Archivio per la categoria ‘Iran negazionismo’

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Saei Mollaei e’ il judoka iraniano che, dopo i recenti campionati del mondo in Giappone, ha deciso di non rientrare in Iran e di chiedere asilo politico in Germania.

La sua decisione e’ arrivata dopo che, per l’ennesima volta, il regime iraniano gli ha imposto il ritiro in semifinale, per impedirgli di incontrare l’atleta israeliano Sagi Muki (poi risultato il vincitore).

Ricordiamo che l’Iran non riconosce Israele e ne predica pubblicamente la distruzione. Per questo motivo, e’ vietato qualsiasi contatto tra israeliani e iraniani, soprattutto istituzionale, al fine di non riconoscere implicitamente l’esistenza stessa dello Stato ebraico.

In una intervista rilasciata dopo aver deciso di non tornare in Iran, Saeid Mollaei ha rivelato che, poco prima di iniziare la semifinale, ha ricevuto una chiamata direttamente dall’Iran, in cui gli veniva ordinato di ritirarsi dalla competizione. Alla richiesta, dopo mesi e mesi di allenamento, Saied e’ scoppiato in un grido di rabbia e lacrime, incredulo davanti all’ennesima occasione persa di vincere un oro. Purtroppo, come si vede nel video, Mollaei ha dovuto piegarsi alla decisione della Federazione Judo iraniana, non solo perche’ questa e’ la legge iraniana, ma anche perche’ ha temuto per l’incolumita’ della sua famiglia.

Nel video Mollaei ha anche ringraziato il Presidente della Federazione Judo Internazionale, perche’ lo ha aiutato ha trovare rifugio in Germania e gli ha garantito che partecipera’ alle Olimpiadi 2020 (che si terrano sempre in Giappone, a Tokyo), sotto la bandiera del Comitato Olimpico Internazionale. Finalmente, qualasiasi sara’ l’avversario che avra’ di fronte, Mollaei potra’ competere fino alla fine per vincere un oro.

E’ da rilevare, infine, una nota toccante: poco dopo la vittoria ai mondiali, Sagi Muki ha postato una foto su Instagram. Mollaei, dal suo profilo ufficiale, si e’ complimentato. Complimenti ai quali Muki ha risposto elogiando il collega iraniano e definendolo una ispirazione sia umana che sportiva (foto in alto).

imam kerman

Il MEMRI, istituto americano specializzato nel monitoraggio dei canali TV dei Paesi arabi e dell’Iran, ha pubblicato qualche giorno fa alcuni spezzoni del sermone del Venerdi fatto a maggio da Mostafa Pourmohammadi, ex Ministro della Giustizia e dell’Interno iraniano.

Nel suo sermone del Venerdi (quello piu’ importante della settimana), fatto alla Moschea di Kerman, Pourmohammadi mette in dubbio la veridicita’ dell’Olocausto, lasciando intendere che era praticamente uno sterminio impossibile da organizzare e inventato ad arte dai media americani (chiama in causa il New York Times). Una invezione, neanche a dirlo, creata ad arte per arrivare alla costruzione dello Stato d’Israele.

Nella sua chiosa fina – e qui sta la parte piu’ importante del discorso – Pourmohammadi afferma che “la guerra contro gli ebrei e il sionismo e’ una guerra contro la contemporanea civilta’ dell’invasione e dell’arroganza”, ovvero una guerra contro tutto l’Occidente. Per il regime iraniano, infatti, la civilta’ dell’arroganza e’ quella Occidentale, che intende corrompere la morale islamica.

Ricordiamo che Pourmohammadi e’ stato direttamente implicato nel “massacro del 1988”, quando migliaia di oppositori del regime sono stati uccisi senza alcun processo formale o diritto di difesa.

Rasoul-Khadem-Olympics-2016

Si e’ dimesso Rasoul Khadem, Presidente della Federazione iraniana Wrestling, eletto appena due mesi fa. In una lettera pubblicata sul sito della Federazione, Khadem ha annunciato il suo passo indietro, facendo capire di essere costretto a prendere una decisione drastica, per la sua “mentalita’ che imbarazza”.

Come pubblicato dall’agenzia di stampa ISNA, dietro le dimissioni del dirigente sportivo iraniano, c’e’ la contrarietà alle politiche del regime in merito al boicottaggio sportivo di Israele.

Dalla Rivoluzione islamica in poi, il regime iraniano ha disconosciuto l’esistenza di Israele, approvando una politica ufficiale che intende distruggere “lo Stato sionista”. Khamenei, addirittura, ha annunciato che Israele non esisterà più da qui a vent’anni. In rispetto a questa politica agli atleti iraniani, di qualsiasi sport, e’ vietato competere contro quelli israeliani. A pagarne le conseguenze a livello sportivo, sono pero’ gli atleti iraniani e i loro allenatori che, puntualmente, vengono squalificati da competizioni internazionali.

Lo scorso mese, ad esempio, la United World Wrestling Disciplinary Chamber, ha squalificato il wrestler iraniano Karimi Mashiani per sei mesi, per essersi rifiutato di competere contro un atleta israeliano nel novembre 2017. L’allenatore di Mashiani, Hamidreza Jamshidi, e’ stato addirittura squalificato per due anni!

Parlando all’ISNA, Kharimi ha detto: “se noi dobbiamo continuare con questa politica di non competizione contro gli atleti ‘regime sionista’, la responsabilità non può cadere sulle spalle degli allenatori e degli atleti. Costringere gli atleti ad accettare una sconfitta a tavolino, per mezzo di una certificazione medica, non e’ una giusta soluzione”.

A seguito delle dimissioni di Kharmi, tutti i membri dei Consigli della lotta libera e della lotta Greco-Romana, molto popolari in Iran, hanno deciso di presentare in massa le loro dimissioni. Ad oggi, sempre secondo l’ISNA, il Ministro dello Sport iraniano avrebbe rifiutato le dimissioni di Kharimi.

 

Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

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Oggi, 27 gennaio, è la giornata internazionale dedicata al ricordo dell’Olocausto. Una giornata stabilita dalle Nazioni Unite, con una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 24 gennaio 2005, alla vigilia della commemorazione dei sessanta anni dalla liberazione sovietica del campo di concentramento di Auschwitz.

Purtroppo, mentre il mondo ricorda questa tragedia, molti Paesi Occidentali e democratici, continuano a implementare le relazioni diplomatiche ed economiche con il regime iraniano. Un regime fondamentalista e islamista che, putroppo, ha fatto del negazionismo e dell’antisemitismo, una caratteristica ideologica vitale. Teheran, infatti, non solo non riconosce la veridicità dell’Olocausto, ma attivamente promuove conferenze e concorsi di vignette, il cui scopo dichiarato è dimostrare la falsità della Shoàh. Peggio, il primo promotore di questo negazionismo è lo stesso Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran e figura più importante del regime (No Pasdaran).

Con l’arrivo di Rouhani alla Presidenza, Teheran ha provato a smorzare i toni sul tema rispetto al periodo di Ahmadinejad. Purtroppo, la verità non si può nascondere e non basta parlare in inglese per poterlo fare. Quando il Ministro degli Esteri raniano Zarif, intervistato negli USA, provò a disconoscere che Khamenei fosse un negazionista, appena tornato in Iran il Parlamento lo ha chiamato d’urgenza a conferire con una commissione speciale ed essere costretto a ritrattare quanto affermato all’estero (Adnkronos). Lo stesso Rouhani, durante una intervista alla CNN, sembrò confermare la condanna dell’Olocausto. Bastarono solamente poche ore, per capire che la traduzione dal farsi all’inglese non era stata corretta e che Rouhani non neanche menzionato il termine “Olocausto” e che aveva demandato agli storici un giudizio su questo periodo storico (Daily Beast).

La questione dell’antisemitismo iraniano, non è solo una questione di follia ideologica e di propaganda da parte del regime. Nell’antisemitismo iraniano, esiste una tremenda attualità chiamata antisionismo. Teheran lavora attivamente non solo per la cancellazione di Israele dalle mappe – finanziando il peggior terrorismo regionale (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) – ma anche organizzando e finanziando attentati terroristici contro centri ebraici nel mondo (esemplare quello contro il centro AMIA di Buenos Aires del 1994).

Purtroppo,  come si ricorderà, lo scorso anno di questi tempi – mentre si celebrava il Giorno della Memoria – l’Italia copriva le statue dei musei capitolini in onore di Rouhani, rappresentante di un regime antisemita e antisionista. Una vergogna nazionale e internazionale che fece il giro del mondo.

Se veramente si vuole dare un senso alla Memoria, non bisogna solamente prendersi solamente 24 ore l’anno per ricordare, ma anche agire concretamente perchè la storia diventi veramente maestra di Vita. La condanna e l’isolamento del regime iraniano antisemita, antisionista e negazionista, è una parte fondamentale del miglior modo di ricordare!

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Nel video che vi proponiamo in basso, risalente al 2007, si può ascoltare un terribile discorso dell’Ayatollah Rafsanjani, morto due giorni or sono e seppellito oggi in Iran. Nel suo discorso, Rafsanjani praticamente giustifica lo sterminio degli ebrei avvenuto durante il periodo nazifascista.

Parlando davanti ad una folla di fedeli, Rafsanajni affermò che l'”Europa risolse un grande problema, il problema della minaccia sionista”. Secondo l’Ayatollah, infatti, all’epoca nazifascista gli ebrei – nelle parole dell’Ayatollah “i sionisti” – causavano gravi problemi ai Governi con “le loro proprietà e la loro propaganda”. Per questo, “quanto Hitler e i Nazisti fecero agli ebrei era in buona parte causato” dagli stessi comportamenti degli stessi ebrei. Nel ragionamento malato di Rafsanjani, i Nazisti eliminarono e cacciarono gli ebrei “per salvare l’Europa”. Una espulsione che ha trasportato “questa calamità” (gli ebrei), sul mondo mussulmano (con la nascita dello Stato di Israele).

Un veemente discorso antisemita che, ancora una volta, mostra il vero volto di un personaggio tutt’altro che moderato, ma intriso di fondamentalismo e razzismo.

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Domani in Iran si celebrerà in Iran l’annuale “Giornata per Gerusalemme”, niente altro che una manifestazione di odio contro Israele e l’Occidente, mascherata dietro la pantomima del supporto ai palestinesi.

In questa occasione, anche il Presidente iraniano Rouhani, internazionalmente considerato un moderato, ha rilasciato delle dichiarazioni di odio, che devono far riflettere la Comunità Internazionale (Good Morning Iran).

Rouhani, parlando in seduta di Governo, ha invitato gli iraniani e tutti i mussulmani a partecipare in massa alla Giornata di Gerusalemme. Il Presidente iraniano, quindi, ha accusato il “regime sionista” (mai chiamato con il nome Israele, segno evidente di non riconoscimento del suo diritto all’esistenza), di essere il solo responsabile del terrorismo che sta colpendo il Medioriente e l’Occidente. Lo scopo di questa strategia, secondo la tesi complottista di Rouhani, e’ quello di dividere il mondo mussulmano e provocare lo scontro tra Islam e Cristianesimo.

La parte più dura, pero’, arriva alla fine: per Rouhani, infatti, la partecipazione alla Giornata di Gerusalemme e il sostegno ai palestinesi, non e’ altro che una parte del “percorso della jihad” per arrivare alla liberazione di al-Aqsa (Gerusalemme).

Oltre a dimostrare la non moderazione del Presidente iraniano, e’ paradossale che queste parole di Rouhani arrivino pochi giorno dopo la decisione del Dipartimento di Stato Americano di rinominare l’Iran come primo Paese sponsor del terrorismo internazionale e quella del Financial Action Task Force, di mantenere Teheran nella blacklist degli Stati responsabili di riciclaggio di denaro, al fine di finanziare il terrorismo internazionale. 

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