Archivio per la categoria ‘Iran Europa’

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Un report dell’intelligence tedesca del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, ha denunciato delle cose gravissime non solo sul comportamento del regime iraniano, ma anche sui proxy della Repubblica Islamica.

Secondo il report, Teheran ha tentato per ben 32 volte – nel solo 2016 – di acquisire materiale nucleare illegale nel Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia. Tentativi fatti attraverso delle front companies fasulle, localizzate in Paesi limitrofi quali la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche in Cina.

Non solo: sempre secondo il report, diversi ex combattenti di milizie sciite, hanno fatto richiesta di asilo in Germania. Tra questi, almeno il 50% aveva diretti legami con Hezbollah, il gruppo terrorista libanese emanazione diretta dei Pasdaran iraniani.

Come lo stesso report sottolinea, non si tratta di persone che pongono una minaccia nel breve termine, ma nel lungo termine possono fungere da agenti per Teheran o anche da sicari.

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Javad Zarif, Ministro degli Esteri iraniano, ha passato l’ultimo mese impegnato in un importante tour diplomatico. Un viaggio in primis in Medioriente e in Nord Africa e, in questi giorni, anche in Europa. Sino a ieri Zarif ha visitato Berlino, mentre oggi e’ a Roma, ove incontrerà Gentiloni e Alfano. Con il Ministro degli Esteri italiano, e’ previsto un punto stampa questa sera.

Perché Zarif ha intrapreso questo tour diplomatico? Perché il Ministro iraniano e’ arrivato anche in Europa? La risposta e’ principalmente una: paura. Gia’, perché dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, la festa per il regime iraniano e’ praticamente finita. 

Nonostante il durissimo dibattito interno negli Stati Uniti sulla Presidenza Trump e sul Russian Gate, la Casa Bianca e il Congresso concordano praticamente su una cosa sola: il regime iraniano e’ un pericolo che va fermato. Per questa ragione, in queste ore, e’ in discussione – già approvata dal Senato – alla Camera dei Rappresentanti la nuova proposta di legge per imporre nuove sanzioni economiche contro Teheran (link). Parallelamente, il Presidente Trump studia l’organizzazione di una “Camp David Araba”, per rilanciare le alleanze tradizionali di Washington in Medioriente (mei.edu).

In questo contesto, si inserisce ovviamente la crisi tra CCG e Qatar. Il regime iraniano sta tentato di approfittare della crisi per stringere una alleanza con Doha, ma sa che dalle parole ai fatti la distanza e’ lunga. Per questo, non casualmente, Zarif sta chiedendo una mediazione europea nella crisi del Golfo, allo scopo di dividere il Vecchio Continente dagli Stati Uniti e imporre la linea iraniana. 

Lo Zarif atterrato a Roma in queste ore, pero’, e’ un Ministro debole e poco rappresentativo: a differenza di quattro anni fa, infatti, la fazione di Rouhani – pur vincendo alle elezioni – e’ quasi totalmente bloccata dall’opposizione di Khamenei e dei Pasdaran, ovvero di coloro che, praticamente, hanno in mano buona parte dell’economia iraniana. Solo ieri, si badi bene, il Capo dei Pasdaran Jafari ribadiva che l’Iran non doveva “dipendere dagli stranieri” per il suo sviluppo economico. Khamenei, da parte sua, in questi giorni ha invocato la jihad contro il mondo intero, India compresa

Ecco perché, al di la’ delle parole poco credibili di personalità come la Mogherini, investire politicamente in questo periodo sull’Iran e sulla fazione di Rouhani e Zarif, e’ una strategia perdente. L’era Obama e’ finita e con essa anche le protezioni di cui la lobby filo regime iraniano – e filo fratellanza mussulmana – godeva a Washington. Con o senza Trump, la strategia americana in Medioriente sara’ di opposizione a Teheran e non di mano tesa.

Con quanto suddetto, non si vuole intendere che che presto assisteremo alla morte ufficiale dell’Iran Deal o una guerra tra Iran e Stati Uniti, ma sicuramente che la nuova strategia di sanzioni e contenimento degli Ayatollah della Casa Bianca, di fatto, renderà nullo quanto sottoscritto nel 2015 e pericoloso per le compagnie europee con interessi negli Usa, investire sia a Teheran che a Washington.

Tutto ciò, vale soprattutto per il Governo italiano che, purtroppo, recentemente ha permesso ad una banca iraniana – sotto sanzioni ancora negli Usa – di aprire un ufficio a Roma. L’Italia ha un ruolo di primo piano in Paesi come il Libano, attraverso la missione Unifil 2. La strategia americana anti-Iran, si concentrerà moltissimo su Hezbollah, considerato un pericolo non solo da Israele, ma dal mondo arabo e dagli stessi Stati Uniti per il ruolo del Partito di Dio nel narcotraffico in America Latina. Pretendere un cambiamento radicale delle politiche di sostegno iraniano al terrorismo internazionale, dovrebbe rappresentare quindi per Roma una priorità, per la tutela degli stessi interessi  nazionali italiani. 

 

 

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Dopo l’appello di ieri, firmato dai parlamentari italiani, oggi esce un nuovo appello contro il regime iraniano, questa volta sottoscritto da 265 membri del Parlamento europeo (link).

Si tratta di un appello durissimo, che condanna Teheran non solo per le esecuzioni capitali – il 55% delle esecuzioni mondiali avviene in Iran – ma anche per l’assenza dei diritti delle donne e per il massacro degli oppositori politici compiuto nel 1988. In tema di pena di morte, per la cronaca, l’appello ricorda che questa pratica e’ sostenuta dallo stesso Presidente Rouhani, che le ha definite parte della “legge Divina”.

La parte più forte dell’appello, e’ quella finale, ove si chiede esplicitamente di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane – i famosi Pasdaran – nella blacklist dell’Unione Europea, non solo per il sostegno al terrorismo, ma anche per il capillare controllo dell’economia iraniana.

L’appello, fortunatamente, e’ stato firmato anche da numerosi deputati italiani tra i quali ricordiamo: Barbara Spinelli, Remo Sarnagiotto, David Sassoli, Salvatore Domenico Pogliese, Aldo Patriciello, Alessia Maria Mosca, Fulvio Martusciello, Elena Gentile, Elisabetta Gardini, Lorenzo Fontana, Raffaele Fitto, Paolo De Castro, Andrea Cozzolino, Silvia Costa, Mercedes Bresso, Nicola Caputo e Renata Briano (link).

Stasera, come riportato dalla stampa, arriverà in Italia il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. A giudicare dai due appelli pubblicati in questi giorni, riteniamo sia un dovere da parte del Ministro Alfano e del Premier Gentiloni, riportare a Zarif le richieste dei legislatori italiani ed europei. 

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Qui sotto vi mostriamo un video esclusivo, caricato ieri su Youtube da attivisti iraniani. Il video, diviso in tre parti, mostra diversi modi in cui la polizia iraniana tortura gli attivisti per i diritti umani e i giovani che non si conformano ai dettami della Repubblica Islamica. Vedrete un ragazzo arrestato perchè portava dei capelli più lunghi di quanto consentito dal regime: la polizia gli mette sui capelli una polvere infiammente e accennde il fuoco. Vedrete poi un giovane attivista a terra, bastonato senza alcuna pietà. In questa parte, purtroppo, sentirete le sue grida di dolore e la sua richiesta di essere lasciato in pace. Infine, nell’ultima parte, vedrete un altro giovane picchiato a sangue con dei bastoni, questa volta con le mani legate per impedirgli di potersi ribellare. I video, come vedrete, sono sfocati perchè sono stati girati in maniera amatoriale da attivisti, per essere poi segretamente diffusi in Rete aggirando la censura.

Tutto questo, neanche a dirlo, alla Fiera di Roma dedicata all’Iran nessuno vi mostrerà mai un video simile. Purtroppo per i propagandisti filo regime, però, la sola realtà dell’Iran khomeinista è questa. A dispetto di tutta la finta narrativa che le lobby al servizio di Teheran stanno diffondendo, nessuno potrà mai cancellare la realtà dei fatti… 

 

Una cellula di Hezbollah e’ stata individuata a Miami, e fermata con l’accusa di riciclaggio di denaro a favore dei cartelli della droga colombiani. La cellula era composta da tre uomini. I tre,  avevano messo in atto delle complicate azioni bancarie, al fine di ripulire 500,000 dollari provenienti dal traffico di stupefacenti (Miami Herald).

Il capo della cellula era Mohammad Ahmad Ammar, 31 anni, residente in Colombia. Ammar e’ stato fermato a Miami e ora si trova in carcere. Un secondo terrorista, Hassan Mohsen Mansour, e’ stato arrestato a Parigi, mentre il terzo, tale Ghassan Diab, e’ riuscito a scappare (si ritiene che si trovi ora o in Nigeria o direttamente in Libano). L’agenzia Americana DEA sta investicando sul caso, collegandolo anche ad un altro caso precedente, che ha visto l’arresto di 22 persone collegate al cartello della droga messicano del boss Joaquin “El Chapo” Guzman (Miami Herald).

Secondo quanto denuncia la DEA (Drug Enforcement Administration), Mohammad Ahmad Ammar aveva il compito di ripulire il denaro derivante dal traffico di troga dei cartelli di Medellin. A tal fine, Ammar ha effettuato transazioni tra Dubai e diversi Paesi del mondo quali Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Australia e in Africa. La cellula di Hezbollah e’ stata incastrata grazie a degli infiltrate della DEA, che hanno chiesto ai terroristi del Partito di Dio di aiutarli a ripulire del denaro sporco. Ricordiamo che, dal Febbraio 2016, la DEA ha avviato una operazione speciale per fermare i contatti tra Hezbollah e i cartelli della droga, denominata “Progetto Cassandra”. Secondo l’agenzia Americana, grazie a questo rapporto criminale, Hezbollah otterrebbe oltre 400 milioni di dollari di introiti annuali. Soldi che, ovviamente, servono a Nasrallah per finanziare la jihad filo-khomeinista nel mondo, soprattutto in Siria.

Questa nuova inchiesta, riprova nuovamente il ruolo di Hezbollah nel traffico di droga e, in particolare, i rapporti tra il gruppo terrorista libanese e i cartelli criminali in America Latina.

Per approfondire: “Hizbullah narco-terrorism: A growing cross-border threat

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Ghassan Diab

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Hassan Mansour

 

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L’Ayatollah Ayatollah Sadeq Amoli-Larijani, Capo della Magistratura iraniana, ha annunciato che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif e la Responsabile della Politica Estera dell’UE Federica Mogherini, hanno avviato una “discussione preliminare” sul tema dei diritti umani. Si tratta, lo diciamo chiaramente, dell’ennesimo bluff che la diplomazia Occidentale ci sta proponendo, per giustificare le relazioni commerciali con un regime fondamentalista e repressive.

C’è di peggio. L’Unione Europea, dall’alto della sua storia, dovrebbe presentarsi davanti alla Repubblica Islamica a testa alta, vantando la forza della sua democrazia e la superiorità dei suoi valori rispetto ad un regime che valuta la vita della donna metà di quella dell’uomo. Al contrario, ancora una volta, Bruxelles e la Mogherini sembrano portare avanti un dialogo con Teheran da attori secondari, quasi pietendo di raggiungere un accordo al ribasso con i Mullah.

Ecco allora che, proprio facendosi scudo di questo dialogo sui diritti umani, Amoli Larijani si è permesso non soltanto di attaccare nuovamente l’Occidente, ma la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Quello che rappresenta per l’Occidente uno dei documenti più alti contro l’abuso dei diritti umani, viene definito da Larijani come un pezzo di carta “scritto da secolaristi e liberali”. Nella Repubblica Islamica, si badi bene, essere secolare e liberale è un insulto (ovviamente agli occhi del regime). Per questa ragione, rimarca Larijani, la Dichiarazione Universale deve essere rivista, al fine di inserirvi valori “spirituali e religiosi” (Tehran Times).

Non contento, Larijani si permette anche di dettare tutte le condizioni di questo “preliminare” negoziato tra Iran e UE sui diritti umani. In primis, devono essere esclusi dal negoziato gli Stati Uniti, considerati da Teheran il Grande Satana. Secondariamente, gli europei non possono permettersi di rigettare aspetti della sharia quali il Qysas (ovvero la legge dell'”occhio per occhio e dente per dente”) e la Diyya (la compensazione per un reato). Un rigetto di questi abietti metodi di giustizia clericale, infatti, viene considerato da Larijani come una “offesa ai diritti del popolo iraniano”.

Infine, invece di parlare dei diritti repressi delle donne, grazie all’ennesima auto-umiliazione dell’Europa, Larijani rigetta ogni ipotesi di cambiamento della legge sul velo obbligatorio e di mettere in discussione la legge francese sulla laicità. La stessa Francia, continua senza vergogna Larijani, “dove si finisce in carcere se si nega l’Olocausto”. Ricordiamo che l’Iran è un Paese definibile come “negazionista di Stato”, ovvero in cui il negazionismo e l’antisemitismo sono ufficialmente sostenuti dalle massime cariche del regime (Press TV).

Aggiungiamo che questo dialogo avviato dalla Mogherini, umilia le stesse Nazioni Unite. L’ONU, infatti, ha nominato un bravo rappresentante speciale per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Al rappresentante ONU il regime iraniano ha sempre negato l’accesso nella Repubblica Islamica, nonostante le varie richieste. Tra le altre cose, proprio alcuni giorni fa Javad Larijani, fratello dell’Ayatollah Amoli Larihani, ha ribadito che l’Iran non riconosce alcun report pubblicato dall’inviato delle Nazioni Unite, considerato illegittimo (The Iran Project). Scavalcando l’ONU e i vari report pubblicati in questi anni dal suo inviato speciale, la Mogherini ha umiliato le Nazioni Unite, riprovando nuovamente la secondarietà della politica estera europea sia al suo intero, che nell’ottica globale.

Solamente ieri abbiamo appreso che l’Iran ha impiccato nel mese di luglio un povero ragazzo diciannovenne, solamente perchè omosessuale…

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Sono giorni in l’attenzione dei media Occidentali è focalizzata unicamente sul terrorismo di Isis (o, come lo chiamano nel mondo arabo, Daesh). Normale che sia cosi, considerando i drammatici accadimenti avvenuti in queste settimane in Francia e in Germania. Purtroppo, però, proprio grazie a questa attenzione unidirezionale, il regime iraniano porta avanti la sua politica eversiva anche in Europa, praticamente indisturbato.

Qualche settimana fa, lo ricordiamo, la Germania ha arrestato cittadino Pakistano, reclutato dall’intelligence iraniana al fine di controllare le attività di una associazione ebraica. Un arresto preceduto dal fermo, qualche mese addietro, di altre due spie iraniane in Germana, questa volta reclutate all’interno del gruppo di opposizione del MEK e responsabili di monitorare le attività dei Mujahedeen del Popolo (No Pasdaran).

La notizia peggiore arriva però dal Kosovo: le autorità di Pristina hanno annunciato di aver arrestato un cittadino iraniano di nome Hasan Azari Bejandi (foto sotto), accusato di finanziamento del terrorismo internazionale e riciclaggio di denaro per contro della Repubblica Islamica dell’Iran. Una attività che Hasan portava avanti per mezzo di una ONG di nome “Fondazione Corano del Kosovo”, con ramificazioni anche nella vicina Albania (Radio Free Europe). Questa ONG, a sua volta, controllava quattro organizzazioni religiose. Organizzazioni che promuovevano posizioni anti-Occidentali. Tra il 2014 e il 2015, Hasan Azar Bejandi avrebbe ricevuto da Teheran oltre un milione di euro in maniera clandestina. Insieme ai soldi, trovato anche parecchio materiale di propaganda, giunto in Kosovo dall’Iran via Dubai (Express)

Ricordiamo che dal 2014, dal Kosovo sono partiti oltre 300 foreign fighters verso la Siria.

Per approfondire sulle attività di Teheran in Albania, Kosovo, Macedonia e Bosnia, si legga: Iran propagandists in Kosovo , Iran’s soft power reach Balkans

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