Archivio per la categoria ‘Iran in Siria’

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Dopo le pressioni bipartisan, l’Italia ha deciso di bloccare l’ingresso della terrorista palestinese Leila Khaled, responsabile di dirottamente aerei con a bordo innocenti civili tra la fine degli anni ’60 e inizio anni ’70.

L’arrivo della Khaled in Italia era parte di un tour organizzato da attivisti filo-palestinesi, in occasione delle celebrazioni dei cinquant’anni del movimento Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione inserita nella lista dei gruppi terroristici sia dagli Stati Uniti che dalla stessa Unione Europea. 

Tra le altre cose, solamente pochi giorni prima dell’arrivo della Khaled in Italia, il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, aveva fatto approvare una mozione che, sistematicamente, vieta a personalità, gruppi ed entità coinvolte in azioni terroristiche di accedere al Parlamento Europeo.

La decisione di bloccare Leila Khaled da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ovvero dal Ministero dell’Interno, ovvero dal Ministro Minniti, va assolutamente elogiata. Ora pero’ e’ tempo di fare un passo avanti, e di bloccare anche coloro che sono responsabili di sostenere il terrorismo.

In questo senso, e’ necessario che l’Italia prenda coscienza che l’Iran e’ da anni il primo sponsor del terrorismo internazionale, come riconosciuto dallo stesso Dipartimento di Stato americano. Proprio l’Iran da decenni finanzia le attività del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, gruppo che tanto scalda i cuori dei sostenitori della sinistra radicale, ma che non e’ altro che l’ennesimo movimento armato con le mani sporche di sangue.

Non solo: proprio il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, in questi anni, si e’ reso responsabile dei peggiori massacri in Siria, combattendo su ordine dell’Iran, per il macellaio Bashar al-Assad.

E’ tempo che a pagare non siano solamente coloro che concretamente compiono gli attentati e i massacri, ma anche coloro che materialmente pagano i terroristi per uccidere civili e seminare violenza: e’ tempo, per il mondo democratico, di chiudere le porte all’Iran! 

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Saad Hariri e’ un uomo di tatticismi. Lo e’ da quando, erede del defunto padre Rafiq e’ saltato in aria nel 2005, dilaniato dall’esplosivo piazzatogli da agenti deviati dell’intelligence libanese, su ordine di Damasco e Teheran.

Nonostante la morte del padre, Hariri ha governato il Libano accettando di scendere a patti con Hezbollah, ovvero con l’emblema di coloro che – pur vivendo nel Paese dei Cedri – rappresentano uno Stato nello Stato al servizio degli agenti esterni che hanno ucciso Rafiq Hariri.

Non e’ la prima volta che Hariri si dimette da Primo Ministro libanese. Era già accaduto nel 2011 e anche in quella occasione Hariri attacco’ Hezbollah, accusandolo di sabotare il suo Governo. Allora, pero’, Saad Hariri non punto’ l’indice contro Teheran duramente, ne tanto meno annuncio’ le sue dimissioni dall’Arabia Saudita.

Quanto sta accadendo in questo momento e’ diverso. E’ diverso perché, come suddetto, Hariri ha detto basta da Riad e ha non solo attaccato Hezbollah, ma soprattutto il regime iraniano. Il Presidente libanese Aoun, vicino ad Hezbollah, ha rifiutato le sue dimissioni invitandolo a ritornare in patria, ma Hariri ha continuato il suo viaggio nel Golfo, raggiungendo gli Emirati Arabi Uniti, altro alleato di Riad.

Le dimissioni di Saad Hariri sono parte di una vera e propria dichiarazione di guerra dell’Arabia Saudita contro il regime iraniano. Non e’ dato sapere se questa guerra verrà combattuta tra i due contenenti del Golfo direttamente, ma sicuramente ci saranno delle importanti ripecussioni, in primis in Libano, ma non solo. In Libano, ovviamente, i rischi sono molteplici: non solo lo scontro tra Hezbollah e le fazioni anti iraniane, ma anche il possibile nuovo scontro (in questo caso militare), tra il Partito di Dio e Israele.

Ieri pero’, a Riad e’ arrivato a sorpresa anche Abu Mazen, Presidente dell’ANP e da poco in accordo con Hamas per un nuovo Governo di unita’ nazionale. Lo stesso Hamas che, appena qualche giorno addietro, ha inviato una delegazione in Iran, promettendo a Teheran di restare un alleato fedele. Dulcis in fundo, appena qualche giorno prima di visitare l’Iran, a Riad era arrivato il Premier iracheno al-Abadi, sciita, ma alla ricerca disperata di appigli esterni per non diventare un altro puppet del regime iraniano.

A fare da cornice a questi giochi di potere regionali, c’e’ la nuova politica dell’Amministrazione Trump verso il regime iraniano e soprattutto verso il Pasdaran, ormai sulla via di essere dichiarati una organizzazione terroristica tout court. Una mossa che segue la decisione del Congresso americano del 2015, che ha portato all’inserimento di 100 personalità e enti legati ad Hezbollah, nella lista delle sanzioni.

Concludendo, quanto accaduto con Saad Hariri non e’ puro tatticismo, me a’ parte di un gioco più grande, che vede l’Arabia Saudita intenzionata a fermare ad ogni costo l’avanzata dell’Iran nella regione Mediorientale, considerata una minaccia alla sopravvivenza stessa del regime wahabita. Per queste ragioni, l’Europa deve stare molto attenta a giocare tutte le sue carte investendo sul regime iraniano.

La bonarietà dell’ex Presidente americano Obama, l’accordo nucleare, la crisi siriana e quella irachena (e quella in Yemen), avranno anche costruito per l’Iran una autostrada per amplificare il suo potere regionale. La cosa pero’ e’ andata troppo oltre e tanti attori, tra loro assai diversi, convergono su un solo punto: quell’autostrada va distrutta, ad ogni costo…

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Il Premier iracheno al-Habadi lo ha definito un accordo disgustoso, che offende tutto il popolo iracheno. E’ stato questo il commento fatto dal Primo Ministro di Baghdad, dopo l’annuncio dell’accordo di tregua tra l’esercito libanese e Hezbollah, con i jihadisti sunniti di Isis.

Ufficialmente, l’accordo e’ stato concordato per arrivare allo scambio dei corpi di otto soldati libanesi uccisi dai terroristi di Isis, con la liberazione di circa 400 jihadisti sunniti dalle carceri libanesi, 17 bus con aria condizionata, 11 ambulanze e un libero passaggio per i membri del Califfato su alcuni territori siriani, controllati da Assad (NY Times).

Nei fatti, pero’, si tratta di un accordo che riconosce il Califfato dichiarato da al-Baghadi nel 2014 e tutta la strategia sinora intrapresa, per contrastare ed eliminare Isis. La rabbia di al-Habadi, quindi, e’ più che comprensibile, soprattutto considerando quello che l’Iraq ha passato (e sta passando) per mano di Isis.

Pochi hanno fatto caso al fatto che, nell’accordo tra Libano-Hezbollah e Isis, c’era anche il ritorno del corpo del jihadista sciita iraniano, membro dei Pasdaran, Mohsen Hajj, catturato e poi ucciso dai jihadisti sunniti del Califfato in Siria.

Al ritorno della sua salma, i media iraniani vicini ai Pasdaran, particolarmente l’agenzia di stampa Tasnim News, hanno dedicato una grandissima attenzione. Segno evidente che Mohsen Hajj rivestiva un ruolo di estrema importanza per Teheran in Siria, probabilmente di collegamento con il gruppo terrorista Hezbollah (Stripes.com).

Cosi, in cambio di questa salma, la Repubblica Islamica dell’Iran ha praticamente costretto il Libano a riconoscere pubblicamente Isis per la prima volta, generando la rabbia degli stessi alleati di Teheran, praticamente usati come carne da macello per gli obiettivi espansionistici del regime iraniano.

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Non e’ una novità apprendere che il regime iraniano usa velivoli destinati all’aviazione civile, al fine di inviare jihadisti sciiti in Siria per combattere al fianco dell’esercito di Assad.

E’ noto che Teheran usa in particolare i vettori della Mahan Air, che tra le sue destinazioni internazionali ha anche l’aeroporto milanese di Malpensa. Nonostante le denunce, ad oggi, ne il Gruppo SEA – gestore dello scalo – ne i vertici politici milanesi, hanno pensato di intervenire per fermare la compagnia iraniana. Cio’, a dispetto del fatto che le normative della ICAO riguardanti l’aviazione civile, vietano espressamente l’uso dei vettori destinati al traffico passeggeri, per scopi militari. 

In queste ore, quindi, e’ stato scoperto che la Repubblica Islamica usa anche i vettori della Iran Air, compagnia di bandiera iraniana, per trasferire jihadisti in Siria. La violazione e’ stata dimostrata dall’account Twitter “Iran in Syria”, che ha pubblicato le foto (alcune riportate in basso a questo articolo) di miliziani sciiti di origine afghana, mentre si imbarcavano su un volo in partenza da Teheran e diretto a Tadmur, in Siria. Questi jihadisti sciiti, quindi, sono stati successivamente fotografati e ripresi in Siria in mimetica, mentre combattevano per il regime di Damasco (Tweet).

Stante quanto dimostrato, e’ necessario che la compagnia franco-italiana ATR, sospenda immediatamente l’accordo firmato con la Iran Air, per la vendita di 20 ATR 72-600 (con una opzione di altri venti), valevole oltre un miliardo di euro. Non e’ possibile infatti garantire che, i vettori che verranno consegnati dalla ATR, non vengano usati per scopi militari, per trasferire in Siria (e altrove), non solo miliziani, ma anche armi e munizioni.

La continuazione di questo accordo, lo ricordiamo, porterebbe eventualmente anche la stessa ATR a rendersi complice delle violazioni delle normative internazionali dell’ICAO, da anni commesse dal regime iraniano!

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I due attentati compiuti da Isis a Teheran – uno presso il Parlamento, l’altro presso il Mausoleo dell’Imam Khomeini – vanno inquadrati nel rapporto perverso esistente tra il regime iraniano e il terrorismo sunnita salafita.

La Repubblica Islamica, infatti, da decenni finanzia il peggior terrore. Per queste ragioni, da decenni l’Iran e’ considerato dal Dipartimento di Stato americano, il primo sponsor del terrorismo internazionale. Un terrorismo che va oltre le mere affiliazioni allo sciismo o al sunnismo.

Anzi, escludendo Hezbollah – praticamente una costola dei Pasdaran – il regime iraniano ha sempre preferito sostenere il terrorismo di matrice sunnita. Lo ha fatto prima nella galassia palestinese – si pensi solamente a Hamas o alla Jihad Islamica – per poi allargare lo sguardo all’organizzazione creata da Bin Laden, al-Qaeda.

Come la stessa Commissione per l’11 Settembre ha dimostrato, in cambio di attacchi contro le forze Occidentali impegnate in Medioriente, l’Iran ha garantito ai terroristi di al-Qaeda delle basi sicure sul suo territorio e transiti senza praticamente controlli. Negli anni, quindi, il regime iraniano ha creato rapporti privilegiati anche con i vecchi nemici Talebani, diventando oggi uno degli sponsor principali degli “Studenti delle Scuole Coraniche”.

Se al-Qaeda in Iraq si e’ potuto trasformare liberamente in Isis, lo si deve anche e soprattutto al regime iraniano. Non solo per il sostegno dato ai terroristi sunniti in chiave anti-Usa, ma anche per le politiche settarie imposte all’Iraq dall’ex Premier iracheno al-Maliki. In Siria stessa, l’Iran si e’ ben guardato dall’attaccare Isis, preferendo scenderci a patti attraverso gli intermediari del dittatore siriano Bashar al Assad. Oggi la Siria e l’Iraq sono praticamente invasi da milizie sciite paramilitari controllate dai Pasdaran iraniani che, se non costrette (come quando Isis raggiunge aree dell’Iraq considerate vitali dagli interessi di espansione iraniani), non sparano un colpo contro lo Stato Islamico

Secondo quanto si apprende da fonti iraniane, gli autori degli attentati di Teheran hanno cittadinanza iraniana. Difficile credere che siano sfuggiti alla conoscenza delle autorità del regime khomeinista. Più probabile che, quanto accaduto, sia il risultato di un cortocircuito in quello che e’ il rapporto perverso e consolidato tra il regime sciita iraniano e le peggiori forme esistenti del terrorismo salafita sunnita.

Per questo motivo, proprio gli attentati di Teheran, dimostrano quanto sia importante limitare il potere dell’Iran, piuttosto che considerare quel Paese un “alleato” nella lotta al terrorismo. Un terrorismo che esso stesso non solo crea, ma di cui ne perde il controllo…

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Ufficialmente, il documento e’ marcato “Memo 1455”, firmato in persona dal Presidente siriano Bashar al Assad e dal capo delle Forze Armate del regime di Damasco, Abdullah Ayyoub (Memri). Con questo documento, nei fatti, Assad trasferisce il controllo de facto della Siria all’Iran. Perché?  Perché grazie alla firma di Assad, Teheran ottiene il pieno controllo del comando e del finanziamento di tutte le milizie armate siriane, fedeli allo stesso Assad.

Secondo quanto e’ stato rivelato, il Memo 1455 e’ stato firmato l’11 aprile del 2017. Il Memo approva le conclusioni di una commissione speciale che, tra le altre cose, raccomanda di creare un esercito siriano composto da 90,000 uomini, che lavori in diretto coordinamento con l’Iran, attraverso una organizzazione parallela denominata Brigate di Difesa Locali. Queste brigate, sempre secondo quanto scritto nel documento, devono essere poste sotto comando e il finanziamento dell’Iran – ovvero dei Pasdaran – “sino alla fine della crisi in Siria”.

 

In aggiunta, il Memo ammette anche che il regime siriano ha seria difficoltà a comandare e sostenere le varie milizie locali e manca di manodopera nello stesso esercito siriano. Cio’, non solo a causa delle perdite in guerra, ma anche delle defezioni e dell’indisponibilità’ di molti soldati ad essere inviati al fronte.

Piu’ precisamente, il Memo specifica che ci sono almeno 88,723 combattenti renitenti alla leva che – invece di finire in carcere – devono essere inclusi delle Brigate di Difesa Locali, sotto il diretto controllo iraniano. Avendo ormai il regime siriano rinunciato a obbligare queste persone ad andare al fronte, Damasco sta cercando di impiegarli in compiti meno rischiosi, inserendoli in milizie con disciplina meno rigida e vicino a casa.

Il 2 maggio scorso, la fotografia del Memo 1455 e’ stata pubblicata sulla pagina Facebook della Brigata Majaba Tribe Ra’d al-Mahdi, una milizia siriana creata recentemente dal regime iraniano (link). Va quindi ricordato che, un giorno prima la pubblicazione del Memo, una delegazione militare siriana guidata dal Capo di Stato Maggiore Abdallah Ayyoub ha visitato l’Iran e incontrato il Ministro della Difesa Hossein Dehghan e il Vice Comandante dei Pasdaran, Jamaluddin Aberoumand.

Infine, va sottolineato che, sempre la pagina della milizia rigata Majaba Tribe Ra’d al-Mahdi, il 30 aprile aveva rivelato l’esistenza di un altro documento importante, una lettera firmata dal Gen. Adnan Muhriz ‘Ali, capo della Divisione organizzativa dell’esercito siriano, al Capo di Stato Maggiore Ali Abdullah Ayyoub e alle massime autorità siriane. Nella lettera, sempre facendo riferimento al Memo 1455, si chiedeva a tutti di non arrestare disertori siriani che collaborando con gli iraniani nelle Brigate di Difesa locali. 

Concludendo, possiamo dire senza ombra di dubbio che, con il Memo 1455, Bashar al Assad ha praticamente donato le chiavi della Siria al regime iraniano, con tutte le conseguenze che ne competeranno.

Il Memo 1455

La lettera del Generale Adnan Muhriz ‘Ali

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I terroristi libanesi di Hezbollah – mantenuti totalmente dal regime iraniano, come ammesso dallo stesso Nasrallah – stanno trasferendo jihadisti sciiti al confine con la Giordania. 

Questo e’ quanto e’ stato scritto dall’agenzia di stampa iraniana Fars News, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie. Secondo la Fars, la decisione di trasferire oltre 1000 miliziani (12 reggimenti) al confine con la monarchia Hashemita, sarebbe derivata alla volontà di Teheran e di Hezbollah di bloccare una azione militare americana in Siria, pronta ad entrare in azione dall’area di confine di al-Tanf. Sempre secondo la Fars, l’esercito siriano – sostenuto ai Pasdaran – sarebbe anche pronto a schierarsi al confine con l’Iraq.

A proposito di Siraq, riportiamo la notizia dell’incontro avvenuto a Damasco tra una delegazione della milizia sciita irachena Harakat al-Nujaba – inserita nella Forza di Mobilitazione Popolare, ma controllata totalmente da Teheran – e il Ministro siriano Ali Haidar. Nell’incontro, le due parti hanno confermato l’intenzione di combattere congiuntamente, spostando anche l’area di guerra verso il Golan, allo scopo di colpire Israele (mei.edu).

Di seguito un video ripreso in Giordania: alcuni fedeli calpestano le immagini di Nasrallah, Khamenei e Khomeini, prima di entrare in Moschea.