Archivio per la categoria ‘Iran Facebook’

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Apprendiamo, con molta preoccupazione, del nuovo arresto dell’attivista iraniana Atena Daemi. Il 25 novembre scorso, in un post in Farsi su Facebook, Atena aveva dichiarato di aver ricevuto una chiamata da un numero private, in cui le veniva annunciata una immediata convocazione presso il carcere per servire la pena a cui è stata condannata. In quel post, Atena denunciava che le autorità non avevano rispettato i cinque giorni di preavviso che la legge prevede per quanto concerne i mandati di comparizione.

Ieri, quindi, gli attivisti hanno dato la notizia che Atena è stata prelevata dai Pasdaran presso la casa di suo padre. Atena è stata trasferita nel carcere di Evin per servire la condanna a sette anni emessa contro di lei nel 2014. Il regime la accusa di blasfemia, minaccia alla sicurezza nazionale, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro l’Iran. Ovviamente, tutto questo per la sua coraggiosa attività in favore dei diritti umani, soprattutto per i bambini, contro la pena di morte e per i diritti dei detenuti politici.

Atena era stata arrestata nell’ottobre del 2014, condanna a 7 anni dal giudice Mohammad Moghiseh e rilasciata su cauzione solamente nel febbraio del 2016, dopo che le sue condizioni di salute erano talmente peggiorate, da costringere il regime a farla ricoverare fuori dal carcere di Evin. Perchè questo nuovo arresto? Probabilmente la decisione del regime di riportare Atena in carcere è stata presa dopo la diffusione di un video, in cui l’attivista raccontava direttamente la sua esperienza e in cui denunciava le violenze subite come donna. Il video era stato pubblicato il 23 novembre scorso, sulla pagina Facebook di Masih Alinejad, giornalista iraniana che – per mezzo della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia libertà rubata – si batte per i diritti delle donne iraniane e contro il velo obbligatorio.

Vi chiediamo per favore di denunciare il nuovo arresto di Atena Daemi e di pretendere, dai leader politici, una pressione diplomatica, per il suo immediato rilascio.

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Appena qualche giorno fa, la Guida Suprema iraniana ha pubblicato una nuova fatwa – editto islamico – in cui affermava che alle donne era proibito andare in bicicletta in pubblico. Una proibizione assurda, derivata, secondo Khamenei, dal fatto che una donna che pedala nei luoghi pubblici rischia di eccitare i maschi (ragionamento evidentemente frutto di una mente sessualmente pervertita).

Nonostante la fatwa di Khamenei, le donne iraniane hanno deciso di ribellarsi a questa nuova oppressione. Una ribellione simile era successa in precedenza con il velo: sulla pagina facebook My Stealthy Freedom (La Mia Libertà Rubata), decine di uomini iraniani hanno inziato a pubblicare una foto del loro volto velato, al fianco della loro compagna, mamma, amica o sorella senza velo. Un modo per protestare contro l’imposizione obbligatoria dell’Hijab alle donne iraniane. Un velo imposto alle bimbe sin dall’età di sette anni, nonostante nell’Islam ortodosso sia considerate obbligatorio dai nove anni.

Ora, una cosa simile sta accadendo contro la fatwa di Khamenei. Sempre sfruttando la piattaforma di Facebook e la pagina My Stealthy Freedom, le ragazze iraniane si mostrano sorridenti mentre vanno in bicicletta nei luoghi pubblici. Addirittura, nel primo video che vi proponiamo, una mamma e una figlia di Kish si sono filmante mentre, andando in bicicletta, affermano di rigettare la decisione di Khamenei e ribadiscono che niente fermerà il loro diritto di pedalare. Le ragazze, neanche a dirlo, hanno deciso di bendare il loro volto, evidentemente intimorite dalle possibili conseguenze del loro gesto coraggioso. Anche su Instagram, decine di donne iraniane stanno inviando le loro foto alla giornalista iraniana Masi Alinejad, creatrice della pagina My Stealthy Freedom, mentre sorridendo, vanno in bicicletta.

Vi preghiamo di sostenere la campagna in favore del diritto delle donne iraniane di andare in bicicletta, soprattutto diffondendo gli hasthag #IranianWomenLoveCycling e #IranianWomenOnTheBike

 

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Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

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La mano repressiva del regime iraniano non sembra intenzionata a fermarsi. Dopo l’arresto di diversi giornalisti, di un noto regista e di tre poeti, ora il regime iraniano ha arrestato il noto vignettista Hadi Heidari. Heidari e’ stato arrestato nel suo ufficio di Teheran, presso il giornale  Shahrvand Daily. Poco prima di essere arrestato, Hadi Heidari aveva pubblicato una vignetta di solidarietà alla città di Parigi, dopo i terribili attentati dei giorni scorso (Iran Human Rights).

Hadi Heidari, 38 anni, e’ laureato in pittura presso l’università di Arte e Architettura di Teheran. Per le sue vignette, Hadi ha gia’ subito in passato la persecuzione del regime ed e’ stato arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste popolari dell’Onda Verde. Il regime lo accuso’ di “propaganda contro lo Stato” e fu liberato solamente dopo due mesi, previo pagamento di 15.000 dollari.

Nel settembre del 2012, quindi, il Pasdaran hanno arrestato nuovamente Hadi Heidari, questa volta per una vignetta da lui disegnata e finita sotto accusa da parte dell’establishment ultra-conservatore. Hadi fu accusato di offendere i veterani della guerra Iran – Iraq. A dispetto delle accuse, Heidari fu assolto nel dicembre del 2012, ma il suo arresto fu la scusa per chiudere il quotidiano Shargh, sgradito ai Mullah. In quella occasione, i Pasdaran arrestarono anche l’editore di Shargh, Mehdi Rahmanian, e lo trasferirono al carcere di Evin (Iran Human Rights).

Vogliamo ricordare che, dopo il terribile attentato contro Charlie Hebdo nel gennaio 2015, il regime iraniano blocco’ i social network e vieto’ una manifestazione di solidarietà alla Francia (No Pasdaran). Ricordiamo infine che, nelle carceri iraniane, languisce da mesi un’altra vignettista Atena Farghadani, arrestata per una vignetta di satira politica in favore dei diritti delle donne e condannata a 12 anni di detenzione (No Pasdaran).

[youtube:https://youtu.be/p4NWruOGb5Q%5D

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In queste ore il regime iraniano ha bloccato un altro social network. Si chiama “Telegram”, non e’ molto famoso in Italia, ma in Iran e’ una delle applicazioni usate dai giovani per comunicare in maniera istantanea. Come rivelano i media, dopo aver bloccato numerose volte Instagram, WhatsApp, Facebook e Viber, ora Teheran e’ passato anche a Telegram. La ragione del blocco del social network ideato in Russia, pero’, non sembra legata tanto all’attivismo politico anti-regime all’interno della Repubblica Islamica, quanto ad una vendetta delle autorità iraniane contro la compagnia di Pavel Durov (Radio Free Europe).

Come rivela lo stesso imprenditore russo su Twitter, il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS) ha cercato di cooptare Telegram, chiedendo ai gestori del servizio di fornire informazioni alle forze di sicurezza di Teheran. L’obiettivo, ovviamente, era quello di colpire gli attivisti per i diritti umani e per i diritti civili e sbatterli in prigione ad ogni critica verso il regime fatta via chat. Secondo quanto afferma Pavel Durov, pero’, Telegram ha rifiutato le avances del MOIS, rispendendo al mittente la richiesta.

Poco dopo, come suddetto, Telegram Messenger e’ stato bloccato in tutta la Repubblica Islamica. Di seguito riportiamo la conversazione Twitter, con le rivelazione da parte del magnate russo Pavel Durov (Twitter). Riportiamo anche che, l’account Twitter da cui e’ partita la rivelazione () e’ stato cancellato. Per la cronaca Pavel Durov – che per anni ha vissuto a Torino – e’ noto come il Mark Zuckerberg della Russia. Ricordiamo infine che decine e decine di attivisti politici iraniani sono oggi in carcere per via di frasi e post di critica al regime, fatte per mezzo dei social networks. 

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La prigioniera politica Atena Farghadami ha dichiarato lo sciopero della fame. Atena, studentessa artista e vignettista, si trova in carcere dal Gennaio 2015, dopo essere stata condannata per aver pubblicato sulla sua pagina Facebook una caricatura dei Parlamentari iraniani. Questi, venivano raffigurati come animali, mentre si recavano ad inserire il loro voto favorevole ad una nuova legge contro le donne (Iran Human Rights). Per questa caricatura – che in democrazia verrebbe definita libera attività di satira politica di una vignettista – Atena e’ stata arrestata, accusata di “propaganda contro lo Stato” e “minaccia alla sicurezza nazionale” e condannata  12 anni di carcere (No Pasdaran)!

Non solo: pochi mesi dopo, nel giugno 2015, anche l’avvocato di Atena e’ stato arrestato per pochi giorni, con una accusa assurda. L’avvocato Moghimi, infatti, e’ stato imprigionato per “relazione illecita”, solamente per aver stretto la mano di Atena durante un loro incontro in carcere. Ovviamente, come sempre, si e’ trattato di una azione intimidatoria che, persino il regime, ha dovuto ammettere essere priva di basi legali (No Pasdaran).

Dopo aver subito continui insulti e abusi in carcere, Atena ha deciso di compire un gesto estremo, cominciando a rifiutare da mangiare e da bere. Durante l’ultima visita fatta alla figlia nel carcere di Evin (il 13 settembre scorso), la madre di Atena ha denunciato come la figlia sia estremamente deperita e incapace di stare in piedi sulle sue gambe. Il personale medico del carcere e’ dovuto intervenire d’urgenza, trasportando Atena Farghadami in clinica dopo un brusco calo della sua pressione arteriosa (Iran Human Rights). Vogliamo ricordare che, per il suo coraggio civile e politico, Atena Farghadami ha ricevuto il riconoscimento internazionale “Courage in Cartooning 2015“, assegnatole dal Cartoonist Rights Network International (CRNI).

Invitiamo i vignettisti italiani a mobilitarsi per la liberazione di Atena Farghadami. Allo stesso modo, invitiamo la diplomazia Occidentale a denunciare il caso di Atena e tutti gli abusi contro i diritti umani del regime iraniano.

[youtube:https://youtu.be/BPMh2rsJbN8%5D

 

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Sono 2000 giorni che Bahareh Hedayat e’ in carcere. Tanti altri ne dovrà, purtroppo, scontare, visto che questa giovane studentessa (nata nel 1981), attivista per i diritti delle donne in Iran, e’ stata condannata a ben dieci anni di carcere dal Tribunale Rivoluzionario. Su di lei, cosi come su tanti altri prigionieri politici iraniani, e’ calato il silenzio totale della Comunità Internazionale. Eppure la liberazione Bahareh e’ esattamente l’esempio perfetto di cosa il mondo dovrebbe pretendere dal regime iraniano, prima di aprire a qualsiasi forma di rapporto economico e politico con Teheran.

Studentessa e attivista per i diritti umani, Bahareh Hedayat per anni ha preso parte alle manifestazioni in favore della promozione dei diritti delle donne nella Repubblica Islamica. Come attivista, non solo ha promosso la campagna “Un milione di Firme per il Cambiamento delle Leggi Discriminatorie“, ma ha anche manifestano in piazza numerose volte. Tra queste, ricordiamo la protesta del 2006 nella Piazza Haft-e-Tir a Teheran, del 2007 davanti alla Università Amir Karir e nel 2009 davanti al carcere di Evin (per la liberazione dei prigionieri politici). In tutte queste occasioni, Bahareh ci ha messo coraggiosamente la faccia ed e’ stata periodicamente arrestata dal regime. Per le sue idee, nel 2008, e’ stata anche condannata ad un mese di carcere.

L’ultimo arresto per Bahareh Hedayat e’ arrivato nel 2009, durante i moti di protesta contro la rielezione, falsata, del negazionista Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran. Come si ricorderà, per mesi, la Repubblica Islamica fu attraversata da proteste popolari contro il regime – la cosiddetta Onda Verde. In quelle proteste, partite pacificamente e poi represse dal regime, i giovani arrivarono a gridare nelle strade “Marg Bar Diktator”, ovvero “Morte al Dittatore” Ali Khamenei. Bahareh Hedayat, scese in piazza con tutti gli altri e, coraggiosamente, registro’ anche diversi messaggi video per chiedere il supporto dell’Europa nella lotta dei giovani iraniani. Ovviamente, per il regime questo coraggio – soprattutto di una donna – non poteva essere tollerato. Per questo Bahareh venne arrestata il 31 dicembre del 2009 con le seguenti accuse: minaccia alla sicurezza nazionale, propaganda contro il regime e insulti alla Guida Suprema. 

Trascinata nel carcere di Evin, vicino Teheran, Bahare Hedayat e’ stata condannata a 10 anni di carcere unicamente, come denuncia Amnesty International, per le sue idee politiche e di coscienza. In queste ore, come suddetto, Bahareh ha tristemente “celebrato” i 2000 giorni di carcere, lontano da casa, lontano dalla famiglia, lontana dal marito.

Vi chiediamo quindi di aiutarci ad aumentare le pressioni internazionali per la sua liberazione. Ecco come farlo:

– Diffondi il link con la storia completa di Bahareh Hedayat (in inglese): https://tavaana.org/en/content/bahareh-hedayat-womens-rights-defender

– Fai like alla pagina Facebook dedicata alla richiesta di liberazione immediata di Bahareh: https://www.facebook.com/FreeBaharehHedayat

– Sostieni e diffondi la campagna Amnesty Internationalhttp://e-activist.com/ea-action/action?ea.client.id=1770&ea.campaign.id=36150

– Sostieni la campagna No Pasdaran in Twitter, diffondendo l’articolo con l’hastagh #FreeBahareh

Un video commovente di Bahareh mentre prova a toccare la mano del marito durante una visita in carcere

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=uqWmdeIbDeQ%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=EtUvxtH00Lc%5D

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