Archivio per la categoria ‘Iran New Media’

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In queste settimane sui social network in Iran ha fatto molto successo un video che mostra il personale di bordo e i passeggeri iraniani di un volo della Air Asia tra Kuala Lumpur e Teheran, mentre ballano gioiosi seguendo il ritmo di una bella canzone persiana. Il video e’ diventato famoso come l'”aereo piu’ felice” tra Malesia e Iran. Il video, ovviamente, mostra ragazzi e ragazze, senza il velo, che ballano felici liberamente.

Apriti cielo: una volta diventato virale il video, l’Autorita’ per l’Aviazione Civile iraniana ha emesso un comunicato ufficiale, minacciando la Asia Air e pretendendo che si conformi alle “strette normative morali” in vigore nella Repubblica Islamica dell’Iran.

Come sempre denunciato, per il regime khomeinista gli iraniani non hanno diritto alla felicità…neanche in volo…

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Nonostante le precarie condizioni di salute, torna in carcere il musicista iraniano Mehdi Rajabian, 27 anni, condannato a tre anni di carcere insieme al fratello Hossein, per aver “diffuso la corruzione in terra” (Iran Human Rights). I due, insieme al loro partner  Yousef Emadi, avevano lanciato una etichetta underground – la BargMusic – che non solo permetteva anche alle donne di cantare, ma promuoeva anche film indipendenti di natura sociale. Esemplare, in tal senso, il film girato da Hossein Rajabian, sul diritto della donna al divorzio (si veda il trailer in basso).

Mehdi e Hossein Rajabian, sono stati arrestati nel 2013 e, come suddetto, condannati a sei anni nel 2015. Rinchiusi ad Evin dal giugno del 2016, i due hanno dichiarato lo sciopero della fame, in protesta contro il loro arresto e per le pessime condizioni di detenzione a cui erano sottoposti.

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Dopo aver perso diversi chili, il regime è stato costretto a liberare su cauzione Mehdi Rajabian, accettando di trasferirlo in ospedale all’inizio di dicembre (The Guardian). Purtroppo, però, la pietà del regime è durata poco e niente: in queste ore, infatti, si apprende che Teheran ha deciso di riportare in carcere Mehdi, a dispetto del rischio di vederlo crollare definitivamente (Washington Post).

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

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Appena qualche giorno fa, la Guida Suprema iraniana ha pubblicato una nuova fatwa – editto islamico – in cui affermava che alle donne era proibito andare in bicicletta in pubblico. Una proibizione assurda, derivata, secondo Khamenei, dal fatto che una donna che pedala nei luoghi pubblici rischia di eccitare i maschi (ragionamento evidentemente frutto di una mente sessualmente pervertita).

Nonostante la fatwa di Khamenei, le donne iraniane hanno deciso di ribellarsi a questa nuova oppressione. Una ribellione simile era successa in precedenza con il velo: sulla pagina facebook My Stealthy Freedom (La Mia Libertà Rubata), decine di uomini iraniani hanno inziato a pubblicare una foto del loro volto velato, al fianco della loro compagna, mamma, amica o sorella senza velo. Un modo per protestare contro l’imposizione obbligatoria dell’Hijab alle donne iraniane. Un velo imposto alle bimbe sin dall’età di sette anni, nonostante nell’Islam ortodosso sia considerate obbligatorio dai nove anni.

Ora, una cosa simile sta accadendo contro la fatwa di Khamenei. Sempre sfruttando la piattaforma di Facebook e la pagina My Stealthy Freedom, le ragazze iraniane si mostrano sorridenti mentre vanno in bicicletta nei luoghi pubblici. Addirittura, nel primo video che vi proponiamo, una mamma e una figlia di Kish si sono filmante mentre, andando in bicicletta, affermano di rigettare la decisione di Khamenei e ribadiscono che niente fermerà il loro diritto di pedalare. Le ragazze, neanche a dirlo, hanno deciso di bendare il loro volto, evidentemente intimorite dalle possibili conseguenze del loro gesto coraggioso. Anche su Instagram, decine di donne iraniane stanno inviando le loro foto alla giornalista iraniana Masi Alinejad, creatrice della pagina My Stealthy Freedom, mentre sorridendo, vanno in bicicletta.

Vi preghiamo di sostenere la campagna in favore del diritto delle donne iraniane di andare in bicicletta, soprattutto diffondendo gli hasthag #IranianWomenLoveCycling e #IranianWomenOnTheBike

 

Video documentario in occasione della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, celebrata il 3 maggio scorso. Essere giornalisti veri nella Repubblica Islamica dell’Iran è un atto di puro eroismo. Si vive di paura, di intimidazioni, di finte aperture e si rischia costantemente di andare in carcere con l’accusa di “propaganda contro lo Stato” o, peggio, “offese alla Guida Suprema”.

Ricordiamo che, secondo Reporters Senza Frontiere, l’Iran è al 169° posto su 180 Paesi, per la libertà di stampa. Praticamente, in Iran scrivere liberamente è un puro miraggio

Buona Visione

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Quello che vi presentiamo oggi e’ un “tour nel carcere di Evin”, vicino Teheran. Precisamente nel braccio 2A della prigione, sotto diretto controllo dei Pasdaran e ove vengono rinchiusi i detenuti politici (anche se diversi dei prigionieri politici sono poi spesso incarcerati, per punizione, con i criminali comuni).

Ad accompagnarvi in questo triste tour saranno Ahmad Batebi e Atena Farghadani. Ahmad e’ stato una icona della protesta degli studenti di Teheran del 1999, repressa nel sangue dal regime, con l’approvazione dello stesso Hassan Rouhani, oggi Presidente iraniano. Ahmad e’ stato arrestato e condannato a morte, una sentenza poi ridotta a 15 anni di detenzione. Rilasciato dal carcere per ragioni mediche, Ahmad e’ riuscito a lasciare l’Iran e arrivare negli Usa grazie al sostegno dei combattenti curdi del PDKI.

Atena Farghandani invece e’ una coraggiosa attivista e artista iraniana. Dopo aver disegnato una vignetta che ritraeva come besti i parlamentari iraniani che si apprestavano a votare una nuova legge contro le donne, Atena e’ stata arrestata nel dicembre del 2014. Rilasciata brevemente, e’ stata nuovamente arrestata nel gennaio del 2015 dopo aver pubblicato un video (inserito nel video che vedrete qui sotto), sulle torture nel carcere di Evin. Condannata a 12 anni di detenzione, in carcere e’ stata anche colpita da un infarto. Alle accuse politiche, il regime ha aggiunto quella folle di “relazione illecita”, per una stretta di mano data da Atena al suo avvocato Mohammad Moghimi. Per la liberazione di Atena si sono mossi anche i vignettisti nel mondo, lanciando la campagna #Draw4Atena.

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Tre anni di reclusione e tre anni di sospensione condizionale della pena. Questo il verdetto della Corte d’Appello contro tre musicisti iraniani. I tre, promotori di musica alternativa, sono stati accusati dal Tribunale Rivoluzionario – in particolare dal giudice Hassan Babaee, di “insulto al sacro” e “propaganda contro il regime” (Hrana).

I nome dei condannati sono: Mehdi Rajabian, musicista e fondatore del sito distributore di musica alternativa BargMusic, suo fratello Hossein Rajabian, musicista e regista e Yousef Emadi, manager della BargMusic (Iran Wire).

Il sito BargMusic e’ stato fondato, come suddetto, da Mehdi Rajabian nel 2009 e ha riscosso immediatamente un grande successo tra i giovani. Ovviamente, il regime non poteva permettere che i giovani iraniani ascoltassero liberamente la musica, simbolo per eccellenza di libertà e arte. Per questo, l’arresto di Mehdi, Hossein e Yousef risale addirittura al 2013. I Pasdaran portarono i tre giovani nel carcere di Evin, li sbatterono in cella di isolamento, ove furono torturati (anche con elettro shock) e minacciati. Le Guardie provarono anche a costringere gli arrestati a rilasciare una falsa confessione di colpevolezza davanti alle telecamere (Amnesty International).

Rilasciati su cauzione nel Dicembre del 2013, Mehdi, Hossein e Yousef sono stati condannati alla fine del 2015 a cinque anni di carcere e una multa di 200 milioni di Toman (circa 6,600 dollari). Purtroppo, a poco e’ valsa la presentazione dell’appello (Iran Wire). Ovviamente, come denuncia Amnesty, ai tre non e’ stato concesso di avere accesso ad un legale sia durante il periodo detentivo, sia durante la fase processuale.

A quanto pare, per il “nuovo Iran” e’ arrivato il giorno dopo le elezioni. Purtroppo, pero’, questo “giorno dopo” non e’ ancora giunto per il popolo iraniano. Ricordiamo che nell’Iran degli Ayatollah, tutta la musica non coranica e’ ufficialmente vietata e viene distribuita solamente attraverso etichetti underground come la BargMusic, simbolo per eccellenza della resistenza alle atrocità culturali dei fondamentalisti (Culture of Resistance). La repressione degli artisti, quindi, e’ in mano al regime che punisce o ignora, a seconda degli interessi e delle fasi politiche.

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La foto senza velo di Bahrak Salehnia

Lei si chiama Bahrak Salehnia, ed e’ una attrice, molto famosa in Iran e nel mondo (soprattutto dove e’ presente la diaspora persiana). La bella Baharak, ha deciso di unirsi ai numerosi artisti iraniani che – tra sofferenza e coraggio – hanno deciso di lasciare il Paese per ottenere maggiore libertà di espressione.

Proprio ieri, era stata diffusa la notizia della fuga dei due poeti iraniani Fatameh Ekhtesari e Mehdi Mousavi, costretti a fuggire dall’Iran dopo essere stati arrestati e condannati per motivi politici a 20 anni di detenzione e 200 frustate (Gaiaitalia.com).

Ora anche Baharak Salehnia ha deciso di abbandonare l’Iran. Una delle prime cose che Baharak ha fatto non appena varcato il confine, e’ stata quella di postare una sua fotografia senza velo su Instagram (My Stealthy Freedom). Un chiaro messaggio del significato politico e non solo professionale, della sua scelta di vita.

Prima di Baharak Salehnia, altre attrici iraniane avevano sfidato apertamente la legge del velo obbligatorio e avevano scelto di abbandonare la Repubblica Islamica. Tra i casi più noti, quelli di Sadaf Taherian (Instagram) e di Chekame Chaman-Mah (Twitter). In entrambi i casi, il regime ha reagito con veemenza e il Ministero della Cultura ha accusato ha depennato le attrici dalla lista degli artisti, pretendendo delle scuse pubbliche (The Telegraph).

Purtroppo, lo stesso coraggio che dimostrano le donne e le attrici iraniane, non lo dimostrano le rappresentanti istituzionali Occidentali che si recano in visita in Iran. Queste donne, cresciute politicamente nel privilegio e nella promozione dei valori di libertà e democrazia, non sembrano altrettanto battagliere quando non si tratta del loro Paese.

Ecco allora che politici come Debora Serracchiani – Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia – non solo arrivano a Teheran con il velo, ma postano anche un collage di ridicole fotografie, per vantarsi della scelta fatta (Twitter).

In effetti SI, Egregia Serracchiani, #bastasciocchezze…cosi, tanto per dire…