Archivio per la categoria ‘Iran Diritti dei Gay’

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Lo scorso 3 agosto Valiullah Vazini, una transessuale iraniana, è stata vittima di un brutale stupro di gruppo da una gang di criminali provenienti dal villaggio di Quli Tapeh. Valiullah, residente presso Galikesh nella provincial del Golestan, si è immediatamente recata dalla polizia per denunciare l’accaduto (Hrana).

Invece di essere aiutata, purtroppo, Valiullah è stata vittima di un altro incubo. Dopo essere stata picchiata e insultata dal poliziotto per il suo ortientamento sessuale, Valiullah è stata arrestata con l’accusa di sodomia. Ora si trova presso la prigione di Gonbad-e-Kawoos. I genitori hanno confermato l’arresto, sottolineando di sperare che Valiullah possa essere rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che in Iran l’omosessualità è un reato punibile anche con la pena di morte. Lo Stato, in maniera molto ipocrita, finanzia parzialmente il cambiamento di sesso, ma non sostiene in alcun modo coloro che si sottopongono alle operazioni. Chi cambia sesso in Iran, infatti, quasi sempre viene rinnegato dalla famiglia e finisce nel giro della prostituzione. Una prostituzione spesso legale grazie al cosiddetto “sigheh“, il matrimonio temporaneo permesso nella Repubblica Islamica, che permette ai clerici di sfogare le loro pulsioni sessuali, senza incorrere nel “peccato”.

 

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Non si ferma la vergognosa ondata di abusi dei diritti umani in Iran. Ancora una volta, ad essere condannati al carcere sono rappresentanti della cultura popolare che non si uniformano ai voleri del regime. Ancora una volta, tutto ciò avviene nella piena – o quasi – indifferenza internazionale.

Questa volta, dietro le sbarre per due anni anni finiscono Mehdi Rajabian e Yousef Emadi, fondatore e manager del sito di musica alternativa BargMusic. Con loro, in prigione finisce anche Hossein Rajabian, fratello di Mehdi, regista indipendente e fotografo. Purtroppo per Hossein, per lui gli anni di galera saranno cinque. Per tutti i condannati, neanche a dirlo, l’accusa e’ quella di “propaganda contro lo Stato” (o meglio il regime) e “insulto al Sacro” (Iran Wire). Ricordiamo che la BargMusic, e’ stata anche la casa discografica del noto rapper iraniano Shahin Najafi, oggi costretto a vivere in esilio in Germania a sulla cui testa pende una fatwa di condanna a morte emessa in Iran (Iran Wire).

I Mehdi, Yousef e Hossein sono stati arrestati nell’Ottobre del 2013 nella città di Sari, nel nord dell’Iran. Trasportati nel carcere di Evin, sotto il controllo diretto dei Pasdaran, hanno subito la confisca di praticamente tutti i loro beni professionali e sono stati costretti a rilasciare confessioni forzate. Tra le altre cose, Hossein e’ stato arrestato mentre girava un film, dopo aver richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari richiesti dai Mullah.

Dopo aver passato due mesi senza processo e in isolamento, i tre sono stati rilasciati su cauzione, dopo aver pagato 67000 dollari di condizionale. La liberazione fu direttamente influenzata dalle pressioni internazionali: il rilascio dei tre venne richiesto direttamente da Ahmad Shaheed, inviato speciale dell’ONU e da oltre 400 tra giornalisti, musicisti e attori. Purtroppo, pero’, da quel ormai lontano 2013 sono passati diversi mesi e cambiate tante cose. In un mondo alla rovescia, l’Iran e’ diventato un alleato dell’Occidente e l’interesse verso i diritti umani e le liberta’ del popolo iraniano, sono ormai scomparsi nelle diplomazie ‘democratiche’ (Journalism Is Not A Crime).

Aggiungiamo infine che, ormai da anni, le ONG per i diritti umani chiedono il processo contro giudici come Babaee e Moghiseh – quest’ultimo e’ colui che ha materialmente condannato Mehdi, Yousef e Hossein – accusati di lavorare direttamente con i Pasdaran, di non rispettare i parametri necessari per un giusto processo, allo scopo di uccidere ogni forma di dissenso all’interno della Repubblica Islamica (The Guardian).

Il rapper Shahin Najafi e’ stato accusato di apostasia per questo video

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