Archivio per la categoria ‘Iran Khomeini’

Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Dall’Iran giungono notizie che destano preoccupazione. Secondo indiscrezioni, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sarebbe pronto a nominare un assassino, a capo del Consiglio del Discernimento, come successore del defunto Ayatollah Rafsanjani. Si tratta del clerico Ebrahim Raisi, 56 anni, poco noto fuori dai confini della Repubblica Islamica, ma tristemente famoso a tutti coloro che hanno lottato e lottano per un nuovo Iran (Al Arabiya).

Raisi, infatti, era uno dei membri della Commissione della Morte, ovvero il Tribunale special voluto direttamente da Khomeini con una apposita fatwa che, nel 1988, condannò a morte migliaia di prigionieri politici iraniani. Ad oggi, Ebrahim Raisi è il custode della Bonyad – una delle potenti fondazioni religiose – Astan Quds Razawi, sita in Mashhad.

Va ricordato che, nella Commissione della Morte del 1988, era presente anche Mostafa Pourmohammadi, attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani (No Pasdaran). Il solo che si oppose al massacro del 1988 fu l’Ayatollah Montazeri, sino ad allora ritenuto il naturale successore di Khomeini. Per questa sua opposizione, Montazeri fu ostracizzato dal regime e nuova Guida Suprema – grazie al sostegno di Rafsanjani – divenne Ali Khamenei (pur se privo dei necessary titoli religiosi). Recentemente, il figlio di Montazeri, Ahmad Montazeri, ha rilasciato un audio (link) in cui si sente il padre opporsi al massacro del 1988 e la derisione dei clerici che lo ascoltavano. Per aver rilasciato l’audio pubblicamente, Ahmad Montazeri è stato arrestato e condannato a sei anni di carcere (Middle East Institute).

Per approfondire sui massacre del 1988:

http://www.iranhrdc.org/english/publications/reports/3158-deadly-fatwa-iran-s-1988-prison-massacre.html

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In queste settimane sui social network in Iran ha fatto molto successo un video che mostra il personale di bordo e i passeggeri iraniani di un volo della Air Asia tra Kuala Lumpur e Teheran, mentre ballano gioiosi seguendo il ritmo di una bella canzone persiana. Il video e’ diventato famoso come l'”aereo piu’ felice” tra Malesia e Iran. Il video, ovviamente, mostra ragazzi e ragazze, senza il velo, che ballano felici liberamente.

Apriti cielo: una volta diventato virale il video, l’Autorita’ per l’Aviazione Civile iraniana ha emesso un comunicato ufficiale, minacciando la Asia Air e pretendendo che si conformi alle “strette normative morali” in vigore nella Repubblica Islamica dell’Iran.

Come sempre denunciato, per il regime khomeinista gli iraniani non hanno diritto alla felicità…neanche in volo…

Ventuno anni di detenzione – di cui sei sicuramente da scontare – per Ahmad Montazeri, figlio del famoso Ayatollah Hossein Ali Montazeri, scomparso nel 2009. L’Ayatollah Montazeri. teoricamente, avrebbe dovuto essere il successore di Khomeini, come Guida Suprema dell’Iran. Purtroppo per lui, cadde in disgrazia quando si oppose alle politiche di Khomeini e ai massacri che il regime compiva contro gli oppositori politici (Freedom Messenger).

Qualche mese fa, Ahmad Montazeri ha pubblicato un audio esclusivo, in cui era registrata una riunione segreta tenutasi tra l’Ayatollah Montazeri e la cosiddetta “Commissione della Morte”, un Tribunale speciale creato ad hoc su ordine di Khomeini che, nel 1988, ordinò la condanna a morte di migliaia di oppositori (soprattutto del gruppo MEK e del Tudeh). Si parla di almeno 12000 prigionieri politici uccisi in pochi mesi. Quella Commissione della Morte era composta da: Hossein Ali Nayeri – attuale capo del Supremo Tribunale Militare iraniano – Mostafa Pourmohamadi – attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani – Morteza Eshraghi – giudice, attualmente in pensione – e Ebrahim Raeisi – oggi a capo della più grande fondazione religiosa in Iran, la Bonyad Astan Quds Razavi.

In quell’audio, si sente chiaramente l’Ayatollah Montazeri dire che egli personalmente “odia il MEK” – un gruppo che, tra le altre cose, poco prima gli aveva ucciso un figlio – ma, nonostante tutto, egli condanna i massacri contro gli oppositori politici (audio integrale in Farsi). Nello stesso file, quindi, si percepisce la completa indifferenza dei giudici che compongono la Commissione della Morte. Il risultato di quella protesta, come suddetto, sarà la decadenza politica di Montazeri, eliminato non solo dalla lista della sucessione a Khomeini, ma costretto praticamente a passare il resto della sua vita agli arresti dominciliari (seppur senza alcuna condanna ufficiale).

Poco dopo la pubblicazione dell’audio esclusivo, circa quattro mesi or sono, l’intelligence iraniana è intervenuta, ordinando ad Ahmad Montazeri di rimuovere il file. Oggi, quindi, arriva la notizia della condanna a 21 anni di carcere per il figlio dell’Ayatollah Montazeri. Non solo: Ahmad, anch’egli clerico, è stato anche ridotto allo stato laicale.

Ecco il vero volto della Presidenza Rouhani: sorrisi e repressione…

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Ahmed Galambur, già colonnello dei Pasdaran e oggi professore all’università di Teheran, ha affermato che la Guerra Iraq – Iran non fu, come racconta la stessa storiografia iraniana, una “guerra imposta”, ma fu il preciso volere dell’Imam Khomeini per espandere il potere della Repubblica Islamica fuori dall’Iran. Questo, ha continuato Galambur, perchè la “Repubblica Islamica non conosce limiti geografici” (al Arabiya).

Aggiornando il suo discorso ai fatti attuali, Ahmed Galambur ha dichiarato che gli attuali interventi militari di Teheran in diversi Paesi della Regione, inclusi Yemen e Siria, fa parte della strategia militare basata sul principio che “la migliore difesa è l’attaco”. Ergo, il regime iraniano ha consapevolvemte deciso di attaccare “il nemico” in Siria, Libano, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. Ovviamente, su preciso ordine dell’Imam Khamenei, attuale Guida Suprema iraniana.

Infine, Galambur ha attaccato coloro che non hanno la sua stessa visione della politica estera iraniana. “Alcuni in Iran” – ha detto Galambur – non riconoscono il concetto puro della rivoluzione e insistono nell’agire solamente all’interno dei confini iraniani. Queste persone, non sono consapevoli dei veri obiettivi della rivoluzione e del suo slogan ‘guerra fino alla vittoria‘”

Purtroppo, le parole di Galambur non vanno prese come mera propaganda. Non solo perchè il regime iraniano ha sempre agito per espandere la rivoluzione khomeinista, ma anche perchè lo stesso Khomeini rifiutò nel 1982 di mettere fine alla guerra contro l’Iraq, proprio al fine di fare di Baghdad un nuovo avamposto iraniano.

Un obiettivo che, per via dell’Iran Deal, delle milizie paramilitari sciite e di puppet come al-Maliki, Teheran sta ottenendo in questo periodo. Un “successo” realizzato per mezzo di massacri di popolazione sunnita che nulla hanno da invidiare a quelli compiuti dai jihadisti del Califfato contro gli sciiti.

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L’Ayatollah Boroujerdi prima della detenzione (sinistra) e durante la detenzione (destra)…

Una notizia sconvolgente arriva dall’Iran, proprio mentre il Premier italiano Matteo Renzi giunge a Teheran. Secondo quanto riporta Iran News Update, il 7 aprile scorso, le autorità carcerarie di Evin hanno avvelenato l’Ayatollah Kazemeini Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’avvelenamento ha causato all’Ayatollah dei fortissimi dolori al ventre e la perdita parziale della vista.

Vogliamo ricordare che l’Ayatollah Boroujerdi – noto come il Mandela iraniano – e’ stato condannato a 11 anni di carcere per essersi opposto – religiosamente parlando – alle posizioni dell’Ayatollah Khomeini e alla sua idea di Velayat-e Faqih. Nonostante le posizioni del regime, l’Ayatollah Boroujerdi ha chiesto la non interferenza dei clerici nella politica e la separazione tra la sfera religiosa e quella civile.

Per queste sue idee, come detto, ha pagato un prezzo altissimo. Arrestato nell’Ottobre del 2006, e’ stato accusato di ben 30 diversi reati, tra cui quello di Moharebeh, ovvero di portare avanti una “guerra contro Dio”. Nel 2007, quindi, e’ stato condannato a 11 anni di detenzione, privato dei suoi titoli religiosi e derubato di tutti i suoi averi. Le sue condizioni attuali sono assai critiche. Tra le altre cose, vogliamo ricordare che l’Ayatollah ha passato ben 10 anni della sua vita carceraria in isolamento, perdendo decine di chilogrammi (soffre anche di problemi di cuore e di Parkinson).

Nel Settembre del 2014, l’Ayatollah ha ricevuto in carcere la visita del Procuratore Generale  Mohammad Mohavadi. Mohavedi ha intimato all’Ayatollah Boroujerdi di pentirsi oppure gli ha prospettato il rischio di metterlo a morte. Ricordiamo che l’Ayatollah Boroujerdi ha denunciato la sua condizione detentiva con lettere aperte sia al segretario ONU Ban KI Moon che al precedente Pontefice Benedetto XVI. La sua detenzione e’ stata condannata dallo stesso Congresso USA nel Novembre 2014 (No Pasdaran).

Secondo quanto reso noto dai media, il Primo Ministro Renzi in Iran vedrà anche l’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana (Askanews). Ci aspettiamo da lui che denunci il caso dell’Ayatollah Boroujerdi, pretendendo dal regime iraniano il rispetto dei diritti umani e delle normative internazionali!

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(Fonte: Iran Human Rights)

Si chiama “qisas“, ovvero la punizione in stile biblico che da noi e’ conosciuta come “occhio per occhio, dente per dente”. Se nei tempi antichi questo modello punitivo ha rappresentato (forse) un inizio primordiale del “diritto penale”, grazie al Cielo con il passare del tempo e’ stato superato da legislazioni capaci di punire il reo, senza mettere in atto delle crudeltà assolute. 

Purtroppo, non in tutti i Paesi del mondo l’ “occhio per occhio” e’ stato abbandonato. Nella Repubblica Islamica dell’Iran, questa azione abominevole viene ancora messa in pratica ed e’ direttamente inserita nel Codice Penale.

Proprio in questi giorni, la Corte Suprema iraniana ha ordinato di accecare un detenuto di appena 28 anni, come punizione per aver a sua volta accecato un altro uomo durante una rissa in strada. A nulla e’ valso che Saman, questo il nome del detenuto, avesse dichiarato di non aver volontariamente accecato la vittima (di nome Jalal), durante la rissa (Iran Human Rights).

Nell’Ottobre del 2014, con la pena del Qisas fu impiccata Reyhaneh Jabbari, accusata di aver ucciso un uomo – membro dell’intelligence iraniana – che aveva provato a stuprarla. Aggiungiamo anche che, per coloro che uccidono, e’ possibile evitare la pena del Qisas (ovvero essere a loro volta uccisi), pagando una somma di denaro alla famiglia della vittima (se la famiglia acconsente). Questa somma, se la vittima e’ una donna, e’ esattamente la meta’ rispetto a quella prevista per l’omicidio di un uomo…

Al “Qisas” sono dedicati i primi ottanta articoli del Codice Penale iraniano. Per approfondire: Books I & II of the New Islamic Penal Code

Qui di seguito il video delle proteste del Fronte Nazionale democratico iraniano nel 1981, quando Khomeini ordino’ di inserire il Qisas nella legislazione della Repubblica Islamica. Uno dei leader di quel Fronte Nazionale democratico era Shapour Bakhtiar, Primo Ministro iraniano per breve tempo dopo la rivoluzione del 1979, ucciso dai sicari di Khomeini a Parigi nel 1991.

Le proteste contro il Qisas del 1981, furono per i Mullah una scusa per ordinare la repressione del Fronte Nazionale e la sua sparizione dalla scena politica iraniana.