Archivio per la categoria ‘Iran Giornalisti’

BBC-Persian

La BBC ha deciso di denunciare il regime iraniano alle Nazioni Unite, per la continua persecuzione dei suoi giornalisti – e delle loro famiglie – impiegati nella Repubblica Islamica per il canale BBC Persian.

Teheran ha da anni preso di mira il canale in farsi della BBC, accusandolo di essere al servizio “di agenti esterni” e di lavorare contro l’Iran. Neanche a dirlo, la reale ragione dietro questa accusa e’ legata al fatto che BBC Persian – al contrario della maggioranza dei media iraniani – pubblica notizie non gradite al regime, anche legate al drammatico status dei diritti umani nel Paese.

La protesta della BBC, in particolare, e’ stata indirizzata a David Kaye, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libertà di Opinione e di Espressione. Kaye, per la cronaca, ha appena presentato un report al Segretario ONU, denunciando le persecuzioni che il regime iraniano porta avanti contro giornalisti, bloggers, attivisti e artisti, incarcerati unicamente per aver criticato le politiche governative.

Rispondendo ad una domanda precisa concernente l’Iran, David Kaye ha rivelato di aver già protestato formalmente contro le politiche del regime islamista, chiedendo che Teheran fermi immediatamente le persecuzioni e le repressioni nei confronti dei giornalisti di BBC Persian e dei loro famigliari.

Ricordiamo che, come l’immagine sotto dimostra, recentemente la magistratura iraniana ha addirittura disposto il congelamento dei beni di 150 collaboratori di BBC Persian in Iran, accusandoli di “cospirazione contro la sicurezza nazionale”.

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arrests

Gli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano, hanno arrestao il regista Saleh Deldan e la giornalista Zeynab Karimian. L’arresto, secondo quanto diffuso da Iran Wire, sarebbe avvenuto il 23 gennaio scorso.

A Dicembre 2016, sempre secondo quanto riporta l’articolo, gli agenti dell’intelligence erano già entrati in casa del regista Deldan e lo avevano accusato di “agire contro la sicurezza nazionale” e di “propaganda contro il regime”. In quella occasione, Deldan era stato arrestato, ma rilasciato poco dopo.

Va aggiunto che, dalla repressione dell’Onda Verde in poi, Saleh Deldan è sempre stato perseguitato dal regime, anche perchè membro del Partito Marodslari, il Partito Democratico iraniano.

Per quanto riguarda Zeynab Karimian, ex giornalista di agenize come Mehr News e IRNA, il suo arresto per ora rimane oscuro. La Karimian è nota per essere una sostenitrice di Hassan Rouhani, e per ora non è chiaro se lo staff del Presidente iraniano sia coivolto direttamente. Lo stesso portavoce del Governo, Mohammad Bagher Nobakht, ha dichiarato ai giornalisti di non avere informazioni in merito e che era necessario chiedere al Ministero dell’Intelligence. Ennesima dimostrazione ci come non sia possibile, in Iran, credere di essere al sicuro profittando del sostegno di questa o di quella fazione politica.

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Zeynab Karimian

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Il regime iraniano sta ancora una volta abusando dei diritti dei detenuti, particolarmente dei detenuti politici. In questo caso a farne le spese è Afarin Chitsaz, giornalista del quotidiano “Iran”, arrestata il 2 novembre del 2015 dai Pasdaran, con l’accusa di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi medici, Afarin Chitsaz necessita urgentemente di una operazione al suo ginocchio sinistro. L’avvocato Mohammad Moghimi, parlando della sua assistita, ha denunciato come Afarin sia già stata operata al ginocchio destro e ora necessità urgentemente della stessa operazione a quello sinistro. Sinora, il regime ha negate l’autorizzazione al trasferimento presso una struttura ospedaliera esterna. Risultato: Afarin è ancora rinchiusa ad Evin e la lacerazione al ginocchio le sta causando enormi dolori. Addirittura, denuncia l’avvocato Moghimi, Afarin non riuscirebbe nemmeno a camminare per dirigersi nella sala adibita alle visite del carcere. Per questa ragione, i famigliari di Afarin non hanno avuto modo di vederla nelle ultime tre settimane (Iran Human Rights).

Afarin Chitsaz è stata condannata a 10 anni di detenuzione, accusata anche di aver collaborato con “stati nemici”. A riprova della inconsistenza di queste accuse, c’è la decisione della Corte d’Appello iraniana, che ha deciso di ridurre a due anni la condanna e di impedire per altri due anni ad Afarin di svolgere il suo lavoro di giornalista. Il 2 Novembre del 2015, insieme ad Afarin, i Pasdaran arrestarono altri tre giornalisti: Issa Saharkhiz, Ehsan Mazandarani e Ehsan Safarzaei. Tutti ovviamente riformisti.

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A New York Rouhani sorride a tutti. In un incontro con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha ribadito la promessa all’Italia di divenire il primo partner commerciale di Teheran, ovviamente a patto che Roma conceda agli iraniani le assicurazioni e le coperture bancarie necessarie. Coperture che, neanche a dirlo, quasi nessuno nel mondo intende concedere alla Repubblica Islamica, considerando la corruzione che impervia nel regime iraniano e il riciclaggio del denaro che i Pasdaran attuano per finanziare il terrorismo internazionale.

Purtroppo, mentre Rouhani ottiene da Renzi entusiastiche promesse – che speriamo restino tali… – a Teheran non si ferma l’abuso dei diritti umani. Questa volta, a finire dietro le sbarre è Sadra Mohaghegh, giornalista del quotidiano riformista “Shargh. L’avvocato di Mohaghegh, Mohammad Saleh Nikbakht, ha raccontato che Sadra è stato preso in custodia dalle forze di sicurezza, che gli hanno confiscato il lap top, il passaporto e pretendendo dalla moglie le chiavi d’accesso agli account social del giornalista (Iran Human Rights).

La notizia dell’arresto di Sadra Mohaghegh è stata data dall’agenzia di stampa iraniana Mehr News, affiliata con il Ministero dell’Intelligence. La Mehr ha riportato unicamente le iniziali del giornalista arrestato (S.M.), accusandolo di “lavorare con nemici della rivoluzione”. Poco dopo l’arresto di Sadra, i suoi account Twitter e Facebook sono stati bloccati.

Poco prima dell’arresto di Sadra Mohaghegh, il regime iraniano aveva fermato un altro giornalista Yashar Soltani. Soltani, arrestato il 17 settembre scorso e portato nel carcere di Evin, è un giornalista di Memari News, sito di informazione indipendente, sospeso il 9 settembre scorso. Purtroppo Soltani non ha potuto pagare la cauzione di 2 milioni di Rial (65000 dollari), imposta dalla Corte.

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In questi giorni il tema dei canali satellitari e delle antenne paraboliche è stato al centro del dibattito politico in Iran. Come noto, in Iran possedere una antenna parabolica è un reato. Averla, infatti, permette al cittadino iraniano di accedere a canali satellitari in lingua farsi, ottenendo quindi una informazione diversa da quella promossa dal regime. Nonostante il divieto, il 70% degli iraniani possiede una antenna parabolica illegalmente, raggiungendo decine e decine di canali capaci di fornire una informazione contraria alla propaganda dei Mullah.

Per questa ragione, numerose volte, i Basij decidono di avviare dei veri e propri raid, sequestrando centinaia di antenne paraboliche e distruggendole in eventi aperti alla stampa. Solamente la scorsa settimana, sono state distrutte oltre 1000 antenne paraboliche a Teheran. In quella occasione, il capo dei Basij Mohammad Naqdi ha sostenuto – comicamente – che le antenne paraboliche sono la prima causa dei divorzi e della tossicodipendenza in Iran (Good Morning Iran). Non solo, Naqdi ha anche indirettamente minacciato il Ministro della Cultura Ali Jannati, accusandolo di avere una posizione non islamica in merito alle antenne paraboliche. Jannati, pochi giorni prima, si era detto non contrario a rivedere la legge contro le antenne paraboliche perchè, secondo il Ministro, non era possibile considerare quasi tutti gli iraniani dei criminali (Equality Italia).

Ancora una volta, però, nel braccio di ferro tra conservatori e pragmatici, sembrano averla avuta vinta i primi. Parlando alla stampa, infatti, il Portavoce del Ministero della Cultura Hossein Noushabadi ha ribadito l’illegalità dei canali satellitari, sottolineando che gli attori iraniani che accettano di lavorare per questi canali, mettono in atto un comportamento “proibito e controrivoluzionario” (Fars News). Si tratta di una vera e propria minaccia, soprattutto perchè nella Repubblica Islamica essere accusato di agire contro la rivoluzione khomeinista, può mandare un artista in carcere per lungo tempo o constringerlo a lasciare il Paese.

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Testo intervista fonte TheNews.com

I Pasdaran iraniani hanno arrestato Homa Hoodfar, professoressa canadese dell’università di Concordia di Montrea. Homa e’ mussulmana e ha anche la cittadinanza iraniana.

La Professoressa Hoodfar, era stata arrestata inizialmente il 10 Marzo scorso dall’unita’ di intelligence dei Pasdaran. Rilasciata, non e’ stata autorizzata a lasciare la Repubblica Islamica. Dopo una serie di interrogatori, quindi, la professoressa e’ stata arrestata nuovamente la scorsa settimana e trasferita nel carcere di Evin. La famiglia ha denunciato l’accaduto questo mercoledì.

L’arresto della Professoressa Hoodfar, e’ legato a diverse ragioni. In primis la sua doppia cittadinanza. Da sempre, ma particolarmente dopo l’accordo nucleare, il regime sta monitorando e arrestando i cittadini iraniani con doppio passaporto. Teheran non riconosce la doppia cittadinanza ergo, una volta arrestati, i detenuti non possono rivolgersi al Consolato del Paese della loro seconda nazionalità, per essere tutelati (New York Times).

Secondariamente, l’antropologa canadese stava portando avanti una importante ricerca sulle donne iraniane, da sempre abusate dei loro diritti da parte della Velayat-e Faqih.La Professoressa, da sempre una sostenitrice dei diritti delle donne, si era espressa diverse volte, contro il velo obbligatorio, rimarcando il suo significato oppressivo dell’uomo sulla donna. 

La professoressa Hoodfar ha perso il marito lo scorso anno, deceduto per un cancro, e la madre due anni fa. Questi lutti, hanno fortemente provato la Homa che, ha avuto anche dei problemi medici di tipo neurologico. Per questo, l’attuale stato di detenzione rischia di avere delle brutte conseguenze sul precario stato di salute di Homa (Journalism Is Not A Crime).

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Ricordiamo che, in questo momento, diversi cittadini iraniani con doppio passaporto, si trovano nelle carceri. Tra loro ricordiamo Siamak Namazi e suo padre Baquer Namazi (ex dirigente dell’Unicef, entrambi in possesso di cittadinanza americana, e arrestati ad Ottobre 2015 (Siamak) e Febbraio 2016 (Baquer).

Ad aprile 2016, quindi, e’ stata arrestata Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in possesso anche di cittadinanza inglese, costretta a separarsi dalla sua piccola bimba e portata nella prigione di Kerman. Nazanin e’ una impiegata della ONG Thomson Reuters ed e’ stata per mesi tenuta in isolamento. Uscita dall’isolamento, una cella piccolissima, non riusciva neanche a tenersi in piedi. 

Infine il caso di Nizar Zakka, un cittadino libanese con diritto di residenza permanente negli Stati Uniti. Zaka, esperto di tecnologia informatica, era stato invitato a Settembre 2015 in Iran per una conferenza. Finita la conferenza, mentre tornava in all’aeroporto, e’ stato arrestato dai Pasdaran.

Secondo gli esperti, tutti gli arresti sarebbero anche legati alla pratica mafiosa del regime, di usare i detenuti – in questo caso veri e proprio ostaggi – come merce di scambio in futuro, per ottenere soldi o altri vantaggi con il ricatto.

Qui il testo, in inglese, di una ricerca sugli effetti del velo sulle donne mussulmane della Professoressa Hoodfar: http://www.umass.edu/wost/syllabi/spring06/hoodfar.pdf

Una intervista della Professoressa Hoodfar del 2010 sull’Iran

Le bugie in merito al rapporto tra USA e Iran, stanno venendo a galla drammaticamente.L’ultima assurda menzogna, e’ stata ammessa direttamente dal Portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby.

Incalzato in merito ad un video relativo alle relazioni USA – Iran sparito dagli account ufficiali del Dipartimento di Stato, Kirby e’ stato costretto a rivelare che non si e’ trattato di un errore tecnico, ma di una vera e propria censura.

Il video mostrava un briefing del dicembre 2013, tra diversi giornalisti americani e l’allora Portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki. In quella occasione, il giornalista di Fox News James Rosen, chiede alla Psaki se ci fossero stati negoziati diretti tra Washington e Teheran prima del 2013. La risposta della Psaki fu:

Ci sono occasioni in cui la diplomazia ha bisogno di riservatezza per progredire. Questo e’ un ottimo esempio di questo genere di occasioni

Non ci sarebbe nulla di anomalo nella risposta delle Psaki, se non fosse per il fatto che le parole dell’allora portavoce, contraddicevano in pieno quanto affermato pochi mesi prima dalla sua collega Victoria Nuland. Nel Febbraio 2013, infatti, la Nuland aveva espressamente dichiarato che la Casa Bianca non aveva portato avanti negoziati segreti con l’Iran (Fox News).

Perché la Casa Bianca ha dovuto mentire?

La risposta e’ semplice. Ormai, infatti, e’ ben noto che i negoziati tra USA e Iran non c’entrano nulla con il “moderato” Rouhani. L’Amministrazione Obama aveva intenzione di avviare un riposizionamento geopolitico generale degli Stati Uniti e per questo necessitava di un accordo politico con la Repubblica Islamica.

I negoziati tra gli USA e l’Iran, quindi, partirono nel 2012 in Oman, quando ancora il Presidente iraniano era il negazionista (impresentabile) Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad. Ovviamente, a benedire questi negoziati fu la Guida Suprema Ali Khamenei che, per portare avanti la pantomima e salvare il regime, fece eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran.

Rouhani, un insider del regime iraniano da sempre, poteva essere “costruito” come moderato, essendo anche stato colui che aveva negoziato l’Accordo di Teheran per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio nel 2003 (Washington Times , The Clarion Project). Peccato che, come lo stesso Rouhani ammise in TV, quell’accordo fu negoziato per ingannare l’Europa e permettere all’Iran di terminare la costruzione degli impianti nucleare di Isfahan e Natanz senza le pressioni internazionali.

Il Congresso Americano indaga sulle bugie dell’Amministrazione Obama

Non potendo firmare un accordo sul nucleare con l’impresentabile Ahmadinejad, Washington e Teheran hanno atteso l’elezione di Rouhani. Una volta eletto Rouhani, il meccanismo della finzione e’ scattato, portando alla firma di un accordo preliminare nel 2013 e poi di un accordo definitivo nel luglio del 2015 a Vienna.

Peccato che, questo accordo, ha lasciato completamente intatto tutto il programma nucleare iraniano, garantendo a Teheran la fine di buona parte delle sanzioni internazionali e di fatto legittimando anni di violazione delle normative internazionali.

Per far digerire un accordo simile, il Segretario di Stato americano Kerry ha dato delle rassicurazioni al Congresso che sono state presto smentite. Solamente dopo la firma dell’accordo, l’Iran ha testato per ben tre volte missili balistici capaci di trasportare ogive nucleari, in piena violazione della risoluzione ONU 2231.

Per questo, qualche mese fa, il Congresso ha deciso di avviare una indagine, per indagare se l’amministrazione Obama abbia mentito davanti ai Parlamentari americani, “vendendo” l’accordo con l’Iran su basi inesistenti (No Pasdaran).

Il NYT rivela come la Casa Bianca ha creato il falso consenso sull’Iran Deal

Il vaso di Pandora si scoperchia definitivamente il 5 maggio scorso, quando David Samuel sul New York Times, svela come l’Amministrazione americana ha lavorato per creare il falso consenso sull’Iran Deal.

La clamorosa rivelazione arriva direttamente per bocca di Ben Rohdes, Vice Capo Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Obama. Parlando con Samuel, giornalista del NYT, Rohdes ammette che la Casa Bianca ha pagato indirettamente, per ottenere il sostegno di giornalisti, radio e think tank. Lo scopo di questa campagna, era quello di creare ad arte il sostegno per l’Iran Deal, per mezzo di opinionisti, lobby ed “esperti” di politica estera (No Pasdaran).

Nulla di legalmente punibile, ma una azione politica che ben rivela l’intero castello di carta costruito per legittimare il nuovo rapporto con Teheran. In questo senso, anche la stessa immagine di moderato di Rouhani, e’ stata costruita ad hoc, proprio come una sceneggiatura di un film.

Per queste ragioni, lo scorso 17 maggio, la Camera dei Rappresentati ha organizzato una audizione intitolata “La narrativa della Casa Bianca sull’accordo Nucleare con l’Iran”. A questa audizione, che potrete vedere per intero nel video in basso, era stato invitato anche Ben Rohdes. Rohdes, pero’, ha declinato l’invito rifiutandosi di spiegare quanto da lui stesso affermato al Congresso…