Archivio per la categoria ‘Iran dissidenti’

iran regista

Secondo quanto riportano i media, il regime iraniano ha ritirato ieri il passaporto al regista Muhammad Rasoulof, recentemente premiato a Cannes.

Non sono note le ragioni della decisione del regime, ma e’ noto che da anni Rasoulof e’ sotto il mirino, per il suo non allineamento alla volontà del regime. Nel 2010 Rasoulof era stato arrestato e condannato a sei anni di carcere per propaganda contro lo Stato. Alla fine la sentenza fu ridotta ad un anno. Nel 2013, quindi, Teheran decise di ritirare una prima volta il passaporto al regista, di ritorno da un viaggio estero.

Ricordiamo che altri registi si trovano oggi agli arresti in Iran. Il più famoso di loro e’ Jafar Panahi, condannato agli arresti domiciliari e all’interdizione dall’esercizio della sua professione. Nonostante i divieti, Panahi e’ riuscito comunque a far uscire dal Paese alcuni nuovi lavori, tra cui “Taxi”, premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

 

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Kulbar

La regione del Kurdistan iraniano e’ di nuovo in protesta. Decine e decine di curdi iraniani hanno chiuso i loro negozi e sono scesi in piazza – soprattutto nel capoluogo di Sanandaj e presso Baneh e Mariwan – dopo l’uccisione di due trasportatori “Kolbar”, da parte del regime (Rudaw.net).

Con il termine Kolbar (o Kulbar), ci si riferisce a dei trasportatori curdi che importano merce al confine tra confine tra Iran e Iraq. Il regime accusa i Kolbar di importare droga, ma e’ provato che le merci trasportate da questi curdi iraniani non hanno nulla a che vedere con gli stupefacenti. Si tratta di merci di vario genere, tra cui anche le sigarette, che i curdi iraniani importano illegalmente dall’Iraq, allo scopo di mantenere le loro famiglie (spesso portano a casa meno di dieci dollari al giorno). Ricordiamo che l’area del Kurdistan iraniano e’ tra le più povere del Paese, discriminata dal potere centrale di Teheran.

Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dai curdi siriani del cantone di Kobani, che hanno appoggiato la protesta di Baneh e hanno condannato duramente gli abusi dei diritti umani commessi dalla Repubblica Islamica dell’Iran (ANHA). Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dal partito turco HDP (Kurdistan24).

In conseguenza delle nuove repressioni in atto nel Kurdistan iraniano, il movimento di opposizione curdo Komalah, ha dichiarato la ripresa della lotta armata contro il regime. Ad annunciarlo e’ stato direttamente uno dei comandanti Peshmerga, Ibrahim Minsham, in una intervista a Kurdistan24.

A seguito delle manifestazioni di questi giorni, il regime ha arrestato oltre 30 attivisti curdi, nonostante le proteste fossero state tutte pacifiche e non violente.

min iran

In queste ore il Parlamento iraniano sta discutendo la fiducia al nuovo Gabinetto di Governo proposto dal Presidente Rouhani. Tra i nomi discussi dai Parlamentari, c’e’ quello di Mohammad Javad Azari Jahromi, proposto come Ministro delle Telecomunicazioni al posto di Mahmoud Vaezi.

Purtroppo, si tratta dell’ennesima scelta infelice: Mohammad Javad Azari Jahromi, infatti, e’ stato uno dei Direttori dell’Intelligence iraniana tra il 2009 e il 2013, durante la presidenza dell’ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

In quella veste, Jahromi era incaricato di uno dei Dipartimenti di Sorveglianza e ha avuto un ruolo di primo piano nella repressione del movimento di protesta noto come Onda Verde, che ha visto migliaia di persone scendere in piazza tra il 2009 e il 2011, in protesta contro i brogli legati alla rielezione di Ahmadinejad.

Peggio: secondo quanto riporta il sito Kaleme, Jahromi e’ entrato nell’intelligence iraniana nel 2002 e nel 2009, una volta scoppiate le proteste di massa, e’ stato tra coloro che hanno maggiormente contribuito alle repressioni, attraverso la sorveglianza dei social network usati dai manifestanti (Kaleme).

Tutto questo accade proprio mentre uno dei leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi, e’ stato ricoverato in ospedale dopo aver dichiarato lo sciopero della fame. Karroubi, agli arresti domiciliari dal 2011, chiede il diritto di avere un processo pubblico e delle accuse chiare, sinora mai formalizzate dal regime.

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Reza Shahabi e Davoud Razavi, due sindacalisti iraniani dell’Unione degli Autisti di Autobus di Teheran (TBDU), sono stati bloccati dalle autorità del regime mentre si apprestavano a partire per recarsi ad una conferenza dell’agenzia ILO delle Nazioni Unite, organizzata a Ginevra (CHRI).

Il fermo e’ avvenuto nonostante Reza Shahabi abbia scontato già la pena al carcere a cui era stato condannato. Per Davoud Razavi, già condannato a cinque anni di detenzione in primo grado, il divieto di lasciare il Paese e’ stato emesso dalla magistratura già nel processo preliminare contro di lui. Entrambi, neanche a dirlo, sono stati arrestati con l’accusa di aver organizzato delle proteste sindacali (pacifiche). Questo perché nella Repubblica Islamica, la legge vieta l’esistenza stessa dei sindacati. 

Il solo rappresentante della TBDU a cui e’ stato concesso di raggiungere Ginevra e’ stato Hassan Saeedi, membro del direttivo dell’Unione Sindacale.

Chiediamo che le tre grandi sigle sindacali italiane – CGIL, CISL e UIL – protestino contro questo abuso e chiedano l’immediata sospensione del regime iraniano dall’ILO!

Mousavi

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani, ha tenuto la sua prima conferenza stampa, dopo la rielezione a Presidente della Repubblica Islamica. Quanto detto in questa occasione, risulta essere molto interessante per capire quanto accadrà nel secondo mandato di Rouhani (Iran Human Rights).

In questa conferenza stampa, Hassan Rouhani si e’ messo in piena linea, quasi su tutto, con le posizioni della Guida Suprema Ali Khamenei. Non solo ha elogiato pienamente il sistema, in primis i Pasdaran e i Basij, ma ha anche ribadito la centralità del cosiddetto “asse della resistenza”, sottolineando non solo l’impegno iraniano in Siria e Yemen, ma anche la solidarietà al Venezuela di Maduro (proprio mentre quest’ultimo reprime le proteste di piazza, cosi come l’Iran represse quelle dell’Onda Verde).

Proprio sull’Onda Verde, il Presidente iraniano fa il capovolgimento più importante: se durante la campagna elettorale del 2013 Hassan Rouhani si era impegnato a far terminare gli arresti domiciliari dei leader della protesta del 2009,  Mehdi Karroubi, Mir Hosseini Mousavi e Zahra Rahnavard, durante la conferenza stampa si e’ pienamente rimangiato la sua promessa. 

Ricordiamo che Karroubi, Mousavi e sua moglie Rahnavard, sono costretti agli arresti domiciliari dal 2011 (e al completo isolamento dall’esterno), senza neanche aver mai subito un processo regola e delle accuse formali. Per questo, nel 2013, l’impegno di Rouhani aveva almeno fatto sperare che i tre potessero avere la possibilità di difendersi pubblicamente, come garantito dallo stesso sistema iraniano. Cosi non e’ stato.

In conferenza stampa quindi, rispondendo ad una precisa domanda, Rouhani ha dichiarato che “l’esecutivo, il legislativo e il sistema giudiziario, hanno ognuno le proprie responsabilità e ci muoveremo secondo la Costituzione”. Di fatto, il neo rieletto Presidente iraniano, ha comunicato a Khamenei che non ha alcuna intenzione di premere per garantire i diritti dei tre leader dell’Onda Verde.

L’abbandono dei leader dell’Onda Verde al loro destino, non lascia certo presagire un miglioramento dello stato dei diritti umani in Iran, nei prossimi quattro anni.

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Dopo oltre un mese di sciopero della fame, il corpo di Atena Daemi sta cedendo. La prigioniera politica iraniana ha perso oltre 14 kg e in un paio di occasioni ha anche rimesso sangue.

Le autorità carcerarie di Evin, hanno trasferito Atena nella clinica del centro detentivo, somministrandole uno sciroppo che le permettesse di assorbire i liquidi e ridurre i dolori addominali. Nonostante queste prime cure, Atena necessita di essere trasferita urgentemente in una clinica. Il regime, pero’, ha rifiutato l’ospedalizzazione.

Ricordiamo che Atena Daemi, condannata a sei anni di carcere per le sue proteste in favore della democrazia e dei diritti umani in Iran, ha dichiarato lo sciopero della fame lo scorso 8 aprile, in protesta contro l’arresto di sua sorella e la persecuzione dei suoi famigliari.

Nel video sottostante, la storia di questa coraggiosa attivista iraniana.

 

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Nel video che vi mostriamo in basso, ripreso durante le elezioni presidenziali svoltesi in Iran, si vede una ragazza di Isfahan ballare sul tetto di una macchina. Questo video amatoriale e’ straordinario per almeno due motivi: il primo e’ che in Iran e’ vietato per le donne ballare in pubblico. Il secondo, che la ragazza non porta alcun velo, obbligatorio nella Repubblica Islamica.

Ora, qualunque sia l’analisi del voto presidenziale che si può scrivere, una cosa e’ certa: nonostante le speranze Occidentali e nonostante le speranze di questa stessa ragazza iraniana, nessun Presidente ne rappresenterà veramente le istanze di libertà a cui ella aspira. Cosi come nessun Presidente iraniano, rappresenterà la voce degli oltre 800 prigionieri politici presenti nelle carceri del regime, il cui grido viene totalmente ignorato da buona parte del mondo democratico.

Le ragioni sono semplici. Se il regime ascoltasse la voce di questa ragazza, dovrebbe abolire l’obbligatorietà del velo, approvare la parità di genere tra uomo e donna, permettere alle ragazze di cantare liberamente, di ballare in pubblico e di andare in bicicletta senza rischiare di essere accusate di “provocare la libido maschile”. Nessuno Rouhani ascolterà le parole dei prigionieri politici, perché se cosi fosse, egli stesso dovrebbe farsi da parte, avendo contribuito alle peggiori repressioni delle proteste popolari dal 1979 ad oggi (a cominciare dal massacro degli studenti dell’università di Teheran nel 1999 e dall’Onda Verde nel 2009).

Cio’ che serve al popolo iraniano e al mondo intero, non e’ un nuovo presidente, ma un nuovo Iran. Ovvero una vera Festa della Liberazione: la liberazione da un regime fondamentalista, teocratico e naturalmente portato alla repressione civile. Solo in questo giorno, allora, potremmo davvero festeggiare.