Archivio per la categoria ‘Iran Onda Rosa’

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Anche oggi nella Repubblica Islamica, si celebra il “Mercoledì Bianco” – #WhiteWednesday – ovvero il giorno in cui le donne iraniane portano un velo bianco (o un indumento bianco), come segno di protesta non violenta contro l’hijab obbligatorio (No Pasdaran).

La novità e’ che, in questi ultimi giorni, diversi ragazzi e uomini iraniani, stanno mandando alla pagina Facebook My Stealthy Freedom – la Mia Libertà Rubata – foto e video di sostegno a questa campagna in favore delle donne iraniane. La pagina My Stealthy Freedom, creata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad, ha il merito di aver lanciato la campagna per i #WhiteWednesday.

Ricordiamo che non e’ la prima volta che i maschi iraniani esprimo il loro sostegno ai diritti delle donne: in una precedente campagna lanciata sempre da My Stealthy Freedom, tanti uomini iraniani avevano inviato le loro foto con il velo indosso, al fianco delle loro mogli, madri, sorelle o semplici amiche, senza velo (Indipendent).

Uno dei messaggi che più ha commosso i followers, e’ quello che vi riportiamo qua sotto: un giovane adolescente iraniano, vestendo una camicia bianca, con la telecamera del suo telefonino, si riprende mentre esprime il supporto alla campagna contro il velo obbligatorio. Un sostegno che decide di dare soprattutto per sua madre e per tutte le madri iraniane, capaci di decidere del loro destino in piena autonomia!

Nel secondo video che vi proponiamo, addirittura un soldato iraniano si riprende mentre – in servizio – si mette al collo una sciarpa bianca e mostra dei cartelli in favore del diritto delle donne iraniane a non essere obbligate a portare il velo! Secondo questo soldato, il suo dovere non e’ solo quello di difendere il Paese, ma anche quello difendere sua madre e sua sorella nel loro diritto di avere diritti!

 

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Darya Safai e’ una nota attivista iraniana che, da anni, combatte per i diritti delle donne nel suo Paese, chiedendo che abbiano il sacrosanto diritto di entrare liberamente negli stadi e che ottengano gli stessi diritti degli uomini.

Purtroppo, come pubblicato da numerosi media italiani, durante la partita di pallavolo Italia-Iran svoltasi il 2 giugno a Pesaro, non solo la polizia italiana ha chiesto a Darya di togliere il suo striscione per le donne iraniane, ma l’ha anche brutalmente allontanata dallo stadio. 

In seguito alla denuncia dell’accaduto, la FIPAV – Federazione italiana Pallavolo – ha emesso un comunicato che, se intendeva provare a chiarire quanto successo, ha solamente peggiorato la situazione.

Secondo quanto ammesso pubblicamente dalla FIPAV, infatti, le forze dell’ordine italiane sono intervenute in seguito alle minacce del responsabile della squadra iraniana che, in caso di mancata azione italiana, ha paventato l’interruzione della diretta della partita in Iran. Minacce poste al supervisore internazionale che, invece di applicare il regolamento della Federazione Internazionale – che assolutamente vieta ogni forma di discriminazione – ha deciso di abbassare la testa (Volleyball.it).

Il Presidente della FIPAV Pietro Bruno Cattaneo ha espresso successivamente il suo dispiacere, aggiungendo che l’Iran si deve adeguare agli standard internazionali. Ancora una volta, una posizione comica, considerando come da anni l’Iran se ne sbatta delle richieste in merito da parte di numerose organizzazioni internazionali (Federazione Internazionale pallavolo compresa). La sola risposta adeguata di Cattaneo, una volta informato dell’accaduto, sarebbe stato quello di ordinare lo stop all’intero match. Una inazione vergognosa e umiliante, che dovrebbe imporgli il buongusto di presentare le sue immediate dimissioni. 

Pretendiamo una azione concreta da parte della FIPAV, ovvero la sospensione delle partite con il regime iraniano, sino a quando Teheran non rispetterà il diritto delle donne ad avere gli stessi diritti degli uomini. Ogni altra parola, rappresenta solo un futile commento per auto-giustificare di essere complici di questo scempio.  

 

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Da domani le donne iraniane inizieranno una nuova forma di protesta contro il velo obbligatorio, i cosiddetti #WhiteWednesdays, i Mercoledì Bianchi. Donne contrarie al velo obbligatorio, ma anche uomini contrario alla costrizione del velo contro le donne, indosseranno ogni mercoledì un velo bianco – o un accessorio bianco – come simbolo della loro protesta pacifica. 

In questi anni, anche grazie al sostegno dei social – in particolare della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà rubata) – le donne iraniane hanno fatto conoscere al mondo la loro resistenza contro le leggi islamiste imposte dal regime khomeinista. Su tutte, ovviamente, l’imposizione dell’hijab, ovvero il velo obbligatorio e gli abusi della Gasht-e-Ershad, la polizia morale.

Contro queste imposizioni, le donne iraniane hanno sviluppato diversi metodi di protesta pacifica. Dalla scelta di indossare veli colorati a quella di lasciare una ciocca di capelli scendere davanti alla loro fronte. Non solo: in diversi casi le donne iraniane si sono rasate a zero, riuscendo cosi ad evitare l’obbligo di indossare il velo.

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Fortunatamente, le donne iraniane hanno trovato una forte solidarietà anche da parte degli uomini. Un fatto non scontato, considerando il fatto che si tratta – in ogni caso – di società profondamente incentrate sulla figura maschile. I ragazzi iraniani sono scesi in piazza accanto alle ragazze non solo per protestare contro gli attacchi con l’acido – compiuti da uomini di Hezbollah contro le donne malvelate – ma si sono anche fatti fotografare con il velo e hanno postato le loro foto sui social (come mostra la foto in alto). 

Domani, quindi, le donne iraniane lanceranno il primo Mercoledì Bianco. L’ennesima protesta non violenta che, ci auguriamo, venga sostenuta e abbracciata anche da donne come la Mogherini, la Boldrini, la Serracchiani e la Bonino. Donne che si sono sempre riempite la bocca sulla parità di genere, ma non si sono mai fatte problemi a recarsi a Teheran velatissime e mostrare la loro reverenza agli Ayatollah.

Writer iraniana protesta contro il velo obbligatorio

اين فيلم را به #چهارشنبه_های_بدون_اجبار فرستاده؛ اينجا ديوار كسي است كه صاحب باغ اجازه داد روي آن به مدت كوتاهي شعار بنويسيم و بعد خودمان هم پاك كرديم. موقع شعار نوشتن مي خنديم ولي خب ترس هم هست. ولي چرا شعار نوشتيم و چرا پاك كرديم، ماجرا اينه. ما اهل شعار نيستيم ولي يك عمر روي ديوارهاي مدرسه و شهر نوشتند مرگ بر بي حجاب حالا ما فقط مي نويسم نه به اجبار، توي #چهارشنبه_های_سفید هم شعار مرگ بر سر نمي دم مي رم به خانم هاي چادري گل سفيد مي دم كه به ما بپيوندند.

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Purtroppo siamo costretti a dare la notizia dell’arresto di Farzaneh Jalali, curda iraniana, nota per essere una attivista dei diritti delle donne e per i diritti civili.

La Jalali è stata arrestata il 23 febbraio scorso presso Kermanshah, dagli agenti del Ministero dell’Intelligence. L’arresto è avvenuto improvvisamente, senza alcun mandato legale e senza una accusa precisa.

Farzaneh è stata fermata dagli agenti mentre si trovava vicino ad un ufficio postale e le è stato confiscato il telefono. L’attivista iraniana, secondo le informazioni che giungono dall’Iran, ha fatto resistenza al fermo ed è stata caricata sulla vettura degli agenti con la forza (Kurdistan Human Rights).

Dopo l’arresto, Farzaneh Jalali è stata trasferita nel centro detenutivo di Meydan Naft, sotto il controllo del Ministero dell’Intelligence. In un raid a casa della madre, gli agenti hanno sequestrato il computer, alcuni libri e dei manoscritti di Farzaneh. Materiale che, ovviamente, verrà usato contro di lei in sede processuale.

Come suddetto, Farzaneh Jalali è una femminista, attivamente impegnata nei diritti delle donne e per i diritti civili e democratici del popolo iraniano. Per questo suo impegno e per le proteste pacifiche a cui ha preso parte da studentessa della Università Islamica di Teheran, è stata espulsa dal sistema scolastico nel 2010 (e riammessa solo recentemente, dopo aver superato un difficile esame).

In questo periodo, Farzaneh si stava occupando di aiutare degli studenti di una scuola elementare del villaggio di Shinabad – Provincia dell’Azerbaijan Occidentale – rimasti bruciati durante un rogo scoppiato nella loro scuola nel dicembre del 2012. Studenti abbandonati completamente dal regime (Iran Human Rights).

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Fonte: Reuters

Nell’aprile del 2016, il regime iraniano ha arrestato Nazanin Zaghari-Ratcliffe una cittadina brittanica, in possesso anche di cittadinanza iraniana. Nazanin si trovava in Iran per lavoro, come rappresentante dell’associazione caritatevole inglese Thomson Reuters Foundation. Proprio mentre stava per lasciare la Repubblica Islamica per tornare a casa da suo marito e sua figlia di due anni, Nazanin è stata arrestata dai Pasdaran e rinchiusa in carcere senza una accusa ufficiale (Reuters.com).

Il regime, sino alla definitive condanna di questi giorni, ha sempre fatto capire che Nazanin era considerata una spia. Ieri, quindi, Teheran ha reso noto di aver condannato Nazanin Zaghari-Ratcliffe a cinque anni di detenzione, per aver “minacciato la sicurezza nazionale” cooperando con la BBC, il servizio pubblico radiotelevisivo inglese (per la precisione con BBC Persian, il canale in farsi della BBC).

La condanna di Nazanin è avvenuta in un processo a porte chiuse, tenuto segretamente, senza la presenza dell’avvocato dell’imputata e davanti a numerosi rappresentanti delle Guardie Rivoluzioanrie (i Pasdaran). Per la cronaca, poche ore dopo la notizia della condanna, Francesca Unsworth, Direttore della BBC World Service Group, ha negato che Nazanin lavorasse per BBC Persian. Secondo quanto detto dalla Unsworth, Nazanin aveva solamente lavorato per breve tempo con la BBC Media Action, ovvero con la fondazione caritatevole della BBC (tra le altre cose nel settore amministrativo).

In poche parole, il regime ha deciso di strappare ad una bambina di due anni sua madre per cinque lunghi anni, al solo scopo di continuare a punire i cittadini iraniani in possesso di un secondo passaporto. Una campagna di persecuzione, iniziata dal regime dopo la firma dell’accordo nucleare del 2015, allo scopo di perseguire nelle sue politiche fondamentaliste, orientate a terrorizzare la popolazione allo scopo di salvaguardare il regime islamista.

 

 

 

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Qui di seguito pubblichiamo un video postato sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia liberta’ rubata. E’ la pagina della giornalista iraniana Masih Alinejad che, coraggiosamente, si batte contro il velo obbligatorio in Iran e per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica.

In questo video, drammatico, si sentono le urla di una donna che, con tutte le sue forze, prova a sfuggire all’arresto della polizia morale (la polizia adibita a fermare coloro che, secondo il regime, non rispettano i codici del vestiario della Sharia, la legge islamica).

Questo e’ l’Iran di Khamenei e Rouhani…