Archivio per la categoria ‘Iran Gaza’

Ban Ki-Moon meets Matteo Renzi

Il 25 settembre scorso, il Primo Ministro italiano Matteo Renzi interveniva, per la prima volta, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Emozionato, il Premier ha fatto uno speech di circa 20 minuti in cui, chiaramente, ha delineato la linea che l’Italia intende seguire in politica estera. Così, mentre il Ministro degli Esteri Mogherini descriveva l’Iran come un alleato prezioso contro Isis (ha parlato di Iran come di “game changer“), il suo capo di Governo descriveva esattamente l’opposto, ovvero tutte le ragioni per cui un paese democratico come l’Italia non può allearsi con un regime spietato e omicida come la Repubblica Islamica dell’Iran. Abbiamo voluto ripercorrere il discorso di Renzi all’ONU, per darvi la riprova – con i fatti – della non naturalità di questa vicinanza tra Roma e Teheran. Seguiteci!

  • Matteo Renzi ha descritto l’Assemblea Generale dell’Onu come un luogo ove “ha ancora un senso costruire un orizzonte dei diritti, di rispetto, di libertà e di pace”

Orbene: la Repubblica Islamica è l’anti diritto per eccellenza. Solamente nell’ultimo anno, da quando Rouhani ha preso il potere, gli abusi dei diritti umani sono ormai incontrollati. La Repubblica Islamica ha mandato a morte oltre 900 esseri umani e ha imprigionato sempre piu’ attivisti e giornalisti. Presto, quindi, il regime chiuderà i pochi spazi di libertà mettendo un freno all’uso di social networks a e applicazioni chat sui mobile. In Iran, come vi abbiamo già detto, si finisce in carcere per un commento sbagliato su Facebook o, se sei donna, per voler assistere ad una partita di pallavolo…Per quanto concerne la pace, Teheran è praticamente la prima fonte di instabilità della regione Mediorientale, finanziando terrorismo (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) e regimi assassini (Bashar al Assad). Senza contare il programma nucleare e missilistico iraniano, ancora oggi una fonte di preoccupazione di tutta la Comunità Internazionale (su cui Teheran ancora non intende dare serie risposte).

  • “La via d’uscita della politica è l’unica soluzione per impedire l’emorragia di sangue che sta causando tanti, troppi, lutti nel Mediterraneo e nel Medioriente”

Tra i Paesi che vanno annoverati come principali responsabili di questi lutti, c’è proprio l’Iran: Teheran ha mantenuto in vita Bashar al Assad, causando l’esodo di milioni di profughi siriani in tutto il mondo, Europa in primis. Gli stessi profughi disperati di Gaza, non sono solo il risultato della guerra tra Palestinesi e Israeliani, ma sono soprattutto il risultato del terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, organizzazioni addestrate dai Pasdaran e finanziate dai Mullah. Questa cappa khomeinista nella regione Mediterranea, ha sinora causato decine e decine di morti e, soprattutto, tanti troppi rifugiati.

  • Grazie all’operazione Mare Nostrum sono state salvate 80000 vite umane: “80.000 persone strappate dal Mediterraneo come cimitero”

Ha ragione il Primo Ministro Renzi ha sottolineare l’importanza dell’operazione Mare Nostrum. Non si può però di però dimenticare che, come suddetto, molti di questi disperati sono cittadini siriani a cui la vita normale è stata strappata da un regime brutale, quello di Bashar al Assad, tenuto in vita principalmente dai soldi della Repubblica Islamica e dal sostegno delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran. Senza l’intervento dell’Iran al fianco di Assad, probabilmente, il regime Bhaatista non sarebbe sopravvisto e la Siria non sarebbe caduta in preda alla guerra civile ed ai jihadisti sunniti di Isis e di al Nusra.

  • “L’Isis non è semplicimente la minaccia terroristica in una determinata regione, ma è il rischio per l’intera comunità per le donne e gli uomini che si vogliono definire umani”

Giustissimo. Come già evidenziato, però, il male di Isis è figlio diretto del male iraniani, di quell’intervento settario dei Pasdaran a favore di Damasco e contro i sunniti in Siria. Pensare di sconfiggere il male assoluto di Isis, in alleanza con il male assoluto dei Pasdaran e salvando il male assoluto di Assad, finirà per ritorcersi contro l’intera stabilità mediorientale. Senza contare che, moltre tribu’ sunnite irachene, sono passate con Isis non per l’estemismo religioso che le caratterizza, ma come reazione alla politica filo iraniana di Al Maliki, ex Primo Ministro iracheno. Senza contare che, il Ministro Hadi al Amiri, ha espresso la sua ammirazione per Qassem Suleimani – capo della Forza Quds – e comandante delle Brigate Badr, braccio armato del partito iracheno sciita Isci, addestrate e finanziate direttamente dall’Iran…

  • “Davanti allo sguardo delle tante vittime del fanatismo non possiamo restare inermi”

Sante parole. Questa affermazione però deve valere sia per le vittime del fanatismo di Isis ad Erbil e sia per le migliaia di vittime del genicidio siriano portato avanti da Bashar al Assad, con la copertura dell’Iran…

  • “L’Italia ha contribuito e continuerà a contribuire in Libano con i nostri militari”

Il motivo principale per cui il Libano, oggi, non ha pace, è per l’occupazione che Hezbollah – organizzazione creata dall’Iran – fa del sud del Paese. Un vero e priprio Stato nello Stato, che prende ordini da Teheran e non da Beirut. Con le sue milizie, non a caso, Hassan Nasrallah è intervenuto in Siria al fianco delle forze lealiste di Bashar al Assad, contribuendo attivamente ad uccidere innocenti siriani, primi fra tutti donne e bambini. Su questi terroristi, purtroppo, neanche UNIFIL 2 ha potere: continuano a ricevere armi e soldi dai Mullah, senza spartire nulla con il Governo centrale, pur volendo comandare all’interno dell’esecutivo libanese. Senza mutare Hezbollah e renderlo un potere altro dall’Iran, nessuna stabilità sarà possibile per il Libano. Il Paese resterà sempre ostaggi di questi fanatici seguaci di Khomeini!

  • “Non ci sarà pace nella regione fino a quando quella che veniva chiamata la pace di Abramo, tra israeliani e palestinesi…Noi non ci stancheremo di domandare pace per Gerusalemme…il cessate il fuoco a Gaza sarà consolidato e rispettato soltanto se tutti saremo consapevoli del diritto per il popolo palestinese di avere una patria e…del dovere di Israele di esistere. Tutta la Comunità Internazionale deve sostenere questo processo”

La Repubblica Islamica è il primo nemico del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Non soltanto non riconosce il diritto di esistere di Israele e nega la veriticità dell’Olocausto. C’è di peggio: sostenendo attivamente gruppi terroristi come Hamas e la Jihad Islamica, la Repubblica Islamica attacca direttamente quella leadership palestinese – attualmente guidata da Abu Mazen – su cui l’Occidente punta per firmare la pace con gli israeliani. Per quanto riguarda Gaza e Gerusalemme, poi, vogliamo ricordare che i missili di Hamas che hanno scatenato la recente crisi di Gaza, sono stati inviati ai jihadisti sunniti da Teheran (o l’Iran ha fornito il know-how); Gerusalemme, poi, ha visto protagonista lo stesso Hassan Rouhani di parole minacciose e terrificanti: il “moderato” Presidente iraniano ha promesso di “liberare la Moschea di al Aqsa”…

  • Stabilità del Sudan

Qui basti sapere che l’Iran ha usato il Sudan come base per il traffico di armamenti e predicazione dello sciismo nel Paese. Rencentemente, non a caso, il Sudan ha obbigato la Repubblica Islamica a chiudere i centri culturali nel Paese, colpevoli di diffondere il khomeinismo tra i giovani.

  • “Tutte le minoranze religiose hanno diritto di essere difese. Mai come in questo periodo tanti cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede”.

In Iran sono quotidianamente arrestati e torturati membri di minoranze religiose quali i cristiani evangelici e i Baha’i. Per loro, il regime usa l’accusa di apostasia o di minacci contro la sicurezza dello Stato. Entrambi crimini per cui, molto spesso, viene usata la pena di morte o la lunga detenzione. Per questi prigionieri di fede, il mondo resta zitto, in nome di un bigotto realismo che sacrifica i diritti stessi del popolo iraniano e i valori su cui l’Occidente – e le Nazioni Unite stesse – si basano. La sottovalutazione della persecuzione dei cristiani – definita da Renzi il “dramma del nostro tempo” – avviene in primis proprio chiudendo gli occhi davanti alle azioni dei Mullah contro i fedeli di Cristo.

  • Una nuova moratoria contro le esecuzioni capitali

Se l’Italia vuole seriamente essere portartice e promotrice di questa Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte, sicuramente non può avere rapporti stretti con la Repubblica Islamica, prima fruitrice della pena capitale come mezzo per punire i reati. Non è possibile incontrare Rouhani e Zarif, rappresentanti di un Paese che – in meno di un anno – ha impiccato 900 prigionieri. Un record drammatico su cui la diplomazia europea – e quella italiana – tacciono…

  • “Non aggiungiamo barbarie alle barbarie”

Esatto! Non leghiamo la democrazia antifascista italiana, al regime clerico-fascista dell’Iran. Non alleiamoci con Teheran in nome di Isis, non aggiungiamo barbarie alle barbarie!

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Il nostro, chiaramente, è un titolo provocativo. Una provocazione che, però, intende denunciare alcune scelte di politica estera dell’Italia che, purtroppo, non sembrano avere un obiettivo strategico di lungo periodo. Nell’incontro di ieri tra il Ministro degli Esteri Mogherini e il suo omologo iraniano Zarif, infatti, le due parti hanno convenuto sulla necessità di “lavorare ad un nuovo equilibrio regionale”. In poche parole, la responsabile della Farnesina – e neo Mrs. Pesc – ha affermato di voler costruire le basi di un nuovo Medioriente in accordo con il regime iraniano. A questo punto, è possibile porsi tre domande:

1- Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica?

2- Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran?

3 Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti?

Vediamo di rispondere punto per punto, in maniera breve, ma efficare. Prima domanda: Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica? Beh su questo punto, considerati anche le centiana di articoli scritti in questi anni, potremmo davvero pubblicare un libro. Il regime iraniano è probabilmente il campione dell’abuso dei diritti umani. Tralasciando il periodo precedente all’avvento al potere di Rouhani, quindi considerando solo l’ultimo anno, la Repubblica Islamica si è distinta per aver messo a morte, incarcato e torturato, un numero impressionante di esseri umani. Lo vogliamo ricordare, Teheran in soli 12 mesi ha impiccato oltre 800 prigionieri. Per un Paese come l’Italia, promotore di una moratoria internazionale contro la pena di morte, appare davvero paradossale stringere una allenza speciale con chi la pena di morte la usa quotidianamente. Alle esecuzioni capitali, inoltre, vanno sommati gli arresti dei giornalisti, la promozione della segregazione di genere e il finanziamento del terrorismo a livello internazionale. Insomma, per farla breve, creare un nuovo Medioriente con l’Iran, certamente, dovrebbe porre dei problemi morali abbastanza importanti. Certo: Isis è una organizzazione senza alcun valore morale, ma la Repubblica Islamica – o almeno gli uomini oggi al potere – spesso non sono da meno…Tutto ciò senza contare gli effetti sul popolo iraniano. Proprio mentre i giovani iraniani cercano una via per trovare la loro libertà, rafforzare l’establishment al potere a Teheran, non farà che chiudere concretamente gli spazi dei giovani iraniani, soprattutto quelli delle minoranze religiose (in primis i cristiani incarcerati in Iran) e delle donne.

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Seconda domanda: Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran? Qui si apre un capitolo semplice da spiegare, ma difficile da accettare. Si sta facendo largo l’idea – spesso sostenuta anche Oltre Atlantico, che l’Iran possa rappresentare una soluzione per la stabilizzazione del Medioriente. Orbene, una cosa indubbiamente è certa: l’Iran è un grande Paese della regione mediorientale e, teoricamente, nessun Medioriente stabile sarebbe possibile senza il sostegno dell’Iran. Questo, come detto, purtroppo solo teoricamente. Dal 1979 in poi, sebbene come sostengono i lobbisti pro Iran Teheran non ha mai iniziato una guerra, la Repubblica Islamica si è caratterizzata per essere un soggetto di instabilità regionale. Finanziando il terrorismo internazionale, creando realtà come Hezbollah, mantenendo in vita il regime di Assad e – nel post Saddam Hussein – influenzando la politica settaria dell’ex Premier iracheno al Maliki, l’Iran ha promosso le crisi che oggi attraversano il Medioriente. Al contario del live motive che viene oggi decantato dalla diplomazia internazionale, attraverso i Pasdaran, i Mullah hanno sostenuto una politica aggressiva di esportazione della rivoluzione khomeinista che, come effetto ultimo, ha avuto lo scoppio di una vera e propria guerra intestina dentro l’Islam, tra Sunniti e Sciiti. Pensare di capire il fenomeno Isis, senza comprendere l’evoluzione della guerra civile siriana e l’intervento di Teheran per salvare Bashar al Assad, significa non aver capito nulla dell’attuale crisi mediorientale. Su questo punto, inoltre, è possibile sollevare alcune questioni non legate ad Isis, ma ad altri temi regionali in cui l’Iran è coinvolto: come è possibile pensare ad un rafforzamento dell’esercito libanese senza disarmare Hezbollah, argomento sul quale Teheran è contrario? Come conciliare i propositi di pace che l’Italia promuove tra israeliani e palestinesi, pensando di coinvolgere l’Iran negazionista e finanziatore di Hamas e della Jihad Islamica nel “nuovo Medioriente”? Ricordiamo che, proprio in questi giorni, il “moderato Rouhani” ha promesso di liberare la Moschea di al Aqsa…

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Terza e ultima domanda: Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti? Riprendendo quanto suddetto, Isis è un fenomeno impazzito di reazione del sunnismo alla minaccia iraniana. La forza di Isis è derivata principalmente da due fattori: 1- la guerra civile siriana e l’intervento iraniano; 2- la politica settaria pro Sciita dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Purtroppo per Doha, Teheran e Damasco, che di Isis hanno fatto uso in chiave anti opposizione moderata siriana, i jihadisti islamici sunniti sono sfuggiti di mano a tutti. Le scelte di al Maliki, influenzate direttamente dall’Iran, hanno quindi incoraggiato molte tribu’ sunnite irachene a sposare la causa dell’Isis, pur non condividendone la radicalità religiosa. Un gioco di potere sporco, in cui la Repubblica Islamica non ha meriti, ma responsabilità. Pensare di sconfiggere Isis con una alleanza speciale con l’Iran, purtroppo, rischia seriamente di rivelarsi una strategia perdente. Basti vedere, di recente, la reazione dell’Arabia Saudita all’influenza dell’Iran in Sudan. Riyadh ha costretto Khartum a chiudere tutti gli istituti culturali iraniani nel Paese, per il timore della diffusione dello sciismo. Chiaramente, la situazione irachena è diversa, anche per la presenza nel Paese di una forte componente sciita. Pensare di riportare nella giusta casa le tribù sunnite unitesi a Isis, promuovendo nel contempo la presenza iraniana a Baghdad, rischia di avere un effetto dirompente sulla stessa unità nazionale dell’Iraq. Una volta sconfitto Isis, infatti, nessun Paese sunnita permetterà che Teheran comandi nella capitale irachena. Senza contare, infine che, proprio dall’Iraq, sono arrivati la maggior parte dei jihadisti sciiti che stanno combattendo oggi al fianco di Bashar al Assad.

Concludendo: quella a cui assistiamo oggi, non solo in Italia, sembra essere la disperata strategia di un Occidente senza una visione complessiva dei problemi. Una confusione in cui Teheran, offrendo anche incentivi economici, intende inflarsi per ottenere il massimo profitto. Come, però, già successo dopo lo scoppio delle Primavere Arabe – quando la Repubblica Islamica tentò di farsi portavoce delle piazze sunnite – il rischio concreto è quello di assistere e promuovere un nuovo fallimento. Un rischio che, si badi bene, potrebbe avere conseguenze ben piu’ gravi e longeve della drammatica minaccia del Califfato di al Baghdadi.

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Nel video che vi proproniamo in basso, appena tradotto dall’Istituto americano Memri, il rappresentante iraniano Amir Mousavi annuncia che l’Iran invierà missili nella West Bank, allo scopo di aprire una altro fronte nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Secondo Amir Mousavi, inoltre, nella West Bank non serviranno missili a lungo raggio, perchè la distanza tra le città palestinesi e quelle israeliane e geograficamente minore. Ci auguriamo che, video come questo, rendano chiaro a tutti come Teheran non può essere un partner per la pace in nessun conflitto regionale!

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Il Ministro degli Esteri italiano Mogherini, forse prossima Mrs. Pesc, ha reso noto di aver avuto ieri una telefonata con il suo omologo iraniano Zarif, a proposito della crisi di Gaza. Nel comunicato rilasciato dalla Farnesina, testualmente, si legge: “La drammatica situazione a Gaza è stata al centro di un colloquio tra il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, e il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Nel corso della telefonata, richiesta da Zarif, i due ministri hanno convenuto sulla necessità di mettere fine immediatamente alla perdita di vite umane a Gaza e in Israele, e di rinnovare e rendere poi sostenibile nel lungo periodo un cessate il fuoco. I due ministri hanno anche discusso della necessità di lavorare a una soluzione onnicomprensiva del conflitto, e al miglioramento delle condizioni di vita in Cisgiordania e a Gaza“.

Dobbiamo essere onesti: il comunicato del Ministero degli Esteri ci ha sorpresi, preoccupati e incuriositi. La sorpresa, si badi bene, non deriva dalla telefonata tra i due Ministri. E’ pieno e legittimo diritto della Mogherini discutere con chi preferisce le tematiche mediorientali. Quello che ci lascia con preoccupazioni e dubbi, è il contenuto del comunicato pubblicato dal MAE. Nel testo, infatti, si dice che Italia e Iran intendono lavorare insieme per una soluzione onnicomprensiva del conflitto tra israeliani e palestinesi. Questa possibile collaborazione, però, ci costringe a porre al Ministro almeno tre domande fondamentali, altrimenti davvero impossibili da comprendere. Di seguito, in rosso, le domande per il Ministro Moghierini:

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  • La ragione principale dello scoppio di nuovo conflitto tra Isrele e Hamas è il lancio di missili verso il territorio israeliano da parte dell’organizzazione jihadista. Questi missili, come il Ministro sa bene, sono stati forniti alle organizzazioni di Gaza proprio dalla Repubblica Islamica. Di questo, si badi bene, Teheran ne fa un motivo di vanto. Vorremmo quindi sapere se il Ministro Mogherini ha chiesto costo all’Iran di questo sostegno contrario al diritto internazionale e, nel caso, sapere se il Ministro Zarif si è impegnato a terminare l’esportazioni di missili verso Gaza?

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  • Proprio in questi giorni si è celebrato in Iran il Giorno di Gerusalemme, anche noto come Qods Day. In questo giorno, praticamente tutti i leaderi iraniani hanno chiesto la distruzione di Israele ed invocato un massiccio supporto militare alle organizzazioni palestinesi. Il primo ad aver sostenuto questa posizione è proprio Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana e capo indiscusso di Zarif. Inoltre, l’Iran non ha mai riconosciuto Israele e non ha con questo paese – considerato il piccolo Satana al soldo degli Stati Uniti – alcun rapporto diplomatico. Vorremmo chiedere al Ministro Mogherini se ha chiesto a Zarif di condannare questa violenza verbale dei politici iraniani e se, nel caso di una collaborazione italo-iraniana alla risoluzione del conflitto mediorientale, Teheran sarà disposto ad avviare relazioni diplomatiche con tutte le parti in conflitto, Israele inclusa?

Restiamo fiduciosi di ricevere dal Ministro una pronta risposta a tutte le nostre, semplici e dirette, domande.

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Se vuoi capire Gaza, studia la geopolitica iraniana. Così si potrebbe riassumere, in poche parole, un consiglio a chiunque volesse seriamente cercare di capire quanto sta avvenendo a Gaza in un quadro regionale piu’ ampio. L’attuale crisi di Gaza, infatti, guarda caso accade proprio in un momento in cui a Teheran diverse cose pericolose bollono in pentola. Andiamo a vedere allora i motivi per cui il regime iraniano sta soffiando sul fuoco di Gaza, a discapito delle vite di migliaia di civili palestinesi ed israeliani.

  • Primo Punto: la Questione Nucleare: il regime iraniano al suo interno è diviso sul negoziato tra un’ala piu’ pragmantica, interessata solo a mantenere il potere nelle mani dei Mullah e a fare soldi con l’Occidente (Rouhani e Rafsanjani), e un’ala radicale, fondata sullo scontro culturale e militare contro l’Occidente. Quest’ala è quella attualmente guidata da Ali Khamenei e dai Pasdaran. Per la Guida Suprema, ad esempio, lo scontro con l’Occidente è la base della Velayat-e Faqih e non esiste un compromesso di grande periodo raggiungibile con il Grande Satana (gli Stati Uniti). I negoziati sul nucleare, quindi, sono praticamente ad un punto morto. Non solo: Khamenei li ha volontariamente deragliati, pubblicando numerose redlines che i negoziatori iraniani devono seguire. La crisi di Gaza, perciò, cade a fagiolo per tutte le fazioni iraniane: tenendo la Comunità Internazionale impegnata su Israele e Palestina, l’Iran punta ad ottenere almeno altri 6 mesi di negoziato, continuando ad intascare i profitti dell’alleggerimento delle sanzioni;
  • Secondo Punto:  la crisi di Gaza riporta l’Iran al centro della geopolitica palestinese. Con Hamas indebolito e l’accordo sottoscritto con Abu Mazen, Teheran rischiava di essere tagliata fuori dai giochi. Premendo sull’ala estremista di Hamas, perciò, Teheran ha indirettamente costretto all’angolo il movimento islamico, offrendosi come unica sponda di sostegno politico e militare. La Repubblica Islamica, infatti, sa molto bene che in questo momento tutti i Paesi arabi stanno voltando le spalle a Hamas, colpevole di aver portato avanti una politica di eccessiva interferenza negli affari interni di diversi Stati della regione (Egitto in testa);

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  • Terzo Punto: I Pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno un solo scopo: lavorare per l’esportazione della rivoluzione khomeinista e salvaguardare il cosiddetto Asse della Resistenza (Iran, Siria, Hezbollah, Hamas). Dopo lo scoppio della crisi siriana, con Hamas schierato contro Bashar al Assad, i rapporti con Gaza si erano raffreddati. Negli ultimi mesi però, in raccordo con la fine dell’esperienza Morsi in Egitto, diversi esponenti di Hamas si sono recati in Iran a chiedere perdono per i loro peccati. I peccatori, chiaramente, sono stati accolti a braccia aperte come fedeli che ritornavano all’ovile dalla Forza Quds, a patto che facessero veramente ammenda dei loro peccati. La scelta di non firmare la tregua proposta da Il Cairo e di cercare lo scontro militare, sembra proprio corrispondere alla volontà di Hamas di dare ad una forza esterna (l’Iran) la prova della sua fedeltà all’obiettivo comune di  “distruggere Israele”. Putroppo, una prova di fedeltà data sulla pelle della vita degli abitanti di Gaza;
  • Quarto Punto: la situazione in Iraq e in Siria. Con il mondo concentrato sulla crisi di Gaza, l’Iran e i suoi alleati (Assad in primis) hanno campo libero di agire liberamente. In Iraq, Teheran ha campo libero per inviare le sue forze contro l’ISIS e ottenere così fedeltà assoluta da al Maliki (a discapito dell’unità dell’Iraq, probabilmente). I massacri in Siria, invece, sono drammaticamente spariti dalle TV mondiali, pur venendo portati avanti senza pietà da Bashar al Assad, grazie al sostegno dei Pasdaran iraniani e delle milizie sciite finanziate da Teheran. In Siria, per la cronaca, l’Iran sta costruendo un vero e proprio movimento Pasdaran parallelo, modellato su quello di Teheran;
  • Quinto Punto: il Libano di Hezbollah. Dopo lo scoppio della crisi siriana, Hezbollah ha subito una crisi interna ed esterna. Se prima era visto in Libano e non solo, come un movimento di liberazione, oggi è reputato solamente una organizzazione terrorista al servizio di Teheran e impegnata nell’uccisione dei nemici sunniti. La crisi di Gaza, quindi, consente ad Hezbollah di respirare e calmare le acque assai calde all’interno al Partito di Dio (soprattutto con l’avanza di ISIS in Iraq). E’ chiaro che Teheran approfitterà dello sguardo del mondo su Israele e Gaza per riarmare fortemente Hezbollah e usarlo per rafforza il potere in Libano e non solo.

 

Il 25 giugno scorso il sito “Good Morning Iran” ha pubblicato un articolo passato, purtroppo, inosservato. Gli attivisti riportavano un tweet terribile apparso sull’account Twitter ufficiale dei Pasdaran iraniani inerente ai tre ragazzi ebrei rapiti ad Hebron e ritrovati senza vita ieri pomeriggio. Nel tweet, che riportiamo qui sotto, i Pasdaran iraniani auguravano ai tre rapiti di bruciare all’inferno.

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Nelle ore in cui viene annunciato il ritrovamento dei corpi senza vita dei tre ragazzi rapiti, questo tweet suona come macabro e drammaticamente senza pietà. D’altronde, non c’è molto da aspettarsi da una organizzazione prima responsabile della diffusione nel mondo del terrorismo internazionale. Lo stesso Hamas, responsabile del rapimento e dell’uccisione dei tre ragazzi ebrei, è finanziato, armato e addestrato dalle Guardie della Rivoluzione iraniana. Solo meno di un mese fa, in una intervista televisiva, il Parlamentare iraniano Alaeddin Borujerdi ha dichiarato che le relazioni tra Iran e Hamas non si sono mai interrotte. Nel maggio scorso, quindi, nella città di Doha, il leader di Hamas Khaled Meshal ha incontrato il vice Ministro degli Esteri, uomo di Rouhani, Hossein Amir-Abdollahian. Il regime iraniano, quindi, aveva benedetto il Governo di unità nazionale tra Abu Mazen e Hamas. Cosa aggiungere? Fin quando l’Occidente non capirà veramente che proprio da Teheran arriva la fonte dei mali principali del Medioriente, ben poco si potrà fare per costruire una vera pace in tutta la regione.

Fortunatamente, a discapito delle terribili azioni del regime dei Mullah e dei Pasdaran, il popolo iraniano continua a gridare: “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”

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In queste ore brutte notizie per la pace in Medioriente arrivano dal Qatar: pochi giorni fa, infatti, il leader di Hamas a Doha, Khaled Meshaal, ha incontrato il vice Ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian. In agenda, ufficialmente, c’era la questione siriana, tema in passato di scontro tra il movimento terrorista sunnita e gli Ayatollah sciiti. Il vero nodo della questione, però, era la rinascita dell’alleanza fra Hamas e l’Iran. L’incontro sembra essere andato molto bene, tanto che Meshaal – incredibilmente – ha anche elogiato la posizione dell’Iran sulla questione siriana e il sostegno di Bashar al Assad ai palestinesi (senza però menzionare gli attacchi contro il campo profughi di Yarmuk…). C’è di piu’: il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh è arrivato domenica a Teheran per prendere parte ad una una conferenza sui media. Si è trattato della terza visita in Iran del rappresentante palestinese dal 2007 ad oggi.

Si badi bene: nonostante le notizie diffuse solo in questi giorni, i recenti incontri tra i rappresentanti di Hamas e l’Iran fanno parte di una strategia pianificata da mesi. Dietro questa strategia, per la cronaca, si muove la diplomazia del Qatar. Dopo aver sostenuto con forza la resistenza siriana finanziando i Fratelli Mussulmani, Doha ha dovuto incassare una sonora sconfitta con la fine del regime di Morsi in Egitto. La debacle de Il Cairo, ha avuto effetti diretti sul conflitto siriano, determinando un cambiamento radicale della politica estera del Qatar. Come noto, a Doha il potere è passato nelle mani dell’emiro Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa Al ThaniIl nuovo emiro ha scelto un profilo pubblico piu’ basso, puntando segretamente alla ricostruzione del fronte anti saudita, in stretta convergenza con l’Iran. In questa ottica, quindi, il ritorno di Hamas ad una alleanza strategica con Teheran era fondamentale.

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All’interno di Gaza, l’uomo ombra di questo riavvicinamento è stato Ramadan Abdullah Shalah, segretario della Jihad Islamica, gruppo terrorista sunnita, da sempre agli ordini della Repubblica Islamica. Nel marzo scorso, a tal proposito, Shalah ha visitato il Qatar, incontrando Khaled Meshaal e l’emiro Tamim. Al centro della sua visita,  tra le altre cose, c’era anche la creazione di un nuovo network mediatico agli ordini del Qatar: si tratta di un nuovo canale satellitare, con base a Londra, che prenderà il nome di Al Arabi al Jadeeed (Il Nuovo Arabo). Solo poche settimane prima la visita di Shalah in Qatar, Ali Boroujerd – membro della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano – aveva sottolineato che le relazioni tra Hamas e l’Iran non erano state interrotte.

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La momentanea riconciliazione tra Hamas e Fatah, chiaramente, ha accellerato l’accordo con Teheran. La Repubblica Islamica, infatti, vuole la sua parte nuovo governo palestinese e ha già da tempo messo le mani su alcuni rappresentanti al servizio di Abu Mazen, quali Jibril Rajoub, membro del Comitato Centrale di Fatah e uomo potente in Cisgiordania. Grazie alla riconciliazione con Hamas, quindi, gli Ayatollah potranno riprendere il controllo della Striscia di Gaza e ricostruire nuovamente il cosiddetto asse della resistenza (Iran-Siria-Hezbollah-Hamas). Una vera spina nel fianco, non soltanto per lo stranoto “nemico sionista”, ma anche e soprattutto per Al Sisi, intenzionato a riportare l’Egitto sunnita al centro della politica mediorientale. A tal proposito, va ricordato che una della accuse contro l’ex Presidente Morsi, è proprio quella di aver passato informazioni segrete all’Iran, durante il periodo di Ahmadinejad.

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