Archivio per la categoria ‘Iran elezioni’

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva in Italia e in Francia (e presto in Austria e Belgio), accolto come un Papa e venerato come la voce di un nuovo Iran. Un nuovo Iran che, secondo chi se la canta e se la suona da solo, sarebbe moderato, aperto all’Occidente e pronto a rappresentare un fattore di stabilizzazione regionale.

Peccato che il tutto resta solamente una grandissima e pericolosa scommessa. Non solamente perché Hassan Rouhani, in due anni e mezzo di Presidenza, non ha impresso alcun nuovo corso al regime iraniano, ma anche perché all’interno della Repubblica Islamica e’ in corso una vera e propria “guerra” istituzionale. La “guerra”, si badi bene, non e’ fra attori democratici e attori teocratici, ma semplicemente fra interessi economici. Da un lato, infatti, la fazione di Hassan Rouhani – legata a doppio filo con il super corrotto ex Presidente Rafsanjani – e dall’altra la fazione dei Pasdaran e dei clerici di Qom, interessati a mantenere i privilegi ottenuti per mezzo delle sanzioni internazionali.

Prima di entrare nella questione ribadiamo un punto chiave: tutto ciò, purtroppo, non ha nulla a che vedere con i diritti umani e la libertà di espressione degli iraniani. Sotto Rouhani, oltre 2200 detenuti sono stati impiccati, nessuna apertura e’ stata per favorire una minima discussione sulla parità di genere, decine e decine di attivisti sono stati condannati al carcere e l’Iran continua ad essere una tomba per il giornalismo non inquadrato al regime.

Come suddetto, in gioco ci sono cose molto più’ materiali dei diritti umani: gli interessi economici e il potere di eleggere la prossima Guida Suprema (Rahbar), ovvero colui che succederà ad Ali Khamenei. Il 2016 in questo senso, rappresenta un anno chiave, perché sono previste ben due elezioni di rilievo: l’elezione per il rinnovo del Parlamento (Majlis, 290 seggi) e l’elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, ovvero l’organo a cui la Costituzione iraniana demanda il potere di eleggere il prossimo Rahbar. Le elezioni per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esperti si svolgeranno entrambe il 26 febbraio prossimo.

Ali Khamenei, teoricamente, ha pubblicamente affermato di sostenere una ampia partecipazione popolare alle elezioni, anche per coloro che non condividono “il sistema”. Ovviamente tutte chiacchiere: chi non “condivide il sistema” nella Repubblica Islamica finisce direttamente dietro le sbarre. La Guida Suprema ha semplicemente usato i media e i social network per dare una parvenza di democraticità alle prossime elezioni (Payvand). Peccato che, a togliere ogni illusione, ci ha pensato il Consiglio dei Guardiani, ovvero quell’istituzione che nel folle sistema politico iraniano decide chi ha la facoltà di essere inserito nella lista dei candidati. Il Consiglio dei Guardiani e’ composto da 12 membri, 6 nominati dal potere giudiziario e 6 direttamente da Ali Khamenei. Neanche a dirlo, in Iran il sistema giudiziario dipende direttamente dalla Guida Suprema. Ovviamente, le condizioni per esser parte delle liste dei candidati non sono date tanto dall’età e dalle capacita’ professionali, quanto dalla maggiore o minore fedelta’ che il candidato stesso ha dimostrato verso il regime khomeinista.

Il Consiglio dei Guardiani – su 12000 candidati registrati alle elezioni – ha squalificato oltre il 60% dei candidati legati alla fazione di Hassan Rouhani e Rafsanjani e quei pochi candidati riformisti che hanno azzardato una candidatura. Tra i grandi nomi squalificati, anche quello dell’Ḥojjatoleslām Hassan Khomeini, figlio di Ahmad Khomeini e nipote dei Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Se Rouhani e Rafsanjani hanno reagito con rabbia alle esclusioni dei loro candidati (EA WorldView), Khamenei ha indirettamente appoggiato il Consiglio dei Guardiani, affermando di aver detto che, chi non condivide il sistema, deve prendere parte al voto “non essere membro del Parlamento” (Twitter). In altre parole, chi ha delle critiche può recarsi al seggio, ma non può pensare di vedere il suo candidato eletto…(Iran Primer). Chissà cosa ne pensano i Cinque Stelle a tal proposito, tanto amanti dell’Iran…

Nel frattempo, in Iran Khamenei e i Pasdaran parlano costantemente di “nufuz“, ovvero il rischio di una possibile infiltrazione della cultura e delle cospirazioni nemiche (Occidentali), all’interno della Repubblica Islamica. Tutta questa situazione, deve preoccupare enormemente gli investitori Occidentali (tra cui gli Italiani), interessati ad entrare nel mercato iraniano. Non esiste, infatti, alcuna vera normativa che sia in grado di proteggere questi investitori dalle “atmosfere del sistema”, soprattutto quando a fare il buono e il cattivo tempo non e’ il sorridente Hassan Rouhani, ma i Pasdaran e Khamenei.

Ai loro occhi, infatti, in gioco c’e’ la sopravvivenza del sistema stesso iraniano e Teheran non ha alcuna voglia di fare la fine dell’Unione Sovietica sotto Gorbačëv. Perché la Velayat-e Faqih sopravviva, ovviamente, i miliziani iraniani sono ben disposti a passare sulla pelle di chiunque, all’interno e all’esterno della Repubblica Islamica. Soprattutto quando chi viene dall’esterno, prova a toccare delicati interessi economici.

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Le Nazioni Unite hanno aperto la loro porta all’ennesimo criminale travestito da moderato. Hassan Rouhani si presenta all’Assemblea delle Nazioni Unite dopo un anno da Presidente dell’Iran e con un record di violazioni dei diritti umani praticamente senza precedenti. Basti pensare che, in soli 12 mesi, oltre 900 persone sono finite al patibolo, senza contare il numero di prigionieri politici presenti nel Paese. In questi giorni, quindi, una nuova rivelazione fatta da un rappresentante del regime iraniano, svela molto chiaramente il vero volto di Hassan Rouhani e la sua complicità nel terrorismo e nelle repressioni interne dei miliziani dei Mullah. Qualche tempo fa, vi avevamo già detto che Hassan Rouhani ha fatto parte della Commissione Speciale che ha dato il via libera all’attentato terrorista contro il centro ebraico AMIA a Buenos Aires (1994). In quell’occasione, gli agenti iraniani fecero oltre 80 morti.

Ora, veniamo a sapere che fu Rouhani in persona a volere l’intervento dei Pasdaran per reprimere la protesta degli studenti di Teheran nel 1999. La rivelazione è stata fatta direttamente dal Generale Yahya Rahim Savafi – Consigliere militare dell’Ayatollah Khamenei – in una intervista a Tasnim News, agenzia di stampa iraniana vicino ai Pasdaran. Prima una premessa storica: come ricorderete, nel luglio del 1999, gli studenti dell’Università di Teheran si sollevarono contro il regime, in protesta contro la chiusura del giornale riformista Salaam. Il giornale Salaam, voluto dal figlio stesso dell’Imam Khomeini – Ahmad Khomeini – diventò la voce della richiesta di cambiamento all’interno della società iraniana. Grazie agli articoli di questo giornale, l’Ayatollah Khatami arrivò al potere, dando al Paese una speranza di cambiamento (speranza, purtroppo, molto presto disillusa). La chiusura del quotidiano Salam, non soltanto rappresentò il primo passo verso la fine dell’esperienza riformista iraniana, ma determinò anche la prima vera sollevazione dei giovani studenti, contro un regime sempre piu’ perverso e bigotto.

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Gli studenti iraniani cominciarono a protestare contro il regime all’inizio di luglio. Secondo quanto dichiarato dal Generale Rahim Savafi, l’allora Presidente riformista Khatami rifiutò per una settimana la richiesta di intervento dei Pasdaran per reprimere le manifestazioni. Nonostante il rifiuto del Presidente (e dell’allora Ministro dell’Interno), ha rivelato Safavi, il Dottor Hassan Rouhani – allora capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale – decise di superare il Presidente e di conferire egli stesso la responsabilità alle Guardie Rivoluzionarie. Il risultato, purtroppo, è bene noto agli storici: i Pasdaran e i Basij entrarono nel dormitorio dell’Università di Teheran l’8 luglio del 1999, causando oltre 200 feriti e almeno 3 morti. Vogliamo ricordare infine che, proprio qualche mese fa, l’attuale Sindaco di Teheran Ghalibaf – all’epoca comandante dei Pasdaran – rivelò di aver ricevuto il permesso delle autorità iraniane per entrare nel dormitorio universitario e colpire gli studenti durante la notte.

Fu così che il 18 Tir (in data persiana) si trasformò in quella che venne definita la “Tiananmen Iraniana“.  Dieci anni dopo, nel 2009, gli studenti iraniani hanno marciato ancora per le strade di Teheran, ricordando le repressioni del 18 Tir e chiedendo democrazia e libertà. Purtroppo, ancora una volta, quello che hanno ricevuto in cambio è stato sangue e morti.

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Mercoledì 13 agosto (22 Mordad nel calendario persiano), i Pasdaran hanno aggredito nuovamente i detenuti nel carcere di Evin. Come le foto dimostrano, le guardie islamiche sono entrare nel braccio 350 – quello riservato ai prigionieri politici – e hanno cominciato ad attaccare i detenuti presenti. 75 prigionieri sono stati trasportati nella Sezione 7, ove sono stati brutalmente torturati e derubati dei loro averi. Nel frattempo, rendiamo noto un nuovo record negativo stabilito dal regime iraniano: nelle ultime 3 settimane, infatti, Teheran ha messo a morte oltre 40 prigionieri (Fonte: Freedom Messenger). Uno dei condannati a morte aveva commesso il reato all’età di 17 anni. Tutto ciò, lo ricordiamo, avviene sotto l’amministrazione del Presidente Hassan Rouhani, considerato incredibilmente un riformista in Occidente. Dalla elezione di Rouhani, un anno fa, oltre 800 detenuti sono stati condannati a morte.

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AGI

Egregia redazione dell’AGI, Egregio Dottor Pica, Egregio Dottor Iadicicco,

Con sgomento e incredilità abbiamo letto del Vostro accordo di cooperazione con l’agenzia di stampa iraniana IRNA. La notizia ci ha davvero sorpresi, soprattutto perchè mai ci saremmo aspettati che, giornalisti italiani rappresentanti di un Paese democratico, decidessero di sviluppare la cooperazione professionale con giornalisti iraniani, rapprentanti del regime clericale. Vogliamo sperare, anche se non ci crediamo molto, che questo accordo sia il frutto di una gravissima ignoranza di fondo sulla situazione della Repubblica Islamica e sulla violazione quotidiana dei diritti umani. Considerando ciò, intendiamo darVi un breve quadro dei crimini della Repubblica Islamica, augurandoci che questo serva a farVi tornare sui Vostri passi:

Considerando quanto suddetto, Vi rinnoviamo la richiesta di interrompere immediatamente la collaborazione con il regime iraniano e di impegnarVi, al contrario, in accordi che promuovano veramente la libera informazione, soprattutto sui crimini che la Repubblica Islamica dell’Iran commette ogni giorno.

Take action: invitiamo i lettori ad esprimere la loro rabbia per l’accordo di collaborazione AGI-IRNA. Ecco le email: info@agi.it, segreteria.redazione@agi.it,

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Vi proponiamo alcuni graffiti o scritte apparse in questo periodo sui muri della capitale iraniana Teheran. I messaggi politici che inviano, fanno ben comprendere quanto – nonostante la repressione – la società civile viva e invoca la libertà

Black Hand, writer iraniano, riporta un link di Youtube: attenzione, però, questo non è un semplice link ad un qualsiasi video. E’ il link che rimanda al video in cui il capo dei Pasdaran, Ali Jafari,ammette che le Guardie hanno truccato le elezioni presidenziali del 2009…Qui il video: http://bit.ly/1zt7tJD

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Drammatico murales: l’autore intende denunciare i suicidi per povertà che avvengono quotidianamente in Iran

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Coraggioso disegno che invoca la libertà per le coppie omosessuali iraniane

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La faccia di Mir Hossein Mousavi, leader dell’Onda Verde, attualmente detenuto dal regime iraniano per le sue idee politiche

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Il prossimo 20 luglio scadrà il cosiddetto “Accordo temporaneo di Ginevra”, ovvero l’accordo sul nucleare raggiunto tra l’Iran e il gruppo del 5+1 lo scorso novembre. Nonostante qualche commento incoraggiante e l’apparente inizio della scrittura del testo dell’accordo definitivo, Teheran e la Comunità Internazionale sono ancora ben distanti dall’arrivo a posizioni comuni. Questo, soprattutto a fronte del fatto che la Repubblica Islamica non sembra sinceramente interessata a firmare un vero compromesso, basato sulla fine del programma nucleare militare. Non soltanto, infatti, l’establishment iraniano ha chiarito di non voler ridurre il numero di centrifughe sinora installate (20000), ma di volerle aumentare 150000. Peggio ancora, secondo il think tank americano ISIS, tutto l’uranio arricchito al 20% trasfromato in questi mesi da Teheran in ossido, sarebbe facilmente riconvertibile in pochissimo tempo, permettendo agli Ayatollah di arrivare al “livello di soglia” in massimo 3 mesi.

Non basta: durante il periodo appena trascorso, ovvero quello dell’accordo temporaneo, l’Iran ha palesemente violato i patti sottoscritti con il gruppo del 5+1. Secondo quanto concordato, infatti, durante questi mesi gli iraniani avrebbero potuto esportare 1 milione di barili di petrolio al giorno. Al contrario, la Repubblica Islamica ha drammaticamente aumentato l’esportazione di greggio, ottenendo incassi superiori al previsto di ben 5,27 miliardi di dollari. Cifre usate non per aiutare i giovani iraniani a vivere meglio, ma destinate a finanziare brutali dittatori come Bashar al Assad, impegnati ad uccidere il popolo siriano.

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C’è di peggio: da quando Hassan Rouhani è divenuto Presidente dell’Iran, lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica è davvero pessimo. Mentre gli insider del regime si combattevano (e combattono) tra modernisti e conservatori, la forca del boia ha lavorato senza tregua: dalle elezioni presidenziali iraniane del 2013, oltre 700 persone sono state impiccate, nella quasi completa indifferenza della Comunità Internazionale (impegnata a parlare del nuovo Iran ed inviare delegazioni commerciali e politiche a Teheran). Nel grafico sotto, per quanto concerne le esecuzioni del 2014, il numero va aggiornato a 342…

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Tra le altre cose, il Presidente Rouhani non ha nemmeno rispettato la promessa di ridurre le restrizioni all’uso dei social networks per gli iraniani. Dopo aver bloccato Facebook, Instagram e WahtsApp e dopo il caso degli arresti per la canzone “Happy in Teheran”, recentemente il regime iraniano ha arrestato due autori di un video divertente dedicato ai mondiali di calcio in Brazile.Anche questo video, come il precedente, non rispettava la “moralità” dei Mullah…La repressione, come si può vedere, non ha fine…