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Gentiloni arriva alla Farnesina accolto dalla Mogherini

Siamo ormai quasi giunti al traguardo di un anno dalla firma dell’accordo nucleare con l’Iran, noto anche come Iran Deal. Quando quell’accordo fu firmato, i principali leader internazionali ci dissero che sarebbe stato un “turning point” non solo delle relazioni tra Occidente e Iran, ma soprattutto per la pacificazione della regione Mediorientale. 

All’epoca, scrivemmo chiaramente che questo rappresentava una illusione e che le modalità in cui si stava formulando quell’accordo e soprattutto il contenuto completamente sbilanciato a favore di Teheran, avrebbero determinato l’aumento dello scontro regionale, piuttosto che una diminuzione delle tensioni (si legga: Geopolitica dell’Iran Deal).

A distanza di quasi un anno, quindi, abbiamo deciso di ritornare sull’argomento, partendo dalle dichiarazioni fatte da Federica Mogherini e Paolo Gentiloni, all’epoca della firma dell’accordo di Vienna, il 14 luglio del 2015. Confuteremo le loro stesse parole, allo scopo di dimostrare quante imprecisioni sono state affermate da coloro che avrebbero avuto la responsabilità di analizzare meglio gli effetti di ciò che andavano a ratificare.

Le dichiarazioni

Partiamo da Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza della UE. Il 28 luglio del 2015, la Mogherini affermo’ testualmente:

L’accordo con l’Iran può davvero aprire un capitolo nuovo – per l’Iran, per il Medio Oriente e per il mondo intero…E poi la questione più difficile e forse più importante: possiamo gettare le basi per una dinamica nuova nella politica mediorientale, basata non più sullo scontro ma sul confronto

Continuiamo con quanto affermato all’epoca da Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri italiano, richiamandoci a quanto pubblicato dal sito della Farnesina:

Sono convinto che da questo accordo potranno derivare effetti positivi a livello globale e nella regione, sia per l’evoluzione dei diversi teatri di crisi sia per fare fronte alla minaccia comune rappresentata dall’estremismo violento e dal terrorismo.

Cosa e’ successo in verità

Al contrario di quanto hanno previsto Mogherini e Gentiloni, dopo l’accordo nucleare con l’Iran le tensioni internazionali e regionali sono aumentate. L’Iran, nonostante i divieti previsti dalla Risoluzione ONU 2231, ha compiuto diversi test con missili balistici intrinsecamente capaci di trasportare una ogiva nucleare (CNN). Non solo: il 30 dicembre 2015, un razzo e’ stato provocatoriamente lanciato dalla marina iraniana, vicino ad una nave americana nel Golfo Persico (NBC News). A proposito di Stati Uniti: come dimenticare il lancio di un attacco cyber partito da Teheran verso gli USA e l’arresto (e l’umiliazione) dei marines americani, entrati per una avaria alla loro imbarcazione nelle acque territoriali iraniane?

Passiamo quindi al contesto regionale: invece di abbassare le tensioni, l’accordo nucleare con l’Iran ha generato un vero e proprio caos. I rapporti tra l’Iran e l’Arabia Saudita, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche, sono praticamente sull’orlo di un conflitto. La battaglia tra Riyad e Teheran si combatte oggi sui terreni della Siria e dell’Iraq, con i Pasdaran iraniani impegnati a finanziare centinaia di milizie paramilitari sciite, allo scopo di esacerbare il conflitto settario all’interno dell’Islam. In Iraq, in particolare, le milizie sciite pagate dall’Iran, stanno portando avanti una vera e propria pulizia etnica dei sunniti dalle aree di interesse della Repubblica Islamica.

Frutto diretto di questa politica aggressiva dell’Iran, e’ stata la storica decisione del Consiglio di Cooperazione del Golfo e della Lega Araba, di inserire il gruppo libanese di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Proprio a proposito di Golfo, dopo l’accordo nucleare l’Iran ha continuato ad agire allo scopo di aumentare la tensione con le vicine monarchie sunnite. Pensiamo alle continue minacce contro il Bahrain, ma anche al sostegno dei Pasdaran nei confronti delle milizie Houthi in Yemen, autori di un vero e proprio colpo di Stato a Sana’a.

Ovviamente, neanche a dirlo, l’Iran ha aumentato (e non diminuito) il sostegno ai suoi classici clienti, riallacciando le relazioni con Hamas a Gaza, imponendo un capo militare alla Jihad Islamica palestinese, aumentando il sostegno al macellaio Assad in Siria, continuando a spedire centinaia di profughi afghani a combattere la jihad a Damasco e Baghdad e incrementando il supporto politico e militare ai Talebani in Afganistan (Foreign Policy Initiative).

Tutto questo in un solo anno e con i soldi ottenuti dalla fine di parte delle sanzioni internazionali, permesso da un Occidente cieco e economicamente interessato…

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Qualche giorno fa il Bahrain ha deciso di ritirare la cittadinanza al clerico sciita Isa Qassim leader spirituale del partito sciita al Wefaq (pochi giorni prima, tra le altre cose, Manama aveva sospeso le attivita’ di al-Wefaq).

Isa Qassim e’ noto per essere politicamente ed ideologicamente vicino all’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno del Bahrain, la decisione di revocare la cittadinanza all’Ayatollah Qassim deriva dall’uso politico che egli ha fatto della religione, proprio con il preciso scopo di aizzare la minoranza sciita contro le forze di sicurezza e di fomentare lo scontro settario nel Paese. Non solo, sempre secondo Manama, l’Ayatollah sciita ha ricevuto dei fondi illeciti dall’Iran e dall’Iraq, bypassando le leggi finanziare della monarchia del Golfo (Bahrain Embassy UK).

A pochi giorni dalla decisione del Governo (sovrano) di Manama di revocare la cittadinanza all’Ayatollah Qassim, e’ arrivata la risposta del regime iraniano: Qassem Soleimani, comandante della Forza Qods, ha minacciato il Bahrain di essere pronto a provocare una “sanguinosa Intifada” al fine di “rovesciare la monarchia degli al-Khalifa” (New York Times, Tehran Times)

Soleimani, un terrorista e niente più

Qassem Soleimani e’ un terrorista. Lo diciamo chiaro, perché finisca immediatamente questa riscrittura della storia – promossa dal regime iraniano e dai suoi proxy – che vede il Comandante della Forza Qods divenire una specie di “Garibaldi” dei XXI secolo.

Qassem Soleimani e’ un terrorista nei fatti, riconosciuto come tale anche dalle sanzioni internazionali. Un Occidente cieco, purtroppo, sta permettendo che questo terrorista viaggi liberamente tra Damasco-Baghdad e Mosca, dipingendo lui e i suoi uomini come degli eroi nella lotta contro Daesh.

Peccato che a Soleimani di Daesh non importa molto. Anzi: come comandante della Forza Qods, egli ha contribuito a creare Isis, finanziando il peggior jhadismo sunnita legato ad al-Qaeda in Iraq e ordinando ad Assad di rilasciare numerosi terroristi sunniti dalle carceri siriane, con il preciso scopo di cancellare l’opposizione ad Assad non salafita.

Il solo interesse di Soleimani e’ quello di espandere il potere del regime khomeinista fuori dai confini della Repubblica Islamica, proprio secondo il mandato che egli ha ricevuto, quando ha preso il comando della Forza Qods. Una unita’ speciale dei Pasdaran, il cui preciso scopo e’ quello di espandere e perpetuare il carattere rivoluzionario dell’ideologia khomeinista.

Le divisioni tra Ministero degli Esteri e Pasdaran

Le parole minacciose di Qassem Soleimani contro il Bahrain, non sembrano essere solamente una minaccia contro Manama. Secondo alcuni osservatori, questa sarebbe la risposta dei Pasdaran alla decisione del Ministro degli Esteri Zarif di sostituire il Vice Ministro degli Esteri per gli Affari Arabi e Africani  Hossein Amirabdollahian.

Hossein Amirabdollahian e’ infatti uno degli uomini chiave che hanno promosso la strategia di profondo interventismo iraniano in Siria. Pochi giorni fa, come suddetto, Zarif ha deciso di sostituire  Amirabdollahian con il portavoce del Ministero degli Esteri Hossein Jaberi Ansari e di nominare a nuovo portavoce Bahram Qasemi (tra le altre cose anche ex Ambasciatore iraniano in Italia).

Hossein Amirabdollahian era molto gradito ai Pasdaran e ci sono voci che egli sia uno dei tanti diplomatici iraniani appartenenti alle Guardie Rivoluzionarie. Le parole di Soleimani, quindi, sarebbero anche un indiretto messaggio a Zarif, in merito alla indisponibilità dei Pasdaran a fare passi indietro rispetto al loro profondo coinvolgimento nella politica estera del Paese e nell’espansione del potere di Teheran fuori dai confini.

Il Ministero dell’Intelligence contro Zarif?

In Iran diversi media e gli stessi Basij, hanno collegato la sostituzione di Amirabdollahian all’incontro tra Zarif e Kerry avvenuto ad Oslo il 15 giugno scorso. Per loro, la decisione del Ministro degli Esteri iraniano sarebbe l’esito di una diretta richiesta del Segretario di Stato Americano, al fine di favorire una soluzione per il conflitto siriano (e probabilmente una uscita di scena di Assad).

Difficile dire se questo sia vero. Quello che e’ noto, invece, e’ che il Ministro dell’Intelligence iraniano Mahmoud Alavi ha incontrato i parlamentari iraniani in un incontro a porte chiuse. Peccato che questo incontro a porte chiuse, e’ diventato di dominio pubblico. Secondo quanto riporta il Tehran Times, Alavi avrebbe rassicurato i parlamentari iraniani sulla continuazione della strategia del regime in materia di sicurezza, evidenziando che “un cambio di persone non indica un cambio di politica” (Tehran Times).

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