Archivio per la categoria ‘Iran Donne’

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Il video che vi mostriamo di seguito e’ stato diffuso ieri da Nasrin Sotoudeh, la nota avvocatessa iraniana, impegnata da sempre nella difesa dei diritti umani.

Il video mostra una ragazza iraniana che pubblicamente, come avviene ormai da un paio di mesi, protesta pubblicamente contro il velo obbligatorio. Intorno alla giovane, come si vede, si forma una folla di persone, attirate da suo gesto e dalle sue parole. Ad un certo punto, un poliziotto si erge e brutalmente spinge la ragazza per terra.

La protesta delle donne iraniane sta spaventando il regime: a dimostrarlo sono le foto che mostrano gli operai al lavoro per inserire nuove staffe sopra le colonnine degli impianti esterni di telecomunicazione, al fine di rendere più complicato per le ragazze salirci e restarci in piedi stabilmente.

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L’attivista del video, neanche a dirlo, e’ stata arrestata e si unisce alla lista delle ragazze iraniane che attendono un processo, per aver pubblicamente detto no al velo obbligatorio. In attesa di processo sono anche Vida Mohavedi e Narges Hosseini, coloro che per prime hanno lanciato la campagna #GirlsofRevolutionStreet.

Nel frattempo, umiliando ancora tutto l’Occidente, mentre le donne iraniane lottano per i loro diritti, la Ministra degli Esteri olandese e’ arrivata a Teheran completamente velata…

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narges mohammadi

Il 15 febbraio scorso gli attivisti per i diritti umani in Iran, hanno celebrato un triste anniversario: i 1000 giorni di carcere di Narges Mohammadi, l’attivista iraniana, da sempre impegnata per i diritti delle donne, dei prigionieri politici e contro la pena di morte.

Per questo suo impegno diretto, Narges e’ stata incarcerata sin dal 15 Maggio 2015 e condannata nel 2016 a 16 anni di carcere, con l’accusa di “sovversione” e per “aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale”.

Per denunciare i suoi 1000 giorni di detenzione, Narges Mohammadi ha scritto una lettera all’Ayatollah Sadegh Larijani, capo della Magistratura iraniana. Nella sua missiva, Narges denuncia come il sistema giudiziario iraniano sia tutt’altro che una istituzione indipendente. Al contrario, si tratta di un sistema deviato, incapace di giudicare in base alle leggi vigenti in Iran, ma unicamente in base agli ordini degli apparati di sicurezza e militari, ovviamente politicizzati. La Mohammadi, denuncia anche come le siano negati non solo i suoi diritti politici, ma anche quelli di genitore: i responsabili del carcere di Evin a Teheran, le negano infatti di parlare con il marito e con i suoi due figli piccolo, da un anno rifugiati all’estero, in Francia.

Ricordiamo che, in passato, Narges Mohammadi ha scritto altre lettere – poi rese pubbliche – sia ai parlamentari iraniani, che ai responsabili del Corpo d’Intelligence dei Pasdaran. In questo secondo caso, la Mohammadi ha denunciato come, durante la visita organizzata per i diplomatici stranieri e per i parlamentari iraniani al carcere di Evin, e’ stato accuratamente negato loro di vedere i prigionieri politici, isolando completamente i compound maschili e femminili in cui sono rinchiusi.

Purtroppo, in Occidente, il caso di Narges Mohammadi e’ stato quasi totalmente dimenticato dalla politica, particolarmente dalle rappresentanti “femministe”, ormai totalmente compiacenti verso Teheran. Ci auguriamo che le cose cambino preso e che le voci che pretendo di essere libere, anche in Italia, facciano sentire la loro voce per la libertà di Narges Mohammadi!

iran ali velo

Di lui sappiamo pochissimo, anzi, quasi nulla. Sappiamo solo quello che e’ stato pubblicato dalla pagina Facebook, “My Stealthy Freedom“, “la mia libertà rubata”. Secondo questa pagina Ali e’ un ragazzo di Mashhad che, senza paura, ha deciso di prendere parte pubblicamente alla campagna #GirlsOFRevolutionStreet, la protesta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio, cominciata a fine dicembre grazie al coraggioso gesto di Vida Mohavedi. 

Ieri, My Stealthy Freedom ha pubblicato il video di Ali mentre, in piedi su una panchina di Mashhad, sventola un velo bianco come fosse una bandiera, per dire no al velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Poco dopo questo coraggioso gesto di disobbedienza civile, Ali e’ stato raggiunto nel suo luogo di lavoro dagli agenti di sicurezza e arrestato. Di lui, come denunciano i suoi parenti, non si hanno più notizie da sette giorni!!!

Ancora una volta un terribile abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, un abuso che – senza la forte denuncia della Comunità democratica – rischia di rimanere (nuovamente) impunito!

pic referendum

Quindici intellettuali e attivisti per i diritti umani iraniani, tutti di massimo livello e noti a livello internazionale, hanno firmato un appello per un referendum nazionale in Iran, al fine di cambiare pacificamente il regime.

Lo scopo di questi coraggiosi democratici, e’ quello di permettere agli iraniani di votare liberamente e poter scegliere la fine del regime islamista, a favore di un regime secolare e rispettoso dello stato di diritto. Secondo i firmatari, il referendum dovrebbe essere organizzato sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Tra i firmatari dell’appello ci sono: la Premio Nobel Shirin Ebadi; gli avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani Nasrin Sotoudeh e Mohammad Seifzadeh; i registi Mohammad Nourizad, Mohsen Makhmalbaf e Jafar Panahi;  l’autore Kazem Kardavani; gli attivisti politici Hassan Shariatmadari (figlio del Grande Ayatollah Sayyed Kazem Shariatmadari), Narges Mohammadi (ora in carcere), Heshmatollah Tabarzadi.

A firmare l’appello pero’ sono anche personalità per anni sostenitrici del regime islamista, come Mohsen Sazgara – che ha contribuito a scrivere il codice dei Pasdaran -l’ex leader dei Mojahedeen della Rivoluzione Islamica, Adolfazl Ghadyani e il clerico sciita Mohsen Kadivar, professore di studi islamici.

Ricordiamo che, proprio pochi giorni fa – nell’anniversario di 39 anni dalla Rivoluzione khomeinista – lo stesso Presidente Rouhani ha accennato alla necessita’ di convocare un referendum nazionale, nel rispetto dell’articolo 59 della stessa Costituzione iraniana. L’articolo, afferma che “in casi estremi di importati questioni economiche, politiche, sociali e culturali, la funzione legislativa può essere esercitata attraverso il ricorso al voto popolare diretto, per mezzo di un referendum. Tale richiesta deve essere approvata da due terzi del Parlamento iraniano”.

Commentando il discorso di Rouhani, Mohammad Nourizad ha affermato che, nelle parole del Presidente iraniano, non c’e’ alcuna serita’, perché il sistema clericale non e’ pronto a mettere in discorso se stesso.

 

 

diritti umani iran

Sembra una barzelletta, eppure non lo e’: il Ministero degli Esteri iraniano ha convocato tutti gli Ambasciatore esteri accreditati a Teheran, per spiegare loro i “risultati conseguiti sui diritti umani da parte dell’Iran”.

All’incontro erano presenti i massimi vertici del regime iraniano, tra cui la Vice Presidente Masoumeh Ebtakar, l’inviata speciale di Rouhani per i Diritti Civili Shahindokht Molaverdi, il Ministro della Giustizia Alireza Avaei, il Vice Capo del Consiglio per i diritti umani della Magistratura iraniana Kazem Gharibabadi e alcuni parlamentari iraniani.

Secondo quanto riportato dai media iraniani, il Vice Responsabile per gli Affari Legali e Internazionali del Ministero degli Esteri, Gholam Hossein Dehqani, l’incontro si e’ svolto in due sessioni, di cui la prima dedicata, ai risultati raggiunti dal regime per quanto concerne i diritti delle donne. Successivamente, i rappresentanti del regime si sono anche lamentati del trattamento dell’Iran sul tema dei diritti umani, da parte dei media internazionali.

Chissà quale sara’ stato il commento da parte degli Ambasciatori internazionali, soprattutto da parte di quelli Occidentali. Chissà se agli Ambasciatori sara’ stata data la possibilità di fare domande, e di chiedere ai rappresentanti del regime questioni come:

  • la legalizzazione in Iran del matrimonio minorile e della pedofilia (in Iran le bambine possono essere date in sposa sin dall’età di 13 anni, e spesso a 9…);
  • l’imposizione alle donne del velo obbligatorio, sin dall’età di sette anni…;
  • le leggi contro le donne, che trattano le persone di sesso femminile come esseri umani di serie B. Donne che per lavorare, per uscire dal Paese o per ottenere l’affidamento dei figli, devono avere il permesso degli uomini. Non solo, davanti alle Corti, la testimonianza e la vita della donna valgono meta’ dell’uomo. Oppure il divieto imposto alle donne iraniane di entrare negli stadi o – recente fatwa di Khamenei – di pedalare in pubblico…
  • la detenzione di diverse prigioniere politiche iraniane, tra cui Narges Mohammadi e Atena Daemi…
  • il recente arresto di oltre 3700 manifestanti, di cui ancora centinaia restano in carcere e tra loro numerosi studenti dell’Università di Teheran;
  • l’uso indiscriminato della pena di morte, particolarmente verso detenuti arrestati in eta’ minorile, in piena violazione di ogni trattato internazionale;
  • l’arresto di numerosi cittadini iraniani con doppia cittadinanza, accusati di spionaggio senza alcuna prova e condannati alla pena capitale. Tra loro, ci chiediamo se l’Ambasciatore italiano – nel caso fosse stato presente all’incontro (dato interessante da conoscere…) – abbia sollevato la questione drammatica di Ahmadreza Djalali;
  • le discriminazioni etniche e religiose contro minoranze quali i Baha’i, i cristiani evangelici, i sunniti o gli Arabi dell’Ahwaz;
  • l’invio da parte di Teheran di foreign fighters sciiti a combattere in Siria e in Iraq, spesso minori afghani di etnia Hazara, giunti in Iran per disperazione e finiti a fare i mercenari per ottenere un permesso di soggiorno…

Potremmo continuare ancora molto, ma già sapere di avere una qualche minima risposta seria su questi temi, sarebbe un successo. Peccato che, non serve neanche dirlo, il regime non avrà’ fornito alcuna spiegazione, ma continuato a predicare la sua falsa narrativa. Come quando ha portato gli Ambasciatori internazionali in visita la carcere di Evin, ove sono detenuti decine e decine di prigionieri politici. Peccato che di Evin, i diplomatici ospitati, abbiano visto solo una (piccola) parte…

diritti umani 2

narges hosseini

Narges Hosseini, una delle ragazze di Teheran arrestate per aver deciso di togliersi pubblicamente il velo, ha scelto di non pentirsi e rischia dieci anni di carcere.

La protesta di Narges e’ arrivata dopo quella di Vida Mohaved, la prima ragazza che – il 27 dicembre scorso, all’inizio delle proteste popolari in Iran – si era recata in Via della Rivoluzione, nella capitale Teheran, si era tolta il velo e l’aveva attaccato ad un bastone come fosse una bandiera per la libertà.

Vida Mohaved venne immediatamente fermata dagli agenti della sicurezza e di lei, madre di un bimbo di 19 mesi, per settimane non si ebbero più notizie. Narges Hosseini, quindi, ha deciso di continuare la protesta di Vida.

Dopo l’arresto, Narges Hosseini non ha potuto pagare la condizionale per il suo rilascio, perche’ la somma richiesta era troppo alta. Qualche giorno dopo, Narges ha rifiutato di comparire davanti alla Corte e di esprimere pubblicamente pentimento per il suo gesto. Ora, in base al Codice Islamico – articoli 638 e 639 – Narges Hosseini potrebbe rischiare dieci anni di carcere e 74 frustate, per “istigazione a commettere atti immorali” e “atto haram (peccaminoso) in luogo pubblico.  La Hosseini ha anche rifiutato la tesi difensiva del suo legale che, per farla scarcerare, aveva provato a dire che Narges era sotto l’effetto di droghe.

Ricordiamo che, con Vida e Narges, decine di altre donne in questo ultimo mese hanno tolto pubblicamente il velo, per dire basta all’hijab obbligatorio. Ventinove di loro, solamente a Teheran, sono state arrestate. Della loro sorte, ad oggi, non si hanno notizie certe.

 

piedi donna iran tv stato

Qualche giorno addietro, la TV di Stato iraniana ha trasmesso un programma sul matrimonio, in cui veniva intervista una supposta “esperta” del tema. Senza alcuna vergogna, la donna ha consigliato alle donne di “massaggiare e baciare” i piedi del marito, anche se quest’ultimo e’ un drogato e abusa fisicamente di loro. Sempre a detta dell’esperta, seguendo questo consiglio, si possono ottenere dei “miracoli”.

Come suddetto, il programma e’ andato in onda su un canale TV dello Stato, trasmesso nella Provincia di Yazd. A denunciare quanto accaduto e’ stato il giornalista dissidente iraniano Isa Saharkhiz che, per le sue coraggiose posizioni politiche, ha passato diversi anni in prigione.

Si tratta dell’ennesima prova di come il regime iraniano veda la donna come un essere di serie B. Ricordiamo che nella Repubblica Islamica, una donna ha bisogno del permesso dell’uomo per lavorare, per lasciare il Paese, per divorziare, per vedere i figli in caso di fallimento matrimoniale, non può accedere agli stadi e – da ultima fatwa di Khamenei – non puo’ pedalare in pubblico. Senza contare che, oltre la velo obbligatorio dall’età di sette anni, in Iran e’ legale la pedofilia, essendo consentiti i matrimoni con bimbe di tredici anni! A questo si aggiunga che, in caso di processo, la testimonianza della donna (e la sua vita), valgono la meta’ di quella dell’uomo!

Di seguito il tweet di Saharkhiz, con il video incriminato. Per la cronaca, nonostante la propaganda del regime, il programma ha generato cosi tante proteste, che gli stessi dirigenti della TV pubblica hanno dovuto pubblicare un messaggio di scuse…