatemyun – composta solamente da rifugiati Afghani. Il loro coinvolgimento nella jihad del regime, e’ in piena violazione dei parametri stabiliti dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UANI).

Per la maggior parte, non si tratta di volontari ispirati da una fanatica visione del jihad khomeinista, ma dalla promessa di ottenere uno stipendio sicuro e, al loro ritorno, di poter avere un permesso di residenza in Iran. Non solo: il Parlamento iraniano sta da tempo discutendo una legge per concedere la cittadinanza ai rifugiati afghani che si arruoleranno per combattere in Siria (Good Morning Iran).

Secondo le informazioni raccolte in questi mesi, l’Iran offre un salario di che varia da 500 ai 700 dollari mensili ai circa 3000 combattenti afghani in Siria (Observer France 24). Non solo: come denunciato dal deputato afghani Qais Hassan, i Pasdaran hanno affittato degli aerei civili della compagnia afghani Ariana, per trasferire i combattenti afghani nei teatri di guerra in Siria e Iraq. Un accordo ottenuto con la collaborazione della compagnia aerea civile iranian Mahan Air: per 10,000 dollari a volo, la Ariana fa saliere a bordo dei suoi vettori Pasdaran Afghani vestiti da semplici civili (Pajhwork Afghan News).

Cosi facendo, il regime iraniano viola la stessa Convenzione Internazionale di Chicago – di cui e’ firmatario – che vieta espressamente di usare l’aviazione civile per scopi diversi da quelli previsti nella Convezione stessa (ergo per scopi militari). L’articolo 4 della convenzione di Chicago, infatti, testualmente afferma che: “Ogni Stato contraente si impegna a non adibire l’aviazione civile a scopi incompatibili con la presente Convenzione” (Testo). Questa violazione e’ stata totalmente ignorata dalla Comunità Internazionale.

Purtroppo c’e’ molto di peggio: l’Iran non solo manda i rifugiati Afghani a morire in Siria, ma tra loro invia anche numerosi minori. Quotidianamente, infatti, tornano in Iran nelle bare i corpi di giovanissimi afghani, uccisi per difendere il macellaio Bashar al Assad. Inviando minori in guerra, la Repubblica Islamica viola sia la Convenzione per i Diritti del Bambino del 1994, che il Protocollo aggiuntivo del 2010 contro il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (Good Morning Iran).

Vedere come l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE ignori tutte queste vergognose violazioni, rappresenta un fatto gravissimo. Nessun appeasement internazionale, infatti, può giustificare l’indifferenza e il totale silenzio europeo e Occidentale.

Minori Afghani arruolati dai Pasdaran e morti in Siria 

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Clamoroso negli Stati Uniti! Il Congresso Americano ha avviato una indagine, per verificare se l’Amministrazione Obama sta volontariamente fuorviando i Parlamentari americani, in merito alle concessioni date all’Iran in seguito all’accordo nucleare e alla conseguente risoluzione ONU 2231. 

In particolare, come denuncia il Repubblicano Mike Pompeo, parlando al  The Washington Free Beacon:

“Esiste un gap tra le promesse fatte dall’Amministrazione sull’Iran Deal e la realtà attuale. Stiamo investigando se queste differenze siano il frutto di un inganno intenzionale, o una nuova fase di appeasement verso gli iraniani”.

Concretamente, due sarebbero i campi in cui il Congresso sta investigando:

  1. i test missilistici compiuti dall’Iran dopo l’approvazione della Risoluzione 2231 e la mancata denuncia da parte dell’Amministrazione USA della violazione dell’accordo da parte del regime iraniano;
  2. la possibile decisione del Dipartimento del Tesoro americano di concedere a Teheran un nuovo alleggerimento delle sanzioni, su materie non concernenti il nucleare. Questo permetterebbe anche all’Iran di accedere al sistema finanziario americano, possibilità che era stata nettamente negata dal Segretario del Tesoro Jack Lew, in una audizione davanti al Congresso.

Come denuncia l’esperto Mark Dubowitz, executive Director della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), l’Amministrazione USA sta ridefinendo i termini dell’accordo nucleare:

“L’Amministrazione Obama e’ coinvolta ancora in un nuovo gioco di prestigio sull’alleggerimento delle sanzioni, cosi come lo status delle sanzioni ONU relative ai test missilistici. Questa tattica e’ molto famigliare a coloro che hanno seguito i negoziati sul nucleare iraniano, esperti che hanno denunciato le numerose volte in cui gli impegni sono stati disattesi e le redlines abbandonate”

Il regime iraniano ha negato, ovviamente, che i test missilistici rappresentino una violazione della Risoluzione ONU 2231. Come pero’ già sottolineato, Teheran non ha mai riconosciuto la validità dell’Allegato B della suddetta risoluzione (No Pasdaran), quello che riguarda direttamente la proibizione dei test missilistici con capacita’ potenziale di trasporto di ordigni nucleari (i missili iraniani sono internazionalmente riconosciuti come appartenenti a tale categoria).

La parte più comica della questione e’ che, mentre la cara Mrs. Pesc Federica Mogherini, negava il fatto che i test missilistici iraniani rappresentavano una violazione della Risoluzione 2231, gli Ambasciatori ONU di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, in una lettera congiunta, hanno denunciato che i suddetti test missilistici, rappresentano una violazione degli accordi internazionali (The Tower).

Concludiamo ricordando che, in una recentissima dichiarazione, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha testualmente affermato:

“Coloro che dicono che il futuro e’ nei negoziati e non nei missili, o sono ignoranti oppure traditori”

Di seguito la dichiarazione del Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, Onorevole Ed Royce, dopo l’ultimo test missilistico iraniano.

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