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In un messaggio rilasciato dalla sua prigionia e pubblicato dal sito Kalame, il leader del movimento di protesta Onda Verde Mir Hossein Mousavi, ha reso pubblico il suo sostegno alle proteste popolari in corso in Iran in questi giorni.

Mousavi ha affermato che la decisione del Governo di aumentare il costo della benzina e’ totalmente irragionevole e che, le repressioni delle manifestazioni di piazza, sono assolutamente inaccettabili.

Per questa ragione, Mousavi ha paragonato la Guida Suprema Ali Khamenei allo Shah quando, nel 1978, egli diede l’ordine di reprimere le manifestazioni in Piazza Jadeh a Teheran (in Iran e’ noto come il Venerdì Nero). Mousavi ha esteso le sue condoglianze a tutte le famiglie delle vittime della repressione del regime iraniano.

Una posizione simile a quella di Mousavi e’ stata presa dall’altro leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi che, sempre dalla sua prigionia, ha dichiarato che i manifestanti non sono nemici al servizio degli Occidentali, ma disperati che protestano contro la corruzione, le diseguaglianze e le umiliazioni che gli infligge il regime. Karroubi ha aggiunto che le dichiarazioni sulla “guerra economica” dei leader dell’Iran, sono solo una scusa per non affrontare i veri problemi del Paese.

Ricordiamo, come suddetto, che Mir Hossein Mousavi, sua moglie Zahra Rahnavard e Mehdi Karroubi si trovano agli arresti domiciliari dal febbraio del 2011, per aver guidato il movimento di protesta Onda Verde, nato dopo la rielezione farsa di Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran.

 

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Protesters blocking a road on the second day of protests in Iran. November 16, 2019

Nello stesso momento in cui il regime iraniano e i Generali Pasdaran riempiono le agenzie di stampa iraniane (e non solo) con comunicati in cui annunciano di aver sconfitto un complotto esterno contro il loro Paese e nello stesso momento in cui il regime organizza manifestazioni a favore del Governo, nelle sale chiuse del Parlamento iraniano, la verità dei fatti e’ ormai chiara a tutti.

Qualche giorno fa, infatti, si e’ tenuta una riunione a porte chiuse della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano. La riunione, teoricamente, era a porte chiuse e hanno partecipato anche i responsabili dell’unita’ di intelligence dei Pasdaran e dello stesso MOIS, il Ministero dell’intelligence iraniano.

Durante la riunione, secondo quanto lasciato trapelare successivamente dal Portavoce della Commissione Hossein Naqavi Hosseini, i responsabili dell’intelligence iraniana hanno ammesso che, coloro che sono scesi in piazza contro il Governo dopo l’annuncio dell’aumento del costo della benzina, non erano dei “pericolosi complottisti”, ma dei poveri disoccupati, che da tempo vivono ai margini della società, provenienti da città spesso praticamente dove molti giovani sono ormai non solo senza lavoro, ma anche senza speranza.

Tra l’altro, sempre nella stessa riunione, e’ emerso come le stessi unita’ di intelligence avevano da tempo messo in guardia il Governo su possibili nuove manifestazioni popolari, per motivi economici. Cosi come, per quanto concerne il futuro, l’intelligence iraniana non esclude che nuove manifestazioni potrebbero scoppiare presto.

Ad oggi sono quasi 5000 le persone fermate durante le manifestazioni. Le vittime della repressione, invece, sembrano essere almeno 154 (questi sono quelli a cui si e’ riusciti a dare un nome). La vittima più giovane, Nikta Esfandani, aveva appena 14 anni…

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US Now Cribbing Iran Policy From Nigerian Email Scammers ...

Mentre il mondo discute, giustamente, della sospensione della vendita delle armi alla Turchia, sta passando quasi inosservato il fatto che, esattamente tra un anno – il prossimo 18 ottobre – scadrà l’embargo previsto dalle Nazioni Unite alla vendita di armamenti all’Iran.

Non solo: per chi ancora ufficialmente si sente legato all’accordo nucleare di Vienna del 2015 – il famoso JCPOA – entro 4 anni scadrà il bando posto all’Iran sui test di missili balistici capaci di trasportare una ogiva nucleare (bando mai rispettato da Teheran) e, in 6 anni, tutte le clausole previste dalla Risoluzione ONU 2231 – che ha recepito il JCPOA – saranno mera carta straccia.

Come ha sottolineato l’inviato speciale americano per l’Iran Brian H. Hook davanti alla Commissione Esteri del Senato, la fine dell’embargo militare ONU verso Teheran, potrebbe causare una vera e propria guerra. Senza quell’embargo, infatti, non solo l’Iran sarebbe libero di comprare missili e droni, ma anche di smerciarli nella regione e di far girare liberamente terroristi oggi sotto sanzioni, come il Generale Qassem Soleimani. Non che oggi Teheran non aggiri tutte queste sanzioni ONU, ma la loro esistenza rende comunque la vita difficile alla Repubblica Islamica.

Nella sua testimonianza al Senato, Hook ha rimarcato come la strategia di massima pressione del Presidente Trump, sta portando i suoi frutti. Al di là della propaganda iraniana, infatti, la Repubblica Islamica vive un momento economico drammatico, che l’ha costretta a tagliare parte del sostegno economico ai suoi proxy regionali. Non a caso, sia Hamas che Hezbollah sembrano aver varato piani di austerity economica, per riuscire a gestire la situazione. In Libano, Nasrallah è dovuto andare direttamente in TV, per chiedere la continuazione del sostegno popolare.

Non solo: per l’Iran è oggi difficile anche sostenere le sue stesse spese militari. Dal 2014, infatti, le spese annuali di Teheran nel settore della difesa erano costantemente cresciute, raggiungendo quasi 14 miliardi di dollari. Dal 2017 però, le spese per la difesa hanno iniziato a calare e nel budget approvato dal Governo nel marzo del 2019, le spese per la difesa sono state tagliate del 28%, con un taglio di finanziamenti ai Pasdaran del 17%.

La crisi, ovviamente, coinvolge tutta l’economia iraniana, anche per drammatici problemi interni, oltre che per le sanzioni americane. L’economia nazionale ha avuto una contrazione del 5% l’anno scorso, e del 10% quest’anno. Se nulla cambierà, il prossimo anno l’economia iraniana si contrarrà del 14%, con effetti diretti sulla stabilità politica e sociale del regime.

Quanto suddetto dimostra che, se veramente c’è la seria intenzione, la continuazione della massima pressione verso Teheran, può davvero sortire frutti positivi, per un nuovo accordo che risponda ai 12 punti richiesti dal Segretario americano Mike Pompeo. Chiaramente l’Iran sta reagendo, sia con minacce che con attacchi violenti, come quello contro le due petroliere nel Porto di Fujairah o quello contro la raffineria saudita di Abqaiq. La strada intrapresa dall’amministrazione americana è però, guardando ai numeri, quella giusta. La sola condizione necessaria è quella di non farsi spaventare dal regime iraniano, capace di comportamenti terroristici e mafiosi, ma in realtà estremamente fragile.

Ci riuscirà la Comunità Internazionale? Vogliamo sperarlo!

 

 

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Le sanzioni americane contro l’Iran – nonostante l’Instex – stanno colpendo duramente la Repubblica Islamica. Secondo il report recente rilasciato dalla Commissione Europea, l’interscambio tra Teheran e i 28 dell’UE negli ultimi sei mesi del 2019, e’ pari solamente al 25% di quello dell’anno precedente.

Tra gennaio e giugno 2019, infatti, l’interscambio Iran – UE e’ stato di 2.558 miliardi di euro, un quarto (come suddetto), rispetto ai primi sei mesi del 2018. In particolare, l’export UE verso l’Iran e’ sceso del 53%, attestandosi sui 2.14 milardi di euro. Nello stesso tempo, l’import dall’Iran verso l’UE e’ sceso del 93% (quasi azzerrato quindi), attenstandosi sui 416 milioni di euro.

EU Iran export and import in the first half of 2017-2019( billion of Euros)

Interscambio Iran – UE 2017 – 2019

Tra i Paesi UE, la Germania resta il principale esportatore di beni verso l’Iran, con un export che pero’ oggi vale solo 677 milioni di euro (la meta’ dei primi sei mesi dell’anno precedente). Simile discorso per l’Italia: Roma e’ il secondo esportatore europeo verso l’Iran, ma vende prodotti per soli 375 milioni di dollari. L’Italia e’ ancora pero’ il primo importatore di beni iraniani (parliamo quasi solo di petrolio) ma, rispetto allo scorso anno, l’import e’ di soli 94 milioni di euro nella prima meta’ del 2019. Per quanto concerne la Francia, Parigi ha importato beni iraniani per un valore di 10 milioni di euro (nei primi sei mesi del 2018 il valore era 1.18 miliardi di euro…Praticamente e’ rimasto solo l’1% dell’import…).

Iran's exports to its main trading partners in Europe in billions of Euros

Export iraniano in Europa

Pessime sono anche le stime dell’FMI per quanto concerne il PIL iraniano. Nel recente World Economic Outlook, la contrazione del PIL iraniano viene stimata al 9.3%, secondo quanto viene anticipato dal Financial Times (riportato ieri da Roberto Bongiorni su Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo del Presidente Trump e’ noto ed e’ stato espresso dal Segretario di Stato Pompeo nei 12 punti che Washington chiede a Teheran di mettere sul piatto del negoziato per un nuovo accordo. Tra le richieste la fine dello sviluppo del programma missilistico, la fine dell’ingerenza negli affari interni di numerosi Paesi della regione mediorientale, il ritiro totale iraniano dalla Siria, la fine del sostegno al terrorismo e la fine delle minacce all’esistenza di Paesi come Israele e Arabia Saudita

 

mogherini iran

L’ONU e l’UE hanno avviato una campagna contro le nuove sanzioni americane contro l’Iran. L’Unione Europea – prima sostenitrice Mogherini – ha avviato la creazione di un vero e proprio meccanismo legale, con lo scopo dichiarato di violare le sanzioni americane, garantendo il business delle compagnie europee intenzionate a fare affari in Iran. La Corte Internazionale di Giustizia, a sua volta, ha dichiarato illegali le sanzioni americane per quanto concerne i beni umanitari e l’aviazione civile.

Tutto questo, ufficialmente, ha uno scopo nobile: tutelare la popolazione civile iraniana. Peccato che, oltre al nobile scopo, non ci sia molto di piu’, se non il solo interesse di continuare a fare affari con la Repubblica Islamca. Un caso su tutti dimostra la totale indifferenza di coloro che si schierano contro le nuove sanzioni americane: i prodotti farmaceutici in Iran.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi rappresentanti del regim iraniano, c’e’ oggi nella Repubblica Islamica una mancanza di farmaci importante. Peccato che, questa mancanza, ha poco o nulla a che fare con le sanzioni americane. Questa mancanza riguarda quasi per intero due aspetti:

  1. le decisioni della Banca Centrale iraniana: come sottolineato da Nasser Riahi, Presidente dell’Unione Farmaceutica iraniana, la mancanza di farmaci avuta in Iran di recente, e’ causa non delle sanzioni, ma del divieto della Banca Centrale iraniana di stanziare valuta estera per tempo. Il governo offriva trasanzioni non in euro (ma in Yuan), ma le transazioni per l’import erano previste proprio in euro;
  2.  il sistema economico iraniano vede presenti in tutti i settori le Fondazioni religiose (Bonyad) e i Pasdaran. Un esempio su tutti e’ la Bonyad Nur, fondazione religiosa creata nel 1999 e direttamente coinvolta nell’import di zucchero, materiale da costruzione e prodotti farmaceutici. Questa Bonyad e’ direttamente controllata dalla potentissima Bonyad-e Mostazafan va Janbazan, la Fondazione dei Martiri e dei Disabili. Fondazione che, fino a poco tempo fa, era presieduta da Mohsen Rafighdoost, fondatore dei Pasdaran. Solo per il settore farmaceutico la Fondazione Nur – di cui Rafighdoost e’ stato anche direttore – si garantiva un business di almeno 200 milioni di dollari! Senza contare che – secondo la Rand Corporation – questa Fondazione aveva un ufficio a Teheran, direttamente implicato nel programma nucleare del regime!

Discorso simile per l’aviazione civile. Facile e giusto parlare della sicurezza dei voli civili e la sicurezza di coloro che viaggiano sui voli iraniani. Tutto bello e apparentemente perfetto. Peccato che, ne l’Unione Europea, ne tantomeno la Corte Internazionale di Giustizia, abbiamo mai toccato il fatto che il regime iraniano usa i vettori civili per trasportare armamenti per le organizzazioni terroristiche – in primis Hezbollah – e soprattutto per inviare jihadisti sciiti in Siria e in Iraq. Cio’, in piena violazione delle normative internazionali riguardanti l’aviazione civile che, per l’appunto, non puo’ essere usata a fini militari.

Ecco dimostrato come, dietro tanto umanitarismo, ci sia tanta, troppa ipocrisia. Alla fine, senza controlli e senza garanzie, questi metodi per bypassare le sanzioni iraniane, non faranno altro che favorire il business delle Fondazioni religiose e dei Pasdaran. Soldi che, indirettamente, saranno usati poi per finanziare il terrorismo internazionale!

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Mentre l’Ambasciata d’Italia in Iran non fa che promuovere le relazioni commerciali con Teheran e mentre la Mogherini studia sistemi per aggirare le sanzioni americane con la benedizione dell’UE, lo stato dell’economia iraniana e’ sempre piu’ deprimente.

Secondo l’economista Ibrahim Zaraghi, la popolazione iraniana detiene unicamente il 4% della ricchezza del Paese. Oltre la meta’ della popolazione, quindi, non e’ proprietaria della sua abitazione e spende almeno 2/3 degli introiti per pagare un affitto. Per la cronaca, questi sono dati forniti dal sito Javan Online).

Nel frattempo – a dispetto delle promesse del Presidente Rouhani (che in campagna elettorale prometteva 30 milioni di nuovi posti di lavoro) – l’inflazione nella Repubblica Islamica e’ alle stelle: il 10 ottobre scorso, come il grafico sottostante mostra, ha toccato il valore record di 264% (praticamente piu’ di quello dello Zimbabwe). Nel frattempo, in questi anni – compresi gli anni in cui era in pieno vigore l’accordo nucleare – il tasso di disoccupazione in Iran e’ cresciuto del 22%…

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Perche’ queste discrepanze? Perche’ questi dati economici cosi pessimi? Tutta colpa delle sanzioni americane? Ovviamente no. La colpa principale, come anche le proteste di piazza hanno mostrato, sta nella natura del regime iraniano. Un regime la cui economia, per oltre il 50% e’ in mano a holding legate alla Guida Suprema, alle fondazioni religiose (Bonyad) e soprattutto ai Pasdaran. Miliardi fatti non con lo scopo di far veramente sviluppare l’economia del Paese, ma di passare piccole sovvenzioni ai poveri – cosi da poterli controllare – e soprattutto per finanziare le peggiori iniziative del regime fuori dal Paese (ovvero finanziare il terrorismo internazionale, riciclare denaro e contrabbandare materiale illegale, compreso il narcotraffico).

Una breve analisi dei soldi che Teheran spende per finanziare i Pasdaran e i gruppi terroristici nel mondo – in questo senso per quei pochi dati open source che abbiamo – gia’ mostrano che quasi trenta miliardi di dollari vanno spesi con finalita’ diverse da quelle dello sviluppo del Paese della normale difesa militare.

E’ davvero questo il Paese con cui vale la pena di fare affari?

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Ora persino coloro che hanno investito in Iran, sono costretti ad ammettere pubblicamente che si e’ trattato di un imbroglio e che i soldi sono andati persi. E’ il caso di molti imprenditori del Kuwait.

Secondo quanto riportato dal quotidiano del Kuwait al-Qabas,  gli imprenditori kuwaitiani che hanno deciso di investire nella Repubblica Islamica, hanno perso milioni di dollari! Le ragioni del fallimento sono semplici: come dichiarato da un esperto di riciclaggio di denaro al giornale arabo, le transazioni che avvengono con le banche iraniane – e con i loro intermediari – sono spesso non riconosciute ufficialmente e avvengono per “canali informali e metodi illegali”.

In questi anni, molti imprenditori dal Kuwait hanno investito in gruppi finanziari iraniani, senza avere dati certi sui loro partners e soprattutto senza essere coscienti che si trattava di realtà legate a quattro mani ai Pasdaran. Risultato: molti di questi gruppi finanziari sono falliti, perdendo i soldi sia dei piccoli risparmiatori iraniani, che di diversi investitori stranieri.

Ricordiamo che il collasso di alcuni istituti finanziari, e’ stato alla base delle recenti proteste popolari in Iran. Proteste che, a dispetto delle repressioni, stanno ancora continuando nel Paese.