Archivio per la categoria ‘Iran Libano’

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Era considerato il successore di Imad Mughniyeh, il comandate di Hezbollah che fungeva da intermediario tra il gruppo terrorista libanese e l’Iran ucciso nel 2008. Esattamente come Mughnyeh, Mustafa Badreddine e’ stato eliminato in Siria grazie ad una esplosione vicino all’aeroporto di Damasco (The Guardian).

L’eliminazione di Badreddine segna un nuovo colpo durissimo ad Hezbollah. Chiunque sia stato – alcuni media libanesi parlando i Israele, ma Hezbollah per ora non si esprime – ha colpito uno dei personaggi che maggiormente hanno contribuito a seminare terrore nel mondo. 

Mustafa Badreddine ha iniziato la sua “carriera” da terrorista nel movimento palestinese Fatah, come membro della Forza 17. Da qui, nel 1983, era transitato dentro Hezbollah, mettendosi al servizio di Khomeini e dei Pasdaran. Come primo atto da terrorista del Partito di Dio, Badreddine pianifico’ l’attentato contro i Marines USA a Beirut (oltre 80 morti). 

 

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Musfafa Badreddine era membro del Consiglio per la Jihad di Hezbollah  (Lebanon Wire)

Su di lui, sin dal 1983, pendeva una condanna a morte in Kuwait diversi attentati compiuti nel Paese, anche contro le ambasciate di USA e Francia (provo’ anche ad uccidere l’emiro del Kuwait). Scampato alla morte solo grazie all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, Badreddine e’ riuscito a tornare a Beirut passando da Teheran. Durante la prigionia di Badreddine in Kuwait, Hezbollah catturo’ diversi civili innocenti e prese in ostaggio anche degli aeroplani, per chiedere il suo rilascio. 

Ovviamente, ha continuato a seminare morte nel mondo. Nel 2011, il Tribunale Speciale per il Libano ha provato che Mustafa Badreddine, insieme ad altri tre terroristi di Hezbollah, ha messo in atto l’attentato che ha ucciso l’ex Premier libanese Rafiq Hariri (BBC). Per questo motivo, nel 2012, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali (US Department).

Dopo le accuse nei suoi confronti da parte del Tribunale Speciale per il Libano, era stato scritto che Badreddine aveva lasciato Beirut per riparare in Iran. Quello che e’ certo e’ che, dal 2012 in poi, Mustafa Badreddine ha visitato la Siria diverse volte, accompagnando anche Nasrallah, in appoggio alla repressione delle proteste popolari e in sostegno al dittatore Bashar al Assad. 

Si conclude oggi la carriera di uno dei massimi criminali che il mondo ha mai conosciuto. Speriamo che sia un altro importante passo verso la sparizione definitiva di Hezbollah. Ricordiamo che recentemente il Consiglio di Cooperazione del Golfo – GCC, ha inseerito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Per approfondire: “Hizaballah and the Qods Force in Iran’s Shadow War with the West“, Matthew Levitt

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Nei quotidiani Occidentali – in particolare in quelli italiani – della storia del processo ad una rete di spie ingaggiate dall’Iran in Arabia Saudita, non sta trovando praticamente alcuno spazio. Eppure, una attenzione a questo caso sarebbe necessaria, soprattutto alla luce della capacita’ di rivelare il modus operandi dell’intelligence iraniana (Okaz).

In primis alcune informazioni: la cellula era composta da 32 persone, 30 sauditi, un afghano che lavorava come cuoco in un ristorante e un iraniano che parla fluentemente arabo. Secondo quanto gli stessi imputati hanno confessato, obiettivi della cellula era:

  • raccogliere informazioni sensibili relative al settore militare e di sicurezza dell’Arabia Saudita;
  • favorire azioni di disturbo della pubblica sicurezza, al fine di contribuire alla destabilizzazione dell’area del Golfo;
  • mettere in atto azioni di sabotaggio contro infrastrutture vitali all’economia del Regno saudita. 

Basandoci sulle prime informazioni che arrivano dal processo in corso, le spie reclutate hanno viaggiato in Libano e in Iran, ove hanno ricevuto un addestramento direttamente dai Pasdaran e dagli uomini di Hezbollah. A quanto sembra, durante la permanenza in Iran, alcune delle spie saudite avrebbero anche incontrato la Guida Suprema Ali Khamenei (Saudi Gazette). Una volta tornati in Arabia Saudita, le spie hanno mantenuto un rapporto costante con l’intelligence iraniana (Okaz).

Tra i reclutati da Teheran – punto assai interessante – c’erano anche un professore della King Saud University di Riyad, uno studente della Imam Muhammad Bin Saud Islamic University (sempre della capitale) e un accademico in contatto con il Ministero dell’Educazione saudita (Saudi Gazette). Altrettanto interessante, quindi, e’ il fatto che alcune spie lavoravano invece nel settore finanziario, particolarmente nell’area di Medina (Okaz).

Probabilmente, pero’, la notizia piu’ importante relativa alla composizione di questa cellula filo-iraniana, e’ il fatto che tra gli arrestati c’e’ anche un fisico nucleare. Segno evidente anche del fatto che l’Arabia Saudita sta lavorando attivamente ad un suo programma nucleare, che rappresenta una reazione a quello della Repubblica Islamica dell’Iran. Il fisico nucleare ha lavorato per sei anni in Cina (Saudi Gazette).

Infine, rileviamo che la cellula e’ stata attiva tra nel periodo tra il marzo e il maggio del 2014 e avrebbe avuto un ruolo nelle proteste anti-governative nell’area di al Qatif – a maggioranza sciita – vitale per l’infrastruttura petrolifera e industriale dell’Arabia Saudita.

 

 

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Si e’ tanto parlato in questi ultimi anni della “libanizzazione di Hezbollah”, ovvero di quel processo attraverso il quale l’organizzazione terrorista del Partito di Dio – creata direttamente da Teheran – stesse prendendo una caratterizzazione maggiormente nazionalista. Come al solito, si e’ trattato soprattutto delle famose “chiacchiere Occidentali”, ovvero quei dibattiti degli “esperti” e dei politici che, ormai spessissimo, sono assai slegati dalle realtà regionali.

Come sempre accade, pero’, prima o poi arriva qualche attore locale a riportare tutti sulla terra. In questo caso, a riportare il dibattito in merito ad Hezbollah su un piano realista, e’ il Ministro della Giustizia libanese, Ashraf Rifi. Con buona pace dei piani “strategici” di personaggi come Massimo D’Alema – l’uomo che amava andare a braccetto con i rappresentanti del Partito di Dio (GaiaItalia.com) – il Ministro Rifi ha chiaramente descritto che cosa e’ Hezbollah e quali sono i suoi reali piani (Orient News).

Parlando in seguito al veemente discorso di Nasrallah contro l’Arabia Saudita, Rifi ha affermato che “Hezbollah prende ordini diretti dall’Iran e Hassan Nasrallah non e’ altro che il rappresentante di Teheran in Libano”. Ha continuato Rifi: “mentre Nasrallah finge invocare i diritti umani e rigettare il settarismo, resta completamente cieco davanti alla tirannia, alla violenza e al sistematico terrorismo che commette il regime iraniano dal 1979″.  Infine, il Ministro Rifi ha terminato la sua j’accuse verso Teheran in questo modo: “Khamenei ha voluto clonare il suo modello di oppressione in Iraq, Libano, Yemen e soprattutto in Siria, dove l’Iran ha commesso il peggior massacro della storia moderna”. 

Vogliamo ricordare che, proprio mentre gli iraniani invocano la “non interferenza negli affari interni degli Stati”, il Libano da 19 mesi (e ben 33 votazioni fallite), non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, proprio per via dell’ingerenza di Teheran – attraverso Hezbollah – nella vita politica di Beirut (Defend Democracy).

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Tra pochi mesi l’Iran inizierà a ricevere i 150 miliardi di dollari previsti dalla sospensione delle sanzioni internazionali. La domanda successiva e’ la seguente: come userà la Repubblica Islamica questi soldi? Immetterà questa liquidità unicamente a beneficio del popolo iraniano – in grave crisi sociale ed economica – o devierà questi finanziamenti (come tradizione) verso il terrorismo internazionale? Alcuni analisti anche italiani, talvolta assai vicini a Via Nomentana…, si prodigano nel sottolineare le necessita’ del regime nel non deviare i soldi che arriveranno dall’Occidente. Una balla colossale, soprattutto considerando non solo la storia della Repubblica Islamica, ma anche i recenti sviluppi (o meglio inviluppi) in Medioriente.

Il regime iraniano e’ immischiato fino al collo nel sostegno a gruppi terroristi e milizie jihadiste sciite, impegnate nella propagazione del messaggio di Khomeini nel mondo. Un impegno che – indipendentemente dalle volontà dei realisti in Iran – e’ imposto dall’alto, ovvero dalla Guida Suprema e dai Pasdaran. Questo dato non e’ confermato solamente dal ruolo del regime iraniano oggi nella regione e dalla sua natura imperialista, ma anche dai messaggi e i dati che provengono da alcune ricerche da importanti centri di ricerca.

Per quanto concerne i “messaggi”, invitiamo i lettori a guardare il documentario prodotto dal Center for Near East Policy Research e realizzato da alcuni registi arabi all’interno della Striscia di Gaza. Non solo il video mostra la vergogna in cui Hamas fa crescere le nuove generazione di palestinesi, ma anche l’odio che viene loro inculcato durante gli addestramenti militari. Addestramenti, che rubano ai bambini ogni tipo di diritto all’infanzia. Il regime iraniano – nonostante le divisioni sulla Siria – continuerà a finanziare Hamas e le altre organizzazioni terroriste palestinesi, allo scopo di distruggere Israele, cosi come promesso dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei pochi giorni fa (Good Morning Iran).

Non solo: grazie alla fine delle sanzioni internazionali – che non verranno mai più ripristinate, al di la’ della retorica – Teheran aumenterà i finanziamenti ad Hezbollah (un vero e proprio Stato nello Stato in Libano), al regime di Bashar al Assad, alle milizie sciite in Iraq e agli Houti in Yemen. Nonostante i diplomatici Occidentali e lo stesso Presidente americano Obama tendano a sottolineare che l’Iran spende “solo” 15 miliardi di dollari l’anno per la difesa, nel Marzo del 2015 il Parlamento iraniano ha approvato un budget per la difesa di 300 miliardi di dollari! Lo stesso centro di ricerca del Congresso americano – su richiesta del Senatore Kirk – ha rilasciato un documento in cui analizza in termini monetari i finanziamenti al terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ammettendo implicitamente come l’alleggerimento delle sanzioni internazionali aiuterà la perpetuazione di questa attività criminale (Free Beacon).

Per la cronaca, secondo quanto ammette il Congresso americano, il regime iraniano spende annualmente per Assad 20 miliardi di dollari l’anno, tra i 20 e i 25 miliardi di dollari l’anno per Hamas e tra i 100 e i 200 miliardi di dollari l’anno per Hezbollah. Cifre da capogiro, sottratte direttamente al popolo iraniano (Clarion Project). Un popolo che, non a caso, quando scese in piazza per dimostrare contro il regime urlo’ forte “Ne con Gaza, Ne con il Libano, La mia vita solo per l’Iran” (Youtube).

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Oggi abbiamo deciso di portare all’attenzione dei nostri lettori un articolo proveniente dalla stampa araba, precisamente dal sito libanese NOW. Il contenuto dell’articolo, a firma di Hussain Abdul-Hussain, non rappresenta totalmente la posizione di questo sito, ma il suo significato generale e soprattutto le conclusioni, si sposano perfettamente con la posizione di No Pasdaran in merito all’Iran Deal e alle sue conseguenze geopolitiche. Il pezzo di Hussain Abdul-Hussain, molto significativamente, si intitola “l’America odia i sunniti”. Un titolo forte che, attraverso una serie di fatti, vuole denunciare la percezione di isolamento da parte della componente sunnita del mondo islamico, ovvero da parte della quasi totalità dei mussulmani nel mondo.

Hussain Abdul-Hussain parte da un dato di fatto molto semplice: negli ultimi anni, la politica estera della più importante potenza mondiale, ha nettamente favorito l’ascesa della Repubblica Islamica e determinato una perdita di potere crescente da parte del mondo sunnita. Tutto ciò, rileva Hussain, e’ avvenuto attraverso una serie di doppi standard applicati dalla quasi totalità del mondo Occidentale – nella lunga serie di avvenimenti che ha sconvolto la storia contemporanea del Medioriente.

Partiamo proprio dal nucleare: come noto il mondo sunnita vedeva nel dittatore iracheno Saddam Hussein un attore funzionale al contenimento della spinta espansionista del regime iraniano. La politica Occidentale contro il programma nucleare di Saddam Hussein – anche questo sviluppato clandestinamente – fu molto netta e determino’ non solo l’applicazioni di sanzioni internazionali, ma anche la decisione di parte della Comunita’ Internazionale di abbattere il regime baathista di Baghdad nel 2003. Per la precisione, Hussain Abdul-Hussain – cosi come No Pasdaran – non esprime alcun rimpianto verso un regime assassino come quello di Saddam, ma rileva che, al contrario di quanto accaduto in Iraq, l’Occidente ha scelto non soltanto di non agire contro il programma nucleare iraniano, ma di riconoscerlo ufficialmente. Questo, nonostante il fatto che Teheran sia firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare – e quindi già soggetto a normative di controllo ben definite e a tempo indeterminato. In pratica: la scoperta degli impianti clandestini di Natanz e Qom in Iran, invece di portare ad una punizione costante del regime iraniano sino alla chiusura di questi centri illegali, si e’ conclusa con un riconoscimento internazionale.

Non solo: anche gli alleati del regime iraniano, nonostante delle normative internazionali, non hanno pagato alcun prezzo per i loro crimini. Il caso esemplare e’ quello di Bashar al Assad e dell’attacco con armi chimiche avvenuto contro la città di Ghouta nell’agosto 2013. A dispetto delle minacce, Bashar al Assad non ha subito alcuna conseguenza reale in seguito del terribile attacco chimico a Ghouta, in cui perirono centinaia di innocenti. Fu trovato un accordo per l’esportazione all’estero delle armi chimiche di Assad ma, come ammette lo stesso Wall Street Journal in questi giorni, secondo l’intelligence americana il dittatore siriano sarebbe ancora in possesso di armi chimiche e nuovamente pronto ad usarle contro i ribelli. Ovviamente, tutto questo avviene mentre, proprio grazie all’Iran Deal, il regime iraniano riceverà dall’alleggerimento delle sanzioni almeno 150 miliardi di dollari, una cifra enorme che sara’ usata anche per tenere in vita il regime siriano (con o senza Assad, poco importa), le milizie sciite in Iraq e organizzazioni terroriste come Hezbollah.

La critica del quotidiano libanese alla politica del doppio standard Occidentale, pero’, non si ferma al nucleare e al terrorismo iraniano. Anche per quanto concerne la cosiddetta Primavera Araba, il mondo democratico ha applicato un drammatico doppio standard: quanto nel 2009 il regime iraniano represse l’Onda Verde – il movimento di protesta popolare scoppiato a seguito dell’illegale rielezione di Ahmadinejad – il mondo Occidentale non andò oltre una mera condanna diplomatica del regime Khomeinista. Al contrario, quanto gli stessi moti di piazza sono avvenuti nel mondo arabo sunnita, gli Stati Uniti e l’Occidente tutto, hanno impiegato pochi giorni per abbandonare a loro stessi leader politici per anni sostenuti ed elogiati come simbolo di stabilita’ e buon governo. Giustamente, si potrebbe sottolineare che questi leader arabi erano degli autocrati e il Medioriente senza di loro e’ un posto migliore. Critica accettata. A questo punto, pero’, deve essere rilevato come anche gli alleati del regime iraniano hanno ottenuto un trattamento differente. Quando e’ scoppiata la guerra civile in Siria, ben prima che l’opposizione siriana fosse ‘uccisa’ dagli islamisti, l’Occidente non ha fatto nulla di reale per aiutare finanziariamente e militarmente le milizie impegnati a lottare per una Siria libera, laica e democratica. 

La conclusione di Hussain Abdul-Hussain e’ molto chiara: il mondo sunnita si sente profondamente umiliato e percepisce da parte dell’Occidente di essere trattato come un partner di secondo livello rispetto al regime iraniano. Al contrario della retorica Occidentale, quindi, l’Iran Deal non fara’ che aumentare questa sensazione e questo senso di isolamento. Una percezione, reale o immaginaria non importa, che secondo Hussain Abdul-Hussain, non giochera’ a favore degli interessi nazionali degli Stati Uniti (e dell’Occidente tutto) e determinerà solamente un aumento del potere di organizzazioni terroriste e radicali come Isis e al Qaeda. 

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Questo documentario della Vice è una testimonianza incredibile della drammatica situazione dei profughi siriani in Libano. Il documentario è girato nella Valle della Bekaa, bastione dell’organizzazione terrorista Hezbollah. Vi mostriamo questo documentario per farvi capire, materialmente, cosa significa un Medioriente in cui a dominare è la versione khomeinista dell’Islam. Capirete allora come, la risposta ai terroristi dell’Isis, non può essere l’allenza con i jihadisti sciiti pagati dall’Iran. Sono stati questi jihadisti, intervenendo in Siria, ad uccidere la rivoluzione democratica dei siriani e rendere quella guerra una guerra settaria all’interno dell’Islam. I terroristi dell’Isis, quindi, hanno trovato terreno fertile per convincere parte dei sunniti in Siria e in Iraq a sostenere il loro potere. Per sconfiggerli, quindi, il primo passo è la fine del regime di Assad e la fine del potere delle milizie pro Iran in tutto il Medioriente.

Buona visione

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La scorsa settimana, precisamente il 15 febbraio, il Fronte Islamico siriano ha annunciato l’uccisione di 19 ufficiali lealisti dell’esercito siriano presso la Provincia di Latakia, nella parte Occidentale della Siria. Secondo la prima versione della storia, i 19 ufficiali sarebbero stati uccisi durante la battaglia per il controllo dell’area a sud di Damasco. Poco dopo l’annuncio dell’accaduto, il Fronte Islamico ha pubblicato i nomi dei 19 ufficiali assadisti in in Facebook. Il Fronte Islamico, per la precisione, è composto da sette organizzazioni ed è parte dell’opposizione al regime terrorista di Bashar al Assad (per la precisione, di questo Fronte non sono parte i jihadisti di Al Nustra e Isisi).

Con il passare delle ore, però, una nuova verità si è fatta strada. Secondo quanto rivelato dagli ufficiali dell’Esercito Libero Siriano, al contrario di quanto riportato inizialmente, i 19 ufficiali fedeli ad Assad non sarebbero stati uccisi dai ribelli, ma dagli stessi miliziani di Hezbollah e dell’Iran. All’origine della decisione di colpire gli ufficiali siriani, ci sarebbe stata una disputa sul controllo del territorio sul territorio nei dintorni della capitale Damasco. Va sottolineato che tra gli ufficiali ammazzati c’era anche un alto Generale vicino al dittatore siriano.

Come noto, se ancora oggi Assad è al potere, è unicamente per l’intervento dei Pasdaran iraniani e di Hezbollah. Un interferenza nella Rivoluzione siriana che, purtroppo, ha esacerbato lo scontro settario all’interno dell’Islam, fino a determinare la crescita senza controllo di organizzazioni terroriste come Al Nusra e Isis. Di recente, come riportato dall’Istitute for The Study of War, il livello di coinvolgimento delle forze terrestri iraniane e di Hezbollah ha raggiunto un livello mai visto sinora. In particolare, i jihadisti sciiti finanziati da Teheran hanno concentrato la loro azione nell’area ad occidente di Ghouta, dove è stato compiuto un terribile massacro di civili, e nella Provincia di Quneitra. Proprio in quest’area, va ricordato, è stato ucciso l’alto ufficiale Pasdaran Abbas Abdollahi. Come riportato dagli esperti, questo massiccio intervento indica chiaramente una incapacità di Assad di controllare autonomamente la parte meridionale della Siria.

Proprio in considerazione dell’alto rischio posto alla stabilita del Libano dal coinvolgimento di Hezbollah in Siria, il Ministro della Giustizia di Beirut Ashraf Rifi, ha annunciato che l’intenzione di punire duramente i foreign fighters. In una intervista con il giornale del Kuwait al Rai, Rifi ha condannato dichiarato: “la presenza di libanesi in territori di conflitto esterni è una delle ragioni dell’instabilità del Libano e ha contribuito all’infiltrazione di Al Nusra e Isis nel Paese”. Commentando le dichiarazioni di Hassan Nasrallah, infine, Rifi ha dichiarato che “Hezbollah sta andando verso il suicidio” e che l'”agenda iraniana non potrà che creare instabilità, senza produrre alcuna decisiva vittoria”.

I volti dei 19 ufficiali di Assad uccisi da Hezbollah e dai Pasdaran

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