Archivio per la categoria ‘Iran dissidenti’

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Dorsa Derakhshani, giocatrice di scacchi iraniana, è stata espulsa dalla nazionale femminile di scacchi della Repubblica Islamica per non essersi messa il velo durante un torneo estero, a cui partecipava a titolo individuale. In particolare, Dorsa è stata cacciata per aver violato la Sharia, durante il Festival di Scacchi, che si svolge annualmente a Gibilterra.

Non solo: il capo della Federazione di Scacchi iraniana, Mehrdad Pahlevanzadeh, ha affermato che il problema non è stato solamente posto da Dorsa Derakhshani, che non ha indossato il velo, ma anche da un giocatore iraniano che ha accettato di giocare contro uno israeliano. Come noto, il regime iraniano non solo non ricosce Israele, ma vieta ogni forma di contatto – anche sportive – tra rappresentanti iraniani e israeliani, considerando questo contatto come un vero e proprio “pericolo alla sicurezza nazionale” (per cui si può anche essere accusati di tradimento). Per quanto concerne i contatti con Israele, Mehrdad Pahlavanzadeh faceva riferimento a Borna Derakshani, fratello 15enne di Forsa che, durante il Festival di Gibilterra, ha accettato di giocare contro l’israeliano Alexander Huzman (My Stealthy Freedom).

Fortunatamente per la loro sicurezza personale, sia Dorsa che il fratello Borna studiano attualmente in Spagna, al riparo anche dalle possibili vendette del regime iraniano contro la loro persona.

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In queste ore il regime iraniano sta celebrano i 38 anni della Rivoluzione del 1979. Una rivoluzione nata per la liberazione da un regime autoritario (quello dello Shah), ma presto divenuta ostaggio di una manica di clerici fondamentalisti, guidati dall’Ayatollah Khomeini, un personaggio che non solo ha distrutto il quietismo sciita, ma anche elevato a sesto pilastro dell’Islam il martirio (legittimando cosi il peggior terrorismo contemporaneo, compreso quello sunnita che dagli eredi di Khomeini ha trovato comunque sostegno e ispirazione).

Mentre sui media ufficiali il regime celebra il 22 di Bahman con immagini di odio verso l’Occidente compresa una in cui si simula l’impiccagione di Trumpnoi vogliamo ricordare questo giorno con alcuni video delle importanti proteste anti-regime del 2010 e del 2011. In memoria di quel movimento popolare, noto come Onda Verde, che nonostante i timori e gli spari scese in piazza e sfidò i clerici e i Pasdaran. I leader di quel movimento di protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono dal 2011 agli arresti domiciliari, senza alcuna accusa formale, senza il diritto ad un legale o anche solo ad un processo…

Per non dimenticare!

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Due detenuti iraniani di fede cristiana, Hadi Asgari e Afshar Naderi, hanno dichiarato lo sciopero della fame. La misura estrema della protesta è stata presa dai due detenuti, in considerazione dello stato pessimo della loro detenzione e della mancanza di adeguate cure mediche. I due, sono rinchiusi da oltre sei mesi nel carcere di Evin, senza neanche aver subito sinora un reale interrogatorio o aver avuto accesso ad un legale (Mohabat News).

Hadi Asgari e Afshar Naderi sono stati arrestati nell’agosto del 2016, durante un raid delle forze di sicurezza in un giardino private presso Firouzkouh. Con loro sono state arrestate altre tre persone, anche loro di fede cristiana. I cinque, tutti convertiti dall’Islam al cristianesimo, sono stati fermati mentre si erano riuniti per una preghiera. Nel giardino, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno trovato e confiscato anche tre Bibbie e materiale per la preghiera (Mohabat News).

In seguito al raid delle forze di sicurezza, il giardino è stato chiuso, impedendo allo stesso proprietario di accedervi. Le famiglie degli arrestati, quindi, temono che le autorità iraniane possano fabbricare delle prove contro i loro cari e costringerli a firmare delle confessioni forzate (Mohabat News).

Ricordiamo che in Iran, chiunque abbandoni l’Islam è accusato di apostasia e, nei casi più estremi, condannato a morte.

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I fratelli Mehdi e Hossein Rajabian, mentre si consegnano alle autorità iraniane nel giugno 2016

I dottori dell’ospedale Imam Khomeini sono stati chiari: il musicista iraniano Mehdi Rajabian, imprigionato ad Evin per ragioni politiche, soffre di sclerosi multipla (Hrana). L’ospedalizzazione di Mehdi è avvenuta a fine dicembre dello scorso anno, quando il giovane detenuto ha accusato forti mal di testa, estrema debolezza fisica. Considerando i suoi gravi precedenti problemi di salute, era già stato ricoverato ad inizio dicembre 2016, Teheran ha deciso procedere al nuovo ricovero (No Pasdaran). Purtroppo, a dispetto dei problemi che avevano causato il primo ricovero e di uno sciopero della fame durato un mese, il regime decise di riportare in carcere Mehdi Rajabian.

Ricordiamo che Mehdi Rajabian, con il fratello Hossein e un loro partner d’affari Yousef Emadi, sono stati arrestati nel 2013, per aver creato una etichetta musicale underground (la BargMusic). I tre sono stati accusati di diffondere “corruzione in terra” e condannati nel 2015 a sei anni di carcere. La loro detenzione è cominciata nel giugno del 2016.

Per la cronaca, la condanna di Mehdi, Hossein e Yousef, è stata emessa dal giudice Mohammad Moghisseh, in soli 15 minuti di processo. I tre, prima di essere condannati, sono stati soggetti a durissime pressioni, per rilasciare una confessione forzata di colpevolezza davanti alle telecamere della TV di Stato IRIB. Per la loro liberazione, Amnesty International ha avviato una importante campagna, che vi invitiamo a sostenere.

 

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Lo abbiamo già scritto alcune volte: quasi sempre, quando il regime iraniano fa un gesto di moderazione verso un prigioniero politico, lo fa solamente per spegnere i riflettori internazionali sul suo caso e non per trovare una reale soluzione. Il caso dell’attivista iraniano Arash Sadeghi, ne è l’ennesima triste dimostrazione.

Il caso di Arash è ormai noto: giovane studente protagonista delle proteste dell’Onda Verde, Arash è stato arrestato l’ultima volta nel gennaio del 2016 e condannato ad 15 anni di carcere dal giudice Salavati. Non contento, Salavati ha successivamente aggiunto altri 4 anni di detenzione ad Arash, per una condanna ricevuta e precedentemente sospesa (ergo, 19 anni in totale). Il regime però non si è accanito solo contro Arash Sadeghi, ma anche contro sua moglie Golrokh Ebrahimi Iraee, arrestata per un racconto sulla lapidazione trovato durante un raid delle forze di sicurezza nella sua casa, tra le altre cose mai pubblicato. La Ebrahimi è stata quindi processata senza neanche un avvocato difensore e condannata a 6 anni di carcere.

Arash Sadeghi in ospedale, ricoverato durante lo sciopero della fame

Arash Sadeghi in ospedale

In protesta contro l’arresto della moglie, Arash Sadeghi ha iniziato uno sciopero della fame nell’ottobre del 2016. Uno sciopero duranto oltre 70 giorni, terminato solamente il 3 gennaio 2017, che ha portato il giovane Arash quasi vicino alla morte. Ovviamente, la decisione di Arash di terminare lo sciopero della fame, è arrivata dopo l’annuncio da parte del regime del rilascio di Golrokh Ebrahimi Iraee, previo il pagamento di una condizionale di 125000 dollari (quindi anche una chiara estorsione). Una decisione a cui Teheran è stato costretto, anche grazie alla durissima pressione internazionale. Insieme alle proteste di numerose ONG per i diritti umani, anche il popolo di Twitter si era mobilitato lo scorso 30 dicembre, sorretto dall’hashtag #SaveArash.

Purtroppo, appena spenti i riflettori, i Pasdaran sono tornati a reprimere: incuranti delle conseguenze, i miliziani del regime hanno riarrestato Golrokh Ebrahimi lo scorso 22 gennaio di fronte alla sua abitazione, insieme ad un suo amico di nome Saeed Eghbali. Mentre però Saeed è stato rilasciato il giorno seguente, Golrokh è stata trasferita nel carcere di Evin. Appena ricevuta la notizia del nuovo arresto della moglie, Arash Sadeghi ha deciso di annunciare un nuovo sciopero della fame (BcrNews).

Attualmente Arash si trova nel braccio 350 del carcere maschile di Evin, ovvero nell’area dedicata ai detenuti politici. Le sue condizioni di salute sono pessime e necessiterebbe di essere ricoverato immediatamente, in conseguenza degli effetti del lungo sciopero della fame precedente e delle pessime condizioni della sua detenzione. I medici dicono che Arash soffre di bassa pressione sanguigna, infezione ai polmoni e ricorrenti polmoniti, una grave tosse e gastrointerite.

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Arash Sadeghi con la moglie Golrokh Ebrahimi Iraee

 

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Gli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano, hanno arrestao il regista Saleh Deldan e la giornalista Zeynab Karimian. L’arresto, secondo quanto diffuso da Iran Wire, sarebbe avvenuto il 23 gennaio scorso.

A Dicembre 2016, sempre secondo quanto riporta l’articolo, gli agenti dell’intelligence erano già entrati in casa del regista Deldan e lo avevano accusato di “agire contro la sicurezza nazionale” e di “propaganda contro il regime”. In quella occasione, Deldan era stato arrestato, ma rilasciato poco dopo.

Va aggiunto che, dalla repressione dell’Onda Verde in poi, Saleh Deldan è sempre stato perseguitato dal regime, anche perchè membro del Partito Marodslari, il Partito Democratico iraniano.

Per quanto riguarda Zeynab Karimian, ex giornalista di agenize come Mehr News e IRNA, il suo arresto per ora rimane oscuro. La Karimian è nota per essere una sostenitrice di Hassan Rouhani, e per ora non è chiaro se lo staff del Presidente iraniano sia coivolto direttamente. Lo stesso portavoce del Governo, Mohammad Bagher Nobakht, ha dichiarato ai giornalisti di non avere informazioni in merito e che era necessario chiedere al Ministero dell’Intelligence. Ennesima dimostrazione ci come non sia possibile, in Iran, credere di essere al sicuro profittando del sostegno di questa o di quella fazione politica.

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Zeynab Karimian

Ventuno anni di detenzione – di cui sei sicuramente da scontare – per Ahmad Montazeri, figlio del famoso Ayatollah Hossein Ali Montazeri, scomparso nel 2009. L’Ayatollah Montazeri. teoricamente, avrebbe dovuto essere il successore di Khomeini, come Guida Suprema dell’Iran. Purtroppo per lui, cadde in disgrazia quando si oppose alle politiche di Khomeini e ai massacri che il regime compiva contro gli oppositori politici (Freedom Messenger).

Qualche mese fa, Ahmad Montazeri ha pubblicato un audio esclusivo, in cui era registrata una riunione segreta tenutasi tra l’Ayatollah Montazeri e la cosiddetta “Commissione della Morte”, un Tribunale speciale creato ad hoc su ordine di Khomeini che, nel 1988, ordinò la condanna a morte di migliaia di oppositori (soprattutto del gruppo MEK e del Tudeh). Si parla di almeno 12000 prigionieri politici uccisi in pochi mesi. Quella Commissione della Morte era composta da: Hossein Ali Nayeri – attuale capo del Supremo Tribunale Militare iraniano – Mostafa Pourmohamadi – attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani – Morteza Eshraghi – giudice, attualmente in pensione – e Ebrahim Raeisi – oggi a capo della più grande fondazione religiosa in Iran, la Bonyad Astan Quds Razavi.

In quell’audio, si sente chiaramente l’Ayatollah Montazeri dire che egli personalmente “odia il MEK” – un gruppo che, tra le altre cose, poco prima gli aveva ucciso un figlio – ma, nonostante tutto, egli condanna i massacri contro gli oppositori politici (audio integrale in Farsi). Nello stesso file, quindi, si percepisce la completa indifferenza dei giudici che compongono la Commissione della Morte. Il risultato di quella protesta, come suddetto, sarà la decadenza politica di Montazeri, eliminato non solo dalla lista della sucessione a Khomeini, ma costretto praticamente a passare il resto della sua vita agli arresti dominciliari (seppur senza alcuna condanna ufficiale).

Poco dopo la pubblicazione dell’audio esclusivo, circa quattro mesi or sono, l’intelligence iraniana è intervenuta, ordinando ad Ahmad Montazeri di rimuovere il file. Oggi, quindi, arriva la notizia della condanna a 21 anni di carcere per il figlio dell’Ayatollah Montazeri. Non solo: Ahmad, anch’egli clerico, è stato anche ridotto allo stato laicale.

Ecco il vero volto della Presidenza Rouhani: sorrisi e repressione…