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Dure condanne internazionali stanno arrivando contro l’Iran, per le repressioni delle manifestazioni popolari in corso nel Paese, dopo l’annuncio del Governo di innalzare il costo della benzina.

Secondo Amnesty International, le repressioni hanno causato almeno 100 morti. Un numero impressionante, in un tempo strettismo, che ha portato anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet a diramare un pubblico cominciato di condanna verso il regime iraniano.

Purtroppo, ancora una volta, Teheran sembra volersene fregare di quanto il mondo intorno pensa delle sue azioni criminali. Solamente ieri, il quotidiano Kahyan, vicinissmo alla Guida Suprema, ha praticamente scritto che i leader della protesta arrestati potrebbero essere condannati a morte. Stamattina, quindi, Khamenei ha ribadito che quanto accaduto in Iran è unicamente il frutto dell’ingerenza delle potenze straniere e che, ancora una volta, la Repubblica Islamica ha “respinto il nemico” (un nemico che esiste ormai solo nella testa dei clerici e dei pasdaran al potere…).

Nonostante le minacce e le repressioni, proprio i clerici sembrano diventati gli obiettivi principali della rabbia popolare. Ieri è stato sventato un attacco contro l’Ayatollah Nasiry Yazdi, rappresentante di Khamenei nella città di Yazd e un seminario religioso è stato attaccato nella città di Isfahan.

Tutto questo però, mi raccomando, non ditelo al Sottosegretario agli Esteri (sic) grillino Manlio di Stefano, troppo impegnato a stringere le mani dell’Ambasciatore iraniano in Italia, Hamid Bayat. Lo stesso che ieri, in una comica conferenza stampa – in cui probabilmente c’era solamente Alberto Negri o chi per lui…- giustificava le repressioni delle manifestazioni popolari in corso nel suo Paese…

Iran Human Rights | Article: IHR Calls for Removal of ...

Ormai è definibile come un vero e proprio dramma senza fine, considerata anche la quasi totale indifferenza generale che circonda questo argomento. Lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran è pietoso, con quotidiane condanne di chiunque minimamente si permette di alzare la testa rispetto al volere del regime.

Solamente negli ultimi mesi, oltre 91 attivisti arrestati negli ultimi anni per aver protestato contro la corruzione e gli abusi nel Paese, sono stati condannati a lunghe pene detentive, corredate di condanne medievali quali quella di subire delle frustate (spesso in pubblico).

Tra i condannati al carcere e alle frustate ci sono attivisti come gli studenti Parisa Rafiei e Pedram Pazireh (per entrambi una condanna a 7 anni di carcere e 74 frustate), ma anche sindacalisti come Hamidreza Rahmati (1 anno e mezzo di carcere e 74 frustate) e Ismail Bakhshi (14 anni di carcere e 74 frustate). Ci sono pero’ anche decine di iraniani che, nel 2016, hanno protestato presso Borujen contro la decisione di deviare il corso di un acquedotto, per rifornire una fabbrica di alluminio dei Pasdaran situata presso Isfahan. Dei 103 manifestanti arrestati in quella occasione, ben 86 sono stati condannati a 4 mesi di carcere e 30 frustate a testa!

Davanti a questi costanti crimini del regime iraniano, purtroppo, il mondo – in primis quello democratico e progressista – resta praticamente silente. Un silenzio colpevole, che miete come prime vittime il popolo iraniano e il loro diritto alla libertà.