Archivio per la categoria ‘Iran dissidenti’

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Una notizia terribile ci giunge dall’Iran: mentre la Magistratura libera migliaia di detenuti per l’emergenza Coronavirus scoppiata nelle prigioni della Repubblica Islamica, il regime ha deciso di convocare il regista Mohammad Rasoulof, per fargli scontare la pena ad un anno di detenzione a cui e’ stato condannato nel 2019 per “propaganda contro lo Stato” (per il contenuto dei suoi film).

Si tratta come suddetto, di una notizia che lascia senza parole, non solo per l’ingiustizia della condanna – determinata da ragioni politiche – ma anche per la tempistica scelta dalle autorità iraniane. Una tempistica che dimostra tutta la crudeltà di un regime, disposto a tutto per eliminare fisicamente i suoi critici.

Rasoulof e’ stato chiamato a sorpresa in carcere per scontare la sua pena, meno di una settimana dopo essere stato premiato a Berlino con l’Orso d’Oro per il film “There is No Evil”. Il premio e’ stato ritirato dalla figlia del regista iraniano, perché Teheran non ha permesso a Rasoulof di lasciare il Paese.

Ricordiamo infine che, nel novembre 2019, più di 200 rappresentanti dell’industria cinematografica iraniana, hanno firmato un pubblico appello per denunciare le censure imposte dal regime.

 

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Lo ha detto ovviamente sempre in forma propagandistica, perché – come noto – in Iran le cose non possono essere mai chiamate con il loro nome: ma lo ha detto. Il Presidente iraniano Rouhani, parlando al meeting settimanale del Governo, ha affermato:

L’Iran e’ stato già capace di sconfiggere le sanzioni americane e può, ancora una volta, far pentire gli Stati Uniti di aver fatto la cosa sbagliata contro la Repubblica Islamica. Noi abbiamo già una volta fatto pentire gli USA delle loro azione e li abbiamo forzati al tavolo del negoziato, facendogli firmare un documento che loro non gradivano. Dobbiamo farlo ancora. Come possiamo farlo? La strada e’ la nostra unita’ e solidarietà. Dobbiamo mostrare all’America che siamo capaci di essere forti“.

Ovviamente, visto che come suddetto si tratta di affermazioni dette in gergo propagandistico, le parole di Rouhani vanno tradotte. La traduzione, se ci trovassimo di fronte ad un Paese normale, sarebbe più o meno questa: “cari concittadini, l’economia nazionale e’ al limite del collasso, come ha certificato anche la nostra Banca Centrale, e noi ne siamo pienamente consapevoli. Cosi come e’ accaduto quando abbiamo negoziato con Obama nel 2015, dobbiamo tornare a sederci al tavolo con gli Stati Uniti, perché senza un accordo con Trump finiamo tutti per terra. Per fare questo – e questo e’ il messaggio diretto agli iraniani – mi serve che in tanti andate a votare alle elezioni parlamentari, per votare i candidati a me vicini (quelli che il Consiglio dei Guardiani non ha già squalificato….) e permettermi di contare ancora qualcosa davanti a Khamenei e ai Pasdaran…

Rouhani ha quindi continuato:

“Se noi vogliamo resistere agli USA, un esempio pratico deve essere la nostra presenza alle elezioni del 21 febbraio. Tutti devono andare a votare”

In altri termini, il Presidente teme concretamente che la partecipazione alle elezioni sara’ bassa – alcuni parlando di un rischio sotto il 50% – con delle dirette conseguenze sulla sua figura e con il rischio concreto – paventato dallo stesso Rouhani – di nuove proteste popolari di coloro che ormai non ritengono più riformabile il sistema (e ovviamente nuove repressioni).

Ovviamente, le parole di Rouhani toccheranno direttamente la Guida Suprema Ali Khamenei e i Pasdaran. Sia il Rahbar che le Guardie Rivoluzionarie, infatti, sono oggi assolutamente contrarie ad un nuovo accordo con gli Stati Uniti, anche rischiando di approfondire la crisi interna al regime, aumentando le repressioni verso coloro che esprimono posizioni critiche verso le istituzioni.

rouhani tasnim

Risultato immagini per Parvaneh Salahshuri

Alla fine e’ andata come sempre va nella Repubblica Islamica, quando esci fuori dai parametri accettabili dal regime: la deputata riformista Parvaneh Salahshouri – che aveva difeso le ragioni dei manifestanti – e’ stata convocata da un Tribunale iraniano per rispondere alle accuse di “diffusione di menzogne” e “propaganda contro il sistema”.

La Salahshouri, deputata velatissima eletta a Teheran, aveva coraggiosamente preso la parola in Parlamento, non solo per difendere le ragioni per cui i manifestanti scendevano in piazza e protestavano contro il regime, ma aveva anche puntato l’indice contro i Pasdaran, accusati di interferire in ogni settore della vita politica ed economica del Paese. Secondo quanto affermato dalla stessa Salahshouri, sarebbero stati proprio i Pasdaran a denunciare la deputata.

La Salahshouri, infine, aveva anche chiesto ufficialmente la nascita di una commissione di inchiesta, per indagare i responsabili delle repressioni delle violenze contro i manifestanti (solo nelle ultime proteste per il rincaro del prezzo della benzina, sono state uccise 1500 persone e arrestate altre 12000).

Secondo quanto e’ stato reso noto dalla ISNA, la Salahsouri non si sarebbe tirata indietro davanti alle accuse, presentandosi subito in Tribunale per rispondere delle accuse rivolte.

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L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha annunciato l’avvenuto arresto del giovane manifestante che, durante le proteste dello scorso 12 gennaio, si e’ arrampicato per colpire e staccare un manifesto celebrativo del Generale Qassem Soleimani.

Come il video diffuso in rete dimostra, il giovane manifestante ha espresso la sua rabbia verso l’immagine dell’ex comandante della Forza Qods, mentre la folla intorno non solo lo esaltava, ma gridava a gran voce “Marg Bar Diktator“, ovvero “Morte al Dittatore”. Un video fortissimo che dimostrava tutta le bugie della propaganda iraniana e che ha fatto il giro del mondo.

Ieri, quindi, il capo della Polizia di Teheran Hossein Rahimi, ha annunciato l’arresto di questo ragazzo che, sempre secondo le informazioni delle autorita’, risulta essere minorenne. Davanti alla polizia, sotto pressione e minacce, il ragazzo pare essere stato costretto a chiedere scusa e per ora rilasciato su cauzione in vista del processo.

Nel frattempo, mentre il regime continua ad arrestare coloro che hanno manifestato la loro rabbia in seguito alla notizia dell’abbattimento dell’aereo ucraino, il Governo iraniano continua a rifiutare di inviare le scatole nere a Kiev.

Dure condanne internazionali stanno arrivando contro l’Iran, per le repressioni delle manifestazioni popolari in corso nel Paese, dopo l’annuncio del Governo di innalzare il costo della benzina.

Secondo Amnesty International, le repressioni hanno causato almeno 100 morti. Un numero impressionante, in un tempo strettismo, che ha portato anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet a diramare un pubblico cominciato di condanna verso il regime iraniano.

Purtroppo, ancora una volta, Teheran sembra volersene fregare di quanto il mondo intorno pensa delle sue azioni criminali. Solamente ieri, il quotidiano Kahyan, vicinissmo alla Guida Suprema, ha praticamente scritto che i leader della protesta arrestati potrebbero essere condannati a morte. Stamattina, quindi, Khamenei ha ribadito che quanto accaduto in Iran è unicamente il frutto dell’ingerenza delle potenze straniere e che, ancora una volta, la Repubblica Islamica ha “respinto il nemico” (un nemico che esiste ormai solo nella testa dei clerici e dei pasdaran al potere…).

Nonostante le minacce e le repressioni, proprio i clerici sembrano diventati gli obiettivi principali della rabbia popolare. Ieri è stato sventato un attacco contro l’Ayatollah Nasiry Yazdi, rappresentante di Khamenei nella città di Yazd e un seminario religioso è stato attaccato nella città di Isfahan.

Tutto questo però, mi raccomando, non ditelo al Sottosegretario agli Esteri (sic) grillino Manlio di Stefano, troppo impegnato a stringere le mani dell’Ambasciatore iraniano in Italia, Hamid Bayat. Lo stesso che ieri, in una comica conferenza stampa – in cui probabilmente c’era solamente Alberto Negri o chi per lui…- giustificava le repressioni delle manifestazioni popolari in corso nel suo Paese…

Iran Human Rights | Article: IHR Calls for Removal of ...

Ormai è definibile come un vero e proprio dramma senza fine, considerata anche la quasi totale indifferenza generale che circonda questo argomento. Lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran è pietoso, con quotidiane condanne di chiunque minimamente si permette di alzare la testa rispetto al volere del regime.

Solamente negli ultimi mesi, oltre 91 attivisti arrestati negli ultimi anni per aver protestato contro la corruzione e gli abusi nel Paese, sono stati condannati a lunghe pene detentive, corredate di condanne medievali quali quella di subire delle frustate (spesso in pubblico).

Tra i condannati al carcere e alle frustate ci sono attivisti come gli studenti Parisa Rafiei e Pedram Pazireh (per entrambi una condanna a 7 anni di carcere e 74 frustate), ma anche sindacalisti come Hamidreza Rahmati (1 anno e mezzo di carcere e 74 frustate) e Ismail Bakhshi (14 anni di carcere e 74 frustate). Ci sono pero’ anche decine di iraniani che, nel 2016, hanno protestato presso Borujen contro la decisione di deviare il corso di un acquedotto, per rifornire una fabbrica di alluminio dei Pasdaran situata presso Isfahan. Dei 103 manifestanti arrestati in quella occasione, ben 86 sono stati condannati a 4 mesi di carcere e 30 frustate a testa!

Davanti a questi costanti crimini del regime iraniano, purtroppo, il mondo – in primis quello democratico e progressista – resta praticamente silente. Un silenzio colpevole, che miete come prime vittime il popolo iraniano e il loro diritto alla libertà.

 

 

 

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Il 18 settembre, il Parlamento europeo ha approvato una durissima mozione – sostenuta da tutti i gruppi – in cui viene duramente criticato il regime iraniano per i suoi continui abusi dei diritti umani.

La risoluzione, in particolare, attacca duramente Teheran per gli abusi contro le donne, per gli arresti e le condanne delle attiviste che hanno protestato contro il velo obbligatorio (32 arresti nell’ultimo anno), per il divieto di ingresso alle donne negli stadi, per l’arresto dei sindacalisti, per la detenzione di cittadini iraniani in possesso di doppia cittadinanza (tra cui Ahmadreza Djalali), per non aver ratificato la Convenzione Internazionale contro le Discriminazioni verso le Donne (adottatta da Teheran nel 1979, ma mai ratificata), per la condanna degli avvocati difensori dei diritti umani (tra cui Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere), per l’uso costante della pena di morte (anche contro minori), per il drammatico stato detentivo dei prigionieri politici (a cui sono negate le cure mediche) e per le leggi in vigore in Iran che permettono di reprimere i dissidenti politici o che negano agli incriminati il diritto di avere una difesa legale opportuna.

Nella parte finale, la Risoluzione incoraggia le Ambasciate europee accreditate in Iran, ad agire nel rispetto delle Linee Guida UE sulla Difesa dei Diritti Umani, al fine di sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani – in particolare le donne – dagli abusi costanti del regime. Purtroppo, troppe Ambasciate europee a Teheran, dimenticano questo impegno preso nel 2008, al fine di portare avanti un fallace appeasment verso un regime fondamentalista, razzista e misogino. Un appeasement che, purtroppo, e’ stato consentito con la benedizione di Federica Mogherini, ovvero colei che per prima avrebbe dovuto sosnetere le Linee Guida UE sui diritti umani, ma che ha preferito i sorrisi di Zarif ai valori europei.