Archivio per la categoria ‘Iran Diritti dei Gay’

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Egregio Sindaco Marino,

Le scriviamo questa lettera aperta dopo aver appreso che la città di Roma, ospiterà il Mese della Cultura dell’Iran: 30 giorni di eventi sull’Iran in occasione del 36° anniversario della Repubblica Islamica. Secondo quanto reso noto dalle agenzie di stampa, una mostra sulla cultura Iraniana sarà organizzata presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, mentre una rassegna di film verrà proiettata presso la Casa del Cinema. Sebbene sia indubitabile che la millenaria cultura persiana meriti numerosi eventi di celebrazione, la rassegna che la città di Roma si appresta ad ospitare non è altro che una propaganda in favore di un regime brutale e fondamentalista.

Scorrendo il programma degli appuntamenti previsti per il Mese della Cultura dell’Iran, infatti, salta immediatamente agli occhi come, in nessun evento, si racconta veramente cosa significa per un artista vivere nella Repubblica Islamica. La rassegna dei film organizzati presso la Casa del Cinema, purtroppo, ne è la dimostrazione più lampante: come Lei potrà immeditamente notare scorrendo i titoli dei film in calendario, mancano all’appello le opere di importanti registi iraniani sgraditi al regime. In particolare, è lampante l’assenza dei lavori di Jafar Panahi e di Mohammad RasoulofJafar Panahi, regista pluripremiato, è stato condannato in Iran a sei anni di carcere e gli è stato vietato di girare film per 20 anni. Nonostante tutto, Jafar non si è arresto alla censura e ha prodotto segretamente il suo ultimo film-documentario all’interno di un taxi, vincendo addirittura l’Orso D’Oro all’ultimo Festival di Berlino. Le immagini della nipote in lacrime con in mano la statuetta della vittoria, come Lei sapra, hanno fatto il giro del mondo.  Mohammad Rasoulof, anch’egli regista pluripremiato, è stato costretto a lasciare l’Iran nel 2010 dopo essere stato arrestato mentre girava un film sull’Onda Verde, il movimento di protesta anti-regime, represso dai Pasdaran nel 2009. Tornato in patria solamente nel 2013, oggi Mohammad vive praticamente imprigionato all’interno della Repubblica Islamica, senza poter esercitare liberamente la sua professione di artista!

Egregio Sindaco, riteniamo che una rassegna culturale in onore di un regime che schiaccia ogni pensiero diverso da quello dei Mullah e dei Pasdaran, non debba trovare spazio in una città come Roma, uno dei simboli della resistenza al regime nazifascita. Una rassegna, organizzata in collaborazione con il Centro Culturale della Repubblica iraniana, organo di propaganda dell’ideologia perversa del Khomeinismo. In nome dell’Ayatollah Khomeini, vogliamo ricordarlo, il regime iraniano ha ucciso centinaia di dissindenti in patria e all’estero, ha finanziato (e finanzia) il peggior terrorismo internazionale, ha abusato e abusa quotidianamente dei diritti umani, reprimendo senza pieta minoranze religiose, etniche, omosessuali e dissidenti politici (oltre 1000 impiccaggioni solamente nell’ultimo anno…). Tutto questo, senza contare le donne, la cui vita vale legalmente metà di quella dell’uomo, attaccate e spesso bruciate con l’acido quando non vestono il velo nella maniera opportuna…Proprio in queste ore, mentre l’ONU apriva la 59a sessione sullo status dei diritti delle donne, il regime iraniano proponeva due leggi ove la figura della donna è trattata come mera “machina da riproduzione” (denuncia Amnesty).

La migliore riprova della necessità di fermare il Mese della Cultura dell’Iran a Roma, sono le affermazioni di Ghorbanali Ali Pourmarjan – Direttore del Centro Culturale della Repubblica Islamica. In una intervista per l’AGC, riferendosi ad Israele, Pourmarjan ha dichiarato testualmente: “Il popolo dell’Iran per la sua cultura, per la sua fede, per la sua civiltà non considera nessuno come nemico. Poi ci sono alcuni, come i sionisti, che considerano l’Iran come nemico, noi non ammettiamo le radici del regime sionista, non lo abbiamo mai riconosciuto presso le Nazioni Unite e consideriamo lo consideriamo illegittimo“. E ancora, parlando della situazione siriana, il rappresentante iraniano ha dichiarato: “La politica dell’Iran è quella di schierarsi dalla parte del popolo oppresso e nel caso della Siria la popolazione sta pagando il prezzo più alto di questa guerra. Ci sono dei gruppi che agiscono contro uno Stato e all’inizio i paesi occidentali li hanno sostenuti definendoli moderati. L’opposizione interna siriana inizialmente si è lasciata ingannare dalle false promesse dell’Occidente. Quando nel 2011 sono iniziati i problemi la Siria aveva chiesto a tutto il mondo di non intervenire sui problemi interni e lasciare ai siriani la possibilità di risolvere la questione, cosa che non è avvenuta. Per quanto riguarda la presenza dell’Iran in Siria e in Medio Oriente è solo per rafforzare la pace nel paese e nella regione. Quello che per noi conta è il destino del popolo siriano. L’Iran ha ribadito più volte che questi terroristi, che vogliono prendere il potere in Siria, sono contro il popolo della Siria e avevamo detto subito che si sarebbero messi anche contro dell’Occidente“.

Si tratta di parole vergognose e fasciste. Non soltanto il diplomatico iraniano a Roma disconosce un Paese riconosciuto dalle Nazioni Unite (Israele), ma mistifica completamente quanto accaduto in Siria negli ultimi quattro anni. Se oggi Isis ha conquistato parte della Siria e dell’Iraq, infatti, è proprio per via dell’interferenza iraniana nella regione. Una interferenza che, nella pratica, si è espressa con la repressione dell’opposizione moderata siriana e dei civili innocenti e con l’esclusione dal potere dei sunniti. Azioni che hanno consegnato le tribu’ sunnite nelle mani del Califfo al Baghdadi.

Per tutte queste ragioni, Egregio Sindaco, Le chiediamo non concedere al regime iraniano la possibilità di usare la città di Roma per diffondere la sua propaganda. Per questo, Le chiediamo di togliere il patrocinio di Roma Capitale dalle iniziative previste per il Mese della Cultura iraniana. Se ciò non sarà possibile, Le chiediamo di agire per ottenere la modifica della rassegna dei film organizzata presso la Casa del Cinema, inserendo in calendario i lavori prodotti da quei registi iraniani che, nonostante le repressioni, hanno avuto il coraggio di opporsi al pensiero unico del regime clericale.

Cordiali saluti

Ragazzi di Teheran

Collettivo No Pasdaran 

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Ieri abbiamo denunciato la scelta di conferire il Premio Minevra – una onoreficenza in sostegno dei diritti delle donne – alla Vice Presidente iraniana Ebtakar. Abbiamo condannato la decisione della Guiria, evidenziando come la Sig.ra Ebtakar fosse non la rappresentante dei diritti che le donne iraniane meriterebbero, ma una delle sostenitrici di un regime corrotto, misogino e razzista. Oggi vi parliamo di Mohammad Javad Larijani, Segretario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani del regime iraniano. Fratello del piu’ popolari Ali Larijani, speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Javad appartiene ad una famiglia potentissima in Iran, legata direttamente ai Pasdaran e ai Mullah di Qom. Nella sua veste di Segretario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Javad Larijani ha sostenuto, appoggiato e difeso tutte le repressioni messe in atto dal regime iraniano. Soprattutto, quella degli studenti dell’Universita’ di Teheran nel 1999 e quella dell’Onda Verde nel 2009. Per la cronaca, la repressione del 1999 fu approvata e sostenuta anche dall’attuale Presidente iraniano, Hassan Rouhani.

Javad Larijiani è arrivato in Italia per una visita di tre giorni, ospite dell’International Institute for Higher Studies in Criminal Sciences (ISISC) di Siracusa. Per la cronaca, il capo di questo istituto è l’avvocato egiziano Mahmoud Bassiouni, già sotto attenzione dell’FBI per un suo discorso favorevole ad organizzazioni terroriste palestinesi. L’avvocato Bassiouni ha portato in causa l’FBI per avere il file relativi al suo caso, ma ha sempre perso il processo…Prima di arrivare in Italia, Larijani ha affermato che è l’Occidente ad aver ucciso Reyhaneh Jabbari – la donna impiccata in Iran per essersi difesa dal suo violentatore – e che il mondo dovrebbe ringraziare la Repubblica Islamica per le oltre 1000 condanne a morte eseguite in questo ultimo anno

Nel primo giorno della Conferenza organizzata a Palermo – intitolata “Human Rights in the Criminal Justice System”  Larijani ha affermato che “le molte differenze tra Iran e Occidente sono state mal intepretate per mancanza di informazione sulla vera natura della Repubblica Islamica“. Il rappresentante iraniano ha auspicato, quindi, un approccio maggiormente realista, al fine di comprendere “qualità e le esperienze che hanno reso l’Iran la nazione piu’ forte e la democrazia piu’ avanzata della regione…” (fonte Mehr News). Orbene, a questo punto, vorremmo cercare di comprendere che cosa il mondo ha mal compreso della Repubblica Islamica. Soprattutto e cosa farebbe di questo regime fondamentalista la piu’ avanzata democrazia della regione…

Per quanto riguarda il tema dei diritti, infatti, quello che la Repubblica Islamica sostiene è scritto molto chiaramente nei suoi Codici. Come abbiamo piu’ volte ricordato, secondo la legislazione iraniana la donna è inferiore all’uomo, la vita e la testimonianza delle donne vale la metà di quella dell’uomo, le bambine sono costretta portare il velo sin dalle elementari e il matrimonio per loro è permesso sin dall’età di 13 anni…Senza contare che, nella Repubblica Islamica, la conversione dall’Islam ad un’altra fede è giudicata apostasia e punita con frustate e carcere e che gli omosessuali sono considerati dei malati da impiccare. I dati mostrati dall’ultimo report dell’Inviato Speciale ONU Ahmad Shaheed parlano molto chiaramente: oltre 50 cristiani, sono detenuti nelle carceri iraniane e con loro ci sono anche numerosi Baha’i – contro cui Khamenei ha emesso una vera e propria fatwa – Mussulmani Sunniti e altre minoranze etniche. Per quanto concerne la regione mediorientale, vorremmo sapere cosa l’Italia e l’Occidente hanno mal compreso di un regime che, attraverso i pretoriani Pasdaran e proxy come Hezbollah, ha finanziato negli ultimi 30 anni i peggiori attentati terroristi al mondo, grida nelle strade “Morte all’America” e che ha tenuto in vita il regime repressivo di Bashar al Assad.

Dal sito dell’ISISC apprendiamo che l’Istituto ha come partners italiani i Ministeri degli Esteri, della Giustizia e delle Pari Opportunità. Ora, sorge spontanea una domanda: cosa, di grazia, il Codice italiano ha da apprendere da una regime come l’Iran e da un personaggio come Javad Larijani?. Cosa l’Italia antifascista ha da imparare da un uomo che, nel 2010, giustificava la lapidazione in caso di adultario e nel maggio del 2013 giudicava, in una intervista TV (si veda il video sotto) l’omossesualità come una “brutta malattia”??? Ritenuamo che, a questa domanda, ci sia solo una risposta: la democrazia italiana, grazie a Buon Dio, non ha nulla da imparare da un regime corrotto, terrorista, fondamentalista, razzista e misogino!

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