Archivio per la categoria ‘Iran Occidente’

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“Il Parlamento iraniano, che e’ cresciuto, maturo e saggio, deve approvare le leggi relative al contrasto al terrorismo e al riciclaggio di denaro, in maniera indipendente”.

Con queste poche parole, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha dichiarato la fine del lungo negoziato in corso tra Teheran e il FATF-GAFI, ovvero il Financial Action Task Force, organismo semi-governativo, che si occupa del contrasto al riciclaggio di denaro a fini terroristici.

Con l’avvio del negoziato sull’accordo nucleare, era anche in corso un negoziato per togliere l’Iran dalla lista nera del FATF-GAFI. Come noto, la Repubblica Islamica e’ dal 1984 considerata dal Dipartimento di Stato americano, come prima finanziatrice del terrorismo internazionale. Solamente lo scorso anno, l’Indice di Basilea aveva classificato l’Iran come primo Paese al mondo per riciclaggio di denaro.

Negli anni dopo la firma dell’accordo nucelare, il negoziato con tra Iran e FATF aveva prodotto pochi effetti. Concretamente, il FATF aveva solamente sospeso la opinione negativa su Teheran, al fine di provare a raggiungere un accordo stabile con quel regime. A quanto pare, anche dopo le parole di Khamenei, questo negoziato si avvia verso la conclusione. Una conclusione negativa.

Una conclusione negativa che sara’ anche favorita da un voto del Parlamento iraniano ad inizio di giugno: il Majles, infatti, ha sospeso per due mesi la discussione in merito all’ingresso dell’Iran nella Convenzione sul Finanziamento del Terrorismo delle Nazioni Unite. Una prerogativa richiesta anche per riuscire ad ottenere un parere positivo del FATF-GAFI.

La sospensione dell’ingresso dell’Iran alla Terrorism Finance Convention e il prossimo fallimento del negoziato con il FATF-GAFI, avra’ chiaramente un effetto – o almeno dovra’ avere – sui rapporti tra Teheran e Roma. La capacita’ dell’agenzia pubblica Invitalia di assicurare il business italiano in Iran – come previsto dalla Legge di Bilancio 2018 – e’ direttamente legata alle opinioni del FATF sui “Paesi ad alto rischio” (tra cui c’e’ anche la Repubblica Islamica).

Se gia’ ora non si trova una sola banca italiana disposta ad essere la controparte delle banche iraniane in questo accordo, certamente le recenti scelte di Teheran su terrorismo e riciclaggio di denaro, non potranno che peggiorare la situazione.

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Come ogni anno, l’ultimo venerdi del Ramadan, il regime iraniano ha celebrato il “Quds Day”, ufficialmente la giornata per Gerusalemme, ma in realta’ il giorno in cui il regime esprime il suo viscerale odio verso Israele, gli Stati Uniti e praticamente tutto l’Occidente. Anche quest’anno, oltre ai soliti slogan “Morte ad Israele, Morte all’America”, sono state bruciate nelle strade numerose bandiere di Paesi considerati nemici e impiccati fantocci di leader come Trump e Netanyahu.

Quest’anno, pero’, e’ successo anche qualcosa di diverso, sintomo chiaro che la pazienza verso il regime da parte della popolazione sta raggiungendo il limite. Ad Isfahan, nota citta’ iraniana, invece di gridare slogan contro i “nemici della Repubblica Islamica”, i manifestanti anno gridato slogan anti regime. In particolare, si e’ sentito forte il canto “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran“.

A questo eclatante gesto di protesta avvenuto ad Isfahan, vanno aggiunti quelli meno eclatanti avvenuti in altre citta’. Nella stessa Teheran, ad esempio, la nota Azadi Street, simbolo della capitale, era praticamente vuota e chi sfilava lo faceva in silenzio.

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La Guida Suprema Ali Khamenei ha dettato le condizioni per la permanenza dell’Iran all’interno dell’accordo nucleare. Molto semplicemente, parlando davanti a rappresentanti governativi, Khamenei ha chiesto agli europei di sganciare i soldi, ovvero di impegnare le banche dei loro Paesi ad assicurare il business con Teheran, non importa quale conseguenze potra’ avere questa decisione rispetto alle prossime sanzioni americane.

Non contento, Khamenei ha anche chiesto agli europei di “proteggere” il greggio iraniano, comprando petrolio grezzo da Teheran e promettendo di non chiedere alla Repubblica Islamica di negoziare – in alcun modo – sul programma missilistico e sulle interferenze iraniane in Medioriente.

Infine, Khamenei ha chiesto agli Europei di proporre e far approvare una risoluzione ONU contro gli Stati Uniti e ha dato mandato all’Agenzia atomica iraniana AEOI, di tenersi pronti per riattivare tutte le attivita’ nucleare “in caso di necessita’”.

 

 

 

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Per comprendere chiaramente le vere ragioni del fallimento della sinistra in Occidente, basta ripercorrere la storia dell’accordo nucleare con l’Iran, dell’idolatria dell’establishment radical chic verso Obama – basata unicamente sul colore della pelle e non sui risultati del suo lavoro – e soprattutto delle reazioni al ritiro di Trump dal JCPOA.

Nei due anni in cui l’Iran Deal e’ rimasto in vigore nella sua pienezza, la quasi totalita’ della sinistra Occidentale – quella che in maggioranza spadroneggia sui quotidiani nazionali – si e’ resa complice di aver creato una narrativa falsa, elaborata ad hoc per vendere un accordo debolissimo, con un regime fascioteocratico.

Ecco allora schiere di buontemponi da salotto, arrivare in massa con le loro penne per riempire pagine di nulla, descrivendo il regime iraniano come un “partner per la pace”. Nello stesso momento in cui Teheran – usando anche minori e immigrati afghani e pakistani – occupava buona parte del Medioriente, contribuendo ai peggiori massacri di civili in Siria e in Iraq.

Sempre i soliti buontemponi da salotto, ormai da due anni a questa parte, hanno sapientemente ignorato gli abusi dei diritti umani che avvenivano in Iran, all’ombra dell’accordo nucleare. Quando l’accordo venne firmato nel 2015, ricordiamolo, gli “esperti” ci assicurarono che avrebbe rappresentato il momento cardine per la liberazione del popolo iraniano. Bugie: in questi due anni, sono aumentate le repressioni contro gli oppositori, le donne, le minoranze etniche e religiose e gli iraniani con doppio passaporto. Della maggior parte delle notizie degli abusi, i grandi quotidiani non hanno mai scritto…neanche una riga…

Quando alla fine gli iraniani si sono ribellati, i buontemponi da salotto e i supposti esperti di geopolitica, ci hanno parlato di false proteste, arrivando addirittura a dirsi contrari alla decisione di mettere i Pasdaran iraniani nella lista delle sanzioni.

In poche parole. la storia dell’Iran Deal e’ perfetta per smascherare le ipocrisie dei cosiddetti riformisti: buontemponi da salotto, pronti ad applaudire un leader solo perche’ nero e pronti a chiudere gli occhi davanti agli abusi di clerici fascisti e misogini, per non rischiare di smascherare le loro false narrative!

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Il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, ha rilasciato una lunga intervista al canale americano CBS, per il programma “Face the Nation”. Di questa intervista, cio’ che ha fatto notizia – particolarmente in Italia – e’ la minaccia di Zarif di far ripartire l’arricchimento dell’uranio, se gli Stati Uniti dovessero decidere di cancellare l’accordo nucleare.

Ben pochi hanno invece notato quanto affermato da Zarif in merito allo scambio di prigionieri. Il Ministro degli Esteri iraniano ha infatti affermato che, un simile scambio con gli Stati Uniti, sara’ possibile “per ragioni umanitarie”, solamente davanti ad un “cambio di atteggiamento” verso Teheran, da parte di Washington.

Le parole di Zarif dovrebbero essere condannate dall’intera Comunita’ Internazionale. Sono l’ennesima dimostrazione del fatto che – gli arresti di cittadini iraniani in possesso di doppia cittadinanza, avvenuti in questi anni – hanno seguito una strategia molto chiara: la strategia del ricatto.

Con l’accusa di spionaggio per una “nazione nemica”, accusa sempre buona per ogni stagione, Teheran ha condannato ad anni di galera diversi cittadini iraniani con doppia cittadinanza, tra questi anche americani (come Siamak Namazi, Baquer Namazi e  Karan Vafadari), inglesi (come Nazanin Zaghari-Ratcliffe e Kamal Foroughi) e canadesi (come Saeed Malekpour).

C’e’ un caso poi che, indirettamente, riguarda anche l’Italia: si tratta del caso di Ahmadreza Djalali, in possesso di cittadinanza svedese, ma per anni residente a Torino, dove ha lavorato presso l’Universita’ del Piemonte Orientale. Purtroppo Ahmadreza e’ stato condannato addirittura a morte!

In totale 13 cittadini iraniani, che oggi marciscono nelle galere del regime, in attesa che uno Stato Occidentale paghi per le loro vite. Cosi come nel 2016, durante la Presidenza Obama, gli Stati Uniti pagarono omilioni di dollari per liberare il Pastore cristiano Saeed Abedini e il giornalista del Washington Post Jason Rezaian.

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Il quattro aprile scorso Pars Today, agenzia di stampa ufficiale del regime iraniano, ha pubblicato una vergognosa, l’ennesima, vignetta piena di odio.

Stavolta, l’agenzia iraniana – che ha anche una pagina in italiano – ha pubblicato una vignetta in cui si vede un uomo dal naso adunco con la stella ebraica in testa (che rappresenterebbe Israele), mentre cavalva dei grassi arabi (che rappresenterebbero l’Arabia Saudita), mentre corrono imbufaliti verso lo Yemen.

La vignetta, oltre a voler trasferire il messaggio di Teheran sulla guerra in Yemen – un conflitto saudita ordinato dal “nemico sionista” – perpetua la stessa tipoligia di caricatura dell’ebreo, tipica dei peggiori regimi del passato, in particolare di quello nazista.

Permettere che questi messaggi di odio vengano liberamente diffusi in lingua italiana, è sicuramente inaccettabile, soprattutto per un Paese come l’Italia, che nasce dalla guerra al fascismo e dal rigetto delle leggi razziali. Sarebbe ora che le autorità nazionali, prendessero una dura decisione contro simili “agenzie di stampa”, oscurando queste voci di mera propaganda, disinformazioe e odio!

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L’Unione Europea ha deciso di estendere le sanzioni contro il regime iraniano, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Fuori da questo quadro, pero’, all’interno della UE sembra esserci un duro scontro tra Francia e Italia.

La Francia del Presidente Macron, starebbe da tempo premendo per nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica, non solo per quanto concerne i diritti umani, ma anche altre questioni di massimo rilievo, quale il programma missilistico del regime iraniano. Un programma che, come noto, minaccia la stabilita’ dell’intera regione Mediorientale. Secondo Macron, nuove misure sanzionatorie in questa direzione, aiuterebbero anche gli Stati Uniti a rimanere all’interno dell’accordo nucleare.

Di converso, l’Italia pare aver scelto una linea opposta. Secondo quanto riporta la Reuters, Roma sarebbe contraria a sanzioni contro Teheran, ritenendo che misure simili abbiano un effetto negativo sulle opportunità di imprese europee di ottenere “lucrativi contratti” in Iran. La diplomazia italiana, quindi, ritiene anche – anche davanti a nuove sanzioni contro l’Iran – Trump decida di allontanarsi dal JCPOA.

Ricordiamo che, decertificando l’accordo nucleare e rimandandolo al Congresso, il Presidente Trump ha affermato che ora spetta agli europei convincere gli Stati Uniti della validità dell’accordo. Un impegno di cui si e’ direttamente fatto carico Macron, trovando pero’ un muro non solo da parte dell’Italia, come riportato da Reuters, ma soprattutto da parte della Mogherini.

Dopo questa decisione, e’ stato creato il cosiddetto gruppo EU4 (Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), con l’obiettivo di affrontare l’impatto negativo dell’Iran in Medioriente. La prima riunione dell’EU4 e’ stata durante la Conferenza per la Sicurezza di Monaco e si e’ focalizzata sulla crisi in Yemen. Da qui, infatti, gli Houthi lanciano missili iraniani contro le città saudite e degli Emirati.