Archivio per la categoria ‘Iran Intelligence’

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Gli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano, hanno arrestao il regista Saleh Deldan e la giornalista Zeynab Karimian. L’arresto, secondo quanto diffuso da Iran Wire, sarebbe avvenuto il 23 gennaio scorso.

A Dicembre 2016, sempre secondo quanto riporta l’articolo, gli agenti dell’intelligence erano già entrati in casa del regista Deldan e lo avevano accusato di “agire contro la sicurezza nazionale” e di “propaganda contro il regime”. In quella occasione, Deldan era stato arrestato, ma rilasciato poco dopo.

Va aggiunto che, dalla repressione dell’Onda Verde in poi, Saleh Deldan è sempre stato perseguitato dal regime, anche perchè membro del Partito Marodslari, il Partito Democratico iraniano.

Per quanto riguarda Zeynab Karimian, ex giornalista di agenize come Mehr News e IRNA, il suo arresto per ora rimane oscuro. La Karimian è nota per essere una sostenitrice di Hassan Rouhani, e per ora non è chiaro se lo staff del Presidente iraniano sia coivolto direttamente. Lo stesso portavoce del Governo, Mohammad Bagher Nobakht, ha dichiarato ai giornalisti di non avere informazioni in merito e che era necessario chiedere al Ministero dell’Intelligence. Ennesima dimostrazione ci come non sia possibile, in Iran, credere di essere al sicuro profittando del sostegno di questa o di quella fazione politica.

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Tre vice comandanti dell’unità di intelligence dei Pasdaran iraniani, sono stati arrestati con l’accusa di corruzione, contrabbando, estorsione e riciclaggio di denaro. I tre, secondo le informazioni trapelate dal sito riformista “Amad News”, erano assistenti personali di Hossein Taeb, potente comandante dell’unità di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali, per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani, soprattutto durante la repressione del cosiddetto movimento dell’Onda Verde (Defend Democracy).

Dalle informazioni rilasciate in questi giorni da Amad News, si apprende che i tre Pasdaran sono stati arrestati ad Ottobre 2016: due di loro, “Atheem” e “Ifshari”, si troverebbero ancora in carcere, mentre il terzo fermato, indicato come tale “Mihrab”, sarebbe stato rilasciato su cauzione (Asharq al-Awsat).

La pubblicazione di queste informazioni sensibili avventa in questi giorni in Iran, deve essere inquadrata come parte della guerra intestina in corso all’interno del regime, tra la fazione di Hassan Rouhani, e quella legata alle Guardie Rivoluzionarie (alleati della magistratura). Una guerra che si gioca soprattutto sulla denuncia del drammatico livello di corruzione interna alla Repubblica Islamica, capace di coinvolgere i massimi livelli dell’establishment. In questi giorni, come noto, la fazione di Hassan Rouhani è rimasta orfana del suo rappresentante più potente, ovvero l’ex Presidente iraniano Hashemi Rafsanjani (No Pasdaran).

E’ chiaro che, nelle prossime settimane, assisteremo ad una crescita esponenziale della tensione tra le due fazioni in lotta, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali. In questo senso, sarà Khamenei a giocare il ruolo di ago della bilancia.

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Una notizia drammatica ci giunge dall’Iran: Mostafa Nabi, giovane manifestante arrestato durante le proteste anti regime di Pasargadae, è morto in seguito alle torture subite in carcere (Freedom Messenger). Il corpo di Mostafa, è già stato seppellito a Shiraz. Ricordiamo che, il 28 Ottobre scorso, in occasione del cosiddetto “Giorno di Ciro il Grande”, centinaia di persone di erano radunate presso Pasargadae – ove è sita la tomba di Ciro II – cantando slogan contro il regime, gridando “Ciro è il nostro padre” e invocando anche il ritorno della monarchia Phalavi. Qui di seguito la foto di Musfata Nabi e una immagine del suo funerale.

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Di quelle proteste, come ricorderete, vi abbiamo ampiamente dato notizia, riportando anche i video che i manifestanti erano riusciti a caricare in rete, aggirando la censura. Il regime ha duramente reagito, arrestando i principali leader della protesta (si parla di oltre 150 arresti). Tra le persone fermate, pare ci sia anche il filosofo iraniano Homayoun Panahi, attualmente detenuto nel carcere dell’intelligence iraniana a Shiraz.

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Ali Shariati e’ un coraggioso giovane iraniano di appena 30 anni. Gli ultimi mesi della sua vita, li ha passati in galera, ad Evin. Una sofferenza non dovuta al fatto che Ali ha compiuto un crimine materiale, ma unicamente per la scelta di questo coraggioso attivista, di protestare contro gli abusi del regime sulle donne.

Come si ricorderà, infatti, due anni or sono, le donne iraniane furono soggette di decine e decine di attacchi con l’acido. Attacchi compiuti dai membri di Hezbollah Iran, contro le donne che portavano male il velo. Nessuno ha mai pagato per quanto accaduto, nonostante il fatto che diverse di queste giovani iraniane, hanno avuto il volto totalmente sfigurato in seguito alla violenza subita. Al contrario, la risposta dei legislatori iraniani fu quella di promuovere un “Piano per la virtù della donna”, in cui si autorizzavano i Basij ad usare le maniere forti contro coloro che violavano i codici di abbigliamento islamici (Iran Human Rights Campaign). Al contrario del Parlamento iraniano, però, centianaia e centinaia di iraniani si ribellarono agli attacchi con l’acido contro le donne. Le strade di numerose città della Repubblica Islamica furono protagoniste di proteste pacifiche, purtroppo represse duramente dal regime.

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Tra coloro che protestarono, davanti al Parlamento iraniano c’era anche Ali Shariati. Arretstato il 18 Febbraio del 2015, Ali è stato condannato a 12 anni e 9 mesi di carcere dal giudice Salavati, noto per essere al servizio dell’intelligence. Il giudice accusò Ali di “aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale“, di “avere una parabola satellitare a casa” e di “fare propaganda contro lo Stato“, per alcuni post scritti contro il regime sui social (Iran Human Rights Campaign).

Poco dopo la condanna, nel Novembre del 2015, Ali Shariati dichiarò lo sciopero della fame e della sete. Uno sciopero che gli fece quasi perdere totalmente la coscienza e gli rese alcuni arti parzialmente paralizzati. La sua richiesta alla Corte era quella di ottenere la libertà condizionata. Una libertà ottenuta per brevissimo tempo dopo la morte del padre nel Maggio del 2016. Purtroppo, una libertà breve; alla fine di ottobre, infatti, le forze di sicurezza sono tornate senza preavviso a prelevarlo e lo hanno rinchiuso nuovamente nel carcere di Evin. A distranza di mesi, Ali ha deciso di dichiarare nuovamente lo sciopero della fame. Per questo, qualche giorno fa, Ali ha deciso di dichiarare nuovamente lo sciopero della fame.

Purtroppo, il caso di Ali Shariati dimostra, nuovamente, l’incapacità del Presidente Rouhani di mantenere le sue promesse elettorali. Le carceri iraniane, dalla sua elezione nel 2013, si sono riempite a dismisura di detenuti politici e di coscienza. Un aumento delle repressioni, davanti alle quali il Presidente ha taciuto quasi totalmente.

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Il 26 agosto scorso la famiglia del blogger Sattar Beheshti, torturato e ucciso dal regime nel novembre del 2012, aveva organizzato una cerimonia in ricordo del loro caro. In quella occasione, infatti, i famigliari volevano festeggiare il compleanno di Sattar, nato proprio il 26 agosto del 1977.

Purtroppo, la famiglia e gli amici di Sattar non hanno fatto nemmeno in  tempo ad accendere una candela di ricordo. Appena avuta notizia dell’incontro, le forze di sicurezza iraniane di sono precipitate nella case del padre di Sattar e hanno impedito a chiunque volesse entrare, di prendere parte alla cerimonia. Non solo: i Pasdaran del regime hanno anche arrestato, in maniera violenta, Sahar Beheshti – sorella del defunto blogger Sattar – e suo marito Mostafa Eslami. I due sono stati trasferiti in una località sconosciuta (Hrana).

In seguito all’arresto di Sahar e di suo marito, la signora Gohar Eshghi (anziana madre di Sattar e Sahar Beheshti) e un gruppo di attivisti, si sono recati presso la sede della polizia di Robat Karim, a pochi chilometri dalla capitale Teheran. Qui, invece di ricevere informazioni, la delegazione è stata fermata e cacciata a malomodo. Uno degli attivisti, Mohammad Mozaffari, è stato anche arrestato e interrogato per numerose ore (Hrana).

Ricordiamo che, dopo la morte di Sattar Beheshti, le forze di sicurezza iraniane avevano avvertito la famiglia del giovane blogger, minacciando di essere pronti ad arrestare altri altri membri della famiglia se non fosse calato il silenzio sull’intera vicenda. Coraggiosamente, la famiglia di Sattar non si è piegata, diventando un simbolo della lotta civile per la democrazia in Iran.

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Il Procuratore Federale della Germania ha annunciato l’arresto di Said Mustafa, 31 anni, cittadino pakistano di fede sciita. Per lui l’accusa e’ quella di essere una spia al servizio del MOIS, il Ministero dell’Intelligence iraniano. Said Mustafa sarebbe stato arrestato presso Bremen, cittadina a nord della Germania (Al Arabiya).

Secondo le informazioni rese pubbliche, la spia aveva il compito di sorvegliare  Reinhold Robbe, Presidente della Societa’ Germania – Israele e alter persone a lui vicine. Sui loro spostamente, Said Mustafa doveva riportare ai suoi padroni in Iran (Radio Free Europe, Comunicato Ufficiale).

Va anche ricordato che, nell’aprile scorso, altre due persone sono state arrestate in Germania, con l’accusa di spiare per Teheran il gruppo di opposizione al regime dei Mullah dell’MKO. Le due spie arrestate in Aprile, tra le altre cose, erano ex membri del gruppo di opposizione MKO, passati al servizio dell’intelligence iraniana (Iran-Interlink).

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Dalla firma dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha aumentato i suoi sforzi per acquisire material utile al fine di costruire la bomba nucleare (The Algemeiner). La denuncia arriva direttamente da Berlino, ed e’ contenuta nell’annuale rapporto del BfV, il servizio segreto tedesco. Non solo: il BfV rileva anche l’aumento dei tentative iraniani di acquisire tecnologia utile al fine di sviluppare il suo programma missilistico, anch’esso contrario alla risoluzione ONU 2231 (quella che ha legittimato l’accordo nucleare e ha permesso la fine delle sanzioni sul nucleare).

Davanti alle rivelazione del suo servizio segreto, la Cancelliera Angela Merkel ha espressamente dichiarato al parlamento Tedesco (il Bundestag) che, quanto reso noto dal BfV, rappresenta una chiara violazione dell’accordo nucleare e della Risoluzione 2231 (Bild).

Insieme alla rivelazione del servizio segreto tedesco, va anche riportata quella fatta dal think tank americano Institute for Science and International Security – ISIS, voce di primo livello per quanto concerne le questioni tecniche relative al nucleare. Secondo quanto rivela un report l’ISIS, l’Iran ha tentato di comprare da un Paese terzo tonnellate di fibbra di carbonio, materiale usato nelle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, al fine di aumentarne le prestazioni. Il report non cita quale sia il Paese terzo che era disposto a rifornire l’Iran di questo materiale dual-use.

Ad ogni modo, e’ ovvio anche in questo caso l’Iran non ha rispettato i suoi obblighi verso l’accordo nucleare del 14 luglio 2015, considerando che per mezzo della fibbra di carbonio, Teheran potrebbe produrre molto piu’ uranio arricchito rispetto a quello prestabilito a Vienna. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dall’AIEA, l’Iran gia’ possiede il quantitativo di fibbra di carbonio necessaria, per costruire rotori di sostituzione per le sue centrifughe avanzate  (ISIS).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima prova della volonta’ di Teheran di sfruttare il tempo concesso dall’accordo nucleare, non al fine di rappresentare un attore di pace nella regione, ma solamente allo scopo di agire liberamente (e senza pressioni) per completare la strada verso l’ordigno nucleare. Lo stesso principio che nel 2003, come ammesso dall’allora negoziatore nucleare (oggi Presidente) Rouhani, porto’ l’Iran ha firmare l’accordo di Teheran con gli EU-3 (Francia, Germania e Gran Bretagna).