Archivio per la categoria ‘Iran negazionismo’

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Domani in Iran si celebrerà in Iran l’annuale “Giornata per Gerusalemme”, niente altro che una manifestazione di odio contro Israele e l’Occidente, mascherata dietro la pantomima del supporto ai palestinesi.

In questa occasione, anche il Presidente iraniano Rouhani, internazionalmente considerato un moderato, ha rilasciato delle dichiarazioni di odio, che devono far riflettere la Comunità Internazionale (Good Morning Iran).

Rouhani, parlando in seduta di Governo, ha invitato gli iraniani e tutti i mussulmani a partecipare in massa alla Giornata di Gerusalemme. Il Presidente iraniano, quindi, ha accusato il “regime sionista” (mai chiamato con il nome Israele, segno evidente di non riconoscimento del suo diritto all’esistenza), di essere il solo responsabile del terrorismo che sta colpendo il Medioriente e l’Occidente. Lo scopo di questa strategia, secondo la tesi complottista di Rouhani, e’ quello di dividere il mondo mussulmano e provocare lo scontro tra Islam e Cristianesimo.

La parte più dura, pero’, arriva alla fine: per Rouhani, infatti, la partecipazione alla Giornata di Gerusalemme e il sostegno ai palestinesi, non e’ altro che una parte del “percorso della jihad” per arrivare alla liberazione di al-Aqsa (Gerusalemme).

Oltre a dimostrare la non moderazione del Presidente iraniano, e’ paradossale che queste parole di Rouhani arrivino pochi giorno dopo la decisione del Dipartimento di Stato Americano di rinominare l’Iran come primo Paese sponsor del terrorismo internazionale e quella del Financial Action Task Force, di mantenere Teheran nella blacklist degli Stati responsabili di riciclaggio di denaro, al fine di finanziare il terrorismo internazionale. 

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Marco Pannella ci ha lasciato. Ci ha lasciato fisicamente, ma certamente non ci hanno lasciato la sua storia, le sue battaglie e certamente le idee per cui si e’ battuto sino alla fine del suo percorso terreno.

I Radicali sono sempre stati in prima file nella battaglia per un Medio Oriente democratico. Una regione libera delle autocrazie e soprattutto dalle teocrazie. Per questa ragione, Marco Pannella e’ stato – sino alla fine – un vero Radicale, non abbandonando mai i principi per cui aveva deciso di scegliere la politica.

Al contrario di quelli che una volta raggiunta la “stanza dei bottoni” dimenticano la casa da cui provengono, Marco Pannella non ha mai mischiato la ‘merda’ – come avrebbe detto lui, senza mezzi termini – con l’acqua santa.

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Marco non ha mai concepito che una teocrazia fascista potesse diventare un alleato dell’Italia. Tanto meno, e’ mai venuto in mente a Marco Pannella di pensare che un Governo antifascista e democratico dovesse “vincere la gara di amicizia con l’Iran” dei Mullah.   Marco non avrebbe mai accettato di atterrare a Teheran e subire una imposizione clericale – quale il velo obbligatorio – per accontentare i piaceri sadici di un regime razzista e misogino. Marco non ha mai pensato di stringere la mano a chi fa dell’antisemitismo, della negazione dell’Olocausto e della sparizione di Israele dalle mappe, una ragione di vita per la perpetuazione del suo stesso potere.

Tutto questo Marco Pannella non l’ha fatto e non l’avrebbe mai fatto. Non per se stesso, anzi, ma per gli altri. In questo caso, per il popolo iraniano, per il suo credo senza confini nella libertà universale. Una libertà  che non si inginocchia, che non si genuflette per una poltrona, che non umilia la propria storia, che non “puzza di ipocrisia”…

Per tutte queste ragioni, #GrazieMarco!

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Dopo l’accordo nucleare, lei vede ancora la possibilità di una guerra tra Iran e Israele?”. Questa la domanda rivolta dal giornalista di Al Araby – quotidiano arabo stampato a Londra – ad Ali Akbar Salehi, attuale Direttore dell’Agenzia per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI) ed ex Ministro degli Esteri di Teheran nel Governo del negazionista Ahmadinejad.

Israele” – ha risposto Salehi – “e’ sempre stata una minaccia vuota per l’Iran. Noi, non lo consideriamo nemmeno uno Stato, quindi sicuramente non una minaccia (Al Araby).  Questa la risposta secca dell’ex Ministro di Ahmadinejad, nominato a capo dell’AEOI direttamente dall’attuale Presidente “moderato” Hassan Rouhani.

Le parole del rappresentante iraniano arrivano a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del Parlamento, una tornata elettorale descritta dai media Occidentali come un punto di svolta nella politica del regime clericale. Eppure, guardando alle dichiarazioni rilasciate direttamente dai vertici di Teheran, questo punto di svolta resta difficile da percepire. Sia in tema di diritti umani che di politica estera.

Qualche settimana prima di Salehi, infatti, e’ stato l’Ambasciatore iraniano a Beirut, Mohammad Fathali, ad affermare che la Repubblica Islamica era pronta a pagare le famiglie dei terroristi palestinesi, morti durante quella che viene definita come “Terza Intifada” (Reuters). Una dichiarazione arrivata – guarda caso – in seguito alla visita di una delegazione di Hamas a Teheran (delegazione guidata da Mohammed Nasr e Osama Hamdan).

Una visita che rilancia l’asse tra i Mullah sciiti e la Fratellanza Mussulmana, tanto caro alla Guida Suprema Ali Khamenei, primo traduttore in Farsi di Sayyd Qutb. Secondo le poche informazioni apprese dai media, la delegazione di Hamas avrebbe, tra le altre cose, incontrato il Generale Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods dei Pasdaran (al Monitor).

Per la cronaca, nella lunga intervista rilasciata ad Al Araby, Salehi ha rimarcato l’intenzione dell’Iran di progredire nello sviluppo del programma missilistico – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – ha lanciato accuse contro buona parte dei Paesi sunniti del Golfo, primo fra tutti l’Arabia Saudita e ha ribadito che le attività nucleari dell’Iran proseguono a pieno ritmo (Al Araby).

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In occasione della Giornata della Memoria e quando ancora il Presidente iraniano Rouhani si trovava in Italia, la Guida Suprema Ali Khamenei ha rilasciato un nuovo video in cui – ancora una volta – mette in dubbio la veridicità dell’Olocausto. Peggio, guardando i personaggi che scorrono durante il filmato, si può apertamente dire che Khamenei promuove tutta la peggiore letteratura negazionista prodotta in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di seguito un piccolo estratto del video (video completo sul sito del MEMRI):

Non solo: il video sostiene apertamente anche la versione più radicale dell’Islam, che tra le altre cose si ricollega anche alla Fratellanza Mussulmana (nonostante le divisioni tra Sciiti e Sunniti). Khamenei, va ricordato, e’ il traduttore in Farsi dei testi di Sayyid Qutb, l’ideologo più radicale della “Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn” (Foreign Affairs). Nel video, infatti, Khamenei rispolvera il concetto Qutbiano di “Jahiliyya” – ovvero di ignoranza – che Qutb applicava in primis a quei Paesi mussulmani che non seguivano i dettami del Corano. Proprio in nome di questo concetto, quindi, Qutb non solo giustificava la guerra contro il Dar al-Harb – la Casa della Guerra, in altre parole l’Occidente – ma anche la jihad contro i monarchi arabi considerati “infedeli”.

Questo nuovo video di Khamenei deve preoccupare quindi non solo per l’anima negazionista e la richiesta di una jihad contro Israele. Deve preoccupare anche perché, indirettamente, il video invita ad una jihad contro tutti coloro che – agli occhi del regime iraniano – sono colpevoli di essere “alleati del Grande e Piccolo Satana” (Stati Uniti e Israele). In altre parole, un invito al mondo islamico a colpire direttamente Paesi come l’Arabia Saudita, oggi probabilmente considerato da Teheran il primo nemico.

Vogliamo ricordare che, anche nel 2016, il regime iraniano organizzerà la mostra di vignette contro l’Olocausto. Un evento che l’Unesco ha apertamente condannato sul qualche, anche in questo caso, sarebbe interessante sapere la posizione del Governo Italiano…

STRANI AFFARI ESTERI

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Il regime iraniano, come noto, ha fatto della causa palestinese la madre di tutte le battaglie ideologiche. Chiaramente, non lo ha fatto per un sincero interesse verso il popolo palestinese, ma come scusa per portare avanti le sue posizioni estremiste contro gli Stati Uniti – il ‘Grande Satana’ – e Israele – il ‘Piccolo Satana’. In nome di questa costante campagna di odio, l’Iran finanza i peggiori gruppi terroristi palestinesi, giustifica ogni sorta di attacco violento contro gli israeliani e promuove vere e proprie campagne di negazionismo e odio verso il popolo ebraico. Nella sua propaganda, ad ogni modo, Teheran ha sempre teso a rappresentare tutti i palestinesi oppressi, primi fra tutti quelli presenti all’interno del territorio israeliano. Nonostante la propaganda, pero’, la vera natura degli Ayatollah – e il loro sincero disinteresse verso la sorte dei Palestinesi – alla lunga esce sempre allo scoperto.

Quanto successo alla rock star di origine iraniana Sami Yusuf e’ davvero emblematico. Sami Yusuf e’ un cantante di origine iraniana, popolare in tutto il Medioriente. i cui dischi hanno venduto milioni di copie. Durante l’ultimo Ramadan, Sami Yusuf e’ arrivato in Israele per esibirsi a Nazaret, una città del nord in prevalenza abitata da cittadini da arabi israeliani, di cui almeno il 30% di fede cristiana. Nonostante le fatiche del digiuno, il concerto di Sami Yusuf e’ stato un successo. Un successo sgradito al regime iraniano. Poco dopo l’esibizione di Sami Yousuf a Nazaret, infatti, il sito iraniano Entekhtab ha annunciato la decisione delle autorità iraniane di bandire da TV e radio nazionali tutta la produzione musicale di Sami Yusuf. Tra le accuse contro Sami Yusuf, udite udite, non c’era solo quella di aver visitato i territori occupati (per Teheran tutta Israele e’ un ‘territorio occupato’), ma anche quella di aver visitato i siti religiosi ebraici e cristiani. Tra i siti visitati da Yusuf e sgraditi ai Mullah, anche l’area dove – secondo la tradizione cristiana – Gesù ha ricevuto il battesimo da parte di Giovanni Battista.

Sami Yusuf ha personalmente commentato il bando del regime iraniano sul suo sito internet: “non sapevo che portare dei sorrisi ai miei amati fratelli e sorelle palestinesi, avrebbe causato una tale offesa al Governo dell’Iran. Mi spiace per i miei fan in Iran a cui sara’ negata la mia musica per diverso tempo, ma non ho intenzione di scusarmi…la musica e’ permeabile e non può essere chiusa in confini per fini politici“. Tra le altre cose, vogliamo ricordare che Yusuf non e’ mai stato un artista di rottura con il regime iraniano. Al contrario, ha collaborato con registi come Majid Majidi, da sempre considerato vicino agli altri vertici di Teheran. Il bando imposto dall’Iran al popolare cantante iraniano – oggi residente in Gran Bretagna – e’ legato solamente all’odio del regime iraniano verso Israele. Un odio ad uso e consumo della propaganda interna dei Mullah che, chiaramente, non ha nulla a che vedere con la solidarietà verso il popolo palestinese.

Immagini del concerto di Sami Yusuf a Nazaret

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Se non riguardasse un regime ideologicamente primitivo e medievale come quello iraniano, si stenterebbe a credere che la notizia sia vera. Riguardando pero’ la Repubblica Islamica, niente stupisce, considerando che l’odio verso il diverso, l’antisemitismo e il negazionismo e’ parte fondante dell’ideologia della Velayat-e Faqih. Parliamo di un articolo vergognoso pubblicato il 18 aprile scorso dal giornale iraniano Alef, il cui proprietario e supervisore e’ Ahmad Tavakkoli, membro del Parlamento iraniano, ex Ministro del Lavoro e Presidente del centro di ricerca del Majles. Il titolo dell’articolo pubblicato da Alef e’ assai eloquente: “Quale e’ il popolo piu’ sanguinario della storia dell’umanità?”. La risposta di Alef, ovviamente, e’ una sola: il popolo ebraico (qui il link al pezzo: http://goo.gl/V8723d).

L’articolo pubblicato dal quotidiano iraniano, corredato di immagini e video, pretende di avere una valenza accademica e richiama addirittura come fonte una supposta “Enciclopedia di Giudaismo” che, a detta dell’autore, proverebbe la natura criminale dell’ebraismo. Secondo Alef, quindi, lo spargimento di sangue non e’ una novità nella storia del popolo di Israele, considerando che “un esame dalla storia ebraica nei secoli passati, evidenzia chiaramente la sete di sangue propria della religione ebraica e la mistificazione fatta dagli Ebrei della fede e dei suoi insegnamenti”. 

Tanto per dimostrare il valore intellettuale di questo articolo, Alef cita le parole di Rafat Mustafa, siriano, noto per il suo antisemitismo e soprattutto per essere membro del partito siriano Baath, lo stesso del regime sanguinario ancora al potere oggi – grazie al regime iraniano – a Damasco. Riportando le parole scritte da Mustafa in una rivista egiziana, l’articolo di Alef denuncia come gli Ebrei usino il sangue per preparare il pane azzimo della Pasqua o per i rituali della circoncisione. Una vecchia tesi razzista, la cui valenza viene rafforzata secondo “Alef” dagli studi sul Talmud di Richard Burton (uno che ha vissuto nel XIX secolo…), anche egli noto per il suo antisemitismo e per il suo sostegno al razzismo scientifico. Soprattutto, pero’, Burton era un grande sostenitore dell’imperialismo britannico, lo stesso contro il quale il regime iraniano pretende di basare una delle ragione della sua esistenza…

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L’articolo si conclude con questa affermazione incredibile: “i crimini che abbiamo menzionato possono sembrare strani oggi, ma la tradizione sanguinaria degli ebrei non e’ cambiata. Considerando le restrizioni legali e le possibilita’ odierne di individuare velocemente un crimine…il rabbino beve immediatamente il sangue dei neonati ebrei dopo la circoncisione. Questo comportamento rende i bambini malati e ne determina la morte. Alef, tanto per rafforzare la sua tesi assurda, pubblica nell’articolo diverse immagini dei “moel” (i responsabili del rituale della circoncisione), mentre si avvicinano con la bocca al pene del neonato. Per la cronaca, questo rituale si chiama metzitzah b’peh, ovvero la completa pulizia del pene dopo la circoncisione che prevede un piccolo risucchio di sangue (che viene immediatamente risputato), al fine di pulire completamente il pene dal sangue. Esattamente il contrario di quanto afferma l’articolo antisemita di Alef, proprio perché nella tradizione ebraica e’ severamente vietato bere o consumare sangue in qualsiasi forma (la stessa carne kosher, ovvero quella permessa agli ebrei, deve essere macellata e consumata senza la presenza del sangue). 

Purtroppo, questo nuovo articolo di Alef rappresenta solamente un altro capito della tradizione antisemita del regime iraniano. Nonostante la presenza in Iran di migliaia di ebrei, infatti, dopo la rivoluzione islamica l’odio verso la storia del Popolo del Libro e la negazione dei drammi subiti dagli Ebrei, in primis l’Olocausto, e’ sempre stata parte integrante dalla retorica dei Mullah e dei Pasdaran. Una retorica negazionista e fascista, sostenuta oggi in primis dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei, non a caso primo traduttore iraniano de Sayyd Qutb (massimo ideologo dei Fratelli Mussulmani).  

Cio’ che lascia senza parole, quindi, non e’ tanto la scelta di Alef di pubblicare questo nuovo libello antisemita in stile Protocolli dei Savi di Sion, ma la passività Occidentale e la volontà delle democrazie nostrane – nate dopo il dramma dell’Olocausto e della lotta partigiana al nazifascimo – di voler dialogare e avere relazioni con un regime razzista, fondamentalista e jihadista. Un appeasement vergognoso che, non si caratterizza in alcun modo come “realismo”, ma solo come complicità…

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Oggi pubblichiamo una lettera dell’Ayatollah Kazemi Boroujerdi al  Gruppo del 5+1, impegnato nei negoziati sul nucleare con il regime iraniano. L’Ayatollah e’ anche noto come il Mandela iraniano. Incarcerato da otto anni, l’Ayatollah e’ accusato di tradimento verso la Velayat-e Faqhi per la sua lotta per un ritorno alla purezza dello sciismo e per una separazione radicale della religione dalla politica. Minacciato di morte piu’ volte, l’Ayatollah ha scritto diverse lettere ai leader internazionali denunciando la brutalita’ del regime iraniano. Le sue condizioni di salute sono disperate, soprattutto da quando ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame. La sua nuova lettera, indirizza a chi sta promuovendo l’appeasement verso Teheran. e’ la migliore risposta a chi pensa di riabilitare i Mullah e i Pasdaran.

“Agli Onorevoli membri del Gruppo P5+1,

Da prigioniero di coscienza vi mando i mie piu’ sinceri saluti

Come un leader religioso, imprigionato dal brutale regime iraniano, la mia grande speranza e’, ovviamente, che il negoziato porti alla pace, alla liberta’ e alla giustizia e spero che il comportamento inumano e anti-iraniano del nostro Governo venga soggetto a restrizioni. Come cittadino iraniano costretto a soffrire torture fisiche e psicologiche, a veder compiuti abusi sui membri della mia famiglia, ora capisco veramente quale e’ la moralita’ e la credibilita’ dell’Islam politico! Attualmente, e’ gia’ da otto anni che mi trovo nelle carceri di un regime “religioso”, perche’ mi sono opposito ad ogni interferenza della religione nella politica. Come risultato di questo crimine, vivo imprigionato dal regime ed ho perso la mia giovinezza e la mia salute. Come un leader di fede, una persona che ha sempre invocato la pace e la liberta’ e che ha sempre promosso e predicato la bonta’ Divina contro tutte le rigidita’ e le dure leggi religiose, sono stato privato delle cure mediche e del diritto ad avere un avvocato. Questo, sin da quando sono stato arrestato ed oggi sto morendo in carcere.

Sappiatelo: la maggior parte della popolazione iraniana ha voltato la schiena al Governo religioso. I nostri governanti fascisti quindi non hanno scelta e, per restare al potere, devono aumentare l’oppressione contro il povero popolo iraniano e continuare a costruire e ampliare il numero di carcere. Io vedo me stesso come un difensore pubblico del popolo iraniano, il cui orgoglio nazionale e’ stato rubato e i sui giovani sono sempre piu’ drogati e senza lavoro. Un popolo che vive nelle peggiori condizioni economiche, ideologiche e sociali, mentre in realta’ possiede le piu’ grandi risorse naturali. Dio ha dato loro una grande ricchezza, ma questo popolo muore come risultato delle peggiori condizioni ambientali e respiratorie. Un popolo che soffoca nella censura di un regime che non esiste in nessuna altra parte al mondo. Il popolo iraniano e’ derubato persino della propria vita privata.

Mi aspetto da voi, come grandi potenze del mondo, che utilizziate i vostri mezzi legali e mediatici per salvare una nazione esausta dalla oppressione e dalla dittatura religiosa. Solo, in questo modo, ripagherete la mancanza di aiuto ai miei compratrioti nella loro lotta contro un regime repressivo. Vi scrivo questa lettera dalla mia orribile cella, una missiva che vi arrivera’ grazie ad uno degli altri detenuti. Vi chiedo quindi di usare tutto il vostro potere per riportare l’umanita’ al nostro Paese e per creare il consenso internazionale contro i nostri brutali leader al potere. In tal modo, il nostro popolo ferito potra’ di nuovo rialzarsi e vivere. Non solo: in questo modo, anche altre Nazioni potranno salvare loro stesse dal sanguinoso piano di esportazione della Rivoluzione Islamica e dalle interferenze del regime iraniano in Libano, Palestina, Yemen, Siria, Iraq e Bahrain.

Per favore, non permettete a chi cerca autonomia di pensiero e sostegno alla liberta’ di essere seppelliti vivi nelle prigioni iraniane. Per favore, non permettete alla Comunita’ Internazionale di chiedersi, in futuro, per quale motivo l’attuale generazione e’ rimasta in silenzio ad osservare questa tirannia e questa oppressione. Non permettete loro di vedere l’uccisione di chi cerca la liberta’ e l’indipendenza. Per favore, non sostenete  economicamente i criminali leader religiosi oggi al potere in Iran, cancellando le sanzioni e lasciando la nostra ricchezza nelle loro mani. Ricordavelo: se cosi farete, sappiate che questo regime usera’ tutto il suo potere contro il suo stesso popolo.

In fede,

Seyed Hossein Kazemeini Boroujerdi

Prigione di Evin, Teheran, 2015″

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