Archivio per la categoria ‘Iran crisi’

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La Giordania ha deciso di richiamare per consultazioni il suo Ambasciatore a Teheran. La decisione di Amman arriva, significativamente, dopo la dura condanna dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica contro l’Iran per il suo sostegno al terrorismo, e dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio.

Come sottolineato da Mohammed Momani, Portavoce del Governo giordano, la decisione del Regno Hashemita e’ la diretta conseguenze dall’interferenza iraniana negli “affari interni dei Paesi Arabi” (Rferl.org).

La notizia della decisione di Amman arriva mentre negli Emirati Arabi Uniti viene processata una cellula di Hezbollah, accusata di aver lavorato dal 2004 al 2013 al servizio del regime iraniano e di aver raccolto informazioni sensibili sulla sicurezza degli Emirati. La cellula, per quanto e’ dato sapere, usava anche i ricatti sessuali per estorcere informazioni preziose (Gulf News).

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Un fatto gravissimo e’ avvenuto in queste ore in Iran: mentre rilasciava una intervista al canale online in Farsi Channel One TV, l’attivista e giornalista iraniano Hashmat Tabarzadi e’ stato vittima di quella che sembra essere una vera e propria intimazione. Come mostra il filmato, mentre Tabarzadi parla, si sentono diversi colpi di pistola. Sulla sua pagina Facebook, l’attivista iraniano ha denunciato il panico e la paura che ha provato in quel momento (Facebook). Vogliamo ricordare che Hashmat Tabarzadi e’ il leader del Fronte Democratico Iraniano, tra i piu’ importanti attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani e nella denuncia degli abusi del regime. Per questo motivo, durante le proteste dell’Onda Verde, Tabarzadi e’ stato arrestato e condannato a nove anni di detenzione per “propaganda contro lo Stato” e “insulti alla Guida Suprema” (ricordiamo il pezzo da lui pubblicato per il Wall Street Journal, durante le proteste del 2009). Rilasciato temporaneamente, e’ stato nuovamente fermato nel gennaio del 2014. Durante la sua ultima prigionia, Hashmat Tabarzadi e’ riuscito a far pubblicare una lettera indirizzata al Presidente Obama, in cui denunciava i negoziati con il regime iraniano e chiedeva pubblicamente di mantenere le sanzioni contro il regime, al fine di indebolirlo e farlo cadere (Iran.org).

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Pochi giorni fa, l’attuale Ambasciatore italiano in Iran, Mauro Conciatori, ha avuto un incontro con l’Ayatollah Rafsanjani, capo del Consiglio per il Discernimento e vero mentore politico del Presidente Hassan Rouhani. Fin qui nulla di strano, considerando che per un rappresentante diplomatico in un Paese estero e’ normale incontrare gli alti vertici politici (anche se noi, come noto, siamo per la rottura delle relazioni diplomatiche con il regime degli Ayatollah). Premesso questo, ci sono un paio di dichiarazioni fatte dall’Ambasciatore Conciatori in quella occasione che, dopo averle lette, ci hanno lasciati senza parole. Per la precisione, facciamo presente che la fonte da cui attingiamo la nostra informazione e’ l’agenzia di stampa iraniana IRNA.

Parlando con l’Ayatollah Rafsanjani, quindi, l’Ambasciatore Mauro Conciatori ha affermato: l’Iran e’ il pilastro di stabilita’ della regione, aggiungendo che le ‘sagge linee guida’ del Leader Supremo hanno illuminato i negoziati (in inglese “shed light on the negotiations“). Infine, il rappresentante italiano, “riferendosi alla situazione strategica” di Italia e Iran nel mondo, ha concluso: noi siamo molto consapevoli che l’Iran e’ un ponte di connessione tra Est ed Ovest e speriamo che questo Paese, attraverso l’interazione con il mondo, raggiunga una completa vittoria. Considerato il peso di queste parole, riteniamo opportuno reagire e porre alcune domande all’Ambasciatore italiano a Teheran.

  • Punto primo, Iran come pilastro di stabilita’ della regione: su questo argomento potremmo scrivere un libro intero. Evitando di tediare il lettore, cerchiamo unicamente di porre in risalto le questioni principali che contraddicono le affermazioni dell’Ambasciatore Conciatori. In primis un riferimento storico per l’Ambasciatore. Egregio Ambasciatore, la persona che aveva davanti nel Suo incontro, ovvero l’Ayatollah Rafsanjani, e’ la dimostrazione vivente di quanto Teheran sia un fattore di instabilità per tutto il mondo. Rafsanjani, infatti, e’ secondo l’Interpol uno dei responsabili dell’attentato contro il centro ebraico Amia a Buenos Aires (oltre 80 vittime innocenti). Di questa azione terrorista, se ne sente ancora l’eco, come dimostra la morte recente di Alberto Nisman. Parlando di fatti recenti, l’interferenza iraniana in Siria, Iraq, Libano, Gaza, Yemen e Afghanistan, ha determinato unicamente fenomeni di violenza e morte, tanto da provocare una storica reazione militare del mondo arabo sunnita – abbandonato dall’Occidente – dopo il tentativo dei Pasdaran di controllare anche lo Stretto di Bab el Mandeb. Proprio nelle ore in cui Conciatori esaltava l’Iran, in Libano l’ex Premier Siniora – tanto apprezzato anche dall’Italia – denunciava il fatto che, se ancora oggi Beirut non riesce ad eleggere un Presidente, e’ proprio per il fatto che Hezbollah prende ordini direttamente dall’Iran. Le ingerenze iraniane nella regione Mediorientale – particolarmente in Yemen – sono state duramente condannate anche da un altro attuale importante partner dell’Italia, ovvero l’Egitto di Al Sisi. Tutto cio’, senza ovviamente inoltrarci approfonditamente nelle nefandezze che i Pasdaran iraniani e i miliziani sciiti stanno compiendo da anni in Siria e in Iraq. Crimini contro l’umanità’ che, pur non avendo la stessa attenzione mediatica di Isis, non sono da meno di quelli commessi dagli uomini del Califfo al Baghdadi. Sarebbe questo Stato quindi, Egregio Ambasciatore, un pilastro di stabilita’ regionale?
  • Punto secondo, le sagge linee guida del Rahbar Khamenei sui negoziati: anche in questo caso, ci sfugge pesantemente il senso delle affermazioni dell’Ambasciatore italiano. Vorremmo sapere, di grazia, quali sarebbero queste sagge linee guida impressa da Khamenei al negoziato?. No perché a noi sembra che, anche nelle ultime dichiarazioni della Guida Suprema, la Dichiarazione di Losanna a e’ stato definita come “senza valore” (precisamente “una mera dichiarazione per i media”) da Khamenei che, tanto per cambiare, a continuato ad insultare gli Stati Uniti, ribadendo la sua sfiducia per il “Grande Satana”. Tutto ciò senza contare che, prima di elogiare un dittatore come Khamenei, sarebbe opportuno pensarci due volte. Soprattutto se si tratta della stessa persona che ha definito gli europei una “razza barbara”, che ha definito l’omosessualità “un grave peccato Occidentale” e che ha emesso una fatwa razzista contro i contatti con i fedeli Bahai. Diciamo che, a prima vista, non ci sembra un modello di riferimento per un rappresentante di uno Stato democratico e antifascista come l’Italia.
  • Punto terzo, la completa vittoria dell’Iran attraverso l’interazione con il mondo: ecco, su questo vogliamo sperare e credere che l’agenzia di stampa IRNA abbia riportato le parole dell’Ambasciatore Conciatori in maniera inesatta. Per capirci meglio: siamo ben consapevoli che nell’establishment italiano – politico, diplomatico e industriale – e’ attiva una lobby molto forte per il ristabilimento di forti relazioni bilaterali tra Roma e Teheran (Ambasciatore Toscano docet…), vogliamo pero’ credere e pensare che l’Italia non sostenga la vittoria politica e militare di un regime che sostiene e finanzia il peggior terrorismo internazionale al mondo. Anche per quanto concerne il ruolo dell’Iran come ponte tra Est e Ovest, vogliamo far presente che se il rapporto tra Occidente e Asia si deve poggiare su un regime come quello iraniano, allora c’e’ da sperare che qualcuno butti giù presto questo triste ponte. Se per un rappresentante italiano il perno su cui basare le relazioni tra Est e Ovest e’ un regime che valuta la vita della donna meta’ di quella dell’uomo, che ha impiccato oltre 1000 prigionieri in meno di due anni, che arresta i cristiani, che persegue la minoranza araba Ahwazi, che nega l’Olocausto, che invia jihadisti in mezzo mondo, che sviluppa un programma nucleare militare clandestino (che minaccia una regione intera), allora c’e’ da porsi seriamente la domanda su cosa veramente si intende per rapporto tra Oriente e Occidente…

Concludiamo questo articolo sottolineando che, con il massimo rispetto per l’Ambasciatore Conciatori e il suo ruolo istituzionale, sarebbe opportuno per l’Italia, e per tutto l’Occidente, rivedere seriamente questo approccio eccessivamente accondiscendente verso il regime iraniano, un approccio che non aiuta in alcun modo ne il popolo iraniano e le sue istanze di libertà, ne la risoluzione di tanti conflitti regionali in cui l’Iran e’ la causa – o uno delle cause –  principali delle crisi.

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L’On. Manlio di Stefano, una delle faccie piu’ popolari del Movimento Cinque Stelle, e’ come noto sempre molto attivo quando si tratta di parlare di politica estera. Brandendo la bandiera dei diritti umani, Di Stefano si fa paladino dell’autodeterminazione dei popoli, una autoderminazione che, pero’, sembra piu’ una scusa per attaccare Paesi poco amati dai Cinque Stelle, che una sincera vocazione alla causa. L’interrogativo “Manlio dove sei?”, ci e’ sorto non tanto per entrare metterci a discutere di questioni quali il conflitto israelo-palestinese, ma piu’ che altro per capire come sia possibile che l’On. Di Stefano non riesca a dire due parole due contro diversi regimi e organizzazioni terroriste che stanno rendendo il Medioriente una terra occupata dai fondamentalismi religiosi. Allora ecco alcuni interrogativi che ci poniamo, a cui speriamo di ricevere una risposta chiara.

Il regime iraniano occupa oggi quattro capitali del Medioriente: Baghdad, Sanaa, Damasco e Beirut. In Iraq numerosi politici sunniti e anche sciiti stanno denunciando l’invasione dei Pasdaran iraniani. A Sanaa, nello Yemen, una nave iraniana con 150 tonnellate di armi e’ appena arrivata nel porto di al Salf. La Siria, neanche dobbiamo ricordarlo, e’ praticamente nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, la cui intrusione ha da poco forzato il macellaio Assad a far fuori il suo capo dell’intelligence Rustom Ghazali, poco allineato con i voleri di Teheran. Il Libano, quindi, e’ ormai un Paese ingovernabile e l’intrusione di Hezbollah nel conflitto siriano ha determinato l’attacco dei jihadisti sunniti contro i civili libanesi. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

Pochi giorni fa il regime di Bashar al Assad ha compiuto un nuovo attacco con armi chimiche contro un villaggio nella provincia di Idlib. I video di questo attacco, che ha colpito diversi bambini, hanno fatto il giro del mondo. Dal Movimento Cinque Stelle, in particolare da Di Stefano abbiamo sentito parole contro l’armamento delle opposizioni, la fine delle sanzioni contro il regime (tutte posizioni che rafforzano solo Assad) o la speranza che la Russia fermasse gli Stati Uniti. Niente, proprio niente, abbiamo sentito a difesa dei civili siriani, a difesa dei milioni di profughi scappati dai massacri di Assad o contro l’imperialismo iraniano in Siria. Eppure, la denuncia contro il regime di Assad e il suo uso di armi chimiche e’ arrivata anche da Amnesty International! Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

In Libano, come suddetto, Hezbollah e’ ormai uno Stato nello Stato. Non solo nelle aree sotto controllo dell’organizzazione terrorista libanese i profughi siriani non ricevono aiuti, ma lo stesso Ministro della Giustizia libanese ha accusato Hezbollah di essere responsabile di un attivita’ di corruzione internazionale. Hezbollah, su ordine del regime iraniano, e’ entrato nel conflitto siriano, portando il Libano nuovamente all’interno del conflitto tra sciiti e sunniti. In poche parole, quindi, Hezbollah impedisce l’autodeterminazione non solo del popolo siriano, ma anche dello stesso popolo libanese, in nome degli ordini che impartisce Teheran. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

– capitolo Gaza: come abbiamo detto, onestamente, non ce ne importa molto di entrare nella questione del conflitto israelo-palestinese, ormai drammaticamente polarizzato. Nonostanete tutto, in questi giorni abbiamo assistito al ritorno di Hamas nelle mani di Teheran. Questo, mentre i profughi palestinesi in Siria vengono lasciati morire di sete dal regime di Bashar al Assad. In cambio di soldi e armi, Hamas ha quindi tradito il suo stesso popolo. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo, Manlio dove sei???

Capitolo Isis: da pochi giorni le Nazioni Unite hanno inserito nella lista delle persone poste sotto sanzioni anche un signore di nome George Haswani, ovvero l’uomo di mediazione per il business tra il regime di Assad e Isis. Il piano di De Mistura, inviato dell’ONU per la Siria sembra far acqua da tutte le parti e la sua vicinanza alle gerarchie iraniane, ha chiuso ogni dialogo con le fazioni ribelli. Le Nazioni Unite hanno da poco aperto una esibizione fotografica che mostra le atrocita’ compiute dal regime siriano contro gli oppositori. Migliaia di innocenti morti per fame e torture. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

L’invasione delle milizie sciite in Iraq e’ ormai denunciata da tutto il mondo arabo, da numerosi politici iracheni e dagli stessi curdi, considerati dall’Occidente come i veri eroi della lotta contro Isis. Barzani, a capo del Kurdistan iracheno, ha detto che le milizie sciite, pagate dall’Iran, rischiano di fare piu’ danni dei terroristi di Isis. Ali Younesi, collaboratore di Rouhani, ha detto che la nuova capitale dell’impero iraniano sta a Baghdad. I Pasdaran hanno ordinato ad Hezbollah di inviare miliziani in Iraq, mentre il Master delle Guardie Rivoluzionarie, il terrorista Qassem Soleimani, ha esplicitamente detto “abbiamo bisogno di esperti della jihad”. Senza contare i crimini che le milizie sciite sciite stanno compiendo contro i sunniti. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

La situazione dei diritti umani in Iran e’ spaventosa. Il nuovo report dell’inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, denuncia una situazione senza appello. Il numero di esecuzioni capitali e’ altissimo, le persecuzioni contro i giovani, i dissidenti politici, le minoranze etniche e religiose e le donne sono cresiute in maniera esponenziale. A proposito di minoranze religiose, sotto Rouhani il numero dei cristiani in carcere e’ quasi raddoppiato. Senza contare il fatto che i leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono ancora in isolamento senza nemmeno aver diritto ad un processo regolare. Nonostante tutto questo, l’Italia e’ in prima fila nel guidare i nuovi rapporti diplomatici con l’Iran, patrocinando addirittura un festival della Cultura Iraniana di regime. Il Ministro degli Esteri Gentiloni si reca in Iran e non dice una parola sui diritti umani o sul nuovo imperialismo iraniano, mentre i Ministri iraniani arrivano in Italia ed incontrano i vertici della politica nostrana, senza che nessuno chieda conto a loro delle azioni brutali contro il popolo iraniano. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei??? 

Ci fermiamo qui. Potremmo continuare ancora a lungo, ma preferiamo terminare qui la nostra lista di interrogativi per Manlio Di Stefano. Non sappiamo se avremo mai delle risposte in merito. Quello che sappiamo, almeno sinora, e’ che le posizioni prese dall’On. Di Stefano e dai Cinque Stelle sinora in merito alla politica estera sembrano piu’ una serie di post Facebook, probabilmente buoni per ottenere dei like, ma molto meno buoni per ottenere delle indicazioni chiare sulla posizione del clan di Grillo e Casaleggio contro alcuni dei peggiori regimi esistenti al mondo. AAA Cercasi Manlio Disperatamente

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Iran's empty gas pump

Khamenei twitta pensando alla Crimea

Ancora una volta Twitter è protagonista della propaganda del regime iraniano. Questa volta, sotto la lente dei media internazionali, sono finiti due tweets di Khamenei relativi a possibili sanzioni economiche che Teheran intenderebbe approvare contro l’Occidente, per quanto concerne il settore di gas (leggere i tweets in basso). Come vedremo, però, ancora una volta si tratta di minacce inconsistenti, determinate dalla volontà della Guida Suprema iraniana di sfruttare, a proprio interesse, la crisi in Ucraina. Partiamo da alcuni dati: attualmente, come noto,  il grosso del fabbisogno di gas importato dall’Europa, arriva proprio dalla Russia. Il gas di Mosca raggiunge l’Europa attraverso il gasdotto NordStream (tra Russia e Germania), ma soprattutto per mezzzo dei gasdotti che passano per il territorio ucraino (l’80% del gas russo passa attraverso Kiev). Il messaggio di Khamenei quindi è chiaro: se non fate come diciamo noi, sognatevi il gas iraniano. Nei fatti, però, si tratta di una minaccia inconsistente.  

Attualmente, l’Iran non ha alcuna “sanzione” da approvare come vendetta nei confronti delle sanzioni Occidentali. Si tratta di un bluff: la percentuale di gas che attualmente arriva in Europa dall’Iran, infatti, è bassa e passa prevalentemente attraverso l’instabile gasotto che collega Tabriz con Ankara. Si tratta di un gasdotto non solo soggetto alle altalenanti relazioni diplomatiche tra Iran e Turchia, ma è anche ai continui attacchi dei guerriglieri curdi del PKK.

La minaccia di sanzioni su cui si fondano i tweets di Khamenei, va letta quindi a lungo termine ed è direttamente connessa, come suddetto, alla crisi ucraina. Con lo scoppio del conflitto in Crimea, l’Europa ha fatto capire di voler ridurre la dipendenza energetica da Mosca. L’Iran, perciò, ha immediatamente fiutato l’affare, a dimostrazione che nel business non esistono amici. Già nel maggio del 2014, come ricorderete, Teheran aveva offerto all’Europa di sostituire il fabbisogno proveniente dalla Russia. Il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, aveva anche incontrato diversi rappresentanti di importanti compagnie petrolifere europee, tra cui anche Eni.

Il progetto del TAP

Da dove passerebbe il gas iraniano? Se il progetto del gas iraniano andasse in porto, il gas iraniano potrebbe affluire in Europa attraverso il gasdotto denominato TAP (Trans Adriatic Pipeline). Un gasdotto che, secondo quanto progettato, partendo dalla frontiera greco-turca, arriverebbe in Italia passando per Grecia e Albania. Il solo problema di tutta questa storia, tralasciando per un momento il fondamentale accordo sul nucleare, è il fatto che – come suddetto – per il ora il TAP resta ancora un progetto sulla carta. Nel 2007 la compagnia svizzera EGL ha firmato un contratto con l’iraniana Nigec, ma negli anni non si è tradotto in nulla di concreto.

La debolezza del settore energetico iraniano

Al di là delle sanzioni e dell’accordo nucleare, però, a svelare il bluff della Guida Suprema iraniana è la stessa situazione interna della Repubblica Islamica. Nonostante le enormi risorse di cui dispone, la Repubblica Islamica non è mai stata in grado di apportare i necessari investimenti per rappresentare un partner credibile nel settore energetico. La stessa scusa delle sanzioni, infatti, non regge alla prova dei fatti: come rilevato da importanti esperti internazionali, almeno sino al 2010 le sanzioni internazionali hanno intaccato in maniera modesta il settore energetico del regime.

Ad aver da sempre bloccato lo sviluppo del settore energetico iraniano, piu’ che le sanzioni, è stata la scarsità di investimenti apportati negli anni – legata anche alla corruzione interna e al fazionalismo – la necessità di rispondere in maniera massiccia alla domanda di fabbisogno interno e soprattutto i forti sussidi statali al settore energetico. Non è un caso quindi che, allo stato attuale, l’Iran esporta solo l’1% del fabbisogno di gas globale e i maggiori Paesi importatori di gas iraniano sono al confine con la Repubblica Islamica (Turchia, Armenia e Azerbaijan). Peggio, nonostante le ricchezze interne, l’Iran è anche un Paese importatore di gas dal Turkmenistan e dallo stesso Azerbaijan.

Rouhani smentisce Khamenei

Proprio in considerazione di queste mancanze del sistema iraniano, qualche mese fa, fu lo stesso Presidente Rouhani ad ammettere che, nonostante la volontà, l’Iran non è assolutamente pronto per soddisfare il fabbisogno di gas richiesto dall’Unione Europea per sostituire le importazioni dalla Russia. Ciò, ha sottolineato Rouhani nell’ottobre del 2014, anche nel caso di un accordo nucleare e di un alleviamento (o cancellazione) delle sanzioni internazionali.

Dall’elezione alla Presidenza, Hassan Rouhani ha provato ad apportare delle modifiche all’interno del sistema energetico del regime. Al centro del dibattito, soprattutto, ci sono gli alti sussidi statali che il regime mantiene da sempre, allo scopo di tenere artificialmente basso il prezzo del gas. Negli ultimi mesi, il prezzo del gas interno in Iran ha subito un netto rialzo, provocando il malcontento di una popolazione ove, il tasso di disoccupazione, sfiora ufficialmente il 12% (non ufficialmente oltre il 20%) e l’inflazione il 21%.

La vera posta in gioco del gas iraniano

Sul settore energetico, quindi, il regime iraniano non gioca solamente la partita diplomatica con l’Europa, ma anche lo stesso scontro interno tra le fazioni. La Khatam al-Anbia, ovvero la società principale che gestisce l’impero economico dei Pasdaran, è praticamente l’unico contraente operativo nel settore del gas iraniano. Secondo quanto dichiarato dagli stessi Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie gestiscono centinaia di progetti in questo settore, praticamente un monopolio. Senza contare, che proprio la Khatam al-Anbia detiene le fasi di sviluppo 15 e 16 dell’impianto di South Pars, il giacimento enorme condiviso tra Iran e Qatar, da cui proviene il gas iraniano. In poche parole, chiunque farà affari nel settore del gas iraniano, automaticamente andrà ad arricchire le casse dei Pasdaran…

Concludendo, quindi, tra sottosviluppo delle infrastrutture interne iraniane, i sussidi statali ancora forti, gli interessi economici dei Pasdaran (e di Khamenei stesso), le minacce della Guida Suprema di approvare sanzioni energetiche contro l’Europa, suonano ridicole. Piuttosto, appare chiara la voglia di Khamenei di sfruttare la crisi ucraina per rafforzare la posizione diplomatica iraniana e la sua stessa posizione interna contro il rivale Rafsanjani. Come si dice, “can che abbaia non morde…”

Sul settore energetico iraniano si legga: The Iran Primer

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Mentre il mondo si concentra unicamente sui jihadisti sunniti presenti in Siria e Iraq, i jihadisti sciiti continuano ad arrivare in mezzo Medioriente liberamente. Si tratta di gruppi sotto il completo (o quasi) controllo del regime iraniano, finanziati e addestrati dai Pasdaran. Gli stessi Pasdaran, con Qassem Soleimani in testa, sono ampiamente impegnati nell’esportazione del khomeinismo nelle aree di crisi. Proprio come un virus, i jihadisti sciiti approfittano o favoriscono la crisi interna di diversi regime fragili, al fine di assumerne il totale controllo. Qui di seguito vi mostriamo ancora diverse prove di quanto affermiamo, rimarcando come la presenza dei jihadisti sciiti in Medioriente non solo non risolverà la guerra contro Isis, ma amplificherà drammaticamente il conflitto settario all’interno dell’Islam. Il 5 febbraio scorso, l’Esercito Libero Siriano ha rilasciato un documento scritto relativo all’interrogatorio di un Pasdaran iraniano arrestato dai ribelli. Qui sotto, l’immagine del documento rilasciato dai ribelli siriani.

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Il testo dell’interrogatorio, riporta alcune importanti informazioni relative alla presenza degli iraniani e dei terroristi Hezbollah, nell’area del Golan siriano. Quanto confessa il Pasdaran iraniano, non solo rivela alcune importanti notizie militari, ma anche le azioni terroriste che i jihadisti mettono in atto direttamente (e appositamente) contro la popolazione civile:

  • ci sono cellule dormienti di Hezbollah e dei Pasdaran che, cooperando insieme, riportano informazioni sui movimenti dei ribelli e dei loro comandanti;
  • queste cellule  dormienti sono schierate presso Daraa e Kuneitra;
  • queste cellule sono addestrate per per usare esplosivi;
  • gli operativi di Hezbollah costruiscono ordigni esplosivi e definiscono precisamente i target degli attacchi;
  • ci sono contatti diretti tra i comandanti di Hezbollah e i Pasdaran;
  • l’installazione degli ordigni esplosivi per gli attacchi suicidi con le autobombe avvengono in una base segreta della Sicurezza Siriana (abbiamo già parlato di questa tattica bieca);
  • gli attacchi con le autobombe avvengono in questo modo: le autobombe vengono parcheggiate nelle aree pubbliche in orari maggiormente affollati di civili e nei luoghi piu’ frequentati quali moschee (specie durante la preghiera del venerdi) e mercati;
  • coloro che compiono questi attentati vengono pagati con una cifra che varia tra le 100.000 e i 200.000 lire siriane. Si tratta di un budget messo appositamente da parte per queste azioni contro i civili, finanziato ovviamente dall’Iran (visto che le finanze siriane non esistono).

Sempre nell’area di Daraa, in questi giorni, i ribelli siriani hanno catturato un altro Pasdaran iraniano. La TV siriana Orient, quindi, ha mandato in onda il filmato del terrorista sciita e la sua pubblica confessione. Va riportato che, secondo diverse informazioni, sempre piu’ afghani Hazara vengono sono dal regime iraniano in Siria. Vogliamo ricordare che, questi miliziani, vengono inviati a combattere dai Mullah sotto minaccia: espatriati in Iran per fame, gli Hazara vengono minacciati di essere rispediti a casa se rifiutano di arruolarsi combattere in Siria.

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In queste ore vi avevamo informato della prossima esecuzione dell’Ayatolla Kazamaini Boroujerdi, noto come il Nelson Mandela iraniano, raro rappresentante in Iran della vera versione dello sciismo, non corrotta dall’ideologia fanatica e totalitaria di Khomeini. Boroujerdi, sostenitore della divisione tra Stato e religione e promotore della pace in Medioriente, è stato arrestato nel 2006 e rinchiuso nel carcere di Evin. Da allora, purtroppo, non ha avuto molti contatti con l’esterno e ha perso decine e decine di chilogrammi di peso, segno evidente del suo dolore e della malnutrizione. Come noto, il 23 settembre scorso, l’Ayatollah ha ricevuto la visita del Procuratore del Tribunale Speciale Religioso, Mohammad Movahedi, che gli ha annunciato la sua prossima esecuzione.

Ieri, quindi, l’Ayatollah Boroujerdi è stato trasferito in isolamento: solitamente, si tratta dell’ultimo step prima del patibolo. Il compagno di cella dell’Ayatollah Boroujerdi ha informato immediatamente i famigliari del trasferimento del prigioniero politoco. Nella notte, alle 2.30, gli amici e i famigliari hanno telefonato agli attivisti all’estero per denunciare quanto stava accando. Hanno chiesto una mobilitazione internazionale per salvargli la vita! Per parte loro, questi coraggiosi, si sono radunati davanti al Tribunale Speciale Religioso, presso Zaferanieh, protestando direttamente contro il regime per la sua azione criminale. I Mullah non soltanto non hanno mostrato alcuna pietà, ma hanno deciso di non ricevere alcuna delegazione dei manifestanti.

Per salvare  la vita dell’Ayatollah Boroujerdi è stato organizzato un Twitter Strom: gli attivisti hanno iniziato a inviare messaggi ai rappresentanti internazionali e ai membri del regime iraniano, al fine di chiedere l’immediato stop dell’esecuzione. Vi chiediamo di partecipare al Twitter Storm e vi indichiamo sia l’hasthag che gli accounts Twitter a cui mandare il vostro, davvero prezioso, messaggio.

Hasthag: #SaveBoroujerdi

Account Twitter internazionali: @shaheedsr @ahmedshaheed @FCOHumanRights @EUHighRepSpox @WhiteHouse @AmbassadorPower @TheDesmondTutu @WilliamJHague @StateDept @tarjacronberg
@Europarl_EN @FCOHumanRights @eu_eeas @UN_HRC @UNrightswire @secgen @ohchr @un @un_spokesperson

Account dei rappresentanti del regime: @HassanRouhani, @JZarif, @Khamenei_ir

Esempio di messaggio in inglese da inviare: @HassanRouhani Could #Iran govt PLZ clarify the status of jailed cleric Boroujerdi http://bit.ly/1uCbISA ? Is there a new death sentence?

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