Archivio per la categoria ‘Iran notizie’

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Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Mehr News, in risposta ad una sollecitazione del Capo della Magistratura, la Guida Suprema Ali Khamenei ha approvato “misure speciali”, per punire coloro che sono stati arrestati con l’accusa di “corruzione economica”.

Con le parole “corruzione economica”, si intendono non solo coloro che vengono veramente arrestati per casi di corruzione, ma anche coloro che sono stati fermati in questi giorni durante le manifestazioni popolari in corso in Iran (a volte, gli arrestati sono definiti anche come “disturbatori dell’economia”). Manifestazioni che, lo ricordiamo, hanno in primis una ragione economica, in protesta contro il carovita e la corruzione imperante all’interno dell’establishment politico-militare-clericale del Paese.

Secondo la mente malsana del regime iraniano, infatti, quelle in corso nel Paese, non sono manifestazioni legittime contro il carovita, ma una vera e propria guerra economica scatenata da una parte della popolazione, pagata da nemici esterni, contro la Repubblica Islamica. Peccato che, come le immagini hanno mostrato in questi mesi, questa “parte della popolazione”, e’ composta da migliaia di iraniani, disperati per le condizioni finanziare del Paese.

Nella lettera scritta dal capo della Magistratura iraniana Sadegh Amoli Larijani a Khamenei, viene chiesta l’autorizzazione per: creare un Tribunale Speciale a Teheran (composto da tre giudici), trasmettere pubblicamente le udienze e impedire ai condannati di fare appello ad altre Corti, escluso per i casi in cui l’imputato viene condannato alla pena capitale. Nella sua concisa risposta – tre righe – Khamenei da la benedizione alla proposta di Larijani e lo invita a metterla in pratica. Questa Corte speciale di Teheran, restera’ in piedi per almeno tre anni.

L’Iran, come noto, e’ primo al mondo per riciclaggio di denaro, tra i primi per corruzione interna e mancanza di trasparenza e ancora primo al mondo per finanziamento internazionale del terrorismo. Tutti soldi usati per i fini geopolitici della Repubblica Islamica e derubati alla popolazione civile iraniana.

In queste settimane il Portavoce della Magistratura iraniana ha dichiarato che, per coloro che sono stati arrestati durante le manifestazioni popolari, e’ in considerazione anche l’uso della pena di morte. Ad altri, come reso noto proprio in queste ore, e’ stato negato di lasciare il Paese.

Con la lettura larga del concetto di “corruzione” che fa il regime iraniano – si pensi solo alle accuse di “corruzione in Terra” per gli attivisti – in questo Tribunale di Teheran rischiano veramente di finirci tutti coloro che manifestano una qualsivoglia opinione diversa da quella del regime.

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Una notizia che ha dell’incredibile e’ stata svelata in queste ore su Twitter: il quotidiano iraniano “Iran” – edito dall’agenzia IRNA e considerato il quotidiano del Governo – e’ registrato con il numero di telefono e l’indirizzo del New York Times!

A registrare in questo modo il sito del quotidiano iraniano e’ stato Mohammad Taghi Roghaniha, ex Vice Direttore dell’Irna, divenuto dal 2013 al 2016 Direttore del quotidiano “Iran” e – dulcis in fundo – nominato nel 2017 dal Presidente Rouhani come responsabile per i media durante la campagna elettorale.

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Come dimostrano le immagini sottostanti, Roghaniha ha usato il numero di telefono e l’indirizzo del New York Times non solo per registrare la pagina di “Iran” in farsi, ma anche quelle in inglese e in arabo.

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Non e’ dato sapere le ragioni di questo incredibile collegamento. Le cose pero’ possono essere solamente due: o e’ in atto una enorme truffa da parte del regime iraniano (l’ennesima), oppure esiste realmente un collegamento tra il quotidiano progressista per eccellenza degli Stati Uniti e quello del Governo iraniano guidato da Rouhani. Un collegamento che – guarda caso – sarebbe nato durante l’Amministrazione Obama…

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Il regime iraniano ha arrestato 46 persone che lavoravano nel settore della moda, nell’area di Bandar Abbas. Tra loro, ci sarebbero ben 8 modelle. Sono tutti accusati di aver messo in atto delle azioni indecenti, anche gestendo vari account Instagram, pubblicando immagini e video considerati “peccaminosi”.

Per la precisione, secondo quanto dichiarato dal Capo della Polizia Generale Azizollah Maleki, il reato degli arrestati sarebbe quello di aver diffuso “materiale anti-culturale” (Codice Penale Islamico, articoli 637 – 638).  Oltre al carcere, quindi, gli imputati rischiano di ricevere anche delle pene corporali, soprattutto rischiano di subire delle frustate.

L’industria della moda e’ regolamentata dal regime iraniano e – per poter esercitare in questo campo – e’ necessario ricevere un permesso del Ministero della Cultura e della Guida Islamica. Ovviamente, per ricevere il permesso, e’ necessario rispettare rigidamente i canoni islamici e quelli nazionali iraniani. Nel merito, il Parlamento iraniano ha anche approvato una legge nel maggio del 2016.

Negli anni le continue restrizioni in questo campo hanno costretto molti stilisti e molte modelle ad abbandonare la Repubblica Islamica.

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Ancora brutalita’ in Iran: un uomo di 47 anni, Mohammad Hossein Maleki, e’ stato condannato alla pena capitale dal Giudice Pour-Rezaei, della Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Isfahan.

Il giudice ha condannato Maleki a morte accusandolo di “corruzione in Terra”, per aver venduto delle schede che permettevano “anche l’accesso a canali TV pornografici”. Maleki ha rigettato questa accusa, sostenendo di essere da anni l’amministratore di un sito chiamato Asre Javan, che vende schede digitali che permettono l’accesso ad oltre 6000 canali TV satellitari per circa 10 euro al mese.

Maleki si e’ assunto la sua parte di responsabilita’ in merito alla vendita delle schede che permettono l’accesso alla TV satellitare. Un business che in Iran e’ vietato, ma che e’ portato avanti da centinaia di persone. Nella Repubblica Islamica, infatti, quasi tutti hanno una parabola satellitare, nonostante il regime non lo permetta, perche’ garantisce l’accesso a mezzi di informazione diversi da quelli ufficiali. Periodicamente le forze di sicurezza sequestrano e distruggono le parabole satellitari, ma non sono mai riuscite a bloccare la vendita delle parabole stesse.

Maleki – noto online come “Arian” – ha rigettato ogni accusa di promozione della pornografia e denunciato che la sua condanna a morte, apre la strada a quella di centinaia di altre persone, impegnate nello stesso business. Maleki e’ stato arrestato nel Marzo 2017 ma – sbagliando – la sua famiglia ha deciso di non diffondere ai media la notizia del fermo. Mohammad Hossein Maleki e’ sposato e ha due figli. Attualmente e’ detenuto nel carcere di Daestger presso Isfahan.

Ricordiamo che nel 2010, per accuse simili, fu condannato a morte Saeed Malekpour, cittadino iraniano con passaporto canadese. La sua condanna a morte e’ stata commutata in carcere a vita nel 2013.

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Da giorni non si hanno piu’ notizie di Maryam Faraji, 33 anni, una studentessa nota per le sue coraggiose posizioni contro il regime. Maryam aveva preso parte alle proteste popolari organizzate in diverse citta’ iraniane tra la fine di dicembre 2017 e gennaio 2018.

Secondo il legale di Maryam, l’avvocato Mohamad Aghasi, la ragazza potrebbe essere stata rapita e uccisa dopo aver lasciato la sua casa di Teheran qualche giorno fa. L’avvocato Aghasi ha denunciato la sparizione di Maryam anche sul suo account twitter e immediatamente sono arrivate le accuse di numerosi attivisi alle forze di sicurezza del regime.

Maryam Faraji e’ una studentessa di Management e lavora nel campo finanziario per una compagnia privata. E’ stata arrestata nel gennaio del 2018 – come suddetto – per aver preso parte alle proteste anti-regime nella capitale. Condannata a tre anni di carcere e al divieto di lasciare il Paese, e’ stata successivamente rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che durante le proteste popolari di fine 2017, almeno 3,700 persone sono state arrestate e almeno 22 sono stati i decessi.

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Ieri e’ stato il terzo giorno di manifestazioni popolari in Iran contro il caro vita. Manifestazioni che, questa volta, sono partite dalla capitale Teheran e hanno visto protagonista la classe dei Bazari – i noti mercanti tradizionali iraniani – la cui adesione alle proteste del 1978 – 1979, provoco’ la caduta dello Shah e la vittoria della rivoluzione khomeinista.

Le manifestazioni contro il caro vita, si sono immediatamente trasformate in manifestazioni anti regime. Migliaia di persone si sono riversate per le strade della capitale gridando slogan contro Khamenei, denunciando che il vero nemico del popolo iraniano non sono gli Stati Uniti, ma il regime e chiedendo la fine immedita di tutti i soldi che la Repubblica Islamica spende per finanziare il terrorismo in Siria, Libano, Yemen e Territori Palestinesi.

Ovviamente, neanche a dirlo, il Procuratore di Teheran ha accusato i manifestanti di essere al soldo di padroni stranieri. Nel corso delle manifestazioni – che da Teheran si sono estese praticamente in tutto il Paese, coinvolgendo nuovamente anche gli studenti universitari – sono state arrestati dozzine di dimostranti.

Per loro, purtroppo, sono attese punizioni molto dure. Il capo della Magistratura iraniana, Sadeq Amoli Larijani, ha addirittura affermato che “il disturbo delle attivita’ economiche potra’ comportare pene che vanno dai 20 anni di carcere alla la pena di morte” (video in basso).

Nel frattempo e’ guerra tra le fazioni iraniane. Gli integralisti, soprattutto in Parlamento, iniziano a raccogliere le firme per sfiduciare il Presidente Rouhani. Da parte sua, la fazione di Rouhani accusa i radicali di soffiare sul fuoco delle proteste, allo scopo di colpire il Governo.

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza ieri nella capitale Teheran. Le ragioni della protesta sono le stesse che provocarono le proteste anti-regime avvenute tra il Dicembre 2017 e i primi mesi dell’anno successivo: la drammatica situazione finanziaria nel Paese.

Con l’arrivo di Trump al potere negli Stati Uniti, per il regime iraniano e’ finita la cuccagna: quella che aveva permesso all’Iran di firmare l’accordo nucleare, godere dei vantaggi della sospensione delle sanzioni internazionali, ma non dare nulla di concreto in cambio. In particolare, Teheran aveva approfittato dell’accordo nucleare per espandere il programma missilistico e aumentare, in maniera incontrollata, il suo potere fuori dalla Repubblica Islamica, in particolare in Siria, Iraq, Yemen, Libano e Striscia di Gaza.

Trump, apriti cielo, ha messo fine a questa cuccagna, abbandonando il JCPOA dopo la non disponibilita’ di Teheran a rivedere i parametri dell’accordo firmato da Obama. Con il ritiro di Washington dall’accordo e l’annuncio del prossimo ripristino delle sanzioni secondarie, e’ iniziata la caduta verso il baratro per l’establishment clericale iraniano. Una caduta, si badi bene, in corso da anni, da ben prima dell’arrivo dell’attuale Presidente americano.

Come dimenticare infatti che, negli anni in cui Obama ha promosso la fine di importanti sanzioni all’Iran – e chiuso persino gli occhi davanti al narcotraffico di Hezbollah – nessun istituto finanziario Occidentale si e’ reso disponibile ad assicurare i numerosi accordi commerciali che le varie delegazioni firmavano visitando l’Iran? Come dimenticare che, per sopperire a questo rifiuto delle banche Occidentali i Governi, tra cui quello italiano, hanno dovuto approvare garanzie pubbliche per provare a far partire il business con Teheran? E come dimenticare che, neanche in questo modo, i Governi Occidentali hanno trovato banche compiacenti a fare da controparte agli istituti di credito finanziario?

Il perche’ e’ semplice: l’Iran e’ una grande opportunita’ economica, ma non questo Iran. Questo Iran e’ corrotto, non garantisce alcuna trasparenza negli affari, non rispetta i minimi parametri dello Stato di Diritto, arresta persone senza reali motivazioni e soprattutto usa buona parte del denaro che riceve per finanziare il terrorismo internazionale, le fondazioni religiose e le compagnie dei Pasdaran, incapaci di fare realmente business.

Le proteste di ieri sono figlie dirette di tutto questo. A provocare la scintilla finale e’ stato il drastico calo del valore del Rial al mercato nero iraniano. Ormai per un dollaro, e’ necessario addirittura pagare 90,000 Rial! Purtroppo per il regime – e per fortuna per il mondo civile – ad unirsi alla protesta sono stati anche i potenti Bazari della capitale. Grazie al loro sostegno a Khomeini nel 1978-1979. fu possibile abbattere il regime autoritario dello Shah.

Neanche a dirlo, il Procuratore Generale di Teheran ha accusato “agenti esterni” di aver provocato le proteste popolari. Neanche a dirlo, le sue parole intendevano minacciare i manifestanti di arresti di massa. La fame, si sa, conta pero’ piu’ della paura delle manette. Ecco la ragione per cui, senza cambiamenti drastici da parte del regime, le proteste non si fermeranno. Potranno essere represse, ma prima o poi riprenderanno sempre fiato.

Il perche’ e’ negli slogan della folla arrabbiata ieri nelle strade di Teheran: “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”, “Marg Bar Falestine” (Morte alla Palestina), “Marg Bar Diktator” (Morte al Dittaore), “Non abbiamo bisogno di Khamenei”. Il popolo ne ha piene le scatole di un regime che passa il suo tempo a finanziare il peggior terrorismo internazionale, nel nome dell’Islam. Il popolo iraniano vuole un Paese che rispetti l’Islam, ma che si confronti con la grandezza della cultura persiana. Una cultura fatta di accoglienza e rispetto, da anni ormai violentata da un regime che pretende di usarne l’eredita’ cancellandone i valori.

Marg Bar Diktator!