Archivio per la categoria ‘Iran Gaza’

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La Giordania ha deciso di richiamare per consultazioni il suo Ambasciatore a Teheran. La decisione di Amman arriva, significativamente, dopo la dura condanna dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica contro l’Iran per il suo sostegno al terrorismo, e dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio.

Come sottolineato da Mohammed Momani, Portavoce del Governo giordano, la decisione del Regno Hashemita e’ la diretta conseguenze dall’interferenza iraniana negli “affari interni dei Paesi Arabi” (Rferl.org).

La notizia della decisione di Amman arriva mentre negli Emirati Arabi Uniti viene processata una cellula di Hezbollah, accusata di aver lavorato dal 2004 al 2013 al servizio del regime iraniano e di aver raccolto informazioni sensibili sulla sicurezza degli Emirati. La cellula, per quanto e’ dato sapere, usava anche i ricatti sessuali per estorcere informazioni preziose (Gulf News).

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Tra pochi mesi l’Iran inizierà a ricevere i 150 miliardi di dollari previsti dalla sospensione delle sanzioni internazionali. La domanda successiva e’ la seguente: come userà la Repubblica Islamica questi soldi? Immetterà questa liquidità unicamente a beneficio del popolo iraniano – in grave crisi sociale ed economica – o devierà questi finanziamenti (come tradizione) verso il terrorismo internazionale? Alcuni analisti anche italiani, talvolta assai vicini a Via Nomentana…, si prodigano nel sottolineare le necessita’ del regime nel non deviare i soldi che arriveranno dall’Occidente. Una balla colossale, soprattutto considerando non solo la storia della Repubblica Islamica, ma anche i recenti sviluppi (o meglio inviluppi) in Medioriente.

Il regime iraniano e’ immischiato fino al collo nel sostegno a gruppi terroristi e milizie jihadiste sciite, impegnate nella propagazione del messaggio di Khomeini nel mondo. Un impegno che – indipendentemente dalle volontà dei realisti in Iran – e’ imposto dall’alto, ovvero dalla Guida Suprema e dai Pasdaran. Questo dato non e’ confermato solamente dal ruolo del regime iraniano oggi nella regione e dalla sua natura imperialista, ma anche dai messaggi e i dati che provengono da alcune ricerche da importanti centri di ricerca.

Per quanto concerne i “messaggi”, invitiamo i lettori a guardare il documentario prodotto dal Center for Near East Policy Research e realizzato da alcuni registi arabi all’interno della Striscia di Gaza. Non solo il video mostra la vergogna in cui Hamas fa crescere le nuove generazione di palestinesi, ma anche l’odio che viene loro inculcato durante gli addestramenti militari. Addestramenti, che rubano ai bambini ogni tipo di diritto all’infanzia. Il regime iraniano – nonostante le divisioni sulla Siria – continuerà a finanziare Hamas e le altre organizzazioni terroriste palestinesi, allo scopo di distruggere Israele, cosi come promesso dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei pochi giorni fa (Good Morning Iran).

Non solo: grazie alla fine delle sanzioni internazionali – che non verranno mai più ripristinate, al di la’ della retorica – Teheran aumenterà i finanziamenti ad Hezbollah (un vero e proprio Stato nello Stato in Libano), al regime di Bashar al Assad, alle milizie sciite in Iraq e agli Houti in Yemen. Nonostante i diplomatici Occidentali e lo stesso Presidente americano Obama tendano a sottolineare che l’Iran spende “solo” 15 miliardi di dollari l’anno per la difesa, nel Marzo del 2015 il Parlamento iraniano ha approvato un budget per la difesa di 300 miliardi di dollari! Lo stesso centro di ricerca del Congresso americano – su richiesta del Senatore Kirk – ha rilasciato un documento in cui analizza in termini monetari i finanziamenti al terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ammettendo implicitamente come l’alleggerimento delle sanzioni internazionali aiuterà la perpetuazione di questa attività criminale (Free Beacon).

Per la cronaca, secondo quanto ammette il Congresso americano, il regime iraniano spende annualmente per Assad 20 miliardi di dollari l’anno, tra i 20 e i 25 miliardi di dollari l’anno per Hamas e tra i 100 e i 200 miliardi di dollari l’anno per Hezbollah. Cifre da capogiro, sottratte direttamente al popolo iraniano (Clarion Project). Un popolo che, non a caso, quando scese in piazza per dimostrare contro il regime urlo’ forte “Ne con Gaza, Ne con il Libano, La mia vita solo per l’Iran” (Youtube).

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Pochi giorni fa, l’attuale Ambasciatore italiano in Iran, Mauro Conciatori, ha avuto un incontro con l’Ayatollah Rafsanjani, capo del Consiglio per il Discernimento e vero mentore politico del Presidente Hassan Rouhani. Fin qui nulla di strano, considerando che per un rappresentante diplomatico in un Paese estero e’ normale incontrare gli alti vertici politici (anche se noi, come noto, siamo per la rottura delle relazioni diplomatiche con il regime degli Ayatollah). Premesso questo, ci sono un paio di dichiarazioni fatte dall’Ambasciatore Conciatori in quella occasione che, dopo averle lette, ci hanno lasciati senza parole. Per la precisione, facciamo presente che la fonte da cui attingiamo la nostra informazione e’ l’agenzia di stampa iraniana IRNA.

Parlando con l’Ayatollah Rafsanjani, quindi, l’Ambasciatore Mauro Conciatori ha affermato: l’Iran e’ il pilastro di stabilita’ della regione, aggiungendo che le ‘sagge linee guida’ del Leader Supremo hanno illuminato i negoziati (in inglese “shed light on the negotiations“). Infine, il rappresentante italiano, “riferendosi alla situazione strategica” di Italia e Iran nel mondo, ha concluso: noi siamo molto consapevoli che l’Iran e’ un ponte di connessione tra Est ed Ovest e speriamo che questo Paese, attraverso l’interazione con il mondo, raggiunga una completa vittoria. Considerato il peso di queste parole, riteniamo opportuno reagire e porre alcune domande all’Ambasciatore italiano a Teheran.

  • Punto primo, Iran come pilastro di stabilita’ della regione: su questo argomento potremmo scrivere un libro intero. Evitando di tediare il lettore, cerchiamo unicamente di porre in risalto le questioni principali che contraddicono le affermazioni dell’Ambasciatore Conciatori. In primis un riferimento storico per l’Ambasciatore. Egregio Ambasciatore, la persona che aveva davanti nel Suo incontro, ovvero l’Ayatollah Rafsanjani, e’ la dimostrazione vivente di quanto Teheran sia un fattore di instabilità per tutto il mondo. Rafsanjani, infatti, e’ secondo l’Interpol uno dei responsabili dell’attentato contro il centro ebraico Amia a Buenos Aires (oltre 80 vittime innocenti). Di questa azione terrorista, se ne sente ancora l’eco, come dimostra la morte recente di Alberto Nisman. Parlando di fatti recenti, l’interferenza iraniana in Siria, Iraq, Libano, Gaza, Yemen e Afghanistan, ha determinato unicamente fenomeni di violenza e morte, tanto da provocare una storica reazione militare del mondo arabo sunnita – abbandonato dall’Occidente – dopo il tentativo dei Pasdaran di controllare anche lo Stretto di Bab el Mandeb. Proprio nelle ore in cui Conciatori esaltava l’Iran, in Libano l’ex Premier Siniora – tanto apprezzato anche dall’Italia – denunciava il fatto che, se ancora oggi Beirut non riesce ad eleggere un Presidente, e’ proprio per il fatto che Hezbollah prende ordini direttamente dall’Iran. Le ingerenze iraniane nella regione Mediorientale – particolarmente in Yemen – sono state duramente condannate anche da un altro attuale importante partner dell’Italia, ovvero l’Egitto di Al Sisi. Tutto cio’, senza ovviamente inoltrarci approfonditamente nelle nefandezze che i Pasdaran iraniani e i miliziani sciiti stanno compiendo da anni in Siria e in Iraq. Crimini contro l’umanità’ che, pur non avendo la stessa attenzione mediatica di Isis, non sono da meno di quelli commessi dagli uomini del Califfo al Baghdadi. Sarebbe questo Stato quindi, Egregio Ambasciatore, un pilastro di stabilita’ regionale?
  • Punto secondo, le sagge linee guida del Rahbar Khamenei sui negoziati: anche in questo caso, ci sfugge pesantemente il senso delle affermazioni dell’Ambasciatore italiano. Vorremmo sapere, di grazia, quali sarebbero queste sagge linee guida impressa da Khamenei al negoziato?. No perché a noi sembra che, anche nelle ultime dichiarazioni della Guida Suprema, la Dichiarazione di Losanna a e’ stato definita come “senza valore” (precisamente “una mera dichiarazione per i media”) da Khamenei che, tanto per cambiare, a continuato ad insultare gli Stati Uniti, ribadendo la sua sfiducia per il “Grande Satana”. Tutto ciò senza contare che, prima di elogiare un dittatore come Khamenei, sarebbe opportuno pensarci due volte. Soprattutto se si tratta della stessa persona che ha definito gli europei una “razza barbara”, che ha definito l’omosessualità “un grave peccato Occidentale” e che ha emesso una fatwa razzista contro i contatti con i fedeli Bahai. Diciamo che, a prima vista, non ci sembra un modello di riferimento per un rappresentante di uno Stato democratico e antifascista come l’Italia.
  • Punto terzo, la completa vittoria dell’Iran attraverso l’interazione con il mondo: ecco, su questo vogliamo sperare e credere che l’agenzia di stampa IRNA abbia riportato le parole dell’Ambasciatore Conciatori in maniera inesatta. Per capirci meglio: siamo ben consapevoli che nell’establishment italiano – politico, diplomatico e industriale – e’ attiva una lobby molto forte per il ristabilimento di forti relazioni bilaterali tra Roma e Teheran (Ambasciatore Toscano docet…), vogliamo pero’ credere e pensare che l’Italia non sostenga la vittoria politica e militare di un regime che sostiene e finanzia il peggior terrorismo internazionale al mondo. Anche per quanto concerne il ruolo dell’Iran come ponte tra Est e Ovest, vogliamo far presente che se il rapporto tra Occidente e Asia si deve poggiare su un regime come quello iraniano, allora c’e’ da sperare che qualcuno butti giù presto questo triste ponte. Se per un rappresentante italiano il perno su cui basare le relazioni tra Est e Ovest e’ un regime che valuta la vita della donna meta’ di quella dell’uomo, che ha impiccato oltre 1000 prigionieri in meno di due anni, che arresta i cristiani, che persegue la minoranza araba Ahwazi, che nega l’Olocausto, che invia jihadisti in mezzo mondo, che sviluppa un programma nucleare militare clandestino (che minaccia una regione intera), allora c’e’ da porsi seriamente la domanda su cosa veramente si intende per rapporto tra Oriente e Occidente…

Concludiamo questo articolo sottolineando che, con il massimo rispetto per l’Ambasciatore Conciatori e il suo ruolo istituzionale, sarebbe opportuno per l’Italia, e per tutto l’Occidente, rivedere seriamente questo approccio eccessivamente accondiscendente verso il regime iraniano, un approccio che non aiuta in alcun modo ne il popolo iraniano e le sue istanze di libertà, ne la risoluzione di tanti conflitti regionali in cui l’Iran e’ la causa – o uno delle cause –  principali delle crisi.

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L’On. Manlio di Stefano, una delle faccie piu’ popolari del Movimento Cinque Stelle, e’ come noto sempre molto attivo quando si tratta di parlare di politica estera. Brandendo la bandiera dei diritti umani, Di Stefano si fa paladino dell’autodeterminazione dei popoli, una autoderminazione che, pero’, sembra piu’ una scusa per attaccare Paesi poco amati dai Cinque Stelle, che una sincera vocazione alla causa. L’interrogativo “Manlio dove sei?”, ci e’ sorto non tanto per entrare metterci a discutere di questioni quali il conflitto israelo-palestinese, ma piu’ che altro per capire come sia possibile che l’On. Di Stefano non riesca a dire due parole due contro diversi regimi e organizzazioni terroriste che stanno rendendo il Medioriente una terra occupata dai fondamentalismi religiosi. Allora ecco alcuni interrogativi che ci poniamo, a cui speriamo di ricevere una risposta chiara.

Il regime iraniano occupa oggi quattro capitali del Medioriente: Baghdad, Sanaa, Damasco e Beirut. In Iraq numerosi politici sunniti e anche sciiti stanno denunciando l’invasione dei Pasdaran iraniani. A Sanaa, nello Yemen, una nave iraniana con 150 tonnellate di armi e’ appena arrivata nel porto di al Salf. La Siria, neanche dobbiamo ricordarlo, e’ praticamente nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, la cui intrusione ha da poco forzato il macellaio Assad a far fuori il suo capo dell’intelligence Rustom Ghazali, poco allineato con i voleri di Teheran. Il Libano, quindi, e’ ormai un Paese ingovernabile e l’intrusione di Hezbollah nel conflitto siriano ha determinato l’attacco dei jihadisti sunniti contro i civili libanesi. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

Pochi giorni fa il regime di Bashar al Assad ha compiuto un nuovo attacco con armi chimiche contro un villaggio nella provincia di Idlib. I video di questo attacco, che ha colpito diversi bambini, hanno fatto il giro del mondo. Dal Movimento Cinque Stelle, in particolare da Di Stefano abbiamo sentito parole contro l’armamento delle opposizioni, la fine delle sanzioni contro il regime (tutte posizioni che rafforzano solo Assad) o la speranza che la Russia fermasse gli Stati Uniti. Niente, proprio niente, abbiamo sentito a difesa dei civili siriani, a difesa dei milioni di profughi scappati dai massacri di Assad o contro l’imperialismo iraniano in Siria. Eppure, la denuncia contro il regime di Assad e il suo uso di armi chimiche e’ arrivata anche da Amnesty International! Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

In Libano, come suddetto, Hezbollah e’ ormai uno Stato nello Stato. Non solo nelle aree sotto controllo dell’organizzazione terrorista libanese i profughi siriani non ricevono aiuti, ma lo stesso Ministro della Giustizia libanese ha accusato Hezbollah di essere responsabile di un attivita’ di corruzione internazionale. Hezbollah, su ordine del regime iraniano, e’ entrato nel conflitto siriano, portando il Libano nuovamente all’interno del conflitto tra sciiti e sunniti. In poche parole, quindi, Hezbollah impedisce l’autodeterminazione non solo del popolo siriano, ma anche dello stesso popolo libanese, in nome degli ordini che impartisce Teheran. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

– capitolo Gaza: come abbiamo detto, onestamente, non ce ne importa molto di entrare nella questione del conflitto israelo-palestinese, ormai drammaticamente polarizzato. Nonostanete tutto, in questi giorni abbiamo assistito al ritorno di Hamas nelle mani di Teheran. Questo, mentre i profughi palestinesi in Siria vengono lasciati morire di sete dal regime di Bashar al Assad. In cambio di soldi e armi, Hamas ha quindi tradito il suo stesso popolo. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo, Manlio dove sei???

Capitolo Isis: da pochi giorni le Nazioni Unite hanno inserito nella lista delle persone poste sotto sanzioni anche un signore di nome George Haswani, ovvero l’uomo di mediazione per il business tra il regime di Assad e Isis. Il piano di De Mistura, inviato dell’ONU per la Siria sembra far acqua da tutte le parti e la sua vicinanza alle gerarchie iraniane, ha chiuso ogni dialogo con le fazioni ribelli. Le Nazioni Unite hanno da poco aperto una esibizione fotografica che mostra le atrocita’ compiute dal regime siriano contro gli oppositori. Migliaia di innocenti morti per fame e torture. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

L’invasione delle milizie sciite in Iraq e’ ormai denunciata da tutto il mondo arabo, da numerosi politici iracheni e dagli stessi curdi, considerati dall’Occidente come i veri eroi della lotta contro Isis. Barzani, a capo del Kurdistan iracheno, ha detto che le milizie sciite, pagate dall’Iran, rischiano di fare piu’ danni dei terroristi di Isis. Ali Younesi, collaboratore di Rouhani, ha detto che la nuova capitale dell’impero iraniano sta a Baghdad. I Pasdaran hanno ordinato ad Hezbollah di inviare miliziani in Iraq, mentre il Master delle Guardie Rivoluzionarie, il terrorista Qassem Soleimani, ha esplicitamente detto “abbiamo bisogno di esperti della jihad”. Senza contare i crimini che le milizie sciite sciite stanno compiendo contro i sunniti. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

La situazione dei diritti umani in Iran e’ spaventosa. Il nuovo report dell’inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, denuncia una situazione senza appello. Il numero di esecuzioni capitali e’ altissimo, le persecuzioni contro i giovani, i dissidenti politici, le minoranze etniche e religiose e le donne sono cresiute in maniera esponenziale. A proposito di minoranze religiose, sotto Rouhani il numero dei cristiani in carcere e’ quasi raddoppiato. Senza contare il fatto che i leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono ancora in isolamento senza nemmeno aver diritto ad un processo regolare. Nonostante tutto questo, l’Italia e’ in prima fila nel guidare i nuovi rapporti diplomatici con l’Iran, patrocinando addirittura un festival della Cultura Iraniana di regime. Il Ministro degli Esteri Gentiloni si reca in Iran e non dice una parola sui diritti umani o sul nuovo imperialismo iraniano, mentre i Ministri iraniani arrivano in Italia ed incontrano i vertici della politica nostrana, senza che nessuno chieda conto a loro delle azioni brutali contro il popolo iraniano. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei??? 

Ci fermiamo qui. Potremmo continuare ancora a lungo, ma preferiamo terminare qui la nostra lista di interrogativi per Manlio Di Stefano. Non sappiamo se avremo mai delle risposte in merito. Quello che sappiamo, almeno sinora, e’ che le posizioni prese dall’On. Di Stefano e dai Cinque Stelle sinora in merito alla politica estera sembrano piu’ una serie di post Facebook, probabilmente buoni per ottenere dei like, ma molto meno buoni per ottenere delle indicazioni chiare sulla posizione del clan di Grillo e Casaleggio contro alcuni dei peggiori regimi esistenti al mondo. AAA Cercasi Manlio Disperatamente

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Ban Ki-Moon meets Matteo Renzi

Il 25 settembre scorso, il Primo Ministro italiano Matteo Renzi interveniva, per la prima volta, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Emozionato, il Premier ha fatto uno speech di circa 20 minuti in cui, chiaramente, ha delineato la linea che l’Italia intende seguire in politica estera. Così, mentre il Ministro degli Esteri Mogherini descriveva l’Iran come un alleato prezioso contro Isis (ha parlato di Iran come di “game changer“), il suo capo di Governo descriveva esattamente l’opposto, ovvero tutte le ragioni per cui un paese democratico come l’Italia non può allearsi con un regime spietato e omicida come la Repubblica Islamica dell’Iran. Abbiamo voluto ripercorrere il discorso di Renzi all’ONU, per darvi la riprova – con i fatti – della non naturalità di questa vicinanza tra Roma e Teheran. Seguiteci!

  • Matteo Renzi ha descritto l’Assemblea Generale dell’Onu come un luogo ove “ha ancora un senso costruire un orizzonte dei diritti, di rispetto, di libertà e di pace”

Orbene: la Repubblica Islamica è l’anti diritto per eccellenza. Solamente nell’ultimo anno, da quando Rouhani ha preso il potere, gli abusi dei diritti umani sono ormai incontrollati. La Repubblica Islamica ha mandato a morte oltre 900 esseri umani e ha imprigionato sempre piu’ attivisti e giornalisti. Presto, quindi, il regime chiuderà i pochi spazi di libertà mettendo un freno all’uso di social networks a e applicazioni chat sui mobile. In Iran, come vi abbiamo già detto, si finisce in carcere per un commento sbagliato su Facebook o, se sei donna, per voler assistere ad una partita di pallavolo…Per quanto concerne la pace, Teheran è praticamente la prima fonte di instabilità della regione Mediorientale, finanziando terrorismo (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) e regimi assassini (Bashar al Assad). Senza contare il programma nucleare e missilistico iraniano, ancora oggi una fonte di preoccupazione di tutta la Comunità Internazionale (su cui Teheran ancora non intende dare serie risposte).

  • “La via d’uscita della politica è l’unica soluzione per impedire l’emorragia di sangue che sta causando tanti, troppi, lutti nel Mediterraneo e nel Medioriente”

Tra i Paesi che vanno annoverati come principali responsabili di questi lutti, c’è proprio l’Iran: Teheran ha mantenuto in vita Bashar al Assad, causando l’esodo di milioni di profughi siriani in tutto il mondo, Europa in primis. Gli stessi profughi disperati di Gaza, non sono solo il risultato della guerra tra Palestinesi e Israeliani, ma sono soprattutto il risultato del terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, organizzazioni addestrate dai Pasdaran e finanziate dai Mullah. Questa cappa khomeinista nella regione Mediterranea, ha sinora causato decine e decine di morti e, soprattutto, tanti troppi rifugiati.

  • Grazie all’operazione Mare Nostrum sono state salvate 80000 vite umane: “80.000 persone strappate dal Mediterraneo come cimitero”

Ha ragione il Primo Ministro Renzi ha sottolineare l’importanza dell’operazione Mare Nostrum. Non si può però di però dimenticare che, come suddetto, molti di questi disperati sono cittadini siriani a cui la vita normale è stata strappata da un regime brutale, quello di Bashar al Assad, tenuto in vita principalmente dai soldi della Repubblica Islamica e dal sostegno delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran. Senza l’intervento dell’Iran al fianco di Assad, probabilmente, il regime Bhaatista non sarebbe sopravvisto e la Siria non sarebbe caduta in preda alla guerra civile ed ai jihadisti sunniti di Isis e di al Nusra.

  • “L’Isis non è semplicimente la minaccia terroristica in una determinata regione, ma è il rischio per l’intera comunità per le donne e gli uomini che si vogliono definire umani”

Giustissimo. Come già evidenziato, però, il male di Isis è figlio diretto del male iraniani, di quell’intervento settario dei Pasdaran a favore di Damasco e contro i sunniti in Siria. Pensare di sconfiggere il male assoluto di Isis, in alleanza con il male assoluto dei Pasdaran e salvando il male assoluto di Assad, finirà per ritorcersi contro l’intera stabilità mediorientale. Senza contare che, moltre tribu’ sunnite irachene, sono passate con Isis non per l’estemismo religioso che le caratterizza, ma come reazione alla politica filo iraniana di Al Maliki, ex Primo Ministro iracheno. Senza contare che, il Ministro Hadi al Amiri, ha espresso la sua ammirazione per Qassem Suleimani – capo della Forza Quds – e comandante delle Brigate Badr, braccio armato del partito iracheno sciita Isci, addestrate e finanziate direttamente dall’Iran…

  • “Davanti allo sguardo delle tante vittime del fanatismo non possiamo restare inermi”

Sante parole. Questa affermazione però deve valere sia per le vittime del fanatismo di Isis ad Erbil e sia per le migliaia di vittime del genicidio siriano portato avanti da Bashar al Assad, con la copertura dell’Iran…

  • “L’Italia ha contribuito e continuerà a contribuire in Libano con i nostri militari”

Il motivo principale per cui il Libano, oggi, non ha pace, è per l’occupazione che Hezbollah – organizzazione creata dall’Iran – fa del sud del Paese. Un vero e priprio Stato nello Stato, che prende ordini da Teheran e non da Beirut. Con le sue milizie, non a caso, Hassan Nasrallah è intervenuto in Siria al fianco delle forze lealiste di Bashar al Assad, contribuendo attivamente ad uccidere innocenti siriani, primi fra tutti donne e bambini. Su questi terroristi, purtroppo, neanche UNIFIL 2 ha potere: continuano a ricevere armi e soldi dai Mullah, senza spartire nulla con il Governo centrale, pur volendo comandare all’interno dell’esecutivo libanese. Senza mutare Hezbollah e renderlo un potere altro dall’Iran, nessuna stabilità sarà possibile per il Libano. Il Paese resterà sempre ostaggi di questi fanatici seguaci di Khomeini!

  • “Non ci sarà pace nella regione fino a quando quella che veniva chiamata la pace di Abramo, tra israeliani e palestinesi…Noi non ci stancheremo di domandare pace per Gerusalemme…il cessate il fuoco a Gaza sarà consolidato e rispettato soltanto se tutti saremo consapevoli del diritto per il popolo palestinese di avere una patria e…del dovere di Israele di esistere. Tutta la Comunità Internazionale deve sostenere questo processo”

La Repubblica Islamica è il primo nemico del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Non soltanto non riconosce il diritto di esistere di Israele e nega la veriticità dell’Olocausto. C’è di peggio: sostenendo attivamente gruppi terroristi come Hamas e la Jihad Islamica, la Repubblica Islamica attacca direttamente quella leadership palestinese – attualmente guidata da Abu Mazen – su cui l’Occidente punta per firmare la pace con gli israeliani. Per quanto riguarda Gaza e Gerusalemme, poi, vogliamo ricordare che i missili di Hamas che hanno scatenato la recente crisi di Gaza, sono stati inviati ai jihadisti sunniti da Teheran (o l’Iran ha fornito il know-how); Gerusalemme, poi, ha visto protagonista lo stesso Hassan Rouhani di parole minacciose e terrificanti: il “moderato” Presidente iraniano ha promesso di “liberare la Moschea di al Aqsa”…

  • Stabilità del Sudan

Qui basti sapere che l’Iran ha usato il Sudan come base per il traffico di armamenti e predicazione dello sciismo nel Paese. Rencentemente, non a caso, il Sudan ha obbigato la Repubblica Islamica a chiudere i centri culturali nel Paese, colpevoli di diffondere il khomeinismo tra i giovani.

  • “Tutte le minoranze religiose hanno diritto di essere difese. Mai come in questo periodo tanti cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede”.

In Iran sono quotidianamente arrestati e torturati membri di minoranze religiose quali i cristiani evangelici e i Baha’i. Per loro, il regime usa l’accusa di apostasia o di minacci contro la sicurezza dello Stato. Entrambi crimini per cui, molto spesso, viene usata la pena di morte o la lunga detenzione. Per questi prigionieri di fede, il mondo resta zitto, in nome di un bigotto realismo che sacrifica i diritti stessi del popolo iraniano e i valori su cui l’Occidente – e le Nazioni Unite stesse – si basano. La sottovalutazione della persecuzione dei cristiani – definita da Renzi il “dramma del nostro tempo” – avviene in primis proprio chiudendo gli occhi davanti alle azioni dei Mullah contro i fedeli di Cristo.

  • Una nuova moratoria contro le esecuzioni capitali

Se l’Italia vuole seriamente essere portartice e promotrice di questa Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte, sicuramente non può avere rapporti stretti con la Repubblica Islamica, prima fruitrice della pena capitale come mezzo per punire i reati. Non è possibile incontrare Rouhani e Zarif, rappresentanti di un Paese che – in meno di un anno – ha impiccato 900 prigionieri. Un record drammatico su cui la diplomazia europea – e quella italiana – tacciono…

  • “Non aggiungiamo barbarie alle barbarie”

Esatto! Non leghiamo la democrazia antifascista italiana, al regime clerico-fascista dell’Iran. Non alleiamoci con Teheran in nome di Isis, non aggiungiamo barbarie alle barbarie!

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Il nostro, chiaramente, è un titolo provocativo. Una provocazione che, però, intende denunciare alcune scelte di politica estera dell’Italia che, purtroppo, non sembrano avere un obiettivo strategico di lungo periodo. Nell’incontro di ieri tra il Ministro degli Esteri Mogherini e il suo omologo iraniano Zarif, infatti, le due parti hanno convenuto sulla necessità di “lavorare ad un nuovo equilibrio regionale”. In poche parole, la responsabile della Farnesina – e neo Mrs. Pesc – ha affermato di voler costruire le basi di un nuovo Medioriente in accordo con il regime iraniano. A questo punto, è possibile porsi tre domande:

1- Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica?

2- Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran?

3 Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti?

Vediamo di rispondere punto per punto, in maniera breve, ma efficare. Prima domanda: Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica? Beh su questo punto, considerati anche le centiana di articoli scritti in questi anni, potremmo davvero pubblicare un libro. Il regime iraniano è probabilmente il campione dell’abuso dei diritti umani. Tralasciando il periodo precedente all’avvento al potere di Rouhani, quindi considerando solo l’ultimo anno, la Repubblica Islamica si è distinta per aver messo a morte, incarcato e torturato, un numero impressionante di esseri umani. Lo vogliamo ricordare, Teheran in soli 12 mesi ha impiccato oltre 800 prigionieri. Per un Paese come l’Italia, promotore di una moratoria internazionale contro la pena di morte, appare davvero paradossale stringere una allenza speciale con chi la pena di morte la usa quotidianamente. Alle esecuzioni capitali, inoltre, vanno sommati gli arresti dei giornalisti, la promozione della segregazione di genere e il finanziamento del terrorismo a livello internazionale. Insomma, per farla breve, creare un nuovo Medioriente con l’Iran, certamente, dovrebbe porre dei problemi morali abbastanza importanti. Certo: Isis è una organizzazione senza alcun valore morale, ma la Repubblica Islamica – o almeno gli uomini oggi al potere – spesso non sono da meno…Tutto ciò senza contare gli effetti sul popolo iraniano. Proprio mentre i giovani iraniani cercano una via per trovare la loro libertà, rafforzare l’establishment al potere a Teheran, non farà che chiudere concretamente gli spazi dei giovani iraniani, soprattutto quelli delle minoranze religiose (in primis i cristiani incarcerati in Iran) e delle donne.

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Seconda domanda: Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran? Qui si apre un capitolo semplice da spiegare, ma difficile da accettare. Si sta facendo largo l’idea – spesso sostenuta anche Oltre Atlantico, che l’Iran possa rappresentare una soluzione per la stabilizzazione del Medioriente. Orbene, una cosa indubbiamente è certa: l’Iran è un grande Paese della regione mediorientale e, teoricamente, nessun Medioriente stabile sarebbe possibile senza il sostegno dell’Iran. Questo, come detto, purtroppo solo teoricamente. Dal 1979 in poi, sebbene come sostengono i lobbisti pro Iran Teheran non ha mai iniziato una guerra, la Repubblica Islamica si è caratterizzata per essere un soggetto di instabilità regionale. Finanziando il terrorismo internazionale, creando realtà come Hezbollah, mantenendo in vita il regime di Assad e – nel post Saddam Hussein – influenzando la politica settaria dell’ex Premier iracheno al Maliki, l’Iran ha promosso le crisi che oggi attraversano il Medioriente. Al contario del live motive che viene oggi decantato dalla diplomazia internazionale, attraverso i Pasdaran, i Mullah hanno sostenuto una politica aggressiva di esportazione della rivoluzione khomeinista che, come effetto ultimo, ha avuto lo scoppio di una vera e propria guerra intestina dentro l’Islam, tra Sunniti e Sciiti. Pensare di capire il fenomeno Isis, senza comprendere l’evoluzione della guerra civile siriana e l’intervento di Teheran per salvare Bashar al Assad, significa non aver capito nulla dell’attuale crisi mediorientale. Su questo punto, inoltre, è possibile sollevare alcune questioni non legate ad Isis, ma ad altri temi regionali in cui l’Iran è coinvolto: come è possibile pensare ad un rafforzamento dell’esercito libanese senza disarmare Hezbollah, argomento sul quale Teheran è contrario? Come conciliare i propositi di pace che l’Italia promuove tra israeliani e palestinesi, pensando di coinvolgere l’Iran negazionista e finanziatore di Hamas e della Jihad Islamica nel “nuovo Medioriente”? Ricordiamo che, proprio in questi giorni, il “moderato Rouhani” ha promesso di liberare la Moschea di al Aqsa…

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Terza e ultima domanda: Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti? Riprendendo quanto suddetto, Isis è un fenomeno impazzito di reazione del sunnismo alla minaccia iraniana. La forza di Isis è derivata principalmente da due fattori: 1- la guerra civile siriana e l’intervento iraniano; 2- la politica settaria pro Sciita dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Purtroppo per Doha, Teheran e Damasco, che di Isis hanno fatto uso in chiave anti opposizione moderata siriana, i jihadisti islamici sunniti sono sfuggiti di mano a tutti. Le scelte di al Maliki, influenzate direttamente dall’Iran, hanno quindi incoraggiato molte tribu’ sunnite irachene a sposare la causa dell’Isis, pur non condividendone la radicalità religiosa. Un gioco di potere sporco, in cui la Repubblica Islamica non ha meriti, ma responsabilità. Pensare di sconfiggere Isis con una alleanza speciale con l’Iran, purtroppo, rischia seriamente di rivelarsi una strategia perdente. Basti vedere, di recente, la reazione dell’Arabia Saudita all’influenza dell’Iran in Sudan. Riyadh ha costretto Khartum a chiudere tutti gli istituti culturali iraniani nel Paese, per il timore della diffusione dello sciismo. Chiaramente, la situazione irachena è diversa, anche per la presenza nel Paese di una forte componente sciita. Pensare di riportare nella giusta casa le tribù sunnite unitesi a Isis, promuovendo nel contempo la presenza iraniana a Baghdad, rischia di avere un effetto dirompente sulla stessa unità nazionale dell’Iraq. Una volta sconfitto Isis, infatti, nessun Paese sunnita permetterà che Teheran comandi nella capitale irachena. Senza contare, infine che, proprio dall’Iraq, sono arrivati la maggior parte dei jihadisti sciiti che stanno combattendo oggi al fianco di Bashar al Assad.

Concludendo: quella a cui assistiamo oggi, non solo in Italia, sembra essere la disperata strategia di un Occidente senza una visione complessiva dei problemi. Una confusione in cui Teheran, offrendo anche incentivi economici, intende inflarsi per ottenere il massimo profitto. Come, però, già successo dopo lo scoppio delle Primavere Arabe – quando la Repubblica Islamica tentò di farsi portavoce delle piazze sunnite – il rischio concreto è quello di assistere e promuovere un nuovo fallimento. Un rischio che, si badi bene, potrebbe avere conseguenze ben piu’ gravi e longeve della drammatica minaccia del Califfato di al Baghdadi.

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Nel video che vi proproniamo in basso, appena tradotto dall’Istituto americano Memri, il rappresentante iraniano Amir Mousavi annuncia che l’Iran invierà missili nella West Bank, allo scopo di aprire una altro fronte nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Secondo Amir Mousavi, inoltre, nella West Bank non serviranno missili a lungo raggio, perchè la distanza tra le città palestinesi e quelle israeliane e geograficamente minore. Ci auguriamo che, video come questo, rendano chiaro a tutti come Teheran non può essere un partner per la pace in nessun conflitto regionale!