Archivio per la categoria ‘Iran notizie’

alfano iran

Ieri, mentre Zarif diffondeva il suo video di minacce verso tutto l’Occidente, l’Italia accoglieva in pompa magna i diplomatici iraniani, giunti a Roma per partecipare al nuovo meeting del gruppo E4 (Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia).

Ricordiamo che il forum E4 e’ ripartito dopo la decisione del Presidente Trump di non certificare nuovamente il JCPOA e rimandarlo al Congresso. In quella occasione, Trump trasferi’ direttamente agli europei la responsabilita’ della permanenza degli USA nell’accordo nucleare, a patto che venissero negoziate altre questioni centrali quali l’interferenza dell’Iran in Medioriente il programma missilistico del regime (ieri sembra che la riunione E4 sia stata focalizzata sulla crisi in Yemen).

Mentre a Roma veniva accolta la delegazione iraniana guidata da Hossein Jaberi Ansari – Vice Ministro degli Esteri – in Iran il ricercatore medico Ahmadreza Djalali continuava a marcire in prigione. In una foto diffusa qualche giorno fa in Rete, e’ possibile vedere l’accademico irano-svedese estremamente deperito.

Secondo la moglie di Djalali, Ahmadreza e’ in condizioni di salute pessime e una analisi del sangue fatta in carcere, ha rilevato un drammatico abbassamento dei globili bianchi. Risultati che, a parere dei medici, richiederebbero un ricovero immediato dell’accademico irano-svedese.

Ahmadreza Djalali e’ stato arrestato a Teheran nell’aprile del 2016, mentre si trovava in Iran invitato da una universita’ locale. Accusato di spionaggio, e’ stato condannato a morte e la sua sentenza alla pena capitale e’ stata recentemente confermata. L’accusa di spionaggio contro Ahmadreza e’ unicamente il frutto del rifiuto da parte di Djalali di collaborare con il servizio segreto iraniano, diventando un agente del MOIS in Europa. (qui la lettera scritta da Ahmadreza dal carcere). Purtroppo, Ahmadreza e’ stato anche costretto ad una confessione forzata, trasmessa vergognosamente anche dalla TV di Stato iraniana.

Ricordiamo che ben 175 Premi Nobel hanno scritto al Segretario dell’ONU, per chiedere il rilascio immediato di Ahmadreza Djalali.

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Il regime iraniano ha arrestato sei manifestanti durante la Festa dei Lavoratori il primo maggio. I sei fermati, hanno coraggiosamente sfidato il divieto di protestare e si sono riuniti davanti al Parlamento iraniano a Teheran, chiedendo il miglioramento delle condizioni dei lavotori nella Repubblica Islamica.

Come i video che giungono dall’Iran dimostrano, centinaia di persone hanno sfidato il divieto e hanno protestato il Primo Maggio contro il drammatico stato economico del Paese. Un Paese che spende miliardi per finanziare il terrorismo internazionale, togliendo risorse fondamentali per la creazione di posti di lavoro in Iran e il sostegno al welfare della popolazione.

Ricordiamo che dopo la rivoluzione del 1979, il regime iraniano (in piena pratica fascista) ha bandito ogni sindacato autonomo. Nonostante il bando, l’attivismo della popolazione civile ha portato alla creazione di numerose organizzazioni autonome di rappresentanza dei lavoratori, che chiaramente sono state immediatamente represse dalle forze di sicurezza (con arresto conseguente dei sindacalisti).

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Il regime iraniano ha arrestato l’ennesimo cittadino con doppia cittadinanza. Questa volta si tratta di Abbas Edalat, un accademico iraniano con cittadinanza inglese, esperto di informatica e noto attivista pacifista.

Secondo le informazioni diffuse dagli attivisti, Abbas e’ stato fermato a Teheran il 15 aprile scorso dai Pasdaran. Dopo l’arresto, Abbas si e’ dichiarato innocente e ha rifiutato di pagare la cifra richiesta per il rilascio su condizionale (cifra poi pagata comunque dalla famiglia). Dopo il fermo di Edalat, i Pasdaran sono entrati nella casa di Teheran del professore e hanno confiscato libri, comuputer e altri suoi oggetti personali.

Abbas Edalat e’ un professore di informatica e matematica all’Imperial College di Londra. Ha viaggiato tra Gran Bretagna e Iran diverse volte e questa volta si trovava a Teheran per un workshop accademico. Tra le altre cose, Abbas e’ il fondatore della CASMII – Campaign Against Sanctions and Military Intervention in Iran – un gruppo di pressione contrario ad ogni possibile intervento esterno contro al Repubblica Islamica.

Con l’arresto di Edalat, sono tre gli iraniani con passaporto inglese, ora detenuti in Iran. Gli altri due sono Kamal Foroughi e l’attivista Nazanin Zaghari Ratcliffe, entrambi arrestati dalle Guardie Rivoluzionarie.

Dalla firma dell’accordo nucleare nel luglio 2015, sono almeno 30 gli iraniani con doppia cittadinanza finiti in carcere. Tra loro Ahmadreza Djalali, accademico in possesso di passaporto svedese, arrestato nel 2016 e condannato a morte. Per anni ha lavorato in Italia, presso l’Universita’ del Piemonte Orientale. Anche lui e’ stato fermato a Teheran, proprio mentre partecipava ad un importante seminario accademico.

 

 

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Il cantante metal iraniano Nikan Khosravi, fondatore del gruppo “Confess”, ha lasciato l’Iran. Anzi, per meglio dire, Nikan e’ scappato dalla Repubblica Islamica, per evitare una condanna a sei anni di carcere, inflittagli dal giudice Mohammad Moghisseh.

Nikan e il suo amico Arash Ilkhan sono stati arrestati dai Pasdaran iraniani il 9 novembre del 2015, pochi giorni dopo la pubblicazione del loro secondo album “In Pursuit of Dreams”. Come suddetto, i due vennero subito accusati di produzione di musica satanica. Durante gli interrogatori, i due musicisti sono stati accusati di “lavorare per Satana” e di “negare l’esistenza di Dio”.

Il 17 marzo del 2017, Moghisseh ha condannato Nikan Khosravi ha sei anni di carcere per “insulto al sacro” e “propaganda contro lo Stato”. Sicuro della sua condanna, Nikan ha deciso di lasciare l’Iran, per evitare di essere sbattuto in carcere. Arash Ilkhani, invece, si trova ancora nella Repubblica Islamica, in attesa della sentenza del giudice.

Nikan Khosravi, giunto in Turchia, si e’ immediatamente rivolto all’agenzia delle Nazioni Unite UNHCR per chiedere asilo politico, anche in un Paese terzo. Descrivendo il suo arresto, Khosravi ha che tra i sei e gli otto Pasdaran sono entrati nella sua casa, senza alcun mandato, hanno perquisito ovunque la stanza, confiscato gli effetti personali e l’hanno portato fuori incappucciato. Arash invece, e’ stato fermato mentre andava all’università. Durante gli interrgatori, Nikan Koshravi ha dichiarato di aver temuto di essere condannato a morte.

Fortunatamente, grazie al suo avvocato, Nikan e’ riuscito a dimostrare che le sue canzoni non contenevano alcun contenuto satanico, ma che erano riferite solamente a Dio e alla natura. Spiegazioni che, nonostante tutto, non sono bastate per evitargli la condanna al carcere. Una condanna decisa dal giudice Moghisseh in soli 15 minuti…

 

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Si e’ dimesso Rasoul Khadem, Presidente della Federazione iraniana Wrestling, eletto appena due mesi fa. In una lettera pubblicata sul sito della Federazione, Khadem ha annunciato il suo passo indietro, facendo capire di essere costretto a prendere una decisione drastica, per la sua “mentalita’ che imbarazza”.

Come pubblicato dall’agenzia di stampa ISNA, dietro le dimissioni del dirigente sportivo iraniano, c’e’ la contrarietà alle politiche del regime in merito al boicottaggio sportivo di Israele.

Dalla Rivoluzione islamica in poi, il regime iraniano ha disconosciuto l’esistenza di Israele, approvando una politica ufficiale che intende distruggere “lo Stato sionista”. Khamenei, addirittura, ha annunciato che Israele non esisterà più da qui a vent’anni. In rispetto a questa politica agli atleti iraniani, di qualsiasi sport, e’ vietato competere contro quelli israeliani. A pagarne le conseguenze a livello sportivo, sono pero’ gli atleti iraniani e i loro allenatori che, puntualmente, vengono squalificati da competizioni internazionali.

Lo scorso mese, ad esempio, la United World Wrestling Disciplinary Chamber, ha squalificato il wrestler iraniano Karimi Mashiani per sei mesi, per essersi rifiutato di competere contro un atleta israeliano nel novembre 2017. L’allenatore di Mashiani, Hamidreza Jamshidi, e’ stato addirittura squalificato per due anni!

Parlando all’ISNA, Kharimi ha detto: “se noi dobbiamo continuare con questa politica di non competizione contro gli atleti ‘regime sionista’, la responsabilità non può cadere sulle spalle degli allenatori e degli atleti. Costringere gli atleti ad accettare una sconfitta a tavolino, per mezzo di una certificazione medica, non e’ una giusta soluzione”.

A seguito delle dimissioni di Kharmi, tutti i membri dei Consigli della lotta libera e della lotta Greco-Romana, molto popolari in Iran, hanno deciso di presentare in massa le loro dimissioni. Ad oggi, sempre secondo l’ISNA, il Ministro dello Sport iraniano avrebbe rifiutato le dimissioni di Kharimi.

 

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Mohammad Kalhor aveva quindici anni quando e’ stato arrestato nel novembre del 2014. Mohammad e’ stato fermato per omicidio, per aver accoltellato il suo insegnante di fisica.

La prima condanna per Mohammad, infatti, e’ stata a tre anni di carcere e al pagamento del cosiddetto “Diyeh“, ovvero di una cifra alla famiglia commisurata al reato commesso. In quella occasione, un controllo medico ad hoc aveva anche dichiarato Mohammed non mentalmente maturo per comprendere la gravita’ del suo gesto.

Nonostante tutto, a dispetto della prima sentenza, un’altra Corte ha deciso di riaprire il caso e ha condannato a morte Mohammad Kalhor. La condanna e’ stata quindi confermata dalla Corte Suprema. Secondo quando denunciato da Sara Najimi e Hassan Aghakhani, i legali di Kalhor, all’origine della decisione di riaprire il caso, ci sarebbero le pressioni del Vice Ministro della Cultura iraniana e Alaeddin Boroujerdi, importante deputato iraniano a capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Majlis.

Come noto, secondo le normative internazionali – sottoscritte volontariamente dallo stesso Iran – un detenuto arrestato in eta’ minorile, non può essere condannato alla pena capitale. Tra le altre cose, lo stesso articolo 91 del codice penale islamico in vigore in Iran, vieta la condanna a morte di una persona sotto i 18 anni, se quest’ultima non realizza la natura del reato commesso o se vengono riscontrati dei problemi mentali.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, solamente nel gennaio 2018, Teheran ha impiccato tre detenuti – due maschi e una donna – per dei reati commessi in eta’ minorile.

 

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La radio svedese ha riferito che la Ministra degli Esteri Margot Wallström, ha convocato l’Ambasciatore iraniano a Stoccolma, per protestare contro la conferma della condanna a morte del ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

Ahmadreza, come noto, e’ in possesso anche della cittadinanza svedese e per anni ha lavorato presso il Medical Institute “Karolinska” di Stoccolma, come esperto della medicina di emergenza, nei casi di disastri ambientali. Proprio grazie alle sue conoscenze, Ahmadreza e’ stato diverse volte invitato in Iran durante delle conferenze accademiche. Anche quando e’ stato arrestato, nell’aprile del 2016, si trovava nella Repubblica Islamica per ragioni professionali.

Accusato di essere una spia, Ahmadreza Djalali e’ stato condannato a morte senza un regolare processo e costretto a firmare una dichiarazione video di colpevolezza. Successivamente, in una lettera inviata alla moglie, Ahmadreza ha rigettato tutte le accuse e denunciato i maltrattamenti subiti in carcere. Secondo quanto reso noto ultimamente, le condizioni di salute del ricercatore iraniano sono pessime e pare abbia anche un tumore.

Il dramma di Ahmadreza Djalali riguarda anche l’Italia: per anni, infatti, Ahmadreza Djalali ha lavorato presso l’università del Piemonte Orientale. Proprio da qui, dopo l’arresto, e’ partita la campagna per la sua liberazione. Nonostante gli impegni verbali, ad oggi il Governo italiano non ha fatto nulla di concreto per salvare la vita di Ahmadreza Djalali: al contrario, tutti gli accordi – anche quelli scientifici – firmati tra Roma e Teheran, restano in piedi senza alcun riguardo verso il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto.

Concludiamo sottolineando come la vera ragione dell’arresto di Djalali e’ ormai nota: anni addietro, infatti, Ahmadreza ha rifiutato le avancese del MOIS – l’intelligence iraniana – che voleva fare di lui un agente di Teheran in Europa.