Archivio per la categoria ‘Iran Nucleare’

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La Guida Suprema Ali Khamenei ha dettato le condizioni per la permanenza dell’Iran all’interno dell’accordo nucleare. Molto semplicemente, parlando davanti a rappresentanti governativi, Khamenei ha chiesto agli europei di sganciare i soldi, ovvero di impegnare le banche dei loro Paesi ad assicurare il business con Teheran, non importa quale conseguenze potra’ avere questa decisione rispetto alle prossime sanzioni americane.

Non contento, Khamenei ha anche chiesto agli europei di “proteggere” il greggio iraniano, comprando petrolio grezzo da Teheran e promettendo di non chiedere alla Repubblica Islamica di negoziare – in alcun modo – sul programma missilistico e sulle interferenze iraniane in Medioriente.

Infine, Khamenei ha chiesto agli Europei di proporre e far approvare una risoluzione ONU contro gli Stati Uniti e ha dato mandato all’Agenzia atomica iraniana AEOI, di tenersi pronti per riattivare tutte le attivita’ nucleare “in caso di necessita’”.

 

 

 

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Per comprendere chiaramente le vere ragioni del fallimento della sinistra in Occidente, basta ripercorrere la storia dell’accordo nucleare con l’Iran, dell’idolatria dell’establishment radical chic verso Obama – basata unicamente sul colore della pelle e non sui risultati del suo lavoro – e soprattutto delle reazioni al ritiro di Trump dal JCPOA.

Nei due anni in cui l’Iran Deal e’ rimasto in vigore nella sua pienezza, la quasi totalita’ della sinistra Occidentale – quella che in maggioranza spadroneggia sui quotidiani nazionali – si e’ resa complice di aver creato una narrativa falsa, elaborata ad hoc per vendere un accordo debolissimo, con un regime fascioteocratico.

Ecco allora schiere di buontemponi da salotto, arrivare in massa con le loro penne per riempire pagine di nulla, descrivendo il regime iraniano come un “partner per la pace”. Nello stesso momento in cui Teheran – usando anche minori e immigrati afghani e pakistani – occupava buona parte del Medioriente, contribuendo ai peggiori massacri di civili in Siria e in Iraq.

Sempre i soliti buontemponi da salotto, ormai da due anni a questa parte, hanno sapientemente ignorato gli abusi dei diritti umani che avvenivano in Iran, all’ombra dell’accordo nucleare. Quando l’accordo venne firmato nel 2015, ricordiamolo, gli “esperti” ci assicurarono che avrebbe rappresentato il momento cardine per la liberazione del popolo iraniano. Bugie: in questi due anni, sono aumentate le repressioni contro gli oppositori, le donne, le minoranze etniche e religiose e gli iraniani con doppio passaporto. Della maggior parte delle notizie degli abusi, i grandi quotidiani non hanno mai scritto…neanche una riga…

Quando alla fine gli iraniani si sono ribellati, i buontemponi da salotto e i supposti esperti di geopolitica, ci hanno parlato di false proteste, arrivando addirittura a dirsi contrari alla decisione di mettere i Pasdaran iraniani nella lista delle sanzioni.

In poche parole. la storia dell’Iran Deal e’ perfetta per smascherare le ipocrisie dei cosiddetti riformisti: buontemponi da salotto, pronti ad applaudire un leader solo perche’ nero e pronti a chiudere gli occhi davanti agli abusi di clerici fascisti e misogini, per non rischiare di smascherare le loro false narrative!

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La domanda e’ una sola: chi e’ il vero ipocrita tra i favorevoli e i contrari all’accordo nucleare con l’Iran? Chi e’ il vero ipocrita tra il rozzo Trump e l’elegante Mogherini?

La vulgata popolare, soprattutto in Europa, e’ che gli ipocriti siano coloro che hanno sempre attaccato l’Iran Deal e chi, come il Presidente “rozzo” Trump, ha scelto di abbandonare quell’accordo.

Per chi ha sempre seguito le vicende iraniane, pero’, e’ vero il contrario. Questa affermazione, si badi bene, non e’ data dall’essere pro o contro l’attuale amministrazione americana, ma dai dati di fatto.

Per venderci l’accordo con un regime fondamentalista come quello iraniano, la Presidenza Obama ha chiuso una importantissima inchiesta internazionale sul narcotraffico di Hezbollah, creato una narrativa ad hoc per vendere al pubblico un accordo debole (come ammesso da Ben Rhodes). Anocora: dalla firma dell’accordo nel 2015, l’Occidente ha praticamente chiuso completamente gli occhi davanti agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano. In nessun accordo economico con Teheran, infatti, e’ stato mai inserita una minima precondizione riguardante il rispetto dello Stato di Diritto.

Mai, o quasi, la principale rappresentante della politica estera europea, ovvero Federica Mogherini, ha avuto il coraggio di dire una sola parola negativa verso la Repubblica Islamica. Non lo ha fatto in difesa degli attivisti per i diritti umani, non  lo ha fatto per i detenuti politici, non lo ha fatto contro l’uso della pena di morte – anche verso minori – non lo ha fatto mentre l’Iran inviava foreign fighters in Siria, non lo ha fatto mentre aumentavano le repressioni verso le donne e soprattutto non lo ha praticamente fatto durante le proteste anti-regime.

Peggio: per difendere l’Iran Deal – o meglio gli interessi economici con l’Iran – l’Occidente ha negato persino le violazioni dell’accordo nucleare da parte di Teheran. Le ha negate quando all’AIEA continuava ad essere negato l’accesso a Parchin, le ha negate quando l’AIEA denunciava la maggiore produzione di acqua pesante ad Arak, le ha negate mentre Teheran – senza ritegno alcuno – provocava il mondo con decine di test missilistici, con vettori capaci di trasportare ogive nuclari, in violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ONU.

In poche parole, qualsiasi cosa si pensi in merito alla decisione di Trump sull’Iran Deal, la vera ipocrisia e’ quella di coloro che, per promuovere i loro interessi economici, hanno permesso la legittimazione di un regime fondamentalista, teocratico, misogino, finanziatore del terrorismo internazionale e responsabile dei peggiori abusi dei diritti umani.

Concludendo quindi, la domanda resta la stessa di prima: chi e’ davvero l’ipocrita tra i contrari e i favorevoli al JCPOA? Chi e’ il vero ipocrita tra Trump e la Mogherini?

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L’Unione Europea ha deciso di estendere le sanzioni contro il regime iraniano, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Fuori da questo quadro, pero’, all’interno della UE sembra esserci un duro scontro tra Francia e Italia.

La Francia del Presidente Macron, starebbe da tempo premendo per nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica, non solo per quanto concerne i diritti umani, ma anche altre questioni di massimo rilievo, quale il programma missilistico del regime iraniano. Un programma che, come noto, minaccia la stabilita’ dell’intera regione Mediorientale. Secondo Macron, nuove misure sanzionatorie in questa direzione, aiuterebbero anche gli Stati Uniti a rimanere all’interno dell’accordo nucleare.

Di converso, l’Italia pare aver scelto una linea opposta. Secondo quanto riporta la Reuters, Roma sarebbe contraria a sanzioni contro Teheran, ritenendo che misure simili abbiano un effetto negativo sulle opportunità di imprese europee di ottenere “lucrativi contratti” in Iran. La diplomazia italiana, quindi, ritiene anche – anche davanti a nuove sanzioni contro l’Iran – Trump decida di allontanarsi dal JCPOA.

Ricordiamo che, decertificando l’accordo nucleare e rimandandolo al Congresso, il Presidente Trump ha affermato che ora spetta agli europei convincere gli Stati Uniti della validità dell’accordo. Un impegno di cui si e’ direttamente fatto carico Macron, trovando pero’ un muro non solo da parte dell’Italia, come riportato da Reuters, ma soprattutto da parte della Mogherini.

Dopo questa decisione, e’ stato creato il cosiddetto gruppo EU4 (Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), con l’obiettivo di affrontare l’impatto negativo dell’Iran in Medioriente. La prima riunione dell’EU4 e’ stata durante la Conferenza per la Sicurezza di Monaco e si e’ focalizzata sulla crisi in Yemen. Da qui, infatti, gli Houthi lanciano missili iraniani contro le città saudite e degli Emirati.

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Non e’ facile comprendere quanto sta accadendo nell’Unione Europea, per quanto concerne i rapporti con l’Iran. Dopo la “decertification” decisa dal Presidente USA Donald Trump, infatti, il Presidente Macron ha preso fortemente l’iniziativa, rompendo alcuni tabù relativi alla inviolabilita’ dell’accordo sul nucleare.

Macron, in particolare, ha affermato che e’ necessario rivedere il JCPOA e avviare un negoziato con la Repubblica Islamica per quanto concerne il ruolo regionale dell’Iran – particolarmente in Yemen e Siria – e il programma missilistico del regime.

Ovviamente, dall’Iran sono arrivate risposte negative: il regime ha chiaramente fatto capire di non essere disposto a negoziare ne sulla presenza nella regione (Khamenei e’ stato chiaro in merito), ne tanto meno sullo sviluppo del programma missilistico.

A fronte del diniego iraniano, proprio in questi giorni, Francia, Gran Bretagna e Germania, hanno aperto all’ipotesi di nuove sanzioni dell’Unione Europea contro Teheran. In un documento riservato, i tre Paesi hanno particolarmente condannato il trasferimento di missili verso lo Yemen e la collaborazione tra la milizia Houthi e Hezbollah. Via Twitter, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, ha accusato l’Occidente di “ipocrisia” (poco dopo e’ stato ricoverato in ospedale, probabilmente dallo stress).

In mezzo a tutti questi fermenti, la Mogherini sembra vivere in un mondo tutto suo. Nonostante il suo ruolo di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE, la Mogherini persegue imperterrita la linea di opposizione, sia ad ogni negoziato sull’accordo nucleare. Non solo: proprio mentre i diplomatici dei principali Paesi dell’Unione – perche’ Londra e’ formalmente ancora dentro – aprivano a nuove sanzioni, la Mogherini dichiarava alle televisioni che “non sono in progetto nuove sanzioni dell’UE verso l’Iran”.

Peccato che, nelle stesse ore in cui Mogherini negava, il Ministro degli Esteri del Belgio Didier Reynders, affermava alla stampa che “stiamo esplorando tutte le possibili misure per avere lo stesso tipo di pressioni, che abbiamo esercitato sul dossier nucleare”. In altre parole: nuove sanzione UE contro Teheran, sono sul tavolo…

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In questi mesi la Corea del Nord sta costantemente provocando la Comunità Internazionale con i suoi test balistici e nucleari. Provocazioni che, a discapito delle diverse posizioni politiche, sembrano preoccupare tutte le maggiori potenze, a cominciare dalla Cina.

Le preoccupazioni rispetto al comportamento di Pyongyang sono giuste e legittime e non devono assolutamente essere sottostimate. Detto questo, e’ alquanto ridicolo vedere come – mentre il mondo condanna Kim Jong Un – si divide per quanto le posizioni da tenere nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, alleato chiave della Corea del Nord, non solo sul piano politico, ma soprattutto su quello militare.

Da anni, infatti, Teheran e Pyongyang collaborano direttamente nel settore missilistico (scarica il report). Politicamente parlando, l’uomo di contatto degli iraniani in Corea del Nord e’ il numero due del regime, Kim Yong-nam. Militarmente parlando, quasi tutti i missili balistici più pericolosi in possesso dell’Iran, sono tecnologicamente basati sui missili balistici nordcoreani. Uomini dell’Ufficio 39 e 99 del Partito dei Lavoratori nordcoreano, hanno visitato segretamente l’Iran, incontrandosi con i comandanti dei Pasdaran. Si tratta dei tecnici del regime comunista, incaricati di controllare e sviluppare tutti i programmi missilistici e nucleari.

Tra le altre cose, basterebbe semplicemente tenere in seria considerazione le parole dei rappresentanti del regime iraniano, per capire quanto i rapporti tra Teheran e Pyongyang sono stretti e preoccupanti: qualche anno addietro, ad esempio, fu Khamenei in persona a specificare che “Iran e Corea del Nord hanno gli stessi nemici, e per questo devono “marciare insieme per raggiungere obiettivi comuni”. Solamente un anno fa, quindi, fu Hossein Shariatmadari – consigliere di Khamenei – ad invitare il regime iraniano ad imitare il comportamento di quello nordocreano.

Ricordiamo infine che, come il video qui sotto testimonia, uno dei rarissimi viaggi compiuti da Khamenei all’estero, fu proprio in Corea del Nord. Era il 1989, lo stesso anno in cui Khamenei fu nominato Guida Suprema.

Se abbiamo mantenuto la gittata dei nostri missili entro i 2000 chilometri, non e’ per mancanza di mezzi tecnologici…noi seguiamo una dottrina strategica…ad oggi l’Europa non e’ una minaccia, per questo non incrementiamo la gittata dei nostri missili. Ma, se l’Europa vuole diventare una minaccia, noi aumenteremo la gittata dei nostri missili“.

Queste parole non sono state pronunciate da un rappresentante qualsiasi del regime iraniano, ma direttamente dal Generale Hossein Salami, vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie, anche noti come Pasdaran.

Si tratta della reazione del regime alle parole del Presidente francese Macron che, pur difendendo l’accordo nucleare con il regime iraniano, ha chiesto di riaprire il dialogo per quanto concerne il programma missilistico di Teheran. Una richiesta a cui tutto l’establishment del regime, Rouhani e Zarif in testa, hanno risposto picche.

Neanche a dirlo, il regime clericale ha risposto alle richieste francesi nel solo modo che conosce: minacciando. In particolare, lo ha fatto minacciando di usare il suo parco missili balistici, capaci ormai di trasportare un ordigno nucleare.

Sarebbe interessante allora sapere cosa ne pensa Federica Mogherini che, in tutti questi anni, non ha fatto che coprire le violazioni dell’accordo nucleare compiute dal regime iraniano, soprattutto quelle legate all’allegato B del JCPOA (quello che vieta test missilistici con vettori capaci di trasportare un ordigno nucleare).

Aggiungiamo che, purtroppo, già oggi, il regime iraniano ha sviluppato almeno due tipi di missili balistici – il Sejjl e il Soumar – capaci di colpire tutto l’est Europa e parte del territorio italiano.

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