Archivio per la categoria ‘Iran Diplomazia’

rouhani iran macron

Il Presidente francese Macron, di Iran non capisce una mazza. La dimostrazione di quanto affermato non e’ solo la volonta’ di Macron di sganciare 15 miliardi di euro per mantenere Teheran nel JCPOA, ma soprattutto da quanto accaduto ieri alle Nazioni Unite.

In quella occasione, davanti al Premier inglese Johnson, Macron ha fermato il Presidente iraniano Rouhani sottolineandogli che – non incontrare il Presidente Trump a New York – significava perdere una grande occasione che non si sarebbe ripresentata per mesi (visto che Trump non sarebbe andato a Teheran).

Che dire di questo siparietto ridicolo? Il primo commento e’ che Macron non conosce Trump. Se avesse studiato una minima il Presidente americano, non avrebbe mai affermato perentoriamente che Trump non si rechera’ mai a Teheran. Se c’e’ un Presidente che potrebbe fare una cosa simile, infatti, quello e’ proprio Trump, ovviamente dietro chiare garanzie di sicurezza e di firma di un accordo storico.

Soprattutto, pero’, Macron non capisce una mazza di Iran. Se conoscesse una minima la Repubblica Islamica, infatti, avrebbe capito che Rouhani e Zarif, nel sistema istituzionale iraniano, da soli contano meno di nulla. Rouhani, infatti, non puo’ permettersi di decidere di incontrare Trump automiamente, senza avere il permesso dei Pasdaran e soprattutto della Guida Suprema Ali Khamenei. Permesso che, ad oggi, non esiste.

A dimostrazione di quanto affermato, non e’ un caso che – proprio mentre Rouhani incontrava Macron e Johnson a New York – da Teheran Khamenei dichiarava che “gli europei non sono per niente affidabili”. Ovvero, in altre parole, “caro Rouhani non prendere iniziative in solitario, che poi te la facciamo pagare…”.

Quella di Macron all’ONU, concludendo, e’ stata solamente una ridicola sceneggiata, buona per finire sui giornali e dare una immagine “alla Kissinger” del Presidente francese…

zarif

Come prevedibile, le apertura del Ministro degli esteri iraniano in merito ad un possibile negoziato sul programma missilistico di Teheran, sono state smentite categoricamente. Ricordiamo che, intervistato dalla NBC News, Zarif aveva aperto all’idea di un negoziato anche sui missili, “se gli Stati Uniti la smetteranno di vendere armi nella regione”.

Neanche 24 ore dopo è arrivata al netta smentita, ovviamente mascherata sotto le “spoglie diplomatiche”. Il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Seyed Abbas Mousavi, si è affrettato a dichiarare che l’interpretazione data alle parole di Zarif è stata completamente sbagliata e che, in alcun modo, il programma missilistico iraniano è negoziabile. Alle parole di Mousavi, hanno fatto eco quelle del Portavoce della rappresentanza diplomatica iraniana all’ONU, Alireza Miryousefi. Anche Miryousefi ha dichiarato che un dialogo con gli Stati Uniti sul tema dei missili non è assolutamente ipotizzabile.

Peccato che la verità è molto diversa: come dimostrato dal filmato dell’intervista, minuto 5.48, Zarif invita ad iniziare con quanto era già stato pattuito (ovvero il JCPOA) e, una volta tornati a quell’accordo, “se poi vogliono (gli americani) discutere del programma missilistico, allora dobbiamo discutere della quantità di armi che sono vendute nella nostra regione”. Parole chiare che, in gergo diplomatico aprono spazi al negoziato su un tema tabù come il programma missilistico.

Purtroppo per Zarif, lui nel sistema istituzionale iraniano non conta nulla. Questo è stato dimostrato quando Zarif provò a riconoscere la veridicità dell’Olocausto e fu chiamato dal Parlamento a dare conto delle sue parole (era il 2014). Pochi mesi fa, Zarif presentò delle dimissioni fake, poco dopo essere stato totalmente escluso dagli incontri del Presidente Assad in Iran (maggio 2019). Ora quest’ultima smentita e umiliazione, che dimostra – nuovamente – quanto Zarif (e con lui Rouhani), non contino nulla nella gerarchia del potere della Repubblica Islamica.

missile zarif

x1495313071851.jpg.pagespeed.ic.YU3r3UZOzQ

L’Agenzia di stampa ISNA ha pubblicato una notizia davvero importante: secondo quanto riferito alla ISNA da una fonte anonima dell’Ambasciata libanese a Teheran ha dato notizia della cancellazione dei visti di ingresso e di uscita dall’aeroporto di Beirut, per i cittadini iraniani.

Se confermata, si tratterebbe di una decisione davvero pericolosa: entrando ed uscendo liberamente dallo scalo di Beirut, potrebbe aumentare esponenzialmente il numero di miliziani sciiti e Pasdaran iraniani che arriveranno in Libano. Ovviamente, con effetti drammatici non solo sulla tenuta del fragile equilibrio interno libanese – gia’ oggi schiacciato su Hezbollah – ma anche per quello della Siria e per il rischio di un approfondimento della crisi con Israele.

Questa decisione, indirettamente, avrebbe anche un effetto sull’Italia, avendo Roma un contingente davvero importante nel Sud del Libano, nella missione internazionale UNIFIL 2. Solamente negli ultimi mesi, comandanti iracheni di milizie sciite pro Iran si sono fatti fotografare e filmare ai confini tra Libano e Israele. Tensioni a cui si somma il nuovo rapporto tra Iran e Hamas a Gaza (dietro tutte le recenti proteste al confine tra Gaza e Israele, piu’ che la crisi umanitaria nella Striscia, ci sono i soldi di Teheran…).

Per il nuovo governo giallo – verde e’ fondamentale tenere in considerazione questa notizia. Soprattutto considerando le attuali non idiliache relazioni tra Mosca e Teheran (Putin ha chiesto il ritiro di tutte le milizie sciite dalla Siria, ricevendo il diniego iraniano), il ruolo che la Russia vuole continuare ad avere in Siria e le posizioni ondivaghe di Bashar al-Assad, capace di dire una cosa a Russia Today e negarla il giorno dopo ai media iraniani. Il Governo italiano, quindi, deve anche tenere conto delle mosse iraniane, considerando anche la crisi diplomatica in atto tra mondo arabo e Teheran, con i Paesi del nord Africa in rotta di collisione con l’Iran per le sue ingerenze nei loro affari interni.

libano

Mohammad-Javad-Zarif

La domanda e’ una sola: chi e’ il vero ipocrita tra i favorevoli e i contrari all’accordo nucleare con l’Iran? Chi e’ il vero ipocrita tra il rozzo Trump e l’elegante Mogherini?

La vulgata popolare, soprattutto in Europa, e’ che gli ipocriti siano coloro che hanno sempre attaccato l’Iran Deal e chi, come il Presidente “rozzo” Trump, ha scelto di abbandonare quell’accordo.

Per chi ha sempre seguito le vicende iraniane, pero’, e’ vero il contrario. Questa affermazione, si badi bene, non e’ data dall’essere pro o contro l’attuale amministrazione americana, ma dai dati di fatto.

Per venderci l’accordo con un regime fondamentalista come quello iraniano, la Presidenza Obama ha chiuso una importantissima inchiesta internazionale sul narcotraffico di Hezbollah, creato una narrativa ad hoc per vendere al pubblico un accordo debole (come ammesso da Ben Rhodes). Anocora: dalla firma dell’accordo nel 2015, l’Occidente ha praticamente chiuso completamente gli occhi davanti agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano. In nessun accordo economico con Teheran, infatti, e’ stato mai inserita una minima precondizione riguardante il rispetto dello Stato di Diritto.

Mai, o quasi, la principale rappresentante della politica estera europea, ovvero Federica Mogherini, ha avuto il coraggio di dire una sola parola negativa verso la Repubblica Islamica. Non lo ha fatto in difesa degli attivisti per i diritti umani, non  lo ha fatto per i detenuti politici, non lo ha fatto contro l’uso della pena di morte – anche verso minori – non lo ha fatto mentre l’Iran inviava foreign fighters in Siria, non lo ha fatto mentre aumentavano le repressioni verso le donne e soprattutto non lo ha praticamente fatto durante le proteste anti-regime.

Peggio: per difendere l’Iran Deal – o meglio gli interessi economici con l’Iran – l’Occidente ha negato persino le violazioni dell’accordo nucleare da parte di Teheran. Le ha negate quando all’AIEA continuava ad essere negato l’accesso a Parchin, le ha negate quando l’AIEA denunciava la maggiore produzione di acqua pesante ad Arak, le ha negate mentre Teheran – senza ritegno alcuno – provocava il mondo con decine di test missilistici, con vettori capaci di trasportare ogive nuclari, in violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ONU.

In poche parole, qualsiasi cosa si pensi in merito alla decisione di Trump sull’Iran Deal, la vera ipocrisia e’ quella di coloro che, per promuovere i loro interessi economici, hanno permesso la legittimazione di un regime fondamentalista, teocratico, misogino, finanziatore del terrorismo internazionale e responsabile dei peggiori abusi dei diritti umani.

Concludendo quindi, la domanda resta la stessa di prima: chi e’ davvero l’ipocrita tra i contrari e i favorevoli al JCPOA? Chi e’ il vero ipocrita tra Trump e la Mogherini?

king-mohammed-vi-e1525702330596

Come purtroppo capita sovente quando si tratta di regime iraniano, se non e’ questione nucleare, le notizie passano drammaticamente quasi sotto silenzio. Un esempio lampante di quanto affermato ora, e’ la decisione del Marocco di rompere le relazioni diplomatiche con l’Iran.

Secondo Rabat infatti, Teheran ha finanziato e armato il Fronte Polisario, ovvero il gruppo ribelle attivo nel Sahara Occidentale. Per la precisione, secondo le forze di sicurezza, sarebbe Hezbollah a fornire armi e sostegno logistico ai guerriglieri del Fronte Polisario. Ovviamente, neanche a dirlo, Teheran ha negato ogni accusa, cosi come da anni nega di sostenere i ribelli Houthi in Yemen.

I dinieghi di Teheran arrivano nonostante il fatto che il Ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha detto di avere le prove del rapporto tra Hezbollah e Fronte Polisario e dell’invio nel Sahara Occidentale di missili SAM9, SAM11 e Strela. Un sostegno fornito attraverso l’intermediazione dell’Ambasciata iraniana ad Algeri.

La crisi fra Marocco e Iran e’ l’ennesima riprova che la Repubblica Islamica rappresenta una minaccia per i Paesi del Mediterraneo. Sostenendo il Fronte Polisario, infatti, Teheran non ha messo a repentaglio solamente la stabilita’ marocchina, ma tutta quella del nord Africa. Una nuova crisi militare in quell’area, infatti, avrebbe conseguenze in tutta la regione, con effetti sulle stesse relazioni tra Marocco e Algeria, sulla crisi libica e soprattutto sulla crisi migratoria!

E’ bene che tutta l’UE, Italia in testa, riflettano attentamente su quanto accaduto tra Marocco e Iran e sull’importanza di tenere una posizione ferma nei confronti del regime iraniano, soprattutto verso la costante interferenza di Teheran negli affari interni dei Paesi arabi!

morocco iran

 

monaco e4

Il 13 ottobre scorso, il presidente americano Trump non ha “certificato” l’accordo nucleare con l’Iran, rimandando il JCPOA al Congresso americano. Giustificando la sua decisione, Trump ha accusato il regime iraniano di aver violato l’accordo – particolarmente con i test missilistici – e rimandato agli europei il compito di rinegoziare l’accordo con Teheran. 

Da quel momento in poi, nonostante le parole, i principali leader europei hanno iniziato a parlare di necessita’ di trovare un rinegoziare il JCPOA, includendo all’interno dell’accordo anche tematiche spinose come il contenimento dell’espansione regionale iraniana e quello del programma missilistico. Temi su cui, apparentemente, il regime iraniano non intende discutere, salvo poi aprire al dialogo. E’ nato cosi il gruppo E4 (Parigi, Berlino, Londra e Roma), ovvero il gruppo dei Paesi europei responsabili del nuovo negoziato con l’Iran (la prima riunione si e’ svolta a Monaco la scorsa settimana, con focus Yemen).

Ma perché gli Europei – Macron in testa – hanno deciso di sposare la linea americana, almeno parzialmente? E soprattutto, perché il regime iraniano sta silenziosamente accettando questo dialogo? La risposta e’ semplice: per guadagnare tempo…

L’esperienza E4, infatti, non e’ una novità nel panorama negoziale tra l’Occidente e l’Iran. Tra il 2002 e il 2003, infatti, il cosiddetto gruppo E3 (Italia, Francia e Germania), negozio’ con gli iraniani l’accordo di Teheran (poi confermato a Parigi nel 2004), con cui il regime clericale sciita si impegnava a porre volontariamente dei limiti al suo programma nucleare. E chi era il negoziatore iraniano di quell’accordo? Hassan Rouhani, ovvero l’attuale Presidente iraniano.

L’E3 e l’accordo di Teheran, pero’, furono un fallimento drammatico: come ammesso dallo stesso Rouhani durante un dibattuto televisivo nel 2013 (video sotto), l’Iran firmo’ quell’accordo per poter prendere tempo e terminare – senza il riflettore internazionale – tutti gli impianti necessari per l’arricchimento dell’uranio e lo stesso reattore ad acqua pesante di Arak.

Non solo: in una intervista del 2005 per Rahbord – il magazine del Centro per gli Studi Strategici dell’Iran – Rouhani disse testualmente: “Quando io avevo la responsabilità dei negoziati sul nucleare avevamo due obiettivi: salvaguardare la sicurezza nazionale del Paese e raggiungere i nostri obiettivi nucleari. Nel 2003 noi non avevamo ancora una produzione nell’impianto nucleare di Isfahan. Noi non potevamo produrre ancora, quindi, Uf4 e Uf6…Noi abbiamo usato quindi l’opportunità dei negoziati per completare l’impianto di Isfahan…Ad Arak, inoltre, noi abbiamo continuato negli sforzi per ottenere acqua pesante….La ragione per cui abbiamo invitato i rappresentanti dei tre Stati Europei [Francia, Germania e Gran Bretagna, il famoso U-3, N.d.A] presso il Ministero degli Esteri a Teheran è stata unicamente al fine di mettere l’Europa contro gli Stati Uniti, al fine di evitare di portare la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Più chiaro di cosi…

Il gioco di oggi, non e’ poi cosi differente da quello del 2003 e comprendere quanto sta succedendo non e’ difficile: gli europei hanno importanti interessi economici in Iran, ma temono profondamente le nuove sanzioni americane. Per questo, dopo aver compreso che la posizione non dialogante con Washington della Mogherini era un fallimento totale, guidato da Macron il gruppo E3 sta cercando di guadagnare tempo magari chissà, sperando anche in un impeachment di Trump nel frattempo.

Gli iraniani lo sanno e sanno bene che i negoziatori europei sono i loro migliori alleati. Ovviamente, speriamo di sbagliare e di trovare nel Gruppo E4 una realtà veramente capace di limitare le azioni iraniane. Purtroppo, i dubbi restano, soprattutto perché si tratta di un negoziato senza precondizioni. Ovvero, il perfetto negoziato per Teheran: quello che lascia alla Repubblica Islamica il tempo “di guadagnare tempo”…

ahmadreza.jpg

Da giorni i giornali italiani – e non – sono pieni di notizie e commenti relativi alla questione del conflitto israelo-palestinese, in particolare sulla decisione del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e sullo spostamento dell’ambasciata americana (che, probabilmente ancora per anni, resterà comunque a Tel Aviv).

In seguito all’annuncio di Trump, anche le istituzioni politiche italiane hanno reagito, dividendosi sul giudizio. Il Governo di Gentiloni, pero’, ha preso una decisione chiara: ha rigettato la decisione di Trump, incaricando anche l’Ambasciatore italiano alle Nazioni Unite di esprimere una ferma, quanto mai rara, condanna dell’annuncio.

Ora, per quanto concerne chi scrive, la questione di Gerusalemme e’ totalmente secondaria, cosi come il conflitto israelo-palestinese. Per chi guarda questo argomento lottando contro il regime fondamentalista iraniano, Gerusalemme o meno, a Teheran il solo e unico scopo dichiarato verso Israele, e’ la distruzione dello Stato ebraico. Per quanto concerne Gerusalemme, quindi, in Iran esiste una giornata per al-Quds, in cui vengono bruciate non solo le bandiere d’Israele, ma anche quelle di diversi Paesi Occidentali, a dimostrazione che l’odio verso Israele e’ solo una coperta di linus, dietro la quale si maschera l’odio verso l’Occidente e i valori democratici, di diversi Paesi del Medioriente.

Detto questo, che l’Italia prenda le decisioni che crede sul tema del conflitto israelo-palestinese. Dispiace, anzi fa soffrire, vedere come la stessa forza con cui il Governo di Gentiloni e’ capace di reagire ad una scelta di un Paese alleato come gli Stati Uniti, non viene posta nella ferma condanna ad un Paese fondamentalista come l’Iran. Soprattutto nelle ore in cui il regime di Teheran, conferma la prossima condanna a morte del ricercatore medico Ahmeadreza Djalali, per anni dipendente dell’università del Piemonte Orientale. \

Per Ahmadreza Djalali, ingiustamente accusato di essere una spia per aver rifiutato di lavorare per l’intelligence iraniana, le istituzioni italiane hanno fatto poco e niente: nonostante le parole di alcuni coraggiosi deputati e i timidi impegni di Alfano e Fedeli, niente di concreto e’ stato messo in atto per salvare la sua vita. Ne, chiaramente, gli accordi firmati sinora tra Roma e Teheran sono stati messi in discussione, nel caso in cui Ahmadreza finisse realmente sul patibolo.

Peggio, proprio mentre Ahmadreza veniva condannato a morte, il Governo italiano approvava nella Legge di Bilancio, un articolo (il 32, oggi 151) che, cambiando la natura dell’agenzia Invitalia, permetteva a quest’ultima di assicurare gli investimenti italiani nei Paesi ad alto rischio. Una norma fortemente voluta dal Ministro Calenda che, come scritto da diversi media, serve a far partire il business tra Italia e Iran, oggi bloccato per la ritrosia di Cassa Depositi e Prestiti, Sace e le maggiori banche italiane.

Probabilmente, se il Governo italiano e quelli Occidentali mettessero la stessa enfasi che pongono su Gerusalemme, nel condannare gli abusi di Teheran e nel lottare per salvare la vita di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano – padre di due figli – oggi sarebbe nuovamente a casa…