Archivio per la categoria ‘Iran in Bahrain’

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Il “grande” Qassem Soleimani, notissimo comandante della Forza Qods, sta inziando la sua parabola discendente? L’uomo che invio’ un messaggio al Generale Petraeus dicendo senza mezzi termini “in Iraq comando io”, ha perso la fiducia della Guida Suprema Ali Khamenei? Difficile dirlo, considerando che per ora si tratta unicamente di indiscrezioni. Ma, se un indizio fa non fa una prova, lascia sicuramente aperta una discussione di assoluta importanza per l’area mediorientale. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Ashraq al-Awsat, molto vicino alla casa reale saudita, la Guida Suprema iraniana non avrebbe perdonato al potentissimo generale Soleimani la fine del Governo di al Maliki in Iraq. Maliki, per la cronaca, era considerato un puppet di  primo livello per Teheran, l’uomo che aveva praticamente concesso ai Pasdaran il controllo di buona parte del Paese, in cambio di soldi e potere. Tramite l’Iraq, lo ricordiamo, sono partiti indisturbati buona parte dei jihadisti sciiti che combattono al fianco del dittatore Bashar al Assad.

Nonostante questa libertà di manovra e questo potere, al Maliki ha fatto una brutta fine: con la conquista da parte dell’Isis di Raqqah in Siria e successivamente di Musul, l’ex Primo Ministro iracheno ha visto disgregarsi buona parte del suo esercito. La sua politica settaria, inoltre, ha determinato il passaggio di molte tribu’ sunnite tra le file dei jihadisti dell’Isis, sotto il controllo del terrorista al Baghdadi. Davanti a tutto questo, la Forza Qods di Qassem Soleimani, è rimasta praticamente immbile. Alla fine, boicotattati anche dall’Ayatollah al Sistani in Iraq (come sempre), gli iraniani hanno dovuto accettare la fine del Governo Maliki, sperando che l’Isis non si trasformi in un nemico simile a Saddam Hussein.

Secondo Asharq al-Awsat, quindi, la questione iraniana sarebbe passata dalle mani di Qassem Soleimani a quelle del Hossein Hamadani, nominato nel 2005 dal Ali Jafari come Vice capo dei Pasdaran. Hamadani è noto per aver represso la ribellione dei Curdi iraniani nel 1979 e per aver contribuito alla repressione delle proteste popolari del 2009 contro l’ex Presidente negazionista Ahmadinejad. Per il suo ruolo nel finaziamento internazionale del terrorismo, Hamadani è stato inserito nella lista delle sanzioni nel 2011 e, per questo motivo, gli è interdetta la possibilità di entrare in un qualsiasi Paese europeo. Hossein Hamadani, chiaramente, è stato coinvolto in tutti questi anni anche nella questione siriana. E’ sua la famosa dichiarazione con cui il regime iraniano affermava che la Repubblica islamica “ha creato un secondo Hezbollah in Siria”, una delle piu’ importanti ammissioni del coinvolgimento del regime iraniano nel conflitto siriano.

Nel frattempo, dal Bahrain, arriva la notizia di uno scontro a fuoco tra una imbarcazione americana e una iraniana. Secondo quanto riportato dal quotidiano Gulf Daily News, infatti, una motovedetta americana ha aperto il fuoco contro una imbarcazione iraniana. Secondo le informazioni rilasciate, l’imbarcazione iraniana era armata di mitragliatrice calibro 50 e all’avvicinamento della motovedetta americana avrebbe mostrato segni di aggressività, ovvero sembrava pronta ad aprire il fuoco. A quel punto, la motovedetta americana si sarebbe allontanata e avrebbe sparato un colpo verso l’imbarcazione iraniana, mettendola in fuga. Non si ha notizia di feriti. Per la cronaca, l’incidente è avvenuto molto vicino alle cose del Bahrain (anche se in acque internazionali), un segno evidente dell’interferenza dei Pasdaran iraniani nella crisi in corso a Manama.

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Del nuovo Iran ormai discute da tempo tutto il mondo. Come abbiamo detto e come dimostrato, nella Repubblica Islamica non è davvero cambiato nulla anzi, al contrario, le condanne a morte e gli attacchi contro gli oppositori, si sono intensificati e brutalizzati. Nonostante la charm diplomacy che il regime sta portando avanti, anche il fine ultimo ed unico degli Ayatollah non è mai cambiato e una nuova riprova, in queste ore, è arrivata dalle parole del Pasdaran Ahmad Vahidi, ex Ministro della Difesa di Ahmadinejad ed attuale capo del Centro di Ricerca di Difesa dell’esercito.

In un discorso pronunciato alla Imam Hussein University, Ateneo di formazione degli ufficiali dei Pasdaran, Ahmad Vahidi ha rimarcato la centralità dell’esportazione della rivoluzione khomeinista nel mondo e la necessità di usare ogni mezzo per ottenere questo obiettivo. Vahidi ha testualmente affermato che “quando noi [l’Iran, N.d.A.] diciamo che ‘dobbiamo costruire il mondo’, questo significa che dobbiamo esportare la rivoluzione. Ovvero, dobbiamo costruire il mondo sulla base della dottrina e degli insegnamenti della rivoluzione islamica“. Ancora, commentando l’attuale negoziato nucleare tra Teheran e il Gruppo del 5+1, Vahidi ha evidenziato come “coloro che parlando di ‘ritorno dell’Iran all’interno della Comunità internazionale’, intendono dire che noi dobbiamo essere coerenti con la nostra identità rivoluzionaria, indipendentista e anti Occidentale, nello sforzo di esportare la rivoluzione e il pensiero Islamico“. Infine, commentando i recenti eventi, Vahidi ha attaccatto i sedizionisti del 1999 e del 2009 (ovvero i giovani studenti iraniani che hanno manifestato contro il regime) ed accusato l’America di essere debole ed incapace di influenzare il futuro.

Le parole di Ahmad Vahidi sono la miglir risposta a coloro che parlando del “nuovo Iran”. Il regime iraniano e i suoi rappresentanti più influenti, non hanno mai abiurato allo scopo eversivo ed aggressivo del regime khomeinista. Il fatto che l’esportazione della rivoluzione come main core business della Repubblica Islamica venga ribadito da un personaggio come il Generale Vahidi, è una notizia importantissima e molto significativa. Vahidi, infatti, è stato il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, l’Unità speciale delle Guardie Rivoluzionarie responsabile da sempre dell’esportazione della velayat-e faqih nel mondo. In questo ruolo, tra le altre cose, Ahmad Vahidi è stato la mente dell’attentato terrorista al centro ebraico di Buenos Aires nel 1994, un attacco che costò la vita ad 85 inermi civili (un attentato per cui Vahidi è stato inserito nella lista dei ricercato internazionali dall’Interpol).

A tal proposito, infine, va rimarcato che – proprio in questi giorni – il Dipartimento di Stato americano ha riclassificato nuovamente l’Iran come un paese sponsor del terrorismo a livello internazionale….

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Oltre 200 giorni di governo, oltre 200 giorni di fallimento totale: ecco il risultato della Presidenza di Rohani. A dispetto delle numerose promesse – rispetto dei diritti delle minoranze e aperture democratiche verso il popolo iraniano – non soltanto Rohani non ha realizzato nulla, ma se possibile la situazione all’interno della Repubblica Islamica è anche peggiorata. Si badi bene: a rilevare questo dato è lo stesso Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. In una dichiarazione ufficiale, infatti, Ban Ki Moon ha condannato il regime iraniano per il continuo abuso dei diritti umani e per la mancata liberazione dei leader dell’Onda Verde Mousaavi e Karroubi. La risposta del regime iraniano, come sempre, non si è fatta attende e il consigliere della Guida Suprema Velayati, ha candidamente invitato il Segretario dell’Onu – organizzazione di cui Teheran fa volontariamente parte – a farsi i fatti suoi.

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Con o senza Ban Ki Moon, i numeri parlano da soli: da quando Rohani ha preso il potere, le pene capitali sono state oltre 500, con un aumento medio di 2,5 esecuzioni al giorno. Il 5% di queste pene di morte, come se non  bastasse, sono avvenute in pubblico. Nonostante la pretesa di rispettare le minoranze, Rohani ha schiacciato e umiliato non soltanto etnie come gli Arabi Ahwazi e i Dervisci, ma ha anche aumentato la pressione contro i cristiani evangelici e i Baha’i (considerati alla stregua dei peggiori criminali). La minoranza dei Dervisci, tra l’altro, è scesa in piazza a manifestare contro il regime proprio per la decisione dell’autorità giudiziaria di negare le cure mediche a tre prigionieri appartenenti a questa etnia. Per quanto concerne la minoranza Ahwazi, vogliamo ricordare che la condanna a morte del poeta arabo Hashem Shaabani è stata approvata personalmente da Hassan Rohani durante la sua visita ufficiale in Khuzestan.

Anche su altri temi, ad esempio il programma nucleare e la politica internazionale, la situazione è drammatica. Sul nucleare, ad esempio, nonostante l’accordo di Ginevra, Teheran insiste non non eliminare tutto l’uranio al 20% in suo possesso e non ha alcuna intenzione di chiudere siti sospetti come Arak, Qom e Parchin. Nella base militare di Parchin, in particolare, dopo un periodo di pausa, i satelliti hanno rivelato nuovi lavori in corso: si tratta di una notizia estremamente preoccupante, soprattutto considerando gli esperimenti nucleari compiuti da Teheran in questa base e il rifiuto del Governo di permettere l’accesso degli ispettori internazionali.  Senza farsi troppi problemi e nonostante le richieste continue, il Vice Ministro degli Esteri Majid Ravanchi ha dichiarato che Teheran non ha alcuna fretta di °dare spiegazioni in merito alle preoccupazioni internazionali per il possibile fine militare del programma nucleare iraniano”.

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Sul fronte della politica estera, il comportamento del regime iraniano è praticamente un tragedia. Primariamente, anche grazie all’attivo sostegno di Hezbollah e dell’Iran, Teheran continua a sostenere finanziariamente, militarmente e materialmente le repressioni di Bashar al Assad in Siria. In merito alla guerra in Siria, tra l’altro, è stato provato anche il sostegno che l’Iran offre dal prioprio territorio ai militanti sunniti di al Qaeda. Le armi iraniane, quindi, continuano a raggiungere pericolosi gruppi separatisti in Bahrain e Yemen ed è solo di pochi giorni fa la notizia dell’intercettazione da parte di Israele, di una nave missili iraniani inviata da Bandar Abbas verso la Striscia di Gaza. Insomma: di questo Iran garante della stabilità regionale, tanto millantato anche da alcuni politici di casa nostra, non se ne vede nemmeno l’ombra. Come non si vede l’ombra di questa nuova relazione diplomatica tra Teheran e Washington: solamente qualche settimana fa, il Vice Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, leader del team di negoziatori iraniani, ha rimarcato come gli Stati Uniti rimangano sempre il Grande Satana per la Repubblica islamica. Il grido “Morte all’America” continua a caratterizzare tutte le manifestazioni politiche all’interno della Repubblica Islamica…

Cosa aggiungere ancora? Ah si, una cosa effettivamente deve essere sottolineata ancora: è una vergogna per l’umanità mantenere relazioni diplomatiche con il regime iraniano. Quando, finalmente, lo si comprenderà chiaramente e si isolerà definitivamente la Repubblica Islamica, allora quel giorno si sarà scritta veramente una nuova pagina della storia contemporanea. Un nuovo percorso, un nuovo capitolo dedicato ad una vera rivoluzione in Iran, basata sulla democrazia e i diritti umani!

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Ieri tre poliziotti sono morti in Bahrain dopo l’espolsione di un ordigno al plastico. L’attentato, secondo quanto reso noto dalle autorità locali, è avvenuto nel villaggio di Dahi – a maggioranza sciita – a ovest della capitale Manama. Come detto, purtroppo, nell’attacco sono periti tre servitori dello Stato: due di nazionalità bahreina e uno degli Emirati Arabi Uniti, membro della missione militare inviata in Bahrain dal Consiglio di Cooperazione del Golfo. Almeno per ora, nessuno ha voluto rivendicare l’attacco (anche se 25 persone sono state già arrestate), ma la mano del regime iraniano è facilmente individuabile. L’attentato, infatti, è stato compiuto per mezzo di esplosivo al plastico C4, prodotto dalla combinazione di RDX (ovvero la ciclotrimetilentrinitroammina) in melma, con il legante plastico dissolti in un solvente. I Pasdaran, per mezzo degli agenti della Forza Quds, sono i primi responsabili dell’esportazione criminale di questo esplosivo a gruppi ribelli, organizzazioni terroriste e proxy vari, con lo scopo di colpire forze militari straniere o destabilizzare gli Stati considerati nemici.

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Ormai da diversi anni, va sottolineato, gli esperti di terrorismo hanno individuato in Teheran la fonte primaria della proliferazione di questo esplosivo in Medioriente e in altre parti del mondo. Ci sono diverse prove a testimonianza di quanto qui affermato. Solo per fare alcune brevi esempi, in ordine cronologico:

Qui sotto potrete vedere due video in merito al plastico C4 e ai suoi effetti: nel primo video, un militare americano spiega e mostra come è composto l’esplosivo al plastico C4. Nel secondo video, invece, vedrete una simulazione di una attacco con questo esplosivo, contro un autobus. Purtroppo, come suddetto, questo secondo accadimento è davvero accaduto nell’attentato suicida di Burgas nel 2012, provocando la morte di sette turisti innocenti e il ferimento di altre 32 persone.

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I quotidiani italiani di oggi riportano con enfarsi il discorso del Presidente iraniano Hassan Rohani al Forum di Davos. Uno speech pieno di buone intenzioni orientato, chiaramente, a promuovere il business tra la Repubblica Islamica e il mondo. Tra le notizie messe in luce, anche l’incontro tenutosi tra lo stesso Rohani e i managers delle grandi compagnie petrolifere, con annesse le soddisfatte parole del CEO di ENI Paolo Scaroni, pronto a giurare che la compagna italiana sarà alla guida delle nuove relazioni economiche con gli Ayatollah.

Praticamente nessun giornalista, come al solito, si è dato al briga di guardare meglio all’interno dell’informazione provieniente dalla Repubblica Islamica. Se solo lo avessero fatto, i nostri cari media, avrebbero potuto trovare un interessante e illuminante discorso tenuto ieri dall’Hojjat al’Eslam Ali Saidi, rappresentante della Guida Suprema presso i Pasdaran. Parlando dei valori delle Guardie Rivoluzionarie e dei doveri che queste hanno, Ali Saidi ha testualmente affermato che: “se nel passato la nostra difesa della Repubblica Islamica era limitata ai cofini, mentre oggi il confine della nostra guerra è allargato a tutto il mondo islamico e noi dobbiamo porre speciale attenzione a questo aspetto!“. La notizia, in pompa magna, è stata riportata dalla agenzia di stampa dei Pasdaran Sepah News

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In poche parole, il rappresentante dell’uomo più importante dell’Iran, senza mezzi termini, ha chiamato i Pasdaran a sostenere con forza la jihad nell’intero mondo islamico. Un mondo che, teoricamente, non esclude neanche azioni in Occidente se e quando concernono le comunità mussulmane. D’altronde, va anche ricordato, che queste affermazioni possono stupire solamente coloro che non conoscono la natura reale della Repubblica Islamica. Basta leggere la Costituzione della Repubblica Islamica per capire che la guerra santa è un dovere degli eredi di Khomeini, a cui nessun rappresentante del regime sembra disposto a rinunciare. Già nel preambolo del testo, infatti, viene chiaramente affermato che le Guardie Rivoluzionarie sono responsabili della Jihad, una missione religiosa da intraprendere in nome di Dio. Tale affermazione, quindi, è riportarta anche nell’articolo 147 della Costituzione, quando viene chiarito che, in tempo di pace, le forze armate debbono essere usate per la °Jihad della Costruzione°.

La chiamata alla guerra santa nell’intero del mondo islamico, dovrebbe preoccupare tutto il mondo, perchè si inserisce direttamente nella guerra che l’Iran sciita a dichiarato al mondo sunnita. Una guerra senza confini che, ad oggi, ha nella Siria di Bashar al Assad e nel Libano del terrorista Hassan Nasrallah i due centri principali. Per la cronaca, solamente negli ultimi due giorni, altri due Pasdaran morto in Siria sono stati seppelliti in Iran (il primo si chiamava Mahmoud Reza Beizaei, mentre il secondo Akbar Shahriari).

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