Archivio per la categoria ‘Iran Felicità’

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“Non e’ islamica”. Con queste parole Ali Majad Ara, il Capo della Federazione per Tutti gli Sport – organizzazione nata in Iran per promuovere uno stile di vita sano – ha annunciato la decisione di bandiere la zumba, il popolare fitness musicale a ritmo di musica afro-caraibica.

Nella Repubblica Islamica, nonostante tutte le proibizioni del regime, negli ultimi anni sono nate sempre più paleste e centri fitness. La Zumba, quindi, ha iniziato a prendere piede anche in Iran, trovando numerosi appassionati.

Nonostante il divieto appena imposto, pare che gli iraniani non abbiano alcuna intenzione di accettare di abbandonare il popolare sport. Come ha dichiarato Sunny Nifisi, istruttore di Zumba iraniano, la Zumba e’ “divertente e positiva e – malgrado questi ultimi giorni siano stati molto tristi – sicuramente non ci fermeremo” (NYT).

Al fine di bloccare il divieto, alcuni si stanno anche appellando a clerici considerati moderati come Hossein Ghayyoumi, vicino al Presidente Hassan Rouhani. Ghayyoumi, 66 anni e sofferente di artrite, ha ammesso che la Zumba e’ molto salutare. Come clerico, pero’, ha ribadito il fatto che si tratta di uno sport “haram”, ovvero peccaminoso e illegale. 

Ricordiamo che, appena qualche mese fa, il regime iraniano aveva vietato alle donne di andare in bicicletta in pubblico, al fine di non provocare la libido maschile. Un divieto, anche in questo caso, costantemente sfidato dalle donne iraniane, ormai stanche delle decisioni fondamentaliste di clerici anziani e misogini.

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Tre anni di reclusione e tre anni di sospensione condizionale della pena. Questo il verdetto della Corte d’Appello contro tre musicisti iraniani. I tre, promotori di musica alternativa, sono stati accusati dal Tribunale Rivoluzionario – in particolare dal giudice Hassan Babaee, di “insulto al sacro” e “propaganda contro il regime” (Hrana).

I nome dei condannati sono: Mehdi Rajabian, musicista e fondatore del sito distributore di musica alternativa BargMusic, suo fratello Hossein Rajabian, musicista e regista e Yousef Emadi, manager della BargMusic (Iran Wire).

Il sito BargMusic e’ stato fondato, come suddetto, da Mehdi Rajabian nel 2009 e ha riscosso immediatamente un grande successo tra i giovani. Ovviamente, il regime non poteva permettere che i giovani iraniani ascoltassero liberamente la musica, simbolo per eccellenza di libertà e arte. Per questo, l’arresto di Mehdi, Hossein e Yousef risale addirittura al 2013. I Pasdaran portarono i tre giovani nel carcere di Evin, li sbatterono in cella di isolamento, ove furono torturati (anche con elettro shock) e minacciati. Le Guardie provarono anche a costringere gli arrestati a rilasciare una falsa confessione di colpevolezza davanti alle telecamere (Amnesty International).

Rilasciati su cauzione nel Dicembre del 2013, Mehdi, Hossein e Yousef sono stati condannati alla fine del 2015 a cinque anni di carcere e una multa di 200 milioni di Toman (circa 6,600 dollari). Purtroppo, a poco e’ valsa la presentazione dell’appello (Iran Wire). Ovviamente, come denuncia Amnesty, ai tre non e’ stato concesso di avere accesso ad un legale sia durante il periodo detentivo, sia durante la fase processuale.

A quanto pare, per il “nuovo Iran” e’ arrivato il giorno dopo le elezioni. Purtroppo, pero’, questo “giorno dopo” non e’ ancora giunto per il popolo iraniano. Ricordiamo che nell’Iran degli Ayatollah, tutta la musica non coranica e’ ufficialmente vietata e viene distribuita solamente attraverso etichetti underground come la BargMusic, simbolo per eccellenza della resistenza alle atrocità culturali dei fondamentalisti (Culture of Resistance). La repressione degli artisti, quindi, e’ in mano al regime che punisce o ignora, a seconda degli interessi e delle fasi politiche.

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Quelli che vedete nelle immagini qui sotto, non sono pericolosi membri di una gang di scapestrati, uniti dalla volontà di compiere atti criminali. Al contrario, sono dei giovani uniti solo dalla voglia di vivere la vita liberamente, di abbracciarsi e ridere insieme, senza avere alcuna paura. Purtroppo, nella Repubblica Islamica governata dai Mullah – quella tanto cara oggi all’Occidente – tutto questo non e’ possibile. E’ di questi giorni la notizia dell’arresto di 89 giovanissimi – 42 ragazzi e 47 ragazze – per aver organizzato una “festa mista” – maschi e femmine insieme – ad est della capitale Teheran. Le autorità del regime sono venute a sapere del party controllando i social network dei giovani iraniani. Una volta scoperto l’ “evento peccaminoso”, i Pasdaran si sono immediatamente recati nell’area dove era situata la casa che ospitava la festa e, dopo averla circondata, sono entrati a forza arrestando i presenti. Per tutti loro, ovviamente, l’accusa sara’ quella di “immoralità'”, lo stesso crimine con cui qualche tempo fa furono arrestati, imprigionati e condannati a sei mesi di carcere e 91 frustate, i giovani che girarono il video “Happy in Teheran”.

Ora vi chiediamo: cosa pensereste se, tra quei giovani ammanettati come ladri, ci fosse anche vostra figlia o vostro figlio? Secondariamente ci chiediamo e di rimando chiediamo all’Occidente: come e’ possibile per le democrazie mondiali normalizzare le relazioni diplomatiche ed economiche con chi arresta ragazzi per aver partecipato ad un festa? Aspettiamo risposte…da anni ormai…

Alcune immagini dei giovani arrestati

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Immaginate di essere giovani. Immaginate di voler solamente vivere la vita: uscire con gli amici, ridere, partecipare ad una festa, ballare e magari conoscere l’amore della vostra vita. Bene: siamo sicuri che immaginare tutto questo in Occidente non è poi così difficile, anzi. Purtroppo non è cosi nella Repubblica Islamica. Qui, come il famoso video Happy in Teheran ha già dimostrato, divertirsi insieme per un ragazzo e una ragazza può voler dire ritrovarsi i miliziani Basij davanti ed essere caricato su una camionetta in stato di arresto.

Un esempio tristissimo è quanto successo la scorsa settimana a 84 ragazzi iraniani (49 uomini e 35 donne) di Mashhad. Questi poveri ragazzi, hanno avuto la sola colpa di volersi divertire insieme, partecipando ad una festa “mista”, ovvero con ragazzi e ragazze insieme. Purtroppo, questa ricerca di spensieratezza gli è costata cara: secondo quanto riportato dalla stampa iranianale forze di sicurezza, asservite all’ideologia khomeinista, hanno compiuto un raid e hanno arrestato tutti i ragazzi con l’accusa di “immoralità”.  Così, mentre la Guida Suprema Ali Khamenei si diverte a scrivere ai ragazzi Occidentali invitandoli a leggere il Corano, nella Repubblica Islamica lo stesso “cordiale” invito diventa una brutale imposizione. La religione, purtroppo, resta lo strumento principale del regime per opprimere l’immaginazione dei giovani, togliendo loro il diritto di vivere la Vita liberamente.

A proposito di diritto alla libertà, riportiamo anche la notizia dell’ennesimo raid delle forze di sicurezza contro coloro che posseggono parabole satellitari (almeno il 60% della popolazione). Considerate un simbolo della corruzione Occidentale, le parabole vengono continuamente sequestrate e distrutte (non prima di averci scritto sopra slogan pro regime). Il 21 gennaio scorso, quindi, un raid anti-parabole è avvenuto a Shiraz. Seimila parabole sono state sequestrate e distrutte in un pubblico evento organizzato appositamente. Ancora una volta, il regime ha colpito brutalmente il coraggioso tentativo della popolazione di trovare fonti di informazione alternative rispetto a quelle inquinate dei  media iraniani.

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Ve li ricordate? Probabilmente si, perchè il loro arresto nel maggio scorso fece il giro del mondo. Si tratta dei sei ragazzi e una ragazza iraniani che girarono il video “Happy in Tehran”, un simpatico remake della canzone di Pharrell Williams “Happy”. Il loro video, chiaramente, non piacque al regime iraniano perchè considerato immorale e contro la legge islamica. A distanza di mesi dall’arresto, il regime ha emesso la sentenza contro questi “pericolosi criminali”, colpevoli solo di voler essere felici nel loro paese: Sassan Soleimani, Reyhaneh Taravati, Neda Motameni, Afshin Sohrabi, Bardia Moradi, Roham Shamekhi e un altro sospettato di nome Sapideh, sono stati tutti condannati a 91 frustate e sei mesi di carcere. La sentenza, secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, è stata emessa il 9 settembre scorso, dal giudice Heydari. Ancora una volta, quindi, tutte le speranze di libertà e gioia all’interno della Repubblica Islamica, oggi governata dal duo Khameni-Rouhani, vengono represse senza alcuna pietà. Vi preghiamo di diffondere questa notizia, chiedendo una condanna ufficiale del regime dei Mullah.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=tg5qdIxVcz8%5D

 

 

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Quanti volti ha Hassan Rouhani? Come sempre, perlomeno due: uno sorridente e moderato e l’altro conservatore e clericale. E’ proprio con questa doppia faccia che Hassan Rouhani ha ingannato l’Occidente nel 2003, quando ha firmato la sospensione dell’arricchimento dell’uranio, ed è con questo gioco che ha ingannato un anno fa i giovani iraniani, speranzosi di ottenere un reale cambiamento nelle libertà civili. Purtroppo questa speranza è stata completamente disattesa: non soltanto le repressioni interne sono aumentate (così come le condanne a morte), ma anche la separazione tra uomini e donne è stata amplificata. In questi giorni la doppiezza di Hassan Rouhani è stata svelata anche per quanto concerne un altro tema molto caro alle donne iraniane: l’hijab, il velo islamico che copre sino alle spalle.

Visitando Mashaad il Presidente iraniano ha parlato dell’hijab davanti a due differenti platee: una moderata e una conservatriceIn un primo discorso, dinnanzi al pubblico maggiormente moderato, il Presidente ha criticato le pratiche della polizia religiosa, affermando che la cultura non si applica per mezzo di “furgoni e minivan”. Un chiaro attacco alle pratiche degli Hezbollah iraniani di girare a proprio piacimento per le strade delle città iraniane e fermare a caso le donne che – secondo il loro parare – non rispettano il canone di modestia islamico. Un attacco indiretto anche alla Guida Suprema, ovvero colui che ha la responsabilità di nominare i comandanti della polizia religiosa nelle diverse regioni della Repubblica Islamica.

Immediatamente dopo, però, parlando davanti ad una platea di vedove di guerra, Hassan Rouhani ha cambiato completamente versione: il suo moderatismo, infatti, si è dissolto come neve al sole e il Presidente ha definito la rivoluzione del 1979 come un evento nato proprio per difendere l’hijab e la castità. Non soltando: il Presidente ha anche affermato che l’Iran non consentirà all'”eredità dei Pahlavi” di ripresentarsi. Un chiaro riferimento alla decisione presa da Reza Shah nel 1936 di bandire il velo in pubblico.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=xOI5bUelLfo%5D

Insomma, mentre il Presidente si diverte a districarsi nelle trame di potere della politica iraniana, le donne continuano ad essere vessate e umiliate. Nel video che vi mostriamo qui sotto, una donna viene fermata dalla polizia religiosa presso Vanak Square a Teheran. La sua colpa? Portare un vestito rosso che, per i difensori della Sharia, non rispetta la modestia islamica. Il fatto, per la cronaca, è avvenuto il 5 settembre e la donna è stata in seguito arrestata…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=FKJrSidzmVc%5D