Archivio per la categoria ‘Iran Missili’

US Now Cribbing Iran Policy From Nigerian Email Scammers ...

Mentre il mondo discute, giustamente, della sospensione della vendita delle armi alla Turchia, sta passando quasi inosservato il fatto che, esattamente tra un anno – il prossimo 18 ottobre – scadrà l’embargo previsto dalle Nazioni Unite alla vendita di armamenti all’Iran.

Non solo: per chi ancora ufficialmente si sente legato all’accordo nucleare di Vienna del 2015 – il famoso JCPOA – entro 4 anni scadrà il bando posto all’Iran sui test di missili balistici capaci di trasportare una ogiva nucleare (bando mai rispettato da Teheran) e, in 6 anni, tutte le clausole previste dalla Risoluzione ONU 2231 – che ha recepito il JCPOA – saranno mera carta straccia.

Come ha sottolineato l’inviato speciale americano per l’Iran Brian H. Hook davanti alla Commissione Esteri del Senato, la fine dell’embargo militare ONU verso Teheran, potrebbe causare una vera e propria guerra. Senza quell’embargo, infatti, non solo l’Iran sarebbe libero di comprare missili e droni, ma anche di smerciarli nella regione e di far girare liberamente terroristi oggi sotto sanzioni, come il Generale Qassem Soleimani. Non che oggi Teheran non aggiri tutte queste sanzioni ONU, ma la loro esistenza rende comunque la vita difficile alla Repubblica Islamica.

Nella sua testimonianza al Senato, Hook ha rimarcato come la strategia di massima pressione del Presidente Trump, sta portando i suoi frutti. Al di là della propaganda iraniana, infatti, la Repubblica Islamica vive un momento economico drammatico, che l’ha costretta a tagliare parte del sostegno economico ai suoi proxy regionali. Non a caso, sia Hamas che Hezbollah sembrano aver varato piani di austerity economica, per riuscire a gestire la situazione. In Libano, Nasrallah è dovuto andare direttamente in TV, per chiedere la continuazione del sostegno popolare.

Non solo: per l’Iran è oggi difficile anche sostenere le sue stesse spese militari. Dal 2014, infatti, le spese annuali di Teheran nel settore della difesa erano costantemente cresciute, raggiungendo quasi 14 miliardi di dollari. Dal 2017 però, le spese per la difesa hanno iniziato a calare e nel budget approvato dal Governo nel marzo del 2019, le spese per la difesa sono state tagliate del 28%, con un taglio di finanziamenti ai Pasdaran del 17%.

La crisi, ovviamente, coinvolge tutta l’economia iraniana, anche per drammatici problemi interni, oltre che per le sanzioni americane. L’economia nazionale ha avuto una contrazione del 5% l’anno scorso, e del 10% quest’anno. Se nulla cambierà, il prossimo anno l’economia iraniana si contrarrà del 14%, con effetti diretti sulla stabilità politica e sociale del regime.

Quanto suddetto dimostra che, se veramente c’è la seria intenzione, la continuazione della massima pressione verso Teheran, può davvero sortire frutti positivi, per un nuovo accordo che risponda ai 12 punti richiesti dal Segretario americano Mike Pompeo. Chiaramente l’Iran sta reagendo, sia con minacce che con attacchi violenti, come quello contro le due petroliere nel Porto di Fujairah o quello contro la raffineria saudita di Abqaiq. La strada intrapresa dall’amministrazione americana è però, guardando ai numeri, quella giusta. La sola condizione necessaria è quella di non farsi spaventare dal regime iraniano, capace di comportamenti terroristici e mafiosi, ma in realtà estremamente fragile.

Ci riuscirà la Comunità Internazionale? Vogliamo sperarlo!

 

 

zarif

Come prevedibile, le apertura del Ministro degli esteri iraniano in merito ad un possibile negoziato sul programma missilistico di Teheran, sono state smentite categoricamente. Ricordiamo che, intervistato dalla NBC News, Zarif aveva aperto all’idea di un negoziato anche sui missili, “se gli Stati Uniti la smetteranno di vendere armi nella regione”.

Neanche 24 ore dopo è arrivata al netta smentita, ovviamente mascherata sotto le “spoglie diplomatiche”. Il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Seyed Abbas Mousavi, si è affrettato a dichiarare che l’interpretazione data alle parole di Zarif è stata completamente sbagliata e che, in alcun modo, il programma missilistico iraniano è negoziabile. Alle parole di Mousavi, hanno fatto eco quelle del Portavoce della rappresentanza diplomatica iraniana all’ONU, Alireza Miryousefi. Anche Miryousefi ha dichiarato che un dialogo con gli Stati Uniti sul tema dei missili non è assolutamente ipotizzabile.

Peccato che la verità è molto diversa: come dimostrato dal filmato dell’intervista, minuto 5.48, Zarif invita ad iniziare con quanto era già stato pattuito (ovvero il JCPOA) e, una volta tornati a quell’accordo, “se poi vogliono (gli americani) discutere del programma missilistico, allora dobbiamo discutere della quantità di armi che sono vendute nella nostra regione”. Parole chiare che, in gergo diplomatico aprono spazi al negoziato su un tema tabù come il programma missilistico.

Purtroppo per Zarif, lui nel sistema istituzionale iraniano non conta nulla. Questo è stato dimostrato quando Zarif provò a riconoscere la veridicità dell’Olocausto e fu chiamato dal Parlamento a dare conto delle sue parole (era il 2014). Pochi mesi fa, Zarif presentò delle dimissioni fake, poco dopo essere stato totalmente escluso dagli incontri del Presidente Assad in Iran (maggio 2019). Ora quest’ultima smentita e umiliazione, che dimostra – nuovamente – quanto Zarif (e con lui Rouhani), non contino nulla nella gerarchia del potere della Repubblica Islamica.

missile zarif