Archivio per la categoria ‘Iran Diritti Umani’

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Secondo quanto riporta l’agenzia iraniana ISNA, il capo della Polizia della Provincia di Alborz, ha denunciato di avere seri problemi a controllare il fenomeno dei cagnolini nella comunita’.

Sembrera’ assurdo, forse non tutti lo sanno, ma ufficialmente in Iran e’ vietato per i cittadini comuni possedere un cane e – ovviamente – e’ vietato portarlo a fare una passeggiata in pubblico o trasportarlo in macchina. Questo perche’ nell’Islam i cani sono visti come “impuri”, ergo possedere un cane non solo e’ “haram” dal punto di vista religioso, ma anche sotto il profilo morale (perche’ significa imitare la cultura peccaminosa Occidentale).

I soli a cui e’ concesso in Iran di possedere dei cani sono i Pasdaran, che usano questi animali per questioni legate alla sicurezza, tra cui la repressione di manifestazioni considerate sgradite al regime.

Peccato che, come su tante altre cose, gli iraniani spesso se ne sbattono del divieto e la moda di possedere un cane e’ diventata sempre piu’ popolare nella Repubblica Islamica. Chiaramente, la cosa non e’ passata inosservata e ha scatenato la rabbia dei clerici e delle forze di sicurezza. Per questo, anche nel caso della Provincia di Alborz, il capo della Polizia ha invitato i cittadini a consegnare i cani al Comune (con la fine che immaginiamo…) e ha minacciato i proprietari di azioni legali e condanne pesanti.

cani albortz

water game

Nuovamente, in tutta la sua brutalita’, si palese il vero volto del regime iraniano: quello della repressione, della violenza e dei diritti negati.

In un video diffuso su Twitter dalla giornalista Masih Alinejad – creatrice della pagina Facebook “My Sthealty Freedom” (la mia liberta’ rubata) – si vede la polizia iraniana arrestare e picchiare selvaggiamente delle ragazze che si divertivano a fare dei giochi d’acuqa. Nello stesso video, si sentono le ragazze urlare con tutte le loro forze, per provare a resistere all’arresto.

Purtroppo, non e’ la prima volta che succede una cosa simile: anche in passato. Gia’ in passato uscirono dalla Repubblica Islamica dei video che mostravano le forze di sicurezza intervenire per fermare e arrestare, dei giovani intenti a divertirsi con delle pistole d’acqua.

La verita’ e’ che in Iran – dove il fondamentalismo vince sulla ragione – e’ vietata la felicita’ e la spensieratezza, viste come un peccato da punire duramente.

Riportiamo qui di seguito, brevemente, i nomi degli avvocati iraniani difensori dei diritti civili e umani, che sono attualmente detenuti nelle carceri iraniane, condannati a decine di anni di carcere e a punizioni brutali e medievali, quali le frustate. Questo articolo e’ parte di una serie di articoli che pubblicheremo prossimamente, relativamente ai crimini contro coloro che provano a far valere le ragioni dello Stato di Diritto in Iran.

In questo articolo presentiamo i primi quattro avvocati: Amir Salar Davoodi, Nasrin Sotoudeh, Mohammad Najafi e Farhad Mohammadi.

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1- Amir Salar Davoodi: condannato il 1 giugno 2019 a 30 anni di carcere e 111 frustate. Per lui l’accusa e’ quella di aver creato un canale su Telegram, aver insultato il regime e aver fatto propaganda contro lo Stato. La sua reale colpa e’ quella di aver concesso interviste al canale televisivo VOA, Voice of American, relativamente al suo lavoro di difensore di diversi detenuti politici;

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2- Nasrin Sotoudeh: caso notissimo nel mondo, Nasrin e’ stata arrestata il 13 giugno del 2018 nella sua abitazione. Condannata prima a 5 anni di carcere, e’ stata in seguito condannata anche a 33 anni di carcere e 148 frustate. Il che porta la sua pena totale a 38 anni di detenzione e 148 frustate (di questi 38 anni, Nasrin ne scontera’ sicuramente 12);

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3- Mohammad Najafi: condannato a 19 anni di carcere e 74 frustate. Anche lui accusato di insulto alla Guida Suprema, diffusione di false informazioni e propaganda contro lo Stato, per aver concesso interviste al canale VOA. Najafi e’ stato arrestato dopo che ha cominciato ad indagare sulla morte del detenuto Vahid Heydari, morto sotto custodia. Persino un parlamentare iraniano, Mahmoud Sadeghi, ha denunciato che le accuse contro Najafi sono pura fabbricazione;

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4- Farhad Mohammadi: arrestato il 2 gennaio 2019, Farhad e’ non solo un avvocato, ma anche un attivista per l’ambiente e il Segretario del Partito Nazionale di Unita’ del Kurdistan. Ad oggi, le ragioni del suo arresto sono ancora ignote

 

 

Il prigioniero politico Alireza Shirmohammadali e’ stato accoltato a morte nel Grande carcere di Teheran. Alireza e’ stato ucciso da due criminali comuni, imprigionati per reati connessi alla droga.

Arrestato il 15 luglio 2018 per un post su Telegram, Alireza Shirmohammadi e’ stato accusato di “insulto al sacro”, “insulto alla Guida Suprema” e “propaganda contro lo Stato”. Per queste accuse, nel febbraio 2019, Alireza e’ stato condannato a 8 anni di carcere, contro i quali ovviamente ha fatto appello.

Nonostante Alireza fosse chiaramente un prigioniero incarcerato per ragioni politiche, e’ stato rinchiuso nel Grande Carcere di Teheran, costruito nel 2015 per detenuti condannati per reati comuni, principalmente per droga. Purtroppo, il regime iraniano lo ha usato anche per incarcerare attivisti e dissidenti, nonostante la stessa legge iraniana obbligi a separare i prigionieri, in base al tipo di reato compiuto.

Una regola che, come suddetto, spesso non viene volutamente rispettata, per umiliare, fiaccare a persino eliminare i dissidenti politici. Cosi e’ stato per Alireza che, contro questa decisione, ha pubblicamente protestato, iniziando anche uno sciopero della fame tre mesi fa.

Dal 2003, sono almeno 29 i prigionieri politici morti sotto costodia. Un numero impressionante, che il regime iraniano non include tra quelli morti per esecuzione capitale.

Un consigliere municipale di Shiraz, Mehdi Hajati, e’ stato arrestato nella sua abitazione e trasportato in carcere, per scontare la condanna ad un anno di detenzione.

La sua colpa: aver provato un anno fa a far scarcerare due cittadini iraniani di fede Baha’i, arrestati per aver praticato la loro fede. Per questa azione, nell’ottobre 2018, Hajari e’ stato fermato per la prima volta e quindi condannato ad un anno di carcere. Tra le altre cose, dopo il suo arresto un anno addietro, Hajari e’ stato anche sospeso dal Consiglio Comunale, in cui ha fatto ritorno solamente nel febbraio del 2019.

Secondo quanto e’ stato reso noto dalla moglie di Hajari, la condanna emessa contro il marito e’ basata sulle accuse di “propaganda contro lo Stato”. Classica accusa che viene fatta contro chi dissente dalla linea del regime. Tra le altre cose, Hajari non solo dovra’ scontare un anno di carcere, ma anche due di esilio…Nell’aprile del 2019, quindi, altro rappresentante del Consiglio Municipale di Shiraz – Mehdi Moghaddari – e’ stato sospeso anche lui, per aver dato sostegno pubblico a Hajari.

La Costituzione iraniana non riconosce la fede Baha’i, ma prevede comunque all’articolo 23 che “nessuno puo’ essere molestato o arrestato, semplicemente per il suo credo”. Purtroppo, questo articolo vale per pochissimi e soprattutto non vale per i Baha’i, contro i quali il regime attua una vera e propria politica di discriminazione, cacciandoli persino dalle universita’ pubbliche se necessario.

Another Iranian Lawyer Sentenced to 30 Years of Imprisonment

E siamo a due, anzi a tre! Dopo la condanna di Mohammad Najafi e di Nasrin Sotoudeh, un altro avvocato iraniano difensore dei diritti umani e dei prigionieri politici, e’ stato condannato ad una pena pesantissima.

L’avvocato Amirsalar Davoudi e’ stato condannato a 30 anni di carcere – di cui 15 sicuramente da scontare – 111 frustate e 60 milioni di Rial di multa (ovvero 4000 dollari). Davoudi e’ stato arrestato il 20 novembre del 2018, con l’accusa di “diffusione di false informazioni, insulti a politici iraniani, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro il sistema”. Secondo quanto dichiarato dalla moglie di Davoudi, Tannaz Kolahchian, l’avvocato avrebbe deciso di non presentare appello.

Come suddetto, si tratta nell’ennesima condanna contro i legali che si impegnano nella difesa dei detenuti politici. Prima di lui, Mohammad Najafi e’ stato condannato a 19 anni di carcere, Nasrin Sotoudeh a 33 anni di carcere e 148 frustate!

E’ tempo di dire basta a questo sopruso e di pretendere una condanna netta contro il regime iraniano e la liberazione di tutti i prigionieri politici, in primis degli avvocati indipendenti arrestati in questi mesi per aver rifiutato i diktat del regime!

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Egregio Presidente Fico,

Le scriviamo in considerazione della Sua attenzione al tema dei diritti umani. Le scriviamo anche perche’ ricordiamo che, quando qualche mese addietro accolse il nuovo Ambasciatore del regime iraniano in Italia Hamid Bayat, lei sollevo’ pubblicamente la questione di Ahmadreza Djalali, prigioniero politico iraniano, condannato alla pena capitale con una fasulla e infame accusa di spionaggio.

Il 16 maggio 2019 Amnesty International ha scritto al Procuratore Generale di Teheran Ali Aghasi Mehr, per denunciare il drammatico stato di salute di Ahmadreza Djalali. Dall’inizio della sua detenzione, Ahmadreza ha perso 24 kg, arrivando a pesare oggi solamente 51 kg. Peggio, secondo alcune analisi fatte in carcere, Ahmadreza ha subito un drammatico abbassamento del livello dei globuli bianchi nel suo sangue. Un risultato che richiederebbe un immediato ricovero ospedaliero, in un dipartimento di ematologia e oncologia.

In due occasioni, nel febbraio del 2019, Teheran ha autorizzato il ricovero esterno, ma ha preteso di trascinare Ahmadreza in ospedale vestito con l’uniforme da detenuto. Un affronto alla dignita’ che, chiaramente, Ahmadreza Djalali ha rifiutato. Un rifiuto dettato anche da quanto successo nel novembre 2018 quando, dopo aver subito una operazione, Ahmadreza fu bloccato nel suo letto di ospedale con delle manette ai piedi. Davanti al diniego di Ahmadreza ad indossare l’uniforme da detenuto, il regime iraniano ha cancellato i ricoveri ospedalieri.

Vorremmo solo qui ricordare che Ahmadreza Djalali – per anni ricercatore medico all’Universita’ del Piemonte Orientale – e’ stato arrestato con l’accusa di spionaggio e costretto ad una confessione forzata. Il suo arresto rientra nella campagna del regime di rapimento dei cittadini iraniani con doppia cittadinanza. Cittadini a cui viene prima proposto di diventare spie e – nel caso di rifiuto della proposta – che poi vengono arrestati e accusati a loro volta di spionaggio. Nel novembre del 2017, le stesse Nazioni Unite hanno richiesto l’immediato rilascio di Ahmadreza Djalali, ricononoscendogli anche il diritto ad un indennizzo per il danno subito.

Con questa lettera-appello, quindi, Le chiediamo nuovamente di intervenire, pretendendo dall’Iran l’immediata autorizzazione al ricovero di Ahmadreza Djalali e la garanzia al detenuto di un nuovo processo equo, nel rispetto delle regole fondamentali dello Stato di Diritto, drammaticamente assente nella Repubblica Islamica.

Cordiali saluti,

No Pasdaran

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