Archivio per la categoria ‘Iran notizie’

Risultato immagini per iran coronavirus

Il Parlamentare iraniano Abdul Karim Hosseinzadeh – membro della fazione vicina a Rouhani – ha denunciato sul suo account Twitter che la situazione dell’emergenza Coronavirus nelle citta’ di Qom e Rasht, e’ diventata ormai incontrollabile.

Per questo, Abdul Karim Hosseinzadeh ha chiesto che il Governo provveda immediatamente ad imporre una quarantena intorno a queste due città, al fine di evitare che il COVID-19 si propaghi senza controllo. Il rischio, per la Repubblica Islamica, e’ di diventare la prima nel mondo per vittime da virus, in rapporto alla popolazione.

Ricordiamo che Qom – città santa sciita – e’ il focolaio da dove e’ partita tutta l’epidemia di Coronavirus in Iran. I Pasdaran hanno impedito la messa in quarantena di Qom, proprio per il suo valore religioso. Nella citta’, nonostante le misure sanitarie prese, i clerici stanno invocando la preghiera come sola soluzione al contagio e si vedono fedeli leccare i luoghi sacri, per dimostrare di non temere la malattia.

Ad oggi, secondo i dati ufficiali del Governo, i contagiati da Coronavirus sono 3513 in Iran e i morti sono 107. Purtroppo, pero’, si tratta di dati non affidabili, considerata la censura imposta dai Pasdaran. Nella sola capitale, gli esperti hanno denunciato che almeno il 40% della popolazione rischia il contagio, con effetti drammatici sul sistema sanitario nazionale.

memri iran gay

L’Iran odia gli omosessuali e che questo odio nella Repubblica Islamica viene spesso trasformato in vero e proprio terrore, considerato che il regime può’ condannare a morte i gay con l’accusa di “sodomia”.

Una nuova conferma di questo odio arriva da una recente intervista del Generale dei Pasdaran Mostafa Izadi, comandante della Base responsabile di Cyber e Nuove Minacce. Intervistato il 28 febbraio dal Quinto Canale della TV iraniana, il generale ha affermato:

L’uomo e’ differente dall’animale. L’Occidente e’ in crisi. Non e’ triste che un candidato alla Presidenza in America – mi vergogno a dirlo – e’ un omosessuale…non e’ triste che a una persona del genere sia consentito presentare la sua candidatura? E’ una vera decadenza. La nostra rivoluzione (quella islamista), cerca davvero di mostrare alle persone come liberare l’umanità

Non serve aggiungere altro, se non sottolineare che nel messaggio di Izadi, e’ contenuta implicitamente l’idea che “liberare l’umanità”, significa eliminare tutti coloro che la rendono ignobile, come appunto i gay. E’ davvero con un regime del genere che i democratici americani vogliono tornare a trattare? Davvero l’odio verso Trump può legittimare nel mondo progressista, simili idee abominevoli?

Risultato immagini per iran hezbollah

Non c’e’ niente come le interviste dei leader iraniani – in particolare quelle di Zarif – per mostrare a che livello può arrivare l’ipocrisia del regime iraniano e la sua codardia.

Un nuovo esempio di quanto suddetto, e’ l’intervista rilasciata dal Zarif alla NBC a margine della recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. In questa intervista, in mezzo a mille considerazioni contro Trump e in mezzo agli slogan propagandistici, Zarif ha fatto un paio di affermazioni assurde quantomai significative: 1) il regime iraniano non ha proxies nella regione; 2) Hezbollah e’ una parte del Libano, cosi come le milizie sciite irachene sono parte dell’Iraq.

Formalmente, per quanto riguarda il secondo punto, formalmente Zarif “ha ragione”: Hezbollah e’ non solo un gruppo terroristico,  ma anche un partito della maggioranza di Governo libanese, cosi come le milizie sciite irachene sono inquadrate nella Forza di Mobilitazione Popolare, formalmente un’organizzazione irachena. Peccato che, in Medioriente, la forma non sia sostanza, ma solo un utile stratagemma per nascondere la verità.

Hezbollah, ad esempio, e’ il proxy iraniano per eccellenza, tanto che Nasrallah ha pubblicamente affermato di voler fare del Libano una Repubblica Islamica e che tutte le armi in possesso del Partito di Dio provengono dall’Iran. Ergo, non solo Hezbollah e’ un proxy di Teheran, ma ne e’ nei fatti semplicemente una prosecuzione della mano – piena di sangue – dei Pasdaran iraniani.

Allora perché Zarif ha negato il rapporto di unione indissolubile tra Teheran e Hezbollah (o tra Teheran e le milizie paramilitari sciite in Iraq)? Semplice: per non pagare il prezzo delle azioni che Hezbollah – o i vari gruppi terroristici finanziati e addestrati dall’Iran – compiono quotidianamente. Nel caso di Hezbollah quindi, per non pagare il prezzo diretto delle reazioni israeliane ad esempio, lasciando che sia direttamente Beirut ad essere considerata responsabile per quanto compie Hezbollah su ordine dell’Iran.

Con quale risultato? Con il risultato che a pagare veramente il prezzo delle azioni dei gruppi terroristici filo-iraniani, non sono i leader del regime iraniano – ma i gruppi terroristici e soprattutto le popolazioni civili coinvolte. Nel caso libanese – nonostante da anni Hezbollah non rispetta le Risoluzioni ONU 1559 e 1701 che prevedono il disarmo totale e nonostante l’esercito libanese non possa praticamente entrare nelle aree controllate da Hezbollah – secondo Zarif a pagare il prezzo delle azioni di Nasrallah deve essere solamente la popolazione libanese, costi quello che costi.

E’ una enorme ipocrisia e dimostrazione di pavidità, che può essere venduta agli Occidentali. Ma questa ipocrisia non funziona più in Medioriente, soprattutto in Libano e in Iraq, territori dove da mese le popolazioni civili – con gli sciiti in testa – protestano contro la corruzione dei loro governi centrali e contro l’interferenza di Teheran. Pensare che tutto questo potrà essere silenziato con l’ennesima intervista ipocrita ad un media americano o stringendo qualche mano a Monaco, e’ davvero ridicolo…

Risultato immagini per Parvaneh Salahshuri

Alla fine e’ andata come sempre va nella Repubblica Islamica, quando esci fuori dai parametri accettabili dal regime: la deputata riformista Parvaneh Salahshouri – che aveva difeso le ragioni dei manifestanti – e’ stata convocata da un Tribunale iraniano per rispondere alle accuse di “diffusione di menzogne” e “propaganda contro il sistema”.

La Salahshouri, deputata velatissima eletta a Teheran, aveva coraggiosamente preso la parola in Parlamento, non solo per difendere le ragioni per cui i manifestanti scendevano in piazza e protestavano contro il regime, ma aveva anche puntato l’indice contro i Pasdaran, accusati di interferire in ogni settore della vita politica ed economica del Paese. Secondo quanto affermato dalla stessa Salahshouri, sarebbero stati proprio i Pasdaran a denunciare la deputata.

La Salahshouri, infine, aveva anche chiesto ufficialmente la nascita di una commissione di inchiesta, per indagare i responsabili delle repressioni delle violenze contro i manifestanti (solo nelle ultime proteste per il rincaro del prezzo della benzina, sono state uccise 1500 persone e arrestate altre 12000).

Secondo quanto e’ stato reso noto dalla ISNA, la Salahsouri non si sarebbe tirata indietro davanti alle accuse, presentandosi subito in Tribunale per rispondere delle accuse rivolte.

Risultato immagini per Amir-Hossein Maghsoudloo"

Ai più il nome di Amir Tataloo – all’anagrafe Amir-Hossein Maghsouldloo – non dirà moltissimo. A chi pero’ e’ appassionato di musica e di Iran, questo nome racconta molte cose e la sua recente vicenda in Turchia, ne racconta ancora di piu’ sul pessimo stato di salute del regime iraniano.

Amir Tataloo e’ un musicista iraniano, un rapper, molto famoso e con oltre un milione di followers su Instagram. A fine gennaio Amir e’ stato arrestato in Turchia, mentre faceva scalo per raggiungere Londra, dove si sarebbe dovuto esibire in alcuni concerti. Secondo quanto e’ stato reso noto, Ankara avrebbe fermato Amir in base ad un “red alert” sul suo nome presente nel sito dell’Interpol e inserito direttamente dal regime iraniano. Fortunatamente, grazie anche ad un appello firmato da oltre 40.000 persone, Amir e’ stato liberato ad inizio febbraio.

Per chi conosce la storia recente dell’Iran, il fatto che il regime voglia arrestare Amir Tataloo lascia senza parole. Solamente nel maggio del 2017, Amir si guadagnava i titoli dei giornali per aver pubblicato una canzone in sostegno del programma nucleare iraniano, un pezzo che fu interpretato come un diretto sostegno alle istituzioni del regime.

Peccato che, come ha rivelato lo stesso Tataloo una volta lasciato l’Iran, si trattava di una grande messa in scena, preparata ad arte dal MOIS, il Ministero dell’Intelligence iraniano: Tataloo, infatti, era stato arrestato nel 2013 per la sua attività musicale underground, portata avanti senza il permesso del Ministero della Cultura Islamica. Nel 2016, quindi, era stato ancora una volta messo in carcere per due mesi per aver insultato un giudice durante una udienza del processo a suo carico.

Cosa ha fatto quindi il regime? Sapendo quanto Amir sia famoso nel Paese, ha deciso di usarlo con la forza. E’ stato scritto per lui un pezzo ad hoc e Amir e’ stato piazzato su una nave da guerra iraniana – la Damavand – dove ha girato il videoclip della canzone (che vi mostriamo in basso). Insomma, come rivelato dal rapper nel maggio del 2017, l’intelligence ha costretto Amir a collaborare, pena una dura condanna al carcere.

Purtroppo per il MOIS la verità alla fine viene sempre a galla: Amir ha lasciato l’Iran, sfuggendo all’arresto e ha mostrato non solo la faccia brutale del regime, ma anche quanto sia fortemente privo di legittimità, costretto ad minacciare un artista per cercare di guadagnare un minimo di consenso tra le nuove generazioni.

Risultati immagini per Diba Parcham flag factory

Qualche ora fa la Reuters ha pubblicato una notizia interessante: a produrre le bandiere di Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna che il regime iraniano fa bruciare in piazza durante le manifestazioni, e’ una fabbrica che si trova vicino Teheran, in una piccola cittadina che si chiama Khomein (la città che ha dato i natali all’Ayatollah Khomeini).

Secondo la Reuters, questa fabbrica produce almeno 2000 bandiere al mese dei Paesi considerati nemici del regime, per un totale annuale superiore a 1 milione e 500 bandiere da dare alle fiamme.

La fabbrica si chiama Diba Parcham e il proprietario, tale Ghasem Ghanjani sostiene di non avere alcun problema con i popoli dei Paesi le cui bandiere vengono bruciate, ma che si tratta di una protesta contro i governi, i loro presidenti e le loro politiche sbagliate.

Peccato che non sia proprio cosi che la pensano molti degli stessi iraniani, che proprio per protestare contro il regime, nelle ultime settimane, si sono rifiutati di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Peccato che, in un contesto internazionale sano, non puo’ piu’ essere considerato accettabile il comportamento di uno Stato che non solo brucia le bandiere di Paesi ONU in piazza, ma ne invoca direttamente la morte o la distruzione.

E’ tempo di reagire, e’ tempo di mettere l’Iran e i sostenitori del regime davanti alle loro responsabilità, perché vengano educati. E’ tempo di mettere anche questa vergognosa “fabbrica dell’odio” e tutti i suoi dipendenti sotto sanzioni internazionali!

 

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L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha annunciato l’avvenuto arresto del giovane manifestante che, durante le proteste dello scorso 12 gennaio, si e’ arrampicato per colpire e staccare un manifesto celebrativo del Generale Qassem Soleimani.

Come il video diffuso in rete dimostra, il giovane manifestante ha espresso la sua rabbia verso l’immagine dell’ex comandante della Forza Qods, mentre la folla intorno non solo lo esaltava, ma gridava a gran voce “Marg Bar Diktator“, ovvero “Morte al Dittatore”. Un video fortissimo che dimostrava tutta le bugie della propaganda iraniana e che ha fatto il giro del mondo.

Ieri, quindi, il capo della Polizia di Teheran Hossein Rahimi, ha annunciato l’arresto di questo ragazzo che, sempre secondo le informazioni delle autorita’, risulta essere minorenne. Davanti alla polizia, sotto pressione e minacce, il ragazzo pare essere stato costretto a chiedere scusa e per ora rilasciato su cauzione in vista del processo.

Nel frattempo, mentre il regime continua ad arrestare coloro che hanno manifestato la loro rabbia in seguito alla notizia dell’abbattimento dell’aereo ucraino, il Governo iraniano continua a rifiutare di inviare le scatole nere a Kiev.