Archivio per la categoria ‘Iran negoziato nucleare’

Adesso è praticamente ufficiale: pur non parlando direttamente di squalifica, la Guida Suprema iraniana ha pubblicamente dichiarato che Ahmadinejad non potrà candidarsi alle prossime elezioni Presidenziali. Secondo quanto dichiarato da Khamenei, davanti alla richiesta di una sua opinione di “una certa persona” (ovvero di Ahmadinejad stesso), egli avrebbe risposto che non era il caso di candidarsi al fine di non favorire drammatiche divisioni e ledere l’interesse del Paese.

Solamente un ignorante – in questo senso, colui che ignora – della realtà politica iraniana, potrebbe essere sorpreso di questa decisione. Perchè le elezioni Presidenziali iraniane, sono una farsa che serve unicamente al regime per dare una parvenza di democraticità al suo totalitarismo. La Guida Suprema, infatti, decide per tempo chi sarà il prossimo Presidente iraniano, considerando gli interessi tra le fazioni in gioco, ma soprattutto considerando cosa serve al regime per autoperpetuarsi.

Ecco allora come si spiegano i fenomeni Khatami, Ahmadinejad e Rouhani, solamente per parlare delle ultime tre elezioni Presidenziali. Quando fu eletto Khatami nel 1997, oggi caduto in disgrazia, il regime era duramente sotto pressione per le conseguenze della fine della Guerra Fredda e soprattutto per le informazioni che iniziavano ad essere diffuse sul programma nucleare del regime. Khatami fu il volto pulito che Teheran mise a disposizione dell’Occidente per rifarsi il look. Il Presidente riformista, quindi, favorì la firma di un accordo farsa sul nucleare, di cui all’epoca si occupò lo stesso Rouhani, attuale presidente iraniano. Quella di Khatami fu una Presidenza che permise a Teheran di reprimere la rivolta degli studenti di Teheran senza conseguenze diplomatiche di rilievo e consentì a Teheran ompletare alcuni siti nucleari quali Esfahan in piena libertà, come ammeso dallo stesso Rouhani.

Ovviamente, e qui esiste la sola grande lotta all’interno dell’establishment iraniano, la linea “riformista” prevedeva un progetto economico fatto di privatizzazioni. Un progetto in linea anche con le posizioni di uomini chiave come Rafsajani, ricchissimo Ayatollah iraniano, personalmente interessato ad conquestare una bella fetta dell’economia iraniana. Per farlo, però, doveva competere con gli interessi economici dei Pasdaran, interessi che egli stesso aveva favorito durante gli anni della sua Presidenza.

Ecco allora l’inizio delle pressioni e delle minacce per mezzo di lettere pubbliche a Khatami, da parte di alcuni Generali Pasdaran. La Guida Suprema, anch’essa economicamente interessata, privo dei timori relative alla sopravvivenza del regime, permese quindi l’arrivo al potere del negazionista Basij Mahmoud Ahmadinejad nel 2005. La sua sarà una presidenza fatta di minacce, di accellerazione nel programma nucleare e soprattutto di contratti senza limite concessi alle compagnie legate ai Pasdaran. Ahmadinejad risulta essere un Presidente perfetto fino a quando non accadono tre cose: 1- lo sviluppo del programma nucleare e missilistico determina l’approvazione di importanti e pesanti sanzioni contro l’Iran; 2- i giovani iraniani si ribellano alla rielezione di Ahmadinejad (Onda Verde); 3 – la cerchia intorno ad Ahmadinejad prova a “laicizzare il potere”, tentando di nazionalizzare la Repubblica Islamica, allo scopo di arrivare a nominare la prossima Guida Suprema.

Khamenei è furbo. Grazie ai Pasdaran riesce a reprimere l’Onda Verde tra il 2009 e il 2011, ma capisce anche che le compagnie dei Pasdaran non sono in grado, da sole, di reggere l’urto delle sanzioni internazionali e di garantire un minimo di sviluppo economico all’Iran. Ahmadinejad era divenuto ingombrante e serviva una nuova faccia pulita per riqualificare il regime. Ecco allora l’inizio delle trattative segrete tra USA e Iran in Oman nel 2012, concluse con la firma dell’accordo nucleare nel luglio del 2015. Non prima di aver fatto eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, rimettendo la lancetta in equilibrio tra gli interessi della cerchia di Rafsanjani e quella delle Guardie Rivoluzionarie.

Quale futuro per la Presidenza dell’Iran? Khamenei ha le idee chiare: Rouhani (o chi per lui), deve continuare ad essere la faccia internazionale del regime, per fare da “garante” all’accordo nucleare e alla fine di buona parte delle sanzioni internazionali. Nel frattempo, in piena libertà, i Pasdaran continuano a reprimere i diritti umani in Iran e sponsorizzare il terrorismo in tutto il Medioriente. Abusi che vengono compiuti nel pieno silenzio internazionale e talvolta anche con la complicità di chi vede nel regime iraniano un nuovo partner “per la stabilizzazione”.

La vera incognita per l’Iran non è la Presidenza, ma la nomina della future Guida Suprema, ovvero colui che prenderà il posto di Khamenei alla sua morte. Ovviamente, chiunque verrà eletto, non rappresenterà un vero cambiamento per il popolo iraniano. Il regime khomeinista, infatti, esiste solamente a patto che sia aggressive, promuova un nemico esterno costante e non permetta una eccessiva apertura culturale al suo interno. Ecco perchè, la sola libertà per il popolo iraniano arriverà quando la Velayat-e Faqih verrà superata e si realizzerà un vero processo democratico, federalista e pluralista. Il resto è solo illusione…

Video ufficiale di Khamenei, in cui invita l’Occidente a piegarsi al sistema politico-economico islamista

 

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L’esecuzione dello scienziato nucleare Shahram Amiri deve portare l’Occidente – e tutti coloro che credono nel dialogo con il regime teocratico iraniano – a riflettere attentamente. Perchè qui ci sono solo due possibilità e tutte e due dimostrano chiaramente che investire nel regime dei Mullah non vale la candela (BBC).

La prima possibilità, quella sostenuta dalla diplomazia Occidentale e dagli Stati Uniti in particolare, è che l’abuso dei diritti umani in Iran sia il frutto di una lotta tra fazioni. In questo gioco, Rouhani e la sua ala cosiddetta (erroneamente) “moderata”, rappresentano i buoni. Sarebbero loro, infatti, le prime vittime della fazione “cattiva”, ovvero l’ala ultraconservatrice guidata da Ali Khamenei e i Pasdaran. Questi ultimi, abuserebbero senza tregua dei diritti umani al fine di far fallire l’accordo nucleare e rinchiudere definitivamente il regime iraniano al suo interno. Orbene, si tratta di una tesi da prima elementare, ma vogliamo comunque prenderla seriamente in considerazione. Se questa ipotesi fosse vera, non varrebbe la pena di investire nel regime iraniano. Chiunque investe in qualcosa, infatti, lo deve fare perchè vede davanti a se un future si possibilità e ritorno dell’investimento. Nel caso iraniano, però, questa lotta tra fazioni determina una costante instabilità e insicurezza e soprattutto dimostra che le vere chiavi del potere – quelle che possono decidere la vita e la morte di una persona – non stanno sicuramente nelle mani di Hassan Rouhani.

Esiste una seconda possibilità: Khamenei e Rouhani giocano con l’Occidente al famoso gioco del “poliziotto buono e del poliziotto cattivo”. In questo caso, Khamenei e i Pasdaran abuserebbero senza problemi dei diritti umani al fine di minacciare l’Occidente. Il senso della minaccia sarebbe questo: “vi conviene continuare a puntare sul rafforzamento di Rouhani, perchè se torniamo noi saranno tempi cupi per tutti”. E come si continua a puntare su Rouhani nella mentalità di un regime fondamentalista e razzista? Semplice, nel peggior stile mafioso: pagando! Se l’Occidente vuole che Rouhani continui a stare al suo posto e i tempi grigi non si trasformino in tempi cupi, deve continuare a pagare. Cosi facendo, il regime iraniano si assicura la perpetuazione della sua esistenza a spese del suo odiato nemico culturale e politico. Questa seconda lettura, sembra dimostrata da una serie di prove: in primis il passato di Rouhani, un uomo che da negoziatore nucleare ha già ingannato l’Occidente per raggiungere i fini che Teheran si proponeva. Sembra provata anche dalla recente ondata di arresto dei cittadini iraniani con doppia cittadinanza. Una campagna di terrore che ha il puro scopo di avere “carne da macello” buona per ottenere vantaggi materiali. Basta ricordare che proprio in questi giorni, si è scoperto che la stessa Casa Bianca ha pagato 400 milioni di dollari per la liberazione di cinque americani detenuti in Iran (Washington Times). Anche questa seconda lettura, mette chiaramente in evidenza come non valga assolutamente investire nella Repubblica Islamica dell’Iran. Il gioco delle parti, infatti, crea un vero e proprio regno del terrore dove tutti e tutto diventano pracari e ricattabili.

La vicenda dello scienziato nucleare Shahram Amiri, deve aprire gli occhi a chi si sta volontariamente o involontariamente, rendendo complice della sopravvivenza di un regime terrorista. Questi occhi devono essere aperti sia per non divenire “utili idioti” di macellai del potere, sia per difendere se stessi e i proprio interessi. Correre a pietire affari dove si rischia di finire in carcere in ogni momento, non significa aver compiuto un investimento, ma semplicemente aver esposto se stessi e il proprio Paese ad un rischio di ricatto mafioso.

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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Dalla firma dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha aumentato i suoi sforzi per acquisire material utile al fine di costruire la bomba nucleare (The Algemeiner). La denuncia arriva direttamente da Berlino, ed e’ contenuta nell’annuale rapporto del BfV, il servizio segreto tedesco. Non solo: il BfV rileva anche l’aumento dei tentative iraniani di acquisire tecnologia utile al fine di sviluppare il suo programma missilistico, anch’esso contrario alla risoluzione ONU 2231 (quella che ha legittimato l’accordo nucleare e ha permesso la fine delle sanzioni sul nucleare).

Davanti alle rivelazione del suo servizio segreto, la Cancelliera Angela Merkel ha espressamente dichiarato al parlamento Tedesco (il Bundestag) che, quanto reso noto dal BfV, rappresenta una chiara violazione dell’accordo nucleare e della Risoluzione 2231 (Bild).

Insieme alla rivelazione del servizio segreto tedesco, va anche riportata quella fatta dal think tank americano Institute for Science and International Security – ISIS, voce di primo livello per quanto concerne le questioni tecniche relative al nucleare. Secondo quanto rivela un report l’ISIS, l’Iran ha tentato di comprare da un Paese terzo tonnellate di fibbra di carbonio, materiale usato nelle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, al fine di aumentarne le prestazioni. Il report non cita quale sia il Paese terzo che era disposto a rifornire l’Iran di questo materiale dual-use.

Ad ogni modo, e’ ovvio anche in questo caso l’Iran non ha rispettato i suoi obblighi verso l’accordo nucleare del 14 luglio 2015, considerando che per mezzo della fibbra di carbonio, Teheran potrebbe produrre molto piu’ uranio arricchito rispetto a quello prestabilito a Vienna. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dall’AIEA, l’Iran gia’ possiede il quantitativo di fibbra di carbonio necessaria, per costruire rotori di sostituzione per le sue centrifughe avanzate  (ISIS).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima prova della volonta’ di Teheran di sfruttare il tempo concesso dall’accordo nucleare, non al fine di rappresentare un attore di pace nella regione, ma solamente allo scopo di agire liberamente (e senza pressioni) per completare la strada verso l’ordigno nucleare. Lo stesso principio che nel 2003, come ammesso dall’allora negoziatore nucleare (oggi Presidente) Rouhani, porto’ l’Iran ha firmare l’accordo di Teheran con gli EU-3 (Francia, Germania e Gran Bretagna).

 

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Clamoroso negli Stati Uniti! Il Congresso Americano ha avviato una indagine, per verificare se l’Amministrazione Obama sta volontariamente fuorviando i Parlamentari americani, in merito alle concessioni date all’Iran in seguito all’accordo nucleare e alla conseguente risoluzione ONU 2231. 

In particolare, come denuncia il Repubblicano Mike Pompeo, parlando al  The Washington Free Beacon:

“Esiste un gap tra le promesse fatte dall’Amministrazione sull’Iran Deal e la realtà attuale. Stiamo investigando se queste differenze siano il frutto di un inganno intenzionale, o una nuova fase di appeasement verso gli iraniani”.

Concretamente, due sarebbero i campi in cui il Congresso sta investigando:

  1. i test missilistici compiuti dall’Iran dopo l’approvazione della Risoluzione 2231 e la mancata denuncia da parte dell’Amministrazione USA della violazione dell’accordo da parte del regime iraniano;
  2. la possibile decisione del Dipartimento del Tesoro americano di concedere a Teheran un nuovo alleggerimento delle sanzioni, su materie non concernenti il nucleare. Questo permetterebbe anche all’Iran di accedere al sistema finanziario americano, possibilità che era stata nettamente negata dal Segretario del Tesoro Jack Lew, in una audizione davanti al Congresso.

Come denuncia l’esperto Mark Dubowitz, executive Director della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), l’Amministrazione USA sta ridefinendo i termini dell’accordo nucleare:

“L’Amministrazione Obama e’ coinvolta ancora in un nuovo gioco di prestigio sull’alleggerimento delle sanzioni, cosi come lo status delle sanzioni ONU relative ai test missilistici. Questa tattica e’ molto famigliare a coloro che hanno seguito i negoziati sul nucleare iraniano, esperti che hanno denunciato le numerose volte in cui gli impegni sono stati disattesi e le redlines abbandonate”

Il regime iraniano ha negato, ovviamente, che i test missilistici rappresentino una violazione della Risoluzione ONU 2231. Come pero’ già sottolineato, Teheran non ha mai riconosciuto la validità dell’Allegato B della suddetta risoluzione (No Pasdaran), quello che riguarda direttamente la proibizione dei test missilistici con capacita’ potenziale di trasporto di ordigni nucleari (i missili iraniani sono internazionalmente riconosciuti come appartenenti a tale categoria).

La parte più comica della questione e’ che, mentre la cara Mrs. Pesc Federica Mogherini, negava il fatto che i test missilistici iraniani rappresentavano una violazione della Risoluzione 2231, gli Ambasciatori ONU di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, in una lettera congiunta, hanno denunciato che i suddetti test missilistici, rappresentano una violazione degli accordi internazionali (The Tower).

Concludiamo ricordando che, in una recentissima dichiarazione, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha testualmente affermato:

“Coloro che dicono che il futuro e’ nei negoziati e non nei missili, o sono ignoranti oppure traditori”

Di seguito la dichiarazione del Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, Onorevole Ed Royce, dopo l’ultimo test missilistico iraniano.

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Bisogna esprimere soddisfazione per la fine della prigionia di quattro detenuti americani in Iran. Tra loro, a casa sono tornati anche Saeed Abedini, pastore cristiano incarcerato per motivi religiosi, e Jazon Rezaian, giornalista del Washington Post, incarcerato per motivi politici.

Nonostante la soddisfazione, pero’, ci sono delle problematiche molto importanti relative alle tempistiche del rilascio di questi detenuti e al significato del loro rilascio. Il rilascio dei detenuti americani in Iran – ovviamente tutti accusati molto genericamente di spionaggio – non e’ solo coinciso con il rilascio di sette prigionieri iraniani negli Stati Uniti (responsabili di aver commerciato con Teheran materiale proibito), ma anche con la sospensione delle sanzioni verso la Repubblica Islamica. 

E’ naturale quindi, ritenere che i soldi incamerati dall’Iran per la liberazione dei quattro detenuti stranieri, rappresentino anche una forma di riscatto monetario, ottenuta dal regime dei Mullah. A confermare questa tesi, ora, e’ anche  Mohammad Reza Naqdi, il barbuto comandante della milizia Basij. 

Secondo quanto riporta l’agenzia Fars News, infatti, Naqdi ha dichiarato: “La fine delle sanzioni contro la banca iraniana Bank Sepah e l’ottenimento – dopo 36 anni – di 1,7 miliardi di dollari di assets congelati, mostrano come gli Stati Uniti comprendano solamente il linguaggio della forza. Questi soldi sono ritornati nelle mani dell’Iran, in cambio della libertà delle ‘spie americane’ e non e’ in alcun modo collegato con i negoziati nucleari (Fars News).

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Non solo: come ricordato da alcuni analisti, il recente scambio tra USA e Iran sui detenuti, ricorda la fallimentare strategia di Reagan delle “Armi in cambio di ostaggi”. Tra il 1984 e il 1992, infatti, l’Iran fece rapire almeno 24 ostaggi americani. Nella speranza di liberare questi ostaggi, nel 1986 Reagan approvo’ una vendita di missili alla Repubblica Islamica dell’Iran. Oggi l’Iran, tramite il Nuclear Deal, non riceve direttamente dei missili o delle armi, ma ne riceve indirettamente in due modi: 

  1. ritornando ad avere libero commercio di armamenti con Paesi come Cina e Russia;
  2. ottenendo soldi che, in parte sicuramente, userà per finanziare la compravendita di armamenti e rafforzare i Pasdaran. 

Piccolo particolare: la strategia di Reagan funziono’ per poco tempo dopo la vendita di missili a Teheran. Per alcuni mesi gli americani non furono rapiti da Hezbollah e altri proxy iraniani e ci fu il rilascio di Padre Lawrence Jenco. Purtroppo, pero’, fu solamente un successo temporaneo. Dopo un breve stop ai rapimenti per ottenere le armi, l’Iran riprese a dare i soliti ordini ai suoi schiavi regionali (AEI).

Perché la storia parla chiaro: quando le democrazie negoziano con i terroristi, a vincere sono sempre i terroristi…

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Cosi come l’uomo Del Monte, anche l’Ayatollah Khamenei – Guida Suprema dell’Iran – ha detto “Si”. Ha accettato l’accordo nucleare tra il regime di Teheran e il cosiddetto p 5+1, mettendo fine ad una serie di enormi discussioni all’interno della Repubblica Islamica. Ovviamente, pero’, Khamenei ha agito come solo Khamenei sa fare: ovvero da puro paraculo. La lettera inviata a Rouhani, infatti, non rappresenta un “endorsement dell’accordo nucleare, ma una flebile luce verde, piena di condizioni. 

Nel testo della lettera (link), Khamenei mantiene le caratteristiche che gli sono proprie: prima si vanta di due lettere ricevute da Obama, in cui il Presidente USA dichiara di non voler rovesciare la Repubblica Islamica. Subito dopo, pero’, sottolinea che gli Stati Uniti non hanno mai rispettato le promesse e restano quindi il Grande Satana da sconfiggere (ovviamente insieme all’immancabile nemico Sionista). Peggio, prima botta di rilevo per Rouhani, Khamenei descrive l’Iran Deal come un accordo “strutturalmente debole”. Quindi, proprio per questa sua debolezza, il Leader Supremo inizia ad elencare le sue condizioni per l’accettazione dell’accordo nucleare. E qui comincia il gioco…e i problemi veri della fazione legata a Rouhani (ovvero dei servi di Rafsanjani).

Di seguito una descrizione di alcune delle condizioni poste da Khamenei, con un breve esame del loro significato pratico:

1- Khamenei sottolinea immediatamente che tutte le sanzioni contro il regime iraniano, devono essere totalmente rimosse. Non contento, la Guida Suprema precisa che, se nei prossimi otto anni verranno approvate contro l’Iran nuove sanzioni sotto vari pretesti, questo significherà immediatamente una violazione dell’Iran Deal. Ergo, se l’Occidente mai approverà delle sanzioni contro Teheran per finanziamento al terrorismo internazionale e la violazione dei diritti umani, l’intero impianto del JCPOA sara’ considerato decaduto dalla Repubblica Islamica. Non servono altri commenti;

2- Khamenei chiarisce subito che, gli impegni presi dal regime iraniano, saranno messi in atto solamente quando l’AIEA avrà chiuso l’inchiesta sulle “possibili dimensioni militari” del programma nucleare iraniano. Furbescamente, Khamenei collega le decisioni dell’AIEA alle condizioni relative alla fine totale delle sanzioni. In altre parole, l’Iran non farà nulla di concreto se l’ONU non cancellerà in toto l’inchiesta su 30 anni di illegalità iraniana e se le sanzioni verranno solamente sospese;

3- Anche per quanto concerne i cambiamenti nell’impianto di Arak e i negoziati con “governi stranieri” in merito all’uranio in possesso di Teheran, nessun cambiamento verrà portato avanti senza “sufficienti garanzie”. Una affermazione volutamente vaga, che lascia la possibilità alla Guida Suprema di far saltare ogni accordo preso, giustificandolo come una mancanza di “sufficiente garanzia” per gli interessi nazionali iraniani;

4- Parlando di espansione del programma nucleare, Khamenei chiede al Governo iraniano di realizzare il progetto di costruzione di 190,000 SWU (Separate Working Unit) nei prossimi 15 anni. Cosa significa praticamente? L’ennesima paraculata di Khamenei: invece di parlare del numero di centrifughe da installare, la Guida Suprema parla di Unita’ di Lavoro Separate. Secondo gli esperti, per arricchire l’uranio ad un livello “weapon grade“, basterebbero solamente 5000 SWU. In altre parole, se Khamenei intende installare 190,000 SWU, intende dare a Teheran la potenzialità di poter costruire in ogni momento 38 bombe nucleari (AEI)!!! Tra le altre cose, Khamenei sottolinea che questo risultato serve ad “alleviare ogni tipo di preoccupazione” per quanto riguarda alcune sezioni dell’Iran Deal;

Infine, ultimo punto di rilievo: Khamenei accetta l’Iran Deal in base al parere espresso dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran il 10 agosto 2015. Ovvero, un parere positivo dato prima del voto al Congresso americano e prima del voto nel Parlamento iraniano. Cosa significa in termini pratici? Almeno 3 cose: 1- ribadisce l’autoritarismo del regime iraniano. Khamenei implicitamente afferma che il voto nel Parlamento di Teheran, non conta nulla; 2- chiarisce che la contrarierà all’Iran Deal delle fazioni conservatrici del Majlis, non ha valore (un punto a favore di Rouhani); 3- considerata la composizione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale – ove sono presenti tulle le fazioni di potere in lotta nella Repubblica Islamica – Khamenei si lascia aperta la porta per poter abbandonare Rouhani in ogni momento.

Quest’ultimo aspetto e’ particolarmente importante, soprattutto considerando che il prossimo anno si svolgeranno non solo le elezioni per il rinnovo del Parlamento, ma anche quelle per la Presidenza dell’Assemblea degli Esperti, potente organo che elegge la Guida Suprema in Iran…

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