Archivio per la categoria ‘Iran jihad Islamica’

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I due attentati compiuti da Isis a Teheran – uno presso il Parlamento, l’altro presso il Mausoleo dell’Imam Khomeini – vanno inquadrati nel rapporto perverso esistente tra il regime iraniano e il terrorismo sunnita salafita.

La Repubblica Islamica, infatti, da decenni finanzia il peggior terrore. Per queste ragioni, da decenni l’Iran e’ considerato dal Dipartimento di Stato americano, il primo sponsor del terrorismo internazionale. Un terrorismo che va oltre le mere affiliazioni allo sciismo o al sunnismo.

Anzi, escludendo Hezbollah – praticamente una costola dei Pasdaran – il regime iraniano ha sempre preferito sostenere il terrorismo di matrice sunnita. Lo ha fatto prima nella galassia palestinese – si pensi solamente a Hamas o alla Jihad Islamica – per poi allargare lo sguardo all’organizzazione creata da Bin Laden, al-Qaeda.

Come la stessa Commissione per l’11 Settembre ha dimostrato, in cambio di attacchi contro le forze Occidentali impegnate in Medioriente, l’Iran ha garantito ai terroristi di al-Qaeda delle basi sicure sul suo territorio e transiti senza praticamente controlli. Negli anni, quindi, il regime iraniano ha creato rapporti privilegiati anche con i vecchi nemici Talebani, diventando oggi uno degli sponsor principali degli “Studenti delle Scuole Coraniche”.

Se al-Qaeda in Iraq si e’ potuto trasformare liberamente in Isis, lo si deve anche e soprattutto al regime iraniano. Non solo per il sostegno dato ai terroristi sunniti in chiave anti-Usa, ma anche per le politiche settarie imposte all’Iraq dall’ex Premier iracheno al-Maliki. In Siria stessa, l’Iran si e’ ben guardato dall’attaccare Isis, preferendo scenderci a patti attraverso gli intermediari del dittatore siriano Bashar al Assad. Oggi la Siria e l’Iraq sono praticamente invasi da milizie sciite paramilitari controllate dai Pasdaran iraniani che, se non costrette (come quando Isis raggiunge aree dell’Iraq considerate vitali dagli interessi di espansione iraniani), non sparano un colpo contro lo Stato Islamico

Secondo quanto si apprende da fonti iraniane, gli autori degli attentati di Teheran hanno cittadinanza iraniana. Difficile credere che siano sfuggiti alla conoscenza delle autorità del regime khomeinista. Più probabile che, quanto accaduto, sia il risultato di un cortocircuito in quello che e’ il rapporto perverso e consolidato tra il regime sciita iraniano e le peggiori forme esistenti del terrorismo salafita sunnita.

Per questo motivo, proprio gli attentati di Teheran, dimostrano quanto sia importante limitare il potere dell’Iran, piuttosto che considerare quel Paese un “alleato” nella lotta al terrorismo. Un terrorismo che esso stesso non solo crea, ma di cui ne perde il controllo…

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Benedetto dal terrorista Qassem Soleimani, si e’ tenuto in Libano un incontro tra rappresentanti di Hamas, Hezbollah e dei Pasdaran. Nell’incontro, organizzato due settimane or sono, il gruppo terrorista palestinese ha chiuso definitivamente la crisi con Teheran, iniziata con lo scoppio della guerra in Siria.

Va precisato che già qualche mese addietro, dopo una conferenza tenutasi a Teheran sulla Intifada Palestinese, era stato reso noto che l’Iran aveva promesso di finanziare Hamas con oltre 27 milioni di dollari (Gaiaitalia.com). L’incontro in Libano, quindi, sancisce definitivamente il ritorno del regime iraniano nella Striscia di Gaza.

Secondo quanto riporta il quotidiano arabo Asharq al-Awsat, il nuovo patto tra Teheran e Hamas sarebbe stato benedetto da Ismail Haniyeh – successore di Khaled Meshaal alla guida del movimento – e da Yahya Sinwar, capo di Hamas a Gaza. Ovviamente, questo accordo avrà un peso importante non solo nel bloccare le evoluzioni di Hamas verso un accordo con Israele – di cui ultimamente si era parlato – ma anche nell’approfondimento della crisi dei rapporti tra Egitto e Hamas. Infine, considerando la costante tensione tra Turchia e Iran, questo accordo potrebbe anche incrinare i rapporti tra Hamas e Ankara.

A preoccupare, infine, e’ anche l’annuncio dato dalla associazione caritatevole al-Ansar di Gaza: tale associazione, infatti, ha firmato un accordo con la Fondazione Iraniana per i Martiri Palestinesi. Grazie a questo accordo, Teheran si e’ detto pronto a finanziare le famiglie gli “shaheed” – leggi terroristi – palestinesi morti tra l’inizio della Seconda Intifada e il 31 giugno del 2014. Si tratta di oltre 2 milioni di dollari che, in qualsiasi momento, potrebbero essere usati per finanziare nuovi attacchi terroristici nella regione. L’associazione al-Ansar, e’ affiliata alla Jihad Islamica Palestinese, un gruppo terrorista praticamente quasi totalmente finanziato dalla Repubblica Islamica (ITIC).

Dopo l’accordo in Libano, e’ stato anche reso noto che molto presto Ismail Haniyeh potrebbe visitare Teheran. 

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Ahmed Galambur, già colonnello dei Pasdaran e oggi professore all’università di Teheran, ha affermato che la Guerra Iraq – Iran non fu, come racconta la stessa storiografia iraniana, una “guerra imposta”, ma fu il preciso volere dell’Imam Khomeini per espandere il potere della Repubblica Islamica fuori dall’Iran. Questo, ha continuato Galambur, perchè la “Repubblica Islamica non conosce limiti geografici” (al Arabiya).

Aggiornando il suo discorso ai fatti attuali, Ahmed Galambur ha dichiarato che gli attuali interventi militari di Teheran in diversi Paesi della Regione, inclusi Yemen e Siria, fa parte della strategia militare basata sul principio che “la migliore difesa è l’attaco”. Ergo, il regime iraniano ha consapevolvemte deciso di attaccare “il nemico” in Siria, Libano, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. Ovviamente, su preciso ordine dell’Imam Khamenei, attuale Guida Suprema iraniana.

Infine, Galambur ha attaccato coloro che non hanno la sua stessa visione della politica estera iraniana. “Alcuni in Iran” – ha detto Galambur – non riconoscono il concetto puro della rivoluzione e insistono nell’agire solamente all’interno dei confini iraniani. Queste persone, non sono consapevoli dei veri obiettivi della rivoluzione e del suo slogan ‘guerra fino alla vittoria‘”

Purtroppo, le parole di Galambur non vanno prese come mera propaganda. Non solo perchè il regime iraniano ha sempre agito per espandere la rivoluzione khomeinista, ma anche perchè lo stesso Khomeini rifiutò nel 1982 di mettere fine alla guerra contro l’Iraq, proprio al fine di fare di Baghdad un nuovo avamposto iraniano.

Un obiettivo che, per via dell’Iran Deal, delle milizie paramilitari sciite e di puppet come al-Maliki, Teheran sta ottenendo in questo periodo. Un “successo” realizzato per mezzo di massacri di popolazione sunnita che nulla hanno da invidiare a quelli compiuti dai jihadisti del Califfato contro gli sciiti.

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Un vero e proprio quartier generale, da dove il regime iraniano praticamente comanda le azioni militari in difesa del dittatore siriano Bashar al Assad. Secondo quanto pubblicato in un articolo esclusivo del Daily Mail, questo quartier generale – definito “la Serra”, in farsi Maqar-e Shishe’i – si trova a Damasco, non lontano dall’aeroporto internazionale. Composto da cinque piani, il quartier generale iraniano permette anche ai Pasdaran di coordinare le loro attività militari con quelle dei russi, soprattutto per quanto concerne lo scambio di materiale di intelligence e le attività delle milizie paramilitari (si veda l’immagine sottostante). La fonte di questa informazione esclusiva, sempre secondo quanto riporta il quotidiano inglese, sarebbe direttamente un agente dei Pasdaran che, segretamente, avrebbe passato le informazioni ai membri della resistenza anti-regime legata ai Mujahedeen del Popolo (Daily Mail).

Sempre secondo i dati pubblicati dal Daily Mail, sarebbero almeno 16000 i membri delle milizie paramilitari sciite comandate direttamente da Teheran, in particolare dalla Forza Qods del Generale Qassem Soleimani, unità speciale dei Pasdaran espressamente dedita ad esportare la rivoluzione khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Questo numero è quello fornito da fonti Occidentali. Le fonti interne dei dissidenti anti-Teheran, parlano però di almeno 60000 paramilitari sciiti impegnati in Siria, a cui vanno aggiunti 10000 terroristi di Hezbollah. Forze di jihadisti pro-Pasdaran, provenienti da Paesi quali l’Iraq, il Pakistan, i Terrritori palestinesi e l’Afghanistan.

La “Serra” dell’Iran a Damasco è composto da almeno 180 stanze e, proprio nelle vicinanze, ha una pista di atterraggio (ribattezzata dall’opposizione “Muhammed Ali”), che permette ai Pasdaran di ricevere rifornimenti di beni alimentari, materiali, armamenti e truppe fresche. Sempre secondo quanto riporta il Daily Mail, sinora l’Iran avrebbe speso almeno 100 miliardi di dollari per sostenere il regime di Bashar al Assad, soldi ovviamente rubati dalle case del popolo iraniano che langue nella disoccupazione. Soldi ottenuti, tra le altre cose, anche dalla fine delle sanzioni internazionali contro Teheran relative al programma nucleare clandestino.

Nel piano meno uno del palazzo, è stato creato un ufficio sotto la direzione del Pasdaran Razi Mousavi, ex comandante della Forza Qods in Siria, il cui compito è quello di pagare mensilmente i salari dei jihadisti sciiti al servizio di Assad. Il capo attuale delle operazioni militari iraniane in Siria si chiama Jafaar Assadi: Assadi ha diviso la Siria in cinque diversi fronti (Nord, Est, Sud, Comando Centrale, Costa). Per ogni fronte è stata costruita una base militare dei Pasdaran, capaci di ospitare almeno 6000 miliziani con armamenti pesanti. Per quanto concerne il numero di iraniani direttamente coinvolti nel conflitto, dallo scorso anno questo numero sarebbe cresciuto da 5000 Pasdaran a 16000.

Nonostante questo schiramento di forze, il regime iraniano non è riuscito a mantenere in piedi Assad da solo. Per questo, nel luglio dello scorso anno, il Generale Qassem Soleimani – in violazione delle sanzioni a suo carico – è volato a Mosca per chiedere il sostegno di Putin (la Russia è poi intervenuta nel conflitto). Secondo il Daily Mail, questo sostegno sarebbe costato a Teheran il pagamento di almeno 3 miliardi di dollari, sui 10 miliardi previsti per il costo dell’intervento russo in Siria.

Come dimostrato, lo schiramento di forze regolari e irregolari in Siria, può essere definita come una vera e propria forza di occupazione.

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Nel suo discorso di insediamento come Capo della Suprema Università Nazionale della Difesa, il comandante pasdaran Ahmad Vahidi, ha lanciato un durissimo attacco contro gli Stati Uniti. Parlando a Teheran, l’ex Ministro della Difesa di Ahmadinejad, ha affermato che il conflitto tra Iran e Stati Uniti continuerà in ogni campo e terminerà solamente quando il “regime del male” – ovvero gli USA – non sarà sostituito con “dal regime del bene” (che per Vahidi sarebbe la Velayat-e Faqih khomenista).

Parafrasando l’ideologo della Fratellanza Mussulmana Sayyd Qutb, Ahmad Vahidi ha sottolineato che il mondo è pieno di “ingiustizia e ignoranza”. In tal senso, va evidenziato soprattutto termine “ignoranza”: si ricorderà infatti che, proprio con la scusa di combattere il “mondo della jahiliyya (ovvero dell’ignoranza), il pensatore sunnita Qutb giustificava il ricorso alla peggiore violenza jihadista. Sebbene l’Iran sia un regime sciita, non va dimenticato che Khomeini era un grande conoscitore del pensiero della Fratellanza Mussulmana e il suo successore, Ali Khamenei, è il maggiore traduzione dei testi di Sayyd Qutb in farsi (Fars News).

Non si prenda questo collegamento ideologico tra Fratellanza Mussulamana e khomeinisti come un dato meramente teorico. Il regime iraniano è il primo sponsor al mondo del terrorismo internazionale e proprio Ahmad Vahidi – in quanto  (ormai ex) comandante della Forza Qods – è stato tra gli organizzatori del terribile attentato contro il Centro Ebraico AMIA di Buenos Aires, il 18 luglio del 1994. L’attentato uccise oltre 80 civili innocenti e l’Interpol emise mandati di cattura internazionale non solo contro Vahidi, ma anche contro altri esponenti del regime iraniano quali Ali Akbar Velayati, oggi consigliere di Ali Khamenei. Ricordiamo che, proprio per scoprire la verità sull’accaduto e per denunciare il ruolo di Teheran nell’attentato, è stato ucciso a Buenos Aires il Procuratore argentino Alberto Nisman (No Pasdaran).

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Sono giorni in l’attenzione dei media Occidentali è focalizzata unicamente sul terrorismo di Isis (o, come lo chiamano nel mondo arabo, Daesh). Normale che sia cosi, considerando i drammatici accadimenti avvenuti in queste settimane in Francia e in Germania. Purtroppo, però, proprio grazie a questa attenzione unidirezionale, il regime iraniano porta avanti la sua politica eversiva anche in Europa, praticamente indisturbato.

Qualche settimana fa, lo ricordiamo, la Germania ha arrestato cittadino Pakistano, reclutato dall’intelligence iraniana al fine di controllare le attività di una associazione ebraica. Un arresto preceduto dal fermo, qualche mese addietro, di altre due spie iraniane in Germana, questa volta reclutate all’interno del gruppo di opposizione del MEK e responsabili di monitorare le attività dei Mujahedeen del Popolo (No Pasdaran).

La notizia peggiore arriva però dal Kosovo: le autorità di Pristina hanno annunciato di aver arrestato un cittadino iraniano di nome Hasan Azari Bejandi (foto sotto), accusato di finanziamento del terrorismo internazionale e riciclaggio di denaro per contro della Repubblica Islamica dell’Iran. Una attività che Hasan portava avanti per mezzo di una ONG di nome “Fondazione Corano del Kosovo”, con ramificazioni anche nella vicina Albania (Radio Free Europe). Questa ONG, a sua volta, controllava quattro organizzazioni religiose. Organizzazioni che promuovevano posizioni anti-Occidentali. Tra il 2014 e il 2015, Hasan Azar Bejandi avrebbe ricevuto da Teheran oltre un milione di euro in maniera clandestina. Insieme ai soldi, trovato anche parecchio materiale di propaganda, giunto in Kosovo dall’Iran via Dubai (Express)

Ricordiamo che dal 2014, dal Kosovo sono partiti oltre 300 foreign fighters verso la Siria.

Per approfondire sulle attività di Teheran in Albania, Kosovo, Macedonia e Bosnia, si legga: Iran propagandists in Kosovo , Iran’s soft power reach Balkans

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Il 20 luglio scorso, il Dipartimento del Tesoro americano ha approvato nuove sanzioni contro il gruppo terrorista sunnita di al-Qaeda. La novità di questa decisione, è il fatto che i terroristi colpiti dalla decisione, sono tutti rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Una nuova prova del ruolo di Teheran nel sostegno al jihadismo salafita, nonostante le differenze religiose tra le due realtà. I tre terroristi si chiamano Faisal Jassim Mohammed Al-Amri Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi), e Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn (Ghumayn)e sono stati colpiti dalle sanzioni grazie all’Ordine Esecutivo 13224, approvato in seguito all’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 (Treasury.gov).

Secondo le informazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro americano, Al Khalidi nel 2014 ha il compito di raccogliere finanziamenti per al-Qaeda e nel 2015 era Capo della Commissione militare de “La Base”. Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi, veterano di al-Qaeda, si è rifugiato in Iran sin dal 2014, occupando il ruolo di mediatore tra l’organizzazione terrorista sunnita e Teheran. Grazie a questo ruolo, Bayumi ha potuto usare anche la Siria di Assad, come territorio per facilitare il trasferimento di fondi ad al-Qaeda. Infine Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn: egli ha ricoperto diversi incarichi all’interno di al-Qaeda, sia nel settore logistico, che in quello finanziario, di intelligence e di comunicazione. Dal 2015, Ghumayn ha assunto il ruolo di controllore dei finanziamenti e dell’organizzazione della cellula di al-Qaeda in Iran.

La decisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, rappresenta l’ennesima riprova del ruolo del regime iraniano nel finanziamento del terrorismo internazionale. Un ruolo che, avendo come solo scopo quello di espandere gli interessi della Velayat-e Faqih, non si limita al sostegno dei gruppi sciiti, ma arriva fino al finanziamento del peggior terrorismo di marchio sunnita salafita. Lo stesso che in questo periodo, proprio mentre il mondo apre all’Iran, insanguina le strade della Francia, della Germania e del Belgio.

Per approfondire il rapporto tra Iran e al Qaeda si legga: Ecco come l’Iran finanzia al-Qaeda; Il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001Iran and al Qaeda partners in terror