Archivio per la categoria ‘Iran fatwa’

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Il regime iraniano ha “perculato” ancora i media progressisti internazionali: durante i mondiali di calcio in Russia, infatti, era stato aperto lo stadio Azadi di Teheran anche alle donne, per poter vedere le partite del “Team Melli”.

Immediatamente, i media si erano affrettati a scrivere che la Repubblica Islamica aveva revocato il bando di ingresso allo stadio, imposto dopo la Rivoluzione del 1979. Ricordiamo che, secondo la mente malata degli islamisti, le donne non possono entrare allo stadio per non “eccitare la libido maschile”. Cosi come, secondo una recente fatwa di Khamenei, non possono pedalare in pubblico…

Ad ogni modo, in queste ore la Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar – responsabile anche delle materie attinenti a Famiglia e Donne – ha negato che il bando sia stato revocato. La Ebtakar ha affermato che quanto accaduto lo scorso mese allo stadio Azadi e’ stata una deroga eccezionale e temporanea al divieto, e che non c’e’ alcuna intenzione da parte della Guida Suprema Khamenei di revocare il divieto in maniera permanente.

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Qualche giorno addietro, la TV di Stato iraniana ha trasmesso un programma sul matrimonio, in cui veniva intervista una supposta “esperta” del tema. Senza alcuna vergogna, la donna ha consigliato alle donne di “massaggiare e baciare” i piedi del marito, anche se quest’ultimo e’ un drogato e abusa fisicamente di loro. Sempre a detta dell’esperta, seguendo questo consiglio, si possono ottenere dei “miracoli”.

Come suddetto, il programma e’ andato in onda su un canale TV dello Stato, trasmesso nella Provincia di Yazd. A denunciare quanto accaduto e’ stato il giornalista dissidente iraniano Isa Saharkhiz che, per le sue coraggiose posizioni politiche, ha passato diversi anni in prigione.

Si tratta dell’ennesima prova di come il regime iraniano veda la donna come un essere di serie B. Ricordiamo che nella Repubblica Islamica, una donna ha bisogno del permesso dell’uomo per lavorare, per lasciare il Paese, per divorziare, per vedere i figli in caso di fallimento matrimoniale, non può accedere agli stadi e – da ultima fatwa di Khamenei – non puo’ pedalare in pubblico. Senza contare che, oltre la velo obbligatorio dall’età di sette anni, in Iran e’ legale la pedofilia, essendo consentiti i matrimoni con bimbe di tredici anni! A questo si aggiunga che, in caso di processo, la testimonianza della donna (e la sua vita), valgono la meta’ di quella dell’uomo!

Di seguito il tweet di Saharkhiz, con il video incriminato. Per la cronaca, nonostante la propaganda del regime, il programma ha generato cosi tante proteste, che gli stessi dirigenti della TV pubblica hanno dovuto pubblicare un messaggio di scuse…

 

 

Il Ministero dell’Intelligence iraniano, ha rifiutato la richiesta di trasferire in ospedale il detenuto Jamaloddin Khanjani, 83 anni, arrestato nove anni fa insieme ad altri sei rappresentanti della Comunità Baha’i iraniana. Khanjani ha bisogno di una operazione urgente alla prostata e, ovviamente, le strutture mediche del carcere dove è rinchiuso non sono assolutamente adatte. Non solo: come denuncia Siavash Khanjani, nipote del prigioniero politico, a Jamoladdin Khanjani viene anche negata la libertà su cauzione, nonostante la stessa legge iraniana lo consenta (MEI).

Ricordiamo, come suddetto, che nel 2008, sette leader della Comunità Baha’i iraniana sono stati arrestati dal regime iraniano per motivi religiosi. I loro nomi sono Jamaloddin Khanjani, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Afif Naeimi, e Mahvash Sabet. Tutti sono stati inizialmente condannati a 20 anni di carcere, con l’accusa di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. La pena, in seguito, è stata ridotta a 10 anni di detenzione.

Sempre per quanto concerne i Baha’i, in carcere è finito nel 2012 anche un nipote di Jamaloddin Khanjani. Si tratta di Navid Khanjani, condannato a 12 anni di carcere per aver “diffuso il falso” e “disturbato l’opinione pubblica”. La sua colpa, oltre al fatto di essere Baha’i, è stata quella di aver fondato una Associazione contro le discriminazioni e l’educazione per i membri della minoranza Baha’i, a cui è negato persino l’accesso all’istruzione pubblica. Navid, per la cronaca, è stato arrestato mentre si trovava come volontario nella provincia dell’Azerbaijan Orientale, in seguito al devastante terremoto del 2012 (Iran Human Rights).

Nella Repubblica Islamica i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, da estromettere completamente dalla società civile. A loro non solo è negato l’accesso all’educazione pubblica e il diritto di celebrare le loro festività, ma anche la possibilità di svolgere numerosi lavoro (No Pasdaran). Contro di loro, lo stesso Ayatollah Khamenei ha emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” il contatto con i Baha’i (No Pasdaran).

Purtroppo, nel 2011, la moglie di Jamaloddin Khanjani, la Signora Ashraf, è deceduta. Al suo funerale, erano presenti oltre 5000 persone (Iran Press Watch). In quella terribile occasione, il regime iraniano – spietatamente – negò ad Jamaloddin Khanjani di lasciare il carcere per partecipare al funerale dell’amata moglie. La coppia è stata sposata per oltre 50 anni…(Baha’i World News Service).

E’ successo ancora, purtroppo: una studentessa iraniana di fede Baha’i, Sogol Kazemi Bahnamiri, è stata espulsa dall’Università di Mashhad, dove studiava Ingegneria urbana. La studentessa, è stata espulsa mentre frequentava il quinto semestre del corso di studi, senza alcuna spiegazione o comunicazione preventiva.

La povera Sogol, ha scoperto da sola di non essere più considerata una studentessa dell’Università di Mashhad, dove aver tentato di accedere al portale dell’Ateneo, in occasione degli esami finali del semestre, il 23 gennaio del 2017. Quando Sogol ha provato ad avere delle spiegazioni sulla decisione, ha incontrato davanti a sè solamente dei muri. L’Amministrazione dell’Università di Mashhad non ha saputo darle delle motivazioni, affermando di non essere a conoscenza dell’accadimento. La studentessa Baha’i ha provato quindi ad approcciare direttamente il Ministero della Scienza, ma anche in questo caso, nessun impiegato si è preso la responsabilità dell’espulsione (Hrana).

Purtroppo, come confermato dalla famiglia di Sogol Kazemi Bahnamiri, le autorità erano tutte consapevoli della decisione. La scelta, come hanno spiegato, è parte del regime di oppressione dell’Iran verso la minoranza Baha’i, privata di ogni diritto all’educazione pubblica. D’altronde, come noto, Khamenei in persona ha approvato una fatwa che vieta agli “iraniani puri” ogni forma di contatto con “questa setta peccaminosa” (No Pasdaran). La polizia iraniana, quindi, ha addirittura stilato una lista di lavori vietati ai Baha’i, ordinando anche che, nel caso dei lavori permessi, il salario di un Baha’i debba essere inferiore a quello di altri impiegati (No Pasdaran).

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Solamente nell’agosto del 2016, ben 129 studenti universitari sono stati espulsi dai loro atenei, perchè praticanti della fede Baha’i. Come noto, in Iran esiste una vera e propria apartheid contro questa minoranza religiosa che, sebbene antichissima, viene considerata dai clerici come deviante. Lo stesso Khamenei, ha personalmente emesso una fatwa che vieta agli iraniani puri, di avere contatti con i Baha’i (No Pasdaran).

Di seguito la storia di una studentessa Baha’i, Nazanin Nikuuseresht, espulsa dalla Università di Shiraz. La sua storia, dimostra non solo il razzismo del regime, ma anche le modalità subdole con cui Teheran depriva i Baha’i del loro diritto all’educazione. Nazanin è stata tra gli studenti che erano stati non ammessi all’Università, nell’agosto del 2016. Ufficialmente, si badi bene, la non ammissione viene giusticata con motivazioni di forma e non di religione. Nonostante la decisione presa ad agosto 2016, Nazanin ha insistito, riuscendo a frequentare un semestre di studi presso il Dipartimento di Letteratura e Scienze Umanistiche dell’Università di Shiraz.

Alla fine di dicembre, però, Nazanin si è recata sul sito del suo ateneo, per scoprire che il suo nome era scomparso dalla lista dei partecipanti ai corsi del semestre successivo. Quando la giovane studentessa si è recata presso il Dipartimento per gli Affari Accademici del suo Ateneo, è stata informata che il suo nome era stato rimosso, per via di una lettera inviata dal Direttore del Dipartimento Letteratura e Scienze Umanistiche, tale Mohammad Ali Masnadi Shirazi, in cui veniva ordinato di non permettere a Nazanin di continuare gli studi. Davanti alla richiesta di Nazanin di avere una copia della lettera, i burocrati universitari le hanno risposto di non poter accettare la richiesta, in quanto la lettera conteneva i nomi di cinque altri studenti espulsi (Iran Wire).

Ricordiamo che, nella Repubblica Islamica, ai Baha’i non solo è vietato frequentare le Università pubbliche, ma anche svolgere numerosi mestieri. Il regime proibisce ai Baha’i di chiudere le loro attività durante le festività religiose e, se viene violato il divieto, le forze di sicurezza chiudono totalmente l’attività commerciale. Anche nei lavori concessi ai Baha’i, il regime ordina che il loro salario deve essere più basso rispetto a quello di un “iraniano puro”. Nonostante questo sistema di apartheid e le condanne internazionali, il regime non sembra intenzionato a mutare la sua politica razzista e discriminatoria (No Pasdaran).

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Dall’Iran giungono notizie che destano preoccupazione. Secondo indiscrezioni, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sarebbe pronto a nominare un assassino, a capo del Consiglio del Discernimento, come successore del defunto Ayatollah Rafsanjani. Si tratta del clerico Ebrahim Raisi, 56 anni, poco noto fuori dai confini della Repubblica Islamica, ma tristemente famoso a tutti coloro che hanno lottato e lottano per un nuovo Iran (Al Arabiya).

Raisi, infatti, era uno dei membri della Commissione della Morte, ovvero il Tribunale special voluto direttamente da Khomeini con una apposita fatwa che, nel 1988, condannò a morte migliaia di prigionieri politici iraniani. Ad oggi, Ebrahim Raisi è il custode della Bonyad – una delle potenti fondazioni religiose – Astan Quds Razawi, sita in Mashhad.

Va ricordato che, nella Commissione della Morte del 1988, era presente anche Mostafa Pourmohammadi, attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani (No Pasdaran). Il solo che si oppose al massacro del 1988 fu l’Ayatollah Montazeri, sino ad allora ritenuto il naturale successore di Khomeini. Per questa sua opposizione, Montazeri fu ostracizzato dal regime e nuova Guida Suprema – grazie al sostegno di Rafsanjani – divenne Ali Khamenei (pur se privo dei necessary titoli religiosi). Recentemente, il figlio di Montazeri, Ahmad Montazeri, ha rilasciato un audio (link) in cui si sente il padre opporsi al massacro del 1988 e la derisione dei clerici che lo ascoltavano. Per aver rilasciato l’audio pubblicamente, Ahmad Montazeri è stato arrestato e condannato a sei anni di carcere (Middle East Institute).

Per approfondire sui massacre del 1988:

http://www.iranhrdc.org/english/publications/reports/3158-deadly-fatwa-iran-s-1988-prison-massacre.html

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Mentre Roma accoglie a braccia aperte Javad Larijani, Segretario del Consiglio per i Diritti Umani iraniano (Mehr News), la Guida Suprema Ali Khamenei ne combina un’altra delle sue. Incalzato in merito al diritto delle donne iraniane ad andare in bicicletta in pubblico, Khamenei ha risposto picche, emettendo una fatwa di divieto assoluto (Freedom Messenger).

Rispondendo in merito alla liceità per le donne iraniane di pedalare liberamente in luoghi pubblici, Khamenei ha affermato: “le donne che pedalano nei parchi, nelle strade o in altri luoghi pubblici, solitamente attraggono l’attenzione dei maschi, esponendo la società alla corruzione. Questo è contrario alla castità delle donne e per questo motive va abbandonato” (AsrIran).

In poche parole, Ali Khamenei ha emesso una fatwa che vieta alle donne iraniane di andare in bicicletta in pubblico, al fine di non eccitare gli sguardi di maschi estranei, evidentemente incapaci di controllare le loro pulsioni sessuali. Ricordiamo che le donne iraniane non possono accedere agli stadi, durante eventi sportivi. Un divieto che, nonostante le promesse di cancellazione fatte da Rouhani, continua a restare in vigore.